Capranica
| Capranica comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Sindaco | Angelo Cappelli (Lista civica) dal 07/05/2012 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 42°15′34″N 12°10′22″E / 42.25944°N 12.17278°ECoordinate: 42°15′34″N 12°10′22″E / 42.25944°N 12.17278°E | ||||
| Altitudine | 373 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 40,74 km² | ||||
| Abitanti | 6 673[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 163,79 ab./km² | ||||
| Frazioni | Capranica Scalo, Vico Matrino, Querce d`Orlando | ||||
| Comuni confinanti | Barbarano Romano, Bassano Romano, Ronciglione, Sutri, Vejano, Vetralla | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 01012 | ||||
| Prefisso | 0761 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 056014 | ||||
| Cod. catastale | B688 | ||||
| Targa | VT | ||||
| Cl. sismica | zona 3A (sismicità bassa) | ||||
| Nome abitanti | capranichesi | ||||
| Patrono | San Terenziano | ||||
| Giorno festivo | 1º settembre | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Capranica nella provincia di Viterbo |
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| Sito istituzionale | |||||
Capranica è un comune di 6.673 abitanti della provincia di Viterbo dell'alto Lazio precisamente nella Tuscia, è situata al 55° chilometro dal Grande Raccordo Anulare sulla via Cassia (SS 2) e dista dal suo capoluogo 23 chilometri. È uno dei comuni italiani attraversati dalla via Francigena.
[modifica] Il territorio
Il territorio del Comune di Capranica è posto sulle prime propaggini del vulcano Cimino, a sud del Lago di Vico, e si estende per una superficie di 40,74 km². (4.074 Ha). È delimitato a nord dal Comune di Ronciglione, a est dal Comune di Sutri, a sud dal Comune di Bassano Romano e ad ovest dai Comuni di Barbarano, Vetralla e Vejano. Le dimensioni medie dell'area comunale misurate sulle direttrici N-S ed E-O, di circa Km. 8 x 6, gli conferiscono una caratteristica conformazione "a pera", con la punta leggermente schiacciata e orientata verso NO. Così come i territori comunali di Sutri, Ronciglione, Caprarola, Carbognano, Canepina, Soriano nel Cimino e San Martino al Cimino, anche quello capranichese appartiene alla sub-area ambientale Cimina, costituita dall'omonimo sistema orografico-vulcanico e caratterizzata dalla presenza del lago di Vico, le cui rive, anche se poste immediatamente a settentrione dei limiti comunali di Capranica, non ne lambiscono il territorio. Il complesso vulcanico vicano, costituito da rilievi collinari interrotti da gole boschive percorse da corsi d’acqua e da paesi arroccati su speroni tufacei, rappresenta un paesaggio di grande suggestività con una rilevante presenza di risorse naturalistiche e storico-archeologiche. La morfologia dell’area è caratterizzata dalle vulcaniti vicane, soprattutto dalla ignimbrite, i cui affioramenti formano una platea di grandi dimensioni incisa in più punti da numerosi corsi d’acqua, formanti valli dai ripidi versanti e dal fondo stretto, a testimonianza del processo erosivo in atto. La morfologia generale appare più tormentata nella Zona a Nord, dove le pendenze e la natura più erodibile dei litotipi hanno permesso una maggiore attività erosiva, mentre a sud il territorio presenta forme più addolcite, laddove la coltre ignimbritica conferisce all’area una pendenza generale verso Est. Nel fondovalle, dove esistono leggere contropendenze e negli antichi bacinetti palustri, sono presenti riempimenti alluvionali che conferiscono al motivo morfologico forme spianate o terrazzate; tipica, in questo senso, è la zona del cosiddetto "Laghetto", all’altezza del Km 61,00 circa della statale Cassia. La quota s.l.m. decresce da Nord-Ovest a Sud-Est da circa 560 m.s.l.m. a circa 350 m.s.l.m., con picchi massimi di 579,5 m.s.l.m. in località Macchia Grossa e minimi di 290,2 m.s.l.m. sul fondo delle Valli di Sutri. I rilievi massimi del territorio sono il Monte Calvelle (533,1 m.s.l.m.), il Monte San Donato (505,6 m.s.l.m.), i Monti di Bassano (494,00 m.s.l.m. e 437,4 m.s.l.m.), e il Monte Sant'Elia (455,3 m.s.l.m.). Nella fascia centrale del territorio comunale, la direttrice principale del deflusso delle acque è orientata da Nord-Ovest a Sud-Est, come si riscontra per i fossi del Quadrone, di Valle Mazzano (Tinozzano) e di Oriano, che rientrano così nel bacino imbrifero del Tevere, mentre nella parte più meridionale del territorio - la zona a sud del Monte Calvelle, dei Monti di Sant'Elia e San Donato e i Monti di Bassano, le acque defluiscono verso sud-sud-ovest, all'interno del bacino imbrifero del fiume Mignone.
[modifica] Storia
I primi insediamenti sul territorio dell'attuale Capranica risalgono all'epoca etrusca, ma le prime notizie certe si collocano intorno al 1050.
Fino al 1300 Capranica è posta, come i comuni limitrofi, sotto la giurisdizione del convento sutrino dei SS.Cosma e Damiano. Nel 1305 fa la sua apparizione nel borgo la famiglia Anguillara, che ne farà uno dei più importanti dell'epoca.
Nel 1337, sotto Orso degli Anguillara, soggiornò a Capranica Francesco Petrarca. Orso, uno dei personaggi più notevoli della sua casata, fu l'unico conte a risiedere stabilmente nel castello. In questo periodo, venne ampliata la rocca da dove i conti pianificavano le loro scorribande.
Infatti, in quel periodo e in seguito, soprattutto sotto il conte Everso, Capranica espanderà la sua influenza sui territori circostanti e verrà coinvolta nella guerra che i conti combatterono contro i Prefetti di Vico per tutto il XIV secolo. L'ultimo conte degno di nota è appunto Everso che, nel 1435, combatterà a fianco di Papa Eugenio IV per cacciare l'ultimo prefetto Giacomo di Vico e i suoi due figli Menelao e Securanza.
Nel 1465 i successori di Everso, Deifobo e Francesco, venuti alle armi con Papa Paolo II provocarono la sollevazione di Capranica e dei borghi controllati e, in seguito, la caduta degli Anguillara il 7 luglio 1465.
Papa Paolo II, dopo aver scaricato il castello facendo rimanere solo una torre, donerà a Capranica un cardinale governatore che farà del borgo il capoluogo del governatorato. Per un certo periodo di tempo il governatorato avrà la stessa ampiezza territoriale dei domini anguillareschi.
Sotto i cardinali-governatori il paese venne ampliato e, soprattutto prima del 1700, vi furono costruiti i palazzi più importanti. Nel 1831 Papa Leone XII tolse a Capranica il titolo di capoluogo. Dopo l'Unità d'Italia il paese seguì le vicende dell'intera provincia. Durante la Seconda guerra mondiale fu più volte colpita dalle bombe; soprattutto lo scalo principale venne preso di mira dai bombardamenti.
[modifica] Festa patronale di S. Terenziano
Capranica, festeggia il suo Patrono S. Terenziano la prima domenica del mese di settembre, anche se in verità la festività liturgica, ricordo della morte e martirio, è riconducibile al giorno 1 dello stesso mese. Il culto di S. Terenziano a Capranica può essere fatto risalire al 1260, quando Pandolfo II Anguillara, come bottino di guerra per la riconquista di Todi ribellatasi al Papa Alessandro IV, dopo averle trafugate, vi porta le reliquie. L’arrivo di queste reliquie si ritiene possa essere stato interpretato come segno divino dall’allora comunità di Capranica, al punto che la devozione popolare affermatasi nel tempo acclamò il Santo martire, del quale peraltro possedeva e venerava le reliquie da qualche tempo, a celeste intermediario di protezione. Quale manifestazione devozionale, nel XVI secolo sulla sommità di un monte prospiciente l’abitato di Capranica (che da allora è identificato come monte di S. Terenziano) è stata edificata una chiesetta rurale (oggetto di recente di un competente restauro conservativo) nonché costituita una confraternita religiosa, giunta ai giorni nostri e titolata ai Santi Terenziano e Rocco. Di Terenziano e della sua vita si hanno poche notizie. Vescovo di Todi in Umbria, all'epoca del martirio avvenuto sotto l'imperatore Adriano era già anziano, viene infatti raffigurato come un uomo avanti nell’età, dall’aspetto austero, con folta barba ed abiti episcopali. Subì il martirio a causa del suo ministero, avendo attirato le attenzioni dei pagani di Todi ed in particolare di un sacerdote del tempio di Giove, Flacco, che lo denunciò all’imperatore Adriano affinché fosse perseguitato. Arrestato dal proconsole della Tuscia, Leziano, inviato appositamente a Todi dall’imperatore Adriano, venne processato e torturato (viene scarnificato, posti carboni accesi ai fianchi, recisa la lingua) affinché rinnegasse il suo credo cristiano. Leziano, preso dall'ira nel vedere l'impassibilità del Vescovo di fronte alla tortura, lo condannò infine a morte per decapitazione: era il giorno 1 del mese di settembre (anno tra il 118 ed il 137 d.C.). Il culto di S. Terenziano, Vescovo e Martire, è diffuso in molte zone d'Italia ma solo a Capranica è venerato come Patrono intercessore ed a lui sono attribuiti, nel tempo, fatti prodigiosi e protezioni. Un pregevole busto del Santo (immagine su http://i41.tinypic.com/9glz48.jpg), in abiti episcopali e mitra, realizzato in lamina di rame argentato con al suo interno la reliquia del cranio, fu donato per devozione alla comunità di Capranica nel 1631 dal concittadino Bernardino Naro: e’ normalmente conservato in una teca murale situata nella navata destra della chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo. La tradizione vuole che la sera che precede la festa patronale, dall’abitato di Capranica ci si rechi presso la chiesetta rurale dedicata al Santo, percorrendo rigorosamente a piedi il buio tragitto che per l’occasione è illuminato da fiaccole e lanterne. La serata, dopo una breve funzione religiosa, trascorre con intrattenimenti vari, banda musicale, globo aerostatico. Caratteristica era l’usanza, ormai da vari anni abbandonata, che voleva che il raduno terminasse con una collettiva e festosa mangiata di anguria nel piazzale terroso antistante la chiesa, affettata e distribuita a volontà tra i presenti. Il giorno della festa il busto del Santo, ai lati del quale trovano sistemazione due pregevoli e proporzionati reliquiari d’argento a forma di braccia che gli fanno assumere un aspetto benedicente, è collocato su di un’antica macchina processionale a raggera dorata ed angeli lignei. Al suono della banda musicale percorre le vie del paese, accompagnato dai numerosi confratelli dell'omonimo sodalizio religioso che indossano veste verde, mantellina rossa e cordone, per raggiunge la chiesetta rurale situata sul monte a lui dedicato, salutato nel suo percorso da fragoroso sparo e suono di campane. Il braccio destro conserva un osso del braccio del Santo mentre il braccio sinistro conserva una reliquia di S. Biagio. Analogo evento processionale (per i capranichesi detta “processione delle cocciarelle” in quanto nei tempi trascorsi si radunavano lungo il percorso venditori di piccoli prodotti artigianali in coccio e terracotta) avviene la sera dell’8 settembre di ogni anno, giorno questo dedicato alla commemorazione della nascita della Madonna. In tale occasione il Santo Patrono è trasportato presso il piazzale antistante la chiesa della Madonna del Piano, situata subito fuori dell’abitato, al cui interno è conservato un affresco attribuibile al pittore Francesco Cozza che raffigura la ricorrenza mariana. Per l’occasione la facciata della chiesa, pregevole opera dell’architetto Jacopo Barozzi, detto Il Vignola, è tradizionalmente illuminata da una moltitudine di candele e lumini sistemati ad evidenziarne i caratteri architettonici principali che, complice l’oscurità serale del periodo, creano già da lontano e con l’avvicinarsi della processione, un artistico gioco di luce che aggiunge fascino e suggestione alla celebrazione. (fonte RICLAN64 - Lanzalonga Riccardo)
[modifica] Tradizioni
A Capranica da oltre due secoli, la seconda domenica del mese di maggio di ogni anno si svolgono i festeggiamenti in onore della "Madonna delle Grazie" i quali culminano in una solenne processione. L'antica statua della Madonna (immagine su http://i51.tinypic.com/2qdtrmu.jpg) con in braccio il bambino Gesù, vestita con abito di stoffe preziose finemente ricamate e manto celeste trapunto di stelle, posta su di una antica ed artistica macchina processionale, percorre le vie del paese. Accompagnata dai numerosi confratelli dell'omonimo sodalizio religioso con veste bianca, mozzetta celeste e cordone, che le fanno ala, raggiunge la chiesetta rurale a Lei dedicata, situata a valle dell'abitato, accolta da fragoroso sparo. Terminato il suggestivo trasporto, la statua è collocata per l'intero mese di maggio sull'altare maggiore della chiesa di S. Maria Assunta, dove era esposta già dalla sera che precede la festa, solennemente addobbato, all’adorazione della popolazione. Video su http://www.youtube.com/watch?v=Jp_MGe4HDtk. (fonte RICLAN64 - Lanzalonga Riccardo).
[modifica] La posizione e il toponimo
La stazione di Capranica-Sutri, sulla linea FR3 Roma-Viterbo, si trova nella frazione di Capranica Scalo, a circa 3 km dal centro, sulla provinciale che conduce a Bassano Romano e Oriolo Romano. In passato la stazione era il nodo in cui si intersecavano due ferrovie: la Roma-Viterbo e la Orte-Civitavecchia (lungo questa seconda strada ferrata c'era anche una fermata a Madonna del Piano, più vicina al centro di Capranica). Tuttavia la Orte-Civitavecchia ha avuto un triste destino: negli anni '60 fu chiusa, in seguito a una frana ma in realtà per il traffico esiguo, la tratta tra Capranica e Civitavecchia e nel 1995 anche la rimanente tratta fino a Orte. Attualmente, però, il traffico passeggeri alla stazione di Capranica è buono, anche perché la linea raccoglie anche il bacino d'utenza dei comuni limitrofi di Bassano Romano, Sutri, Ronciglione e Vejano. Il centro storico di Capranica, chiuso addirittura da due porte a poca distanza l'uno dall'altra, si allunga su una lingua tufacea simile ad una ammiraglia, con la prua puntata verso Roma, tra i boschi di querce, cerri e castagne del versante meridionale dei Monti Cimini. La legenda ci ricorda che nell'VIII secolo alcuni caprari, fuoriusciti dal vicino villaggio di Vico Matrino, scelsero il sito per la sua bellezza, sicurezza e salubrità. Inizialmente la chiamarono Capralica da Caprae ilex (Elce delle Capre), divento in seguito Capranica, sembra a causa di un capraro di nome Nica. Lo stemma araldico del comune reca la capra, il monte e il sole. Sul suo territorio sgorgano acque minerali di ottima qualità che riscossero l'ammirazione del Petrarca, ospite ne 1337 dagli Anguillara, in occasione di un suo viaggio a Roma. "...Questo è il monte delle capre - si legge nel suo diario - così detto per quel ch'io mi creda per cagione, che essendo già tutto pieno di silvestri virgulti era più frequentato da capre che da uomini".a caprinica so bone
[modifica] Chinotto NERI, un'eccellenza capranichese
“Non è chinotto se non c’e l’8” oppure “Se bevi NERI … NE RI bevi”, questi erano gli slogan in auge negli anni 1950, 1960 ed in parte 1970 per promuovere una bevanda dal cuore tutto italiano, dal colore marrone scuro, sapore originale, piacevolmente frizzante e con retrogusto amarognolo, eccellenza e vanto capranichese: il chinotto.
Le origini di questa bevanda analcolica sono incerte, fonti autorevoli vorrebbero attribuirne l’invenzione all’azienda “SAN PELLEGRINO” e farla risalire all’anno 1932, in pieno periodo autarchico, altre all'azienda “NERI” di Capranica, in provincia di Viterbo, ma nel 1949, altre addirittura ne collocano la nascita anteriormente a quelle date, una cosa è certa, quella marchiata Chin8Neri, prodotta nello stabilimento di Capranica, nel cuore della Tuscia viterbese, è stata la prima e la più celebre bevanda a base di agrume chinotto commercializzata in Italia.
L’impianto di produzione fu insediato nella cittadina per sfruttare, come base della bibita, l’acqua minerale sorgiva (nasce a 350 m.s.l.d.m.) detta “di San Rocco” che tuttora sgorga ed è attingibile dalla fonte che si trova nella vallata capranichese che prende il nome dall’omonima chiesetta rurale dedicata al Santo, nei pressi della quale fu insediato lo stabilimento ”Mineralneri”.
Il successo ottenuto dal Chin8 a marchio NERI, frutto di una ricetta brevettata in cui partecipano oltre al chinotto (un agrume dal gusto amaro-acido originario della Cina, “citrus aurantium myrtifolia” di forma e dimensione di un mandarino immangiabile se non trattato, coltivato industrialmente in Liguria, nella provincia di Savona ed in Sicilia, dalle parti di Taormina) altre essenze ed estratti vegetali che conferiscono al prodotto un aroma ed un gusto inimitabili, fu tale, che furono posti sul mercato prodotti di analogo successo: l’aranciosa, la gassosa e il limoncedro (poi integrati con molti altri gusti), e tutti furono pubblicizzati a livello nazionale e per anni con efficaci spot pubblicitari su “carosello” (programma composto da una serie di spot pubblicitari che andava in onda sull’unica rete televisiva nazionale, prima della programmazione serale principale, molto in voga fino agli anni 1970), con manifesti, locandine e cartelloni stradali, nonché con una geniale intuizione pubblicitaria, di grande impatto per quell’epoca (gli anni del boom economico), la quale prevedeva che grandi automobili americane percorressero le principali arterie nazionali e le città italiane sormontate da mastodontiche riproduzioni di bottiglie di chinotto a marchio NERI.
“Sapore raro, dissetante dolce e amaro”, questa un’altra geniale definizione della bevanda prodotta a Capranica che campeggia in molte locandine a marchio NERI: stiamo parlando sempre del chinotto, proposto come forte dissetante dei periodi caldi, da gustare freddo, aromatizzato e personalizzato magari con una piccola scorzetta di limone.
Inizialmente distribuito in bottiglia di vetro con il tipico marchio aziendale “Chin8” in rilievo e con l’8 sormontato da una corona formata dalla scritta “NERI”, nel tempo ha cambiato più volte presentazione grafica fino ad arrivare ai giorni nostri in cui è confezionato sia nella classica lattina in alluminio che in bottiglie di PET, ma sempre con l’8 in evidenza.
Tanti sono gli eventi ed i ricordi capranichesi connessi a questa bevanda ed al suo stabilimento di produzione, entrambi radicati e presenti nella cultura locale al punto che, nel gergo comune dei residenti, la porzione di territorio limitrofo allo stabilimento ed alle fonti di S. Rocco, nel tempo ha assunto la generica e popolare denominazione di “al chinotto”.
Ricordi tipici di una cultura prettamente paesana che si collegano allo stabilimento di produzione della bevanda ed alla bevanda stessa che l’ha tipicizzato (la primaria insegna posta sulla sommità della struttura era “MINERALNERI” per essere poi sostituita con “CHIN8NERI” a ragione del nome della bevanda prodottavi e per il quale lo stabilimento era conosciuto), che evocano eventi ormai in parte dimenticati dai più e tipici di periodi trascorsi, di usanze ormai abbandonate, quali le corse dei Go Kart sulla pista creata nell’ampio piazzale che circondava la struttura aziendale e tracciata con i copertoni usati delle autovetture, aperta per l’occasione al pubblico, tipico intrattenimento che caratterizzava i festeggiamenti patronali del paese, oppure la distribuzione di bottigliette di chinotto, quale promozionale ristoro ai fedeli ed ai componenti delle confraternite cittadine in occasione delle processioni, di cui Capranica non può dirsi parsimoniosa, che numerose trovano convergenza a valle dell’abitato nelle ore più calde, prossime al mezzogiorno, per raggiungere e sostare nei pressi delle varie chiesette rurali devozionali che sorgono nella zona, antico luogo di riposo e sosta dei pellegrini in transito verso Roma.
Con il diffondersi sul mercato in modo prepotente di altre bibite che di analogo hanno solo il colore, la celebrità e la popolarità della bevanda prodotta a Capranica sono andate progressivamente riducendosi (oggi peraltro in commercio si trovano molte marche di chinotto, alcune con prodotto di pessima qualità) rimanendo tuttavia quello capranichese, a parere di molti, una prelibatezza per nostalgici ed intenditori. “Eataly”, il più grande centro enogastronomico del mondo dedicato ai cibi e alle bevande di alta qualità, con punti vendita in Italia ed all'estero (il primo punto vendita aperto è stato a Torino, nello spazio nato dalla ristrutturazione della storica sede della ditta liquoriera “Carpano”, quella del “PUNTeMES”) l’ha inserito tra le sue proposte quale prodotto di eccellenza.
Purtroppo il 31 dicembre 2011 lo stabilimento produttivo di Capranica, a causa di scelte economiche e commerciali è stato tristemente chiuso, tutta la produzione è stata trasferita in provincia di Salerno. E’ così che l’8, impresso nel marchio “Non è chinotto se non c’e l’8” rimane, come rimane il “Sapore raro, dissetante dolce e amaro” e l’innegabile eccellenza che fino ad oggi ha contraddistinto la bevanda prodotta, mentre l’acqua minerale di Capranica, proveniente dalla fonte “di San Rocco” ed utilizzata per decenni quale base nella produzione della bevanda, salvo ripensamenti, non più. (fonte RICLAN64 - Lanzalonga Riccardo)
Storico spot pubblicitario degli anni '60 su http://www.youtube.com/watch?v=Zf4IGvxobeE
[modifica] Luoghi di Interesse
Chiesa della Madonna Del Piano
Venne eretta tra la fine del XII sec. e l'inizio del XIV sec. nell'omonima località del Piano, appena fuori le mura cittadine. La tradizione (mai verificata), attribuisce la bella immagine ad affresco della Vergine col Bambino con una colomba tra le mani, al pittore senese Andrea Vanni. Grazie alle numerose documentazioni sui miracoli avvenuti per intercessione della Madonna ivi raffigurata, la chiesa nel 1559, affidata agli Eremiti di Sant'Agostino, venne ristrutturata su disegno di Giacomo Barozzi da Vignola. La chiesa e parte del convento, nel 1632 vennero interessati da un rovinoso crollo, a cui seguì un'immediata ricostruzione, che però offuscò in parte la purezza delle architetture del Vignola. La festa della Madonna del Piano, detta Madonna delle cocciarelle, si svolge ormai da cinque secoli l'8 settembre, e coincide con la fine dei festeggiamenti del patrono, San Terenziano, che iniziano il 1º settembre.
[modifica] Luoghi di culto
- Chiesa della Madonna dei Ruscelli
- Chiesa della Madonna del Cerreto (XVIII secolo)
- Chiesa della Madonna del Piano (1559-1587 su disegno del Vignola)
- Chiesa della Madonna delle Grazie (XIII-XVI secolo)
- Chiesa di San Francesco (XIII-XVI secolo)
- Chiesa di San Giovanni (ricostruita nel XIX secolo)
- Chiesa di San Pietro (IX secolo)
- Chiesa di San Rocco (XV secolo - sede del Museo delle Confraternite)
- Chiesa di San Terenziano (XIII-XVI secolo)
- Chiesa di Santa Maria (XIX secolo del Vespignani)
[modifica] Palazzi
- Palazzo Montenero-Sansoni (seconda metà del XVIII secolo)
- Palazzo Forlani (XVII secolo)
- Palazzo Patrizi-Naro (sede dell’archivio storico)
- Palazzo del Governatorato (XVII secolo)
- Palazzo Accoramboni (XVII secolo - sede del Comune)
[modifica] Altri monumenti
- Portale dell’Ospedale di San Sebastiano (XIII secolo)
- Porta di Sant’Antonio (XVII secolo)
- Castello degli Anguillara e Torrione dell’Orologio
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Personalità legate a Capranica
- Stanislao Osio, cardinale.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Angelo Cappelli (lista civica) dal 07/05/2012
- Classificazione climatica: zona D, 2077 GR/G
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
[modifica] Collegamenti esterni
- Capranica On Line
- Encyclocapranica
- Festa Madonna delle Grazie su: http://www.youtube.com/watch?v=Jp_MGe4HDtk
http://www.santerenzianoesanrocco.it/