Monte dei Cappuccini

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Chiesa di Santa Maria al Monte e convento dei frati cappuccini
Monte dei Cappuccini
Paese bandiera Italia
Regione Piemonte
Località Torino
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Anno consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1583
Completamento 1656
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

Il Monte dei Cappuccini è una collina che sorge a ridosso della città di Torino sulla riva destra del Po in prossimità del ponte di piazza Vittorio Veneto. Su di essa si erge il piccolo convento di Santa Maria al Monte, affidato ai frati cappuccini, luogo che ebbe grande importanza per la spiritualità torinese.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Le origini del convento

Questa collina fu utilizzata fin dall'antichità per scopi difensivi in quanto sovrastante uno dei punti di attraversamento del Po. Le prime notizie della presenza di una chiesa risalgono al XIII secolo: qui Tommaso I di Savoia aveva una propria fortezza, che rimase possesso della casa comitale di Savoia fino al 1473, quando divenne proprietà privata. Fu Carlo Emanuele I che, nel 1581, acquistò nuovamente questi terreni, per farne dono ai padri cappuccini che già avevano un piccolo edificio nella zona di Madonna di Campagna.

I lavori per la chiesa dei Cappuccini, che fu dedicata al culto mariano, vennero iniziati nel 1583; il progetto originale di Ascanio Vitozzi, basato su un edificio a pianta centrale a croce greca, fu poi realizzato con stile manierista dall'ingegnere Giacomo Soldati. Già nel 1590 i cappuccini poterono prendere possesso del loro convento, ma la chiesa non era ancora conclusa: i lavori terminarono nel 1656, anno di consacrazione dell'edificio.

Il pittore Isidoro Bianchi di Campione d'Italia vi realizzò numerosi affreschi negli anni 1630-1633. L'altare maggiore è opera di Carlo e del figlio Amedeo di Castellamonte, che ultimarono il progetto originario del Vitozzi. Nelle nicchie sono poste delle statue lignee del 1732 circa, della bottega di Carlo Giuseppe Plura.
Nel settecento furono poi aggiunti alcuni preziosi dipinti.

[modifica] Il miracolo eucaristico

Durante il doppio assedio di Torino, nel 1640, il Monte venne subito identificato come luogo di fondamentale importanza strategica, e i francesi cercarono ben presto di appropriarsene. Il principe Tommaso Francesco di Savoia ordinò al conte d'Harcourt di espugnare il colle e il monastero; e così avvenne: i soldati non ebbero difficoltà a vincere le resistenze della popolazione, ma, entrati nella chiesa per saccheggiarla, come ricordano le cronache, una lingua di fuoco si levò dal tabernacolo per proteggere le ostie consacrate.[1] Ricorda padre Pier Maria da Cambiano:

« Una lingua di fuoco uscita dal Santo Ciborio andò a cogliere in pieno petto l'audace e sacrilego francese da bruciargli gl'abiti e la faccia. Di che spaventato gittandosi a terra gridava "Mon Dieu! Mon Dieu!". Tosto la chiesa fu empita di denso fumo e fra il comune stupore cessò il vandalismo »
(Padre Pier Maria da Cambiano [2])

I francesi desistettero così dalla spoliazione del luogo sacro. L'episodio, tuttora molto caro ai torinesi, è ricordato da un quadro esposto nell'atrio della chiesa.[3] Sono ancora visibili attualmente i colpi della baionetta e le tracce del fuoco sul tabernacolo.

[modifica] Dal Seicento ad oggi

Il Monte dei Cappuccini visto dai Murazzi del Po.

Il 22 ottobre 1656 il Monte dei Cappuccini ebbe l'onore di una visita importante: quella della regina Cristina di Svezia, in esilio dal suo paese per la sua professione di fede cattolica. Cristina assistette al rito di consacrazione della chiesa nuova.[4]

Pur essendo riconosciuto luogo di importanza fondamentale per controllare l'accesso al Po della città, il Monte dei Cappuccini non venne mai espugnato dai francesi durante il celebre assedio di Torino del 1706: il duca Louis d'Aubusson de la Feuillade non ritenne necessario piazzare dei cannoni sul Monte, per concentrare il fuoco sulla cittadella.
Nel 1799, il Monte dei Cappuccini venne invece scelto dalle truppe austro-russe quale postazione per le artiglierie che avrebbero dovuto bombardare Torino se i francesi, che occupavano la città, avessero offerto resistenza. In realtà, l'assedio durò poche ore, ma sono ancora evidenti i segni delle cannonate avversarie su una parete del convento.
Durante il periodo napoleonico, con la soppressione degli ordini monastici, il convento fu temporaneamente destinato ad altri usi e rimaneggiato: l'originaria cupola in piombo venne asportata e sostituita con una in muratura, che ancor oggi si può ammirare.

Gravemente danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, il complesso è stato recentemente restaurato.
Alcune pregevoli opere pittoriche presenti nella chiesa vennero donate, dopo la guerra, alla Galleria Sabauda, dove si trovano tuttora.

Attualmente, oltre ad essere nuovamente sede di un convento, ospita il Museo Nazionale della Montagna e la sede del Club Alpino Italiano di Torino.

[modifica] Religiosità

La cupola della chiesa
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ignazio da Santhià.

Al monte dei Cappuccini è legata la figura di sant'Ignazio da Santhià, al secolo Lorenzo Maurizio Belvisotti, proclamato santo da papa Giovanni Paolo II nel 2002. Questo frate cappuccino, che visse anche in altri conventi del Piemonte, terminò la sua vita a Santa Maria del Monte il 22 settembre 1770, dopo essere diventato una figura amata da molti in Torino (in primis dalla famiglia reale) per i suoi servizi verso i poveri e per la sua carità.
I resti del padre sono tumulati proprio al Monte dei Cappuccini.

Legati al convento di Santa Maria al Monte sono state, inoltre, altre figure della chiesa torinese e non solo: dal cardinale Guglielmo Massaia ad Angelico da None (venerabile).[5]

[modifica] Note

  1. ^ Renata Stoisa Comoglio, La prima Madama Reale, pp.75-76, 2003, Daniela Piazza editore.
  2. ^ Monica Vanin, Una storia di santità ordinaria. Ignazio da Santhià, cappuccino, p. 19, Torino, 2002, a cura dei frati cappuccini del Piemonte.
  3. ^ Nella tela, opera del cavalier Tommaso Lorenzone, il lampo esce dal tabernacolo e fulmina il militare sacrilego francese.
  4. ^ Renzo Rossotti, Guida Insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende, e alle curiosità di Torino, pp.44-45, 1998, Newton Compoton Editori.
  5. ^ Monica Vanin, Una storia di santità ordinaria. Ignazio da Santhià, cappuccino, p. 67, Torino, 2002, a cura dei frati cappuccini del Piemonte.

[modifica] Immagini

[modifica] Collegamenti

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