Caccia selvaggia

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Il dipinto "Åsgårdsreien" del pittore norvegese Peter Nicolai Arbo raffigurante la Caccia selvaggia (1872, Galleria nazionale di Oslo) .

La Caccia selvaggia è un tema mitologico e folcloristico originario dell'Europa settentrionale, centrale e occidentale.[1] La struttura narrativa di tutte le versioni del mito si fonda su questa premessa: un corteo notturno di esseri sovrannaturali attraversa il cielo (o il terreno), mentre è intento in una furiosa battuta di caccia, con tanto di cavalli, segugi e battitori al seguito.[2]

Fra i protagonisti della battuta di caccia nelle varie culture si possono citare Odino (Scandinavia), Re Artù (Britannia), Carlo Magno (Francia), Nuada (Irlanda), Arawn (Galles), re Waldemar (Danimarca), l'exercito antiguo (Spagna), e Wotan con il suo Wutendes heer ("esercito furioso") in Germania. Si possono raggruppare le varianti secondo quattro classi, a seconda che il corteo soprannaturale sia composto da: soli animali (la maggioranza dei casi); anime dannate; esseri mostruosi o dalle origini comunque ultraterrene; un corteo guidato da un capogruppo, in genere legato alle forze ctonie (in genere, quindi, il Diavolo).

Essere testimoni della Caccia selvaggia viene considerato presagio di catastrofi e sciagure; i mortali che si trovano sul cammino del corteo sono in genere destinati a essere uccisi (rapiti e portati nel Regno dei Morti).

Indice

[modifica] Origini

È un'immagine mitica del folklore europeo. Originaria di Germania e Britannia, si è diffusa in molte altre regioni europee, dalla Scandinavia alla zona delle Alpi.

Nelle varie tradizioni popolari quest'immagine viene inserita in diversi racconti e leggende; ma la radice originaria della credenza della Caccia selvaggia affonda nella mitologia nordica: il dio Wotan (cioè Odino) nelle notti del Sacro Periodo (cioè quello che comprende i dodici giorni successivi al solstizio d'inverno) a cavallo di Sleipnir Dalle Otto Zampe, mostruoso cavallo nero, guida il corteo delle anime dei soldati morti in battaglia, in una vorticosa ridda attorno alla Terra.

[modifica] Motivazioni

La credenza è chiaramente una mitizzazione dell'ancestrale paura del buio, del terrore di restare soli all'aperto di notte, al di fuori delle protezioni offerte dal gruppo sociale degli altri uomini civili; ma essa è talmente radicata nella cultura popolare e tocca corde evidentemente così sensibili e istintive nelle persone che si è diffusa per tutta l'Europa, portata dai vari popoli che attraverso conquiste ed occupazioni hanno fuso i propri racconti con quelli delle popolazioni autoctone.

[modifica] In Italia

Teodorico il Grande.

In Italia, soprattutto nell'area alpina, la Caccia selvaggia viene associata a lontane luci, scalpitio di zoccoli, abbaiare di cani, urla demoniache, e un forte sibilare del vento. Il protagonista della caccia in questa zona si chiama Beatrik, e viene associato alla figura di Teodorico il Grande. La leggenda col tempo è stata inquadrata in una cornice cristiana che ne ha modificato i suoi connotati soprattutto nell'esito finale, utilizzandola a fini di ammonimento; in questa variante, l'intervento di un religioso riesce ad allontanare il corteo infernale.

Nel Medioevo ad esempio troviamo una testimonianza d'eccezione per l'Italia nell'Inferno di Dante[3] che ci dimostra come la leggenda fosse patrimonio comune europeo; la Caccia selvaggia compare anche nel Decameron di Boccaccio nella novella di Nastagio degli Onesti[4] dove, tre miglia fuori Ravenna si assiste alla scena di una donna discinta furiosamente inseguita da due cani e da "un cavalier bruno, forte nel viso crucciato, con uno stocco in mano"; ma possiamo ricordare anche il più tardo Torquato Tasso che vi accenna nella Gerusalemme Liberata.[5] In Lunigiana la Caccia selvaggia, nota come Caccia infernale, è preceduta da folate di vento gelido ed è composta da una muta di cani feroci e spiriti aggressivi.[6] Nella cultura popolare italiana si racconta della Caccia selvatica soprattutto nelle zone montane: lungo tutto l'arco alpino e in certi casi anche lungo la catena appenninica, con varianti.

[modifica] Le varie terminologie

Il nome con cui viene indicata la mitica Caccia selvaggia cambia di nazione in nazione attraverso l'Europa, ma anche spostandosi da una singola regione all'altra. In Inghilterra si chiama Wilde Hunt, in Scozia Sluagh, in Germania Wutende heer, in Francia Chasse Arthur, in Svizzera Struggele selvaggia. Considerando solamente l'Italia, viene definita in Lombardia Caccia Morta o Caccia del Diavolo, in Piemonte Corteo dla Berta o Càsa d'i canètt, in Trentino Cazza selvadega, in Valsassina Kasa selvadega.

[modifica] Curiosità

Prende ispirazione dal mito il brano La Caccia Morta del gruppo folk metal italiano Furor Gallico.

La Schiera Furiosa ed il suo passaggio nei boschi della Normandia fanno da sfondo al romanzo "La cavalcata dei morti" della scrittrice francese Fred Vargas, edito in Italia da Einaudi nel 2011.

[modifica] Note

  1. ^ Schön, Ebbe. (2004). Asa-Tors hammare, Gudar och jättar i tro och tradition (Fält & Hässler, Värnamo). ISBN 91-89660-41-2 pp. 201-205.
  2. ^ Katharine Briggs, An Encyclopedia of Fairies, Hobgoblins, Brownies, Boogies, and Other Supernatural Creatures, "Wild Hunt", p 437. ISBN 0-394-73467-X
  3. ^ Divina commediaInferno, XIII, 109–124.
  4. ^ Decameron, V giornata, VII novella.
  5. ^ Gerusalemme Liberata, canto XIII, 21.
  6. ^ Luigi Pruneti, La Toscana dei misteri, Firenze, Le Lettere, 2004, p. 32.

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