Commedia antica
Con l'espressione commedia antica s'intende, secondo la suddivisione ideata dalla tradizione filologica alessandrina, la prima fase della commedia attica che va dalle origini fino al IV secolo a.C. e ha come massimo esponente Aristofane.
Secondo Aristotele la commedia deriva dal kòmos, il corteo associato alle Falloforie, feste particolari che si svolgevano per la semina ed il lavoro nei campi e alle ritualità simposiache. Essa si divide in coro (che realmente potrebbe derivare dalle falloforie) e in parte dialogata (la cui origine è sconosciuta).
La commedia aveva inizialmente una funzione apotropaica, cioè scaccia sfortuna. Il termine commedia potrebbe derivare da kòmos (κῶμος), la "baldoria" simposiaca e dionisiaca, o da κώμη, che significa "villaggio". Nel primo caso il significato è giustificato dal fatto che la commedia finiva sempre con una vera e propria baldoria (matrimonio, vittoria dell'attore comico), nel secondo invece dal fatto che era sempre rappresentata nei villaggi, perché era considerato un genere letterario poco nobile.
[modifica] Struttura
La commedia nasce cinquant'anni dopo la tragedia, ma si afferma solo quando essa è già decaduta. Si divide in 5 parti:
- prologo
- parodos, cioè l'ingresso nel coro
- agone, cioè l'introduzione del fulcro della narrazione
- parabasi
- esodo,cioè il canto di uscita del coro.
La commedia, a differenza della tragedia che si occupa del mito, ha maggiore vitalità perché prende spunto da argomenti quotidiani. Il maggiore esponente della commedia antica è Aristofane, commediografo dell'utopia e della dissacrazione delle istituzioni. I contenuti sono pressoché politici e durante la commedia, esattamente nella parabasi, gli attori si toglievano i costumi e cominciavano a dialogare con gli spettatori, cercando di coinvolgerli.
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