Canzone milanese

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

1leftarrow.pngVoce principale: Milano.

Con l'espressione canzone milanese si identifica la musica popolare originaria di Milano.

Indice

[modifica] Origini

Secondo i più autorevoli storici della musica, si può estrapolare la canzone milanese popolare per distinguerla da quella lombarda, solamente, tranne le eccezioni, nel Novecento, in coincidenza con le prime canzoni della prolifica coppia di autori Alfredo Bracchi-Giovanni D'Anzi.[1]

In precedenza venivano cantati brani musicali provenienti da ogni angolo della regione, e soprattutto dalla campagna lombarda, oppure addirittura motivi arrivati da regioni limitrofe tradotti nel dialetto locale, e che comunque assunsero la parvenza più di filastrocche, strofette e cantilene che di vere e proprie canzoni.

Tra le eccezioni si possono enumerare le canzoni ed i canti politici, quelle della mala e quelle da osteria, che erano già diffusi anche nei secoli precedenti sia autonomamente sia come integrazione con motivi provenienti da fuori città.

[modifica] L'Ottocento

Nel lontano 1857 casa Ricordi pubblicò una raccolta di canzoni e canti milanesi classici e proprio in quegli anni venne pubblicata una delle più significative canzoni a sfondo politico, El pover Luisin che narrò i fatti storici della guerra del 1859 e le storie umane ad essa collegate. La ballata narra l'amore sentimentale di Luigino, rinsaldato da mazzi di fiori con i quali omaggiava quotidianamente alla sua donna, che dopo essere stato chiamato alle armi, trova la morte in guerra; ma la sua fidanzata nonostante il lutto, continuerà ad amarlo come se fosse ancora in vita.

Tra gli altri brani musicali della seconda metà dell'Ottocento si annovera De piscinin che l'era, conosciuta anche come El piscinin, scritta da Enrico Molaschi (1823-1911) in arte Barbapedanna, considerato uno degli ultimi cantanti ambulanti; questa canzone narra le abilità danzatorie di un bambino talmente piccino da poterle eseguire sopra una monetina.

Nel periodo conclusivo dell'Ottocento e agli inizi del Novecento, quindi appartenente alla fase pre-d'anziana, si citano La roeuda la gira, di Antonacci-Sigismondi, dedicata ai mestieri girovaghi, come quello dell'arrotino.

[modifica] La prima metà del Novecento

Questo periodo è caratterizzato dal lavoro della coppia Bracchi-D'Anzi. Il primo nacque nel 1897 e si impiegò ben presto in un'agenzia teatrale, e dopo la fine della prima guerra mondiale si mise ad organizzare dapprima delle stagioni liriche e poi spettacoli di varietà divenendo uno degli autori più noti di canzoni degli anni Trenta e Quaranta. Incontrò sul palcoscenico D'Anzi, classe 1906 e quindi esente dalla guerra, ma comunque addolorato e "mutilato" per la perdita di entrambi i genitori, che intraprese l'attività di pianista e compose la sua prima canzone su invito della vedette Lydia Johnson, intitolandola Charlestonmania. I due assieme ebbero l'ispirazione della celeberrima Madonina, seguita da una lunga serie di brani divenuti classici, tra i quali ricordiamo:Nostalgia de Milan, Duard...fà nò el bauscia, El barbisin, Mariolina de Porta Romana, La man morta, Casetta mia. La Madonina tese ad esaltare la laboriosità e l'ospitalità dei milanesi, non affrontando, però, i problematici inserimenti dei meridionali nel tessuto sociale.[1]

Negli anni cinquanta D'Anzi ideò pure un Festival semiserio della canzone milanese, messo in scena in una gelateria di Inverigo, con tanto di orchestra, direzione e giuria, quest'ultima composta unicamente dallo stesso D'Anzi che fece da factotum a quelle dodici edizioni.

Seguendo l'esempio di D'Anzi e Bracchi, Vittorio Mascheroni, nato nel 1895, studente al Conservatorio Giuseppe Verdi, dedicò gran parte del suo repertorio alla città, sia in dialetto sia in lingua, basti pensare a Stramilano e a Passeggiando per Milano.

Sempre negli anni Trenta Gorni Kramer eseguì una versione jazzata del celebre motivo Crapapelada e nel 1939, per merito di Frati e Sciorilli, assistemmo al ritorno sulle scene musicali del Barbapedanna, immortalato nel brano È tornato Barbapedanna. Nello stesso anno si impose, rimanendo celebre in tutti gli anni della guerra, Pepé e papoos di Nino Rastelli e Giacomo Solmavico, una divertente e grottesca storia di scarpine da ballo contrapposte a scarponi da montagna e da guerra.

Rastelli, autore inquadrabile nel genere parodistico e grottesco, fu il caposcuola, assieme al comasco NIno Ravasini, di un genere, o se vogliamo precisare meglio, di un filone denominato alla milanese, a cui appartennero brani musicali come La famiglia Brambilla e I pompieri di Viggiù. A questo filone si può inserire anche Aveva un bavero scritta da Mario Panzeri su musica di Virginio Ripa.

Sempre durante la seconda guerra mondiale ebbe grande successo la canzone La fômdeghera scritta da Panzeri e Rastelli.

[modifica] La seconda metà del Novecento

Svampa con Brassens

Durante gli anni Cinquanta cambiarono notevolmente sia il taglio sia le tematiche assunte dalle nuove ondate di cantanti, attori, autori milanesi.

In questo periodo venne fondato l'Intra's Derby Club, per iniziativa del musicista Enrico Intra e dell'imprenditore Gianni Bongiovanni, definibile com il primo Whishy a-gogò e uno dei primi cave di jazz italiani. Divenne, in pochi anni, sia il ritrovo di una lunga serie di personaggi del mondo dello spettacolo, intenti a riscoprore e reinventare la città, sia il simbolo della rinascita della nuova musica milanese. Tra gli artisti più rappresentativi lanciati dal Derby si ricordano Enzo Jannacci, Dario Fo, Franca Rame, Giorgio Gaber, Ornella Vanoni, Walter Valdi.

Nei primi anni Sessanta alcune case discografiche, come la Ricordi, curarono particolarmente il genere popolare e dialettale e difatti vennero pubblicate Porta Romana e Trani a gogò di Gaber, La balilla di Maria Monti, ed il primo album della coppia Fo-Rame, includente la celebre Ma-mi, nella quale il nemico è indicato nel brut terun del commissario. Gran parte di questo repertorio fu dovuto alla penna e alla mano del compositore Fiorenzo Carpi, classe 1918, che diverrà il musicista stabile del Piccolo Teatro fondato da Giorgio Strehler. thumb|Valdi Nel 1956 si diplomò alla scuola d'arte del Piccolo Teatro Ornella Vanoni a cui venne scelto da Strehler e Carpi, come repertorio di esordio una raccolta di canzoni di varie regioni d'Italia, ribattezzata Le canzoni della mala, tra le quali Hanno ammazzato il Mario di Carpi-Fo e la Zolfara di Amodei-Straniero.

Jannacci e Gaber

Un altro personaggio storico della canzone milanese, è stato Gaber, classe 1939, anche se quasi tutti i suoi pezzi sono stati scritti in lingua e dallo spettacolo televisivo del 1964 intitolato Milano cantata, fino alle sue ultime attività teatrali, l'autore ha sempre più allargato il suo raggio di osservazione sociale, quindi non più solo Milano ma il mondo intero al centro del suo lavoro.

Chi invece utilizzò spesso e volentieri il dialetto fu Dario Fo, nato nel 1926 nel varesotto, che oltre alla sua famosa attività teatrale, ben avviata già negli anni Cinquanta e Sessanta, collaborò nel 1966 con il Nuovo Canzoniere Italiano che partorì almeno quattro trasmissioni televisive mandate in onda negli anni Settanta. Alcune delle più popolari canzoni dialettali scritte da Fo furono interpretate da Jannacci (1935), come ad esempio El pôrtava i scarp del tennis.

Dagli anni settanta in poi, tra i più importanti divulgatori della canzone milanese, vi sono Walter Valdi e Nanni Svampa, del primo si ricorda Il palo della banda dell'ortica, del secondo le versioni in milanese delle canzoni di Brassens, la collaborazione con i Gufi e poi la sua attività da solista con gli spettacoli Nanni Milano Svampa cantata del 1977.[1]

[modifica] La canzone milanese nel 2000

Sebbene il dialetto Milanese risulta attualmente diffuso e parlato in maniera minore, a causa del caduto utilizzo, in favore della lingua nazionale, si rilevano comunque nuovi musicisti ed artisti, che propongono tuttora repertorio in milanese, sia inedito, sia riarrangiando materiale storico. Tra i principali artisti si citano: Elio e le storie tese, Ul Mik Longobardeath, Gamba de Legn, Lissander Brasca, Ligera '73, Walter Di Gemma, Neurodeliri ed il celebre Davide Van De Sfroos nella sua variante più vicina al dialetto Comasco.

[modifica] Note

  1. ^ a b c Paolo Ruggeri, La Canzone Italiana, Fabbri, 1994, Vol.III, pag.49-60
Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni