Dialetto bisiaco

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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine lingua se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.

Bisiacco (Bisiac)
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Contesto {{{contesto}}}
Parlato in Italia
Parlato in Friuli-Venezia Giulia (Provincia di Gorizia)
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Persone
Classifica non nelle prime 100
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Tipo SVO flessiva - sillabica
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italooccidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lingua veneta
         Bisiacco
Suddivisioni {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni {{{nazione}}}
Regolato da {{{agenzia}}}
Codici di classificazione
ISO 639-1
ISO 639-2 roa (lingue romanze)
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
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Il bisiacco o bisiaco (bisiàc /bi'zjak/) è un dialetto veneto parlato nella Bisiacaria, regione storico-geografica della provincia di Gorizia.

Indice

[modifica] Storia e diffusione

Secondo Ugo Pellis, il bisiacco «è sorto dalla fusione incompleta del veneto col substrato originario friulano» e va ascritto di conseguenza al gruppo dei dialetti veneti coloniali[1]. Studi più recenti lo ritengono piuttosto una parlata autoctona, ovvero un'irradiazione del dialetto gradese (un'isola linguistica veneta conservatasi grazie alla secolare presenza veneziana) nell'entroterra, dove ha subito l'interferenza con il friulano[2].

Quanto all'origine del termine, "bisiacco" ("bisiaco" se si preferisce la variante più dialettale) può essere ricollegato a parole slovene e croate del tipo beʒiak che significano "stupido", "mendicante" e "malvagio". Avrebbe quindi la stessa etimologia dell'italiano "bislacco" (attraverso l'istro-italiano bizǧáko e bezǧáko) e, in conclusione, i Bisiacchi sarebbero quel popolo che parla un italiano stentato e corrotto. Un'ipotesi meno condivisa riprende beʒak ma nell'accezione di "profugo", "fuggitivo" (dallo sloveno bežati "fuggire"), teorizzando una migrazione di genti di lingua romanza incalzate da popoli slavi[2]. Molto più probabilmente l'origine del termine "bisiaco", secondo l'ipotesi più accreditata, proviene dal latino medioevale "bis aquae", ossia "tra i due fiumi" e di recente sono emerse inedite testimonianze di un uso di questo termine già in epoca ottocentesca.[senza fonte]

Da tempo ormai la parlata è in forte declinio, avendo subito le pressioni del triestino e, in tempi più recenti, dell'italiano. Già nel 1930 lo stesso Pellis annotava come fosse parlato quasi esclusivamente da adulti e anziani, resistendo in particolare nei centri di Fogliano, Pieris, San Canzian d'Isonzo, Staranzano e Vermegliano[1]. Attualmente il bisiacco risulta maggiormente conservato a Pieris, Begliano e Fogliano[3][2].

[modifica] Fonetica e fonologia

Il bisiaco presenta cinque vocali fonologicamente distintive: [i], [e], [a], [o], [u]. A livello fonetico il grado di apertura delle vocali medie può variare, senza che ciò abbia valore fonologicamente distintivo.

Le consonanti fonologiche sono:

A livello fonetico vanno aggiunti la nasale velare (che si ha per assimilazione davanti a consonante velare) e la laterale approssimante palatalizzata (che è un allofono della laterale alveolare).

Il bisiaco non ha consonanti geminate. La grafia “ss” non indica una consonante geminata ma la fricativa alveolare sorda [s] in posizione intervocalica.

[modifica] Grammatica

La grammatica del bisiaco presenta i seguenti tratti rilevanti:

  • uso dei pronomi personali soggetto clitici per la seconda e terza persona singolare, nonché per la terza persona plurale. Per esempio: ti te' magne (tu mangi), lu ' (o "élo") al magna (egli mangia), lori i magna (essi mangiano). Per le altre persone non vengono usati pronomi personali soggetto clitici. Per esempio: mi magno (io mangio), naltri magnemo (noi mangiamo), valtri magnè (voi mangiate).
  • fusione di congiuntivo e condizionale. Per esempio si dice se mi varìo magnà (se avessi mangiato) e mi varìo magnà (avrei mangiato).
  • l'influenza del dialetto triestino e di altre parlate veneto-giuliane (che hanno iniziato a influenzare la parlata della città di Monfalcone con l'enorme sviluppo dei Cantieri Navali a partire dagli anni '30 del secolo scorso e, più tardi, con l'esodo di migliaia di istriani nel dopoguerra) si estende anche a livello morfologico. Per esempio a Monfalcone si possono sentire anche frasi come se mi gavessi magnado o se mi gaveria magnado (se avessi mangiato) al posto di "mi varìo magnà". Tale influenza del triestino incontra maggiori resistenze nelle aree più rurali della Bisiacaria ma anche in centri più grandi come Ronchi dei Legionari.

[modifica] Sistema di scrittura

Il bisiaco si scrive solitamente con l’alfabeto latino. La grafia del bisiaco ha come modello quella dell’italiano, dalla quale tuttavia si discosta per alcuni aspetti:

  • la lettera x viene usata per indicare la fricativa alveolare sonora [z] in posizione iniziale di parola, come nella parola al xe (egli è).
  • Il digramma ss viene usato per indicare la fricativa alveolare sorda [s] in posizione intervocalica, come nelle parole cossa (che cosa?). Tale digramma non indica, come invece avviene in italiano, un suono doppio.
  • Il nesso s’c indica la successione della fricativa alveolare sorda e della affricata palatoalveolare sorda ([stʃ]), come nelle parole "s'cinca" (biglia) o "s'ciau" (schiavo).
  • Non si usano i digrammi gl e sc dell’italiano, in quanto non esistono i suoni corrispondenti (anche se tendono a comparire nei prestiti lessicali più recenti dall’italiano).

Non avendo il bisiaco alcuna ufficialità, non ne esistono grafie standardizzate riconosciute per legge. Tuttavia vi è la tendenza a convergere verso la grafia adottata nel Vocabolario fraseologico del dialetto bisiac[4].

[modifica] Lessico

Il lessico del bisiaco è in maggior parte di matrice veneta. Tuttavia presenta numerosi prestiti da altre lingue, che testimoniano la sua condizione di parlata di contatto. In particolare i prestiti vengono dal friulano, dallo sloveno e dal tedesco. Meno numerose sono le parole di origine greca.
Normalmente i prestiti lessicali sono adattati alla fonetica bisiaca, tranne nel caso di alcuni prestiti dal friulano, che mantengono delle caratteristiche fonotattiche non proprie del bisiaco. Per esempio si registra la presenza dei nessi [bl], [kl], che in bisiaco dovrebbero evolvere in [bj] e [tʃ] (p.es. in bisiaco si hanno blèda e sclipignàr mentre ci si dovrebbe attendere *bièda e *s'cipignàr). Ciò è dovuto probabilmente a residui del substrato linguistico friulano.

Nella tabella seguente si riportano alcuni esempi di parole bisiache di origine friulana, tedesca, slovena e greca. Per chiarezza, si indica l'accento tonico di ogni parola.

parola bisiaca significato in italiano origine
bàba donna (spreg.) dallo sloveno baba (donna)
basilàr perdere tempo (spreg.) dal friulano bacilâ (preoccuparsi)
blèda bietola dal friulano blede (bietola)
chèba carcere o gabbia forse dal tedesco dialettale kibl (gabbia per animali)
ciòc sbronzo dal friulano cjoc (sbronzo)
clànfa zanca dal friulano clanfe (zanca)
còfe stupido dal tedesco Kopfweh (mal di testa)
cràgna sporcizia dal friulano cragne (sporcizia)
crocàl gabbiano dal greco kaukalias (gabbiano)
cròt nudo dal friulano crot (nudo)
cuchèr spioncino dal tedesco gucken (guardare)
cudìc argento vivo (fig.) diavolo dallo sloveno hudič (demonio), probabilmente tramite il friulano cudiç. Si usa solo nell’espressione gaver el cudic (avere l’argento vivo addosso) (aver il diavolo in corpo).
cunìn coniglio dal friulano cunin (coniglio). Esiste anche la parola prettamente bisiaca cunic.
disbredeàr sbrogliare dal friulano disberdeâ (sbrogliare)
falìsca scintilla dal friulano faliscje (scintilla)
fufignàr sgualcire dal friulano fufigne (raggiro)
gnòtul pipistrello dal friulano gnotul (pipistrello)
inzopedàrse inciampare dal friulano inçopedâsi (inciampare)
intivàr azzeccare dal friulano intivâ (azzeccare)
intrigàr intralciare dal friulano intrigâ (intralciare)
làmio insipido dal friulano lami (insipido)
ninìn (poco usato nel Territorio) carino dal friulano ninin (carino/piccolo)
papùsa ciabatta probabilmente dal greco papuzi (scarpa) a sua volta dal turco papuç
pèc panettiere dal tedesco Bäcker (panettiere), forse tramite lo sloveno pek (panettiere) o il friulano pec (panettiere)
piròn forchetta dal greco piruni (forchetta), è probabile tramite il friulano piròn
ràza anitra dallo sloveno raca (anitra)
sbrovàr scottare dal friulano sbrovâ (scottare)
sclipignàr schizzare dal friulano sclipignâ (schizzare)
discreàr usare per la prima volta dal friulano screâ (usare per la prima volta), derivato di crei (nuovo)
sdrondenàr scuotere dal friulano sdrondenâ (scuotere)
sdrùma grande quantità dal friulano sdrume (grande quantità)
sìna rotaia dal tedesco Schiene (rotaia)
strìca riga dal tedesco Strich (riga), tramite il friulano striche (riga)
strùcul strudel dal tedesco Strudel, tramite il friulano strùcul o lo sloveno strukli
stupidès stupidaggine dal friulano stupideç (stupidaggine)
vedràn zitello (spreg.) dal friulano vedran (zitello)
vìz spiritosaggine, gioco di parole dal tedesco Witz (spiritosaggine)
zìma freddo dallo sloveno zima (inverno)

Dialetto in friulano

Par giaroni ciari de gnente me ’nvïo, loghi de disért spiandor, onde che ’l còdu al se frua saldo ’nzeà de ziti. Al vén de boi se ’ndulzisse cu’l udor fiéul dei pirantoni; là in cau, smagnada del ciaro, zente foresta la polsa zidìna, senza spetar. Del desmentegarme al me recordo de nóu al se ànema cui lusori che in alt - virtindo del burlaz i se ’npïa ta le ponte, contra al biau nét.


Traduzione in Italiano

Lungo greti chiari di niente mi avvio, luoghi dal deserto splendore, dove il ciottolo si consuma da sempre abbagliato di silenzi. L'aria infuocata si addolcisce con l’odore sottile dei fiori di topinambùr; là in fondo, erosa dalla luce, gente sconosciuta riposa in silenzio, senza aspettare. Dal dimenticarm il mio ricordo si rianima con i chiarori che in alto - preannunciando il temporale si accendono sulle cime degli alberi, contro l’azzurro puro

[modifica] Note

  1. ^ a b Giorgio Faggin, La letteratura friulana del Goriziano nell'Ottocento e nel Novecento in Ferruccio Tassin (a cura di), Cultura friulana nel Goriziano, Gorizia, Istituto di Storia Sociale e Religiosa, 1988, p. 100.
  2. ^ a b c Giovanni Frau, I dialetti del Friuli, Udine, Società Filologica Friulana, 1984, pp. 197-198.
  3. ^ Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa. La pluralità linguistica dei Paesi europei fra passato e presente, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2006, p. 102. ISBN 8884908841
  4. ^ Silvio Domini, Aldo Fulizio, Aldo Miniussi, Giordano Vittori. Vocabolario fraseologico del dialetto «bisiàc». Bologna, Cappelli, 1985

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