Cardinale

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I cardinali partecipano alla celebrazione dei funerali di papa Giovanni Paolo II.

Il cardinale nella Chiesa cattolica è un prelato, designato dal papa a cui è immediatamente sottostante nella gerarchia cattolica, in accordo col codice di diritto canonico è un suo diretto collaboratore[1]. Questa collaborazione si esercita nel ricoprire i più importanti incarichi nella Curia romana (presidenza di organi o dicasteri) oppure come vescovi di diocesi importanti nel mondo, considerate cardinalizie per importanza o tradizione ecclesiale. Il titolo formale completo è cardinale di Santa Romana Chiesa[1].

Ai cardinali, dopo la morte o la rinuncia del pontefice, compete inoltre l'elezione del nuovo vescovo di Roma in un'assemblea detta conclave. Di norma il papa viene scelto tra gli stessi cardinali ma può essere selezionato anche all'esterno del collegio cardinalizio, sebbene ciò sia avvenuto molto di rado.

L'istituzione cardinalizia non è un ministero ordinato (non comporta l'amministrazione di un sacramento) e non rientra nella struttura gerarchica "di diritto divino" (quella che la Chiesa ritiene essere stata istituita direttamente da Gesù Cristo), anche se dal 1962 tutti i cardinali devono essere per regola ordinati vescovi. Di fatto, però, sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI hanno nominato cardinali alcuni sacerdoti ultraottantenni (e quindi non votanti in conclave) pur senza elevarli alla dignità episcopale[2].

L'abito corale dei cardinali è simile a quello dei vescovi, ma di color rosso porpora (da cui il nome di "porporati"), anziché rosso-violaceo (tecnicamente "paonazzo"), a simboleggiare la disponibilità anche al martirio; il galero, rosso anziché verde, fa parte dello stemma, come per i vescovi.

I cardinali nel loro insieme formano il collegio cardinalizio, e la loro riunione sotto la presidenza del papa è detta concistoro. I cardinali residenti nella Città del Vaticano o a Roma ottengono la cittadinanza dello Stato della Città del Vaticano.

Dal 1630 l'appellativo per i cardinali è Eminenza.

Papa Paolo VI, il 21 novembre 1970, stabilì con il motu proprio Ingravescentem Aetatem che tutti i cardinali, al compimento dell'ottantesimo anno di età, perdono il diritto di partecipare ad un eventuale conclave. In caso un cardinale abbia compiuto ottant'anni dopo l'inizio della sede vacante, egli può partecipare all'elezione del Romano Pontefice. I cardinali non elettori, possono tuttavia partecipare alla Missa Pro Eligendo Romano Pontifice e alla processione dei cardinali fino alla Cappella Sistina, senza però partecipare alle votazioni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il papa con i suoi cardinali, in una miniatura del Très riches heures du Duc de Berry.

Il termine deriva dal latino cardo, "cerniera", "cardine" inteso come centro di rotazione. I cardinali, infatti, aiutano il pontefice nell'amministrazione della Curia romana e più in generale nel governo della Chiesa universale. Il termine cardinale si riferiva a quei prelati che coadiuvavano il Vescovo di Roma durante le liturgie, ponendosi appunto ai quattro punti cardinali dell'altare.

L'ufficio dei cardinali ha la sua origine nella Chiesa antica, ed è strettamente collegato alla nascita della Curia romana, ossia quando il papa, per il governo della Chiesa, cominciò a chiamare presso di sé alcuni collaboratori, presi tra i parroci della sua diocesi, i diaconi della città, preposti in origine alla cura dei poveri, e anche i vescovi suburbicari, cioè i vescovi delle diocesi attorno a Roma.

La prima notizia di cardinali si ha sotto il santo papa Alessandro I (105-115), epoca in cui il papa era eletto da tutto il clero della diocesi di Roma.

Fino al XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1059 papa Niccolò II, con la Costituzione Apostolica In nomine Domini, riservò il diritto di elezione del papa ai soli cardinali vescovi romani i quali dovevano raggiungere l'unanimità. Nel 1179 papa Alessandro III, con la Costituzione Apostolica Licet de vitanda discordia, conferì l'elettorato attivo a tutti i cardinali (cardinali vescovi, cardinali presbiteri, cardinali diaconi) stabilendo per la validità dell'elezione la maggioranza qualificata dei due terzi. Nel 1274 il beato papa Gregorio X, con la Costituzione Apostolica Ubi periculum, confermò le norme dettate dai suoi predecessori, ma introdusse il dovere del segreto nell'elezione e, successivamente, soprattutto l'obbligo della segregazione dell'assemblea dei cardinali elettori. Per questo da allora tale assemblea viene detta conclave. Queste disposizioni sopravvivono nella normativa oggi vigente.

Cardinale del XIX secolo (François-Auguste-Ferdinand Donnet).

Durante il Medioevo e fino al XIX secolo la maggioranza dei cardinali proviene da famiglie di grande o piccola nobiltà europea, nella maggior parte dei casi italiana o semplicemente romana. Tra questi, un gran numero era costituito da cardinali legati alla gestione e all'amministrazione del territorio pontificio e dai cosiddetti "cardinali della corona".

Dal XIX secolo a oggi[modifica | modifica sorgente]

La composizione e il ruolo del collegio cardinalizio mutano profondamente a partire dalla fine del XIX secolo, con la perdita di importanza del potere temporale della Chiesa e la fine dello Stato Pontificio.[3]

Ne è un esempio l'internazionalizzazione del Sacro Collegio, che fu da una parte conseguenza dell'espansione nelle terre di missione, ma che aveva anche come scopo la ricerca da parte della Santa Sede di un appoggio internazionale dopo la fine dello Stato della Chiesa, a cui corrispondeva un'impostazione di Chiesa più pastorale e meno "di corte". Durante il pontificato di Pio IX vengono nominati i primi cardinali provenienti dalle Americhe (Juan de la Cruz Ignacio Moreno y Maisonave, John McCloskey, Elzéar-Alexandre Taschereau) e dall'Australia (Francis Patrick Moran).

Muta anche l'origine sociale dei cardinali: se durante il pontificato di Pio VII il 92% dei cardinali nominati proveniva dalla nobiltà, questa percentuale si riduce notevolmente sotto papa Leone XIII, lasciando spazio a cardinali provenienti dalla borghesia o di origini modeste.

Diminuì notevolmente anche il numero di cardinali non ordinati preti, che erano legati soprattutto ai numerosi incarichi amministrativi e diplomatici nello Stato della Chiesa. Nel 1918 papa Benedetto XV, con la promulgazione del nuovo Codice di Diritto Canonico, decretò che tutti i cardinali dovevano essere ordinati presbiteri; nel 1962 papa Giovanni XXIII dispose la consacrazione a vescovo per tutti i cardinali.

Onori in Italia[modifica | modifica sorgente]

L'art. 21, comma 1 del Trattato Lateranense, stabilisce che i cardinali "godono in Italia degli onori dovuti ai Principi del sangue"; con l'avvento della repubblica i privilegi di sangue non sono riconosciuti, e la posizione di un cardinale nelle cerimonie pubbliche è regolata da decreto del Presidente del Consiglio sulle cerimonie pubbliche: sono inseriti al primo posto della prima categoria delle cariche pubbliche nelle cerimonie pubbliche, e della categoria A nelle cerimonie territoriali, ma non assumono la presidenza della cerimonia.[4]

In altre diocesi[modifica | modifica sorgente]

Storicamente la figura del cardinale non è stata appannaggio esclusivo della sola diocesi di Roma; ad esempio infatti anche la Chiesa ambrosiana e quella ravennate (fino al 1578) avevano un proprio collegio di cardinali. La nascita dell'istituto ambrosiano è ascritta al VII secolo e i cardinali costituivano il Capitolo Maggiore della cattedrale di Milano. Nel 1277 l'arcivescovo Ottone Visconti stabilì che potessero accedere alla dignità cardinalizia i soli membri delle famiglie notabili.

Il concistoro[modifica | modifica sorgente]

Papa Paolo VI consegna l'anello cardinalizio a Joseph Ratzinger durante il Concistoro straordinario del 1977
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concistoro#Cattolicesimo.

La riunione del collegio cardinalizio si chiama concistoro; esso viene indetto dal papa per consultare il collegio cardinalizio (concistori ordinari) oppure per comunicare i nomi dei nuovi eletti (concistori straordinari).

I concistori straordinari sono tenuti dal Papa, in genere, ogni due o tre anni; ma ad esempio, in diciannove anni di regno papa Pio XII ne indisse solamente due; mentre il suo predecessore, Pio XI, ne indisse addirittura diciassette nei diciassette anni di pontificato (uno all'anno).

Il Papa può anche togliere, per gravi motivi, la dignità cardinalizia a un porporato, come è successo, nel 1928, al cardinale francese Louis Billot, che aveva pubblicamente solidarizzato con una rivista del suo Paese, già oggetto di una censura da parte di papa Pio XI.

Numero dei cardinali[modifica | modifica sorgente]

Callisto III impone il galero cardinalizio all'arcivescovo Enea Piccolomini

Il numero dei cardinali, che era oscillato da 20 a 40 nei primi secoli del secondo millennio, fu fissato in 70 da Sisto V nel 1588, in memoria dei 70 anziani d'Israele scelti da Mosè durante l'esodo. Nel 1958 Giovanni XXIII ne ampliò il numero, mentre Paolo VI con il motu proprio Ingravescentem Aetatem decretò che al compimento dell'ottantesimo anno di vita i cardinali perdessero il diritto di entrare in Conclave (e quindi a eleggere il papa) ma non quello di poter essere eletti. Egli fissò inoltre in 120 il numero massimo dei cardinali elettori.

Papa Giovanni Paolo II è il pontefice che ha creato il maggior numero di cardinali nella storia: 231 (provenienti da 69 nazioni) in 9 concistori.

Con il concistoro del 18 febbraio 2012, il Sacro Collegio ha raggiunto il numero di 213 cardinali viventi (compresi i non elettori), provenienti da 70 nazioni, un record storico, mai raggiunto prima nella storia della Chiesa cattolica. Dal 18 febbraio 2012 la maggioranza assoluta dei cardinali elettori è costituita da porporati creati da papa Benedetto XVI.

Al 27 luglio 2014 (data dell'ultima variazione) i membri del Sacro Collegio sono 212, provenienti da 67 nazioni, dei quali 118 elettori.

Ordini cardinalizi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Titolo cardinalizio.

Fin dai primi tempi il cardinalato è suddiviso in tre ordini:

  • cardinali vescovi,
  • cardinali presbiteri (o preti),
  • cardinali diaconi.
Cardinali in abito corale

L'ordine di cardinalato era una volta corrispondente al grado di ordinazione dello stesso (diacono, presbitero o vescovo), o comunque a un grado di ordinazione inferiore (pertanto un prete poteva diventare cardinale diacono o presbitero, ma non cardinale vescovo senza essere ordinato tale). Ad esempio, i cardinali diaconi erano spesso solo semplici diaconi; l'ultimo cardinale diacono a essere veramente tale anche quanto all'ordinazione fu il cardinal Teodolfo Mertel, morto nel 1899. Nel Rinascimento, tuttavia, molti prelati che avevano solo gli ordini minori rimandavano sine die l'ordinazione corrispondente al loro ordine di cardinalato.

Nel 1962 papa Giovanni XXIII stabilì che chi viene creato cardinale venga anche consacrato vescovo, nel caso non lo sia già, eliminando di fatto ogni distinzione di ordinazione tra i cardinali: i tre ordini vengono mantenuti, ma non sono più legati a un fatto sacramentale, quanto a questioni onorifiche. Oggi, infatti, all'atto della nomina cardinalizia, il pontefice assegna in concistoro a ciascun cardinale-diacono la diaconia, a ciascun cardinale-presbitero il titolo, a ciascun cardinale-vescovo il titolo di una diocesi suburbicaria. Dopo dieci anni passati come cardinale diacono, si può optare in concistoro per un titolo presbiterale.[5] Il cardinale prenderà possesso del suo titolo durante una cerimonia dopo la nomina: pertanto sulla facciata delle chiese "titolari" è in genere esposto, oltre allo stemma papale, anche quello del cardinale a cui la chiesa è stata assegnata. Sulla controfacciata, in corrispondenza degli stemmi, era d'uso apporre i ritratti a olio del Papa e del Cardinale titolare.

Il titolo cardinalizio può comporsi con quello di vescovo di una qualche diocesi nel mondo: infatti oggi moltissimi vescovi non residenti a Roma sono elevati al cardinalato (come cardinali presbiteri) e ricevono un "titolo", in virtù del quale fanno parte in modo onorifico del Clero romano (e naturalmente partecipano all'elezione del pontefice, vescovo di Roma). Essi tuttavia non hanno alcuna potestà di governo sulla chiesa o sulla diocesi a cui sono stati assegnati e non possono interferire in nessun modo per ciò che riguarda l'amministrazione dei beni e la disciplina (ogni chiesa infatti avrà già il proprio parroco o rettore, e ogni diocesi avrà già il proprio vescovo diocesano: il ruolo del cardinale è di puro patrocinio).[6]

Cardinali vescovi[modifica | modifica sorgente]

In numero di sei, in origine erano i vescovi delle Chiese suburbicarie di Roma; prima della riforma liturgica avviata dal Concilio ecumenico Vaticano II assistevano alla messa papale indossando un piviale chiuso da un razionale con tre pigne di perle allineate. Il decano porgeva al papa il libro liturgico da leggere, come il prete assistente faceva con i vescovi. Ancora oggi ai cardinali vescovi viene assegnata la titolarità di una sede suburbicaria, anche se non sono più i vescovi di quella diocesi.

Al decano del collegio cardinalizio, eletto tra i cardinali vescovi, spetta la titolarità della sede di Ostia che cumula a quella che aveva precedentemente. Ai sei cardinali vescovi titolari della altrettante sedi suburbicarie (esclusa ovviamente Ostia) papa Paolo VI, con il motu proprio Ad purpuratorum Patrum Collegium pubblicato l'11 febbraio 1965, affiancò nell'ordine dei vescovi anche i patriarchi di rito orientale assunti nel collegio cardinalizio che, nella gerarchia, si situano immediatamente dopo di loro; a questi non viene assegnato alcun titolo, perché mantengono come titolo cardinalizio quello della propria sede patriarcale.

Cardinali presbiteri[modifica | modifica sorgente]

Erano gli ecclesiastici preposti alla cura delle più antiche chiese di Roma, dette "titoli". Tradizionalmente legati alle parrocchie di Roma, essi costituiscono da sempre l'ordine più numeroso: furono per lungo tempo venticinque, raddoppiarono a cinquanta con papa Sisto V e hanno superato i cento nel XX secolo. Prima della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, partecipavano alla Messa papale con la pianeta sul rocchetto.

Cardinali diaconi[modifica | modifica sorgente]

A essi era demandata l'amministrazione dei sei uffici del palazzo del Laterano (diaconi palatini) e dei sette dipartimenti di Roma e la cura dei poveri presenti in essi (diaconi regionali); dopo papa Sisto V diventano quattordici, due per ciascuno di questi dipartimenti, ognuno avente in gestione una "diaconia", cioè una chiesa dell'Urbe di cui è responsabile. Prima della riforma liturgica partecipavano alla messa papale in dalmatica; due di essi assistevano il papa sul trono, uno faceva da inserviente alla Messa e cantava il Vangelo. Pur essendo sei gli uffici, Gaetano Moroni cita sette cardinali diaconi palatini: "primicerio dei notari, ossia decano del collegio dei protonotari apostolici, e capo delle dignità palatine, il secondicerio, l'arcario, il sacellario, il protoscrinario, il primicerio dei difensori e l'amminicolatore, o nomenclatore".[7] Sulla base del fatto che non ci sarebbero impedimenti teologici ad avere Cardinali diaconi non vescovi né presbiteri, come non vi sarebbero impedimenti teologici ad avere donne diacono, è stata avanzata l'ipotesi della possibilità di Cardinali donne[8].

Cardinali di curia e cardinali residenziali[modifica | modifica sorgente]

A seconda dell'incarico ricoperto, i cardinali si dividono in due grandi gruppi: i cardinali di curia e i cardinali residenziali.

Sono detti cardinali di curia quei cardinali che presiedono un dicastero della Curia Romana e quindi partecipano attivamente al governo della Chiesa Universale. Sono cardinali de iure in quanto i dicasteri della Curia Romana possono essere affidati solo a cardinali.
I cardinali di curia decadono dai rispettivi incarichi con la vacanza della Santa Sede (cioè, con la morte del papa o con la sua rinuncia)[9][10].

Sono detti cardinali residenziali (con evidente assonanza ai vescovi residenziali) quei cardinali che reggono alcune grandi diocesi, dette appunto "diocesi cardinalizie". Sono cardinali per consuetudine in quanto, pur non esistendo norme specifiche, alcune diocesi particolarmente prestigiose e importanti sono tradizionalmente assegnate a cardinali.
Pur essendo membri del Sacro Collegio e quindi assistenti a tutti gli effetti del papa, il compito principale dei cardinali residenziali rimane la guida di una Chiesa particolare, appunto la diocesi di cui sono vescovi.
Solitamente, sono cardinali i primati delle chiese nazionali, per esempio quelli di Parigi come primate di Francia, di Westminster come primate di Inghilterra e Galles[11], di Praga come primate di Boemia, di Budapest come primate d'Ungheria, di Bruxelles come primate del Belgio, eccetera. In Italia, coerentemente, sono tradizionalmente cardinalizie le diocesi principali dei sette Stati preunitari più importanti: Milano, Torino, Venezia, Genova, Firenze, Napoli e Palermo. A queste si aggiunge Bologna, seconda città dello Stato pontificio e capoluogo di quelle che venivano chiamate le Romagne.

Titoli particolari[modifica | modifica sorgente]

Il cardinale decano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Decano del collegio cardinalizio.

Il titolo di decano, indica generalmente un primo per anzianità tra pari.

Nell'ambito dei cardinali indica quel cardinale che presiede, come semplice primus inter pares, il Collegio dei cardinali e quindi anche il conclave; inoltre, ordina vescovo il papa neo-eletto, se già non lo era. Qualora egli sia ultra ottantenne, presiede il conclave il sub-decano o comunque il cardinale vescovo più anziano per nomina fra gli elettori.

Il decano del collegio cardinalizio è eletto dai soli cardinali titolari di Chiesa suburbicaria (ossia i cardinali vescovi) fra uno di essi; l'elezione deve essere approvata dal papa.[12]. Sin dall'antichità il cardinale decano assume tradizionalmente anche il titolo della sede suburbicaria di Ostia aggiungendolo a quello posseduto fino a quel momento, essendo il vescovo di Ostia colui che aveva il privilegio di incoronare il papa neo eletto.

Attualmente il cardinale decano della Chiesa cattolica è il cardinal Angelo Sodano, eletto nel 2005 sotto papa Benedetto XVI.

Il cardinale camerlengo[modifica | modifica sorgente]

Il cardinale camerlengo certifica la morte del Papa nel 1903
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Camerlengo (Chiesa cattolica).

Il titolo di camerlengo indica generalmente un amministratore dei beni ecclesiastici di ciascun istituto religioso.

Nell'ambito dei cardinali indica quel cardinale che ha il compito di amministrare le proprietà e i beni della Santa Sede, di reggere la Sede vacante, in caso di morte o rinuncia del Santo Pontefice, e la responsabilità della convocazione del conclave per l'elezione del nuovo Pontefice.

Attualmente il Camerlengo della Santa Romana Chiesa è il cardinal Tarcisio Bertone, nominato nel 2007 da papa Benedetto XVI.

Il cardinale protodiacono[modifica | modifica sorgente]

L'annuncio dell'Habemus papam in seguito all'elezione di papa Martino V
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Protodiacono.

Il primo dei cardinali diaconi si chiama cardinale protodiacono e ha il compito di annunciare al popolo cristiano l'elezione del nuovo papa dalla loggia della Basilica di San Pietro, con le parole Habemus papam.[13] Un tempo era anche colui che affiancava il Pontefice nelle cerimonie più importanti per tenergli il lembo del piviale, oppure per assisterlo durante la celebrazione della Messa, ed era colui che incoronava il nuovo Papa (oggi questo compito è stato sostituito dall'imposizione del pallio al nuovo Papa durante la Messa di inizio pontificato).

Dal 12 giugno 2014 il cardinale protodiacono della Chiesa cattolica è il cardinale Renato Raffaele Martino.

Cardinali in pectore e cardinali segreti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cardinale in pectore.

A partire da papa Paolo III, i papi hanno occasionalmente nominato cardinali senza renderne noto il nome ad alcuno (creati et reservati in pectore), a volte neppure all'interessato, in genere per proteggere loro o le loro comunità dal rischio di vendette. Quando il papa lo ritiene sicuro rende pubblica la nomina e da quel momento il nominato può assumere le sue funzioni (ma con anzianità dalla data della nomina in pectore); se però il papa muore prima, la nomina cessa di avere effetto.

Giovanni Paolo II ha utilizzato la nomina in pectore nei concistori del 1979 (pubblicata nel 1991) e del 1998 (pubblicata nel 2001). Nel suo ultimo concistoro (2003) papa Wojtyla ha nominato in pectore un cardinale, che è decaduto al momento della morte del pontefice il 2 aprile 2005, non essendo mai stato pubblicato.[14]

Si chiamano invece cardinali segreti coloro che sono noti agli altri cardinali, ma non vengono resi pubblici: questa pratica, ormai solo apparentemente desueta, fu inaugurata da papa Martino V.

Il conclave[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave.

Alla morte o rinuncia del papa i cardinali hanno il compito di eleggere il successore. Si dice conclave l'assemblea, svolta rigorosamente a porte chiuse. Il maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie pronuncia l'Extra omnes ("Fuori tutti"), in seguito al quale ogni persona che non prende parte al conclave deve uscire dalla Cappella Sistina dove i cardinali sceglieranno il nuovo Pontefice. Attualmente esiste un limite di età di ottant'anni per avere il diritto di eleggere il papa ("cardinale elettore"): è stato introdotto da papa Paolo VI nella sua Lettera apostolica Ingravescentem Aetatem (21 novembre 1970), con l'intento di ringiovanire il senato cardinalizio e soprattutto le sue scelte, così come il limite (meno stringente) di settantacinque anni per i vescovi diocesani.

Insegne[modifica | modifica sorgente]

Abiti cardinalizi
Galero cardinalizio
  • zucchetto: concesso dal Papa o suo delegato;
  • mitria: bianca e damascata da usarsi nelle concelebrazioni;
  • galero: (in disuso) imposto per mano del Papa; è di colore rosso e una volta era dato con queste parole "ricevi questo galero rosso; esso significa che fino alla effusione del sangue ti devi mostrare intrepido per l'esaltazione della fede, la pace e la prosperità del popolo cristiano, la conservazione e l'accrescimento della S. Chiesa";
  • berretto o calotta: di seta, saia o raramente in pelle, come segno di dignità ecclesiastica;
  • anello: in uso dal XII secolo, è accordato ai cardinali titolari di chiese in segno di giurisdizione e fedeltà al pontefice;
  • ombrellino: (in disuso) come distinzione è portato da un chierico nelle processioni;
  • baldacchino: (in disuso) in damasco o broccato, ha la stessa funzione dell'ombrellino;
  • stemma: indica la dignità cardinalizia come principe della Chiesa ed esclude ogni altro titolo nobiliare;
  • titolo: avendo dignità principesca hanno il titolo di "Eminentissimo Principe" o di "Eminenza";
  • talare, fascia e mozzetta: di colore rosso.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Così la dicitura nel Can. 349 CIC. Esiste tuttavia la consuetudine dei cardinali patriarchi orientali di chiamarsi Sanctae Ecclesiae Cardinalis (cfr. Klaus Ganzer, Kardinäle als Kirchenfürsten?: Stimmen der Zeit 2011, Nr. 5, S. 313-323), probabilmente basata sul fatto che non fanno parte del clero romano (Paolo VI, Ad Purpuratorum Patrum Collegium, 11 febbraio 1965)
  2. ^ Per esempio, Henri-Marie de Lubac e Domenico Bartolucci
  3. ^ Roberto Regoli, Una questione di cappelli e di teste giuste. L'evoluzione del collegio cardinalizio al tempo di Leone XIII in L'Osservatore Romano, 21-04-10.
  4. ^ Decreto del Pres. del Consiglio dei Ministri del 14 aprile 2006 in materia di cerimoniale e precedenza tra le cariche pubbliche vedi nota 16 all'art. 5 e nota 5 all'art. 9
  5. ^ Can. 350 §5 CIC
  6. ^ Can. 357 §2 CIC
  7. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro ai giorni nostri, vol. VIII, Venezia 1841, p. 117
  8. ^ Marcello Landi, Su un possibile cardinalato femminile
  9. ^ Costituzione Apostolica Pastor Bonus, 1998, Cap. I, Art. 6 (testo integrale, dal sito Ufficiale della Santa Sede)
  10. ^ Declaratio del Santo Padre Benedetto XVI sulla sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, 11 febbraio 2013 (testo integrale, dal sito Ufficiale della Santa Sede)
  11. ^ L'attuale titolare, monsignor Vincent Nichols, in carica dal 2009, non è ancora stato creato cardinale.
  12. ^ Can. 352 §2 CIC
  13. ^ Can. 355 §2 Codice di Diritto Canonico
  14. ^ Concistori di Giovanni Paolo II per la creazione di nuovi Cardinali, 11-11-2008. URL consultato il 17-02-2010.

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