Chiesa di Santa Teresa (Torino)

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Chiesa di Santa Teresa d'Avila
La chiesa, vista da Via Santa Teresa
La chiesa, vista da Via Santa Teresa
Paese bandiera Italia
Regione Stemma Piemonte
Località Torino-Stemma-trasparente.pngTorino
Religione Cristiana cattolica di Rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Anno consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione XVII secolo
Completamento XVIII secolo
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

La chiesa di Santa Teresa è un edificio religioso di Torino, in stile barocco, sito in Via Santa Teresa, non lontano da Piazza San Carlo.

Indice

[modifica] Storia

La chiesa fu costruita per i padri carmelitani su iniziativa della Madama Reale Cristina di Francia nel 1642, nell'ambito del nuovo ampliamento della città; sembra infatti che nel cantiere venissero utilizzate le pietre dell'adiacente Porta Marmorea, una delle quattro porte di epoca romana. Il progetto viene tradizionalmente attribuito ad Andrea Costagurta, anch'egli carmelitano, molto legato alla casa regnante sabauda, che portò la fabbrica quasi a completamento.

La chiesa subì rilevanti danni dai bombardamenti del 1943, la facciata rischiò di staccarsi e parte del tetto venne distrutto provocando danni all'interno tra cui una delle due porte intarsiate dal celebre ebanista Pietro Piffetti. Gli eventi bellici sono inoltre responsabili della distruzione degli edifici attigui che, ricostruiti malamente nel secondo dopoguerra, ne rovinano la visione esterna.

[modifica] Descrizione

Agli inizi del XVIII secolo il cantiere passò a Filippo Juvarra che ne completò la struttura e gran parte delle decorazioni. La facciata, chiaramente ispirata a quella della chiesa di Santa Cristina nella vicina Piazza San Carlo dello stesso Juvarra, verrà costruita su progetto di Carlo Filippo Aliberti, allievo di Benedetto Alfieri, nel 1764.

[modifica] Interno

All'interno, delle numerose opere che ornano l'edificio spiccano la cappella di Sant'Erasmo, che custodisce le ceneri di Cristina di Francia, e lo splendido crocefisso di Stefano Maria Clemente, nei transetti le preziose cappelle juvarriane ornate da dipinti del Conca e del Martinez e lo splendido altare centrale, sempre opera dell'architetto messinese.

Tra le altre opere rilevanti vanno segnalate le tele e gli affreschi di Corrado Giaquinto e sculture del Carlo Antonio Tantardini. La cupola, senza tamburo, è affrescata dal Luigi Vacca (1820). Lo scultore Giuseppe Sala di Lugano il 1º aprile 1677 su indicazioni di Amedeo di Castellamonte (ma in base al progetto del padre Carlo di Castellamonte), costruì l'altare del Crocifisso per la somma totale di 1270 ducatoni, e per la stesso altare scolpì le otto statue che lo ornano, tra cui, nel biennio 1680-1681, le statue della Madonna Addolorata e di san Giovanni Evangelista che mostrano non poche affinità stilistiche con le statue di Dionigi Bussola al Sacro Monte di Varese[1].

La sua maggiore impresa del Sala con il conterraneo Francesco Borelli di Cadro (?) fu la realizzazione dell'altare maggiore, opera commissionatagli dal marchese Federico Tana che deteneva il giuspatronato dell'intero presbiterio. Il contratto di allogazione fu firmato il 29 febbraio 1679 con cui si impegnava a fornire i marmi e poi a realizzare le sculture necessarie. I marmi di prevalenza di origine lombarda furono: il nero di Bergamo, la macchia vecchia o broccatello di Arzo, il nero di Frabosa Soprana, il bianco di Gassino Torinese e San Martino e per il tabernacolo la Nervona. Virgilio Fossati dovette fornire ben dieci colonne di macchia vecchia d'Arzo estratta dalla cava già utilizzata per le colonne della cappella del Santissimo Rosario e dell'altare di Sant'Antonio da Padova della chiesa di Santa Maria degli Angeli, quest'ultimo eretto dai fratelli Andrea e Carlo Gabriele Casella, figli del fu Bernardino Casella. Terminato nel 1683 costò la bellezza di quindicimila lire. Nel 1844 l'altare fu smontato e rimontato in maniera poco chiara[2].

[modifica] Note

  1. ^ Mana, 2011, 248-251.
  2. ^ Mana, 2011, 253-254.

[modifica] Bibliografia

  • Luca Mana, Giuseppe Sala da Lugano. 'Scultore in pietra' e commerciante di marmi nella Torino di secondo Seicento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Roma nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011, 246-259.

Arabella Cifani, Franco Monetti, L'altare di San giovanni della Croce a Santa Teresa; Il Theatrum doloris e l'altare maggiore di santa Teresa, Note di scultura, in: A. Cifani e F. Monetti, Arte e artisti nel Piemonte del '600.Nuove scoperte e nuovi orientamenti, Torino 1990.

[modifica] Voci correlate

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