Campagna del Nordafrica (seconda guerra mondiale)

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Campagna del Nordafrica
Il teatro degli scontri tra Libia ed Egitto.
Il teatro degli scontri tra Libia ed Egitto.
Data 10 giugno 1940 - 16 maggio 1943
Luogo Africa Settentrionale
Esito Vittoria Alleata
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
variabili a seconda del periodo; 214.654 italiani in Libia all'inizio delle ostilità. variabili a seconda del periodo; fra i 36.000 e i 42.000 inglesi in Egitto all'inizo delle ostilità.
Perdite
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Italia:
13.748 morti[1]
8.821 dispersi[1]
oltre 340.000 prigionieri[2]

Bandiera della Germania Germania:
18.594 morti[3]
oltre 3.400 dispersi[3]
130.000 prigionieri[3]

Bandiera della Francia Francia di Vichy:
almeno 1.346 morti[4]
almeno 1.997 feriti[4]

  • Totale Asse:
    8.000 aerei distrutti[5]
    6.200 cannoni, 2.500 carri armati e 70.000 autocarri distrutti o catturati[5]
Bandiera della Francia Francia Libera:
oltre 20.000 tra morti, feriti e dispersi[6]

Flag of the Commonwealth of Nations.svg Commonwealth britannico:
circa 220.000 tra morti, feriti e prigionieri[7]:
35.478 morti[8]

Bandiera degli Stati Uniti USA:
2.715 morti
8.978 feriti
6.528 dispersi[9][10]

  • Totale Alleati:
    circa 2.000 carri armati distrutti
    circa 1.400 aerei distrutti
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La campagna del Nordafrica, conosciuta anche come guerra nel deserto, si riferisce ad un teatro di guerra situato nel Nordafrica, in Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco, in cui si confrontarono italiani, tedeschi da una parte, e gli Alleati dall'altra, durante la seconda guerra mondiale tra il 1940 e il 1943.

L'Esercito italiano in Libia, forte sì di quasi 220.000 uomini, ma del tutto impreparato ad una guerra moderna, aveva invaso, nel settembre del 1940, l'Egitto, difeso da poco più di 40.000 soldati inglesi, con lo scopo di impossessarsi del canale di Suez. Dopo qualche successo iniziale (occupazione di Sidi el Barrani) nel dicembre dello stesso anno gli inglesi iniziarono la loro controffensiva che li portò ad occupare l'intera Cirenaica, cioè la metà orientale della Libia. Quando Mussolini chiese aiuto ad Hitler, la Germania inviò in Italia alcuni reparti della Luftwaffe e l'Afrika Korps, formato da due divisioni al comando di Erwin Rommel, che sarebbe divenuto celebre con l'appellativo di "Volpe del deserto". Dopo una serie di offensive e controffensive in Libia e in Egitto, la decisiva battaglia di El Alamein costrinse le forze italo-tedesche ad abbandonare la Libia e ad attestarsi in Tunisia. Nel frattempo lo sbarco di forze americane ed inglesi in Africa nel 1942, determinarono l'anno successivo l'espulsione totale delle forze dell'Asse dal teatro africano.

Indice

[modifica] Le forze italiane in Nordafrica

All'inizio delle ostilità il comando superiore dell'Africa settentrionale era affidato al maresciallo dell'aria Italo Balbo. In Libia si trovavano due armate: la Quinta, comandata dal generale Italo Gariboldi, al confine con la Tunisia e composta da 8 divisioni, 500 pezzi d'artiglieria di medio calibro, 2.200 autocarri e 90 carri leggeri da 3 tonnellate; al confine egiziano c'era invece la Decima Armata del generale Berti, con 5 divisioni, 1.600 pezzi d'artiglieria, 1.000 autocarri e 184 carri leggeri. In totale 214.654 uomini (7.024 ufficiali, 207.630 sottufficiali e soldati), 3.200 autocarri, 2.100 pezzi d'artiglieria, 1.000 motociclette, 274 carri piccoli; inoltre la 5ª squadra aerea, agli ordini del generale Porro, costituita da 315 aerei da guerra[11]. Il 28 giugno 1940 Italo Balbo rimase ucciso mentre era di ritorno da una ricognizione in territorio egiziano quando il suo aereo, un Savoia-Marchetti S.M.79, venne abbattuto da un cannone antiaereo italiano a Tobruch per un fatale errore di valutazione. A sostituire Balbo fu inviato il maresciallo Rodolfo Graziani, capo di Stato maggiore dell'esercito[12].

[modifica] Campagna del Deserto Occidentale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cronologia della campagna del Nordafrica.

Il 13 settembre 1940 le forze italiane di stanza in Libia, comandate da Rodolfo Graziani, lanciarono un'offensiva entrando in territorio egiziano dopo un violento bombardamento dell'artiglieria. Gli inglesi si ritirarono senza combattere e si asserragliarono nel campo trincerato di Marsa Matruh. Il 16 settembre, le truppe italiane entrarono a Sidi el Barrani. Durante questa operazione gli inglesi persero 50 uomini e gli italiani 120; gli inglesi ebbero però perdite anche tra i mezzi (11 autoblindo e 10 carri armati leggeri distrutti, 11 carri leggeri avariati, 4 autocarri distrutti, 12 danneggiati[13]). Graziani ordinò di sospendere l'offensiva per costruire un acquedotto e altre strutture logistiche. Sebbene le forze inglesi potessero contare solo su 30.000 soldati, queste erano meglio equipaggiate, e, il 9 dicembre 1940 lanciarono una controffensiva (operazione Compass) che portò entro il mese di gennaio del 1941 all'occupazione della Cirenaica fino ad El Agheila, dopo la sconfitta italiana nella battaglia di Beda Fomm e la cattura di migliaia di prigionieri di guerra. Come rinforzo, Adolf Hitler inviò in Libia il Deutsches Afrikakorps al comando di Erwin Rommel. Sebbene gli ordini iniziali di Rommel fossero quelli di mantenere la linea e di salvare Tripoli, lui colse l'occasione favorevole lanciando un'offensiva che costrinse gli inglesi ad abbandonare El Agheila e a perdere Bengasi. In aprile Rommel era in possesso di tutta la Cirenaica, e, di fatto avevo respinto gli inglesi alle loro posizioni iniziali. Rinforzata con unità provenienti dall'Australia, dall'India, dal Sudafrica, dalla Nuova Zelanda e con le forze della Francia Libera al comando di Pierre Koenig, l'8ª Armata inglese al comando di Auchinleck attaccò nel novembre 1941 (Operazione Crusader) costringendo i tedeschi, privi di rifornimenti, a ritirarsi fino alla linea difensiva di Marsa El Brega.

Dopo aver ricevuto i sospirati rifornimenti, Rommel attaccò nuovamente: sconfitti gli Alleati a Gazala e catturata Tobruch, oltrepassò la frontiera libico - egiziana ma venne fermato in quella che è ricordata come la prima battaglia di El Alamein.

In una situazione ormai disperata venne nominato comandante generale delle forze in Nordafrica, Bernard Montgomery, il quale, dopo aver sconfitto le forze italo - tedesche ad Alam Halfa e nella seconda battaglia di El Alamein, iniziò a respingere le forze dell'Asse, fino ad occupare l'intera Libia a Tripoli.

[modifica] Operazione Torch

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Operazione Torch.
Carri italiani M13/40 nel deserto libico.

Nel tentativo di prevenire le forze tedesche, gli Americani sbarcarono nel Nordafrica occupato dalle forze francesi di Vichy, trovandovi una flebile resistenza. Tuttavia, gli Alleati trovarono alcune difficoltà con le forze dislocate ad Orano e in Marocco, ma non ad Algeri, dove il putsch dell'8 novembre, era riuscito a neutralizzare il XIX Corpo d'armata francese, prima degli sbarchi e che si era concluso con l'arresto dei generali francesi collaborazionisti. Tre giorni dopo il generale Clark, assistente di Eisenhower, riuscì ad ottenere la resa dell'Ammigraglio François Darlan, e ogni resistenza ad Orano e in Marocco cessò tra il 10 e l'11 novembre.

[modifica] Campagna di Tunisia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Campagna di Tunisia.

Circondato dalle forze Americane e del Commonwealth, Rommel si impegnò in una serie di operazioni difensive, la più importante e famosa delle quali fu la battaglia del Passo di Kasserine, che portarono la guerra ad una situazione di stallo, con le forze Alleate incapaci di prevenire ed arrestare gli attacchi tedeschi. Tuttavia la mancanza di uomini, di mezzi e soprattutto di rifornimenti avevano segnato la sorte delle forze in Tunisia. Dopo aver sfondato le posizioni italo - tedesche sulla linea del Mareth con l'operazione Pugilist e la successiva operazione Vulcano, gli Alleati posero fine alla resistenza delle forze dell'Asse in Africa facendo migliaia di prigionieri.

[modifica]

La vittoria alleata nella campagna del Nordafrica, segnò la prima importante vittoria di statunitensi ed inglesi durante la seconda guerra mondiale, e il preludio per la successiva Campagna d'Italia.

[modifica] Principali battaglie

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ a b Roma: Instituto Centrale Statistica, Morti E Dispersi Per Cause Belliche Negli Anni 1940-45 Roma 1957
  2. ^ Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi; pagina 446:
    « Sono circa 400.000 i prigionieri fatti dagli inglesi in Etiopia e in Africa settentrionale, 125.000 presi dagli americani in Tunisia e in Sicilia, 40.000 lasciati ai francesi in Tunisia »
    Considerando che i prigionieri italiani in Africa orientale furono circa 100.000 e che i prigionieri fatti dagli americani furono presi soprattutto in Sicilia, si arriva alla cifra approssimativa di 340-350mila.
  3. ^ a b c Paul Carell, Le volpi del deserto. 1941-1943: le armate italo-tedesche in Africa settentrionale, Bantam, New York, 1960, pagina 596
  4. ^ a b Durante la sola Operazione Torch (8 -16 novembre 1942)
  5. ^ a b Barclay, Mediterranean Operations
  6. ^ Diverse centinaia di perdite nella battaglia di Bir Hacheim e 19.439 (2.156 morti, 10.276 feriti e 7.007 dispersi) nella sola campagna di Tunisia (fonte: Playfair, p.460).
  7. ^ Zabecki, North Africa
  8. ^ Paul Carell, Le volpi del deserto. 1941-1943: le armate italo-tedesche in Africa settentrionale, Bantam, New York, 1960, pagina 597
  9. ^ Playfair, Volume IV, p. 460. United States losses from 12 November 1942
  10. ^ Atkinson, p. 536
  11. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pagina 172
  12. ^ Arrigo Petacco, La nostra guerra 1940-1945. L'avventura bellica tra bugie e verità, Mondadori; pagina 28
  13. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pagina 186

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