Charlotte von Mahlsdorf

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Charlotte von Mahlsdorf

Charlotte von Mahlsdorf, nome d'arte di Lothar Berfelde (Berlino, 18 marzo 1928Berlino, 30 aprile 2002), è stato un antiquario tedesco, noto per aver fondato il Gründerzeitmuseum di Berlino-Mahlsdorf, e per la sua abitudine a vestirsi e comportarsi da donna.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Gli anni giovanili

Lothar Berfelde nacque a Berlino-Mahlsdorf nel 1928, figlio di un attivista del Partito Nazista. Secondo la sua autobiografia, già da bambino aveva l'abitudine di indossare abiti femminili, ed appassionarsi per le "vecchie cianfrusaglie". Trovò lavoro presso un traslocatore, che gli concedeva di tenere per sé alcuni vecchi mobili, con i quali Lothar iniziò la sua collezione.

Il padre si opponeva con forza alle sue scelte, e tentò invano di far iscrivere il figlio alla gioventù hitleriana. In seguito ad un litigio particolarmente violento, nel gennaio 1945 il giovane Lothar fu condannato a quattro anni di prigione per "comportamenti asociali", che si interruppero però alla fine della seconda guerra mondiale.

[modifica] Il dopoguerra

Charlotte von Mahlsdorf guida i giovani visitatori al Gründerzeitmuseum (1977)

In seguito alla fine del regime nazionalsocialista, Lothar iniziò a lavorare come rigattiere, e iniziò a farsi chiamare Charlotte von Mahlsdorf, vestendo sempre abiti femminili. Continuò a collezionare vecchi mobili e oggetti quotidiani ritrovati nelle vecchie case bombardate, e dalla sua collezione nacque nel 1959-60 il Gründerzeitmuseum[1], ospitato nella vecchia casa padronale di Mahlsdorf, risalente agli inizi dell'Ottocento e minacciata di abbattimento.

L'edificio di Mahlsdorf che ospita il Gründerzeitmuseum

Nel 1963 riuscì a salvare l'intero arredamento della vecchia birreria Mulackritze, nel quartiere Scheunenviertel, poco prima dell'abbattimento dell'edificio. La birreria fu ricostruita integralmente nello scantinato del museo.

Negli anni settanta il museo divenne anche punto di ritrovo della comunità omosessuale di Berlino Est, di cui "Charlotte" era un rappresentante molto noto. Nel 1972 l'edificio fu posto sotto tutela monumentale (Denkmalschutz).

Nel 1974 il governo della Repubblica Democratica Tedesca decise di nazionalizzare il museo, ma grazie all'intervento dell'attrice Annekathrin Bürger e dell'avvocato Friedrich Karl Kaul, Charlotte poté restare in possesso della sua collezione.

Attualmente, il Gründerzeitmuseum costituisce una delle più importanti raccolte di oggetti quotidiani del periodo. Nel 2008 l'edificio è stato restaurato, grazie all'interessamento personale del sindaco di Berlino, Klaus Wowereit. A Charlotte von Mahlsdorf sono dedicate numerose iniziative culturali gestite dal museo.

[modifica] Il trasferimento in Svezia

Dopo la riunificazione tedesca, il museo fu bersaglio di alcuni attacchi a carattere omofobo da parte di gruppi neonazisti. Nel 1991, in seguito ad un grave episodio che si concluse con il ferimento di numerosi visitatori, Charlotte von Mahlsdorf espresse l'intenzione di abbandonare la Germania.

Nel 1992 il regista Rosa von Praunheim girò un film sulla sua vita, intitolato Ich bin meine eigene Frau, a cui Chralotte partecipò nel ruolo di sé stessa.

Nel 1992 ottenne l'Ordine al Merito di Germania, ma nel 1995 il museo chiuse, e due anni dopo Charlotte si trasferì a Porla Brunn, in Svezia, dove aprì un nuovo museo.

Il museo di Mahlsdorf venne acquistato dalla città di Berlino, e riaperto nel 1997 dalla fondazione Förderverein Gutshaus Mahlsdorf e.V..

Charlotte von Mahlsdorf morì d'infarto il 30 aprile 2002, durante una breve visita a Berlino. Fu sepolta al cimitero di Mahlsdorf, di fianco a sua madre.

[modifica] Note

  1. ^ Per Gründerzeit, o "anni della fondazione" si intende in lingua tedesca il periodo successivo alla fondazione dell'Reich, dal 1870 al 1914

[modifica] Bibliografia

  • Charlotte von Mahlsdorf, Ich bin meine eigene Frau, dtv, Monaco di Baviera, 1995. ISBN 3423120614
  • Charlotte von Mahlsdorf, Peter Süß, Ab durch die Mitte, dtv, Monaco di Baviera, 1997. ISBN 3423200413
  • Gabriele Brang, Berliner Köpfe. Charlotte von Mahlsdorf, Berlino, 2004
  • Peter Süß, Nichts darf sinnlos enden! Über Charlotte von Mahlsdorf und das Theaterstück „Ich bin meine eigene Frau“, Berlino, 2006

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