Bruno Visentini
| on. Bruno Visentini | |
|---|---|
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Luogo nascita | Treviso |
| Data nascita | 1 agosto 1914 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 13 febbraio 1995 |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Professione | Avvocato, dirigente d'azienda |
| Partito | Partito Repubblicano Italiano |
| Legislatura | VI, IX |
| Gruppo | Repubblicano |
| Collegio | Venezia |
| Incarichi parlamentari | |
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| Pagina istituzionale | |
| sen. Bruno Visentini | |
|---|---|
| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
|
| Luogo nascita | Treviso |
| Data nascita | 1 agosto 1914 |
| Luogo morte | Roma |
| Data morte | 13 febbraio 1995 |
| Titolo di studio | Laurea in giurisprudenza |
| Legislatura | VII, VIII, X, XI, XII (sino al 13 febbraio 1995) |
| Gruppo | Misto |
| Coalizione | Progressisti |
Bruno Visentini (Treviso, 1 agosto 1914 – Roma, 13 febbraio 1995) è stato un politico e imprenditore italiano.
Militò nel Partito d'Azione e poi nel Partito Repubblicano del quale fu uno dei principali esponenti accanto a Ugo La Malfa. Allievo di Ezio Vanoni, fu per due volte ministro delle Finanze, rinnovando la struttura amministrativa del ministero e riformando profondamente il sistema fiscale. A lui si deve la disciplina delle società per azioni, l'obbligatorietà dello scontrino fiscale e la spinta all'introduzione di una normativa antitrust anche in Italia.
Indice |
[modifica] Biografia
Dopo la maturità classica, studiò legge presso la facoltà di giurisprudenza di Padova, dove si laureò nel 1935. Sin da quegli anni si dedicò all'antifascismo militante. Agli inizi del 1943 venne arrestato a Roma e accusato di propaganda contro il regime; rimase recluso fino al 26 luglio 1943, l'indomani della caduta del fascismo.
Avvocato e professore universitario, ha insegnato diritto commerciale all'università di Urbino.
Tra i fondatori del Partito d'Azione insieme a Ugo La Malfa, Parri e Ragghianti; in occasione della scissione romana di questo passò al Partito Repubblicano. Per il PRI fu deputato dal 1972 al 1976 e dal 1983 al 1987 e senatore dal 1976 al 1979 e dal 1987 al 1994. Di quel partito fu anche presidente dal 1979 al 1992. Nel 1994 fu rieletto al Senato con i Progressisti e ricoprì la carica fino alla morte. Fu inoltre deputato al Parlamento Europeo dal 1979 al 1983 e dal 1989 al 1994.
Il suo primo incarico di governo fu quello di sottosegretario alle finanze nel primo governo De Gasperi (dicembre 1945-luglio 1946). Successivamente divenne Ministro delle Finanze nel quarto governo Moro (novembre 1974-gennaio 1976), del Bilancio nel quinto governo Andreotti (marzo-agosto 1979) e nuovamente delle Finanze nel primo e nel secondo governo Craxi (agosto 1983-aprile 1987).
Tra il 1950 al 1970 ricoprì la carica di vicepresidente dell'IRI. Fu anche presidente dell'Olivetti S.p.A. quasi ininterrottamente dal 1964 al 1983.[1] Nel 1974 divenne vicepresidente di Confindustria, dimettendosi però pochi mesi dopo.
Il 29 novembre 1976 Bruno Visentini fu chiamato nel consiglio della fondazione "Giorgio Cini", e ne fu eletto presidente l'11 marzo 1977, rimanendo in carica sino al 1995.
Nel 1972 fece parte della commissione ministeriale incaricata di redigere il Testo Unico delle Imposte dirette e della commissione per la riforma della società per azioni.
Si deve a Visentini, in particolare, la riforma del sistema tributario del 1974, che introduceva l'IRPEF e il sostituto d'imposta per i redditi da lavoro dipendente.
Nel 1985 promosse inoltre la legge che obbligava i commercianti al dettaglio all'utilizzo del registratore di cassa con emissione dello scontrino fiscale; ciò rese immediatamente verificabili gli effettivi incassi e ridusse l'evasione, ma il fatto che la ditta leader nella produzione dei registratori di cassa fosse la Olivetti, di cui Visentini era stato presidente, diede origine a polemiche.
[modifica] Le "leggi Visentini"
Bruno Visentini fu l'ispiratore di alcune leggi, la "Legge Visentini" del 1975 e la "Visentini-bis" del 1983, che riformarono le norme per la stesura dei bilanci societari. Queste introdussero una disciplina delle riserve che le imprese potevano accumulare. Le riserve erano: "riserva da sovrapprezzo azioni" per gli aumenti di capitale sopra la pari (con prezzo maggiore del valore nominale), "riserva legale" obbligatoria, "riserve statutarie" aggiuntive che l'azienda poteva introdurre fino ad un massimo del 5% del capitale sociale.
Con un duplice strumento di un limite all'entità delle riserve e di trasparenza con l'obbligo di evidenziarle a parte in bilancio, questa riforma contabile ostacolava la creazione di conti per nascondere utili all'erario, o la creazione di fondi neri, di cui agli azionisti non era nota l'esistenza e tanto meno la destinazione.
La riforma assumeva un ruolo importante nel settore bancario, dove l'ammontare di queste riserve era particolarmente consistente, così come un uso dei fondi estraneo alla mera attività d'impresa.
[modifica] La proposta di "governo istituzionale"
Nel 1980 Visentini, contro la pratica della partitocrazia che si esprimeva negli estenuanti negoziati tra le segreterie dei partiti per arrivare alla composizione del governo, indicò un "ritorno alla Costituzione" nella forma di un "governo istituzionale": secondo Visentini, il governo avrebbe dovuto essere nominato autonomamente dal Presidente della Repubblica e insediato a seguito del voto di fiducia del Parlamento. Il governo istituzionale doveva trasformare la concezione del bene comune della maggioranza parlamentare in provvedimenti legislativi e amministrativi sotto il controllo del Parlamento. Il ruolo dei partiti doveva limitarsi alla raccolta del consenso popolare e alla sua discussione in Parlamento.[2]
Il dibattito sul "governo istituzionale" vide contrari quasi tutti i partiti, compreso lo stesso PRI di Visentini; l'unico appoggio, ma non incondizionato, venne espresso dal PCI di Luigi Longo ed Enrico Berlinguer.[2]
Secondo Eugenio Scalfari, la proposta di Visentini ha trovato applicazione nel governo Monti.[2]
[modifica] Note
- ^ Olivetti, storia di un'impresa - Cronologia Olivetti 1908-1977
- ^ a b c La Repubblica, 20 novembre 2011
[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore | Ministro delle Finanze | Successore | |
|---|---|---|---|
| Mario Tanassi | 23 novembre 1974 - 12 febbraio 1976 governo Moro IV |
Gaetano Stammati | I |
| Francesco Forte | 4 agosto 1983 - 1 agosto 1986 governo Craxi I |
Bruno Visentini | II |
| Bruno Visentini | 1 agosto 1986 - 17 aprile 1987 governo Craxi II |
Giuseppe Guarino | III |
| Predecessore | Ministro del Bilancio | Successore | |
|---|---|---|---|
| Ugo La Malfa | 26 marzo 1979 - 4 agosto 1979 governo Andreotti V |
Beniamino Andreatta |
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
|---|---|---|---|---|---|
| 1979 - ago 1983
|
Gr. Lib/Dem
Gr. Lib/Dem |
PRI
PRI |
PRI
PRI |
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