Danilo Abbruciati
Danilo Abbruciati detto Er Camaleonte (Roma, 4 ottobre 1944 – Milano, 27 aprile 1982) è stato un criminale italiano nonché, sin dalle sue origini, uno dei boss dell'organizzazione criminale romana "Banda della Magliana".
[modifica] Biografia
Nato e cresciuto nel quartiere di Prati a Roma e successivamente a Primavalle, figlio del pugile Otello Abbruciati, campione italiano pesi piuma nel 1928, 1938 e 1940, si cimentò lui stesso nel pugilato per poi abbandonare la disciplina visto l'estremo rigore e la perfezione richiesta da suo padre, suo allenatore. Iniziò a frequentare un gruppo di ragazzi, che poi si scoprirono rapinatori, denominata dai giornalisti "Gang dei Camaleonti" e nelle cui vicissitudini rimase coinvolto appena diciottenne, poi i locali frequentati dalla Banda dei Marsigliesi. Abbandonato il settore delle rapine, Abbruciati si unì ai Marsigliesi con i quali pose in essere numerosi sequestri di persona. In carcere a Milano conobbe Francis Turatello con il quale strinse un forte legame di amicizia. Nel 1967-8 si unì a Claudia, sua convivente e dall'unione nel 1970 nacque un'unica figlia. Arrestato nel 1975 per l'omicidio di Ercole Tabarini e per una serie di sequestri di persona, torna in libertà solo nel 1979. Appena fuori dal carcere Abbruciati riallaccia i rapporti con i vecchi amici del Testaccio Enrico De Pedis e Raffaele Pernasetti, con i quali inizia a lavorare nel milieu della Banda della Magliana nel frattempo in via di formazione. Ad Abbruciati fu affidata la vendita della droga nel quartiere di Trastevere insieme a Fabiola Moretti. Lo spirito imprenditoriale portò Abbruciati a stringere rapporti di collaborazione con personaggi del calibro di Domenico Balducci, un usuraio di Campo dei Fiori e tramite Ernesto Diotallevi con il boss mafioso Pippo Calò e indirettamente con il faccendiere Flavio Carboni (il quale tuttavia affermerà di non aver mai conosciuto direttamente il boss della Magliana) con i quali investì i proventi dello spaccio della droga in operazioni immobiliari in Sardegna. Grazie al buon rapporto con Calò e il boss palermitano Stefano Bontade, Abbruciati portò in dote alla banda un canale di rifornimento di stupefacenti direttamente connesso a Cosa Nostra. Oltre al fiuto per gli affari, il Camaleonte era anche un killer senza scrupoli. Non partecipò alla esecuzione di Antonino Leccese, cognato di Nicolino Selis, il 3 febbraio 1981, anche se provarono ad accusarlo, e nemmeno all'omicidio dello stesso Balducci otto mesi dopo, perché detenuto.
Particolarmente aspra fu la sua guerra personale con altri due esponenti della criminalità romana quali Roberto Belardinelli (detto Bebbo) e Massimo Barbieri. Con il primo il motivo del contendere fu una rissa in un locale notturno, nel corso della quale Abbruciati esplose alcuni colpi di pistola all'indirizzo del Belardinelli, ex pugile con il quale era meglio non scontrarsi fisicamente. Lo scontro con Massimo Barbieri fu causato da un festino organizzato da amici intimi insieme a Fabiola Moretti. Il Camaleonte non accettò questa mancanza di rispetto, e cercò di vendicarsi uccidendo Barbieri: ma la pistola si inceppò all'ultimo, costringendo il malavitoso testaccino a ripiegare su un più "morbido" pestaggio a sangue con il calcio della pistola. Dal canto suo Barbieri cercò di vendicarsi del pestaggio attentando alla vita di Abbruciati con un colpo di pistola alla tempia: il proiettile, che il Camaleonte decise di far rimuovere solo a vendetta eseguita, non lo uccise e non lasciò conseguenze gravi, segnando tuttavia la condanna a morte dell'attentatore. Come se non bastasse, Barbieri si rese responsabile del rapimento e delle sevizie a danno di Fabiola Moretti, amica intima di Abbruciati. La tanto attesa occasione per la vendetta venne offerta ai Testaccini da un compare di Barbieri, Angelo Angelotti, il quale sfruttò il dissidio dell'ex amico con gli esponenti della banda per sbarazzarsi di lui, in quanto segretamente innamorato della moglie. Attirato con una scusa a un droga party presso un'abitazione di Ladispoli, Barbieri venne narcotizzato e legato per poi essere torturato per ore con un coltello da Abbruciati e Depedis. Una volta ucciso, il suo corpo venne mezzo carbonizzato e abbandonato.
La forte personalità, il carisma e l'intelligenza di questo bandito lo spinse a stringere rapporti anche con neofascisti ed esponenti dei servizi segreti, che in più di una occasione come remunerazione per i propri servigi gli offrivano protezione ed impunità. Per fare un favore ad Ernesto Diotallevi divenuto oramai braccio destro di Calò, Danilo Abbruciati perse la vita il 27 aprile del 1982: recatosi a Milano insieme a Bruno Nieddu per attentare alla vita di Roberto Rosone, vice presidente del Banco Ambrosiano, non riuscì nell'impresa di ucciderlo subito a causa di un guasto alla sua pistola (cosa che gli capitò per la seconda volta). Dopo essere riuscito solo a gambizzarlo, fu ferito a morte da una guardia giurata con un colpo di 357 magnum alle spalle mentre scappava a bordo di una motocicletta guidata dal suo complice Nieddu. Di certo la morte di Abbruciati fece gioco a molti, anche al mandante del colpo a Rosone. La notizia colse di sorpresa i suoi ex compari della Magliana, che un po' come la Polizia si chiedevano cosa ci stesse a fare a Milano un boss del suo calibro. Sembrava infatti strano che Abbruciati si riducesse al ruolo di semplice killer su commissione, ma la fiducia e l'amicizia rivolta a chi aveva commissionato l'attentato a Rosone potrebbe essere stata la sola motivazione dell'accettazione di un compito così rischioso quanto ben remunerato. Tale episodio, come poi altri avvenimenti, fu una delle cause della successiva disgregazione tra l'anima maglianese e testaccina della banda. Come presunti mandanti dell'agguato furono indicati Michele Sindona, il collega Roberto Calvi, Ernesto Diotallevi nonché in ultimo Flavio Carboni. Qualche giorno dopo la morte di Abbruciati, Diotallevi e Carboni incassarono un ingente somma di denaro. Nel 2010 il pm Luca Tescaroli ha proposto ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza di secondo grado. La procura ha chiesto anche il rinvio del processo a un’altra sezione della Corte d’assise d’appello per un nuovo giudizio. (http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/12/22/432737-processo_calvi_ricorre.shtml)
[modifica] Curiosità
- La figura di Danilo Abbruciati ha ispirato il personaggio di Romanzo Criminale "Nembo Kid".
- Nel film del 2005 Romanzo Criminale il suo personaggio è interpretato da Riccardo Scamarcio: anche se costui interpreta il Nero, alcune delle azioni commesse (come l'attentato al Banchiere) sono da ascrivere a Danilo Abbruciati. Da notare che la presenza di Nembo Kid nella prima stagione di Romanzo Criminale - la serie in cui invece ha il volto di Edoardo Leo è molto limitata, e comunque il personaggio non è mai chiamato con il suo appellativo. Nella seconda serie invece il personaggio avrà più spazio e, finalmente, sarà identificato con il suo nome in maniera esplicita (nella prima puntata Ranocchia avvisa il Dandi che un certo Nembo Kid gli vuole parlare)
- Il personaggio di Danilo Abbruciati appare anche nel film del 2002 "I banchieri di Dio - Il caso Calvi", interpretato dall'attore romano Bruno Bilotta (nel link al min 1:22 la scena dell'attentato [1])
[modifica] Collegamenti esterni
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