De profundis
L'espressione De profundis, che, tradotta letteralmente, significa "dal profondo [dell'abisso]", è tratta dall'inizio del Salmo 129[1] secondo la traduzione in lingua latina della Vulgata.
Con essa s'indica anche il salmo nel suo complesso.
Il De profundis si recita in particolare nella liturgia dei defunti.
Per antichissima tradizione era pure intonato nei Secondi Vespri del giorno di Natale; anche con la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, che ha ridotto il numero dei salmi da cantarsi nei vespri da cinque a tre, questa tradizione è stata confermata.
Come espressione si usa nella lingua corrente per intendere: più in ambito letterario, una lamentazione, non necessariamente desolata, semmai aperta al trascendente, da una condizione di grande prova; d'uso comune quale "ultimo saluto", "congedo o abbandono definitivo", anche di un'idea, un progetto, un'istituzione.
[modifica] Testo
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Latino De profùndis clamàvi ad te, Dòmine; |
Italiano (traduzione letterale) Dal profondo a te ho gridato, o Signore; |
[modifica] Note
- ^ Il numero 129 è secondo la traduzione greca dei Settanta; nell'originale ebraico il salmo porta il numero 130.