Biblioteca Reale

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Biblioteca Reale
L'Autoritratto di Leonardo da Vinci, ca 1513
L'Autoritratto di Leonardo da Vinci, ca 1513
Tipo Biblioteca storica
Indirizzo Piazza Castello 191, 10122 Torino
Sito http://www.bibliotecareale.beniculturali.it/

La Biblioteca Reale di Torino è una delle più importanti istituzioni culturali della città. Ha sede nel complesso del Palazzo Reale di Torino.

Indice

[modifica] Storia

Fu istituita da Carlo Alberto nel 1839, che diede incarico al conte Michele Saverio Provana del Sabbione di raccogliere quanto rimasto del patrimonio librario nel Palazzo Reale, dopo la donazione di Vittorio Amedeo II all'Università di Torino, e ciò che era stato sottratto dalle spoliazioni dell’età napoleonica.[1]

Alle raccolte residue Carlo Alberto aggiunse i propri libri, e tutti i volumi che gli venivano da varie parti donati. Un ruolo fondamentale per lo sviluppo della biblioteca ebbe poi il bibliotecario Domenico Promis, che individuò la possibilità di realizzare una raccolta specializzata nella storia degli antichi Stati Sardi e su argomenti militari, di araldica e di numismatica.[2]

Nel 1840 la biblioteca raggiunse già i 30.000 volumi, tutti di notevole valore. La crescita del patrimonio comportò la sua sistemazione nell’ala sottostante alla Galleria del Beaumont, negli ambienti allestiti dall’architetto Pelagio Palagi.[3]. Il pittore Marco Antonio Trefogli con il milanese Angelo Moja dipinse a monocromo la vola a botte del salone centrale, su disegno del Palagi, di cui esistono mandati di pagamento del 1841[4].

La crescita dell'istituzione rallentò notevolmente con l'avvento al trono di Vittorio Emanuele II, poco sensibile alla cura dei beni librari, e con lo spostamento della capitale dapprima a Firenze, e poi a Roma.[5]

I sovrani comunque continuarono ad inviare a Torino i libri ricevuti in omaggio.[6]

Un'importante acquisizione si determinò attraverso il dono del conte Teodoro Sabachnikoff del codice sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci.[7]

L'avvento della Repubblica all'indomani della seconda guerra mondiale vide la biblioteca passare, sia pure dopo un lungo contenzioso con i Savoia terminato nel 1973, allo Stato italiano.[8]

[modifica] Patrimonio

La biblioteca attualmente conserva circa 200.000 volumi a stampa, 4.500 manoscritti, 3.055 disegni, 187 incunaboli, 5.019 cinquecentine, 20.987 opuscoli, 1.500 pergamene, 1.112 periodici, 400 album fotografici, e numerose incisioni e carte geografiche.[9]

[modifica] L'Autoritratto di Leonardo da Vinci

Tra i materiali conservati, il cimelio più importante è costituito dall'Autoritratto di Leonardo da Vinci, venduto al Re Carlo Alberto, custodito in un reparto sotterraneo della biblioteca.

[modifica] I disegni di scuola svizzera

Nella collezione di disegni, accanto ai capolavori di Hans Burgkmair, Albrecht Dürer, Wolfgang Huber, Nicolas Knüpfer, Christian Wilhhelm Ernst Dietrich, nella sezione dedicata ai maestri di cultura tedesca, figurano soltanto pochi esemplari di scuola svizzera.

Con l'acquisto da parte di Carlo Alberto della raccolta di Giovanni Volpato nel 1839 sono entrati nella collezione due disegni dell'artista cinquecentesco Urs Graf, mentre il terzo, più tardo, è invece un autografo del pittore settecentesco Sigmund Freudenberger. I disegni di Graf raffigurano ciascuno Due coppie di contadini che ballano, eseguiti a penna e inchiostro grigio e nero; recano il monogramma dell'artista (La lettera G attraversata dal pugnale, utilizzata a partire dal 1518) e sono datati 1525.

Si tratta di due fogli dell'attività e dello stile maturi dell'artista nato a Soletta nel 1485 circa e morto a Basilea tra il 1527 e il 1529. Fu un personaggio da romanzo, per la vita irregolare e avventurosa, trascorsa tra le botteghe artigiane, accampamenti militari, taverne, bordelli e anche prigioni. I due fogli appartengono ad una serie di altri disegni con il medesimo soggetto conservati rispettivamente a Parigi (École des Beaux-Arts), a Abbazia di Saint-Winoc (Museo di Bergues), a Basilea e Berlino (Kupferstichkabinett) e al Paul Getty Museum di Los Angeles[10].

Le espressioni e i movimenti dei contadini lasciano trasparire una sorta di depravazione volutamente enfatizzata negli abiti laceri e dai visi invecchiati; iconograficamente sono modellati sul bulino con il medesimo soggetto realizzato da Albrecht Dürer nel 1514. Qui è posto l'accento sulla ricerca della concupiscenza carnale e sulla dissonanza, evidenziata nella contrapposizione fisica tra uomo e donna nelle acrobazie dei danzatori.

[modifica] Note

  1. ^ Ettore Apollonj – Gualda Massimi Caputo, Annuario delle biblioteche italiane, 3 ed., parte V, Roma, F.lli Palombi, 1981, p. 38.
  2. ^ Idem.
  3. ^ Ibidem, 39.
  4. ^ Bolandrini, 2011, 678.
  5. ^ Idem.
  6. ^ Idem.
  7. ^ Idem.
  8. ^ Idem.
  9. ^ Biblioteca Reale - Beni culturali
  10. ^ Sciolla, 2011, 668-670.

[modifica] Bibliografia

  • Ettore ApollonjGualda Massimi Caputo, Annuario delle biblioteche italiane, 3 ed., parte V, Roma, F.lli Palombi, 1981, pp. 38-43.
  • Gianni Carlo Sciolla, La Biblioteca Reale di Torino. I disegni di scuola svizzera, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.
  • Beatrice Bolandrini, Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento, Ibidem, Lugano 2011.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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