Dialetto palermitano

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Il palermitano (palirmitanu) è un dialetto occidentale della lingua siciliana parlato nella città di Palermo, nelle sue frazioni ed in alcune aree della sua provincia.

Sebbene questo dialetto venga compreso quasi da tutte le fasce sociali e di età, la popolazione giovanile presenta sempre più spesso difficoltà di espressione o pronuncia, tuttavia è bene ricordare che col passare del tempo il palermitano va evolvendosi, quindi da una parte osserviamo una perdita delle espressioni e delle parole più arcaiche e tipiche, e dall'altra osserviamo invece l'introduzione di nuovi termini (specialmente da parte dei giovani) dovuti all'innovazione tecnologica e ad alcune influenze del Siculish.

Indice

[modifica] Differenze col siciliano standard

Lingua italiana Lingua siciliana Dialetto palermitano
caldo càuru càvuru
altro àutru àvutru
ora ora uora
giudicare judicari giudicari
andare jiri gghiri
Palermo Palermu Paliemmu
pagnotta guastedda vastiedda
portare purtari puittari
buttare jittari jeccari, jiccari
del, dello dû, dô

[modifica] Influenze da altre lingue

Dal punto di vista linguistico il palermitano differisce più o meno marcatamente dagli altri dialetti siciliani, soprattutto per quanto riguarda il tono e la glottologia, infatti il palermitano essendo influenzato da lingue come lo spagnolo, l'arabo, il normanno ed il francese, presenta una vasta gamma di parole di origine straniera e alcune addirittura coincidono in pronuncia:

Parole di origine spagnola:

  • tierra = "terra"
  • siempri = "sempre"
  • cìciri = "ceci" (parola tra l'altro utilizzata dai palermitani per smascherare i francesi camuffati durante i Vespri siciliani)
  • cassata = dolce preparato con la ricotta, dallo spagnolo queso ("formaggio")

Parole di origine araba:

  • burnia = "barattolo" o "giarra", da burnya
  • taliàri = "guardare" da tala'a´

[modifica] Espressioni e modi di dire

Il palermitano è ricchissimo di espressioni e modi di dire talvolta molto complessi e coloriti, i quali fanno spesso parte integrante della conversazione, al punto di riuscire a comunicare un intero e complesso concetto o sensazione attraverso poche o addirittura singole parole. Difatti si sostiene che utilizzando le espressioni tipiche, il concetto venga espresso con maggior effetto all'interlocutore.

  • Pani schìttu e libbeittà: "pane semplice e libertà" (frase che indica uno stato di modestia o semplicità ma di libertà)
  • Ccà ci vuoli un cutieddu e un cannavazzu: "qui servono un coltello ed uno straccio" (frase utilizzata in segno di minaccia)
  • Siemu muru cu muru cu' spitali: "siamo muro a muro con l'ospedale" (indica uno stato di fragilità delle cose)
  • Cani ca 'un canusci patruni: "cane che non riconosce nessun padrone" (indica qualcuno che non dà retta a nessuno)
  • U miegghiu cavaddu azzuppò: "il migliore dei cavalli si è azzoppato" (per descrivere delusione riguardo a qualcuno)
  • Sta quagghia 'un puotti vulari: "questa quaglia non è potuta volare" (per indicare un affare che non è andato in porto)
  • Già ca ù petrusinu era biaddu, arrivù a atta e ci pisciò: "Non solo il prezzemolo era già appassito, è arrivato il gatto e ci ha anche urinato sopra" (ironicamente indica una cosa che di persè va male e si aggiunge ad essa un peggioramento)
  • Mi misi l'acqua rintra e u rubbiniattu fuara : "Ho messo l'acqua dentro casa ed il rubinetto fuori" (indica che si è fatto un errore dannoso)

[modifica] Voci correlate

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