Dalfi d'Alvernha
Dalfi d'Alvernha – in fr. Dauphin d'Auvergne, in it. Delfino d'Alvernia – (1150 circa – 1234 o 1235) è stato un trovatore alverniate e mecenate di trovatori.
Alcuni studiosi pensano che lui fosse chiamato Roberto (Roberto IV, Delfino d'Alvernia), ma non vi è nessuna prova corroborante al riguardo, dato che questa ipotesi si basa sulla copia di un unico documento, molto contestato[1]. Nel 1199, il suo sigillo rappresenta un delfino, con la scritta latina Sigillum Delphini.
Alla morte del padre divenne conte d'Alvernia e di Clermont-Montferrand (vedi Governatori d'Alvernia), verso il 1169, ricevendo in appannaggio le castellanie di Herment e di Vodable, e le signorie di Issoire, Chamalières, Montrognon, Plauzat, Champeix, Crocq, Aurières, Neschers, Chanonat, Chauriat e Rochefort. Questi diversi possedimenti prenderanno il nome di Delfinato d'alvernia.
Il Delfino d'Alvernia era il figlio di Guglielmo d'Alvernia, conte di Clermont, e di Giovanna di Calabria. Sposò Guillemette de Comborn, contessa di Montferrand, figlia di Archambaud, visconte di Comborn, e Jourdaine di Périgord. I loro figli sono Aélis, Guillaume (Guglielmo, poi conte di Clermont), Blanche e Alix.
Rinomato per il suo amore per le arti, essendo all'occasione lui stesso trovatore, era conosciuto in Occitania con il nome di el bons Dalfins d'Alvernhe. Fra i trovatori che lavorarono con lui o cantavano alla sua corte ci sono Peirol, Perdigon, Peire de Maensac, Gaucelm Faidit, e Uc de Saint Circ; suo cugino, il vescovo Roberto di Clermont, ha scambiato versi satirici ed erotici con lui, come fece Riccardo Cuor di Leone. Un partimen tra Dalfi e Perdigon segna una tappa nella tenzone poetica, iniziata con Guilhem de Saint-Leidier, e ripresa da Azalais de Porcairagues e Raimbaut d'Orange, riguardante la questione se una signora sia disonorata quando abbia una relazione con un amante più ricco di lei. Una tensó sullo stesso soggetto è stata composta da Guiraut de Bornelh e dal re Alfonso II di Aragona.
[modifica] Note
- ^ Il nome Roberto potrebbe causare confusione con quello del suo primo cugino, Roberto IV, conte di Alvernia, che morì nel 1194.
[modifica] Bibliografia
- (FR) Biographies des troubadours ed. J. Boutière, A.-H. Schutz (Paris: Nizet, 1964) pp. 284-298.