Benigno Zaccagnini
| Benigno Zaccagnini | |
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| Ministro dei Lavori Pubblici della Repubblica Italiana | |
| Durata mandato | 26 luglio 1960 – 21 febbraio 1962 |
| Predecessore | Giuseppe Togni |
| Successore | Fiorentino Sullo |
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| Segretario della Democrazia Cristiana |
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| Durata mandato | luglio 1975 – febbraio 1980 |
| Predecessore | Amintore Fanfani |
| Successore | Flaminio Piccoli |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Democrazia Cristiana |
| on. Benigno Zaccagnini | |
|---|---|
| Assemblea costituente | |
| Luogo nascita | Faenza |
| Data nascita | 17 aprile 1912 |
| Luogo morte | Ravenna |
| Data morte | 5 novembre 1989 |
| Titolo di studio | Laurea in Medicina |
| Professione | Medico |
| Partito | Democrazia Cristiana |
| Gruppo | Democratico Cristiano |
| Collegio | Bologna |
| Parlamento italiano Camera dei deputati |
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| Legislatura | AC, I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII |
|---|---|
| Gruppo | Democratico Cristiano |
| Collegio | Bologna |
| Incarichi parlamentari | |
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| Parlamento italiano Senato della Repubblica |
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| Legislatura | IX |
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Benigno Zaccagnini (Faenza, 17 aprile 1912 – Ravenna, 5 novembre 1989) è stato un medico e politico italiano.
Nel 1937 si laureò in medicina e successivamente si specializzò in pediatria, e fino all'8 settembre 1943 esercitò la professione medica. Attratto dalla politica, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana e prese parte alla Resistenza partigiana tra le file dei "bianchi". Membro del Comitato di Liberazione Nazionale, fu tra i più attivi combattenti antifascisti della sua provincia; in questo frangente strinse amicizia con Arrigo Boldrini e, nonostante la loro diversità ideologica (Boldrini era del Partito Comunista Italiano), collaborarono senza screzi alla liberazione della Romagna.
Eletto all'Assemblea Costituente nel 1946 e alla Camera dei deputati nel 1948, si schierò più tardi a favore della formula politica del centrosinistra, aderendo alla corrente di Aldo Moro, rappresentante della sinistra democristiana. Fu rieletto alla Camera fino al 1979, mentre dal 1983 fino alla morte fece parte del Senato della Repubblica; Zaccagnini si candidò sempre in Emilia-Romagna, regione in cui il PCI raggiungeva la maggioranza assoluta.
La sua attività governativa cominciò nel 1958, quando divenne sottosegretario al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Fanfani II. L'anno successivo fu ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel governo Segni II, e mantenne tale carica anche durante la breve esperienza del governo Tambroni (1960), per passare, sempre nello stesso anno, al Ministero dei Lavori Pubblici nel successivo governo guidato da Amintore Fanfani, il terzo esecutivo presieduto dal politico toscano.
Soprannominato "Zac", con una reputazione di grande integrità, negli anni seguenti Zaccagnini preferì ricevere incarichi di partito: nel 1972 divenne il portavoce della corrente di sinistra e nel 1975 fu nominato segretario nazionale dello Scudo Crociato. Nelle elezioni politiche del 1976 la DC, da lui guidata, ottenne il 38,7% dei voti (+ 3,4% rispetto alle elezioni amministrative dell'anno avanti), riuscendo in tal modo a frenare la corsa a Palazzo Chigi di Enrico Berlinguer, segretario del partito comunista, che pur toccò col 34,4% il suo massimo risultato elettorale.
Durante il rapimento di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, Zaccagnini difese la linea della fermezza, cioè il rifiuto di trattare coi terroristi in termini tali che ne implicassero un riconoscimento politico; ma la tragica morte dell'amico e maestro lo distrusse umanamente e politicamente, anche a causa di alcuni passaggi delle lettere di Moro dalla prigionia in cui viene pesantemente criticato e definito "il più fragile segretario che abbia mai avuto la DC"[1]: nel 1980 fu sostituito nella carica di segretario nazionale da Flaminio Piccoli, e da quel momento in poi non accettò più nessun incarico istituzionale. Nel 1984 fu eletto al Parlamento Europeo. Muore a Ravenna il 5 novembre 1989 a causa di un arresto cardiaco. [2]
Nel 2009, durante il processo al generale dei carabinieri Mario Mori, accusato di non aver catturato Bernardo Provenzano nel 1995, pur avendone la possibilità, il supertestimone Massimo Ciancimino (figlio di Vito Ciancimino, già sindaco di Palermo e, a detta della Corte di Cassazione, il massimo esempio dell'infiltrazione della mafia nelle strutture dello stato) dichiarò che durante il sequestro di Aldo Moro fu proprio Benigno Zaccagnini a chiedere a suo padre d'intervenire per impedire la liberazione dello statista rapito, cosa che sarebbe stata resa possibile dalla scoperta, da parte della mafia, del nascondiglio dove Moro era tenuto prigioniero. Sempre a detta di Ciancimino, la rete Gladio e i servizi segreti appoggiarono la richiesta di Zaccagnini[3].
[modifica] Note
- ^ Aldo Moro a Benigno Zaccagnini
- ^ Le esequie di Benigno Zaccagnini
- ^ Nuove rivelazioni di Ciancimino junior "Mio padre intervenne per non far liberare Moro" - Repubblica.it
| Predecessore | Ministro dei Lavori Pubblici della Repubblica Italiana | Successore | |
|---|---|---|---|
| Giuseppe Togni | 26 luglio 1960 - 21 febbraio 1962 | Fiorentino Sullo |
| MPE italiano | Gruppo | Lista di elezione | Partito italiano | Area | Preferenze |
|---|---|---|---|---|---|
| 1979 - 1984 | PPE-DE | Democrazia Cristiana | Democrazia Cristiana | - | - |
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