Democrazia linguistica

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Il termine democrazia linguistica indica generalmente il diritto, proprio di ogni uomo, di parlare la propria lingua e vederla riconosciuta in ambito giuridico, oltre che la libera facoltà di trasmetterla ai propri figli e alle nuove generazioni. Questo concetto è spesso relato ai movimenti di difesa delle lingue minoritarie o minacciate.

Con tale termine, inoltre, si indica la volontà di comunicare a livello internazionale non con una lingua etnica (come attualmente può esserlo l'inglese, generalmente adottato nei rapporti fra persone di culture diverse o che non parlano la stessa lingua), ma con una lingua neutrale, appartenente a tutta l'umanità, in modo che le altre culture non ne risentano, o, meglio, non vengano soppresse. In questo senso sono state sviluppate alcune lingue pianificate (nello specifico, lingue ausiliarie internazionali), delle quali l'esponente più celebre è sicuramente l'esperanto. Tale corrente di pensiero è stata infatti portata in auge soprattutto dal movimento esperantista[1], il quale si serve di una lingua neutra, l'esperanto, per la comunicazione internazionale, e diffonde i valori della democrazia linguistica, oltre che della pace tra i popoli e del rispetto del prossimo.

[modifica] Note

  1. ^ In particolare, per quanto l'idea di democrazia linguistica sia universalmente accettata da tutte le associazioni esperantiste, una in particolare, la Esperanto-Radikala Asocio, si muove, anche politicamente, per il riconoscimento ed il mantenimento del panorama linguistico mondiale.

[modifica] Bibliografia

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