Ceramica greca
L’arte della ceramica e della pittura vascolare raggiunse nella Grecia antica un alto livello di qualità artistica ed è anche una testimonianza privilegiata della vita e cultura degli antichi Greci.
I vasi greci sono pervenuti ai giorni nostri in gran numero, ma la quantità dei ritrovamenti ceramici rappresenta probabilmente solo un’infima parte della produzione dell’epoca, anche in considerazione del fatto che esistono oggi più di 50.000 vasi provenienti dalla sola Atene.
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[modifica] Importanza della ceramografia
Lo studio della ceramica non ha soltanto valore fine a se stesso; è emerso infatti, soprattutto negli ultimi decenni, come la ceramografia permetta di comprendere, per riflesso, molti aspetti della società antica. La qualità e la quantità dei vasi rinvenuti nei siti archeologici (specialmente nelle necropoli), i dati relativi alla produzione e all'esportazione dei manufatti ci informano con molta precisione circa le condizioni socio-economiche in cui versava la società produttrice. Lo studio della ceramica, inoltre, acquista notevole rilevanza anche in relazione alla questione delle datazioni. I vasi greci infatti consentono di essere datati, almeno sino ad età ellenistica, con un margine di errore massimo di dieci anni; è evidente dunque che, nel momento in cui vengono rinvenuti dei manufatti associati a uno o più vasi essi possono essere datati (purché si verifichino le opportune condizioni) assieme al vaso. Le decorazioni offrono infine, a partire dal periodo figurativo attico, elementi utili a comprendere aspetti importanti dell'antropologia del mondo antico (legati soprattutto alla quotidianità descritta dalle scene dipinte sui vasi) e del mito greco. Non è raro che la filologia classica si appelli alla ceramica antica nella ricostruzione e nell'esegesi del mito.
[modifica] Produzione dei vasi
L'argilla utilizzata per produrre i vasi greci è un'argilla bianca comunemente detta caolino. In base alla località di estrazione può, dopo la cottura, assumere colorazioni differenti e ciò è dovuto alla composizione chimica del terreno più o meno ricco di ossidi di ferro. Una volta estratta, l'argilla veniva finemente raffinata tramite setacciamento e decantazione e solo dopo posta sul tornio e modellata. A questo punto il vaso veniva lasciato ad essiccare, rigorosamente all'ombra, fino a che l'argilla cruda non raggiungeva uno stato particolare detto "durezza cuoio". Aggiunte poi anse e piedi, il vaso veniva dipinto con un sottilissimo strato di argilla purificata detta ingubbio e infine posto nella fornace di particolari forni a pozzo per essere cotto.
[modifica] Pittura
[modifica] Stile protogeometrico
| Per approfondire, vedi la voce Stile protogeometrico. |
I vasi del periodo protogeometrico (v. 1050 a.C.-900 a.C.) costituiscono una delle essenziali testimonianze relative all’inizio dei secoli oscuri della civiltà greca.
Nella sua fase più tarda, nel corso del XII secolo a.C. la ceramica micenea (stile "submiceneo") aveva mostrato un progressivo impoverimento e schematizzazione del repertorio decorativo: ampie superfici sono prive di decorazione, mostrano lo sfondo del colore naturale del vaso e la decorazione si riduce a fasce di linee ondulate tracciate a mano libera, o semicerchi concentrici, o insiemi di cerchi, linguette, volute, triangoli, reticoli. Contemporaneamente la varietà delle forme ceramiche si riduce a pochi tipi.
Nello stile protogeometrico le forme ceramiche sopravvissute della ceramica micenea diventano ben definite, con netta articolazione delle diverse parti del vaso, e tendono a divenire da globulari a ovoidali con una progressiva tendenza allo snellimento. Tra le forme principali troviamo l'anfora a collo distinto, l'oinochoe con imboccatura trilobata, la lekythos, il cratere, lo skyphos, la coppa ad una sola ansa e il kantharos a due anse.
La decorazione vascolare resta semplice e si adatta alla conformazione dei vasi sottolineandone le forme con brevi tratti orizzontali o con bande principalmente nere. I motivi decorativi vengono tracciati in modo geometricamente più rigoroso, con i semicerchi concentrici tracciati con il compasso e le linee orizzontali di spessore uguale e parallele. Progressivamente i motivi decorativi curvilinei tendono a scomparire a favore di ornati rettilinei, come il meandro, inoltre il colore naturale dell'argilla scompare, ricoperto da zone verniciate di un nero brillante (già tipico dell'età del bronzo) che inquadrano le zone decorate.
Dall'Attica lo stile protogeometrico viene esportato ed imitato nelle diverse regioni greche, dando origine a diversi stili locali.
[modifica] Stile geometrico
| Per approfondire, vedi la voce Stile geometrico. |
Lo stile iniziato nella ceramica protogeometrica attica si evolve sviluppando le proprie premesse, nella ceramica di stile geometrico tra il IX e l'VIII secolo a.C.
Le fasce ornamentali sempre più numerose e fitte scandiscono le parti del vaso e fanno progressivamente sparire le superfici monocromatiche a vernice nera. Il meandro riempito a tratteggio diventa il motivo decorativo più tipico, accompagnandosi a rombi, motivi a zig zag, denti di lupo, scacchiere e reticoli. Nei riquadri si inseriscono svastiche, rosette a quattro foglie. I motivi decorativi si arricchiscono di elementi figurati, in particolare figure umane e cavalli.
Le forme dei vasi si fanno sempre più articolate e slanciate ed anfore e crateri di grandi dimensioni vengono utilizzati come segnacoli per le tombe. Particolarmente ricchi sono i reperti provenienti dal cimitero ateniese del Dipylon. Le scene figurate rappresentano temi funerari, come la próthesis (esposizione e lamentazione del morto). Si distinguono alcune officine e alcune personalità, tra le quali spicca il Maestro del Dipylon e la sua bottega.
In quest’epoca iniziano a svilupparsi in Grecia delle scuole locali, che cominciano a distaccarsi dallo stile attico, per seguirne uno locale, come a Corinto e nelle Cicladi.
[modifica] Stile orientalizzante
L'esaurimento dello stile geometrico lasciò aperta la via a nuove influenze dal Vicino Oriente, nella ceramografia greca i modelli provengono da arti maggiormente sviluppate presso quelle popolazioni come la lavorazione di metalli, avori e forse tessuti, le quali mischiavano tradizioni ittite, assire, egiziane ed erano diffuse nel nord della Siria. Il nuovo stile si sviluppa dal 725 a.C. con l’importazione di una nuova gamma di motivi animali come sfingi, grifoni, leoni, etc., o vegetali come fiori di loto, palmette e rosette, con un più libero uso di elementi curvilinei e un più organico senso della forma. Pittura a risparmio e incisione ravvivano la silhouette geometrica; animali e scene narrative sono gli ambiti principali di applicazione, ma l'animal style è lo stile orientalizzante propriamente detto, lo stile standard del VII secolo a.C. Corinto è stata la prima città greca ad adottare e sviluppare questa nuova tendenza, seguendo impulsi provenienti probabilmente dalla Siria; ad Atene, in alcune delle isole Cicladi e a Creta il cambiamento inizia nel 700 a.C. Lo stile protocorinzio si basa su un elegante stile animale a figure nere con pochi ammirabili esempi di figure umane; nel terzo quarto del VII secolo a.C. volge ad una versione più popolare che invade i mercati greci e giunge sino al secondo quarto del VI secolo a.C.[1]
[modifica] Ceramica protocorinzia
| Per approfondire, vedi la voce Ceramica protocorinzia. |
Durante il tardo geometrico beni e artigiani di altri paesi cominciarono ad affluire in Grecia portando un nuovo repertorio di forme che le fabbriche di Corinto assorbirono prontamente. Furono assunti a modello i bronzi e gli avori orientali che recavano incise o lavorate a bassorilievo figurazioni più complesse e ricche di particolari rispetto alle silhouette stilizzate diffuse in ambito greco. La complessità dei nuovi motivi portò i vasai corinzi a elaborare la tecnica a silhouette fino alla creazione di una nuova tecnica che viene chiamata a figure nere e che si trova originariamente sui vasi denominati protocorinzi (stile orientalizzante corinzio) termine con il quale si identifica la produzione compresa tra la fine dell'VIII secolo a.C. e il 625 a.C. circa per distinguerla dalle più recenti serie chiamate corinzie (625-550 a.C.).
La migliore ceramica protocorinzia si esprime in uno stile miniaturista, la decorazione si svolge in fasce ripetute intorno al vaso, le figure sono prevalentemente animali, reali o fantastici, che si inseguono o sono posti uno di fronte all'altro in posa araldica; la decorazione fitomorfa è secondaria o di riempimento. Verso la metà del VII secolo a.C. vengono introdotti gli episodi eroici e le rappresentazioni orientali di battaglie vengono reinterpretate come appartenenti al mito greco. La ceramica protocorinzia si arricchirà anche di motivi plastici e sarà la prima ceramica greca di larga esportazione.[2]
[modifica] Ceramica protoattica
| Per approfondire, vedi la voce Ceramica protoattica. |
Il termine protoattico si riferisce alla ceramica ateniese prodotta durante il VII secolo a.C., tra il 700 e il 610 a.C. circa. Ad Atene lo stile geometrico si era distinto per un forte senso dell'ordine, ma le generazioni successive mostrano una tendenza all'immaginazione grandiosa e alla sperimentazione. Nell'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C. le figure sui vasi attici geometrici progressivamente si fanno più grandi e corpose, assumono posizioni stabili e proporzioni più corrette. Compaiono animali reali e fantastici, ma la generale tendenza sperimentale del VII secolo a.C. viene applicata in Attica alle grandi scene mitologiche, sfuggendo alla pura decorazione vascolare di derivazione corinzia per una reale continuità di interesse nei riguardi delle scene narrative. La provincialità di Atene in questo periodo allo stesso tempo la mette al riparo dal rischio della "massificazione" dovuta ad una grande richiesta nella produzione, come sarebbe accaduto a Corinto; raramente sono state trovate testimonianze protoattiche al di fuori dall'Attica o dell'isola di Egina.[3]
[modifica] Altri stili orientalizzanti
In alcune zone la Ionia rimase a lungo legata allo stile geometrico, fino alla metà del VII secolo a.C. epoca in cui fu adottata la decorazione a fregi con figure di animali. Questo stile conosciuto come stile capra selvatica prende il nome dal suo soggetto più ricorrente ma sono presenti anche altri animali e mostri orientalizzanti spesso affrontati in posizione araldica intorno a composizioni vegetali.[4] È uno stile regionale di notevole uniformità riconoscibile rispetto ad altri stili orientalizzanti della Grecia, con i suoi animali in nero e rossastro-viola, in parte contornati e su un fondo quasi bianco; la forma preferita per questi vasi era l'oinochoe o il piatto. Molti di questi prodotti sono stati attribuiti a Rodi essendo stata questa la prima fonte di scavi, ma lo stile era presente in tutta l’Asia minore, con centri di produzione a Samo, Mileto e Chio.[5]
A Creta sono presenti numerose botteghe e gli schemi ornamentali si presentano meno rigidi e ripetitivi rispetto a quelli corinzi, per un influsso diretto da Cipro e dalla Siria. La ceramica cicladica presenta fenomeni molto diversificati e di breve durata; come quella protocorinzia è in genere poco interessata alla figura umana, ma in questo panorama si distingue la ceramica denominata melica da Melos che presenta ampie scene figurate in tecnica policroma dove l'influenza delle figure nere è solo imitativa ovvero non si presentano incisioni, inoltre è caratteristica di questa produzione l'affollarsi di elementi eterogenei che rendono difficile la lettura (i.e. Anfora paria, "melica", seconda metà VII secolo a.C., h 97 cm. Atene, Museo archeologico nazionale 3961).[6][5]
[modifica] Figure nere
| Per approfondire, vedi la voce Ceramica a figure nere. |
La ceramica a figure nere è una tecnica della ceramica greca introdotta a Corinto all'inizio del VII secolo a.C. Ad Atene la nuova tecnica viene adottata senza riserve solo intorno alla metà del VII secolo a.C., si sviluppa pienamente nell'ultimo quarto e raggiunge il suo apogeo nel secolo successivo. A partire dal 530 a.C., fu gradualmente sostituita dalla tecnica detta ceramica a figure rosse. La ceramica a figure nere è caratterizzata dal disegno di figure in vernice nera sul fondo d’argilla e dall’utilizzo delle incisioni (praticate prima della cottura), tramite bulino o altri strumenti appuntiti, per evidenziarne i particolari che risultano così costituiti dall'emergere del colore proprio del fondo argilloso. Altri particolari potevano essere aggiunti tramite pigmenti rossi o bianchi. Benché si tratti di una tecnica a quattro colori, almeno nella sua forma pienamente sviluppata, l'unico elemento che la caratterizza e che giustifica l'identificazione della tecnica stessa è la presenza delle incisioni.[7]
Il gusto per i motivi tratti dai racconti mitologici e la composizione in un solo grande registro sono gli elementi innovatori della ceramica ateniese; il Pittore di Nesso fu tra i primi ad adottare la figura nera ad Atene continuando a decorare grandi anfore funerarie con grandi figure disegnate con un senso della proporzione sconosciuta ai ceramografi corinzi. Altri seguirono che continuarono a dipingere sia ornamentazioni animalistiche sia scene narrative, ma verso il 570 a.C. Atene si distaccò dall’influenza corinzia scegliendo decisamente di dedicarsi alle seconde e creando uno stile proprio. Il capolavoro di questa svolta è il Vaso François. Anche i grandi vasi funerari lasciano progressivamente il posto a vasi della vita quotidiana, come idrie, coppe e crateri. Amasis (pittore e ceramista) disegna figure eleganti dotate di insolita vivacità; Exekias suo contemporaneo ha uno stile classico improntato alla severità eroica. Le forme vascolari non sono ininfluenti nella formazione dello stile attico a figure nere e l'evoluzione della coppa da vino in particolare.
Corinto continuò a reggere la concorrenza nella prima metà del secolo, anche emulando le narrazioni ateniesi e approfondendo gli effetti cromatici.
Prima della fine del VII secolo a.C. la molteplicità sfuggente del mondo visibile era ormai condensata in poche e ben ponderate forme sufficienti ad esprimere le principali attività e atteggiamenti di uomini e animali. Nella formazione di questo patrimonio iconografico Corinto aveva svolto una parte fondamentale. I volti femminili sono bianchi, dipinti sopra la silhouette nera che affiora sotto l'incisione; il rosso è riservato alla parte maschile e questa suddivisione era già stata adottata dall'arte egizia. I volti sono generalmente rappresentati di profilo, la vista frontale è riservata a figure grottesche e mostruose come satiri e gorgoni. L'espressione è affidata alla gestualità. Negli uomini la barba è simbolo di matutrità o di classe. Tutto è retto da convenzioni da cui gli artisti raramente si allontanano.[8]
[modifica] Figure rosse
| Per approfondire, vedi la voce Ceramica a figure rosse. |
La ceramica greca a figure rosse fa la sua comparsa ad Atene verso il 530 a.C. e consiste in un’inversione di tendenza rispetto a quella delle figure nere. La nuova tecnica infatti prevede che il fondo del vaso sia dipinto di nero, mentre le figure risparmiate hanno il colore rossastro della ceramica ed i dettagli sono dipinti e non più incisi.
La prima attestazione della nuova tecnica è rinvenibile nei vasi del Pittore di Andocide, del quale sono sopravvissuti una quindicina di vasi. In alcuni casi nel primo periodo si trovano vasi, cosiddetti bilingui, sui quali coesistono scene a figure nere e rosse.
Oltre alla semplice inversione di colori, la tecnica a figure rosse permette un miglioramento del disegno, soprattutto per quanto riguarda i particolari delle vesti ed i dettagli anatomici delle figure, e in conseguenza alla perdita dei colori. La tecnica a figure rosse rimane a tutta la produzione dell’età classica ed è ben rappresentata dai molti ceramografi che la utilizzarono sui loro vasi.
[modifica] Periodo ellenistico
In epoca ellenistica dal IV secolo a.C. si assiste ad una lenta decadenza della tecnica a figure rosse e diventa frequente l’utilizzo della vernice nera brillante, decorata a stampo, e quella a rilievo.
Un tipo di decorazione dipinta è rappresentata dallo stile “West Slope”, così chiamato perché attestato in rinvenimenti fittili nella parte occidentale dell’Acropoli di Atene, caratterizzato da una pittura colorata e bianca su fondo nero e con dettagli incisi.
Al di fuori della Grecia continentale furono molto floride la scuola cretese, attiva fino al III secolo a.C., con vasi decorati con scene mitologiche, e quella apula in Italia, famosa per i crateri a volute e le anfore di grandi dimensioni.
[modifica] Tipologia dei vasi
| Per approfondire, vedi la voce Forme ceramiche greche. |
[modifica] Note
- ^ Cook 1997, pp. 41-46.
- ^ Boardman 1995, pp. 40-49.
- ^ Hurwit 1985, pp. 164-173.
- ^ Museo del Louvre. (FR) Oenochoé ionienne orientalisante du style des "Chèvres sauvages". URL consultato il 1 marzo 2012.
- ^ a b Boardman 2004, pp. 29-40.
- ^ Charbonneaux et al. 1978, pp. 38-39.
- ^ Beazley 1986, p. 1.
- ^ Boardman 1995, pp. 80-103.
[modifica] Bibliografia
- Charles Dugas, La Céramique grecque, Payot, Paris 1924.
- John Beazley, Attic Black-Figure Vase Painters, Oxford University Press, Oxford 1956.
- François Villard, Les Vases grecs, Presses universitaires de France, Paris 1956.
- John Beazley, Attic Red-Figure Vase Painters, Oxford University Press, Oxford 1963.
- Jean Charbonneaux; Roland Martin; François Villard, La Grecia arcaica : (620-480 a.C.), Milano, Rizzoli, 1978. ISBN 88-17-29506-X stampa 1997.
- Jeffrey Mark Hurwit, The art and culture of early Greece : 1100-480 b.C. (in inglese), London, Cornell University Press, 1985. ISBN 0801417678
- John Beazley. (EN) Development of the Attic Black-Figure. Revised edition. Berkeley ; University of California Press, 1986. URL consultato il 3 marzo 2012.
- Arthur Dale Trendall, Red figure Vases of South Italy and Sicily, Thames & Hudson, London 1989.
- John Boardman, L’arte greca, Milano, Rusconi, 1995. ISBN 8818910337
- Robert Manuel Cook, Greek painted pottery, London ; New York, Routledge, 1997. ISBN 9780415138598
- John Boardman, Aux origines de la peinture sur vase en Grèce, Thames & Hudson, London 2003. ISBN 2-87811-157-5
- John Boardman, Storia dei vasi greci: vasai, pittori e decorazioni, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 2004. ISBN 88-240-1101-2
- Μαρία Εγγλέζου, Ελληνιστική Κεραμεική Κρήτης: Κεντρική Κρήτη, Ταμείο αρχαιολογικών πόρων, Atene 2005. ISBN 960-214-436X
- John Griffiths Pedley, Arte e archeologia greca, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma 2005. ISBN 88-240-1118-7
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[modifica] Collegamenti esterni
- (EN) Ceramica greca dipinta nell’Archivio Beazley.