Catalogna

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Catalogna
comunità autonoma
(CA) Catalunya
(ES) Cataluña
(OC) Catalonha (ufficiale nella Val d'Aran)
Catalogna – Stemma Catalogna – Bandiera
Dati amministrativi
Stato bandiera Spagna
Capoluogo Barcellona
Presidente Artur Mas (CiU) dal 2010
Lingue ufficiali catalano, spagnolo, aranese (dialetto occitano)[1]
Data di istituzione 1978[2]
Territorio
Coordinate
del capoluogo
41°23′17″N 2°10′12″E / 41.388°N 2.17°E / 41.388; 2.17 (Catalogna)Coordinate: 41°23′17″N 2°10′12″E / 41.388°N 2.17°E / 41.388; 2.17 (Catalogna)
Superficie 32 114 km²
Abitanti 7 354 411 (2008)
Densità 229,01 ab./km²
Province 4
Comuni 949
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 CT
Nome abitanti catalano, (ca) català, (es) catalán, (oc) catalan
Rappresentanza parlamentare 46 congressisti, 7 senatori
Localizzazione

Catalogna – Localizzazione

Sito istituzionale

La Catalogna (cat. Catalunya, sp. Cataluña, oc. Catalonha) è una nazione storica dell'Europa il cui territorio si trova all'estremità NE della penisola iberica, tra i Pirenei e il Mediterraneo. La quasi totalità della Catalogna storica coincide con la comunità autonoma della Spagna dallo stesso nome, che copre un'area di 32.114 km², ed ha una popolazione di 7.354.411 abitanti. La capitale è Barcellona.

Nei confronti dello Stato spagnolo, la Catalogna si segnala per le forti rivendicazioni autonomiste e spesso anche indipendentiste. La Catalogna, infatti, ha caratteristiche peculiari a livello linguistico e culturale, e una propria tradizione storica e giuridica, oltre a costituire il più esteso dei territori catalanofoni noti come Paesi Catalani.

Indice

[modifica] Denominazione

Il nome "Catalogna", in quanto tale, cominciò ad essere utilizzato alla metà del XII secolo per designare l'insieme di contee che formavano la Marca Ispanica e che si erano svincolate, gradualmente, dalla tutela franca fino a divenire sovrane. L'origine della parola "Catalogna" è ancora incerta e aperta a diverse interpretazione.

  • Una teoria afferma che essa significhi "terra di castelli", in riferimento ai numerosi castelli eretti nell'alto medioevo.[3] In particolare, la parola "catalano" si sarebbe sviluppata da castlà (castellano, il governatore di un castello).[4] Secondo questa teoria, i termini "catalano" e "castigliano" sarebbero fondamentalmente omologhi.
  • Un'altra teoria suggerisce che la parola derivi da Gothland, la "terra dei Goti", in riferimento alle popolazioni visigote che si stabilirono in quest'area nell'Alto Medioevo. Di fatto, i Franchi spesso chiamavano "Gotia" il territorio catalano (o addirittura tutta la Penisola Iberica). Addirittura vi fu chi propose di trovare un'etimologia del nome Catalogna a partire da una falsa parola latina Gothalaunia, in cui sarebbero riconoscibili i nomi di due delle etnie che si succedettero nella zona, gli Alani e, appunto, i Goti.
  • L'arabista catalano Joan Vernet identificò come primo possibile testimone del nome della Catalogna il cronista e geografo musulmano al-'Udrī, che nella sua opera Tarsi al-akhbār parla di Qa Talunya, contrazione di Qal'at Talunya ("il castello di Talunya", una località situata a metà strada da Lleida a Huesca, nei pressi dell'attuale Monzón). Secondo questa ipotesi, gli arabi avrebbero designato gli abitanti della Marca Ispanica come «quelli che vivono al di là di Qa Talunya». L'origine araba, forse a partire da un toponimo ibero, potrebbe spiegare la mancanza di corrispondenza esatta tra il gentilizio català e il toponimo Catalunya.[5]

Il Principato di Catalogna è un termine giuridico che apparve soltanto nel XIV secolo per indicare il territorio soggetto alla giurisdizione delle Corts Catalanes, territorio il cui sovrano (in latino princeps) era il re del Casato di Barcellona. Ciononostante, questo territorio non era formalmente un regno, bensì un raggruppamento di contee con delle leggi uniformate delle Corts. Per questo motivo, il Principatus di Catalogna non è un principato nel senso giuridico del termine, e il titolo di principe di Catalogna non è mai esistito. Benché il territorio del Principatus venne in seguito confederato con la Corona d'Aragona, e questa venne poi annessa al Regno di Spagna, mentre una sua porzione venne annessa alla Francia (il territorio conosciuto attualmente come Catalogna del Nord), il termine Principat continua ad essere utilizzato anche oggi, informalmente, per designare le quattro Province della Spagna di lingua catalana che costituiscono la Comunità Autonoma.

Il nome ufficiale del governo della Catalogna (formato dal consiglio, dal parlamento e dal presidente) è Generalitat de Catalunya in catalano [7] Alcuni applicano scorrettamente questo nome soltanto al consiglio, come se fosse la stessa cosa del gabinetto di governo. Generalitat de Catalunya, invece, designa tutto il sistema istituzionale di autogoverno catalano (all'interno dello Stato spagnolo ma non sotto l'autorità diretta del governo centrale di Madrid).

[modifica] Catalogna e Paesi catalani

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Paesi Catalani.

La Catalogna costituisce il nucleo originale e la parte di territorio più importante ed estesa in cui è parlata la lingua ed è condivisa la cultura catalana. L'unica zona della regione linguisticamente non catalana è la Val d'Aran, nei Pirenei, a ridosso della frontiera francese. In tale territorio (9.000 abitanti circa) viene infatti parlato l'aranese, un dialetto dell'occitano riconosciuto ufficialmente (e tutelato) dal governo della Generalitat de Catalunya. La regione storica della Catalogna comprende anche la Catalogna settentrionale (in catalano: Catalunya Nord: Rossiglione, Cerdanya, Conflent, Capcir e Vallespir), passata alla Francia già nel 1659 e oggi coincidente con gran parte del dipartimento dei Pirenei Orientali, che ha come capoluogo Perpignano.

Le Isole Baleari, Andorra, il Paese Valenziano e la Frangia d'Aragona (in catalano Franja de Ponent o Franja d'Aragó) condividono la lingua e la cultura della Catalogna.[8] All'insieme di questi territori di lingua e cultura catalana (la Catalogna oggi spagnola, il Rossiglione, il Paese Valenziano, le Baleari, la Franja de Ponent dell'Aragona e la città italiana di Alghero) ci si riferisce spesso con il termine di Paesi Catalani (in catalano: Països Catalans), di cui il Principato di Catalogna costituisce per popolazione ed estensione l'entità maggiore.

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della Catalogna.
Parlamento della Catalogna, Parc de la Ciutadella

Il Risorgimento Nazionale catalano, cosiddetto 'Renaixença' (appunto: Risorgimento) sorse nel XIX secolo in parallelo a tanti movimenti simili in altre nazioni europee e a base delle teorie del movimento romantico. Fu solo nel 1931, dopo una tormentata storia di repressione ed ostilità da parte della Spagna che la Catalogna divenne una regione autonoma, e nello stesso anno venne dichiarata la Repubblica Spagnola. Nel 1939, dopo la Guerra Civile e la presa del potere di Francisco Franco l'autonomia catalana venne soppressa, così come si cercò di sopprimere la lingua e la cultura catalane. Durante l'ultimo decennio del regime di Franco, sorse in Catalogna un rinnovato sentimento nazionale, rinforzato dal sentimento antifranchista.

Nel 1975 Franco morì e la democrazia venne ripristinata poco dopo. Ancora una volta la Catalogna divenne una regione autonoma all'interno della Spagna. Il leader nazionalista catalano Jordi Pujol salì al potere nelle prime elezioni regionali del 1980, e il suo partito, Convergenza e Unione (Convergència i Unió o CiU), tenne il potere per 23 anni.

Nonostante il suo retroterra radicale, Pujol divenne sempre più conservatore, e appoggiò il governo del Partito Popolare di José Maria Aznar a Madrid. I nazionalisti divennero sempre più insoddisfatti da questo governo, in particolare quelli che si riconoscevano in ERC (Esquerra Republicana de Catalunya - Sinistra Repubblicana di Catalogna). Allo stesso tempo, il Partito Socialista Catalano (Partit dels Socialistes de Catalunya, PSC-PSOE), basato nella area industriale attorno a Barcellona, si rafforzò.

[modifica] Geografia

La comunità autonoma di Catalogna confina con la Comunità Valenciana a sud, l'Aragona a ovest, la Francia (Midi-Pirenei e Linguadoca-Rossiglione) e Andorra a nord e il Mar Mediterraneo ad est e sud-est.

"Els Encantats", due picchi assai conosciuti dei Pirenei catalani, e il lago di Sant Maurici.

Montagne:

Fiumi principali:

[modifica] Economia

Il PIL pro capite della Catalogna è di 28.095 € (2009), superiore a quello dell'Alto Adige (27.169 €). La Catalogna assieme a Baden-Württemberg, Lombardia e il Rodano-Alpi è uno dei quattro motori dell'Europa.

[modifica] Arte

[modifica] Architettura

Dal punto di visto artistico la Catalogna seguì uno sviluppo diverso da quello della Spagna, visto che scarsa fu la presenza sia dell'arte visigota, limitata pressoché alla struttura di Terrassa (V-VII secolo), sia di quella mozarabica, ristretta a poche chiese a pianta basilicale ben rappresentate da quelle di Boada e Olérdola (X-XI secolo).[9]

La fioritura di una vera e propria arte catalana si ebbe con il movimento pre-romanico e romanico, che comunque presentò somiglianze con quello lombardo e marchigiano. La struttura più significativa fu indubbiamente l'abbazia di Ripoll (1030) caratterizzata dalla presenza di cinque navate e ben sette absidi. Cinque furono le forme tipiche delle chiese romaniche catalane: quella a "T", quella basilicale con colonne, quella a croce inscritta, quella con pilastri cruciformi e infine quella a navata unica.

La produzione gotica fu debitrice dell'influenza francese, anche se si contraddistinse per la ricerca di accorpazione dello spazio interno e della massima fluidità spaziale, come nel caso di Santa Maria del Pino a Barcellona (XV secolo).

[modifica] Arti figurative

La posizione geografica della Catalogna ha favorito i contatti con i movimenti artistici italiani e nordeuropei.

Le decorazioni visigote sfociarono parzialmente nelle pitture del periodo carolingio, come evidenziato, tra gli altri, nel battistero di Terragona (IX secolo). Importante fu la scuola decorativa romanica, dal gusto dapprima orientaleggiante e poi influenzata dalle scuole lombarde e francesi, degnamente rappresentata dal ciclo di affreschi presenti nella chiesa di S.Clemente di Tahull (1123).

Nei secoli immediatamente successivi, accanto allo sviluppo delle miniature, si diffuse il gusto pittorico senese, avvertibile già in Ferrer Bassa (1285-1348) e in Lorenzo Zaragoza aperto anche alle influenze gotiche nordiche. Con Jaime Huguet (1414-1492) si avviò al tramonto la secolare scuola pittorica catalana, proprio nel momento in cui la Castiglia, l'Andalusia e la Spagna orientale iniziarono a gettare le basi della grande scuola spagnola della seconda metà del Cinquecento.[9]

[modifica] Letteratura

La letteratura in lingua catalana ebbe due periodi di fioritura: il primo coincise con la carriera di Ramon Llull (1235-1315) ai tempi della poesia trobadorica. Llull scrisse trattati filosofici, di mistica, composizione elegiache e romanzi allegorici.[10] Il secondo momento rigoglioso corrispose alle opere del cosiddetto Petrarca catalano, ossia Ausiàs March (1397-1459), che influenzò notevolmente anche il Rinascimento castigliano. La decadenza politica catalana unita alla espansione della cultura castigliana provocò quasi tre secoli di aridità letteraria, che solo verso la fine del Settecento venne interrotta dalla rinascenza catalana. Nell'Ottocento si annoverarono l'Ode alla Patria scritta nel 1833 da Bonaventura Carles Aribau (1798-1862) e le liriche di Rubió i Ors (1818-1899) che diedero l'inizio al Romanticismo catalano.

La letteratura catalana moderna si sviluppò sulla scia del naturalismo europeo, contribuendo con Joan Maragall (1860-1911) anche al rinnovamento della lingua catalana. Dopo le tendenze simboliste, parnassiane l'evoluzione della letteratura autonoma catalana subì una brusca frenata a causa della dittatura franchista che proibì l'uso della stessa lingua catalana. Quindi una seconda rinascenza si ebbe solo verso gli anni Sessanta, quando vennero concesse maggiori libertà espressive ai catalani.[10]

[modifica] Tradizioni

Costume tipico dell'area catalana con il caratteristico berretto rosso

I festival e le tradizioni della Catalogna uniscono la società catalana, e aiutano a darle il suo carattere particolare. Tra gli eventi più impressionanti troviamo i correfocs, nei quali i "diavoli" giocano con il fuoco e con la gente. Questi diavoli non sono l'incarnazione del male; sono vivaci e festosi, ballano al suono dei tamburelli e del tradizionale oboe, mentre preparano i loro fuochi d'artificio.

Ma forse le più spettacolari delle feste catalane sono quelle dei colles castelleres, gruppi di entusiasti che formano impressionanti torri umane (fino a undici strati). Questa è una vecchia tradizione della regione di Tarragona, che si è ora diffusa in molte parti della Catalogna, ed è diventata un vero spettacolo, o sport, che attrae migliaia di catalani. Tra le altre feste importanti citiamo il carnevale di Vilanova i la Geltrú e il Patum di Berga.

Quindi, c'è la musica molto speciale delle "cobles", le bande di fiati che suonano le sardanes. La sardana è una danza popolare che si balla in cerchio che ha origine nella regione di Empordà (nella parte nord, tra Pirenei e Mediterraneo), e viene oggi ballata in molte strade e piazze. Chiunque vi si può unire.

Come in altri contesti esiste la tradizione di Babbo Natale, in Catalogna è molto popolare la figura di Tió de Nadal, mentre in un angolo risposto del presepe trova posto il caratteristico caganer.

L'inno della Catalogna è "Els Segadors" (I mietitori).

Festa nazionale[11] è l'11 settembre, data della sconfitta e resa di Barcellona all'esercito franco-castigliano di Filippo V di Spagna.

[modifica] Politica

La regione gode di un'autonomia estesa e, per esempio, ha la sua forza di polizia (Mossos d'Esquadra), che coesiste con la Guardia Civil e la Policia Nacional, dirette dal governo spagnolo. L'Autonomia della regione è stata rafforzata con il nuovo Statuto approvato in referendum per i catalani il 18 giugno 2006 e entrato in vigore il 9 agosto 2006. Questo nuovo Statuto viene a sostituire quello anteriore in vigore da 1979.

Contrariamente alle comunità autonome di Navarra e Paesi Baschi, la Catalogna manca di un proprio sistema fiscale, quindi il sostentamento economico dell'amministrazione regionale dipende quasi completamente dal bilancio del governo spagnolo.

La divisione amministrativa comprende quattro province: Barcellona, Girona, Lleida, Tarragona.

Una delle chiavi della politica catalana è il fatto che Barcellona, attraendo immigrati da tutta la Spagna e dall'America Latina, è una città con maggioranza di lingua spagnola nelle zone abitate dalla classe operaia, mentre le regioni rurali e le classi alte rimangono solidamente di lingua catalana. I Socialisti sono diventati il partito di coloro che non credono di ricevere benefici dal predominio della classe media nazionalista catalana su Barcellona[senza fonte]. In ogni caso, mentre il Catalano sta sperimentando uno spettacolare revival, la presenza dominante della popolazione di lingua Castigliana a Barcellona rende per il momento improbabile l'uso universale del Catalano.

Alle elezioni regionali tenute il 16 novembre 2003, nelle quali Pujol si ritirò, i partiti coalizzati della sinistra sconfissero CiU per la prima volta, e Pasqual Maragall i Mira divenne Presidente della Generalitat. I Socialisti di Maragall, comunque, persero dei seggi: il grande vincitore fu la ERC, fermo sostenitore di una piena indipendenza catalana, e i Verdi. Mentre il PSC mantenne il posto di Presidente della Generalitat (Maragall), l'ERC nominò il "conseller primer" (primo ministro) - attualmente in carica, Bargalló. Il governo di Maragall fu quindi una scomoda alleanza tra PSC ed ERC, poiché l'ERC favoriva politiche più di sinistra e il progresso verso l'indipendenza catalana, in contrapposizione con le idee politiche del PSC, il governo cadde con un anno di anticipo per divergenze tra socialisti e repubblicani sulla forma del nuovo Statuto autonomo.

Le elezioni si tennero di nuovo a fine 2006 (1º novembre). Questo appuntamento vide un'astensione record: poco più del 56% dei catalani si recò alle urne. I risultati premiarono con una lieve crescita CiU, diventato primo partito (31,5%) con 11 seggi in più del PSC; i socialisti a loro volta non riuscirono a invertire il decennale trend negativo che li vedeva perdere l'11% dei voti dal 1999 - in termini assoluti ben 400.000 suffragi. Nelle ore immediatamente successive al voto era Artur Mas, leader del partito vincitore CiU, la persona che tutti accreditavano come nuovo presidente della Generalitat, ma fu José Montilla, capo del PSC, ad ottenere l'incarico. Anche se sconfitti i socialisti infatti riuscirono a costruire una nuova alleanza con le forze di sinistra di ERC (in leggera flessione rispetto al 2003) e IV-EA (un partito al contrario in ottima salute). PSC, ERC e IV-EA insieme infatti raccoglievano 70 seggi, e avevano la maggioranza assoluta al Parlament per tre voti. CiU reagì annunciando il ritiro di ogni appoggio al governo nazionale socialista di Zapatero, e votando contro la fiducia a Montilla insieme ai popolari e al movimento Ciutadans-Partit de la Ciutadania. Il nuovo governo della Generalitat iniziò la sua attività il 25 novembre sulla base della promessa di Montilla di "dare priorità alle politiche sociali rispetto a quelle identitarie". Nel 2010, tuttavia, è tornata al governo CiU ed è è diventato presidente il suo coordinatore, Artur Mas.

[modifica] Partiti

  • CiU - Convergència i Unió (Convergenza e Unione) - coalizione
    • CDC - Convergència Democràtica de Catalunya (Convergenza Democratica di Catalogna)
    • UDC - Unió Democràtica de Catalunya (Unione Democratica di Catalogna)
  • PSC - Partit dels Socialistes de Catalunya (Partito Socialista Catalano)
  • PP - Partit Popular (Partito Popolare)
  • IV-EUA - Iniciativa Verds-Esquerra Unida i Alternativa (Iniziativa Verde-Alternativa di Sinistra)
  • ERC - Esquerra Republicana de Catalunya (Sinistra Repubblicana di Catalogna)
  • Solidaritat Catalana per la Independència
  • Ciutadans-Partit de la Ciutadania
  • CUP (Candidatura Unitat Popular)

[modifica] Riassunto di voti e seggi

[modifica] Elezioni autonome 2003 (dati confrontati con quelle del 1999)

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.307.837 3.319.276 62,5% 1.988.561 37,5%
Voti totali
Validi Nulli
3.310.483 -
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
3.280.271 98,8% 30.212 0,9% 8.793 0,3%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 1.024.425 30,9 -6,8 46 -10
Esquerra Republicana de Catalunya 544.324 16,4 +7,7 23 +11
Iniciativa Verds - Esquerra Alternativa 241.163 7,3 +4,8 9 +6
Partit Popular 393.499 11,9 +2,4 15 +3
Partit dels Socialistes de Catalunya 1.031.454 31,2 -6,6 42 -10
Altri 75.618 2,3 - 0 =

Presidente investito:: Pasqual Maragall (PSC)

[modifica] Elezioni autonome 2006 (dati confrontati con quelle del 2003)

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.212.444 2.959.027 56,8% 2.253.417 43,2%
Voti totali
Validi Nulli
2.945.703 -
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
2.885.678 98,0% 60.025 2,0% 13.324 0,5%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 928.521 31,5 +0,6 48 +2
Esquerra Republicana de Catalunya 414.067 14,1 -2,3 21 -2
Iniciativa Verds - Esquerra Alternativa 281.474 9,6 +2,3 12 +3
Partit Popular 313.479 10,6 -1,2 14 -1
Partit dels Socialistes de Catalunya 789.767 26,8 -4,6 37 -5
Altri 158.186 7,4 - 3 =

Presidente investito:: José Montilla (PSC)

[modifica] Elezioni autonome 2010 (dati confrontati con quelle del 2006)

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.230.886 3.135.764 60,0% 2.095.122 40,0%
Voti totali
Validi Nulli
3.053.433 -
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
3.021.706 96.4% 92.331 2,9% 21.727 0,7%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 1.198.010 38,5 +7,0 62 +14
Esquerra Republicana de Catalunya 218.046 7,0 -7,1 10 -11
Iniciativa Verds - Esquerra Alternativa 229.985 7,4 -2,2 10 -2
Partit Popular 384.019 12,3 +1,7 18 +4
Partit dels Socialistes de Catalunya 570.361 18,3 -8,5 28 -9
Ciutadans – Partido de la Ciudadanía 105.827 3,4 +0,4 3 0
Solidaritat Catalana per la Independència 102.197 3,3 +3,3 4 +4
Altri 221.664 9,8 - 0 =

Presidente investito:: Artur Mas (CiU)

[modifica] Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO in Catalogna

[modifica] Note

  1. ^ «La lingua occitana, denominata aranese in Aran, è la lingua propria di detto territorio ed è ufficiale nella Catalogna» (Statuto di autonomia, art. 6, §5)
  2. ^ L'ultimo statuto di autonomia, promulgato nel 2006, è stato pesantemente ridimensionato, nel 2010, dal Tribunale costituzionale spagnolo (sent. n. 31/2010)
  3. ^ La stessa Generalitat de Catalunya sembra avere avvalorato questa seconda ipotesi nel suo sito ufficiale [1]
  4. ^ Etimología de Cataluña
  5. ^ Miquel Coll i Alentorn. Textos i Estudis de Cultura Catalana: Història. Barcelona: Curial, 1992. P. 185.
  6. ^ El Misteri de la Paraula Cathalunya
  7. ^ O Generalidad de Cataluña in spagnolo, anche se di fatto questa forma è rara e non ufficiale (l'unica terminologia riconosciuta dalla legge è quella in catalano, che pertanto viene utilizzata anche nei testi o nei discorsi in spagnolo).
  8. ^ In questo senso, il termine Catalogna è talvolta usato da alcuni catalanisti radicali per indicare tutta l'area in cui si parla il catalano. In questo caso la Catalogna vera e propria viene di solito chiamata il Principato (catalano: "el Principat") o Catalogna in senso senso (catalano: "la Catalunya estricta"). Si tratta di una terminologia, comunque, che viene usata solo marginalmente.
  9. ^ a b Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol.III, pag.154-156
  10. ^ a b Universo, De Agostini, Novara, Vol.III, pag.188
  11. ^ Nel suo statuto regionale la Catalogna si definisce una nazionalità

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Altri progetti

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