Chindasvindo

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Chindasvindo
Immagine di Chindasvindo negli archivi della Biblioteca Nacional de España
Immagine di Chindasvindo negli archivi della Biblioteca Nacional de España
Re dei Visigoti
In carica 642 - 653
Predecessore Tulga
Successore Reccesvindo
Nascita ca. 563
Morte Toledo, 653
Consorte Riciberga
Figli Reccesvindo
Teodofredo

Chindasvindo dei Visigoti, Chindasvinto in spagnolo, Khindasvint in catalano e Chindasvinto in portoghese (563Toledo, 1º ottobre 653), fu re dei visigoti dal 642 al 653.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Di Chindasvindo non si conoscono le origini.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 641, all'età di circa 79 anni, capeggiò una ribellione contro il re Tulga, e fu proclamato re da una parte della nobiltà, senza l'appoggio del clero. Forse assunse il potere già dal 641 (con Tulga rinchiuso in un monastero), ma forse la ribellione fallì.

Comunque il 30 aprile del 642, alla morte di Tulga, fu eletto re dalla nobiltà e dai vescovi, secondo il canone n° 75 del IV Concilio di Toledo.

Di carattere forte e volitivo, Chindasvindo sottomise la nobiltà ed il clero al potere reale. Per prevenire ogni tentativo di eventuale ribellione, colpì la nobiltà, sia elevata (con 200 esecuzioni), che piccola (con 500 esecuzioni), solo per il semplice sospetto. Accompagnò le esecuzioni con condanne all'esilio e confisca dei beni, tutto senza che alcuna ribellione si fosse verificata, senza avere alcuna prova che si tramasse contro la corona.

Nel VII Concilio di Toledo, convocato il 16 ottobre 646, furono confermate tutte le punizioni inflitte, che furono estese a tutti coloro che si opponevano non solo al re ma anche ai membri del clero che erano fedeli al re. In questo concilio fu approvato un canone che imponeva pene gravissime, quali scomuniche e confisca dei beni per ribelli o emigrati che chiedevano l'aiuto di monarchi stranieri, che erano esortati a non concedere aiuto. Questo porta a pensare che molti nobili, che, nel periodo delle esecuzioni erano riparati all'estero (regno dei Franchi oppure Nordafrica) ora, da lì, cercavano, con ogni mezzo, di suscitare nuove insurrezioni.

Schiacciata ogni opposizione portò il regno alla pace e all'ordine, che non si era mai visto prima (negli undici anni del suo regno non si verificò alcuna sollevazione). Negli annali ecclesiastici Chindasvindo è ricordato come un benefattore, in quanto parte dei terreni che venivano confiscati erano stati donati alla chiesa, che lo ricompensò favorendo il principio dell'ereditarietà della successione; con l'appoggio del clero, il 20 gennaio 648, fece incoronare (correggente) il proprio figlio Reccesvindo, che da quel giorno fu il re effettivo[1], ripristinando così una monarchia ereditaria.

Chindasvindo (642-653).
Chindaswinth tremissis 642 76001708.jpg
+CN•SVINLVS PX, busto di fronte +ISPLLIS PIVS, busto di fronte
AV, tremisse (1.56 g, 6h). Zecca di Hispalis (Siviglia).

Migliorò la situazione finanziaria del regno oltre che tramite le confische anche con più equo ed efficace sistema di tassazioni.

In campo militare, oltre alla campagna contro i Vasconi, schiacciò la ribellione che era nata nella provincia della Lusitania. Le ultime settimane del suo regno o le prime di quelle del suo successore furono caratterizzate dalla ribellione di Froia con l'appoggio dei Baschi

Con l'assistenza di Braulio, vescovo di Saragozza, Chindasvindo cominciò ad elaborare un codice che fosse valido sia per i visigoti che per gli ibero-romani, riunendo così le leggi della lex Romana Visigothorum o Breviario di Alarico, che regolava i diritti degli ibero-romani, a quelle del Codice di Leovigildo, usato per i Goti. Il codice fu promulgato da figlio Reccesvindo, nel 654, un anno dopo la sua morte e fu chiamato Liber Judiciorum o Forum Judiciorum ed è noto anche come lex Reccesvindiana.

Passò gli ultimi anni di vita dedicandosi ad opere di pietà. Finanziò la costruzione di un monastero, nei pressi di Valladolid, lungo il corso del Duero, in cui, alla sua morte, avvenuta nel 653, fu sepolto accanto alla moglie Riciberga.

I re Visigoti Chindasvindo, Reccesvindo e Egica secondo il Codex Vigilanus o Chronicon Albeldense[2].

Secondo lo storico inglese, Edward Gibbon, durante il regno di Chindasvindo, cominciarono le razzie degli arabi nella penisola iberica, per l'esattezza nel periodo di Othman, terzo califfo ortodosso islamico (644 - 656), si ebbero delle scorrerie di navi pirate lungo le coste dell'attuale Andalusia nella provincia Betica.

Il giudizio del suo contemporaneo, Sant'Eugenio (?-657), vescovo di Toledo, fu negativo, lo definì: empio, ingiusto ed immorale.

Matrimonio e figli[3][modifica | modifica wikitesto]

Chindasvindo dalla moglie Riciberga (morta dopo il 18 ottobre 646, data in cui risulta che assieme al marito fece una donazione ad un monastero) ebbe due figli:

  • Reccesvindo (?-672), che successe al padre sul trono dei Visigoti
  • Teodofredo (ca. 645-702), che durante il regno di Egica, per ordine del re, fu accecato, per impedirgli di poter essere pretendente al trono[4], e poi durante il regno di Witiza, sempre per ordine del re fu ucciso.

Dopo il 687, aveva sposato Ricilo da cui aveva avuto due (o tre) figli:

    • Roderico (ca. 688-ca. 711), futuro re dei Visigoti
    • Nome sconosciuto che fu governatore di una cittadella vicino a Toledo, al momento della conquista da parte degli Arabi.
    • Favila (figlio presunto, non esiste alcuna prova della parentela), duca di Cantabria, dignitario alla corte del re Egica, fu ucciso dal futuro re Witiza, prima del 702. Favila era il padre di Pelagio, primo re delle Asturie, quindi diretto discendente di Chindasvindo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 649, Chindasvindo abdicò a favore del figlio Reccesvindo.
  2. ^ Il Codex Vigilanus o Chronicon Albeldense è una cronaca storica della penisola iberica, che narra le vicende del regno visigoto, della conquista musulmana, della reconquista, partita dal Regno delle Asturie, sino all'inizio del regno di Alfonso III delle Asturie, scritta nell'881.
  3. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti
  4. ^ Durante tutto l'alto medioevo, non solo per i Visigoti, la cecità era un indiscutibile impedimento per poter accedere al trono.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 743–779
  • H.J. Roby, Il diritto romano, in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 628–687

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sovrani visigoti Successore
Tulga 642 - 653 Reccesvindo

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