Campo di internamento di Campagna

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Il campo di internamento di Campagna fu uno dei principali luoghi di confino allestiti dal governo fascista per i profughi ebrei presenti entro i confini nazionali al momento dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale. Il campo operò nell'omonima città tra il 16 giugno 1940 e l'8 settembre 1943.

Indice

[modifica] Storia

A seguito delle disposizioni emanate dal governo fascista, in tutta Italia vennero cercate delle strutture adatte alla detenzione degli oppositori al regime che non fossero in zone vicine a porti, a importanti strade o linee ferroviarie, ad aeroporti o a fabbriche di armamenti. L'8 settembre 1939 il Prefetto Bianchi di Salerno propose al Ministero dell'interno, di ubicare il campo in due caserme dismesse di Campagna: l'ex Convento Domenicano di San Bartolomeo e l'ex Convento degli Osservanti dell'Immacolata Concezione.

[modifica] Gli edifici

Le strutture destinate per il campo, la caserma San Bartolomeo e quella della Concezione, erano di proprietà del comune e venivano utilizzate dal Distretto militare di Campagna, una volta l'anno per gli allievi ufficiali del Regio Esercito, per le esercitazioni pratiche di campo. Avendone la disponibilità, la Prefettura, dopo averne avuto la disposizione, effettuò dei lavori di manutenzione ordinaria.

[modifica] Caserma San Bartolomeo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa ed ex Convento Domenicano di San Bartolomeo.
Ex complesso conventuale di San Bartolomeo, uno dei due edifici destinati un tempo a campo di internamento fascista

È una ex convento quattrocentesco dei domenicani edificato nel medioevale quartiere San Bartolomeo, fra stradine anguste e il ripido pendio del colle Girolo, nella valle del fiume Atri. Vista la sua ubicazione, venne ritenuto idoneo ad ospitare detenuti, in quanto posto in posizione sorvegliabile e con pochi accessi. L'edificio si sviluppa su tre livelli, e all'epoca aveva cinque cameroni grandi, quattro piccoli, quattro stanze grandi e tre piccole, quattro corridoi, cucine, dispense e magazzini. Dotato di acqua e luce elettrica, poteva alloggiare circa 450 persone, oltre al corpo di guardia con alloggio per un graduato e sei carabinieri.

[modifica] Caserma Immacolata Concezione

Ruderi della Caserma Immacolata Concezione

Come la caserma San Bartolomeo, la caserma della Concezione è un ex edificio claustrale degli Osservanti. Realizzato a partire dal cinquecento su un'altura argillosa a nord-est del quartiere Casalenuovo, fu varie volte rimaneggiato a seguito di movimenti franosi che ne portarono la demolizione a metà degli anni ottanta. La struttura era composta da un edificio su due piani con al centro un chiostro colonnato e con affreschi di vita francescana. L'interno era composto da tre grandi camerate ed una ventina di stanzette. Durante il ventennio fascista, nella struttura era presente un corpo di guardia con alloggio per un graduato e sei carabinieri. Attualmente, seppur l'edificio è stato demolito, è in atto il recupero dell'area circostante e delle arcate del chiostro.

[modifica] Gli internati

I primi detenuti furono 430 uomini catturati in diversi parti d’Italia. Per la maggioranza si trattava di profughi ebrei provenivano dalla Germania, dall’Austria, dalla Polonia, dalla Cecoslovacchia e dalla Dalmazia (Fiume); vi erano anche alcuni cittadini inglesi, francesi, russi, turchi, rumeni e lettoni e un gruppo di 40 ebrei italiani. Il numero degli internati, nell'arco del triennio, variò notevolmente oscillando fra i 230 (febbraio 1941) e i 150 (settembre 1943).

Considerato il regime coatto, le condizioni di vita nel campo erano relativamente buone. Ad esempio il 29 ottobre 1941 l'allora segretario del Partito Nazionale Fascista, Adelchi Serena, scrisse una lettera all'allora capo della polizia con la quale si lamentava della "troppa libertà in cui vivono gli internati ebrei del campo di concentramento di Campagna" e chiese "provvedimenti conseguenti da parte delle forze di polizia del regime".[1]

La corrispondenza degli internati denuncia situazioni di grande difficoltà, mancanza di acqua, scarsità di cibo, sovraffollamento dell'unico edificoo che era rimasto agibile, mancanza di qualsiasi forma di privacy e soprattutto il costante assillo per l'incertezza della propria situazione e le sorti di familiari lontani. La Delegazione di assistenza degli emigrati ebrei DELASEM rese possibile la costituzione della biblioteca e di una saletta di preghiera. Fra i vari detenuti vi venne rinchiuso anche il pittore russo Alessandro Degai che dipinse diverse opere, regalandole a vari cittadini.[2]

Il vescovo di Campagna, Giuseppe Maria Palatucci si occupò di diversi detenuti, principalmente convertiti o in fase di conversione. Riguardo il rapporto del vescovo di Campagna con il nipote Giovanni Palatucci, vice commissario aggiunto di Fiume, non vi è documentazione di alcun tipo. Di 534 internati che risultano dai registri del Ministero degli Interni, soltanto 30 provenivano da Fiume per ordine di internamento del Ministero degli Interni e non della Questura.[3]

Il Campo di Campagna fu liberato nel settembre del 1943 e pertanto gli internati non corsero mai il rischio di deportazione.

La città fu colpita da un bombardamento alleato e in quell'occasione diversi medici tra gli ex internati del campo, si resero utili alla popolazione. Dopo la liberazione, avvenuta il 19 settembre 1943, presso l'edificio della caserma San Bartolomeo fu allestito un campo di smistamento gestito dagli Alleati.

[modifica] Itinerario della Memoria e della Pace

Itinerario della memoria e della pace, particolare della mostra

Nell'ex caserma di San Bartolomeo è stata allestita la mostra permanente "Itinerario della Memoria e della Pace". È un percorso culturale con pannelli fotografici- didattici riportanti documenti e foto attinenti alla Shoah in genere e alla permanenza degli ebrei nell'edificio durante il secondo conflitto mondiale, completata con la ricostruzione di una stanza degli internati e della sinagoga. È stato realizzato, inoltre, un film-documentario per la regia di Maria Giustina Laurenzi intitolato “Una storia diversa. Gli Ebrei a Campagna 1940-1943”.

[modifica] Riconoscimenti

Per quanti hanno assistito ed aiutato gli internati nel campo di Campagna, la Presidenza della Repubblica ha dato le seguenti onorificenze:

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«La popolazione di Campagna, sfidando i divieti e le minacce di punizione e rappresaglie e dando testimonianza di elevati sentimenti di solidarietà e fratellanza umana, si adoperò per alleviare le sofferenze, dare ospitalità e, talvolta, favorire la fuga degli ebrei internati nel campo di concentramento ubicato in quel Comune. Mirabile esempio di eccezionale abnegazione ed elette virtù civili. 1940 - 1943»
— 1940 - 1943 Campagna

[1].

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Vescovo di elevate qualità umane e civili, nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, si prodigava con eroico coraggio e preclara virtù civica nell'assistenza morale e materiale degli ebrei internati a Campagna, riuscendo a salvarne circa mille dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Fulgido esempio di coerenza, di solidarietà umana e di rigore morale fondato sui più alti valori cristiani e intensa condivisione delle altrui sofferenze»
— 1940-1943 Campagna

[2]

Medaglia d'oro al Merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito civile
«Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l'arresto e la deportazione. Fedele all'impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l'occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all'arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, ove sacrificava la giovane vita.»
— Dachau – 10 febbraio 1945

[3]

  • Flag of Israel.svg
    Nel 1990 Yad Vashem ha conferito a Giovanni Palatucci il titolo di "Giusto di fra le Nazioni". Il titolo è stato conferito in base all'unica testimonianza emersa sul caso Palatucci, quella dell'ebrea ungherese Elena Aschkenasy che dichiarò nel 1988 di essere stata aiutata da Giovanni Palatucci.

[modifica] Note

  1. ^ «Piscina alla memoria del gerarca aquilano». La Repubblica, 19 12 2000, p. 20. URL consultato in data 03-09-2009.
  2. ^ Gianluca Petroni, Gli Ebrei a Campagna durante il secondo conflitto mondiale Edizione Comitato Giovanni Palatucci, p.77
  3. ^ Campagna e gli Ebrei di Monsignor Palatucci

[modifica] Bibliografia

Studi storici

  • Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce. L'internamento civile nell'Italia fascista, 1940-1943 (Einaudi: Torino, 2004).
  • Marco Coslovich, Giovanni Palatucci, Una Giusta Memoria, 2008
  • Fabio Corbisiero, Storia e memoria dell'internamento ebraico durante la Seconda guerra mondiale. Il campo di concentramento di Campagna (in Nord e Sud, n. 6, NIS: Napoli, 1999).
  • Gianluca Petroni, Gli Ebrei a Campagna durante il secondo conflitto mondiale Edizione Comitato Giovanni Palatucci (Campagna, 2001)

Per una completa documentazione riguardante l'internamento degli ebrei stranieri nell'Italia fascista, vedasi il Database degli Ebrei Stranieri Internati in Italia 1938-1045: www.annapizzuti.it

Biografie romanzate

  • Goeffredo Raimo, A Dachau per amore. Giovanni Palatucci Litotipografia Dragonetti (Montella, 1992)
  • Piersandro Vanzan, Giovanni Palatucci, giusto fra le nazioni Editrice Velar, 2008 ISBN 978-88-01-04211-5
  • Valentino Izzo, Raccontare Campagna... Il SS. Nome di Dio - 2003
  • Valentino Izzo, "Antisemitismo - Palatucci - Campagna - Foibe (APCF)", 2009
  • Elizabeth Bettina, It Happened in Italy: Untold Stories of How the People of Italy Defied the Horrors of the Holocaust (Nelson: Nashville, 2009)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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