Pugilato

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Pugilato
1909 Stag at Sharkey's.jpg
Stag at Sharkey's di George Bellows
Inventato 688 a.C.
Contatto
Genere lotta
Indoor/outdoor Indoor
Campo di gioco Ring
Olimpico

Il pugilato (in inglese boxing; in francese boxe) è uno sport da combattimento e una forma di autodifesa.

A livello competitivo esso si svolge all'interno di uno spazio quadrato chiamato ring, tra due atleti che si affrontano colpendosi con i pugni chiusi (protetti da appositi guantoni), allo scopo di indebolire e atterrare l'avversario. Questo sport è conosciuto, a partire dall'XI secolo, anche come la nobile arte, richiedendo ai suoi praticanti caratteristiche come coraggio, forza, e intelligenza.

La parola pugilato deriva dal latino pugilatus, che deriva da pugil che significa atleta, e questo da pugnus che significa pugno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'antichità al XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il pugilato nasce come sport di difesa personale, e risulta essere il mezzo di difesa personale più antico al mondo, in quanto i pugni sono il primo istinto dell'uomo nella difesa personale stessa. Nel XVIII secolo viene strutturato affinché si potesse praticare a livello agonistico.

Il pugilato presso i greci: affresco sull'isola di Santorini.

L'egemonia inglese[modifica | modifica wikitesto]

Nel XVIII si vollero dare delle regole al pugilato al fine di farlo rendere un'attività sportiva. Nei primi anni del Settecento il pugile inglese James Figg (1695- 1740) concepì il pugilato come uno sport dove era più importante difendersi che attaccare. Lo stesso Figg fu il primo a definire il pugilato noble art. Nel 1719 vinse il campionato d'Inghilterra e si autoproclamò campione del mondo di pugilato dopo 15 incontri vinti consecutivi.

La boxe del XVIII secolo era molto diversa da quella di oggi. Spesso capitava che i colpi venissero portati a "martello", dall'alto verso il basso, il perimetro entro il quale combattevano i pugili era delimitato dagli stessi spettatori dell'incontro oppure si tracciava una semplice linea circolare per terra. I pugili si battevano senza mai fermarsi; quando uno di questi cadeva l'avversario lo cominciava a colpire appena si rialzava da terra. Il combattimento si svolgeva a pugni nudi e si proseguiva ad oltranza senza riprese.

Quando James Figg decise di ritirarsi aveva accumulato una discreta fortuna in denaro, con questi soldi fondò a Londra la prima Accademia della boxe ed in seguito cominciò ad organizzare gli incontri in un anfiteatro ad Oxford Street. Grazie all'opera di Figg la boxe comincia a trovare il suo naturale sviluppo. La sua accademia rappresenterà un importante serbatoio di idee e d'innovazioni che porteranno questo sport ad imboccare la strada che lo porterà verso la sua fase moderna.

James Figg può essere ricordato come il padre della boxe, fu egli che con la propria opera diffuse le esibizioni di pugilato e la sua iniziativa rese possibile l'apertura di molti altri anfiteatri in Inghilterra. Il pugilato ebbe un grande successo sia per il numero di praticanti che per il numero di sostenitori, tanto che l'Inghilterra fu il primo paese al mondo in cui nacque la figura del pugile professionista. Raggiungere la vittoria nel titolo di campione di Inghilterra significava raccogliere un enorme prestigio e vincere concrete somme di denaro. Il titolo di campione di boxe inglese dal 1700 fino alla prima metà del XIX secolo fece la storia della boxe, e praticamente equivaleva al titolo di campione del mondo.

Il suo successore fu George Taylor, uno dei migliori pugili che si allenavano nell'anfiteatro londinese, già da tempo Figg lo aveva definito il suo pupillo. Non abbiamo molte prove concrete che ci forniscano un elenco delle vittorie di Taylor, comunque seguendo una logica moderna Taylor può essere definito come il nuovo campione del mondo della boxe. Dopo Taylor il titolo di campione d'Inghilterra fu vinto da Jack Broughton, rimasto famoso nella storia per aver formulato nel 1734 il primo codice di disciplina per i combattimenti di pugilato e per aver inventato i guantoni da combattimento.

Broughton era più intelligente che forte. Capì che la boxe non era solo un combattimento violento e cieco ma un precisa armonia tra difesa e attacco. Introdusse la tecnica del colpire e ritirarsi e del fermarsi e bloccare il colpo avversario. Broughton rimase famoso sia per le sue vittorie sia per la sua grande onestà, durante e dopo gli incontri.

"Le regole di Jack Broughton": il pugilato si evolve[modifica | modifica wikitesto]

Il pugile inglese Jack Broughton, allievo di Figg, definì nel libro London Prize Ring Rules le prime regole per la boxe pubblicato nel 1743, da allora gli incontri furono organizzati secondo queste regole. Nel 1750 il titolo di campione passò a Jack Slack, il periodo in cui nello sport del pugilato si stavano infiltrando esempi di disonestà ed affari loschi. Slack introdusse il colpo denominato chopper che possiamo definire come l'equivalente del moderno colpo del coniglio, cioè un colpo sferrato nella parte posteriore di testa o collo. Non era un pugile abile, viene ricordato più come un pugile senza paura che per la sua tecnica. Il Duca di Cumberland divenne il suo protettore.

Il 17 giugno 1760 si disputò l'incontro valido per il titolo inglese tra il detentore Slack e lo sfidante Bill Stevens, protetto dal Duca di York. Con molta sorpresa la sfida fu vinta da Stevens. Slack si ritirò dal pugilato attivo e divenne l'allenatore di George Meggs, un pugile che aspirava al titolo di campione. Nell'incontro tra Stevens e Meggs la vittoria andò a quest'ultimo. Pare che molto probabilmente ci fosse stato un accordo sull'esito dell'incontro, Stevens permise all'avversario di vincere per intascare un cospicuo premio in denaro. Slack fu uno degli artefici dell'accordo e per questo ricevette una parte di denaro da Meggs.

Dal 1761 al 1783 il titolo di campione passò da un pugile ad un altro in breve tempo. Meggs fu sconfitto da Baker Milsom, che poco dopo cedette il titolo a Tom Juchau. Il nuovo successore fu Bill Darts, che riuscì a mantenere il titolo per quasi cinque anni fino a che venne sconfitto da Lyons. Lyons lavorava come conduttore di battelli attraverso il Tamigi. La fama che lo ricoprì dopo la vittoria del titolo provocò in lui un grosso disagio, tanto che dopo due sole settimane dalla vittoria si ritirò dal pugilato. Con il ritiro di Lyons Bill Darts riacquisì il titolo, non per molto comunque perché fu messo al tappeto da un pugile irlandese: Peter Corcoran.

Il 18 maggio 1771 all'Hyde Park si sfidarono per il titolo Corcoran e il detentore Bill Darts. Corcoran vinse facilmente in un solo minuto di combattimento. Concoran sconfisse tutti i più forti pugili inglesi del periodo che tentavano di rimpossessarsi del titolo. Alcuni di questi incontri presentavano dei lati oscuri, visto che la corruzione era un fenomeno diffuso. Nel 1774 Concoran vinse contro Sam Peters a Birmingham, ma molti spettatori gridarono allo scandalo perché si diffuse la notizia di un probabile accordo tra i due pugili. La supremazia del detentore si spense il 10 ottobre 1776, quando venne sconfitto da Hurry Sellers, un pugile che proveniva dalla scuola di Jack Slack. I giornalisti dell'epoca affermarono che l'incontro era stato venduto da Concoran.

Hurry Sellers mantenne il titolo per quattro anni, fu sconfitto da Duggan Fearns, un altro potente pugile irlandese. L'incontro tra i due durò poco più di un minuto: Sellers cadde a terra al primo pugno di Fearns e si rifiutò di andare avanti. Dal 1783 al 1791 il titolo rimase ininterrottamente nelle mani dell'inglese Thomas Jackling, uno dei pochi pugili dell'epoca riconosciuto come un combattente onesto e non incline ad accordi di sottobanco. Perse in titolo contro Benjamin Brain, nell'incontro disputato nel 1791. Jackling si ritirò al secondo round quando un potente pugno di Brain gli fratturò il naso. Lo stesso Brain rimase ferito, si ruppe il metacarpo e una falange della mano destra. La figura di Benjamin Brain rappresenta un punto di svolta nella storia della boxe inglese e mondiale. Da questo momento in avanti i campioni che si faranno strada nel pugilato si affronteranno con metodi completamente differenti dal passato.

Si comincia a parlare di combattimento secondo schemi e metodi scientifici. Non si pone più affidamento sulla forza e la violenza dei colpi, ma l'attenzione si focalizza sull'utilizzo di una strategia per sconfiggere l'avversario. Ecco quindi che fanno la loro comparsa nuove tecniche di combattimento. Difendersi dai pugni dell'avversario e attaccare diventano una cosa sola, il pugile si difende coprendosi e spostandosi con rapidi giochi di gambe, allo stesso tempo però la difesa è il punto di partenza per un successivo attacco. Alla fine del XVIII secolo compare la figura dello "scienziato" della boxe Daniel Mendoza, detentore del titolo di campione dal 1792 al 1795. Daniel Mendoza perse il titolo contro il "gentleman" John Jackson.

La nascita della boxe moderna[modifica | modifica wikitesto]

Incontro di boxe del 1889.

Già da alcuni anni attorno alla boxe ruotavano notevoli interessi economici, fatti di rilevanti scommesse e ingenti premi in denaro. Per questo motivo si sentì l'esigenza di regole più rigorose. Nel 1865 John Sholto Douglas scrisse, insieme all'atleta John Graham Chambers[1] le regole del marchese di Queensberry, ovvero il codice della boxe scientifica che contiene i fondamenti principali comuni anche alla boxe moderna:

  • Guantoni: obbligatorio l'uso dei guantoni.
  • Round: l'incontro è diviso in più riprese di tre minuti l'una con un intervallo di uno; non vi erano limiti prestabiliti nel numero di riprese, concordato prima fra i pugili, o a discrezione dell'arbitro.
  • KO: il pugile perdeva se non si riprendeva dai colpi ricevuti entro 10 secondi, mentre il pugile avversario doveva aspettare il comando dell'arbitro per riprendere a colpire.
  • Categorie di peso: i pugili sono divisi in categorie di peso. Non possono avvenire incontri tra atleti di categorie differenti. Le categorie erano inizialmente soltanto tre: leggeri, medi e massimi.

Le nuove regole rendevano il pugilato molto meno violento e lo trasformavano in uno sport di abilità, destrezza e velocità. Per il momento non era ancora stato fissato un numero massimo di riprese, si procedeva quindi ad oltranza fino al KO o allo spossamento di uno dei due pugili. Le regole di Douglas vennero assorbite con molta lentezza. Ancora alla fine del XIX secolo in molti incontri i pugili si affrontavano secondo le vecchie regole del London Prize Ring Rules, nonostante numerose nazioni vietassero l'organizzazione di incontri in cui non era previsto l'uso dei guantoni protettivi. Dal momento in cui venne scritto il codice della boxe scientifica si fa coincidere la storia della boxe con la categoria dei pesi massimi.

Pugilato statunitense[modifica | modifica wikitesto]

Muhammad Ali, uno dei più famosi pugili di tutti i tempi.

Attorno agli incontri di pugilato, in maniera particolare nella categoria dei pesi massimi, ruotavano interessi economici enormi. Ai pugili venivano dati ingenti premi in denaro e il pubblico amava scommettere ingenti somme su tutto quello che riguardava la sfida: vincitore, quante riprese fosse durata, ecc. Migliaia di persone assistevano alle gare organizzate presso arene costruite appositamente per questo sport. Allora i ring erano ottagonali definiti da corde e pali, i pugili combattevano a torso nudo, con i calzoni lunghi o a tre quarti di gamba, gli incontri non avevano limiti di numero massimo di riprese. Nonostante le regole di Douglas di alcuni anni prima gli incontri venivano ancora disputati a mani nude, ciò portava spesso a tragiche conseguenze. Per questo motivo in molti stati dell'unione e dell'Europa alla fine dell'Ottocento il pugilato a mani nude era proibito.

La boxe trovò rapida diffusione negli Stati Uniti d'America a tal punto che nel 7 febbraio 1882 lo statunitense John Lawrence Sullivan vinse il campionato del mondo categoria pesi massimi battendo il detentore Paddy Ryan, un colosso irlandese emigrato negli USA. Con questa vittoria il centro d'interesse della boxe mondiale si spostò definitivamente dall'Inghilterra agli Stati Uniti. Nel 1889 fu disputato l'ultimo incontro senza guantoni valido per i pesi massimi con il quale Sullivan mantenne il titolo. Dal successivo incontro del 7 settembre 1892, Sullivan e Corbett si affrontarono con i guantoni, le regole di Douglas erano ormai definitivamente accettate.

Sull'onda della forte crescita economica statunitense il pugilato si diffuse in tutti gli stati dell'Unione, divenne uno dei principali sport praticati e rappresentava, per le classi più disagiate, un modo per uscire dalla difficile situazione socio-economica. Nei primi anni del Novecento si fissarono altre categorie di peso e per limitare la durata degli incontri si stabilì che il numero massimo di riprese doveva essere: 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell'incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti, il problema fu risolto con l'istituzione dei giudici di gara.

Nel 1908 si affermò a livello mondiale Jack Johnson, il primo pugile di colore statunitense che stupì tutti per la sua boxe intelligente e rapida. Cedette il titolo nel 1915 perdendo contro il cowboy Jess Willard detto “il gigante” poiché alto oltre due metri e pesante 110 kg. Il pugilato diffuso in Italia nei primi anni nel secolo creò la sua federazione organizzatrice la FPI (Federazione Pugilistica Italiana) nel 1916 a San Remo. I padri fondatori furono Goldsmith (Presidente) e Lomazzi (vice Presidente). Nel 1920 ci furono i primi campionati italiani. La sede nazionale diventò Milano per poi trasferirsi a Roma nel 1929.

Il titolo dei pesi massimi passò in mano di Jack Dempsey nell'incontro disputato a Toledo (USA) nel 1919, in cui vinse il titolo mondiale contro Jess Willard, nonostante quest'ultimo fosse molto più alto e possente rispetto al vincitore. Dempsey vinse grazie alla destrezza acquisita con i suoi studi ed ai suoi originali metodi di allenamento e dominò la categoria dei pesi massimi in un'epoca in cui i combattimenti sul ring erano vinti più con la forza fisica e con la resistenza che con fini azioni tecniche. Dempsey utilizzava i principi del falling step e del double shift, due delle tecniche da lui formalizzate ed applicate “sul ring” con successo, dimostrandone la straordinaria efficacia. Egli era molto aggressivo, ma sapeva controllarsi, evitava con destrezza e con un'alzata di spalle i colpi per poi scagliare i suoi pugni in maniera esplosiva, sfruttando in pieno l'intero peso del suo corpo in movimento. Ogni sua azione era organizzata in improvvise e devastanti combinazioni di colpi. Nell'ultimo suo incontro del 1926, in cui subì una discutibile sconfitta, si registrò un'affluenza di pubblico mai vista e gli incassi superarono ogni record.

Dal 1929, anno della grande crisi economica, fino al 1933 il pugilato perse molto della sua notorietà ed importanza. Pochi avevano la possibilità di seguire gli incontri e scommettere sul loro esito come avveniva nei primi anni del secolo. Nel 1933 comparve alla ribalta mondiale l'italiano Primo Carnera, che rimase campione del mondo solo per un anno ma raccolse la simpatia di molti. Carnera era un pugile imponente con i suoi 129 kg di peso e 1,97 m di altezza, allo stesso tempo velocissimo e con un'ottima tecnica.

Nel 1937 il titolo passò nuovamente a un pugile di colore, Joe Louis, che strappò il titolo a James Braddock mandandolo KO all'ottava ripresa. Dal 1937 al 1947 ha detenuto la corona mondiale, che ha difeso vittoriosamente per 25 volte. Egli si ritirò nel 1949, quando il suo fisico rovinato dall'alcool e dalla droga non era più in grado di affrontare altri incontri. Il suo record parla di 63 vittorie e 3 sconfitte. Nel 1952 Rocky Marciano con le sue impareggiabili doti vinse il campionato del mondo e inanellò una serie di vittorie impressionante. Abbandonò la carriera professionistica, imbattuto, nel 1956, dopo aver vinto 49 incontri, 43 dei quali per knock out.

Gli successe il giovane nero Floyd Patterson, un ex peso mediomassimo che tenne il titolo fino al 1962, salvo una breve interruzione nel 1959-1960. Successe a Patterson un altro nero, Sonny Liston, analfabeta dalla potenza esplosiva, ex carcerato compromesso da legami con la mafia italoamericana e morto in cause misteriose nel 1970. Nel 1964 il titolo fu vinto dal ventiduenne Cassius Clay (conosciuto anche come Muhammad Ali), già vincitore della medaglia d'oro all'Olimpiade di Roma del 1960. Viene ricordato non solo per le sue versatili doti di pugile (mai nessun peso massimo era stato così rapido nei colpi né così mobile sui piedi dato il peso della categoria) ma anche per il suo impegno politico (militante islamico, fu arrestato per aver rifiutato il servizio militare) e per i modi provocatori con cui si rivolgeva agli avversari. Con Cassius Clay la popolarità del pugilato diventa planetaria.

L'ente organizzatore statunitense degli incontri di pugilato, la World Boxing Council (WBC), nel 1968 visse una crisi interna dalla quale nacque un'altra federazione internazionale pugilistica: la World Boxing Association (WBA). Tale sovrapposizione di competenze creò confusione nel mondo della boxe perché ogni associazione organizzava gare per le proprie categorie e di conseguenza nominava i propri campioni. In seguito la situazione venne ulteriormente complicata dalla creazione della International Boxing Federation (IBF) nel 1984 e dalla World Boxing Organization (WBO) nel 1988. Nonostante negli anni passati ciascuna organizzazione adottava proprie categorie di peso, dal 1987 le categorie professionistiche sono state fissate a 17, dai pesi paglia fino ai pesi massimi.

In Europa l'ente organizzatore European Boxing Union (EBU) è unico. In Italia la federazione che organizza gli incontri e assegna i titoli italiani è la Federazione Pugilistica Italiana (FPI). Negli anni ottanta e novanta hanno continuato a mostrare in questo sport la propria superiorità gli uomini di colore. Mike Tyson, indubbiamente il più famoso boxer dell'epoca, è stato campione del mondo dei pesi massimi per tre organizzazioni: WBC, WBA e IBF.

Negli anni ottanta avvenne un grande cambiamento nel regolamento del pugilato. Si decise di diminuire la durata degli incontri validi per il titolo da 15 a 12 riprese. Già in passato era accaduto che qualche pugile morisse a causa dei colpi ricevuti durante l'incontro, ma dopo la tragedia di Duk Koo Kim (morto a seguito dei colpi ricevuti nell'incontro con Ray "Boom Boom" Mancini, nel novembre del 1982) la WBC decise, nel 1983, di ridurre a 12 il numero delle riprese. La WBA e la WBO fecero altrettanto nel 1988. La IBF li seguì nel 1989[2].

Negli anni duemila si sono particolarmente distinti i due fratelli ucraini Volodymyr e Vitalij Klyčko: in particolare Vitalij detiene la più alta percentuale di KO di qualsiasi altro peso massimo. Anche se per il grande pubblico la storia della boxe è stata scritta dalla categoria dei pesi massimi, sono degni di essere ricordati molti pugili campioni di altre categorie, tra cui Sandro Mazzinghi, campione del mondo dei medi junior; Nino Benvenuti, campione del mondo dei pesi medi; Henry Armstrong, vincitore di tre titoli mondiali in altrettante categorie di peso differenti; Mario D'Agata campione del mondo nei pesi gallo e Carlos Monzón nei pesi medi, in tutte le categorie di peso Giancarlo Garbelli, Bruno Arcari, Sugar Ray Leonard, Ray Mancini, Alan Minter, Vito Antuofermo, Marvin Hagler, Roberto Duran e tanti altri.

Gli stili del pugilato[modifica | modifica wikitesto]

Nel pugilato non esistono due pugili con uno stile che possa essere considerato identico. Nella pratica esistono, tuttavia, dei modi di definire alcuni stili, senza che per questo un pugile debba essere inquadrato esclusivamente in uno di essi. In alcuni casi, infatti, un pugile potrebbe essere classificato sia come in-fighting che come out-fighting.

Stilista / Out-fighter[modifica | modifica wikitesto]

Il classico pugile stilista, in inglese "out-fighter", cioè che boxa rimanendo all'esterno della guardia dell'avversario, cerca di tenere a distanza l'antagonista colpendolo con pugni veloci e che arrivano da lontano, distruggendo gradualmente la resistenza e le forze dell'avversario fino a ridurlo in propria balìa. A causa del loro affidarsi a colpi veloci ma non devastanti, gli stilisti tendono a vincere ai punti piuttosto che per KO, benché alcuni di essi presentino carriere con percentuali molto alte di incontri vinti prima del limite.

Gli out-fighter sono spesso considerati i migliori strateghi del pugilato, grazie alla loro abilità di controllare l'andamento dell'incontro e di condurre l'avversario verso l'epilogo da essi pianificato intaccandone metodicamente le forze ed esibendo maggiore abilità e destrezza di un picchiatore. Lo stilista out-fighter, perché questo stile dia buoni risultati, deve essere dotato di un buon allungo, di velocità di braccia, di ottimi riflessi e deve essere in grado di svolgere un grande e continuo lavoro di gambe. Tra i più grandi stilisti possono essere citati Prince Naseem Hamed, Zab Judah, Paulie Malignaggi, Larry Holmes, Buster Mathis, Sugar Ray Leonard, Billy Conn[3], Willie Pep[4], Young Stribling e Muhammad Ali[5].

Puncher[modifica | modifica wikitesto]

Il puncher è un pugile con una dotazione tecnica completa, abile nel boxare a distanza ravvicinata unendo la tecnica alla potenza e alla velocità , ed è un pugile che ha spesso la capacità di mettere fuori combattimento l'avversario con combinazioni di pugni o anche con un unico colpo. I movimenti e la tattica del puncher sono spesso simili a quelli di uno stilista, a differenza del quale, tuttavia, il puncher non tenta di evitare gli scambi a distanza ravvicinata. Inoltre, i puncher non cercano di sfiancare l'avversario sulla distanza, con incontri che si risolvono spesso ai punti, ma tendono a demolire l'avversario con le combinazioni di colpi per poi cercare il KO.

Tra i più grandi puncher possono essere citati Sonny Liston, Manny Pacquiao, Sam Langford[6], Henry Armstrong[7], Joe Louis[8], Sugar Ray Robinson[9], Tony Zale, Evander Holyfield, Miguel Angel Coto, Archie Moore, Carlos Monzon[10], Stanley Ketchel[11], Khaosai Galaxy, Oscar De La Hoya.

Picchiatore[modifica | modifica wikitesto]

Il picchiatore, in inglese "slugger", è solitamente un pugile carente di tecnica e di gioco di gambe, che compensa queste carenze con la pura potenza dei propri pugni. Molti picchiatori ricercano la stabilità dell'assetto per favorire la potenza, e per questo tendono ad essere insufficientemente mobili e ad avere difficoltà ad inseguire i pugili veloci di gambe, di cui possono anzi diventare un facile bersaglio. I picchiatori a volte tendono a trascurare le combinazioni, privilegiando le ripetizioni di colpi singoli, a volte portati con una sola mano e con grande potenza (per lo più ganci e uppercut), ma spesso con velocità minore di quella degli stilisti.

La lentezza e la prevedibilità degli schemi (colpi singoli con traiettorie ovvie) spesso lasciano la strada aperta ai pugni d'incontro e, per avere successo, i picchiatori devono essere in grado di assorbire notevoli dosi di pugni. Le armi più importanti del picchiatore sono la potenza e la capacità di incassare. Tra i più grandi pugili picchiatori possono essere citati Max Baer[12], Rocky Graziano[13], Ron Lyle, Jerry Cooney, Cleveland Williams, Samuel Peter, Ricardo Mayorga, Roberto Duran, Antonio Margarito, e George Foreman.

Aggressore / In-fighter[modifica | modifica wikitesto]

L'aggressore, o incalzatore, o "in-fighter", in inglese, cioè che boxa dall'interno della guardia dell'avversario, è un pugile dall'aggressione continua, per questo chiamato anche "pressure fighter", che tenta di rimanere addosso all'avversario, aggredendolo con continue raffiche e intense combinazioni di ganci e uppercut. Un buon in-fighter necessita di buone doti di incassatore, perché questa tecnica lo espone ad essere colpito da serie di jab e diretti prima di riuscire ad entrare nella guardia dell'avversario, dove i colpi dell'in-fighter sono più efficaci. Gli in-fighter agiscono meglio a distanza ravvicinata perché generalmente sono di statura più bassa della media degli avversari e hanno un minore allungo, e perciò sono più efficaci ad una distanza in cui le più lunghe braccia dei loro avversari sono svantaggiate nel colpire rispetto alle loro.

Tuttavia, diversi pugili alti rispetto alla loro categoria sono relativamente abili nell'effettuare una boxe d'aggressione dall'esterno della guardia dell'avversario, quanto all'interno. L'essenza dello stile dell'incalzatore è l'aggressione senza soste. Molti in-fighter di bassa statura utilizzano l'altezza ridotta come strumento per schivare i colpi ed infilarsi nella guardia dell'avversario, abbassandosi fino alla vita per passare sotto o di fianco ai colpi in arrivo. A differenza del bloccare i colpi con i guantoni, le schivate fanno andare a vuoto l'avversario causandone lo sbilanciamento, e consentono all'in-fighter di passargli sotto al braccio disteso con i pugni liberi per colpire d'incontro. Nonostante questo stile esponga parecchio i pugili che lo praticano ai colpi degli avversari, qualche in-fighter fu noto invece per essere stato difficile da colpire.

Le qualità indispensabili per un in-fighter sono l'aggressività, la resistenza, il saper incassare e il saper schivare i colpi infilandosi nella guardia dell'avversario. Tra i più grandi aggressori / in-fighter possono essere citati Harry Greb[14], Jack Dempsey[15], Rocky Marciano[16], Joe Frazier, David Tua, Jake LaMotta, e Mike Tyson che ha vinto oltre 20 incontri al 1º round.

Colpitore d'incontro[modifica | modifica wikitesto]

Il colpitore d'incontro è un pugile che usa come ultima difesa i movimenti della testa e blocchi costanti per contrastare l'avversario. Quando l'avversario tenta di colpire, il pugile d'incontro usa la propria difesa per schivare il colpo e per restituirlo contestualmente. Il pugno d'incontro ha una potenza spesso devastante, perché la potenza del pugno va a sommarsi alla forza contraria del movimento di sbilanciamento in avanti del pugile che è stato schivato.

I pugili d'incontro combattono soprattutto a distanza ravvicinata, ma alcuni di essi rimangono invece alla stessa distanza di uno stilista. Per essere efficaci, gli incontristi usano i movimenti del capo, i riflessi, la velocità, l'allungo e devono essere buoni incassatori. Tra i più grandi pugili d'incontro possono essere citati Pernell Whitaker, Mike Tyson, James Toney, Nicolino Locche, Juan Manuel Marquez, Floyd Mayweather Jr., Young Stribling e Roy Jones Jr..

Stili a confronto[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono delle regole generalmente accettate riguardo alle possibilità di successo che ciascuno di questi stili di boxe ha sugli altri. In generale, un aggressore / in-fighter è avvantaggiato rispetto ad uno stilista / out-fighter, uno stilista / out-fighter è avvantaggiato rispetto ad uno stilista / puncher, e un puncher è avvantaggiato rispetto ad un aggressore / in-fighter; questo forma un circolo in cui ciascuno stile è più forte rispetto ad alcuni stili e più debole rispetto ad altri, senza che ce ne sia uno superiore agli altri, come in un rock-paper-scissors. Il risultato di un incontro è ovviamente determinato anche da vari altri fattori, quali il livello di abilità e di allenamento dei pugili, ma l'ampiamente sostenuta esistenza di queste relazioni tra i vari stili si riassume in un cliché diffuso tra fan e scrittori di pugilato che dice che “gli stili fanno i match”.

I puncher e i picchiatori tendono a vincere gli aggressori / in-fighter perché, cercando di avvicinarsi, gli aggressori / in-fighter finiranno invariabilmente dritti incontro ai più potenti colpi dei primi. Così, a meno che l'aggressore non abbia delle capacità di incassatore fuori dal comune, la potenza superiore dei primi la spunterà. A parità di capacità pugilistica e di condizione atletica, naturalmente. Un esempio famoso del vantaggio del picchiatore in questo tipo di confronto è la vittoria per KO di George Foreman su Joe Frazier.

Nonostante gli aggressori / in-fighter trovino più sfogo alla loro boxe con i punchers, che accettano molto più di buon grado gli scambi ravvicinati, hanno in realtà più probabilità di successo contro gli stilisti. Lo stilista / out fighter preferisce un combattimento più lento, con maggior distanza tra sé stesso e l'avversario. L'in-fighter tenta senza soste di ridurre questa distanza per scatenare continue raffiche furibonde, mentre a distanza ravvicinata lo stilista perde parecchia della propria efficacia, perché non riesce a tirare i colpi più efficaci del suo repertorio. L'aggressore / in-fighter esce generalmente vittorioso da questo confronto, a causa del proprio incalzare e dell'agilità con cui questo viene messo in atto, che lo rende difficile da sfuggire.

Per esempio, l'aggressore / in-fighter Joe Frazier, nonostante fosse stato facilmente dominato dal picchiatore George Foreman, creò invece molti più problemi allo stilista Muhammad Ali nei loro tre incontri. Allo stesso modo l'aggressore Harry Greb fu l'unico ad aver sconfitto il grande out-fighter Gene Tunney. Joe Louis, dopo il ritiro, ammise che odiava essere incalzato, e che l'aggressione continua dell'imbattuto Rocky Marciano gli avrebbe causato problemi anche nel suo periodo migliore. Gli stilisti / out-fighter tendono ad essere più efficaci contro un picchiatore, le cui ridotta velocità di braccia e gambe, e l'inferiore tecnica, lo rendono un bersaglio facile da colpire per la superiore velocità dello stilista.

La preoccupazione principale dello stilista è quella di prestare sempre il massimo dell'attenzione, poiché al picchiatore è sufficiente arrivare a segno con un colpo di quelli giusti per mettere fine all'incontro. Se lo stilista riesce ad evitare o a limitare l'efficacia dei colpi del picchiatore, lo può stancare colpendolo con veloci jab fino a portarlo, alla lunga, all'esaurimento delle forze. Se la tattica è sufficientemente efficace, lo stilista può perfino aumentare la pressione negli ultimi round in un tentativo di raggiungere il KO. Molti pugili classici, ad esempio Muhammad Ali, hanno avuto i loro successi migliori contro i picchiatori. Il più famoso degli esempi di questo tipo di match è quello con cui Ali, nel 1974, a Kinshasa, stroncò Foreman con un KO all'8º round dopo avergli fatto esaurire le energie nel vano tentativo di trovare immediatamente una soluzione di forza.

Fondamenti sulla tecnica del pugilato[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica per eseguire un colpo diretto, o jab.

Nel pugilato viene ravvisata una certa somiglianza con la scherma per il particolare tipo di studio preparatorio fra i contendenti in funzione del successivo scambio di colpi. Fondamentalmente il pugilato si basa su tre colpi:

  • Diretto: colpo più importante per il pugile tecnico. A seconda dell'uso può essere un colpo di disturbo, di arresto, di preparazione al diretto successivo, oppure un colpo potente, portato mediante una rotazione del corpo. Si attua avanzando leggermente e si colpisce con la mano che sta davanti nella guardia (jab), oppure facendo ruotare tutto il corpo nel senso del pugno, colpendo con la mano posteriore (cross).
  • Gancio: colpo potente e demolitore che basa la sua potenza sulla leva fornita dalla spalla e dalla posizione ad angolo retto del braccio, è il colpo di chiusura per eccellenza. Il gancio per essere efficace deve essere eseguito a corta distanza (hook).
  • Montante: colpo dato dal basso verso l'alto, di solito si usa nel corpo a corpo. Si attua ruotando la spalla in modo da imprimere potenza al pugno (uppercut).

Questi colpi, portati in rapida sequenza e con varietà, generano le "serie" o "combinazioni". Anche se la fase offensiva ha un ruolo decisivo, due sono le tecniche per evitare di prendere colpi: schivare e parare, ovvio il fatto che per ogni tipo di colpo vi siano differenti tipi di schivate e di parate.

Dai tre aspetti offensivi e dai due difensivi può nascere un complesso incontro, che vede sul "quadrato" due uomini che si affrontano lealmente secondo regole codificate e che alla fine del match li vedrà abbracciarsi. Il pugilato è uno sport impegnativo e completo, le doti fisiche richieste sono infatti velocità, agilità, forza e resistenza. Il pugilato richiede sia sforzi aerobici che anaerobici, pertanto l'allenamento mira sia al miglioramento della resistenza, ovvero alla durata dello sforzo fisico nel tempo, tramite corsa, salto della corda, allenamento a corpo libero, sia al miglioramento della forza e allo sviluppo della massa muscolare.

  • Spostamento: significa un collocamento del corpo fuori dall'asse di attacco dell'avversario con l'aiuto di un movimento laterale. Questo tipo di azione è in francese chiamato décalage. Parlano anche di "passo di diagonale" quando lo spostamento si effettua su un asse obliquo.

Il pugilato richiede soprattutto una notevole forza di sopportazione e carattere per poter affrontare gli sforzi durante l'allenamento e il quasi inevitabile dolore fisico durante gli incontri come del resto capita in tantissimi altri sport anche non da combattimento. Contrariamente alla maggior parte degli altri sport, la sconfitta nel pugilato è accompagnata da dolore fisico: ciò richiede una ferrea volontà a non darsi per vinto davanti alla fatica del match.

Cenni di regolamento FPI[modifica | modifica wikitesto]

Dilettanti[modifica | modifica wikitesto]

Un pugile dilettante. Questi pugili combattono indossando il caschetto.

Secondo la Federazione Pugilistica Italiana: è dilettante il pugile che partecipa a pubbliche gare per puro spirito agonistico e non per lucro.[17] I pugili dilettanti sono inquadrati nelle seguenti categorie: aspiranti, schoolboys, cadetti, juniores, seniores. Quando si ammettono incontri fra pugili dilettanti di diverse categorie, si applicano i regolamenti della categoria inferiore. I dilettanti percepiscono comunque un fondo spese minimo. Il pugile dilettante combatte con un abbigliamento specifico e che si differenzia dal professionista per l'uso obbligatorio del casco protettivo (poi abolito dal 2013[18]), guanti da 10 oz dotati di antishock, paradenti e canottiera del colore corrispondente al proprio angolo.

Diverso è il caso delle World Series of Boxing, ove i pugili, pur se dilettanti, combattono con abbigliamento e regolamenti analoghi a quelli professionistici.

Pugili aspiranti[modifica | modifica wikitesto]

Il pugile aspirante, maschio o femmina, deve avere un'età superiore ai 13 ed inferiore ai 32 anni. Può frequentare la palestra e sostenere gli allenamenti, ma non disputare incontri.[17]

Pugili schoolboys[modifica | modifica wikitesto]

Categoria di transizione riservata ai soli maschi: ad essa appartengono i pugili compresi fra i 14 ed i 15 anni di età, non compiuti. Al compimento del quindicesimo anno, vi è il passaggio automatico alla qualifica cadetti. Questi pugili possono disputare incontri della durata massima di tre riprese di 1' e 30" cadauna, fra loro oppure con pugili cadetti di anni 16 non compiuti. Non possono comunque sostenere più di quindici incontri annui.[17]

Pugili Junior[modifica | modifica wikitesto]

Sono cadetti i pugili maschi di età superiore ai 15 anni ed inferiore ai 17; mentre sono cadette le pugili di età superiore ai 14 anni e inferiore ai 17. Al compimento del diciassettesimo anno vi è il passaggio automatico alla qualifica juniores.

  • I Junior maschi possono gareggiare sulla distanza delle tre riprese di 2 minuti l'una, fra di loro oppure con pugili juniores. Possono inoltre gareggiare con pugili schoolboys se non hanno compiuto il sedicesimo anno di età.
  • Le pugili Junior possono disputare incontri della durata di tre riprese di 1' e 30" l'una, fra loro o con le pugili Youth.[17]

Pugili Youth[modifica | modifica wikitesto]

Sono juniores i pugili di età superiore ai 17 ed inferiore ai 19 anni. Al compimento del diciannovesimo anno di età vi è il passaggio automatico nella categoria seniores, con inquadramento nella serie relativa al punteggio.

  • Gli youth possono gareggiare sulla distanza delle quattro riprese di due minuti ciascuna, fra loro, con pugili cadetti, oppure con pugili seniores di II e III serie (ma con incontri di tre riprese di due minuti).
  • Le pugili youth possono disputare incontri della durata di tre riprese di 2', fra loro, con le pugili cadette, oppure con le pugili seniores di II serie (ma con incontri di tre riprese di 1' e 30" ciascuna).[17]

Pugili Elite[modifica | modifica wikitesto]

Il pugile Elite o proviene dalla qualifica juniores, oppure si tessera a partire dal diciannovesimo anno di età, sempreché non abbia superato i 32 anni. Se si è tesserato prima dei 32 anni, può continuare a tesserarsi fino all'età di 35 anni, se però non ha trascorso più di due anni senza disputare incontri.[17]

I pugili Elite maschi[modifica | modifica wikitesto]

I pugili Elite si dividono in: I II e III serie.

  • III serie - I pugili Elite IIIa serie gareggiano sulla distanza delle tre riprese di tre minuti ciascuna:
  • a- fra di loro;
  • b- con gli Elite IIa serie;
  • c- con gli Youth.
  • II serie - I pugili Elite IIa serie gareggiano sulla distanza delle tre riprese di tre minuti ciascuna:
  • a- fra di loro;
  • b- con gli Elite Ia serie;
  • e sulla distanza delle tre riprese di tre minuti ciascuna:
  • c- con gli Elite IIIa serie;
  • d- con i pugili Youth.
  • I serie - I pugili Elite Ia serie gareggiano sulla distanza delle tre riprese di tre minuti ciascuna:
  • a- fra di loro;
  • b- con gli Elite IIa serie.

Professionisti[modifica | modifica wikitesto]

I pugili professionisti si dividono in tre serie, ognuna con un determinato numero di round.

  • I serie - Disputano incontri di sei riprese di tre minuti.
  • II serie - Disputano incontri di dieci riprese di tre minuti.
  • III serie - Disputano incontri di dieci riprese (se il titolo in palio è di campione italiano) o dodici riprese (se il titolo è di campione europeo o mondiale) da tre minuti.

Categorie di peso[modifica | modifica wikitesto]

Dilettanti[19][modifica | modifica wikitesto]

Uomini[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Limite di peso in kg
Mosca leggeri 49
Mosca 52
Gallo 56
Leggeri 60
Superleggeri 64
Welter 69
Medi 75
Mediomassimi 81
Massimi 90.72
Supermassimi Nessun limite

Donne[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Limite di peso in kg
Mosca leggeri 48
Mosca 51
Gallo 54
Piuma 57
Leggeri 60
Superleggeri 64
Welter 69
Medi 75
Mediomassimi 81
Massimi Nessun limite

Junior[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Limite di peso in kg
Pinweight 46
Mosca leggeri 48
Mosca 50
Supermosca 52
Gallo 54
Piuma 57
Leggeri 60
Superleggeri 63
Welter 66
Superwelter 70
Medi 75
Mediomassimi 80
Massimi Nessun limite

Professionisti[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Limite di peso (1 lb. = 0,4536 kg circa)
Paglia (Minimosca) 105 lb; 47 kg
Mosca leggeri (Mosca jr.) 108 lb; 49 kg
Mosca 112 lb; 51 kg
Supermosca (Gallo jr.) 115 lb; 52 kg
Gallo 118 lb; 54 kg
Supergallo (Piuma jr.) 122 lb; 55 kg
Piuma 126 lb; 57 kg
Superpiuma (Leggeri jr.) 130 lb; 59 kg
Leggeri 135 lb; 61 kg
Superleggeri (Welter jr., Welter leggeri) 140 lb; 64 kg
Welter 147 lb; 67 kg
Superwelter (Medi jr., Medi leggeri) 154 lb; 70 kg
Medi 160 lb; 73 kg
Supermedi 168 lb; 76 kg
Mediomassimi 175 lb; 80 kg
Massimi leggeri (Cruiser) 200 lb; 90 kg
Massimi oltre 201lb, oltre 91kg

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le regole moderne e l'adozione delle precauzioni suggerite dalla medicina dello sport, il pugilato mantiene ancora il suo aspetto di sport violento e cruento. Lo scambio di colpi alla testa può comportare l'insorgere di traumi, che possono manifestarsi durante l'incontro oppure in un secondo momento.

L'urto violento sulla testa può essere causa di un'emorragia immediata a livello cerebrale, i cui sintomi variano dallo stordimento alla perdita di coscienza. Né sono mancati decessi conseguenti, appunto, a trauma cranico.

Dementia pugilistica[modifica | modifica wikitesto]

I medici sportivi hanno identificato una sindrome, tipica e non rara dei pugili professionisti, denominata punch drunk (ubriaco da pugni) oppure dementia pugilistica. I sintomi sono: perdita della memoria, dislessia, difficoltà nell'ideazione, difficoltà ad effettuare movimenti di precisione ed alterazione della personalità.

A livello dilettantistico si cerca di evitare la sindrome con l'utilizzo di caschi di gomma dura attorno alla testa. Nonostante ciò, un colpo potente e ben portato può provocare forti danni anche ai pugili così protetti.

La sindrome è provocata da piccole emorragie cerebrali non gravi, ma che, sommate negli anni, producono effetti dannosi per l'attività cerebrale.

Il pugilato nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

In ordine cronologico ricordiamo:

Carnera- Il campione più grande, film del 2007 diretto da Renzo Martinelli

Negli altri media[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella Iliade di Omero, al 23° canto, il pugilato appare come parte dei giochi funebri organizzati da Achille in onore di Patroclo: Epeo, l'artigiano che costruì materialmente il cavallo di Troia, primeggia nella pugna. Egli è premiato con una giumenta indomita, inadatta al lavoro; inoltre Epeo dichiara di eccellere nel pugilato, ma ammette di non eccellere parimenti della guerra. Questi dettagli sono specificati da Omero in quanto al tempo della narrazione l'attività più considerata era appunto quella bellica, perciò alle altre gare per i giochi funebri sono donati premi più ambiti, e vi partecipano eroi più gloriosi.

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Manga e anime[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Douglas, John Sholto, marchese di Queensberry. URL consultato il 20 aprile 2009.
  2. ^ [After 25 years, Kim death still stings Mancini: ESPN airs documentary tonight that revisits 1982 tragedy". The Vindicator. November 13, 2007]
  3. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.254
  4. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.384
  5. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.190, 194
  6. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.120
  7. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.204
  8. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.337
  9. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.403
  10. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.353
  11. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.114,115
  12. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.50
  13. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.293
  14. ^ James Roberts, Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.98, 99
  15. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.75
  16. ^ James Roberts and Alexander Skutt, The Boxing Register, 1999, p.339, 340
  17. ^ a b c d e f FPI, Regolamento del settore dilettanti (PDF), 24 ottobre 2009. URL consultato il 21 aprile 2011.
  18. ^ Boxe, i dilettanti cambiano: via caschetto e macchinette - La Repubblica, 14 mar 2013.
  19. ^ (EN) AIBA, Technical & Competition Rules (PDF), 24 marzo 2011, p. 63. URL consultato il 21 aprile 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Pugilato ai Giochi olimpici

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