Carlo Borromeo

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Carlo Borromeo
cardinale di Santa Romana Chiesa
Carlo Borromeo.jpg
DSC02997 - Duomo di Milano - Scurolo di san Carlo - Stemma dei Borromeo - Foto Giovanni Dall'Orto - 29-jan-2007.jpg
Humilitas
Creato cardinale 31 gennaio 1560 da papa Pio IV
San Carlo Borromeo
Orazio Borgianni, San Carlo Borromeo
Orazio Borgianni, San Carlo Borromeo
Nascita Arona, 2 ottobre 1538
Morte Milano, 3 novembre 1584
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1602
Canonizzazione 1º novembre 1610
Ricorrenza 4 novembre
Attributi Bastone pastorale
Patrono di Lombardia, Diocesi di Lugano (Svizzera), seminaristi, direttori spirituali, catechisti, vescovi, meleti, invocato contro le malattie dello stomaco

Carlo Borromeo (Arona, 2 ottobre 1538Milano, 3 novembre 1584) è stato un arcivescovo cattolico e cardinale italiano.[1] È stato canonizzato nel 1610 da papa Paolo V.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La vita in breve[modifica | modifica wikitesto]

In un secolo in cui l'altezza media degli uomini non superava il metro e sessanta, il Borromeo era alto più di un metro e ottanta. Così lo descrive Federico Rossi di Marignano[2] non solo era molto alto, ma era anche di corporatura robusta. I digiuni di Carlo Borromeo negli ultimi anni di vita non consistevano nell'astinenza assoluta dal cibo, ma invece, secondo l'uso ecclesiastico antico, nel consumare un solo pasto al giorno, dopo il vespro, dando seguito alla raccomandazione di Ambrogio e di Agostino di destinare ai bisognosi il denaro risparmiato con il digiuno. Astenendosi da cibi costosi, elaborati e vari, cibandosi di un alimento comune e povero come il pane, Carlo l'assumeva tuttavia «in assai quantità», necessaria al sostentamento quotidiano di un corpo robusto come il suo.

Occorre anche ricordare che durante la vita adulta Carlo Borromeo portò sempre la barba, anche se la vasta iconografia seicentesca lo raffigura rasato. Egli cominciò infatti a radersi solo nel 1576, al tempo della peste, e mantenne il volto rasato in segno di penitenza durante gli ultimi otto anni di vita[3].

Inizialmente fu un celebre zio che aprì al giovane Carlo la strada della fama universale. Nipote per parte di madre, Margherita sorella di papa Pio IV, al secolo Gian Angelo Medici, il Borromeo fu da lui nominato cardinale e segretario privato quando aveva poco più di vent'anni. In tale veste, dando esecuzione alle direttive dello zio, il giovane Carlo ebbe la singolare occasione di contribuire a riaprire, concludere e attuare il concilio di Trento. La fama di Carlo Borromeo cominciò dunque grazie all'istituto del nepotismo.

Attuando nella diocesi ambrosiana la riforma tridentina, vivendo costantemente in ascetica povertà, Carlo Borromeo dedicò la sua azione pastorale alla cura delle anime e alla riforma dei costumi, promuovendo oltre al culto «interiore» anche il culto «esteriore» - riti liturgici, preghiere collettive, processioni - ravvivando in tal modo la fede, l'identità e la coesione sociale soprattutto dei ceti più popolari[4].

Quando tuttavia dopo la morte dello zio papa Pio IV, nel 1566 Carlo Borromeo, a ventotto anni, si trasferì da Roma a Milano per attuare in patria la riforma tridentina, si trovò a dover riformare una diocesi nella quale la disciplina ecclesiastica era «del tutto persa», perché da quasi un secolo gli arcivescovi titolari, risiedendo altrove, l'avevano abbandonata a se stessa limitandosi a goderne le rendite. Nel riformare una tal diocesi «del tutto persa», Carlo si trovò a dover affrontare «contrasti tanto grandi [...] et da persone tanto potenti che havriano impaurito ogni grand'animo».

Nell'attuare i decreti tridentini il Borromeo si espose infatti alla reazione di coloro che vedevano lesi i propri privilegi: fu contrastato dai governatori spagnoli e dal Senato milanese, minacciato con i bastoni dai frati minori osservanti, aggredito con le spade dai canonici di Santa Maria della Scala, minacciato dalle monache di Sant'Agostino, vilipeso da quelle di Lecco e colpito con una archibuggiata alla schiena da un sicario dell'ordine degli umiliati.

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Gilberto II Borromeo e Margherita Medici di Marignano, sorella di papa Pio IV, crebbe nella nobile e possidente famiglia Borromeo. All'età di circa dodici anni, suo zio Giulio Cesare Borromeo, gli affidò l'abbazia di San Leonardo di Siponto nella provincia di Manfredonia, con l'ufficio e la dignità di abate commendatario, il reddito della quale fu da lui devoluto interamente per la carità verso i poveri.

Studiò diritto canonico e civile a Pavia, dove si laureò in utroque iure nel 1559 e dove successivamente creò nel 1564 una struttura residenziale per studenti universitari di scarse condizioni economiche ma con elevati livelli di preparazione e attitudine allo studio; istituto che da lui prese il nome di Almo Collegio Borromeo, oggi il più antico e prestigioso collegio storico di Pavia e tra i più antichi d'Italia.

Nel 1558 morì suo padre. Pur avendo un fratello maggiore, il conte Federico Borromeo, a Carlo fu richiesto dai parenti di prendere il controllo degli impegnativi affari di famiglia.

A Roma[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 dicembre 1559 lo zio materno, Giovan Angelo Medici di Marignano, venne eletto papa con il nome di Pio IV e chiamò a Roma i suoi nipoti Federico e Carlo Borromeo, nominandoli segretario privato e arcivescovo di Milano. Nel 1562 Federico morì improvvisamente; fu consigliato a Carlo di lasciare l'ufficio ecclesiastico e di sposarsi ed avere dei figli, per non estinguere la dinastia familiare. Nel 1563 Carlo si fece invece ordinare sacerdote e vescovo. Partecipò alle ultime fasi del Concilio di Trento, diventando uno dei maggiori promotori della Controriforma; collaborò in larga parte alla stesura del Catechismo Tridentino (Catechismus Romanus).

Ritorno a Milano[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte dello zio papa, nel 1566, lasciata la corte pontificia, prese possesso della diocesi di Milano, nella quale da circa ottant'anni mancava un vescovo residente e nella quale si era radicata una situazione di pesante degrado. A Milano Carlo Borromeo ristabilì disciplina nel clero, negli ordini religiosi maschili e femminili, dedicandosi al rafforzamento della moralità dei sacerdoti e alla loro preparazione religiosa fondando, secondo le direttive del Concilio tridentino, i primi seminari: il seminario maggiore di Milano, il seminario elvetico e altri seminari minori. Per la sua opera riformatrice si servì anche dell'opera degli ordini religiosi (gesuiti, teatini, barnabiti), fondando la congregazione degli Oblati di Sant'Ambrogio (1578).

Negli anni del suo episcopato, dal 1566 al 1584, si dedicò alla diocesi milanese costruendo e rinnovando chiese (i santuari di dell'Addolorata a Rho e del Sacro Monte di Varese, San Fedele a Milano e la chiesa della Purificazione di Maria Vergine in Traffiume); si impegnò nelle visite pastorali; curò la stesura di norme importanti per il rinnovamento dei costumi ecclesiastici. Fu nominato legato della Legazione di Romagna e visitatore apostolico di alcune diocesi suffraganee di Milano, in particolare Bergamo e Brescia, dove compì minuziose visite a tutte le parrocchie del territorio. La sua azione pastorale si allargò anche all'istruzione del laicato con la fondazione di scuole e collegi (quello di Brera, affidato ai gesuiti, o il Borromeo di Pavia).

Si impegnò in opere assistenziali in occasione di una durissima carestia nel 1569-70 e, soprattutto nel periodo della terribile peste del 1576-1577, detta anche "peste di San Carlo". Assai noto è l'episodio della processione organizzata dal santo per chiedere l'intercessione affinché il morbo si placasse, fatta a piedi nudi, con in mano la reliquia del santo chiodo inserita in una croce lignea appositamente costruita. Incredibilmente, il morbo si placò e ciò fu interpretato da molti come una manifestazione della santità dell'arcivescovo.

Attuando nella diocesi di Milano la riforma tridentina si scontrò contro le resistenze dei governatori spagnoli, del senato e dei nobili e non esitò a difendere la giurisdizione ecclesiastica anche con l'uso delle scomuniche e della tortura. Ciò gli valse numerose critiche ed accuse di eccessivo rigorismo da parte di coloro che vedevano lesi i propri interessi[5].

La soppressione degli Umiliati[modifica | modifica wikitesto]

Per ordine del papa Pio V procedette alla riforma del potente ordine religioso degli Umiliati le cui idee si erano distanziate dalla Chiesa cattolica approssimandosi verso posizioni protestanti e calviniste. Quattro membri di quest'ordine attentarono alla sua vita. Uno di loro, Gerolamo Donati, detto il Farina (originario di Astano[6]), gli sparò un colpo di archibugio nella schiena mentre Carlo Borromeo era inginocchiato a pregare nella cappella dell'arcivescovado. Il colpo lo ferì solo leggermente e in ciò si vide un evento miracoloso. Nella causa di canonizzazione del Borromeo si cita: "e circa mezz'ora di notte (verso le 22) va il manigoldo nell'Arcivescovado, e ritrovando il Cardinale inginocchiato nell'oratorio con la sua famiglia in oratione, secondo il suo solito, gli sparò nella schiena un archibuggio carico di palla e di quadretti, i quali perdendo la forza nel toccar le vesti non fecero a lui offesa veruna, eccetto che la palla, che colpì nel mezzo della schiena: vi lasciò un segno con alquanto tumore (gonfiore)".

Carlo non avrebbe voluto che i suoi attentatori fossero perseguiti, ma le autorità civili e un inquisitore inviato a Milano da papa Pio V procedettero secondo le leggi civili ed ecclesiastiche. Quattro responsabili dell'attentato alla sua vita furono arrestati e giustiziati secondo le leggi in vigore. L'ordine degli Umiliati fu soppresso e i beni furono devoluti ad altri ordini; in particolare, i possedimenti a Brera furono assegnati ai Gesuiti e furono finanziate opere religiose come le costruzioni del collegio Elvetico e della chiesa di San Fedele[7].

La persecuzione di protestanti svizzeri[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le Diete di Ilanz[8] del 1524 e del 1526 avessero proclamato la libertà di culto nella Repubblica delle Tre Leghe[9] in Svizzera, egli combatté il protestantesimo nelle valli svizzere, imponendo rigidamente i dettami del Concilio di Trento. Nella sua visita pastorale in Val Mesolcina[10] in Svizzera fece arrestare per stregoneria oltre 150 persone. Dopo le torture quasi tutti abbandonarono le fede protestante, salvandosi così la vita; 12 donne ed il prevosto furono invece condannati al rogo nel quale furono gettati a testa in giù.[11][12].

La morte e la canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Lo "Scurolo di San Carlo" sotto l'altare del Duomo di Milano, che dal XVII secolo accoglie le spoglie del santo arcivescovo milanese.

Scampato alla peste, fu comunque indebolito in salute negli ultimi suoi anni. Il 2 novembre 1584, l'arcivescovo san Carlo Borromeo, febbricitante e di ritorno da una visita pastorale sul Lago Maggiore, tornò a Milano scendendo il Naviglio Grande, a bordo del Barchett di Boffalora. Sostò quindi a Corsico, per riprendersi dalla febbre alta, in località Guardia di Sotto e qui venne eretta un'edicola in ricordo; oggi l'edicola e l'adiacente chiesetta sono colpevolemente in completo abbandono e degrado. Proseguì quindi il viaggio verso Milano, su di una lettiga. Nonostante il trasporto in barella, la febbre, sempre più alta, lo spense per sempre, all'età di soli 46 anni, la sera del 3 novembre 1584 a Milano; essendo spirato dopo il tramonto, secondo l'uso del tempo venne considerato il giorno 4 come sua ricorrenza.

Fu proclamato beato nel 1602 e fu canonizzato il 1º novembre del 1610 da Paolo V (Camillo Borghese); la ricorrenza cade, secondo tradizione della Chiesa, il giorno della sua morte, il 4 novembre.

Nel terzo centenario della canonizzazione, il 26 maggio 1910 papa Pio X scrisse l'enciclica Editae Saepe in cui celebrò la memoria e l'opera apostolica e dottrinale di Carlo Borromeo. È considerato patrono dei seminaristi, dei direttori spirituali e dei capi spirituali, protettore dei frutteti di mele; si invoca contro le ulcere, i disordini intestinali, le malattie dello stomaco; è patrono della Lombardia, del Canton Ticino, di Monterey in California, di Salò, di Portomaggiore (Ferrara), di Rocca di Papa (Roma), Nizza Monferrato (Piemonte) e compatrono di Francavilla Fontana in Puglia.

San Carlo e le donne[modifica | modifica wikitesto]

Nell'esercizio della sua attività pastorale Carlo incontrava molte donne, religiose o laiche, sue parenti, conoscenti o sconosciute, nobili o popolane, ricche o povere, nobili o sposate. Con tutte queste donne Carlo Borromeo trattava tuttavia con molta prudenza per due ordini di motivi: anzitutto per non dare occasione ai maldicenti di fare insinuazioni sul suo conto e poi perché intendeva mantenere il voto di castità, sfuggendo anzitutto le occasioni che avrebbero potuto indurlo in tentazione. Durante i vent'anni del suo ministero episcopale a Milano, Carlo fu sempre nel pieno delle sue forze fisiche e il suo corpo, forte e robusto, era istintivamente attratto, al di là di ogni sua volontà, dalle grazie femminili. Quando era necessario parlare con qualche donna, il Borromeo faceva però sempre in modo che fossero presenti testimoni, solitamente ecclesiastici, e che il colloquio avvenisse, come ricordò il suo segretario Gerolamo Castano «in loco più publico che poteva [...] et non si tratteneva se non quel manco tempo che poteva, trattando se non di quelle cose che erano necessarie»[13].

Nel processo di canonizzazione i contemporanei dettero l'appellativo di "Castissimo" a Carlo Borromeo per la sua tenacia nella virtù della castità e della verginità consacrata. In gioventù aveva gettato a terra un suo vecchio servitore reo di avergli fatto accomodare una donna nel suo letto pensando di fargli cosa gradita, e non immaginando la sensibilità religiosa del giovane signore.

San Carlo rimase terribilmente sconvolto anche imbattendosi nell'immagine di Leobissa, la moglie del Barbarossa, dai Milanesi per scherno effigiata nuda nella pietra e in atto di radersi come usavano le prostitute. Essa aveva da secoli partecipato con la sua familiare immobile presenza, a tutto lo scorrere della vita cittadina. Nel vederla incombente a gambe larghe dall'arco di Porta Tosa, il santo si sentì beffato e annichilito. «il Castissimo, in tutta la sua vita non volendo parlar mai con donna alcuna, anche se gli fosse stretta parente» (Padre Grattarola).

Il Sancarlone[modifica | modifica wikitesto]

La statua dedicata a San Carlo Borromeo detta il Sancarlone
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Colosso di San Carlo Borromeo.

Viene ricordato da una gigantesca statua ad Arona chiamata il Sancarlone, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere il culmine di un Sacro Monte a lui dedicato, ma mai completato.

Tale opera, alta 23 metri, in lamina di rame fissata con rivetti, su un'anima in muratura (al cui interno è possibile accedere), ha ispirato la tecnica di costruzione della Statua della libertà.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.
Trattamenti di
Carlo Borromeo
Stemma
Trattamento di cortesia Sua Eminenza
Trattamento colloquiale Vostra Eminenza
Trattamento religioso Cardinale
I trattamenti d'onore

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Albero genealogico di quattro generazioni di san Carlo Borromeo
Carlo Borromeo Padre:
Giberto II Borromeo
Nonno paterno:
Federico Borromeo
Bisnonno paterno:
Giberto I Borromeo
Trisnonno paterno:
Giovanni Borromeo
Trisnonna paterna:
Maria Cleofe Pio
Bisnonna paterna:
Margherita di Brandeburgo
Trisnonno paterno:
Fritz di Brandeburgo[14]
Trisnonna paterna:
?
Nonna paterna:
Veronica Visconti di Somma
Bisnonno paterno:
Galeazzo Visconti di Somma
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Bisnonna paterna:
Antonia Mauruzzi
Trisnonno paterno:
?
Trisnonna paterna:
?
Madre:
Margherita Medici di Nosigia
Nonno materno:
Bernardino Medici di Nosigia
Bisnonno materno:
Giacomo Medici di Nosigia
Trisnonno materno:
Cristoforo Medici di Nosigia
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Clara Rajnoldi
Trisnonno materno:
Giovanni Battista Rajnoldi
Trisnonna materna:
?
Nonna materna:
Cecilia Serbelloni
Bisnonno materno:
Giovanni Gabriele Serbelloni
Trisnonno materno:
Giovanni Pietro Serbelloni
Trisnonna materna:
Elisabetta Rajnoldi
Bisnonna materna:
Caterina Bellingeri
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Borromeo in Dizionario storico della Svizzera.
  2. ^ biografia pubblicata dagli Oscar Mondadori nel 2010:
  3. ^ Rossi di Marignano, 2010, 5-6
  4. ^ Rossi di Marignano, 2010, 4-5.
  5. ^ Vaccaro, Chiesi, Panzera, 2003, 38, 40-42, 45-50, 53, 54, 56-61, 63, 66, 70nota, 80, 81, 89, 95, 97-99, 103nota, 135, 147, 153, 164, 170, 202, 205, 206, 208, 212, 220nota, 225, 235, 237, 248, 250, 252, 259nota, 264, 275, 286, 298, 300, 302, 307, 316, 339, 369nota, 405, 408nota, 409, 410, 411nota, 417.
  6. ^ Astano in Dizionario storico della Svizzera.
  7. ^ Bescapè, I965, I99-2II.
  8. ^ Carlo Borromeo in Dizionario storico della Svizzera.
  9. ^ Repubblica delle Tre Leghe in Dizionario storico della Svizzera.
  10. ^ Valle Mesolcina in Dizionario storico della Svizzera.
  11. ^ Emil Camenisch, "Storia della Riforma e Controriforma nelle valli meridionali del Canton Grigioni" Samedan: Engadin Press, 1950
  12. ^ Jacopo Fo, Malucelli e Tomat "Il libro nero del Cristianesimo".
  13. ^ Rossi di Marignano, 2010, 225-226.
  14. ^ Figlio illegittimo di Giovanni l'Alchimista

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Pietro Giussano, Vita di san Carlo Borromeo, Roma 1610.
  • Agostino Valier, Vita di Carlo Borromeo [...] scritta in latino dall’illustrissimo di Verona et tradotta da Bernardo Bertoglio, Milano 1587.
  • Carlo Bascapè, De vita et rebus gestis Caroli [...] archiepiscopi Mediolani, Ingolstadt 1592, ed. italiana con testo latino a fronte, a cura di Angelo Majo, traduz. di Giuseppe Fassi, note di Enrico Cattaneo, Nuove Edizioni Duomo - Veneranda Fabbrica del Duomo, Milano 1983.
  • Cesare Orsenigo, Vita di san Carlo Borromeo, vol. I e II, Milano 1929.
  • Carlo Marcora, Lettere giovanili di san Carlo, in Memorie storiche della diocesi di Milano, vol. XIV, Dep. presso la Biblioteca Ambrosiana, Milano 1967.
  • Rodolfo Maiocchi – Attilio Moiraghi, L’Almo Collegio Borromeo. Carlo Borromeo studente a Pavia, Pavia 1912.
  • Carlo Marcora, Il processo diocesano informativo sulla vita di san Carlo per la sua canonizzazione, in Memorie storiche della diocesi di Milano, vol. IX, Dep. presso la Biblioteca Ambrosiana, Milano 1962.
  • Luigi Gramatica, Il diploma di laurea in diritto canonico e civile di san Carlo Borromeo, Milano 1917, p. 21.
  • Pio Paschini, Il primo soggiorno di san Carlo Borromeo a Roma (1560-1565), Torino 1935, p. 11.
  • Giovan Battista Possevino, Discorsi della vita et attioni di Carlo Borromeo etc., Roma 1591.
  • Federico A. Rossi [di Marignano], Carlo Borromeo. I tre volti della riforma cattolica, Nuove Edizioni Duomo, Milano 2000.
  • Antonio Sala, Biografia di san Carlo Borromeo, Milano 1858.
  • Luigi Berra, L’accademia delle Notti vaticane fondata da san Carlo Borromeo, Roma 1915.
  • Carlo Vitali, San Carlo e il concilio di Trento, in «La scuola cattolica», dicembre 1910.
  • Achille Ratti, in AA.VV., San Carlo Borromeo nel III centenario della canonizzazione, Milano 1910.
  • Mario Bendiscioli, I conflitti giurisdizionali tra Carlo Borromeo e le autorità pubbliche, in Storia di Milano, vol. X, Fondazione Treccani degli Alfieri, Milano 1957.
  • Carlo Marcora, Nicolò Ormaneto, vicario di san Carlo, in Memorie storiche della diocesi di Milano, vol. VIII, Dep. presso la Biblioteca Ambrosiana, Milano 1961.
  • Antonio Castellucci (a cura di), Un episodio della vita di s. Carlo Borromeo, Roma 1927.
  • Aristide Sala (a cura di), Documenti circa la vita e le gesta di san Carlo Borromeo, Milano 1857.
  • Mario Bendiscioli, L’inizio della controversia giurisdizionale a Milano tra l’arcivescovo Carlo Borromeo e il Senato milanese (1566-1568), in «Archivio Storico Lombardo», 1926.
  • Paolo d’Alessandri (a cura di), Atti di san Carlo riguardanti la Svizzera e i suoi territori, Locarno 1909.
  • Adolfo Rivolta, San Carlo Borromeo. Note biografiche, Milano 1938.
  • I ricordi di san Carlo ai milanesi, a cura di Inos Biffi, Nuove Edizioni Duomo, Milano 1984.
  • Giovanni Francesco Besozzo, Vita di san Carlo Borromeo, Milano 1601.
  • Giovanni Sacco, Viaggio del beato Carlo Borromeo [...] Fatto al monastero di Tisintis, Milano 1605.
  • Casimiro Debiaggi, Il sacro Monte di Varallo all’epoca di Carlo Borromeo, in Quaderno di studio n. 2, Sacro Monte di Varallo, 1985.
  • Angelo Majo, San Carlo Borromeo. Vita e azione pastorale, Nuove Edizioni Duomo, Milano 1993.
  • Don Rinaldo Beretta, San Carlo Borromeo e l'inglese D. Giovanni Harris, (Fascicolo dedicato a San Carlo Borromeo nel III centenario della Canonizzazione), in «La Scuola Cattolica», fascicolo luglio-agosto, 1910, 313-314; Idem, San Carlo e l’inno Nostrum Parentem Maximum, «La Scuola Cattolica», fasc. luglio-agosto 1910, 317-320; Idem, (Recensione di) L. Anfosso, Storia dell’archibugiata tirata al cardinale Borromeo in Milano la sera del 26 ottobre 1569, in «Archivio Storico Lombardo», a. XL, fascicolo 40, Milano 1913, 407-410; Idem, (Recensione di) R. Putelli, Intorno al castello di Breno. Storia di Valcamonica, Lago d’Iseo e vicinanze, da Federico Barbarossa a S. Carlo Borromeo, in «Archivio Storico Lombardo», anno XLIII (1915), fascicolo 3, Breno 1916, 623-625; Idem, Il monastero Maggiore di Milano e la riforma operatavi da San Carlo Borromeo il 23 febbraio 1569, in «Rivista Storica Benedettina», anno XI, 1916, 127-142.
  • Giovanni F. Carlo Bescapè, Vita di San Carlo Borromeo, Ingolstadt, I592, ristampa Milano, I965.
  • Vittorio M. Michelini, San Carlo Borromeo, Roma, Edizioni Barnabitiche, 1985.
  • Fernando Vittorino Joannes, "Vita e Tempi di Carlo Borromeo", Oscar Mondadori Storia, I^ ed. aprile 1994
  • Vazzoler Moreno l giubileo di san Carlo Borromeo (Milano, 1576), 1999, Milano, Di Baio Editore.
  • Luciano Vaccaro, Giuseppe Chiesi, Fabrizio Panzera, Terre del Ticino. Diocesi di Lugano, Editrice La Scuola, Brescia 2003.
  • Cinzia Ligas, Fausto Crepaldi, Carlo Borromeo - lo splendore dell'umiltà, Ars Europa Edizioni, 2006.
  • Annalisa Albuzzi, «Per compire l’apparato che suole farsi ogn’anno nel Duomo di Milano». I più tardi teleri sulla vita di san Carlo: dal progetto alla realizzazione, Perugia, Editrice Pliniana, 2009.
  • Federico A. Rossi di Marignano, Carlo Borromeo. Un uomo, una vita, un secolo, Oscar Mondadori, Milano 2010.
  • Fabiola Giancotti, Per ragioni di salute. San Carlo Borromeo nel quarto centenario della canonizzazione 1610-2010, Spirali, Milano 2010.
  • Danilo Zardin, Carlo Borromeo. Cultura, santità, governo, Milano, Vita e pensiero, 2010.
  • La vita e i miracoli di san Carlo Borromeo tra arte e devozione: il racconto per immagini di Cesare Bonino, a cura di Danilo Zardin, con un saggio di Simonetta Coppa, Milano, Jaca Book, 2010.
  • Annalisa Albuzzi, Da Milano al Piemonte: i miracoli di san Carlo Borromeo tra letteratura e iconografia, in Loca sancta fra Piemonte e Lombardia. Letteratura e rappresentazione iconografica, Atti del convegno di studi, Monte Mesma, 8-9 ottobre 2011, a cura di Carlo Carena e Fiorella Mattioli, Miasino (Novara), Associazione “Cusius”, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

L'Humilitas, simbolo di San Carlo Borromeo, della sua famiglia e degli enti e istituzioni collegati alla sua persona.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Abate Commendatario dei Santi Felino e Graziano di Arona Successore Prepozyt.png
Giulio Cesare Borromeo 1547 - 1560  ?
Predecessore Abate Commendatario di San Silano di Romagnano Successore Prepozyt.png
Giovanni Angelo de' Medici 1558 - 1560  ?
Predecessore Priore Commendatario della Chiesa di Santa Maria in Calvenzano Successore Prepozyt.png
Giovanni Angelo de' Medici 1558 - 1560  ?
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia Successore CardinalCoA PioM.svg
Carlo Carafa febbraio-settembre 1560 Sede Vacante (1560-1565)
dal 1565 Carlo Visconti
Predecessore Cardinale diacono pro illa vice dei Santi Silvestro e Martino ai Monti Successore CardinalCoA PioM.svg
Diomede Carafa 1560-1563 titolo promosso a presbiterato cardinalizio
Predecessore Arcivescovo di Milano
Amministratore
Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giovanni Angelo Medici 1560-1564 Eletto Arcivescovo
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Silvestro e Martino ai Monti Successore CardinalCoA PioM.svg
diaconia cardinalizia pro illa vice 1563-1564 Philibert Babou de la Bourdaisière
Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Eletto da Amministratore 1564-1584 Gaspare Visconti
Predecessore Arciprete di Santa Maria Maggiore Successore Protonot.png
Giovanni Domenico De Cupis 1564 - 1584 Filippo Boncompagni
Predecessore Prefetto della Sacra Congregazione Concistoriale Successore Emblem Holy See.svg
nuova istituzione 1564-1565 Francesco Alciati
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Prassede Successore CardinalCoA PioM.svg
Cristoforo Guidalotti Ciocchi del Monte 1564-1584 Nicolas de Pellevé
Predecessore Legato pontificio a Bologna Successore Emblem Holy See.svg
 ? 1565  ? Bernicoli
Predecessore Camerlengo del Collegio Cardinalizio Successore Sede vacante.svg
Francisco Pacheco de Toledo 1575 - 1576 Alfonso Gesualdo

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