Charles de Gaulle

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Charles de Gaulle
Charles de Gaulle nel 1961.

Charles de Gaulle nel 1961.


18º Presidente della Repubblica Francese
Durata mandato 8 gennaio 1959 –
28 aprile 1969
Primo ministro Michel Debré
Georges Pompidou
Maurice Couve de Murville
Predecessore René Coty (IV Repubblica)
Successore Georges Pompidou

Presidente del Consiglio della Francia
Durata mandato 1º giugno 1958 –
8 gennaio 1959
Presidente René Coty
Predecessore Pierre Pflimlin
Successore Michel Debré

Presidente del Governo provvisorio della Repubblica francese
Durata mandato 3 luglio 1944 –
20 gennaio 1946
Predecessore Philippe Pétain (Capo dello Stato)
Sé stesso (ad Algeri)
Successore Félix Gouin

Generale delle Forze libere francesi
Durata mandato 18 giugno 1940 –
3 luglio 1944
Predecessore ruolo istituito
Successore Sé stesso (a Parigi)

Dati generali
Partito politico Raggruppamento del Popolo Francese
(1947-1955)
Unione per la Nuova Repubblica
(1958-1968)
Unione dei Democratici per la Repubblica
(1968-1970)
Tendenza politica Gollismo
Firma Firma di Charles de Gaulle
(FR)
« La politique est une affaire trop sérieuse pour être laissée aux politiciens. »
(IT)
« La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici. »
Charles de Gaulle
Charles de Gaulle nel 1942
Charles de Gaulle nel 1942
22 novembre 1890 - 9 novembre 1970
Nato a Lilla
Morto a Colombey-les-deux-Églises
Cause della morte naturale
Luogo di sepoltura Colombey-les-deux-Églises
Dati militari
Paese servito Francia Francia
Forza armata Armée française
Arma Armée de terre
Anni di servizio 1908 - 1940
Grado Generale di brigata
Ferite al ginocchio a Dinant, 15 agosto 1914
alla mano sinistra a Somme, 10 marzo 1915
Guerre Prima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
Battaglie Battaglia di Verdun
Battaglia della Somme
Battaglia di Montcornet
Battaglia di Abbeville
Battaglia Dakar
Studi militari ESM Saint-Cyr

[senza fonte]

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Charles André Joseph Marie de Gaulle (audio[?·info]) /ʃaʁl ɑ̃'dʁe ʒɔ'zɛf ma'ʁi də gol/ (Lilla, 22 novembre 1890Colombey-les-deux-Églises, 9 novembre 1970) è stato un generale e politico francese.

Dopo la sua fuga a Londra nel giugno del 1940, fu scelto come capo e rappresentante della Francia libera, che ha combattuto contro il regime di Vichy e contro l'occupazione italiana e tedesca della Francia durante la seconda guerra mondiale. Presidente del governo provvisorio della Repubblica francese 1944-1946, ultimo presidente del Consiglio (1958-1959) della Quarta Repubblica, è stato il promotore della fondazione della Quinta Repubblica, della quale fu primo presidente dal 1959-1969.

Unico Gran Maestro dell'Ordine della Liberazione, come militare prese parte a entrambe le guerre mondiali; durante la seconda fuggì in Gran Bretagna e da lì dagli stessi inglesi fu incaricato di organizzare la ricostituzione dell'esercito della Francia libera e i collegamenti con la resistenza nel territorio francese occupato dall'esercito tedesco, scelto dagli Alleati come rappresentante della Francia non legata alla Germania nazista. Diversi anni dopo la guerra divenne il presidente della quinta Repubblica francese dal 1959 al 1969.

Il militare (1912 - 1940)[modifica | modifica sorgente]

Nato a Lilla in una famiglia cattolica e fortemente nazionalista, de Gaulle era figlio di un professore di storia e letteratura, che gli fece scoprire il nazionalismo. Terminati gli studi secondari presso un collegio dei gesuiti, nel 1909 entra alla scuola militare di Saint-Cyr; nell'ottobre 1912 viene promosso sottotenente e assegnato al 33º reggimento fanteria, allora comandato dal colonnello Philippe Pétain.

Combatté nella prima guerra mondiale con il grado di capitano e nel marzo 1916 fu catturato dai tedeschi a Douaumont e restò prigioniero fino al termine del conflitto. Nel 1920 partecipò alla campagna di Polonia con il generale Weygand e in seguito ottenne l'incarico di professore di storia militare alla scuola militare di Saint-Cyr. Tra le due guerre la sua carriera militare conosce alti e bassi, ma si rivela comunque piuttosto rapida.

Diviene piuttosto famoso (e controverso) per due proposte: la formazione di un esercito professionale al posto della leva (ovvero la creazione di un esercito piccolo e d'élite), e la sua passione per il carro armato, arma di cui diviene uno dei maggiori teorici francesi. Nel 1921 sposa Yvonne Charlotte Anne Marie Vendroux, da cui avrà tre figli: Philippe de Gaulle (1921-vivente, ammiraglio e senatore), Élisabeth de Gaulle (1924-2013, moglie del generale Alain de Boissieu) e Anne de Gaulle (1928-1948, affetta da trisomia a cui è dedicata la Fondation Anne-de-Gaulle).

Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, alla vigilia dell'entrata in guerra della Francia, sottolinea l'insufficienza della difesa, ma non viene preso in considerazione. Promosso generale di brigata a titolo provvisorio, il 6 giugno 1940 entra come sottosegretario di Stato alla Difesa nazionale. De Gaulle si oppone all'armistizio con i tedeschi e lascia la Francia per la Gran Bretagna il 15 giugno 1940.

France libre (1940 - 1945)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Francia libera e Governo provvisorio della Repubblica francese.
Manifesto del Proclama "A tutti i Francesi!" del 3 agosto 1940 a firma di De Gaulle, pubblicato a Londra.[1]
20 agosto 1944. Il generale de Gaulle parla alla gente dal balcone del municipio di Cherbourg.

In Inghilterra, Churchill sostiene de Gaulle come voce della Francia anti-nazista, contro il parere del suo governo che preferirebbe personaggi più di spicco. Alla fine passa la scelta di de Gaulle, e la BBC trasmette l'appello del 18 giugno ai francesi, da Londra, perché resistano ai tedeschi e alla richiesta di armistizio avanzata dal governo Pétain: è il segnale d'inizio della resistenza francese ai nazisti.

Mentre in Francia il Regime di Vichy lo condanna a morte in contumacia per tradimento, in luglio de Gaulle al sicuro in Gran Bretagna comincia ad organizzare Francia Libera (France Libre). All'inizio si tratta di suscitare la resistenza ai tedeschi a partire dai possedimenti coloniali, che la madrepatria ha più difficoltà a controllare; queste forze vengono poi collegate alle forze di resistenza francesi, e France libre diventa France combattante.

In quegli anni de Gaulle è imposto come rappresentante della Francia libera di fronte al mondo in generale e all'Inghilterra in particolare anche grazie alla preziosa collaborazione del Capitano Teyssot, suo "assistente" dal 1942 al 1944. La sua preoccupazione è salvaguardare fin dall'inizio gli interessi e l'immagine della Francia sconfitta durante e dopo il conflitto, a partire dalla garanzia del mantenimento dei possedimenti coloniali, senza perdere di vista un momento l'onore e la grandeur francesi. Per garantire l'indipendenza della propria organizzazione, de Gaulle volle che gli stessi aiuti finanziari che il Regno Unito forniva a France Libre fossero rimborsabili - e furono effettivamente rimborsati molto prima della fine della guerra.

I rapporti di de Gaulle con Churchill sono spesso conflittuali e competitivi, ma sempre sostenuti da un forte rispetto reciproco. Altra è la situazione con Roosevelt: i due, provenienti da due diverse tradizioni politiche, si detestano, e una battuta di de Gaulle con Churchill spiega in parte l'atteggiamento francese di fronte all'arroganza dell'americano: "Sono troppo povero per inchinarmi".

La vittoria e la politica (1946 - 1958)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarta Repubblica francese.

Malgrado la scarsa collaborazione degli americani, de Gaulle riuscì a sbarcare ad Algeri nel maggio 1943. Lì crea con il generale Henri Giraud il Comitato francese di Liberazione nazionale (CFLN), per unificare la direzione dell'Impero liberato, e ne fu presto al comando. Nel giugno 1944 il CFLN prende il nome di "Governo provvisorio della Repubblica francese" (GPRF) ed arriva a Parigi liberata il 25 agosto 1944.

Con la Liberazione de Gaulle riconosce il diritto di voto alle donne francesi, ed avvia varie riforme, dalle nazionalizzazioni all'istituzione di un sistema di sicurezza sociale moderno. Dal 3 giugno 1944 al 2 novembre 1945 è capo del governo provvisorio, e dal 2 novembre 1945 al 20 gennaio 1946 è presidente del consiglio. Ma la politica riprende il suo spazio e i suoi tempi, e l'uomo è impaziente, e non approva la costituzione della Quarta repubblica.

Così nel gennaio 1946 de Gaulle si dimette, e nel 1947 fonda il suo movimento politico, il Rassemblement du Peuple Français (RPF), con l'obiettivo di trasformare la politica francese. Esso raccoglie grandi consensi elettorali tra il 1947 e il 1948 (35% dei voti alle municipali, 42% tra i senatori eletti), tuttavia rigettando in blocco il sistema della Quarta Repubblica, viene a sua volta emarginato dagli altri partiti politici. Progressivamente perde quindi importanza, diversi suoi deputati abbandonano il partito e alle elezioni municipali del 1953 l'RPF perde metà dei propri voti.

Scontento dei risultati, de Gaulle si ritira dalla vita politica nel 1953 rimanendo appartato a Colombey-les-deux-Eglises. Gli restano accanto i sostenitori più fedeli come Jacques Chaban-Delmas, Michel Debré, Jacques Foccart,[2] Roger Frey, Olivier Guichard e André Malraux, i cosiddetti "baroni del gollismo" che avranno un ruolo eminente negli anni successivi.

Rientra in scena allorché la crisi delle dominazioni coloniali successiva alla fine della guerra bussa anche alle porte della Francia. I fallimenti in Indocina e in Algeria travolgono la Quarta Repubblica, in particolare la vicenda algerina, gestita in modo maldestro dai governi di coalizione e causa principale della crisi costituzionale del 13 maggio 1958. Il 1º giugno 1958 de Gaulle è nominato Presidente del Consiglio, con poteri quasi equivalenti a quelli della prima Costituente.

Come aveva annunciato, utilizza questo potere per far redigere una nuova Costituzione sulla base delle idee enunciate nel "Discorso di Bayeux". Questa Costituzione mira ad esautorare la dialettica parlamentare, che egli stesso definiva la "dittatura parlamentare" (cioè quell'assetto istituzionale per il quale il potere di veto delle minoranze parlamentari, in un'Assemblea estremamente frazionata e rissosa, finisce per paralizzare le possibilità di azione dell'esecutivo, condanna i governi all'instabilità e genera una politica caotica), prevedendo una notevole concentrazione di poteri nelle mani dell'esecutivo (Presidente della Repubblica e governo da lui nominato) a discapito del Parlamento. Il presidente della Repubblica, in base agli articoli 6 e 7 della Costituzione, è eletto da un collegio di grandi elettori.

La nuova Costituzione, approvata con il 79,25% di voti favorevoli nella Francia Metropolitana al referendum del 28 settembre, segna il passaggio della Francia alla Quinta Repubblica con i poteri dell'esecutivo fortemente rafforzati. Le elezioni dell'Assemblea nazionale del 23 e 30 novembre (rispettivamente, primo e secondo turno elettorale) accordano una larga maggioranza ai partiti gaullisti. Il 21 dicembre de Gaulle è eletto Presidente della Repubblica con oltre il 78% dei voti dei grandi elettori. L'8 gennaio 1959 all'Eliseo avviene il passaggio delle consegne con René Coty, l'ultimo presidente della Quarta Repubblica.

Presidente della Quinta Repubblica (1959 - 1969)[modifica | modifica sorgente]

Charles de Gaulle nel 1963.
De Gaulle e Richard Nixon il 3 febbraio 1969.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quinta Repubblica francese e Elezioni presidenziali francesi del 1958.

Assunta la presidenza, de Gaulle persegue quelli che considera gli obiettivi strategici della Francia:

  • misure economiche di sostegno all'economia (con l'introduzione del nuovo franco);
  • forte affermazione, nel pieno della guerra fredda, dell'indipendenza della Francia sia dal blocco sovietico (de Gaulle è profondamente e radicalmente anticomunista), sia dal dominio statunitense sull'Europa (e a questo scopo dota la Francia di proprie risorse nucleari - la force de frappe - e pone il veto all'ingresso dell'Inghilterra, considerata la longa manus degli USA in Europa, nella CEE), nel 1964 la Francia riconosce la Repubblica Popolare Cinese;
  • concessione dell'indipendenza all'Algeria (nel 1962, sulla base di un referendum popolare), nella forte consapevolezza che la guerra d'Algeria non può essere vinta, nonostante la forte e violenta opposizione di una parte dei francesi (rivolte dei pieds-noirs, terrorismo dell'OAS, tentativo di putsch dei generali di Algeri) nell'aprile del 1961 ed attentati alla stessa persona di de Gaulle, in particolare il 22 agosto 1962, quando il generale sfugge a un attentato a Clamart insieme alla moglie, al genero (all'epoca colonnello) Alain de Boissieu e l'autista, perpetrato dall'OAS e organizzato da Jean-Marie Bastien-Thiry, che per questo motivo fu l'ultimo condannato a morte per fucilazione (la pena di morte in Francia avveniva unicamente tramite la ghigliottina, tranne nei casi di crimini contro la sovranità dello stato nei quali era prevista la fucilazione).

La riforma del 1962[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Referendum sull'elezione a suffragio universale del presidente della Repubblica francese.

Nel 1962 de Gaulle propone un emendamento agli articoli 6 e 7 della Costituzione per consentire l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, nonostante la forte opposizione di quasi tutte le forze politiche rappresentate all'Assemblea nazionale. Di fronte a ciò, la procedura di riforma costituzionale (che, regolata dall'articolo 89 della Costituzione, richiedeva - e tuttora richiede - almeno un'approvazione a maggioranza di entrambe le camere) si rivela irta di ostacoli. Charles de Gaulle decide allora di ricorrere al potere presidenziale - previsto dall'articolo 11 della Costituzione - di indire un referendum popolare su proposta del governo concernente, tra l'altro, un progetto di legge riguardante l'organizzazione dei pubblici poteri.

L'Assemblea nazionale, per reazione al "colpo di mano" del presidente, sfiducia il governo di Georges Pompidou (5 ottobre) e de Gaulle decide di indire nuove elezioni. Anche se la forzatura della norma costituzionale è abbastanza evidente (l'articolo 11 si riferisce a leggi ordinarie, mentre le riforme della costituzione richiedono la procedura "rinforzata" di cui all'articolo 89), il 28 ottobre l'emendamento viene approvato dal corpo elettorale, con il 62,25% dei voti. Le successive elezioni politiche del 18 e 25 novembre vedono una notevole affermazione gollista.

Adito dal Presidente del Senato il Conseil Constitutionnel (6 novembre 1962) contro tale "forzatura" costituzionale, questo risponde che non è competente a giudicare questa questione perché il suo compito di giudicare in conformità della Costituzione le leggi organiche e le leggi ordinarie si "ferma" davanti alle leggi adottate dal popolo mediante Referendum. Ciò risulta dallo spirito della Costituzione che ha fatto del Conseil Constitutionnel un organo regolatore dei pubblici poteri che visiona unicamente le leggi votate dal Parlamento e non anche quelle adottate dal popolo con Referendum, le quali costituiscono l'espressione diretta della sovranità nazionale.[3]

Il secondo mandato presidenziale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni presidenziali francesi del 1965.

Nel 1965 si conclude il primo mandato presidenziale di de Gaulle e si svolgono le prime elezioni presidenziali a suffragio universale diretto. Al primo turno de Gaulle si ferma al 44,65% dei voti ed è costretto al turno di ballottaggio da François Mitterrand, secondo con il 31,72% dei voti, anche a causa della candidatura del centrista Jean Lecanuet, terzo con il 15,57% dei voti. Al secondo turno de Gaulle ottiene un nuovo mandato settennale, con il 55,20% dei voti.

Continua a promuovere energicamente l'indipendenza e un forte ruolo della Francia in politica estera:

La fase di forte inquietudine sociale culminata nel Maggio francese pare riportare de Gaulle ai tempi dell'appello del 18 giugno o della guerra d'Algeria; inizialmente sceglie di allontanarsi da Parigi per incontrarsi a Baden Baden con il generale Jacques Massu, comandante delle forze francesi in Germania. In sua assenza, il primo ministro Georges Pompidou riesce a padroneggiare la situazione, e al rientro di de Gaulle, un milione di sostenitori del gollismo sfila per Parigi. Il Presidente scioglie l'Assemblea nazionale e stravince le elezioni del giugno 1968, con il partito gollista che ottiene 358 seggi su 487.

Ma l'anno dopo il Presidente perde, e con uno scarto minimo, un referendum su questioni relativamente banali (il trasferimento di alcuni poteri alle regioni e la trasformazione del Senato - che in Francia non ha mai avuto grande rilievo istituzionale - in sede di rappresentanza di organizzazioni professionali e sindacali regionali). Ma dissentono con lui perfino alcuni autorevoli membri del governo come Valéry Giscard d'Estaing, e nell'indire il referendum, de Gaulle preannuncia che, in caso di esito negativo ne trarrà tutte le conseguenze.

Charles de Gaulle a quasi ottant'anni, è entrato gloriosamente nella storia della Repubblica francese e sceglie egli stesso quando e come uscirne. Preso atto dei risultati del referendum, alle ore 0:11 del 28 aprile 1969 annuncia le proprie dimissioni con effetto immediato da mezzogiorno. Dopo un breve soggiorno in Irlanda (da dove vota per corrispondenza per il nuovo Presidente) si ritira a Colombey-les-Deux-Églises e lavora al séguito delle sue Memorie. Muore l'anno dopo, il 9 novembre 1970. Nell'annunciare la sua morte in televisione, il nuovo presidente della Repubblica Georges Pompidou pronuncia la frase: "La Francia è vedova".[4]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Charles de Gaulle nel 1968.

Onorificenze francesi[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Legion d'Onore
Gran Maestro dell'Ordine della Liberazione - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Liberazione
Gran Maestro dell'Ordine Nazionale al Merito - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Nazionale al Merito
Gran Maestro dell'Ordine della Stella nera - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine della Stella nera
Croix de Guerre francese del 1914-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre francese del 1914-1918
Croix de Guerre francese del 1939-1945 - nastrino per uniforme ordinaria Croix de Guerre francese del 1939-1945
Médaille d'honneur des Sapeurs Pompiers - nastrino per uniforme ordinaria Médaille d'honneur des Sapeurs Pompiers
Medaglia interalleata francese della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata francese della vittoria
Charles de Gaulle, Cavaliere dell'Ordine dei Serafini

Onorificenze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gran Cordone dell'Ordine del Dragone di Annam (Cambogia) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Cordone dell'Ordine del Dragone di Annam (Cambogia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia (Cambogia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale della Cambogia (Cambogia)
Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dell'Elefante (Danimarca)
— 05/04/1965[5]
Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Serafini (Svezia)
— 8/05/1963[6]
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito di Germania (Germania)
Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce con Collare dell'Ordine della Rosa Bianca (Finlandia)
— 1962
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— Roma, 16 giugno 1959[7]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Norvegese di Sant'Olav (Norvegia)
Croce d'Argento dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'Argento dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia)
— 1920[8]
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia)
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Reale Vittoriano (Regno Unito)
Royal Victorian Chain (Regno Unito) - nastrino per uniforme ordinaria Royal Victorian Chain (Regno Unito)
— 1960
Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine della Casata Reale di Chakri (Thailandia)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di Charles de Gaulle[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Charles de Gaulle, La discorde chez l'ennemi, 1ª ed., Paris, Berger-Levrault, 1924.
  • (FR) Charles de Gaulle, Le Fil de l'épée, 1ª ed., Paris, Berger-Levrault, 1932.
  • (FR) Charles de Gaulle, Vers l'armée de métier, 1ª ed., Paris, Berger-Levrault, 1934.
  • (FR) Charles de Gaulle, La France et son armée, 1ª ed., Paris, Plon, 1938.
  • (FR) Charles de Gaulle, Trois études, 1ª ed., Paris, Berger-Levrault, 1945.
  • (FR) Charles de Gaulle, Mémoires de guerre, 1ª ed., Paris, Plon, 1954-1959.
  • (FR) Charles de Gaulle, Discours et messages, 1ª ed., Paris, Plon, 1970.
  • (FR) Charles de Gaulle, Mémoires d'espoir, 1ª ed., Paris, Plon, 1970-1971.
  • (FR) Charles de Gaulle, Lettres, Notes et Carnets, 1ª ed., Paris, Plon, 1980-1997.

Opere su Charles de Gaulle[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Maurice Agulhon, De Gaulle : histoire, symbole, mythe, Paris, Plon, 2000.
  • (FR) AA.VV., Dictionnaire de Gaulle, Paris, R. Laffont, 2006.
  • (FR) Serge Berstein, "Le gaullisme", Documentation photographique n° 8050, Paris, La Documentation française, 2006.
  • (FR) Jacques Boissay, De Gaulle en campagne, Paris, Cherche Midi, 2011.[9]
  • (FR) Michèle Cointet, De Gaulle et l’Algérie française, Paris, Perrin, 1996.
  • (FR) Fondation et Institut Charles de Gaulle, Avec de Gaulle : témoignages. 1, La guerre et la Libération, Paris, Nouveau Monde éditions, 2003.
  • (FR) Fondation et Institut Charles de Gaulle, Avec de Gaulle : témoignages. 2, Le temps du rassemblement, 1946-1958, Paris, Nouveau Monde éditions, 2005.
  • (FR) Paul-Marie De La Gorce, Charles De Gaulle, Paris, Nouveau Monde éditions, 2008.
  • (FR) Jean Lacouture, De Gaulle, Paris, Ed. du Seuil, 1986.
  • (FR) Denis Mazzucchetti e Claire Fredj, Le gaullisme, de 1940 à nos jours, Paris, Hatier, 1995.
  • (FR) Pierre Miquel, Charles de Gaulle, Paris, Fayard, 1992.
  • (FR) Chantal Morelle, De Gaulle, le gaullisme et les gaullistes, Paris, A. Colin, 1998.
  • (FR) Jean-Christian Petitfils, Le gaullisme, Paris, PUF, 1994.
  • (FR) Jean-Pierre Rioux, De Gaulle : la France à vif, Paris, L. Levi, 2000.
  • (FR) Odile Rudelle, De Gaulle pour mémoire, Paris, Gallimard, 1990.
  • (FR) Jean Touchard, Le gaullisme (1940-1969), Paris, Ed. du Seuil, 1978.
  • (FR) Direction des Archives de France, Archives du général de Gaulle, 1940-1958, Paris, La Documentation française, 2003.

Opere su Charles de Gaulle in italiano[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Traduzione: A TUTTI I FRANCESI! La Francia ha perduto una battaglia, ma la Francia non ha perduto la guerra! Dei governanti d'occasione si sono permessi di capitolare, cedendo al panico, dimenticando l'onore, consegnando il paese alla schiavitù. Tuttavia, niente è perduto.
    Niente è perduto, perché questa guerra è una guerra mondiale. Nel mondo libero, forze immense non si sono ancora espresse. Un giorno, queste forze schiacceranno il nemico. È necessario che la Francia, quel giorno, sia partecipe della vittoria. Allora, essa ritroverà la sua libertà e la sua grandezza. Tale è il mio scopo, il mio unico scopo! Ecco perché io chiamo i Francesi, ovunque essi si trovino, a unirsi a me nell'azione, nel sacrificio e nella speranza. La nostra patria è in pericolo di morte, lottiamo per salvarla! VIVA LA FRANCIA! - Generale DE GAULLE, Carlton Gardens, Londra.
  2. ^ Jacques Foccart (1913-1997) è stato dal 1958 al 1974 segretario generale dell'Eliseo per gli affari africani, in pratica il reale ispiratore della politica francese nel "continente nero" sotto De Gaulle e Pompidou. Oltre a rivestire ruoli di primo piano all'interno del movimento gollista, è stato uno dei capi del Service d'actioni civique (SAC), guardia pretoriana al servizio partito gollista.
  3. ^ vedi Conseil Constitutionnel, Décision n° 62-20 DC du 06 novembre 1962
  4. ^ La frase e il video sul sito de Le Parisien
  5. ^ Frederiksborg
  6. ^ "France Libre"
  7. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  8. ^ rp.pl - Virtuti Militari de Gaulle'a
  9. ^ France-Soir, Jean-Pierre Thiollet, 14 X 2011

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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Philippe Pétain 1944 - 1946 Félix Gouin
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Pierre Pflimlin 1958 - 1959 Michel Debré
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René Coty 1959 - 1969 Georges Pompidou
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Philippe Pétain
René Coty
1944 - 1946
1959 - 1969
Félix Gouin
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