Cesare Borgia

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Cesare Borgia
Cesare Borgia
Presunto ritratto di Cesare Borgia.
Dipinto da Altobello Melone (Accademia Carrara).
Duca di Valentinois
In carica 17 agosto 1498 - 12 marzo 1507
Nascita Roma, 13 settembre 1475
Morte Viana, 12 marzo 1507
Casa reale Borgia
Padre Rodrigo Borgia
Madre Vannozza Cattanei
Consorte Charlotte d'Albret
Figli Luisa Borgia
Cardinale
Berretta cardinalizia.png
Cesare Borgia
 
della Chiesa cattolica
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titolo
Stemma di Cesare Borgia
'''''
Nato 13 settembre 1476, Roma
Ordinato
sacerdote
Consacrato
vescovo
Consacrato
arcivescovo
Consacrato
patriarca
Elevato
arcivescovo
Elevato
patriarca
Ruoli ricoperti
Proclamato
cardinale
20 settembre 1493 da papa Alessandro VI
Deceduto 12 marzo 1507, Viana
 
(LA)
« Aut Caesar aut nihil.[1] »
(IT)
« O Cesare o nulla. »

Cesare Borgia, detto il Valentino[2] (Roma, 13 settembre 1475[3]Viana, 12 marzo 1507), è stato un condottiero, cardinale e arcivescovo cattolico italiano, famoso per aver ispirato a Machiavelli la figura del Principe.

Indice

[modifica] Biografia

Primogenito dei figli dell'allora cardinale Rodrigo Borgia (14311503), futuro papa Alessandro VI (1492-1503) e di Vannozza Cattanei (che in seguito ebbero Juan, Lucrezia e Jofré), era stato destinato dal padre alla carriera ecclesiastica, grazie alla quale la famiglia aveva acquisito grande prestigio. I Borgia infatti, valenciani di origine, erano arrivati a Roma una trentina di anni prima al seguito del cardinale Alfonso, papa con il nome di Callisto III dal 1455 al 1458, a caccia di cariche e di fortuna.

Ancora giovanissimo scrisse "il Prezzo da pagare", insieme a Giovanni de Medici, futuro Papa Leone X, e senza che avesse mai ricevuto gli ordini sacerdotali, il padre, nel 1492 lo fece nominare arcivescovo di Valencia, arcidiocesi che era già stata sua e prima ancora dello zio Callisto III. Dell'arcivescovado però Cesare non prese mai possesso, anche a causa della quasi immediata nomina a cardinale il 20 settembre 1493, e nel 1495 a governatore generale e legato di Orvieto.

Poco attratto dalla vita clericale e molto più incline a quella militare, il 17 agosto 1498 (l'anno prima, si dice, uccise il fratello Juan, duca di Gandia e carissimo al padre, spinto dalla gelosia e dal desiderio di intraprendere la vita politica al posto del fratello) chiese ed ottenne dal padre-papa la dispensa dalla vita ecclesiastica, deponendo la porpora cardinalizia lo stesso anno. Il 1º ottobre partì per la Francia per sposare Carlotta D'Aragona, all'epoca sotto la custodia del re di Francia, matrimonio che l'avrebbe messo in grado di rivendicare per sé il regno di Napoli. Il sottile movimento politico veniva gestito tra lo stesso Luigi XII e il Papa, il quale, desideroso di regalare un regno al figlio, trattò con il re uno scambio di favori "alla pari":

  • il re concedeva la mano della principessa Charlotte d'Albret a suo figlio Cesare;
  • il papa concedeva l'annullamento del precedente matrimonio del re. Luigi XII era infatti sposato con Giovanna di Valois, donna che non amava. Era innamorato, invece, della vedova di Carlo VIII, suo predecessore, la regina Anna, ma non poteva sposarla.

Per Alessandro VI non fu difficile far approvare il divorzio in un concistoro. Non solo, il pontefice riuscì ad assegnare un ulteriore omaggio al re, pur di muovere passi a favore del figlio: concesse la porpora cardinalizia al suo ministro Georges d'Amboise.

Non fu facile invece la trattativa per Cesare Borgia, giunto in Francia in pompa magna. Le sue bardature d'oro e i cavalli ferrati d'argento non impressionarono Carlotta D'Aragona, che si rifiutò di sposarlo e negò ogni tipo di trattativa. Di fronte a questo rifiuto, Cesare non consegnò la bolla papale contenente l'annullamento del matrimonio del re.

Solo dopo alcuni mesi, durante i quali il Borgia fu trattenuto nella residenza del re senza essere costretto a cedere ma senza la possibilità di uscire, la difficile trattativa fu risolta con un compromesso: a Cesare Borgia fu data la mano della nipote del re, Charlotte d'Albret, originaria della regione spagnola della Navarra. Come pattuito, il Borgia consegnò la bolla di divorzio al re. Il matrimonio di Cesare con Carlotta fu celebrato il 12 maggio 1499; in seguito a ciò il Borgia ottenne il titolo di Duca del Valentinois. Da qui l'appellativo di "Duca di Valentino".

[modifica] La presa di Imola e di Forlì

Nell'estate del 1499 i francesi, alleati con Venezia, scesero in Italia alla conquista del Ducato di Milano e Ludovico Sforza, vista l'alleanza fra il Papa, Venezia e la Francia non poté che fuggire da Milano e lasciare campo libero ai conquistatori. Forte del facile successo, il cammino dell'esercito francese (con Cesare Borgia come luogotenente del re) proseguì al di là del Po sino a giungere in Romagna, territorio a quel tempo sotto il potere temporale del papato. Alessandro VI, che era stato tenuto informato sulle manovre dell'esercito, inviò ai signori di Pesaro, Imola, Forlì, Faenza, Urbino e Camerino, una lettera in cui li dichiarava decaduti dai loro feudi, spianando così la strada alla conquista del figlio e regalandogli un intero principato.

Com'era prevedibile, nessuno obbedì all'ingiunzione del papa. La lotta si scatenò cruenta. Una prima spedizione in Romagna ebbe luogo il 21 novembre 1499, con un esercito costituito da fanti e mercenari di varie province e nazioni. Già l'11 dicembre Imola veniva espugnata. Nel gennaio successivo il duca di Valentino sconfisse Caterina Sforza, che per tre settimane si era asserragliata nella rocca di Forlì, al comando di 2.000 uomini. Nonostante l'ardore e il piglio da guerriera, Caterina fu fatta prigioniera e Forlì fu presa d'assedio dagli invasori, che si abbandonarono ad atti di violenza sulla popolazione. Una volta terminato il saccheggio, il duca si poté insediare in città, ospitato dal nobiluomo forlivese Luffo Numai, già consigliere di Caterina stessa.

[modifica] Le conquiste successive

Quale luogotenente del re di Francia Luigi XII, Cesare si lanciò poi nella seconda spedizione romagnola, contro Rimini, Ravenna, Cervia, Faenza e Pesaro, formalmente autorizzato a muoversi perché il Papa aveva rivolto, tramite una bolla ai signori di quelle città, l'accusa di essersi sottratti all'autorità pontificia. Il 2 agosto 1500 Cesena si arrese, fu poi la volta di Rimini e Faenza, dove vennero rovesciate le signorie dei Malatesta e dei Manfredi. Nel 1502 Cesare guardava già oltre. Suoi obiettivi furono i ducati di Camerino e Urbino, scacciandone i Da Varano [4] e i Montefeltro.

Gli storici concordano nell'identificare nel periodo di signoria del Borgia un'esperienza politica importantissima in Romagna: i tribunali riuscirono a riportare l'ordine. Le signorie avevano sottratto al papa il potere temporale, ma avevano fatto precipitare la popolazione in uno stato di caos. L'azione di Borgia aveva riportato non solo ordine e stabilità, ma anche giustizia e tribunali.

Il duca di Valentino era ormai diventato potentissimo, inviso persino ad alcuni dei suoi più valenti condottieri che, nell'ottobre di quello stesso anno, presso il Castello dei Cavalieri Templari di Magione, nelle vicinanze di Perugia, ordirono una congiura contro di lui, al fine di evitare, come dicevano, "d'essere uno a uno devorati dal dragone". Cesare viene sconfitto nella battaglia di Calmazzo da una lega di condottieri di ventura e costretto ad abbandonare il ducato d'Urbino ormai pieno di focolai di rivolta.

[modifica] La caduta

Cesare era diventato signore incontrastato della Romagna. Nel 1503 [5] progettava di estendere il suo potere alle città toscane di Siena, Pisa e Lucca, quando venne meno il suo principale sostegno e punto di riferimento: il 18 agosto di quell'anno il padre, papa Alessandro VI morì all'età di 73 anni [6]. Alla morte di Alessandro VI il duca di Valentino entrò in crisi. Dopo il breve pontificato di Pio III, nell'ottobre del medesimo anno uscì eletto dal conclave il cardinale Giuliano Della Rovere, esponente di un casato acerrimo nemico dei Borgia [7]. Il nuovo pontefice, che prese il nome di Giulio II, uomo austero, volitivo e poco avvezzo alle vie diplomatiche, tolse al duca di Valentino il governo della Romagna e ne ordinò l'arresto e la reclusione in Castel Sant'Angelo.

[modifica] La fine

A Cesare Borgia fu inutile, una volta evaso, cercare di rifugiarsi a Napoli per organizzare da lì la riconquista dei suoi domini: il Papa lo fece deportare nelle mani di Ferdinando II di Aragona in Spagna, dove il duca di Valentino fu rinchiuso prima nel castello di Cinciglia e poi nel forte di La Mota di Medina del Campo. Riuscì ad evadere nel 1506 con una rocambolesca fuga, dove si fratturò diverse ossa perché scappò da una finestra posizionata a 20 metri circa d'altezza, rifugiandosi nel piccolo regno di Navarra. Morì combattendo per il cognato Giovanni III d'Albret, re di Navarra all'assedio di Viana.

[modifica] Discendenza

Il 10 maggio 1499 Cesare Borgia sposò Charlotte d'Albret (148011 marzo 1514), sorella del re consorte di Navarra, Giovanni III d'Albret. Da questo matrimonio nacque solo una figlia, che Cesare non conobbe mai: Luisa Borgia, duchessa di Valentinois, signora di Châlus, duchessa di Borgia (15001553), che sposò prima Luigi II de La Trémouille, governatore di Borgogna, e poi, in seconde nozze, Filippo, di Borbone-Busset.

Cesare fu altresì padre di almeno due figli illegittimi: Girolamo, che sposò prima Isabella Pizzabernari, poi Isabella, contessa di Carpi, e Camilla-Lucrezia (morta nel 1573), che divenne badessa del convento di San Bernardino (Ferrara), pare nati da una certa Drusilla, una delle dame di compagnia al seguito della sorella Lucrezia quando questa si trovava ancora a Roma.

[modifica] Cesare Borgia nella cultura popolare

[modifica] Romanzi

[modifica] Cinema

[modifica] Televisione

[modifica] Fumetti

[modifica] Videogiochi

  • Cesare Borgia e' l'antagonista principale di Assassin's Creed Brotherhood, dove viene rappresentato come un condottiero spietato e senza scrupoli, deciso a conquistare l'Italia. E' l'antagonista principale di Ezio Auditore.

[modifica] Onorificenze

Cavaliere dell'Ordine di San Michele - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di San Michele

[modifica] Note

  1. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 74
  2. ^ Il soprannome deriva in primis dalla sua nomina a cardinale di Valencia e in seguito alla carica di duca di Valentinois.
  3. ^ Bradford, 2005, op. cit., p. 23
  4. ^ Giulio Cesare e i figli furono uccisi mentre la figlia Camilla da Varano, clarissa con il nome di suor Battista riuscì a fuggire.
  5. ^ Quell'anno le sue truppe furono ospitate dagli abitanti di Monteleone d'Orvieto, per 10 lunghi giorni, riducendo alla fame quel piccolo paese.
  6. ^ Non è tuttora acclarato se a causa di febbri malariche o in seguito ad un avvelenamento: è comunque un fatto che Cesare, anch'egli ammalato, rimase per diverso tempo incapace di apprestare le contromisure che la situazione avrebbe richiesto.
  7. ^ Machiavelli, ne Il Principe, sostiene che il Borgia avrebbe dovuto evitare, avendone la facoltà, che fosse eletto papa un suo nemico.

[modifica] Bibliografia

  • I Borgia Catalogo della mostra 297 p., ill., brossura Mondadori Electa 2002
  • Leonardo, Machiavelli, Cesare Borgia: arte,, storia e scienza in Romagna 1500-1503, Roma, De Luca editori d'arte 2003, ISBN 88-8016-530-5
  • Leonardo Badioli, Il dito del diavolo, Jesi, Il Mazzocchio 2004
  • Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Milano, Mondadori, 2003. ISBN 88-04-51658-5
  • Sarah Bradford, Cesare Borgia. His Life and Times, Londra, Weidenfeld & Nicolson History 2001, ISBN 18-4212-452-8
  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia. La storia vera, Milano, Mondadori, 2005. ISBN 8804556277
  • Michele Bordin & Paolo Trovato, Lucrezia Borgia. Storia e mito, Olschki Editore, Firenze, 2006. ISBN 88-222-5595-X
  • Eric Russell Chamberlin, Ascesa e tramonto dei Borgia, Milano, CDE 1976
  • Geneviève Chastenet, Lucrezia Borgia. La perfida innocente, Milano, Mondadori, 1996. ISBN 978-88-04-42107-8
  • Ivan Cloulas, I Borgia, Roma, Salerno Editrice, 1989. ISBN 88-8402-009-3
  • Judith De Maleissye, Storia dei veleni. Da Socrate ai giorni nostri, Bologna, Odoya 2008, ISBN 978-88-6288-019-0
  • Alexandre Dumas, I Borgia, Palermo, Sellerio editore Palermo, 2007. ISBN 88-389-1979-8
  • Federica Faitelli, Cesare Borgia, Storia e dossier, allegato a n° 163 del settembre 2001
  • Oreste Ferrara, Il Papa Borgia, Milano, Garzanti 1953
  • Clemente Fusero, Cesare Borgia, Milano, Dall'Oglio 1964
  • Clemente Fusero, I Borgia, Milano, Dall'Oglio 1966, ISBN 88-7718-321-7
  • Roberto Gervaso, I Borgia, Milano, Rizzoli, 1977. (ISBN non disponibile)
  • Ferdinand Gregorovius, Lucrezia Borgia. La leggenda e la storia, Milano, Messaggerie Pontremolesi, 1990. ISBN 88-7116-814-3
  • Niccolò Machiavelli, Il Principe, in particolare cap. VII
  • Indro Montanelli, Storia d'Italia (1250-1600), Milano, edizione edita con Il Corriere della Sera, 2003. (ISBN non disponibile)
  • Anna Maria Oliva, Cesare e Lucrezia Borgia negli archivi delle biblioteche italiane, in Actes del II simposi internacional sobre els Borja, p. 315-323.
  • Giuseppe Portigliotti, I Borgia: Alessandro VI-Cesare-Lucrezia, Milano, Treves 1925
  • Ninni Radici, Cesare Borgia, 2007.
  • Gustavo Sacerdote, Cesare Borgia, Milano, Rizzoli 1950
  • Antonio Spinosa, La saga dei Borgia. Delitti e santità, Milano, Mondadori, 1999. ISBN 978-88-04-48662-6

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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Rodrigo Borgia 1492-1498 Juan de Borja Llançol de Romaní
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Titolo inesistente 1498–1507 Titolo soppresso
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Ottaviano Riario 1499–1503 Antonio II Ordelaffi
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Ottaviano Riario 1499–1503 allo Stato Pontificio
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