Bonifica agraria
La bonifica agraria è il complesso delle opere e dei lavori che si debbono eseguire per rendere produttive le terre infruttifere e insalubri.
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[modifica] Italia
Dopo l'Olanda l'Italia è il paese dove è più vasta la frazione della superficie agraria sottratta alla palude con la bonifica. Questo complesso progetto tra stato e privati segna l'evoluzione delle istituzioni consorziali con fasi di sviluppo politico-economiche logiche nell'epoca liberale post unitaria dove trovano completa consapevolezza.
È infatti a Giovanni Giolitti che va attribuito il merito di maggior sviluppo dell'economia della bonifica come sistema e non alla dittatura fascista che ne continua statalmente l'opera.
Dal primo decennio dell'Unità d'Italia, in materia d'agricoltura vennero emanate diverse leggi (1862, 1865, 1866, 1869) e proposte (1862, 1863, 1868, 1873)[1] in linea con le politiche liberali dell'epoca dove lo sviluppo arrivava dalle moderne imprese piemontesi e lombarde che sarebbero state d'esempio al resto del paese[2]. La rete ferroviaria era l'opera che catalizzava il maggior impegno finanziario fino agli anni settanta dell'Ottocento[3] durante i quali la malaria ne aveva rallentato la costruzione in diversi punti del suo percorso incentivando l'interesse per la lotta igienico sanitaria insieme alla volontà di creare occupazione in ampie aree disabitate e paludose[4]. Nel 1868 Emilio Broglio notava come la differente natura idrogeologica determinava diversi tipi di pandemie malariche, meno aggressive e problematiche nella pianura padana dove con semplici bonifiche idrauliche si riduceva sensibilmente il problema, mentre da sud dell'Appennino oltre all'assenza del sistema consorziale[5] in particolare nell'Italia centro-meridionale la mortalità era ben più elevata da rendere intere zone completamente inabitabili e dove gli interventi richiesti per la diversa conformazione idro-geologica richiedevano un insieme di opere molto più complesse e onerose non ancora realizzabili all'epoca[6]; anche se nel 1878 con lo spostamento a Roma della capitale[7] era stata approvata la legge del progetto di bonifica locale dell'Agro Romano n.4642 che per le caratteristiche sull'integralità avrebbe rappresentato un modello per i futuri interventi specialmente dal primo dopoguerra[8]. La prima legge strutturata razionalmente dove lo stato comprende i limiti dei privati affiancandolo ad un intervento efficace nell'impegno igienico e quindi sociale senza rinunciare al vantaggio economico derivante (a differenza di quanto dichiarato da Arrigo Serpieri)[9] che ne rimane il principale orientamento delle bonifiche risale al 25 giugno 1882 di Alfredo Baccarini (n.869)[10].
La difficile situazione dell'economia (scandalo della Banca Romana, ecc) sommata alla gravosità dei progetti che completati superavano di norma quello dei terreni da bonificare[11] costringeva a ridimensionare con Francesco Genala (1885, 1886[12] e 1893)[13], l'interesse delle regioni del nord con enormi profitti economici insieme all'arretratezza al di fuori di esso, continuava a determinare un iniquo accentramento di risorse[5] concentrandosi in bonifiche idrauliche nuovamente a carico dello Stato con la Legge Pavoncelli-Lacava 1898[14] prima e agrarie successivamente[15].
Il primo approfondito studio risale a Michelangelo Cuniberti che lo propose durante l'Esposizione universale di Parigi del 1878, rimase la documentazione essenziale fino alla fine del secolo[16] perché di volta in volta aggiornato dal legislatore con le esposizioni nazionali (Milano 1881, Torino 1884, Palermo 1891-1892, Torino 1898[17]) quando si risolvono anche cronici problemi dell'economia[18].
Nasce la Società per gli studi della malaria a luglio 1898 costituita da Giustino Fortunato e Leopoldo Franchetti con il prof. Angelo Celli[19], col progresso tecnico-scientifico raggiunto la malaria diventava un'emergenza sociale a cui si doveva provvedere direttamente con l'intervento pubblico come la regolamentazione del chinino di Stato (Leggi del: 23 dicembre 1900 n.505, 2 novembre 1901 n.460[20], 19 maggio 1904 n.209[21], 16 giugno 1907 n.337[22]) e sempre nel 1907 nasce anche l'Istituto del Magistrato alle Acque n.257[23]. Continuava l'evoluzione tecnico-finanziaria (1910 e 1912[24]), ma nonostante il dispendio di mezzi e strategie la malaria rimaneva per vari fattori una piaga per più di un decennio[25]. Con la legge Bertolini-Sacchi del 13 luglio 1911 insieme ad una riorganizzazione amministrativa, venivano riprese soluzioni attuate nel bonificamento dell'Agro romano riguardo incentivi economici a favore della colonizzazione e sanzioni come l'esproprio per i cattivi esecutori.[26]; il 20 giugno 1912 (Nitti-Sacchi n.712) si concentrava un maggiore impegno per mezzogiorno e meridione[27] e attenzione per i bacini imbriferi. Ettore Sacchi inaugurava ufficialmente il principio della "Bonifica Integrale" con l'obbligo, dopo l'esecuzione dell'opera idraulica di continuare fino al termine di quella agraria. È quindi durante il periodo giolittiano che maturano tutte quelle caratteristiche che verranno poi riprese negli anni successivi in cui si abbandonava l'idea di semplice prosciugamento idraulico da quello di bonifica nella reciprocità del sistema idrico montano con la capacità irrigua della pianura; si avviavano nuovi lavori da parte del legislatore quali le trasformazioni fondiarie di pubblico interesse.[28]
Dopo la disfatta di Caporetto gli austriaci che dal 1917 erano nelle aree del Piave con la volontà di ostacolare il passaggio all'esercito italiano nel 1918 al loro ritiro lasciavano dietro di sè ingenti danni[29] dove trovava efficacia pratica il Magistrato alle acque[30]. Continuava l'evoluzione legislativa con i d.l. 1918 (n.1255 e 1256 legge Dari)[31] e del d.l.1919 (n.240 legge Ruini) che permetteva di presentare i progetti idraulici e agrari in forma coordinata[32][33], sempre nel 1919 si fondava l'ONC[34] e l'Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie[35]. Si progrediva sull'esproprio e l'obbligo d'esecuzione nel 1920 (d.l. n.1465) e nel 1921 (r.d.l. n.52)[32] oltre all'avvio dell'Istituto nazionale per il risanamento antimalarico della Regione Pontina[36].
Nel 1922 a San Donà di Piave, si teneva nel mese di marzo il Congresso regionale dei bonificatori dove il processo legislativo di bonifica sull'onda dall'emergenza dei danni di guerra subisce un nuovo impulso, concettualmente veniva completamente integrato fino a conclusione del progetto territoriale che si vuole ottenere. Tutto ciò trovava attuazione soltanto dal T.U. del 1923[37] ispirato molto dalla legge Ruini[32], in alcune parti si intralciava con la legge Serpieri del 1924 n.754[38]; quest'ultima modificata dal r.d. 29 novembre 1925 n.1464, indebolita nella sanzione sull'esproprio dopo le proteste dei latifondisti meridionali i cui rappresentanti erano stati ricevuti da Mussolini in persona[39].
A seguito della politica economica fascista avviata dal 1923[40] nel 1927 il settore agricolo entrava in una profonda crisi, gli investimenti pubblici e privati erano bloccati[41]. Con la legge Mussolini del 1928 (n.3134 legge sulla bonifica integrale) si affermava che il regime avrebbe redento 8 milioni di ettari[42] e si attribuiva anche i meriti dell'idea fondamentale di bonifica (come denunciava Silvio Trentin) sviluppata precedentemente[43]; ma con questa legge si favorirono esponenzialmente finanziamenti per lavori non organici e l'accrescimento di consorzi privati per buona parte inadempienti.[44]
Nel 1933 il regime affermava che aveva redento 4.733.982 ettari;[45] dal 1935, esternamente il regime si lanciava nelle avventure coloniali e internamente nell'autarchia, lasciando incompiuti gran parte dei lavori di bonifica con esiti rovinosi.[45]
Mario Bandini che aveva analizzato complessivamente le opere di persona tra la fine degli anni 30 e l'inizio degli anni 40 essendo stato discepolo di Arrigo Serpieri nell'economia agraria, testimoniava impietosamente una situazione molto diversa da quella sempre sbandierata dal regime.
| « I territori italiani, i quali[...] sono stati soddisfacentemente trasformati, realizzando notevoli risultati produttivi congiunti a più densi insediamenti colonici, sono nell'ordine di grandezza di 220-250.000 ettari, con i 900[mila] che si affermano a bonifica pubblica e privata ultimata. Su altri 100.000 ettari si è completato il sistema irriguo, che ha incrementato le produzioni senza però creare nuove sedi di vita. Di quei 220-250 mila ettari, circa 100 mila sono frutto dell'azione dell'Onc su terreni espropriati; circa 10 mila di organismi particolari largamente aiutati dallo Stato, circa 20 mila trasformati da grandi imprese private (bonifiche ferraresi ed Eridania in Emilia ad es.); circa 30 mila sono frutto di lavoro contadino. La ordinaria proprietà privata non ha trasformato che 70-80 mila ettari, ed essi sono in grandissima parte nel Veneto e nell'Emilia. » | |
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(Mario Bandini[46])
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Tra le regioni della penisola che presentano la superficie bonificata di entità maggiore domina l'Emilia-Romagna (bonifiche del Polesine di San Giorgio,[47] e del Polesine di San Giovanni, bonifiche di Burana, della Parmigiana Moglia, del Crostolo ed Enza, colmate del Lamone),[48].
Superfici cospicue, seppure inferiori, presentano la Toscana (bonifiche della Maremma e della Chiana), il Lazio, (Bonifiche delle Paludi Pontine), il Veneto (bonifiche del Polesine di Rovigo e degli estuari del Piave e Livenza), l'Abruzzo (antico lago del Fucino) e in Puglia ne beneficiò, sempre durante il ventennio fascista, anche la zona di Porto Cesareo con la bonifica dell'Arneo, ove, inoltre Mussolini in persona diede l'incipit alla così detta battaglia del grano. Con il regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215 fu emanato il testo unico sulla bonifica integrale, coronamento del ruolo propulsivo avuto dal sottosegretario all'Agricoltura Arrigo Serpieri.
L'articolo 1 dispone: «Alla bonifica integrale si provvede per scopi di pubblico interesse, mediante opere di bonifica e di miglioramento fondiario. Le opere di bonifica sono quelle che si compiono in base ad un piano generale di lavori e di attività coordinate, con rilevanti vantaggi igienici, demografici, economici o sociali, in comprensori in cui cadano laghi, stagni, paludi e terre paludose, o costituiti da terreni montani dissestati nei riguardi idrogeologici e forestali, ovvero da terreni, estensivamente utilizzati per gravi cause d'ordine fisico e sociale, e suscettibili, rimosse queste, di una radicale trasformazione dell'ordinamento produttivo.
Le opere di miglioramento fondiario sono quelle che si compiono a vantaggio di uno o più fondi, indipendentemente da un piano generale di bonifica.»
In base agli articoli 54 e 76 del medesimo testo unico sono costituiti i consorzi di bonifica e i consorzi di miglioramento fondiario. La loro costituzione avviene con decreto ministeriale quando la proposta raccolga l'adesione di coloro che rappresentano la maggior parte del territorio incluso nel perimetro ed è obbligatoria per tutti i proprietari dei beni immobili compresi nel perimetro.
I Consorzi di bonifica per l'adempimento dei loro fini istituzionali hanno il potere d'imporre contributi alle proprietà consorziate come disposto dall'art. 59 e per la riscossione dei contributi si applicano le norme che regolano l'esazione delle imposte dirette come consentito dall'art. 21.
"I consorzi di miglioramento fondiario hanno facoltà d'imporre contributi per l'esecuzione e l'esercizio delle opere, per i lavori di manutenzione delle stesse e in genere per la gestione consorziale. I crediti per contributi sono privilegiati sugli immobili che traggono beneficio dalle opere ed il privilegio è graduato dopo quello relativo ai crediti dello Stato per i tributi diretti" come dispone l'art. 3 della legge 12 febbraio 1942, n. 183 che reca disposizioni integrative della legge sulla bonifica integrale.
Della bonifica integrale si occupa anche il codice civile agli articoli 857 e seguenti.
La Seconda guerra mondiale portò gravi danni alle opere di bonifica dell'Italia meridionale e centrale (nel solo agro pontino i tedeschi allagarono, dopo lo sbarco degli alleati ad Anzio, ben 12000 ettari di terreno).
Per quanto riguarda i paesi stranieri, eccezionale importanza rivestono le bonifiche realizzate in Olanda e quelle attuate negli Stati Uniti, nell'ex URSS e in Egitto.
[modifica] Note
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 32,33
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 30
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 64
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 18
- ^ a b Elisabetta Novello, op. cit., p. 77
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 68,150
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 70
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 43
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 67
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 47
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 52,75
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 50,75
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 52,103
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 111,114
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 150
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 91
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 99
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 106
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 115
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 117
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 118
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 119
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 134
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 137
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 122
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 143
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 145
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 146,147,149
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 185
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 187
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 214
- ^ a b c Elisabetta Novello, op. cit., p. 217
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 215
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 247
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 190,250
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 240
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 14,198
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 224
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 230
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 269
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 270
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 279
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 272,278
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 275
- ^ a b Elisabetta Novello, op. cit., p. 280
- ^ Elisabetta Novello, op. cit., p. 281
- ^ Antonio Saltini L'epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio
- ^ Antonio Saltini, Dove l'uomo separò la terra dalle acque, Storia delle bonifiche in Emilia-Romagna, Diabasis Reggio Emilia 2005 ISBN 88-8103-433-6
[modifica] Bibliografia
- La bonifica in Italia: Legislazione, credito e lotta alla malaria dall'Unità al fascismo, Franco Angeli, 2003. 88-464-4890-1
- Barone Giuseppe, Mezzogiorno e modernizzazione. Elettricità, irrigazione e bonifica nell'Italia contemporanea, Torino, Einaudi, 1986. 9788806592387
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