Carlo Giuseppe Plura
Carlo Giuseppe Plura (Lugano, 3 gennaio 1663 – Borgo San Dalmazzo, 14 aprile 1737) è stato uno scultore e stuccatore svizzero-italiano.
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[modifica] Biografia
Figlio di Domenico e Margherita attinenti di Lugano, ben presto viene avviato al mestiere di intagliatore e scultore nell'ambito delle maestranze luganesi emigrate prima a Milano e poi a Torino. I luoghi del suo apprendistato e della sue prima attività di scultore restano sconosciuti. A partire dal 1704 si trovò a Torino quando risulta attivo per gli arabeschi e i festoni attorno alla fascia del cornicione della giunta dei banchi eseguiti per la Congregazione dei banchieri, negozianti e mercanti[1].
In un pagamento databile al biennio 1704-1705 figura come autore della statua della Madonna col Bambino eseguita per la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Stella a Druento. Per la Confraternita dello Spirito Santo di Carignano nel biennio 1706-1707 scolpì la Pietà con portorio e angeli, forse seguita dalla statua di Sant'Elena del 1707 e di quella della Santa Croce a Riva presso Chieri. Degli anni 1707-1712 è la statua di Sant'Agostino d'Ippona per la Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti a Torino[2], e le superstiti statue a Savigliano del Cristo morto e l'Addolorata del 1708, e il Risorto del 1726, sempre considerato fra le sue opere più riuscite e che mostra una ferma energia nel modellato e nel gesto[3].
Nel 1707 la Municipalità di Torino gli commissionò la statua da portarsi in processione ogni anno nel giorno della vittoria dopo l'assedio; nel 1709 la Compagnia di San Luca dei pittori, scultori e architetti lo elesse priore; tra il 1713 e il 1715 per la cappella dei Banchieri e dei marcanti scolpì cinque statue dei Padri della Chiesa così disposte: prima finestra a destra: Sant'Ambrogio, seconda finestra a sinistra: San Leone Magno, seconda finestra a destra: San Gregorio, terza finestra a sinistra: San Gerolamo, terza finestra a destra: San Giovanni Crisostomo.
Nel giugno 1717 venne chiamato a fornire, in gara con Giuseppe Omma e Severino Cassini, la statua dorata e policromata della Beatissima Vergine col Bambino in brachio per la chiesa della Madonna delle Vigne dipendente dall'abbazia di Lucedio, stimata da Filippo Juvarra ben fatta, anzi a tutta perfettione, e secondo il buon dissegno: statua che in seguito il Nostro replicò nella chiesa parrocchiale di San Donato a Pralormo dove lasciò pure una Pietà in legno scolpito e dipinto, del 1720, restaurata negli anni 2007-2009 da Luisa Mensi di Torino. Nel settembre divenne successore di Michele Crotti nell'incarico della costruzione degli apparati per la Settimana Santa nella chiesa di San Giovanni di Torino, la chiesa della casa reale sabauda.
Suo è pure un Paliotto d'altare del 1718 in legno intagliato e dorato con foglia d’oro brunita su bolo rosso conservato nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Loreto a Costigliole d'Asti, restaurato nel biennio 2008-2009 da Marie Hélène Cully di Cioccaro di Penango. A Bra gli sono documentate nel 1719 le statue dell'Addolorata, del Cristo morto e la testa del Battista per la Confraternita della Misericordia.
Eseguì nel 1722 per la chiesa dell'Arciconfraternita del Cristo risorto di Savigliano la statua del Cristo risorto che, tramite un ingranaggio complesso e ingegnoso, viene innalzata al di sopra dell'altare centrale, in occasione della processione pasquale. Su progetto dell'ingegnere Giovanni Antonio Sevalle nel 1724 realizzò in legno rifinito con preparazione a gesso e due amni di biacca a olio Dio Padre, le Virtù e le schiere di angeli sovrastanti a una Vergine Assunta sostenuta da un tripudio di angioletti e nuvole per l'altare maggiore del duomo di Saluzzo.
Almeno dal 1721 iniziò la collaborazione col Juvarra coi modelli lignei per due altari laterali ritrovati nella chiesa parrocchiale di San Massimo ad Agliè e la cantoria della chiesa di Sant'Uberto a Venaria Reale; al 1722 risalgono due piedi di tavola intagliati con figurine, al 1723 tre crocifissi per chiesa e sagrestia per la chiesa di Venaria Reale, al 1732 due altri per la Regia Curia (la parrocchia di corte) di Torino, al 1733 quello per la sagrestia della Basilica di Superga, poi il padiglione con la corona reale e i putti della "Camera dell'Alcova" al Palazzo Reale di Torino eseguito verso il 1731.
Nella chiesa collinare di San Vito a Torino, un ex romitorio assurto a santuario, si conserva una sua statua della Madonna del Carmine del 1726 con il suo 'trono', un portorio di bellissimo disegno per sui ricevette il compenso di 155 lire piemontesi; nello stesso anno scolpì a Fossano la bellissima Madonna col Bambino per la chiesa della Misericordia, modello poi replicato nella Madonna del Carmine nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista a Pessinetto. Prima del 1727 è la Madonna col Bambino della chiesa parrocchiale di Collegno che consente l'attribuzione delle consimili Vergini della chiesa parrocchiale di Traves e in subordine, di quelle nelle chiese di Giaveno, di Corio, di Rivara, del santuario di Sant'Ignazio di Lanzo Torinese non dissimile dalla stessa statua della chiesa dell'Abbazia di Santa Maria di Lucedio[4]. A Bra nel 1728 realizzò le statue di Sant'Anna con la Vergine bambina e di San Gioacchino con la Vergine bambina per la chiesa di Sant'Antonino.
Risalenti a quel fecondo periodo produttivo, gli sono attribuiti diversi crocifissi ad esempio quelli torinesi della chiesa di San Giuseppe, della chiesa di San Filippo neri (accompagnato da Maria Vergine e San Giovanni Evangelista); nella stessa chiesa gli viene dubitativamente attribuito l'apparato scultoreo dell'altare maggiore; sicuramente sue invece sono le statue della Fede e della Speranza. Qui la sua opera è riconoscibile anche nelle quattro statuette dorate raffiguranti San Giuseppe col Bambino, Sant'Anna con la Vergine bambina, San Giovanni Battista e San Paolo, conservate in sagrestia, nonché nel Cristo alla colonna visibile nel convento, di cui rimangono altre versioni meglio conservate a Savigliano e ad Asti. Per evidenti analogie stilistiche fece forse in tempo ad eseguire la quattro statue delle cappelle più vicine all'altare maggiore, ossia San Pietro, San Paolo, Sant'Andrea e San Tommaso che richiamano gli Apostoli nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
Scolpì ancora il grande Calvario dell'ex convento di San Francesco d'Assisi di Caluso[5]. Potrebbero essergli ascritte pure le austere statue dei santi cappuccini per la Chiesa di Santa Maria del Monte San Serafino da Montegranaro e San Fedele da Sigmaringen databili al 1732[6].
Nel terzo decennio del Settecento per la chiesa di San Rocco scolpì un Cristo alla colonna in legno intagliato e policromato, restaurato nel 2008 da Doneux & soci, Torino. Nella chiesa della Confraternita della Misericordia di Torino si possomo ammirare la Vergine e l'angelo facenti parte di un mortorio eseguito dopo il 1731. A Cavallermaggiore gli vengono assegnate le tre statue processionali raffiguranti l'Immacolata Concezione, Sant'Elena e un angelo che rimandano alla statua dell'Immacolata conservata nella chiesa del Santo Volto a Torino.
A Moncalieri nel 1730 gli furono richiesti quattro busti argentati raffiguranti i Santi martiri, di cui due ancora superstiti. Di poco anteriore sembrerebbe lecito attribuirgli anche la Madonna col Bambino nella chiesa parrocchiale di Viale dalla polita, morbidissima modellazione dei volti. La statua della Madonna addolorata della chiesa parrocchiale dei Santi Lorenzo e Paolo di Camerano Casasco mostra lo stesso mantello sospinto dal vento della statua dell'Addolorata da lui eseguita per la Chiesa della Misericordia di Carignano e nella stessa Vergine del Calvario di Moncalieri (motivo già in parte anticipato in zona dalla precedente Madonna del Rosario della chiesa parrocchiale di San Pietro di Quattordio.
Nella chiesa della Confraternita della Madonna del Suffragio e della Misericordia, o dei Battuti neri a Savigliano rimangono le tre statuette di San Rocco di Montpellier, di San Fabiano e di Sant'Anna del 1736. A Torino in quegli anni era presente anche il suo Calvario della reale chiesa della Visitazione, poi trasferito nel monastero delle Visitandine a Moncalieri, datato al 1737, coi personaggi coloriti da Claudio Francesco Beaumont. La chiesa parrocchiale di San Martino di Tours ad Alpignano conserva un suo Crocefisso in legno del XVIII secolo, dono di Vincenzo Revelli.
Si conoscono anche tre sue medaglie firmate.
[modifica] Note
- ^ Tamburini, 1986, 92.
- ^ Cappella della Pia Congregazione dei banchieri e dei mercanti
- ^ Gualano, 2011, 388.
- ^ Gualano, 2011, 389.
- ^ Il restauro del 2007 che ha permesso di rilevare, particolarmente nella figura del Cristo, una qualità e cura da grande scultore. Tale Calvario sembra riecheggiare gli spunti di opere tipicamente ticinesi, come quelli della Crocifissione nella chiesa parrocchiale di Sant'Eusebio a Castel San Pietro
- ^ Gualano, 2011, 386.
[modifica] Bibliografia
- Luciano Tamburini, Le statue di Carlo Giuseppe Plura, in La Cappella dei Mercanti. Storia e immagini per la storia di una ricca congregazione, Torino 1986.
- Franco Gualano, Il "signor Plura, scultore rarissimo". Un Luganese alla corte sabauda, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011, 376-397.