Carlo Piancastelli
Carlo Piancastelli (Imola, 12 agosto 1867 – Roma, 19 febbraio 1938) è stato un collezionista d'arte italiano, fondatore dell'Archivio Piancastelli.
Nasce in una facoltosa famiglia fusignanese che, originaria di Casola Valsenio, da cui era scesa in pianura alla metà del Settecento, aveva costituito nel corso di un secolo una vasta proprietà terriera: circa 1.000 ettari di terreno fertile.
Nel 1888 si laurea in Giurisprudenza all'Università di Roma e si iscrive nuovamente all'università per conseguire una seconda laurea in letteratura ma, nel 1890, interrompe gli studi per dedicarsi all'amministrazione dei terreni ereditati a seguito della morte dello zio. È però durante gli anni universitari che in Carlo Piancastelli nasce la passione per la numismatica, che lo porterà, nell'arco della propria vita, a costituire una delle più prestigiose raccolte in campo internazionale. Questo interesse con il tempo tenderà progressivamente ad ampliarsi, fino a dedicarsi anche alla raccolta di libri, documenti, autografi, disegni, manoscritti e stampe.
Tra il 1889 e il 1894 Carlo Piancastelli avviò la costruzione di un palazzo destinato ad ospitare, ai piani più bassi, l'amministrazione dell'azienda, mentre le stanze dedicate all'abitazione si trovavano al primo piano, e la biblioteca e le ampie collezioni venivano conservate al secondo piano.
Alla fine della propria vita, dedicata interamente al collezionismo, Piancastelli aveva accumulato 50.000 volumi e centinaia di migliaia di documenti vari. Per evitare che il suo patrimonio venisse disperso, decise di lasciare tutto ad una biblioteca. La scelta iniziale cadde sulla Biblioteca Classense di Ravenna. Ma nel testamento Piancastelli scelse un'altra destinazione.
Alla sua morte il suo fondo prese la via di Forlì, dove ancora oggi è conservato presso la biblioteca comunale con il nome di «Archivio Piancastelli».
Gli spetta il merito di aver dato l'avvio agli studi folkloristici sulla Romagna, con varie ricerche su cante, fiabe e proverbi.
Famoso il suo commento al noto indovinello romagnolo:
| « Tera bianca, smént negra / Zénc somma/ du arbega. » |
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(Lo scrivere.)
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