Borgo Po

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Borgo Po
Borgo Po 0 Intro.jpg
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Piemonte
Provincia stemma Torino
Città Torino-Stemma.png Torino
Circoscrizione Torino VIII Circoscrizione
Quartiere Borgo Po
CAP 10131

Borgo Po è un quartiere della città di Torino, facente parte della Circoscrizione 8 (San Salvario - Cavoretto - Borgo Po). È compreso tra via Gioanetti, corso Lanza, via Luisa del Carretto, corso Gabetti e, naturalmente, il fiume Po. È compreso fra 45° 03' 33" e 45° 04' 04" N e fra 7° 41'51" e 7° 42' 51" E. L'altitudine è compresa fra 211 e 262 m s.l.m.è stata utilizzata una casa del paese per le riprese del film Profondo Rosso di Dario Argento nel 1975

Indice

[modifica] Cenni storici

Panorama del quartiere

Anche se attualmente è considerato un quartiere residenziale di grande prestigio, le sue origini sono di un modesto borgo di pescatori e lavandai che sfruttavano, per vivere, le acque del fiume. Già nel 1700 l'espansione di Torino, dall'originale quadrilatero romano aveva raggiunto il Po, con la creazione dell'allora piazza Vittorio Emanuele I. L'attraversamento del fiume era però problematico, perché esistevano solo modeste passerelle e traghettatori, tutti a pagamento. L'occupazione napoleonica a inizio '800 ebbe come risultato duraturo la costruzione del grande ponte, ancora esistente, e l'inizio della vera espansione della città verso la collina. Al suo ritorno dall'esilio, nel 1815, re Vittorio Emanuele I di Savoia voleva, in odio ai francesi, farlo demolire. Per fortuna non se ne fece nulla, e le energie furono più proficuamente usate per costruire la chiesa della Gran Madre. I progetti iniziali erano grandiosi: la piazza intorno alla chiesa avrebbe dovuto essere tutta circondata da portici e da lussuosi edifici. Il quadro di Carlo Bossoli, "Veduta ideale delle sponde del Po" del 1863, conservato alla Galleria d'arte moderna di Torino, rappresenta una sintesi di queste buone intenzioni.

Carlo Bossoli - Veduta ideale del Po a Torino - 1863

Poi prevalse la parsimonia piemontese e certi lussi furono abbandonati. Le colonne dei portici, già costruite e che si pensava di utilizzare, furono dimenticate per anni. Vennero pian piano recuperate dai costruttori di case e oggi alcune, di pregiato marmo rosa, sono visibili inglobate in edifici nelle vicinanze della chiesa. Comunque tra il 1815 e il 1831 furono completate la chiesa della Gran Madre e piazza Vittorio e il risultato finale è veramente notevole. Il colpo d'occhio di piazza Vittorio Veneto, fiume, collina, con le tre chiese (Gran Madre, Cappuccini e Superga) è unico e, alla luce del crepuscolo, con il cielo terso, è veramente straordinario. Non è un caso se il luogo ha la reputazione di essere magico, di custodire il Graal e appare in fotografia su tanti libri di magia. Nel 1800 il quartiere è lentamente cresciuto, mescolando case di abitazione e piccole fabbriche. La vera espansione edilizia si è avuta però nel 1900. Agli inizi del secolo la nascente industria cinematografica (che in Italia ha avuto origine a Torino) trovò la sua collocazione proprio in Borgo Po, nella zona dell'attuale via Asti. Per i film in costume si tenevano le bestie feroci, ed era consueto, nel silenzio della notte, udire il barrito dell'elefante e il ruggito del leone. Poi pian piano tutto è andato a Roma, e il quartiere è diventato sempre più residenziale e lussuoso, anche se oggi sopravvivono ancora alcune aziende che operano con grande silenzio e discrezione. Gli animali tornarono dopo la seconda guerra mondiale con la costruzione dello zoo Michelotti, oggi chiuso e trasformato in un parco lungo fiume, a causa della mutata sensibilità popolare nei riguardi degli animali.

[modifica] Il quartiere

Via Monferrato.
L'incrocio tra le vie Ornato e Martiri della Libertà

La via più affollata è via Monferrato. Via dei negozi del quartiere per eccellenza, sia eleganti che di generi di prima necessità. Nelle ore di punta ci si chiede come possano trovare posteggio tante vetture. Altro punto di interesse è la Caserma La Marmora di via Asti. Tristemente famosa per le torture ai partigiani durante la seconda guerra mondiale, oggi non è più usata dall'Esercito ed è in attesa di una nuova utilizzazione. Dando credito alle leggende su Iside potrebbe essere degnamente la nuova e più spaziosa sistemazione per il Museo Egizio, oggi assai allo stretto e in cerca di nuova sede.

Sempre in tema religioso in cima a via Lanfranchi si trova il seminario maggiore della diocesi di Torino, circondato da un bel parco. Per il resto il quartiere offre al turista solo tranquille stradine circondate da villette di stile Liberty il cui esempio più bello lo si ha in corso G. Lanza 57: Villa Scott, opera del grande Pietro Fenoglio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Villa Scott e Liberty a Torino.

Salvo le ricostruzioni di quanto distrutto durante la seconda guerra mondiale l'omogeneità stilistica del quartiere è unica. Affascinante l'incrocio dove si incontrano via Martiri della libertà, via Verrua, via Ornato e via Cardinal Maurizio. Meritevole di visita anche via Tonco, una delle rare vie urbane di Torino in curva (altre sono via Borgo Dora, via Bonelli, via Paolini, via Valerio e via Favria, ugualmente fascinose, ma site in differenti quartieri). Nello stesso stile l'ultimo avamposto del quartiere, le vie Castagneto, Lauriano e Montiglio. Vedendole non sembra assolutamente di essere a pochi minuti dal centro di una metropoli di un milione di abitanti. All'inizio di via Segurana, all'inizio di via Lanfranchi e su tre case di via Mancini si trova un bassorilievo rappresentante una nave. Sono tutti uguali e probabilmente usciti dallo stesso stampo. Interessante però il significato simbolico. Per quanto non identico, ha gli stessi contenuti di una scultura che si trova a Parigi sulla fontana del Vertbois, all'incrocio di rue du Vertbois e rue Saint Martin, nella zona del Tempio. Citata da Fulcanelli nei suoi trattati di alchimia, dovrebbe rappresentare la nave degli Argonauti e il carico che si trova al centro sotto la vela dovrebbe essere la Pietra Filosofale. Un tocco in più in aggiunta alla tradizione esoterica del quartiere.

Sempre in tema parigino si può concludere citando una certa similitudine fra i dintorni della Gran Madre e place Saint Michel a Parigi. Simile la reputazione magica dei luoghi. Simili il fiume e i ponti, simile la chiesa al posto del monumento, simili i due bar contrapposti ai lati della piazza. Simili le due vie che salgono parallele verso la collina, via Villa della Regina e via Lanfranchi a Torino, e boulevard Saint Michel e rue Danton a Parigi. Simili infine i quartieri laterali, con via Monferrato nel ruolo di rue de la Huchette e via Santorre di Santarosa nel ruolo di Rue Xavier Privas. Del resto Torino è sempre stata definita la piccola Parigi.

[modifica] La chiesa della Gran Madre

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Chiesa della Gran Madre di Dio.
I decurioni della città di Torino nel frontone e la dicitura latina in onore del ritorno dei Savoia in città dopo il dominio francese.
Il campanile della Gran Madre

Punto focale del quartiere è naturalmente la chiesa della Gran Madre, ubicata dell'omonima piazza ove sorgono numerosi locali e bar assai animati alla sera, essendo una zona di grande frequentazione per la vita notturna torinese.

Le sue origini della chiesa sono tuttavia antiche e vengono fatte risalire, secondo alcune leggende, a un tempio romano dedicato alla dea Iside, costruito addirittura dal principe egizio Fetonte, o secondo altri, da una spedizione inviata in Italia dal faraone egizio Tuthmosi III (o Tuthmosi IV) ma nessun ritrovamento archeologico conforerma queste ipotesi. Occorre però dire che i resti di epoca romana di un grande tempio dedicato a Iside sono stati trovati dallo stesso lato del fiume, alcuni chilometri più a valle, a Monteu da Po. La civiltà romana contribuì infatti a diffondere capillarmente il culto di Iside in tutta Europa, assai lontano dalla terra di origine e le diffuse Madonne nere ancora oggi venerate ne sono un residuo visibile. Non è dato sapere se il tempio di Monteu da Po fosse a sua volta ricostruito sulle rovine di un edificio più antico, è comunque interessante notare che la chiesa, come dice ambiguamente il nome, non sia dedicata esplicitamente alla Madonna; altrettanto curioso è il fatto che l'edificio non sia di proprietà della Chiesa Cattolica come tutte le altre chiese, ma del Comune di Torino. Infine le sculture che appaiono nel frontone non sono i dodici Apostoli come si potrebbe pensare, ma i decurioni della città. Anche qui, con ambiguità forse voluta, tra personaggi in primo e secondo piano è difficile individuarne con esattezza il numero.

Tra le tante leggende è nota quella che la Gran Madre custodisca il Sacro Graal. Secondo alcune interpretazioni il Graal è una metafora per rappresentare il sesso femminile.

[modifica] Bibliografia

  • Maurizio Ternavasio, Borgo Po e Madonna del Pilone, Graphot Editrice, Torino 2006 ISBN 88-89509-26-0
  • Massimo Centini, Piemonte tra storia e leggenda, Edizioni Servizi Editoriali, Genova 2006 ISBN 88-89384-17-4

[modifica] Voci correlate

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