Conferenza di pace di Parigi (1919)

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Conferenza di pace di Parigi
I "quattro grandi" alla Conferenza di pace di Parigi (da sinistra a destra: Lloyd George, Vittorio Emanuele Orlando, Georges Clemenceau, Woodrow Wilson)
I "quattro grandi" alla Conferenza di pace di Parigi (da sinistra a destra: Lloyd George, Vittorio Emanuele Orlando, Georges Clemenceau, Woodrow Wilson)
Data 18 gennaio 1919
Luogo Parigi
Esito Preparazione dei trattati di pace che poi verranno assegnati agli Imperi Centrali
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La Conferenza di pace di Parigi del 1919 fu una riunione internazionale, che vide i paesi usciti vincitori dalla prima guerra mondiale, impegnati nel delineare una nuova situazione geopolitica in Europa e stilare i trattati di pace con le Potenze Centrali uscite sconfitte dalla guerra. La conferenza si aprì il 18 gennaio 1919 e durò fino al 21 gennaio 1920, con alcuni intervalli.

Da questi trattati la cartina d'Europa uscì completamente ridefinita in base al principio della autodeterminazione dei popoli, concepito dal presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson, nel tentativo, in seguito rivelatosi fallace, di riorganizzare su base etnica gli equilibri del continente europeo.

Nel tentativo di creare, sulle ceneri degli imperi multietnici di Austria-Ungheria e Turchia, stati "etnicamente omogenei", vennero creati ex novo stati quali la Cecoslovacchia, la Jugoslavia e la Romania, destinati ad alimentare nuove tensioni ed instabilità, oltre ad esodi e conflitti di popoli e nazioni.

Indice

[modifica] Antefatti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce armistizio di Compiègne.

L'11 novembre 1918, giorno dell'armistizio tra Germania e le potenze Alleate, l'Austria si ritrovò senza impero e la Germania senza imperatore. Ma i problemi che le nazioni sconfitte dovettero affrontare non si limitarono a questo; entrambi i paesi si trovarono a dover combattere le forze rivoluzionarie a sinistra e il militarismo a destra, rivitalizzare un'economia distrutta, tenere alto il morale della nazione bollata dal marchio della sconfitta e schiacciate dal peso oneroso della "colpa della guerra", che si traduceva nel desiderio di recuperare i territori perduti e nella ricerca di capri espiatori[1].

La mattina del 1º dicembre le prime truppe britanniche e statunitensi varcarono la frontiera tedesca verso le città sul Reno, mentre a Vienna le autorità locali inviarono a Berna l'ex ambasciatore austro-ungarico a Londra, conte Mensdorff a colloquio con sir Horace Rumbold per richiedere l'invio, da parte dei paesi vincitori, di derrate alimentari nella capitale austriaca in quanto il problema della fame diveniva ogni giorno più grave[2].

Dalla frantumazione dei quattro imperi sconfitti emersero rapidamente nuovi stati. Il 1º dicembre, nel giorno in cui le truppe Alleate entrarono in Germania, a Belgrado venne proclamato il Regno dei serbi, dei croati e degli sloveni, che racchiudeva molte minoranze tra le quali 500.000 ungheresi e altrettanti tedeschi, e decine di migliaia di romeni, albanesi, bulgari e italiani. Il 4 dicembre le truppe britanniche entrarono a Colonia dove istituirono una zona di occupazione, e nove giorni dopo arrivò in Europa il presidente americano Wilson in vista della conferenza di pace che si sarebbe svolta a Parigi[3].

[modifica] Si apre la conferenza

La conferenza di pace si aprì il 18 gennaio 1919 a Parigi[4], nella sala dell'orologio del Quai d'Orsay sede del ministero degli esteri francese, con un discorso del presidente francese Raymond Poincaré. Presidente effettivo della conferenza venne designato Georges Clemenceau, il quale dichiarò[5]:

« [...] Non si tratta di pace territoriale o di pace continentale, ma di pace dei popoli. [...] Tregua alle parole; bisogna agire presto e bene[5] »
(Georges Clemenceau)

Il consiglio dei dieci - formato da cinque capi di governo e cinque ministri degli esteri delle maggiori potenze vincitrici: Stati Uniti, Italia, Francia, Gran Bretagna e Giappone (per quanto riguardava l'Oriente) - trattò le questioni più importanti e le risoluzioni pratiche. Il nuovo assetto politico e geografico dell'Europa fu discusso e definito dai quattro "grandi"; Thomas Woodrow Wilson il presidente degli Stati Uniti, Georges Clemenceau il primo ministro francese, David Lloyd George il primo ministro britannico e Vittorio Emanuele Orlando il presidente del consiglio italiano. Rispettivamente coadiuvati dai rispettivi ministri degli esteri, Robert Lansing, Stephen Pichon, Arthur James Balfour e Sidney Sonnino. La Russia, che per tre anni combatté a fianco delle potenze Alleate impegnando duramente la Germania, il 15 dicembre 1917 fu costretta all'armistizio di Brest-Litovsk seguito dalla pace il 3 marzo 1918. Un comunicato ufficiale della Conferenza dichiarava che la sua rappresentanza non era esclusa, ma che "le modalità saranno fissate dalla Conferenza nel momento in cui esaminerà gli affari russi". I paesi vinti, esclusi dai negoziati, furono ammessi solo nella fase conclusiva, consegna e firma dei protocolli[5].

[modifica] La questione italiana

Con la fine della I guerra mondiale, essendo l'Italia risultata anch'essa vittoriosa nel conflitto, alla conferenza di pace richiese che venisse applicato alla lettera il patto di Londra, aumentando le richieste con la concessione anche della città di Fiume a motivo della prevalenza numerica dell'etnia italiana nel capoluogo quarnerino. Così non fu a causa del parere contrario del presidente Wilson, che non avendo sottoscritto il patto del 1915, non si considerava ad esso obbligato. La Francia inoltre non vedeva di buon occhio una Dalmazia italiana poiché avrebbe consentito all'Italia di controllare i traffici provenienti dal Danubio. Il risultato fu che le potenze dell'Intesa alleate dell'Italia opposero un rifiuto e ritrattarono parte di quanto promesso nel 1915. L'Italia dal canto suo fu divisa sul da farsi, e Vittorio Emanuele Orlando abbandonò per protesta la conferenza di pace di Parigi. Le potenze vincitrici furono così libere di proseguire la conferenza di pace senza la presenza italiana. Il nuovo presidente del consiglio italiano Francesco Saverio Nitti ribadì nuovamente le richieste italiane, ma nel contempo iniziò delle trattative dirette col nuovo Regno dei Serbi, Croati, e Sloveni, che sfociarono nel Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920[6]: della parte della Dalmazia promessa col patto di Londra, all'Italia andarono la città di Zara, l'isola di Làgosta e l'arcipelago di Pelagosa (più vicino alla penisola italiana che alla costa dalmata). Il resto della regione fu assegnata al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni.

[modifica] Panoramica

I seguenti trattati vennero preparati alla conferenza di pace di Parigi:

I trattati di pace di Parigi, assieme agli accordi della Conferenza navale di Washington del 1921-1922, gettarono le fondamenta del cosiddetto "sistema Versailles-Washington". Il ridisegno della mappa mondiale portato avanti in queste conferenze, diede luogo ad una serie di contraddittori internazionali, che sarebbero diventati una delle cause della Seconda guerra mondiale.

La decisione di creare la Società delle Nazioni, e l'approvazione del suo statuto, si svolsero durante questa conferenza.

I "tre grandi": David Lloyd George per il Regno Unito, Georges Clemenceau per la Francia e Woodrow Wilson per gli Stati Uniti, svolsero un ruolo predominante nella conferenza e ne determinarono gli esiti nel corso dei loro negoziati segreti.

[modifica] Partecipanti

Le nazioni che presero parte alla conferenza furono:

Le ultime quattro non avevano partecipato alla guerra, essendosi limitate ad interrompere le relazioni diplomatiche con le Potenze Centrali.

Germania, Austria-Ungheria ed i loro ex alleati poterono prendere parte alla conferenza solo dopo che i dettagli di tutti i trattati di pace erano stati elaborati e concordati. L'Unione Sovietica non fu invitata a partecipare alla conferenza.

L'Irlanda inviò un rappresentante nella speranza di ottenere l'autodeterminazione e legittimare la repubblica dichiarata dopo la Sollevazione di Pasqua del 1916, ma con poco successo.

L'articolo 156 del trattato di Versailles trasferì le concessioni tedesche nello Shandong al Giappone, invece che restituirne l'autorità sovrana alla Cina. La rabbia cinese per questa disposizione portò a dimostrazioni e al movimento culturale noto come Movimento del 4 maggio.

[modifica] Note

  1. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 609.
  2. ^ M. Gilbert, op. cit., p. 610.
  3. ^ M. Gilbert, op. cit., pp. 610-612.
  4. ^ Lo stesso giorno in cui quarantanove anni prima fu solennemente proclamato l'impero tedesco. Vedi: M. Gilbert, op. cit., p. 613.
  5. ^ a b c A. Scottà, op. cit., p. 25.
  6. ^ [1] La richiesta italiana di applicazione del Patto di Londra, articolo all'interno del sito Prassi Italiana di Diritto Internazionale del Consiglio Nazionale delle Ricerche

[modifica] Bibliografia

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