Chiesa di San Francesco d'Assisi (Torino)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Chiesa di San Francesco d'Assisi
[[File:|240px|Chiesa di San Francesco d'Assisi (Torino)]]
Paese bandiera Italia
Regione Piemonte
Località Torino
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Anno consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico barocco
Inizio costruzione 1608
Completamento 1761
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

La chiesa di San Francesco d'Assisi è un edificio religioso di Torino in via San Francesco d'Assisi, a poca distanza dal Palazzo di Città.

Indice

[modifica] Storia

Era molto forte il legame tra il comune e i frati francescani poiché essi si occupavano della custodia della cassa e dell'archivio comunale. La prima chiesa francescana venne eretta a Torino in una data posteriore l'anno 1214, in una zona vicina al centro dell'attività economica della città.

[modifica] Descrizione

Già nel secolo XVI la deplorevole condizione dell'edificio gotico aveva fatto nascere l'idea di un suo abbattimento, ma solo nel secolo successivo si procedette ad un intervento risanatorio; a partire dal 1608 si avviarono la ristrutturazione e l'aggiornamento della decorazione pittorica, impostati su un impianto a tre navate voltate. L'assetto attuale è dovuto al progetto del 1759 dell'architetto Bernardo Antonio Vittone.

Mario Ludovico Quarini allestì il progetto per la nuova facciata in stile neoclassico dopo il 1885, anno in cui viene allargata l'antistante via san Francesco d'Assisi. Di ordine unico, essa è tanto imponente da nascondere la struttura tardogotica della chiesa; è spartita da lesene e colonne scanalate, con un'accentuata trabeazione e un frontone centrale.

[modifica] Interno

All'interno l'aula longitudinale a tre navate presenta sei cappelle laterali commissionate da famiglie nobili e da alcune corporazioni professionali e di mestiere: sarti, fabbri, speziali, causidici e avvocati; l'altare maggiore in marmi policromi progettato dal Vittone reca la pala d'altare raffigurante la Madonna col Bambino con sant'Anna, san Francesco e santa Caterina d'Alessandria attribuita a Federico Zuccari.

Risalenti agli interventi del secolo XVII sono la costruzione della nuova cappella della Compagnia di Sant'Anna dei Luganesi[1] iniziata il 25 febbraio 1636 grazie a numerose donazioni[2]; capomastro della fabbrica fu Domenico Stazio di Massagno col socio Pietro Antonio Tosetti di Gentilino; dal 4 luglio 1637 responsabile della decorazione a stucco fu Alessandro Casella di Carona e nello stesso anno furono retribuiti Bernardino Casella per la bocca della sepoltura e Bernardino Buzzi di Viggiù per lo sternito davanti alla cappella. I lavori scultorei in pietra più raffinati furono assegnati a Francesco Vanelli di Grancia esecutori degli scalini in pietra davanti all'altare. Il 26 luglio 1637 in occasione della festa di Sant'Anna venne incaricato Cristoforo Capodoro per ulteriori lavori in stucco. Nel 1644 si dovettero restaurare la volta e la copertura della cappella dandone l'incarico al citato Tosetti e ad Antonio Piscina della Valsolda. Nel 1645 si mise in opera la separazione tra la cappella e la navata laterale della chiesa su disegno del Tosetti mentre Bernardino casella promette di fare le sue cimase.

Nel 1655 alcuni benefattori fornirono gli scalini lustri, i pilastri le basi e le cimase; Battista Casella realizzò due pilastri, Carlo Buzzi due pilastretti mentre Carlo Ferretti di Torre fu retribuito per tutte le pietre della balaustrata[3].

La chiesa fu affrescata nel 1655 dai pittori Giacomo Casella e Giovanni Andrea Casella che nel biennio 1658-1659, grazie alla donazione dell'abate Antonio Vigniotto, decorarono anche la cappella della Compagnia di Sant'Anna dei Luganesi[4] (la seconda a sinistra, concessa nel 1636 alla Compagnia che raccoglieva ingegneri, architetti, stuccatori, pittori, mastri da muro e artisti provenienti dal Luganese e dal Milanese, attivi presso i cantieri del ducato sabaudo: a loro si devono gli stucchi che rappresentano gli strumenti della professione), e la cappella del transetto destro, progettata da Giovanni Valle nel biennio 1695–1696, più volte rimaneggiata. Subì ancora trasformazioni e protagonista dei primi interventi è lo stuccatore Francesco Maria Bettino che nel 1713 ricevette l'incarico per gli apparati decorativi in stucco, e che nel 1724, con Pietro Somazzi, realizzò la decorazione a stucco delle pareti della Scuderia Grande nella Reggia di Venaria Reale.

Nel 1740 il capomastro Carlo Francesco Bettino associato a Bernardino Maffei fece due colonne contro le lesene situate all'ingresso della cappella e gli apparati architettonici interni. Nel biennio 1762-1763 Secondo Casella, Girolamo Aprile e Giovanni Battista Sanbartolomeo[5] coprirono di marmi i lati della cappella e procedettrero all'indoratura degli stucchi. Ancora nel 1763 il pittore Antonio Guala fu pagato per la doratura degli stucchi[6]. Al capomastro Giovanni Battista Bettino fu affidato anche il controllo degli altri artisti attivi nel cantiere, oltre all'esecuzione delle opere di cui è direttamente incaricato[7].

Nella seconda cappella di destra, intitolata al Crocifisso, notevoli sono le sculture lignee realizzate da Carlo Giuseppe Plura (Crocifisso) e Stefano Maria Clemente (angeli) così come quelle nella quinta cappella di destra, dedicata all'Immacolata Concezione, eseguite da Giovanni Battista Bernero. La prima cappella a sinistra, dei Santi Cosma e Damiano, conserva l'altare del 1772 di Francesco Martinez. Nella sesta cappella a sinistra, intitolata a San Pietro conserva la pala di Claudio Francesco Beaumont con la Consegna delle chiavi al santo titolare, sistemata al centro dell'altare.

L'architetto Vittone modificò l'impianto e le coperture del presbiterio, ornato dagli affreschi di Michele Antonio Milocco, e si occupò delle soluzioni decorative delle volte e della realizzazione dell'altare maggiore, e degli altari del Crocefisso e di Sant'Antonio da Padova. Luigi Michele Barberis realizzò la cappella di Sant'Omobono. Sotto la mensa dell'altare maggiore è conservata una reliquia di Sant'Innocenzo, mentre ai lati spiccano le grandi figure di angeli della scuola di Stefano Clemente.

Il presbiterio, a pianta quadrata, è coperto con una volta decorata con gli affreschi di Michele Antonio Milocco, autore anche della Gloria di san Francesco dipinta sulla volta del coro. Nelle navate laterali sono notevoli il pulpito con baldacchino a pannelli finemente intagliati e i confessionali barocchi tra cui alcuni coronati dallo stemma francescano con le braccia incrociate.

[modifica] Note

  1. ^ Dalle carte dell'archivio della Compagnia si deduce che essa nel 1620 aveva già una cappella nella chiesa.
  2. ^ All'atto di fondazione della cappella presenziarono il pittore Isidoro Bianchi coi figli Pompeo e Francesco, i capomastri Martino Buzzi, Andrea Muschio, Antonio Piscina, Pietro Tosetti, Francesco Bettino, e gli scalpellini Gabriele Casella, Francesco Gambone e Antonio Caminada.
  3. ^ Cattaneo, 2011, 145-147.
  4. ^ Damiani Cabrini, 2011, 296-297.
  5. ^ Il Sanbartolomeo è inoltre l'autore degli stucchi della galleria di ponente e dell'appartamento ducale di levante della Palazzina di caccia di Stupinigi, eseguiti tra il 1759 e il 1761 in collaborazione con Bartolomeo Papa.
  6. ^ Cattaneo, 2011, 149-150.
  7. ^ Le sue notevoli competenze gli valsero la nomina a Manutentore degli edifici della Municipalità.

[modifica] Bibliografia

  • Laura Damiani Cabrini, Giacomo e Giovan Andrea Casella. Due pittori caronesi nella Torino secentesca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011, 294-309.
  • Alessandra Guerrini, Diverse e varie vie. Stuccatori dell'area dei laghi nel Palazzo Carignano, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia nell'arte, nella cultura, nell'economia, dalla metà del Quattrocento ad oggi, Arte&Storia, anno 11, numero 52, Editrice Ticino Management S. A., Lugano, ottobre 2011, 278.
  • Maria Vittoria Cattaneo, Maestranze ticinesi a Torino. La Compagnia di Sant'Anna dei Luganesi nella Chiesa di San Francesco d'Assisi, Ibidem, Lugano 2011, 294-309.
  • Beatrice Bolandrini, I Somasso e i Papa. Due dinastie di stuccatori a Torino nel Sei e nel Settecento, Ibidem, Lugano 2011.
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni