Colonna (famiglia)

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Colonna
Coa fam ITA colonna2.jpg
Mole sua stat - Contemnit tuta procella - Electimur non frangimur undis - Frangimur non flectimur undis[senza fonte]
Di rosso, alla colonna d'argento col capitello e la base d'oro, coronata all'antica dello stesso.
Stato Stato Pontificio, Regno d'Italia, Regno di Spagna
Titoli Principi di Palestrina, Duchi di Zagarolo, Duchi di Traetto, Principi di Gallicano, Principi di Salerno; Duchi di Tagliacozzo, ecc.

Principe e Duca di Paliano, Duca di Marino, Principe di Sonnino, Marchese di Cave, Marchese di Patrica, Conte di Ceccano, Signore di Genazzano ecc.

Fondatore Pietro Colonna
Data di fondazione X secolo
Etnia italiana
Rami cadetti Colonna Barberini,

Colonna di Stigliano, Colonna di Summonte, Colonna di Rignano.

Antica famiglia patrizia romana - tra le più antiche documentate dell'Urbe - la famiglia Colonna fu una delle famiglie più importanti di Roma e d'Italia nel Medioevo. Uno dei motti della famiglia è Mole sua stat ("sta fermo sul suo peso", "sta fermo sulla sua grandezza").


Le origini leggendarie e quelle documentate[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Colonna in una raffigurazione del 1748, storica dimora romana della famiglia

Le origini dei Colonna attraverso i Conti di Tuscolo vorrebbero farsi tradizionalmente risalire sino alle Gens Julia quindi conseguentemente sino agli Eneidi[1]. Nella genealogia fatta stilare nel Magna Familia Colonna dal cardinale Gerolamo Colonna, patriarca di Venezia, tra gli stipiti della famiglia compaiono Gaio Mario e Giulio Cesare per poi risalire da lì alla Gens Romilia e conseguentemente ad Enea, figlio di Anchise e di Venere.

Il primo ascendente accertato della dinastia ritenuto, senza fondamento storico, discendente dalla Gens Anicia, fu il potentissimo Senator romano Teofilatto membro degli Optimates Romani, detto Gloriosissimus Dux, Judex Palatinus, Magister Militum, Sacri Palatii Vestararius forse figlio di Gregorio Nomenclator e Apocrisario della Corte Pontificia, che ebbe una parte di rilievo nelle vicende legate a Papa Giovanni VIII e al partito Formosiano[2].

Fu signore di Monterotondo, Poli, Anticoli Corrado, Guadagnolo, Rocca di Nitro, Rocca dei Sorci, Saracinesco, Segni, Valmontone, Alatri, Guarcino, Collepardo, Soriano, Paliano, Sora, Celano e Sonnino: alcuni di questi feudi appartengono tuttora ai discendenti di Teofilatto. Da costui e dalla la moglie Teodora, nacque Marozia, reputata al tempo la donna più potente della penisola, che per cupidigia instaurò in Roma quel regime detto pornocrazia di cui essa fu l'artefice, per assoggettare a sé l'intera penisola, riuscendoci per due decenni grazie alla sua politica matrimoniale, che la portò ad essere concubina di papi e moglie di re, tra cui Alberico duca di Spoleto e Camerino, il marchese Guido di Toscana e il conte Ugo di Provenza, poi re d'Italia. Dalla progenie di Alberico e Teofilatto ebbero origine i Conti di Tuscolo che dette alla Chiesa 5 pontefici.

Capostipite della famiglia in linea maschile attraverso i citati Conti di Tuscolo fu il citato Alberico di Spoleto duca di Spoleto e marchese di Camerino, marito di Marozia. Col cognome Colonna, la famiglia vanta il pontefice Martino V, nonché una schiera di 36 cardinali.

Secondo una tradizione non verificata, il loro nome deriverebbe dalla colonna Traiana, presso la quale i Colonna avrebbero avuto la loro dimora avita. In realtà, il loro nome deriva da un loro possedimento: il castello del paese Colonna, situato sui Colli Albani, che la famiglia possedeva fin dall'inizio dell'XI secolo.

Petrus definitosi in una donazione figlio di Gregorio (II o III) Conte di Tuscolo, fratello quindi di Tolomeo di Tuscolo, fu il primo ad assumere il predicato de Columna già dal 1101[3], quando torna in possesso dei suoi castelli già sequestrati e poi restituiti da papa Pasquale II[4] di cui fu prima alleato e poi avversario, e confermato dopo la morte di Gregorio nel 1064 negli anni in cui gli venne restituita Palestrina da papa Onorio II, conferendo poi tale appellativo alla propria discendenza. Difficile, data la scarsità di fonti, definire con sicurezza la diretta parentela tra Pietro de Columna e Gregorio II, anche se l'allodio di un castrum tanto vicino alla città di Tuscolo e il possesso di metà della città stessa sembrano essere prova piuttosto sicura di un profondo legame agnatizio tra i due.

A partire da quest'epoca la famiglia iniziò a crescere in potenza, soprattutto, perché alcuni dei suoi membri divennero cardinali: fra essi Giovanni[5], cardinale di Santa Prisca nel 1193 e cardinale vescovo di Sabina nel 1205, protettore di Francesco d'Assisi.

La famiglia a metà del XIII secolo possedeva a Roma il Mausoleo di Augusto ed il monte Citorio, mentre fuori Roma possedeva diversi castelli tra cui: Colonna, Palestrina, Zagarolo, Capranica, Pietraporzia.

Un altro Giovanni fu cardinale di Santa Prassede dal 1212 e, proprio con quest'ultimo, che favoriva i ghibellini, iniziarono le ostilità contro gli Orsini, ferventi guelfi[6].

Le lotte continuarono con Ottone Colonna, senatore di Roma (1279-1280) e con il figlio di costui, Pietro, anch'egli creato cardinale nel 1288 da Niccolò IV. Un terzo Giovanni, nipote del cardinale di Santa Prassede, studiò a Parigi, fu domenicano, arcivescovo di Messina (1255) e vicario di Roma (1262); accompagnò come legato l'esercito di Luigi IX in Egitto, dove, catturato dai Saraceni, fu da loro liberato per il suo coraggio.

Alludendo allo stemma l'Ariosto ebbe a scrivere: "La gran colonna del nome romano".

È noto l'incontro tra Napoleone e il Principe Colonna avvenuto a Parigi[senza fonte], in cui l'imperatore, incuriosito dalla storia della famiglia (da cui per altro esso vantava di discendere attraverso la propria bisnonna), chiese al principe notizie intorno alla veridicità della leggenda: questi gli rispose sorridendo che così voleva la tradizione romana da 1800 anni. Altra tradizione ricorda[senza fonte] che gli stessi Asburgo d'Austria pretendessero di discendere da un Colonna fuggito da Roma.

Bonifacio VIII ed i Colonna[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio attraverso il quale i Colonna sono universalmente noti è lo scontro che, tra il 1296 e il 1303, li contrappone a papa Bonifacio VIII. Il tentativo da parte del pontefice, al secolo Benedetto Caetani, di far emergere la propria famiglia passava necessariamente attraverso l'acquisizione di terre e titoli nel territorio basso laziale al fine di creare un nucleo forte e coeso di possedimenti intorno la città di Anagni (luogo di origine della famiglia). I modi alteri e a volte violenti tramite i quali l'allora cardinale Benedetto eseguì queste acquisizioni lo portano ad inimicarsi un gran numero di famiglie dell'aristocrazia rurale della Campagna; in breve i Caetani riescono, nel giro di pochi anni, ad emergere vistosamente tra le famiglie laziali e a costituire un elemento pericoloso per le consorterie familiari prima fra tutte, ovviamente, i Colonna che hanno in Palestrina il centro del loro potere territoriale.

Parte quattrocentesca di Palazzo Colonna-Barberini di Palestrina costruito sulle rovine del tempio della Fortuna Primigenia
Giacomo detto Sciarra Colonna

L'elezione al soglio pontificio del cardinale Caetani, che prende il nome di Bonifacio VIII (elezione che fu appoggiata dai due cardinali Colonna Giacomo e Pietro), inasprisce sempre di più i rapporti tra le parti fino a quando, il 3 maggio del 1297, Stefano Colonna il Vecchio saccheggia con le sue truppe un convoglio personale del papa rubando l'enorme somma di duecentomila fiorini d'oro. Lo scontro diventa in breve furioso. Mentre il 10 maggio, in concistoro, il papa (con la bolla In excelso trono) dichiara i due cardinali decaduti e confisca tutti i beni appartenuti alla famiglia, i Colonna, nel castello di Lunghezza, procedono alla redazione del famoso “manifesto” [senza fonte]che nei suoi punti essenziali condanna il papa denunciandone l'illegalità dell'elezione e accusandolo della responsabilità sulla la morte di Celestino V.

Il conflitto, divenuto guerra, si snoda attraverso episodi di altissimo livello quali la crociata, lanciata il 14 dicembre 1297, contro i beni e le persone dei Colonna (forse per la prima volta nella cristianità un papa bandisce una crociata contro altri cristiani, di antica e rinomata famiglia che aveva fino a pochi mesi prima due cardinali al proprio interno) e il lungho assedio della città di Palestrina che, stando ad Eugenio Duprè Thesèider[senza fonte], è da ritenersi, con i suoi quasi due anni, il più lungo assedio del Medioevo nel Lazio. La guerra si conclude nel 1298 con la sconfitta dei Colonna, la dispersione della famiglia e la distruzione della gran parte dei loro beni (Palestrina pur essendo sede suburbicaria, venne rasa al suolo facendone arare le macerie, cospargendole simbolicamente di sale per impedirne la rinascita). I membri della famiglia, ed in particolare i cardinali, fuggendo diventano oggetto della caccia del papa.

Lo scontro tra il Filippo IV il Bello e Bonifacio VIII si snoda negli anni, ma è solo nel 1303 che la volontà di Bonifacio VIII di ergersi quale giudice supremo dei sovrani laici porta alla rottura definitiva. Il principale artefice dell'evento noto come "oltraggio di Anagni" è il guardasigilli del re Guglielmo di Nogaret il quale, mentre si trova in Italia, tramite il suo pupillo Plaisians, il 13 giugno promuove (per la seconda volta) il cartello d'accusa al Papa che, questa volta, viene accettato anche dal Re e reso pubblico. Il papa venuto a sapere ciò prepara la scomunica per il sovrano francese che sarà resa pubblica l'8 settembre 1303 aprendo la strada agli eventi di Anagni. Intanto, il 7 settembre 1303 un nucleo di armati, guidati da Guglielmo di Nogaret e da Sciarra Colonna, irrompono in Anagni e dopo alcune ore di lotta prendono prigioniero il papa. Le vicende che seguono vedono i piani del Nogaret frustrati, poiché egli voleva condurre il pontefice in Francia per sottoporlo a processo, mentre i suoi alleati, forse, avrebbero auspicato un'azione più dura. La sommossa popolare che segue li costringe ad una fuga precipitosa; il papa, liberato dalla gente anagnina, si rifugia sotto la protezione degli Orsini in Roma dove, forse a causa dell'umiliazione, muore poco dopo, probabilmente d'infarto.

Numerosi altri furono i tentativi di rovesciare la potenza della famiglia da parte dei suoi avversari, tra i più noti furono quello messo in atto da Sisto IV Della Rovere e dai suoi parenti con l'aiuto degli Orsini, che giunsero all'arresto e alla decapitazione del protonotario Lorenzo Colonna, avvenuta in Castel S. Angelo il 30 giugno 1484, descritto nel diario di Stefano Infessura[7], e quello ordito da Paolo IV Carafa e dai suoi nipoti che confiscarono alla famiglia il Ducato di Paliano, che tornò ai Colonna dopo il trattato di Cave del 1557.

Papa Martino V - ramo di Genazzano-Paliano[modifica | modifica wikitesto]

Il castello-palazzo Colonna di Genazzano
Palazzo Colonna di Marino
Marcantonio Colonna (1535-1584) eroe di Lepanto
Dipinto di Marcantonio VII Colonna (1881-1947)
Piero Colonna governatore della città di Roma

Con Martino V (Oddone Colonna) figlio di Agapito signore di Genazzano, papa dal 1417 al 1431, che succedette a Gregorio XII, il potere temporale del papato ebbe un nuovo periodo di splendore. Pur avendo partecipato al Concilio di Pisa (1409) ed a quello di Costanza (1414-1418), appoggiando tesi conciliaristiche fra la Chiesa di Avignone e quella di Roma, dopo il suo rientro a Roma (1420), Martino V lavorò per la riedificazione spirituale e morale dell'autorità pontificia, rifiutando l'applicazione dei decreti conciliari che ledevano l'autorità papale. Dopo varie trattative, riuscì a sanare il grande scisma, ottenendo la rinuncia dell'Antipapa Clemente VIII (1429).

Contrastò le tendenze autonomiste della nazione francese e si dimostrò tollerante verso gli ebrei, mitigando le misure vessatorie introdotte contro di loro dal suo predecessore. Protesse e favorì largamente gli esponenti della sua famiglia che riacquisirono i loro feudi storici di Palestrina, Zagarolo, Genazzano e Colonna e ottennero molti feudi in Italia meridionale (Amalfi, Salerno) e nel Lazio (Ardea, Nettuno, Astura, Frascati, Marino, Rocca di Papa, Capranica, Paliano e Sonnino). Morì a Roma nel 1431; gli succedette Eugenio IV. Questi ultimi revocò tutti i privilegi che i Colonna avevano conseguito sotto Martino V, i quali non accettarono le decisioni del Papa e lo costrinsero a fuggire in barca lungo il Tevere per rifugiarsi prima a Firenze e poi a Bologna. Eugenio IV reagì scomunicando i Colonna.

La scomunica comportava la confisca dei beni. I Colonna non cedettero e scoppiò la guerra. Gli ottomila fanti del Papa riconquistarono alla Chiesa Albano, Castel Gandolfo, Civita, Zagarolo e perfino Palestrina feudo principale dei Colonna, ma non riuscirono nella conquista del Castello di Lariano e dei suoi territori, che capitolò più tardi quando il Papa inviò quattromila fanti ad assediare Lariano a cui si aggiunsero altri ottocento soldati di Velletri, guidati da Paolo Annibaldi della Molara.

Da ricordare Lorenzo Onofrio Colonna, Conte di Amalfi e fratello di Martino V, che sposò Sveva Caetani, discendente di quella famiglia Caetani già nemica dei Colonna, e da cui nacquero Prospero e Antonio, cardinale il primo nel 1426 e Principe di Salerno il secondo, nemico di papa Eugenio IV e degli Orsini. Nel XVI secolo, si distinse Marcantonio Colonna, figlio di Ascanio Duca di Paliano, nominato nel 1570 Capitano generale della flotta pontificia contro i Turchi. L'anno seguente, Marcantonio, nominato Luogotenente nella Lega cristiana, contribuì a formare una nuova armata navale contro i Turchi, distinguendosi per valore ed intelligenza nella battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571). Nel 1577, divenne viceré di Filippo II di Spagna in Sicilia, carica che tenne fino alla morte, nel 1584. Costui nel pieno della controversia con i Carafa, riuscì a tornare in possesso dello stato di Paliano destinato dal padre Ascanio a tornare alla Chiesa, cedendo numerosi feudi tra cui Nemi, Civita Lavinia ed Ardea per risanare gli ingenti debiti che gravavano il patrimonio.

Altro personaggio rilevante è Vittoria Colonna (1490-1547), celebre poetessa, sposa nel 1509 di Ferdinando d'Avalos, con cui visse nel Castello aragonese di Ischia fino alla morte del marito nel 1525. Un ultimo violento conflitto, dopo la metà del XVI secolo, oppose Paolo IV Carafa ai Colonna, che vennero scomunicati e privati dei loro domini, in parte recuperati successivamente. Alcuni feudi (Zagarolo, Colonna) passarono ai Ludovisi, altri (Palestrina) ai Barberini. Va però ricordato che i Colonna, da oltre un secolo, avevano acquisito nuovi interessi nel Napoletano dove ricoprivano con frequenza, le cariche di Viceré e detenendo ereditariamente quella di Gran Connestabile, legandosi così alla Spagna; dal XVII secolo in poi cessarono le lotte con gli Orsini ed i Papi, i quali confermarono alla famiglia il titolo di Principe assistente al Soglio pontificio.

La famiglia Colonna era suddivisa in vari rami. Tra questi il ramo di Paliano, esistente dal XV secolo e di cui fecero parte: Marcantonio II di Paliano, Viceré in Sicilia (1535-1584), con cui la carica di Gran connestabile del Regno di Napoli divenne ereditaria; Prospero Colonna, ammiraglio della flotta pontificia a Tunisi (1573) ed altri esponenti che si fecero valere nelle armi (Marcantonio V), nelle scienze (Fabio Colonna) ed altri come principi della Chiesa.

Dal ramo di Paliano derivò il ramo di Stigliano (1700) di cui si ricorda Fabrizio Colonna (1848-1923), Vicepresidente della Camera dei deputati e Senatore dal 1889- Nel ramo di Zagarolo che si estinse nel 1661, troviamo: Marcantonio, cardinale (1523-1597), Ascanio, cardinale (1555-1608), Pompeo che difese Malta contro i Turchi e combatté a Lepanto, Marzio, figlio di Pompeo, generale di papa Clemente VIII, che ebbe parte nella vicenda di Beatrice Cenci (1599).

Altri membri di questo ramo della famiglia nel XX secolo, furono Fabrizio senatore del Regno, Piero governatore di Roma e Guido noto uomo diplomatico .

Altri Colonna illustri[modifica | modifica wikitesto]

Il ramo di Palestrina continuò nonostante la vendita del feudo ai Barberini (1630), poiché Urbano VIII trasferì a Carbognano il titolo principesco. Nel ramo troviamo: Francesco Colonna (m. 1636) che combatté a fianco di Alessandro Farnese nelle Fiandre; Giulio Cesare Colonna, principe di Carbognano, che sposò Cornelia Barberini, ultima discendente della famiglia. Da allora il ramo Palestrina si chiamò Barberini-Colonna di Sciarra, estinguendosi nella linea maschile con Urbano Colonna, tenente pilota caduto in combattimento nei cieli di Malta nel 1942. La discendenza prosegue per via femminile, attraverso Mirta, la figlia primogenita di Urbano Barberini-Colonna di Sciarra.

Dai Colonna di Roma discenderebbero i Colonna di Corsica il cui primo membro di spicco del casato sarebbe stato Ugo Colonna detto Magno, chiamato così in onore dello zio il conte di Provenza, principe di Corsica, che a capo di 2500 uomini conquistò l'isola sottraendola ai Mori nell'816, fondando altri rami della dinastia.

  • I Colonna d'Ornano
  • I Colonna d'Istria
  • I Colonna di Leca, ramo al quale appartennero Don Juan De Mafiara di Leca Colonna di Siviglia, personaggio noto come Don Giovanni, e Rodolfo di Leca, capitano generale delle truppe di Vlad di Valacchia (Drakul)[8]
  • I Colonna Della Rocca
  • I Colonna Cristinacce
  • I Colonna Bozzi, a cui appartenne Donna Maria Colonna Bozzi, bis nonna dell'Imperatore dei Francesi Napoleone Bonaparte.

Il ramo siciliano[modifica | modifica wikitesto]

Come scrive il Mugnos[9] due rami fecero passaggio in Sicilia; l'uno come riferisce anche Inveges per i fratelli Federico Colonna Romano, cognominato così per la sua patria, ed uno dei primari capitani dell'imperatore Federico II re di Sicilia, e Giovanni Arcivescovo di Messina (1255), figli di Giordano II signore di Zagarolo. Commendasi di questa prima linea Tommaso Colonna-Romano, da codesta linea si dipartirono diversi rami: i Baroni di Cesarò (poi duchi), i Baroni di Fiumedinisi (poi marchesi), i Baroni di San Calogero Godrano, i Baroni di Iancascio e Realturco, e i Principi di Lascari, i Duchi di Reitano, i Baroni del Biscotto, i Baroni di Francavilla Oliveto, ecc. Il ramo dei Colonna Duchi di Cesarò rientra tra i pari del Regno di Sicilia. Epigoni di detta linea mantengono il cognome Colonna Romano in Palermo e Roma.

L'altro ramo dei Colonna venne da Roma nell'isola per un Francesco Giovan Battista Colonna capostipite di quel che sarà il ramo di Resuttano, costui bandito da papa Eugenio IV, successore al soglio pontificio di Martino V (al secolo Oddone Colonna), se ne passò in Sicilia, a Palermo, nella prima metà del XV secolo, e qui prese per moglie la figlia di Tommaso Colonna-Romano, che gli portò in dote il feudo della Favarotta; non potendo più ritornare a Roma ottenne dal re Alfonso la Castellania e la Custodia della Città di Termini, ove si stabilì. Commendasi di questa linea Giovan Battista Romano e Ventimiglia: II Barone di Resuttano, figlio di Giovanni Forte (I Barone, maritalis nomine, di Resuttano) e Caterina Flodiola e Ventimiglia (Baronessa di Resuttano e di Rachilebbi ed erede del padre Barone Giovan Silvestro Flodiola, che aggiunse al proprio cognome quello dei Ventimiglia), III Barone del Ponte di Termini e della Favarotta, nonché paggio dell'imperatore Carlo V che ospitò nel castello di Resuttano. Epigoni di questo ramo furono riconosciuti cugini, con atto di legge, nel 1659 a Roma dal Principe di Paliano. Il ramo principale di detta linea mutò il cognome Romano Colonna in Romano Ventimiglia, per poi abbandonare quest'ultimo e risiedere in Palermo; in detto ramo risulta estinta[10] la famiglia Gagliano di Picardia De Ballis (Ballo) da cui perviene il titolo di Marchesi di Buonfornello e un ramo dei Cardona (Incardona) di Sicilia.

Si ricordano:

Cardinali Colonna[modifica | modifica wikitesto]

(tra parentesi l'anno della nomina)


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Va ricordato che la Gens Julia non discende da Enea, in quanto tale parentela è stata artificiosamente creata da Virgilio per compiacere Augusto; va inoltre tenuto presente che la gens Julia stessa si è estinta con Caio Giulio Cesare e con il suo cugino Lucio Giulio Cesare; se è mai esistita una parentela tra i conti di Tuscolo ed i Cesari, questa è avvenuta per vie traverse e indirette, ossia attraverso donne, adottati e parentele lontane, tutti elementi perseguiti dalla Lex salica, che ha sempre considerato la discendenza, o ascendenza, diretta o di sangue, ossia tra padre e figlio, con privilegio del primogenito.
  2. ^ voce Benedetto IX, in Dizionario Biografico degli Italiani, Ed. Treccani
  3. ^ Liber Pontif., ed. Duchesne, II, p. 307.
  4. ^ v. voce Pasquale II in Enciclopedia dei Papi.
  5. ^ L'appartenenza alla famiglia di questo cardinale accolta dallo storico Pietro Fedele è ritenuta dubbia da altri storici: v. voce Colonna di Pietro Fedele in Encicolpedia Italiana (1931); voce Giovanni di San Paolo a cura di Laura Gaffuri in Dizionario Biografico degli italiani; voce Giovanni Colonna a cura di Werner Maleczek, in Dizionario cit.
  6. ^ Va detto che questa versione dei fatti è quella canonica. In realtà in Roma era impossibile essere, data la vicinanza del papa e soprattutto dati gli stretti legami che intercorrevano tra le famiglie baronali e la Curia, Guelfi o Ghibellini nel senso stretto del termine. Potevano esservi legami o simpatie ma all'interno della stessa famiglia alcuni esponenti potevano scegliere di seguire il partito filo angioino e altri seguire gli aragonesi rimanendo, la famiglia nel suo insieme, sempre fortemente legata al papato.
  7. ^ Diaria Rerum Romanarum (Diario della città di Roma di Stefano Infessura), p.139
  8. ^ Questa stirpe andò delineandosi nei Balcani, imparentandosi con alcune dinastie, quali i Comneni, della casa imperiale bizantina, i Thopia, i Castriota, gli Angeli e i Musacchio, e tra quelle italiane i Fregoso, i Malaspina, gli Sforza, per poi ritornare in Italia presso il Fermano, nello stato della Chiesa, dapprima a Sant'Elpidio a Mare, presso il Castello dei marchesi Guerrieri, per poi stabilirsi a Porto Fermo
  9. ^ V. "I Ragguagli..." in bibliografia.
  10. ^ V. atto di matrimonio presso il registro dello stato civile di Palermo, anno 1941, tra don Vincenzo Romano Valenti fu GiovanBattista e donna Aurora Maria Gagliano Incardona fu Gaetano.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Borgese, Delle Famiglie siciliane nobili e illustri vissute in Polizzi tra il XII e il XIX secolo, Palermo, 1998.
  • Coppi Antonio, Memorie colonnesi, Roma 1855.
  • Anthony Majanlahti, Guida completa alle grandi famiglie di Roma, Milano, 2005.
  • Filadelfo Mugnos, Historia della augustissima famiglia Colonna, Venezia, 1658.
  • Filadelfo Mugnos, I Ragguagli Historici del Vespro Siciliano, Palermo, 1645.
  • Mario Tosi, La società romana dalla feudalità al patriziato, Ed. di Storia e Letteratura, 1968.

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