Cesare Campolesi
Cesare Campolesi (Meldola, 1869 – Forlì, 1944) è stato un pittore italiano.
Di origini modeste Cesare Camporesi scoprì le sue attitudini artistiche alla Scuola Tecnica di Disegno di Meldola che frequentò dal 1884 al 1886. Il Comune di Meldola e una banca locale, per le sue “non comuni facoltà artistiche” dimostrate in ambito scolastico, gli concessero una borsa di studio indispensabile per l’accesso all’Accademia delle Belle Arti di Bologna. Nel 1887 Camporesi era a Bologna in una piccola stanzetta nelle vicinanze dell’Accademia. Si conservano ancora oggi piccoli scorci di detta Accademia ritratti dalla finestra della sua stanza. Suo maestro fu il pittore bolognese Luigi Samoggia, 1811-1904 (Vds. del Samoggia dal Catalogo on line dei Beni culturali della Regione Emilia-Romagna la foto di, un soffitto dipinto a tempera su intonaco, nella sede centrale di via Zamboni 13 della Provincia di Bologna). Il Camporesi aveva necessità di perfezionarsi nella decorazione, al fine di poter mettere a frutto, il prima possibile, i propri studi nell’affrescare ville e palazzi. Sin dal periodo degli studi ebbe modo di farsi apprezzare come pittore e come decoratore, tanto da meritarsi numerose citazioni nella stampa locale. Ne riportiamo soltanto alcune relative soltanto al periodo giovanile: Il Resto del Carlino del 28 giugno 1889 riporta: "del suo non comune valore attestano le sincere lodi dei suoi professori; il che deve essere di efficace conforto e di assiduo incoraggiamento al giovane studioso, che dimostra sì belle e promettenti attitudini per l'arte sua". Il Resto del Carlino del 2 luglio 1890 gli rende merito della medaglia di primo grado, ottenuta per il corso di scenografia. La Gazzetta dell'Emilia del 23/11/1894: "Un giovane che fa onore non solo al nostro paese, ma alla Romagna tutta […] si è venuto acquisendo in questi ultimi anni fama e riputazione di ritrattista notabile e nomea indiscussa di pittore di fiori". L'Avvenire d'Italia del 28/5/1898: descrive un quadro raffigurante il Savonarola donato dall'artista al sacerdote Tommaso Nediani. Il Lavoro d'Oggi del 25/10/1903 racconta, con grandi lodi, di un Sacro Cuore eseguito per la Cattedrale di Bertinoro. Il Piccolo di Faenza del 05/6/1904: "giovane e appassionato cultore d'arte, ha fatto parlare talmente di se che non v'è ormai paese o città vicina che non l'abbia voluto per qualche lavoro". Nel 1913 si trasferì da Meldola a Forlì in una casa in via Giuseppe Miller al numero 24. (Casa Camporesi viene descritta nel libro “La Città di Forlì e i suoi dintorni” di Ettore Casadei ed. Società Tipografica Forlivese - 1928 vds.a pag.347). Era un abile maestro delle illusioni prospettiche esaltate da una grande tecnica del chiaroscuro. Adorava i fiori ed in particolare le rose che non mancavano mai sia nei suoi affreschi che nelle sue tele. Lavorò molto come decoratore di scena, per sfondi e sipari. Ebbe modo di poter dare il proprio contributo alle decorazioni del Teatro Comunale di Meldola, il Petrella di Longiano, l'Esperia e il Comunale di Forlì. In ambito pubblico ebbe modo di fare interventi di decorazione o restauro nel Palazzo della Provincia di Forlì, della Prefettura ed anche nel Palazzo Comunale di Forlì. In ambito religioso si occupò del restauro della chiesa di "San Pellegrino" e della cupola del Suffragio a Forlì. Decorò chiese come: San Bernardo a Faenza, San Nicolò a Castrocaro, SS. Cosma e Damiano, San Francesco e la cappella del Seminario di Meldola. Fece interventi alla cappella del Rosario in San Mercuriale a Forlì e a quella del Battistero nel Duomo di Bertinoro. Decorò la cappella del Seminario e la sede vescovile e la chiesa della Pianta sempre a Forlì. Eventi bellici, come la distruzione del Teatro Comunale di Forlì, il tempo e l'incuria hanno fatto sì molti dei suoi lavori di decorazione, oggi non siano più visibili, si sono comunque conservati molti dei suoi studi preparatori e bozzetti. La pittura da cavalletto fu la vera passione della sua vita. Amava ritirarsi a dipingere più per se stesso che per gli altri. Adorava dipingere composizioni di frutta e di fiori, le rose in particolare, tanto da venir definito dai suoi concittadini “il pittore delle rose”. Amava anche rappresentare piccoli scorci di città e paesaggi campestri. Fu sempre fedele agl’insegnamenti dei suoi maestri e non volle mai esplorare i vari movimentid’avanguardia. Fu amico di numerosi artisti romagnoli di quell’epoca come ad esempio il macchiaiolo Luigi Michelacci (che lo riconobbe come primo maestro), Emidio Vangelli, Francesco Olivucci, Mario Ortolani e così via. Si spense nella sua casa di Forlì il 23 maggio 1944.
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