Coena Cypriani
La Coena Cypriani è un racconto nato in Europa durante il primo Medio Evo, forse tra il V ed il VI secolo, e più tardi messo per iscritto in latino da Rabano Mauro, Giovanni di Montecassino e, forse, Asselin di Reims. La tradizione lo attribuisce a San Cipriano.
La Coena Cypriani è un esempio di pantomimo conviviale dell'età tardoantica, a metà tra una parodia, un'allegoria ed una satira di alcuni passaggi della Bibbia, soprattutto la Parabola del banchetto di nozze in Matteo 22,2 e dell'avvenimento delle Nozze di Cana raccontato in Giovanni 2,1-11. Essa racconta del re orientale Gioele, il quale, per celebrare le nozze del figlio, invita a Cana di Galilea personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento, tra cui Caino e Abele, Gesù, Mosè, Abramo, Eva e Maria. Il testo si dilunga sull'abbigliamento, sul menu, sui dettagli grotteschi, per suscitare comicità. Il giorno seguente, Gioele si accorge di un furto e, irritato, ordina di torturare gli ospiti per cercare il ladro. Questo si rivela presto essere Acar, figlio di Carmi, che viene condannato a morte; sono gli stessi ospiti ad ucciderlo e poi a seppellirlo.
La finalità del testo non è chiara. Secondo Rabano Mauro, che lo adattò in prosa per Lotario II nell'855, aveva valenza didattica: sarebbe servito per facilitare la memorizzazione dei personaggi biblici citati, attraverso un episodio certamente inconsueto. Altri, come Giovanni di Montecassino che la rielabora in settenari trocaici ritmici, inserendovi allusioni surreali e spunti di politica contemporanea, puntarono su un intento prettamente ludico.
[modifica] Ripresa moderna
La Coena Cypriani è citata diverse volte ne Il nome della rosa di Umberto Eco, come uno dei libri "scandalosi" che suscitano l'ilarità eseguendo una parodia delle Sacre Scritture, e come tema per una visione di Adso da Melk.
[modifica] Bibliografia
- Edoardo D'Angelo, Storia della letteratura mediolatina, Accademia Vivarium Novum, Montella, 2004