Duomo di Torino
| Cattedrale Metropolitana di San Giovanni Battista | |
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Il Duomo di Torino con la torre campanaria e la Cupola del Guarini |
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| Località | |
| Religione | Cristiana Cattolica di Rito Romano |
| Diocesi | Arcidiocesi di Torino |
| Anno consacrazione | 1505 |
| Stile architettonico | rinascimentale, barocco |
| Inizio costruzione | 1491 |
| Completamento | 1498 |
Il Duomo di Torino, dedicato a San Giovanni Battista e situato nell'omonima piazza, è l'unica chiesa della città in stile rinascimentale.
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Duomo longobardo
L'attuale Duomo sorge in uno dei punti più ricchi di storia della città di Torino, a pochi passi dall'area archeologica e pressoché adiacente al Teatro Romano[1] dell'antica Julia Augusta Taurinorum,. L'area sacra, anticamente, era costituita da ben tre chiese paleocristiane in stile romanico, probabilmente edificate sulla base di edifici pubblici o templi pagani preesesitenti,[2] dedicate a San Salvatore, a Santa Maria di Dompno e, appunto, a San Giovanni Battista. Principale fra le tre, si pensa, a tal ragione, che la consacrazione dell'edificio al Battista sia da far risalire ai Longobardi e con precisione ad Agilulfo (re dal 591 al 615), la cui moglie, Teodolinda, fece proclamare san Giovanni patrono del regno[3].
La chiesa fu teatro di un fatto che particolarmente scosse la città del tempo, esattamente alla morte del re Rodoaldo, quando re Ariperto I prese il trono. Duca di Asti, Ariperto I volle a succedergli i figli Pertarito e Godeperto, tra i quali scoppiò una cruenta lotta per il potere. Garibaldo, duca di Torino, appoggiatosi a Grimoaldo, duca di Benevento, decise di sostentere Godeperto, almeno in apparenza: lo scopo era, evidentemente, il trono. Giunto a Pavia, nel 662, Grimoaldo assassinò Godeperto, mentre Pertarito scappava. Convinto di non aver lasciato, così, tracce, Garibaldo si recò in San Giovanni, nella domenica di Pasqua di quello stesso anno, per assistere alla funzione: venne colpito alla schiena da un "homunculus" della cerchia di Godeperto che, così, vendicava il suo padrone[4]. A succedere al duca assassinato fu Ragimperto.
[modifica] La costruzione
Le tre chiese principali della città vennero abbattute tra il 1490 e il 1492: il 22 luglio 1491 la reggente di Savoia, vedova di Carlo I, Bianca di Monferrato, posava la prima pietra del nascente duomo, sempre dedicato a San Giovanni: la costruzione, voluta fortemente sia dal duca sia dal vescovo, Domenico della Rovere, venne affidata ad Amedeo de Francisco di Settignano, detto anche Meo del Caprino, che la portò a termine in sette anni, concludendo i lavori nel 1505; il 21 settembre di quell'anno si ebbe la consacrazione, con una messa solenne tenuta dall'arcivescovo di Laodicea, Baldassarre Bernezzo, poiché il nuovo vescovo della città, Giovanni Ludovico della Rovere, era in quel momento a Roma a perorare la sua causa contro l'abate di San Mauro Torinese[5].
La realizzazione della struttura era stata affidata al Caprino ma non è chiaro chi avesse curato il progetto. Alcuni fanno il nome di Baccio Pontelli, che lavorò anche per Papa Sisto IV; altri accreditano anche il disegno dell'opera al Caprino.[6]
Il campanile non venne invece toccato, e resta ancor oggi visibile, a fianco del Duomo. Risale al 1469, opera voluta dal vescovo Giovanni di Compeys, anche se quello presente oggi risente di alcune modifiche, specie nell'altezza, che vennero affidate, regnante Vittorio Amedeo II, allo Juvarra. Del 1509 è il rilievo di Amedeo di Romagnano, scolpito sulla lastra tombale dallo scultore Antonio Carloni.
Nel 1515 un parente del vescovo, il papa Leone X, ordinava per mezzo di una bolla papale quale sede metropolitana la ormai terminata chiesa di San Giovanni.
[modifica] L'ampliamento secentesco
| Per approfondire, vedi le voci Cappella della Sacra Sindone e Sindone di Torino. |
Il progetto per un ingrandimento del duomo, col fine di creare un degno ambiente per la conservazione della Sindone, risale al 1649, quando Bernardino Quadri, in seguito a screzi con Francesco Borromini avvenuti sul cantiere della Basilica di San Giovanni in Laterano, giunge a Torino, alla corte di Carlo Emanuele II.
L'idea del Quadri si basava sulla correzione del precedente progetto di Carlo di Castellamonte, che prevedeva una cappella ovale posta alle spalle del coro dell'edificio, erigendo così un ambiente a pianta circolare, ma nella pratica, la cupola dell'architetto luganese non superava, per altezza e per imponenza, la mole del Duomo.
Il pittore Giacomo Casella collaborò col cognato Giovanni Andrea per realizzare diversi dipinti quali la pala d'altare di Santa Cecilia al cospetto della Vergine con il Bambino (citata in un inventario del 1652); la decorazione della cappella dei Santi Cosma e Damiano la cui pala è ora nel palazzo vescovile di Tortona e la tela con l'Apparizione dell'angelo ai santi Massimo vescovo e Antonio abate, ora nella chiesa di San Luca a Vallongo frazione del comune di Carmagnola e la tela con l'Apparizione della Vergine e della Trinità ai santi Cosma e Damiano, dipinta nel 1660 e ora conservata nella chiesa di San Sebastiano a Silvano d'Orba.[7].
Nel 1667 venne così chiamato a concludere l'opera Guarino Guarini, dal 1666 già attivo nella Real Chiesa di San Lorenzo, poco lontano dal duomo. La cupola, i cui lavori durarono ventotto anni, venne terminata nel 1694, con messa solenne. Il visitatore doveva essere certamente impressionato dall'eleganza della struttura, dai marmi che, da neri nella parte bassa, andavano sempre più schiarendosi verso la sommità.
Per volere di re Carlo Alberto il duomo venne ulteriormente impreziosito da una copia dell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Questa fu realizzata da Luigi Cagna nel 1835 e venne ancorata alla controfacciata della chiesa, unico punto in grado di reggere gli oltre 900 chili dell'opera.[8]
Come ricordano alcune lapidi, in cattedrale vennero sepolti anche tre tre nunzi pontificii a Torino. Si tratta di: Francesco Bacod, vescovo di Ginevra, morto il 1º luglio 1568; Corrado Tartarini di Città di Castello, vescovo di Forlì, morto nel 1602, e Giambatista Lando, morto nel 1648.
[modifica] Il Duomo oggi
Il prezioso monumento della Sindone venne gravemente danneggiato nella notte tra l'11 e il 12 aprile 1997, quando un incendio distrusse gran parte dell'opera guariniana. La Sacra Reliquia, invece, venne portata in salvo grazie all'operato dei vigili del fuoco. Dopo l'incendio la chiesa ha subito il restauro della facciata e degli interni sotto la supervisione dell'architetto Maurizio Momo. Nel contempo è stata realizzata la nuova teca della Sindone in cui il Sacro Lino è conservato disteso e in atmosfera controllata. Sotto la chiesa principale il restauro ha riportato allo stato primitivo la chiesa sotterranea, di pari dimensioni, dove è stato realizzato il Museo diocesano di Torino
[modifica] Architettura
Il Duomo di Torino è inconfondibile nel panorama cittadino: è l'unico esempio ancora visibile dell'arte rinascimentale in città.
All'esterno si presenta con una facciata rinascimentale in marmo bianco, con tre portoni di cui, quello centrale, principale, sormontata da un timpano e affiancata da due volute.
Sul lato sinistro vi è la torre campanaria in forme romaniche, realizzata verso il 1470 e ulteriormente sopraelevata nel 1720 da Filippo Juvarra.
Visibile, oggi non più coperta da ponteggi, la Cupola del Guarini, dietro la già presente cupola di San Giovanni. I lavori di restauro proseguono all'interno della Cappella.
Al visitatore l'edificio si presenta austero, diviso in tre navate e costruito su pianta a croce latina. Arricchito un po' in ogni secolo, l'interno del Duomo si presenta oggi decorato, ai lati, da numerose cappelle, nelle quali lavorarono svariati artisti e decoratori, quali i torinesi Gonin e Vacca, gli architetti Martinez e Talucchi, Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, Dauphin e molti altri.
La sontuosa Tribuna Reale si deve alla volontà di Carlo Emanuele III di Savoia; sotto di essa, in una teca, è custodita provvisoriamente, dal 1998, la Sindone, mostrata ai fedeli in occasione delle grandi ostensioni.
[modifica] Organo
All'interno della cattedrale, nel transetto destro si trova il grande organo a trasmissione meccanica costruito nel 1874 da Giacomo Vegezzi-Bossi[9] e ampliato da Carlo Vegezzi-Bossi fra il 1901 e il 1902. Lo strumento, collocato sopra una cantoria lignea dorata, ne sostituisce un altro del 1741, costruito dal torinese Giuseppe Calandra e restaurato l'ultima volta nel 1780. L'organo attuale è frutto anche di un importante restauro eseguito nel 1972 dall'organaro Emilio Piccinelli, durante il quale, fra le altre cose, sono state eliminate le trasmissioni pneumatiche del 1901-1902 ed è stata completata l'estensione della pedaliera. L'organo conta 2 tastiere, 56 registri per un totale di 3498 canne, 4 mantici e 5 somieri. Di seguito la disposizione fonica:
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[modifica] Galleria immagini
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[modifica] Note
- ^ Teatro poi parzialmente demolito dai francesi, durante l'occupazione cinquecentesca
- ^ Probabilmente i tre templi romani preesistenti erano dedicati, come consuetudine, alla triade divina di Giove, Giunone e Minerva ma non si hanno conferme ufficiali dagli scavi e dagli studi sinora effettuati.
- ^ Giuseppe Colli. Storia di Torino, editrice il Punto, Torino, 2002
- ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, IV, 51.
- ^ Semeria, Torino, 1840.
- ^ Carlo Merlini. Palazzi e curiosità storiche torinesi. Torino, stamperia Rattero
- ^ Damiani Cabrini, 2011, 294-295.
- ^ Cattedrale di San Giovanni Battista, arteintorino.it
- ^ Notizie sull'organo
- ^ Principale 8' I Bassi + Soprani, Ottava 4' I Bassi + Soprani, XV, XIX, XXII, XXVI, XXIX, XXXIII
- ^ Vedi didascalia dell'opera nella chiesa
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- Giovanni Battista Semeria, Storia della Chiesa metropolitana di Torino, 1840, Torino.
- Ferdinando Rondolino, Il Duomo di Torino illustrato, 1898, Torino. (Ristampa anastatica, Torino 1982)
- Giovanni Romano (a cura di), Domenico Della Rovere e il Duomo nuovo di Torino, Torino 1990, 106-200.
- Massimo Ferretti, Le sculture del Duomo nuovo, in Giovanni Romano (a cura di), Domenico Della Rovere...229-262, particolarmente 245-253, Torino 1990.
- Renzo Rossotti, Storia insolita di Torino, 2006, Roma, Newton Compton editori.
- Laura Damiani Cabrini, Giacomo e Giovan Andrea Casella. Due pittori caronesi nella Torino secentesca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, Edizioni Ticino Management, anno 11, numero 52, ottobre 2011, Lugano 294-309.
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Duomo di Torino
[modifica] Collegamenti esterni
- Pagina web del sito del Comune di Torino dedicata al Duomo
- Sito dell'arcidiocesi di Torino
- Webcam sul Duomo
- Storia approfondita del Duomo di Torino
- Elenco Chiese a Torino
- Treccani: Meo del Caprino