Chiesa di San Filippo Neri (Torino)

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Chiesa di San Filippo Neri
La facciata neoclassica della chiesa di San Filippo Neri a Torino.
La facciata neoclassica della chiesa di San Filippo Neri a Torino.
Paese bandiera Italia
Regione Piemonte
Località Torino
Religione Cattolica
Diocesi Arcidiocesi di Torino
Anno consacrazione
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico Barocco e neoclassico
Inizio costruzione 1675
Completamento 1730
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web
« AEDES SACRA
ARCHITECTO PRINCIPE PHILIPPO JUVARA
A CONGREGATIONE ORATORII TAURINENSIS
DEO OPTIMO MAXIMO
SANCTIS EUSEBIO - PHILIPPO NERIO
DICATA »
(Dedica della chiesa, trabeazione interna)

La Chiesa di San Filippo Neri è l'edificio di culto più grande di Torino e sorge al centro di una zona di particolare interesse storico-artistico per il capoluogo piemontese sull'area già occupata dalla precedente chiesa di Sant'Eusebio. Posta all'incrocio di via Maria Vittoria, con via Accademia delle Scienze, dista pochi passi dal Collegio dei Nobili (attuale sede del Museo Egizio), dal vicino Palazzo Carignano posto nell'omonima piazza, dalla centralissima via Roma e da piazza Castello.

Indice

[modifica] Cenni storici

Fu commissionata dalla Congregazione dei Padri dell'Oratorio di San Filippo Neri per volere del re Carlo Emanuele II nel 1675 all'architetto Antonio Bettino ma un rovinoso crollo avvenuto durante l'assedio francese del 1706, danneggiò l'intero cantiere. Il progetto venne dunque ripreso e affidato a Filippo Juvarra che vi operò tra il 1715 e il 1730, mentre l'ultimo rimaneggiamento del 1823 ad opera dell'architetto Giuseppe Maria Talucchi ha interessato la facciata, di chiara ispirazione neoclassica.

[modifica] Descrizione

Il complesso ecclesiastico è composto dalla chiesa e dall'annesso Oratorio, dalla Casa dei Padri ed è caratterizzato dall'imponente facciata riportante il pronao in stile neoclassico, terminato dopo il 1823 dall'architetto Giuseppe Maria Talucchi, mentre è del 1891 il frontone sovrastante, su disegno di Ernesto Camusso.

In origine, secondo il progetto dell'architetto Antonio Bettino, la chiesa avrebbe dovuto avere un aspetto ancora più trionfante e maestoso, con tanto di cupola sovrastante il transetto. Il crollo occorso nel 1706 rese impossibile la prosecuzione del cantiere e il nuovo progetto dell'Architetto di Corte Filippo Juvarra dotò la chiesa della lunga navata di circa 70 metri di lunghezza della sua caratteristica volta a botte. Oltre alla imponente lunghezza, il corpo centrale misura circa 37 metri di larghezza e il voltone è scandito da sette finestroni semicircolari a forma di conchiglia, tipico motivo ornamentale juvarriano, che si ripete in tutte le decorazioni e le suppellettili della chiesa. Lateralmente, si aprono le sei cappelle caratterizzate da coperture elissoidali, troncate dalla parete perimentrale della navata. Degne di nota sono anche le colonne che le affiancano, in onice rosso di Busca.

L'altare maggiore, di chiara ispirazione barocca, è stato eretto nel 1703, durante il primo cantiere ed è opera di Antonio Bertola. Successiva è la collocazione della pala del Maratta, databile 1708. Nel 1749 invece, in occasione del centenario della fondazione dell'Oratorio della Casa dei Padri, viene collocato il sontuoso Paliotto del Piffetti, vero capolavoro del noto ebanista torinese. Infine l'altare è coronato dalle sei colonne tortili che sostengono l’alzata in marmo e le tre statue dello scultore luganese Carlo Francesco Plura (1677-1737), raffiguranti la Fede, la Speranza e la Carità.

Le orchestre e i coretti, arricchiti da putti, sono opera di Stefano Maria Clemente (1719-1794), mentre i medaglioni sulla volta sono opera di Giovanni Battista Berbero (1736-1796). L’organo di destra, databile 1831, è opera dei fratelli Serassi di Bergamo e fu ampliato da Carlo Vigezzi Bossi nei primi del Novecento. Il pavimento del presbiterio, in marmo policromo, è stato disegnato dallo stesso Juvarra. Al livello ipogeo si può visitare la cripta cimiteriale risalente al Seicento ove riposano i Padri fondatori, alcuni cittadini illustri dell'epoca e alcuni caduti nelle guerre napoleoniche ed è stata oggetto di restauro nel 2006. Al suo interno sono conservati anche i resti del beato Sebastiano Valfrè.

L'adiacente Oratorio fu opera del Tavigliano nel 1723, su disegni attribuibili a Filippo Juvarra e dal 2006 ospita la sede del Museo Internazionale di Arti Applicate Oggi (MIAAO).

[modifica] Curiosità

Nella chiesa di San Filippo Neri è ambientata la vicenda principale del romanzo A che punto è la notte di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, da cui è stata tratta la miniserie televisiva omonima diretta da Nanni Loy, con Marcello Mastroianni.

[modifica] Note


[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Chevalley, Vicende costruttive della Chiesa di San Filippo Neri in Torino, Boll. Stor. Bibliogr. Subalpino, XLIV, nn. 1-4 1942
  • Henry A. Millon, L’altare maggiore della Chiesa di san Filippo Neri di Torino, Boll. SPABA, n.s., XIV-XV 1960-1961
  • Vera Comoli Mandracci, Le invenzioni di Filippo Juvarra per la chiesa di San Filippo Neri in Torino. Con notizie dei vari disegni e della redazione dell’opera, Albra Editrice, Torino 1967
  • Luciano Tamburini, Le chiese di Torino dal Rinascimento al Barocco, Le Bouquiniste, Torino 1968
  • Giuseppe Dardanello, Altari piemontesi: prima e dopo l’arrivo di Juvarra, in Andreina Griseri, Giovanni Romano (a cura di), Filippo Juvarra a Torino. Nuovi progetti per la città, Cassa di Risparmio di Torino, Torino 1989, pp. 154-222
  • Cristina Cuneo, Progetti juvarriani per la Chiesa e l’Oratorio di San Filippo Neri, in Vera Comoli Mandracci (a cura di), Itinerari Juvarriani, Celid, Torino 1995, pp.51-58

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


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