Da Camino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
da Camino
Da Camino-Stemma.svg
Troncato di nero e d'argento
Stato Italia
Casata di derivazione Collalto (?)
Titoli Conti di Camino, Ceneda, Serravalle, Cadore
Fondatore Guitcillo da Montanara
Data di fondazione 958
Data di estinzione 1335 (solo il ramo superiore)
Data di deposizione 1335 (ramo superiore)
1422 (ramo inferiore)
Etnia longobarda

I da Camino o Caminesi furono una nobile famiglia protagonista della storia medievale della Marca Trevigiana.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una tradizione, i Caminesi discenderebbero, come i Colfosco, da un ramo della famiglia Collalto e in particolare da un figlio del capostipite Rambaldo I, Byanzeno o Biaquino[1]. Manca una documentazione che possa confermare ciò, tuttavia appare evidente come tra queste famiglie esistessero dei rapporti di stretta parentela[2][3].

Non è stata provata neppure la notizia secondo cui, nel 1037, l'imperatore Corrado di Franconia avrebbe donato a Guidone di Biaquino e ai suoi figli Alberto e Guecello il castello di Montaner, alle pendici del Cansiglio. Vero è che proprio in quell'anno Corrado si trovava in Italia per emanare la Constitutio de feudis, documento che riformò il diritto feudale in favore dei piccoli vassali[3].

Per un periodo, quindi, la famiglia fu nota con il predicato di "da Montanara". Il 3 maggio 1089 gli stessi Alberto e Guecello ottennero dal vescovo-conte di Ceneda Aimone il feudo di Camino, dove finirono per stabilirsi. Non si sa perché i due fratelli avessero preferito lasciare il castello di Montaner; certamente Camino rappresentava una località strategica sotto vari punti di vista: equidistante dalle Prealpi, dal Piave e dalla Livenza, godeva del transito della Postumia e soprattutto del Monticano, via d'acqua navigabile; si trovava inoltre alle porte di Oderzo la quale, pur derivando da un'antica città romana decaduta, manteneva una certa importanza come centro fortificato alle dipendenze del vescovo di Belluno[4].

Per qualche decennio ancora la casata mantenne il cognome "da Montanara", per divenire poi nota come "da Camino"[2].

Ascesa[modifica | modifica wikitesto]

È però nel corso dell'XII secolo che i da Montanara-da Camino, grazie ai legami con le gerarchie ecclesiastiche e a un'efficace strategia matrimoniale, compiono una rapida ascesa nel panorama politico del nordest italiano divenendone una delle famiglie più rilevanti. Nella seconda metà del secolo la famiglia si ritrova a signoreggiare su numerosi feudi, estesi nel Cenedese, nel Bellunese e nel Cadore.

La prima importante acquisizione territoriale è proprio quella del Cadore e del Comelico nel 1135 dal patriarca di Aquileia Pellegrino di Ortenburg. La loro presenza sulla regione continuerà ininterrottamentre sino al 1335[5].

La fortuna della famiglia si deve però al matrimonio tra Guecellone II e Sofia di Colfosco, avvenuto nel 1154: figlia di Valfredo e Adeleita da Porcia, ella è l'erede delle contee di Zumelle e di Ceneda. Nel 1155 i coniugi ricevettero in feudo anche il castello di Pieve di Cadore e nel 1160 altri beni nella stessa zona. Nel 1162 Sofia riceve dallo zio Guido Maltraversi il castello di Serravalle, che successivamente diverrà una delle più importanti residenze della famiglia[6].

Figura dalla forte personalità (e per questo molto romanzata), Sofia partecipò attivamente alle guerre dei comuni italiani contro le mire di Federico Barbarossa, e questa sua presa di posizione fu alla base della successiva adesione dei Caminesi al partito guelfo. Viceversa, l'atteggiamento politico del marito sembra più ambiguo, forse per garantirsi il predominio su Conegliano e Ceneda in contrasto con il comune di Treviso[6].

Le contese con gli Ezzelini[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un breve periodo di decadenza durante il quale il Comune di Treviso riesce a sottomettere la famiglia alla condizione di cittadini (1183-1199), i Caminesi acquistano presso il capoluogo della Marca grande autorità, riprendendo la politica guelfa di Sofia da Camino (ovvero Sofia di Colfosco) e diventando ben presto i principali sostenitori delle fazioni guelfe (ovvero alleate del Papa) contro i ghibellini (filo-imperiali) guidati dalla potente famiglia dei Da Romano.

Durante la lunga lotta con questa famiglia per due volte i Caminesi riescono ad ottenere la preminenza in città (dopo il 1235 e nel 1239): la seconda volta con alleato Alberico da Romano, temporaneamente staccatosi dal partito imperiale, che presto riesce ad essere solitario padrone della città usurpando il potere agli alleati Caminesi e guidando la città con una politica ghibellina.

Ma alla fine sono i guelfi a spuntarla e i Da Romano a soccombere nel 1260: gli stessi guelfi in seguito si stringono intorno a Gherardo da Camino per sconfiggere il rinascente partito ghibellino guidato dalla famiglia Castelli, nominandolo signore assoluto della città nel 1283: è l'inizio della signoria caminese su Treviso.

La signoria a Treviso[modifica | modifica wikitesto]

Gherardo subito cerca, riuscendoci, di consolidare il suo potere cancellando definitivamente il partito ghibellino e ogni forma di opposizione; cerca inoltre, con risultati altalenanti, di espandere il proprio dominio anche in Friuli entrando in collisione più volte con gli interessi del Patriarca di Aquileia. Meglio riesce a fare in pace, conservando buone relazione con i Comuni e i signori vicini, cercando nuove alleanze con i matrimoni dei figli, diventando arbitro di pace nella Marca e fuori.

Sostiene la parte guelfa pur non entrando nelle discordie civili ed ospita nel suo palazzo, le cui tracce sono visibili nell'attuale Convento servita e nell'attigua Chiesa di Santa Caterina, molti scienziati e letterati tra cui Dante, che spenderà parole di lode per lui nella Divina Commedia e nel Convivio. Nel Comune di Treviso è signore assoluto ed amministra a piacere la giustizia e i conti pubblici della città, ma rafforza la propria posizione tenendosi in ottimi rapporti con i nobili cittadini ed il popolo, per la cura e l'interesse che dimostra per la prosperità pubblica e la cultura (in particolare per quella che diventerà l'Università, ed anche con la Chiesa finanziando le istituzioni religiose cittadine.

Così Gherardo riesce a governare fino alla morte, assicurando la pacifica successione al figlio Rizzardo II.

Rizzardo aveva già mostrato più volte la sua arroganza e la sua ambizione che in seguito lo spingono ad agire impulsivamente in guerra ed in politica: un tumulto popolare lo costringerà ad abbandonare Udine dopo la sua nomina a signore del Friuli (1309), non tiene dei buoni rapporti con Venezia ed in seguito riesce ad ottenere il vicariato imperiale da Enrico VII tradendo la secolare politica guelfa familiare, con una mossa che porterà ad una congiura contro di lui e alla sua morte nel 1312.

Il fratello Guecellone prenderà quindi il suo posto, ma, dopo aver fatto gli stessi errori del fratello sarà costretto a fuggire dalla città dopo pochi mesi, ponendo fine alla signoria.

La decadenza[modifica | modifica wikitesto]

Vittorio Veneto, chiesa di Santa Giustina, monumento funebre a Rizzardo III da Camino (1335)

Ormai compromesso ed in declino, il casato Caminese perde buona parte dei suoi possessi poco più di vent'anni dopo con l'estinzione del ramo dei Caminesi di sopra (Rizzardo III, 1335), a vantaggio della Repubblica di Venezia, ansiosa di espandersi in terraferma.

I Caminesi di sotto, aggregati alla nobiltà veneziana, continueranno ad avere un ruolo secondario nelle vicende politiche della Marca fino al 1422, quando anch'essi si estingueranno con la morte di Ercole II[3].

I membri rimasti continueranno a vivere senza più entrare in vicende politiche: dopo una parentesi in Germania i sopravvissuti si stabiliranno a Cordignano (1604 circa), alla fine del XVIII secolo anche a Trieste (dove Francesco Saverio da Camino si farà notare come medico, scienziato e patriota) e Torino.

Dopo essere stati depredati delle ultime ricchezze rimaste dagli Austriaci, alcuni di loro emigreranno in Brasile in cerca di fortuna. Attualmente, l'ultima dei Da Camino ancora residente in Italia è Verde, figlia di Gherardo IX Maria. Altri discendenti vivono a Porto Alegre.

Genealogia[modifica | modifica wikitesto]

Rambaldo I di Collalto
Guitcillo I
Rambaldo II
Guido
famiglia Collalto
Alberto I[7]
Guecello I[7]
1138
Gabriele I
Vecile
?
Mucile
Guecello I
Bartolomeo
Gironcio
Gabriele II
Guecello III
Gabriele III
Giovanna
Biaquino I

Ramificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Da Camino
Da Camino-Stemma.svg

Guitcillo
Guidone da Montanara
Guecello da Montanara
Gabriele I
Figli
Guecellone II († 1187)
Figli
Gabriele II (1145-1186)
Figli
Da Camino

Da Camino-Stemma.svg

Comitato superiore di Ceneda

Guecellone III (1177?-1236?)
Figli
Biaquino II (1220 ca.-1274)
Figli
  • Tisone
  • Gherardo III
  • Lisa
  • Aica (†1270)
  • Soverana (†1293)
  • Engelenda
  • Agnese
  • Rizzardo III
  • Tommasina
Gherardo III (1240 ca.-1306)
Figli
Rizzardo II (1274-1312)
Guecellone VII (†1324)
Figli
Rizzardo III (†1335)
Figli
  • Caterina
  • Beatrice (†1388)
  • Rizzarda
Da Camino

Caminesi di Sotto-Stemma.svg

Comitato inferiore di Ceneda

Biaquino I (†1220?)
Figli
Tolberto II (1218?-1260?)
Figli
Guecellone VI (1243-1272)
Figli
Tolberto III (1263-1317)
Figli
  • Chiara
  • Beatrice
  • Biaquino (†1334)
Biaquino IV (1269/70-prima del 1317)
Figli
Rizzardo IV (prima del 1358)
Figli
Tolberto V (†1360)
Figli
Gherardo VII (†1391)
Figli
Gherardo V (†1350)
Figli
Guecellone IX (1340?-1390)
Figli

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, p. 39
  2. ^ a b Passolunghi, p. 46
  3. ^ a b c Pizzinat, p. 269
  4. ^ Faldon, p. 62
  5. ^ Pizzinat, p. 269
  6. ^ a b Pizzinat, pp. 270-271
  7. ^ a b Secondo studi recenti, Alberto e Guecello sarebbero nipoti e non figli di Guido.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pier Angelo Passolunghi, I Collalto. Linee, documenti, genealogie per una storia del casato, Villorba, B & M, 1987.
  • Nilo Faldon (a cura di), Diocesi di Vittorio Veneto, Venezia, Giunta Regionale del Veneto - Gregoriana Libreria Editrice, 1993.
  • Circolo vittoriese di ricerche storiche, I Collalto. Conti di Treviso, Patrizi veneti, Principi dell'Impero, Grafiche De Bastiani, 1998.
  • Andrea Pizzinat, Camino e i da Camino. Un paese, la sua gente, il suo casato, Oderzo, Edizioni Tredici, 2009.
  • Enrica Angella e Piero Bongi, Sulle terre dei Da Camino, Editori Bubola&Naibo, Pieve di Soligo 1993
  • Eno Bellis, Annali Opitergini, Comune di Oderzo 1957-1960
  • Jacopo Bernardi, La Civica aula Cenedese, Arnaldo Forni Editore 1976, ristampa dell'edizione originale del 1845
  • Augusto Campo dell'Orto, Quasi un miracolo, Aedi Vittorio Veneto 1987
  • Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, Il dominio dei Caminesi tra Piave e Livenza, TIPSE (Collana Quaderni de "L'Azione"), Vittorio Veneto 1988
  • Circolo Vittoriese di Ricerche Storiche, I Da Camino, Vittorio Veneto 2002
  • Giovanbattista Picotti, I Caminesi e la loro signoria in Treviso, Multigrafica Editrice, Roma 1975 (ristampa anastatica dell'edizione livornese del 1905)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]