Christine Wechdorn
Christine Wechdorn (Graz, 22 agosto 1939 – Roma, 15 febbraio 1989) è stata una pittrice austriaca.
Italiana per adozione nasce a Graz, in Stiria (Austria), nell'estate del 1939, poco prima dello scoppio della guerra, che le strappa il padre Joseph, disperso giovanissimo in Russia: un vuoto che lascia in lei profonde tracce, ma dal padre musicista (studiava per direttore d'orchestra) Christine eredita la sensibilità artistica che la porterà ad apprezzare oltre alla pittura, alle arti figurative, la musica e la letteratura. Ad occuparsi di lei è quindi la madre, Maria, a prezzo di grandi sacrifici.
Dopo il liceo artistico Christine si trasferisce per un paio d'anni a Vienna, dove studia musica e disegno. Parte quindi per l'Italia, prima Trieste poi Roma, dove si stabilisce. Oltre alla musica studia recitazione presso l'Actor Studios di Claudio Triscoli, lavora nella moda e nella pubblicità, e fa qualche particina in TV e in teatro.
Nel 1966 conosce Guido Credazzi Salvi, che nel febbraio del '67 diventerà suo marito: vanno insieme a Milano per alcuni mesi, quindi tornano a Roma, dove Christine ricomincia ad interessarsi di pittura: frequenta molte mostre, legge libri, fa qualche schizzo.
Nel maggio del 1969 va a vivere a Milano, dove il marito, giornalista, è stato trasferito. A Milano decide di dedicarsi a tempo pieno alla pittura. Si iscrive allo studio di Augusto Colombo per migliorare la propria tecnica e studiare il nudo dal vero, prende poi uno studio con altre due artiste, Donatella Castellazzi e Paola Piva. Partecipa alle prime mostre collettive, ottiene qualche premio.
E intanto legge di tutto, ma in particolare poesia, psicologia, biografie e memorie di artisti, romanzi e saggi scritti da donne. Frequenta con assiduità teatri e concerti, ma anche il buon cinema. Nel 1975 vince il premio nazionale di pittura Gattarella-Gargano, e poi torna a Roma, dove il marito è stato trasferito.
E si trova immersa nel vortice del femminismo. Per qualche tempo trascura la pittura per dedicarsi anima e corpo ad attività politiche e sociali (diventa, con Maria Rosa Vigorita, l'anima del consultorio autogestito di via del Governo Vecchio, l'ex pretura occupata trasformata in casa delle donne), partecipa a dibattiti, viaggia per convegni, va a parlare nelle scuole.
Non dimentica però di essere pittrice: è suo il bozzetto che invita a firmare per una legge contro la violenza sessuale. Poi, però, pur senza abbandonare la militanza femminista, torna alla pittura, prende uno studio, poi un altro, un altro ancora. Il suo rigore e perfezionismo limitano però la sua produzione: per fare un quadro impiega anche due mesi, se appena qualche cosa non è come lei vuole, cancella, distrugge.
Ora partecipa a molte mostre, in Italia e all'estero, ottenendo anche significativi riconoscimenti. Intanto appassionatissima di viaggi, per lei fonte inesauribile di suggestioni e ispirazioni, visita Algeri e l'Egitto (si innamora del deserto che le ispirerà alcune magnifiche tele), Francia, Russia, Inghilterra, Grecia, Spagna, Scozia, Danimarca, Svezia, Olanda, oltre che l'Italia di cui conosce ogni cantuccio. Torna anche ogni anno in Austria. Si interessa di psicanalisi, e alcune sue opere ne sono influenzate: per due anni frequenta un corso di psicologia familiare, va per due volte in analisi.
E intanto matura artisticamente anche con lo stimolo di altri artisti, come la pittrice irlandese Ann Donnelly, cui la legano un grande affetto e una pari sensibilità.
In occasione della sua mostra personale all'Istituto di cultura austriaco, nel gennaio del 1987 scrive di lei Enzo Bilardello sul "Corriere della Sera": Austriaca, ricorda in maniera impressionante la pittura di Afro. Tuttavia non l'Afro più aspro, quello animato dai moti convulsti della linea, dalla sovrapposizione di colori stridenti, quanto piuttosto l'Afro più tonale, quello delle belle e pacate stesure armonizzate. La Wechdorn se ne diversifica per il fatto che le sue campiture non prevedono una grande gamma di colori e inoltre sono come viste entro un'atmosfera umida e vaporosa oppure sotto un velo d'acqua, in modo da potenziare il versante evocativo e onirico dell'immagine. Il colore predominante è l'azzurro, lo scioglimento liquido di una forma nell'altra. È una pittura astratta che mantiene, proprio come nel sogno o nel ricordo, qualche residuo figurale: un portale il cui andito è di una densità impenetrabile in "LAGUNA"; il frangersi delle onde sulla scogliera in "DOVER"; una gradazione di verdi sfatti, morbosi o, meglio, maladives il "GIARDINO VELENOSO". L'unica opera che si distacca è "TERRA DI CONFINE" orchestrata su delicati passaggi tonali e trascolorazioni dal giallo al bruno al marrone: cambia il tema, la sostanza figurativa, ma non la sensibilità con la quale la pittrice governa l'immagine.
E le suggestioni delle sue opere sono ben colte anche da Gabriella Dalesio, che su "Paese Sera" scrive, fra l'altro: "PASSAGGIO DI CONFINE" è una delle opere che Christine Wechdorn ha esposto insieme ad altre dell'85 e dell'86 in una sua personale all'Istituto austriaco di cultura a Roma. "TERRA DI CONFINE" tra luce e forme in cui la monocromaticità delle sue opere si addensa in grumi scuri di forme, aperte ad un impulso he l'artista ha in sé di immergersi nel caos. Caos il cui senso lei ancora non sa. Rischio di chi vuole definire i contorni e attende l'alba, come li stessa mi dice "momento purificatore, l'inizio di ciò che può essere, tutto da definire". Momento di passaggio in cui il fluire del tempo acquista forma e luce nei limiti dell'atteso. "PASSAGGIO DI CONFINE" è per Christine l'inizio di una nuova ricerca in cui l'immersione nel caos è elemento indispensabile. Caos o forse meglio confine di cui la luce si fonde nella forma aperta verso un abisso che solo ora Christine si azzarda ad esplorare. "Immergersi negli opposti - mi dice - è per me ora essere capace di esprimersi nella tradizione verso questa terra di confine", verso il non detto, il non visto.
Già da qualche anno Christine ha aderito a Intakt, associazione artistica femminile internazionale, e ora pensa di trasferire questa esperienza in Italia. E con Simona Weller e altre fonda D.U.N.A. (Unione Nazionale Donne Artiste) che dà vita a numerose iniziative, come una grande mostra internazionale di donne a Narni.
Nello stesso 1987 una giuria presieduta da Antonio Pinelli, con Ugo Attardi, Giuseppe Gambino, Sergio Morico, Sandra Orienti, Vanni Ronsisvalle, Giovanni Rosito, Piero Santi, Giuseppe Selvaggi e Gianni Raviele, le assegna una dei premi Rossana Calabro, con questa motivazione: Christine Wechdorn offre un coraggioso messaggio di rinnovamento, un rigoroso esempio di pittura dinamica, in un alternarsi di motivi tenuti insieme da una grande armonia compositiva. L'arte è intesa come ricerca di un nuovo linguaggio pittorico. Liberata dal peso oggettuale, la pittura della Wechdorn si rifugia nel colore, arrivando a realizzazioni che rivelano un intenso processo intuitivo.
E sul catalogo della mostra "Tra figurazione ed astrazione" che si svolge a Viterbo l'anno dopo, scrive di lei Anna Cochetti: L'opera di Christine Wechdorn è attraversata da un'interna tensione psicologica, da una scommessa emotiva, quella cioè, di rendere leggera, imponderabile la materia - che costituisce la base del suo fare pittorico - attraverso un'operazione di sottrazione di peso affidata al colore che interagisce col sostrato materico, amalgama pregno di gesso, di caolino, di polveri e grani e scaglie di cemento. Ma la scommessa viene confutata e delusa nell'attimo stesso della sua realizzazione, perché la Natura percorsa e percossa cela insidie, che l'artista capta e vaticina ed imprime nella memoria della materia e del colore. Così nell'incorporea libertà degli aggregati materici dell'illimitato e dell'indefinito, nel fluttuare e nel vorticare al di qua o al di là della tela, in acquatiche o siderali o vagetali immensità, senza spazio e senza tempo, deflagrano meteore materico-cromatiche - che significano l'agguato della disarmonia, il rischio - che transitano e seminano scorie, che la densa superficie pittorica assorbe e trascina in echi e rimandi e traduce, altrove, in gocce e tracce di altra materia e di altro colore. Così, su di una dominante di bianchi o grigi azzurrigni, intrisi di riflessi pulviscolari, si rivela la macchia repentina di un rosso aggrumato o di un viola fondo, a gridare armoniche dissonanze o a mimare il tacito vibrare di un acuto, monito di un rischio apocalittico che può essere rimosso ma non domato. Del referente naturalistico ("GIARDINI", "LAGUNE") resiste un'allusiva citazione cromatica nella scelta, appunto, dei verdi, dei grigi e degli azzurri, cui le tonalità acide, marce o polverose conferiscono una particolare valenza semantica, connotandole di una forte carica emozionale di segno negativo. Infine fuori dell'esplorazione e dell'esplosione materico-naturalistica, inizia la discesa nell'indistinta materia psicologica, a proseguire - tra le concrezioni del vissuto e della memoria - le tracce labili e mosse, sempre interrotte di un "FILO ROSSO" che riannodi le intermittenze dell'io, per restituir loro, forse, compiutezza d'immagine e totalità di senso.
E in occasione della mostra internazionale di Genazzano, Beatrice Moriones scrive sul catalogo: Quella gamma di sfumature che si concentra talvolta in un colore colmo di molteplici luci e di tanti viaggi cromatici, da quelle forme di una certa tristezza calda, che sembrano slanciarsi generosamente verso una forma di altri sui quadri: tutto crea una sensazione di continuità avvolgente come se le sue tele fossero frammenti di un'unica tela in costante movimento e trasformazione. Il suo messaggio poetico sottilmente imbarazzato e la delicata sensualità catturata nei suoi quadri possono nascondere l'origine che invece è certamente solare, e lo sguardo vivo, impertinente e infinitamente sereno di Christine.
Nello stesso 1988 viene invitata per una mostra personale a Vienna, alla galleria Intakt, e riceve anche un premio del Ministero della Cultura. Ma è già stata aggredita dal male. Nel 1986 le è stato asportato un tumore maligno al seno e dopo due anni la terribile malattia si ripresenta.
Christine muore il 15 febbraio del 1989, a soli 49 anni. Fino a poche settimane prima aveva continuato a dipingere.
Qualche giorno dopo il quotidiano "Il Manifesto" pubblica, con ampio risalto (titolo a tutta pagina "I colori di una donna") questa lettera ricordo inviata dalle compagne del Movimento di Liberazione della Donna: Chi, femminista, ha seguito i percorsi della militanza romana, dall'occupazione del Governo Vecchio (ottobre '76) al Buon Pastore, si è trovata a fianco una straordinaria austriaca di Graz, Christine Wechdorn, trasferita a Roma giusto in tempo per offrire la sua infaticabile e gioiosa vitalità al movimento delle donne. Christine è morta il 15 febbraio di tumore, una lunga malattia sopportata con dignità: fino all'ultimo pronta al sorriso e all'interesse verso le altre. Aveva 49 anni. Pittrice di professione, aveva accantonato questa attività per dare spazio alla passione politica. Fu attivissima con quelle di noi che organizzarono il consultorio self help di M.L.D. al Governo Vecchio e che avviarono una lunga ricerca sugli anticoncezionali, era ai tavoli per la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare contro la violenza sessuale, era una presenza fedele anche nelle lotte per l'aborto libero. Aveva insomma catapultato la sua creatività dell'arte nella politica delle donne. Fondò con altre di noi anche la prima radio donna (radio Lilith), animò dibattiti nelle scuole sull'educazione sessuale. Dopo l'82 riprese a dipingere, creando un rapporto di osmosi tra militanza, ricerca artistica interesse per gli oppressi. Donò un quadro per la mostra contro l'Apartheid nell'87 ("CONTRO L'APARTHEID") e partecipò a collettivi quasi sempre di sole artiste. Sua fu l'idea di creare un'associazione di sole artiste, come la Intakt austriaca, e ci riuscì nel 1987 con D.U.N.A. (Unione Nazionale Donne Artiste), quando era già malata. Vinse il premio Città della Magna Grecia a Rossano nel 1987 e quello del Ministero della Cultura Austriaca per una mostra a Vienna, lo scorso anno. Non poté essere presente. L'essere artista le aveva permesso di coniugare l'ingenuità al rigore, disponibilità a severità di scelte amicali, come una vera laica. Con Christine accanto, nessuna di noi si è mai sentita sola.
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