Battaglia di Austerlitz

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Coordinate: 49°07′40″N 16°45′49″E / 49.127778°N 16.763611°E49.127778; 16.763611

Battaglia di Austerlitz
Napoleone alla Battaglia di Austerlitzdipinto dell'artista francese François Gérard
Napoleone alla Battaglia di Austerlitz
dipinto dell'artista francese François Gérard
Data 2 dicembre 1805
Luogo Austerlitz
Esito Vittoria decisiva francese
Fine della Terza coalizione
Discioglimento del Sacro Romano Impero
Pace di Presburgo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
73.000 uomini[1]
139 cannoni[2]
85.700 uomini[2]
278 cannoni[2]
Perdite
1.305 morti
6.940 feriti
573 prigionieri[3]
15.000 morti e feriti
12.000 prigionieri
180 cannoni persi[3]
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La battaglia di Austerlitz, detta anche battaglia dei tre imperatori[N 1], fu l'ultima e decisiva battaglia svoltasi durante la guerra della terza coalizione, parte delle guerre napoleoniche. Fu combattuta il 2 dicembre 1805 (11 frimaio, anno XIV del CRF) nei pressi della cittadina di Austerlitz (l'attuale comune di Slavkov u Brna nella Repubblica Ceca, nelle vicinanze di Brno) tra la Grande Armée francese composta da circa 73.000 uomini[N 2] comandati dall'imperatore francese Napoleone Bonaparte e un'armata congiunta, formata da russi e austriaci, composta da oltre 85.000 uomini[N 3] comandati dal generale russo Michail Kutuzov, con la collaborazione del generale austriaco Franz von Weyrother che era stato l'ideatore del piano di battaglia austro-russo[4].

Dopo avere accerchiato e distrutto un intera armata austriaca durante la campagna di Ulma, le forze francesi occuparono Vienna l'11 novembre 1805[5]. Gli austriaci riuscirono a evitare ulteriori combattimenti fino all'arrivo dei rinforzi russi. Napoleone necessitava di una vittoria decisiva e, per attirare gli avversari sul terreno di battaglia da lui scelto nei pressi di Austerlitz, finse di trovarsi in difficoltà, facendo ripiegare le sue avanguardie. L'imperatore fece anche evacuare la posizione dominante sul Pratzen, un altopiano formato da una serie di colline vicino la cittadina. Egli schierò l'esercito francese al riparo dietro queste colline e indebolì deliberatamente il suo fianco destro, sperando in questo modo di indurre gli Alleati a sferrare l'assalto principale proprio in quel punto.

Con una marcia forzata da Vienna, il maresciallo Louis Nicolas Davout e il suo III Corpo si inserirono nel vuoto lasciato da Napoleone appena in tempo. Nel frattempo, i generali austro-russi, raggruppando la maggior parte delle forze contro la destra francese, sguarnirono pericolosamente sul Pratzen il centro del loro fronte, che subì il violento attacco di sorpresa del IV Corpo del Maresciallo Nicolas Jean-de-Dieu Soult. Dopo il crollo del centro nemico, i francesi poterono sbaragliare entrambi i fianchi dello schieramento nemico e costrinsero gli alleati ad una fuga caotica, catturando migliaia di prigionieri.

Francia e Austria conclusero un armistizio immediato cui seguì poco dopo, il 26 dicembre, la pace di Presburgo. Il trattato poneva l'Austria fuori sia dalla guerra che dalla terza coalizione, rafforzando i precedenti trattati di Campoformio e di Lunéville tra le due potenze. Il trattato confermava la perdita austriaca dei territori in Italia e in Baviera a favore della Francia e in Germania a favore degli alleati tedeschi di Napoleone. Esso imponeva inoltre agli Asburgo sconfitti il pagamento alla Francia di un indennizzo di 40 milioni di franchi ma permetteva alle truppe russe in ritirata un libero passaggio attraverso i territori ostili verso la loro patria. La cruciale vittoria ad Austerlitz permise la creazione della Confederazione del Reno, un'unione di stati tedeschi pensata come una zona cuscinetto tra la Francia e l'Europa centrale. La Confederazione rese il Sacro Romano Impero praticamente obsoleto, quindi quest'ultimo crollò nel 1806, quando Francesco abdicò al trono imperiale, mantenendo Francesco I d'Austria come suo unico titolo ufficiale[6]. Questi risultati, tuttavia, non stabilirono una pace duratura nel continente. Le preoccupazioni dei prussiani circa la crescente influenza francese in Europa centrale scateneranno la guerra della quarta coalizione meno di un anno dopo, nell'estate del 1806.

La battaglia di Austerlitz rappresenta il più grande successo raggiunto da Napoleone nella sua carriera militare e ha assunto una statura quasi mitica nell'epopea napoleonica. Grazie alla precisa esecuzione dell'audace ma ingegnoso piano dell'imperatore, i francesi conseguirono una vittoria schiacciante. Essa è spesso celebrata come il capolavoro di Napoleone per l'abilità tattica e strategica di cui egli diede prova e, per i risultati raggiunti, equiparata per importanza alla battaglia di Canne, il famoso trionfo di Annibale avvenuto circa 2.000 anni prima[7].

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Terza coalizione.
Caricatura sulla Pace di Amiens, James Gillray

La campagna d'Italia del 1800 di Napoleone era culminata con la vittoria francese nella battaglia di Marengo che, sebbene non decisiva ai fini del conflitto della seconda coalizione, aveva obbligato gli austriaci ad abbandonare per la seconda volta l'Italia nell'arco di tre anni e a ritirarsi dietro il Mincio[8]. Il 3 dicembre 1800, il generale Moreau ottenne finalmente una vittoria decisiva sugli austriaci nella battaglia di Hohenlinden; ormai allo stremo, il 9 febbraio 1801 l'Austria si ritirò dal conflitto con la firma del trattato di Lunéville[9]. A questo punto solo la Gran Bretagna (diventata dal 1º gennaio 1801 "Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda") rimaneva in armi contro la Francia ma la situazione tra le due potenze, con la prima che dominava i mari precludendo alla seconda qualsiasi ipotesi di invasione delle isole britanniche senza però disporre di forze di terra sufficienti per insidiare il controllo francese sul continente, era di stallo. Alle due rivali non restò altro che la via dei negoziati; il 25 marzo 1802 venne quindi firmato il trattato di Amiens, che sanciva la conclusione delle ostilità mettendo ufficialmente fine alle guerre rivoluzionarie francesi. Per la prima volta dopo dieci anni tutta l'Europa era in pace.

La pace di compromesso sancita ad Amiens lasciava tuttavia scontenti entrambi i contendenti, che ben presto si rinfacciarono reciprocamente violazioni del trattato: da un lato, Napoleone influenzò pesantemente le elezioni tenutesi nella Repubblica Batava, oltre a farsi eleggere (con un vero e proprio diktat) presidente della Repubblica Italiana[10]; dall'altro lato, il Regno Unito era riluttante a cedere la strategica isola di Malta per restituirla ai suoi precedenti proprietari, i Cavalieri Ospitalieri, e a rinunciare alla maggior parte delle conquiste coloniali che aveva fatto fin dal 1793[11]. La situazione si fece progressivamente insostenibile, anche perché Bonaparte continuava la guerra economica contro la Gran Bretagna, che aveva invece sperato in una ripresa dei suoi commerci, e inoltre intraprese una aggressiva politica di espansione coloniale che non poteva che irritare e preoccupare ulteriormente i britannici[12]. Il 18 maggio 1803 il Regno Unito dichiarò formalmente guerra alla Francia, dando così inizio alle "guerre napoleoniche" vere e proprie[13].

Il Primo ministro del Regno Unito William Pitt.

Inizialmente la guerra riprese soprattutto a livello commerciale e navale, ma per la metà del 1804 Napoleone, nel frattempo autoproclamatosi imperatore[14], ammassò un'armata di oltre 150.000 uomini a Boulogne-sur-Mer, denominata Armée d'Angleterre, in vista di un'invasione delle isole britanniche[15][N 4]. Nonostante l'ingresso in guerra contro la Gran Bretagna della Spagna, che apportò un prezioso contributo navale, a causa di difficoltà pratiche, dell'inferiorità delle navi francesi e delle modeste qualità dei comandanti delle squadre, il complicato piano di invasione sarebbe finito in un totale fallimento. Dopo aver subito perdite alla battaglia di Capo Finisterre contro la squadra dell'ammiraglio Robert Calder, l'ammiraglio Charles Villeneuve, comandante della squadra francese di Tolone che avrebbe dovuto garantire il trasporto dell'armata di invasione, si ritirò prima a El Ferrol e quindi il 18 agosto a Cadice, dove venne bloccato dalle squadre degli ammiragli britannici Cornwallis e Calder. A questa data le operazioni navali erano ormai inutili dato che Napoleone decise il 24 agosto 1805 di abbandonare i suoi piani di sbarco in Inghilterra e, di fronte alla sempre più concreta minaccia di un attacco da parte delle potenze continentali, trasferire in massa l'Armée d'Angleterre, ridenominata Grande Armée, da Boulogne sul fronte del Reno e del Danubio[16]. Dopo lunghe negoziazioni e grazie alla mediazione del primo ministro britannico William Pitt infatti, tra la fine del 1804 e il giugno del 1805, Regno Unito, Austria, Russia e Regno di Napoli avevano dato vita alla terza coalizione antifrancese, e avevano iniziato ad ammassare le forze in vista dell'imminente conflitto[17].

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

La Grande Armée[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore Napoleone, comandante in capo della Grande Armata.
Coat of arms of the First French Empire, round shield version.svg

L'esercito francese era stato profondamente riorganizzato durante il periodo di pace[18]: invece di essere divise in più armate indipendenti come ai tempi della rivoluzione, le truppe francesi erano ora riunite in un'unica armata sotto il diretto controllo di Napoleone; unità operative fondamentali erano i corpi d'armata, comandati da un Maresciallo o da un generale superiore, e comprendenti tutte le armi (fanteria, cavalleria ed artiglieria): ciascun corpo d'armata, la cui composizione non era mai fissa ma poteva mutare a seconda delle circostanze richieste, era quindi una sorta di esercito in miniatura, capace di agire autonomamente e di contenere da solo un avversario in attesa dell'arrivo di rinforzi[18]. Un unico corpo (correttamente posizionato in una forte posizione difensiva) avrebbe potuto sopravvivere ad almeno una giornata di combattimenti senza alcun supporto, permettendo alla futura Grande Armée innumerevoli opzioni strategiche e tattiche in ogni campagna. In capo a queste forze, Napoleone creò una riserva di cavalleria di 22.000 unità organizzata in due divisioni di corazzieri, quattro di dragoni a cavallo, una di dragoni appiedati e una di cavalleria leggera, il tutto supportato da 24 pezzi di artiglieria[19].

Inizialmente questa forza, chiamata Armée d'Angleterre, era stata concentrata da Napoleone in sei campi attorno a Boulogne nel nord della Francia. Il neo imperatore voleva utilizzare questa forza per invadere l'Inghilterra, ed era così sicuro del successo dell'impresa che fece coniare in anticipo delle medaglie commemorative per celebrarne la conquista[20]. Anche se alla fine non toccarono mai il suolo inglese, queste forze furono ben addestrate per ogni possibile operazione militare. Inizialmente restarono però a lungo inattive e la noia serpeggiava spesso tra le truppe: Napoleone previde quindi parecchie visite e condusse personalmente sontuose parate per tenere alto il morale dei soldati[21].

Gli uomini a Boulogne formavano il cuore di quella che verrà in seguito chiamata la Grande Armée. Al principio l'armata francese comprendeva circa 200.000 uomini divisi in 7 corpi d'armata con a disposizione ognuno dai 36 ai 40 cannoni[19]. Nel 1805 il numero degli uomini arrivò a 350.000, ben armati e addestrati e guidati da ufficiali capaci[22].

L'Armata Russa[modifica | modifica wikitesto]

Russian coa 1730.png

L'esercito imperiale russo nel 1805 si rifaceva ancora ai modelli dell'Ancien Régime: non esistevano unità permanenti al di sopra del livello reggimentale, gli ufficiali erano tutti designati secondo le loro nobili origini senza badare alle loro reali capacità militari e il soldato russo era spesso maltrattato e picchiato per "inculcargli la disciplina", ciononostante la fanteria russa era considerata una delle più agguerrite d'Europa. Gli alti ufficiali erano in gran parte reclutati negli ambienti aristocratici e gli incarichi di comando erano generalmente venduti al miglior offerente, a prescindere dalla sua competenza. Il sistema di rifornimenti dell'armata imperiale russa durante le campagne napoleoniche fu sempre inadeguato anche perché dipendeva dalla popolazione locale e dagli alleati austriaci, che fornivano circa il 70% dei rifornimenti necessari. Questo sistema cagionò ai soldati problemi nel mantenere salute e prontezza al combattimento[23].

L'Armata Austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Imperial Coat of Arms of the Empire of Austria (1815).svg

L'arciduca Carlo, fratello dell'imperatore austriaco, iniziò a riformare l'esercito nel 1801 togliendo potere all'Hofkriegsrat, il consiglio di guerra di corte preposto a prendere le decisioni riguardanti le forze armate austriache[24]. Carlo era certamente il miglior comandante austriaco ma non era molto popolare a corte e dopo la dichiarazione di guerra austriaca alla Francia, che egli non condivideva, perse ulteriormente influenza[25]. Karl Mack von Leiberich divenne il nuovo comandante in capo dell'esercito austriaco, istituendo alla vigilia della guerra delle riforme alla fanteria, che prevedevano che ogni reggimento fosse composto di quattro battaglioni formati da quattro compagnie, al posto dei precedenti tre battaglioni composti da sei[26][27]. Il cambiamento non fu però accompagnato da un'adeguata formazione degli ufficiali che si tramutò in seguito in una scarsa organizzazione sul campo di battaglia. La cavalleria, considerata a quel tempo la migliore in Europa, venne divisa in piccole unità assegnate ai vari reparti di fanteria riducendone inevitabilmente l'efficacia di fronte alla controparte francese[26].

L'inizio delle ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Trafalgar e Campagna di Ulma.
La battaglia di Trafalgar

A ottobre l'ammiraglio Villeneuve, sollecitato da Napoleone a attaccare Napoli dove stava per sbarcare un corpo di spedizione anglo-russo, decise di uscire da Cadice con la sua flotta franco-spagnola al completo, ma venne intercettato il 21 ottobre 1805 e completamente sbaragliato al capo Trafalgar dall'ammiraglio Horatio Nelson che nel frattempo aveva assunto il comando delle squadre inglesi. La maggior parte delle navi vennero catturate o affondate e l'ammiraglio stesso fatto prigioniero. La battaglia segnava una svolta decisiva della guerra tra Francia e Gran Bretagna, suggellando il dominio britannico dei mari e annullando per molto tempo ogni velleità da parte di Napoleone di riprendere i piani di sbarco in Inghilterra[28].

Le ostilità di terra vennero aperte dall'Austria: l'8 settembre del 1805, un esercito austriaco sotto il generale Mack passò l'Inn e l'11 invase la Baviera, alleata dei francesi, senza incontrare molta resistenza e attestandosi nei pressi di Ulma in attesa dell'arrivo dei russi del generale Kutuzov in lenta avanzata da est; l'esercito bavarese si ritirò a nord dietro il fiume Meno[29].

La resa del generale Mack a Ulma.

Napoleone reagì rapidamente a questa minaccia. I primi reparti francesi avevano infatti già lasciato Boulogne alla volta della Germania meridionale il 25 agosto. Marciando separatamente ma in maniera strettamente coordinata, sette corpi d'armata francesi piombarono inaspettatamente sulle forze di Mack da nord, aggirarono il loro fianco destro ed accerchiarono l'armata austriaca, obbligandola alla resa il 20 ottobre; in due settimane, senza mai doversi impegnare in battaglie di vaste proporzioni e perdendo solo 2.000 uomini, Napoleone aveva messo in rotta la principale armata austriaca, prendendo tra 49.000 e 60.000 prigionieri[30][31] e aprendo di lì a poco a Gioacchino Murat la strada verso la capitale austriaca Vienna già dichiarata dagli austriaci "città aperta"[32], dove i francesi si impadronirono inoltre di 100.000 fucili, 500 cannoni, e di tutti i ponti sul Danubio rimasti intatti[33]. I soldati della Grande Armata avevano completato con successo le manovre e le marce forzate pianificate da Napoleone, ma le truppe, prive di sufficienti mezzi e di materiali ed esposte alle intemperie del clima, soffrirono molte privazioni durante questa campagna; anche se in apparenza questa si era svolta con regolarità e senza incertezze, i reparti, sottoposti a grande pressione fisica, in parte si disorganizzarono e il disordine si diffuse nell'esercito[31].

Il generale russo Michail Kutuzov.

Nel frattempo le truppe russe erano arrivate in un forte ritardo e senza avere la possibilità di soccorrere sul campo le armate austriache, per cui furono costrette a ritirarsi a nord-est in attesa di rinforzi e di potersi congiungere con le unità alleate superstiti. Lo zar Alessandro I nominò quindi il generale Mikhail Illarionovich Kutuzov comandante in capo delle truppe russe e austriache. Il 9 settembre 1805, Kutuzov arrivò nella zona delle operazioni militari per raccogliere informazioni e contattò subito Francesco II d'Asburgo e i suoi consiglieri per discutere la pianificazione e le questioni logistiche delle successive azioni belliche. Sotto le pressioni di Kutuzov, gli austriaci acconsentirono a fornire ai russi munizioni e armi in modo tempestivo e sufficiente. Kutuzov evidenziò anche gravi carenze nel piano di difesa austriaca, che definì « molto dogmatico ». Inoltre contestò la pretesa annessione austriaca dei territori passati recentemente sotto il controllo di Napoleone, perché questa annessione avrebbe, secondo lui, reso diffidente verso le forze alleate la popolazione locale. Gli austriaci respinsero comunque molte delle proposte di Kutuzov[34].

Napoleone dal canto suo aveva ora bisogno di una battaglia decisiva: la situazione della Grande Armée rischiava infatti di diventare pericolosa in quanto le forze francesi si stavano progressivamente indebolendo a causa del logoramento della campagna ed inoltre erano ampiamente disperse per coprire tutte le direzioni, allungando eccessivamente le linee di comunicazione e dei rifornimenti. Il maresciallo Augereau, il maresciallo Ney e il generale Marmont erano impegnati ad occupare e controllare il Vorarlberg, il Tirolo e la valle della Drava. Temendo un congiungimento dell'arciduca Carlo e dell'arciduca Giovanni a sud di Vienna, l'imperatore francese, per proteggere la capitale vi aveva lasciato il corpi del maresciallo Davout e del generale Mortier. In Moravia, di fronte alle forze principali nemiche, Napoleone disponeva solo del IV Corpo del maresciallo Soult, del V Corpo del maresciallo Lannes, della cavalleria del maresciallo Murat e della Guardia imperiale, mentre il I Corpo del maresciallo Bernadotte era stato distaccato a nord per sorvegliare la Boemia[35]. Ad aggravare la posizione francese contribuiva il fatto che le intenzioni dei prussiani erano ancora sconosciute e potenzialmente ostili, mentre gli eserciti russi e austriaci erano ormai in procinto di convergere e riunirsi. Bonaparte, infine, non poteva allontanarsi per troppo tempo dalla Francia essendo capo assoluto di tutta la macchina amministrativa dell'impero, quindi si rese conto che per capitalizzare il successo a Ulm senza vanificarlo, avrebbe dovuto costringere rapidamente gli alleati a combattere per sconfiggerli in maniera decisiva[36].

Ritratto del generale Pëtr Ivanovič Bagration
Gioacchino Murat nel 1805

Sul versante russo, anche il comandante in capo Kutuzov realizzò che Napoleone aveva urgenza di dare la battaglia; così invece di aggrapparsi al piano austriaco di difesa da lui definito « suicida », decise di ritirarsi. Ordinò al generale Pëtr Ivanovič Bagration di mettersi al comando di un contingente di 6.000 soldati per contenere e trattenere i francesi a Vienna, e lo incaricò di accettare la proposta di cessate il fuoco di Gioacchino Murat in modo che l'esercito alleato potesse avere più tempo per ritirarsi. In seguito si scoprì che la proposta era falsa ed era stata utilizzata per lanciare un attacco a sorpresa contro Vienna. Tuttavia, Bagration fu in grado con la sua piccola retroguardia di tenere a bada l'assalto francese a Hollabrunn per un tempo sufficiente a negoziare un armistizio con Murat. Questi infatti cessò le ostilità convinto di trovarsi di fronte tutta l'armata russa. Bagration riuscì quindi nel suo compito, fornendo a Kutuzov più tempo per ripiegare. Napoleone si rese presto conto degli errori di Murat e gli ordinò di proseguire rapidamente; in quel momento però l'esercito alleato si era già ritirato a Olmütz sulla riva sinistra del Danubio, facendo saltare dietro di sé i ponti[34][37]. Secondo i piani di Kutuzov, gli Alleati si sarebbero dovuti ritirare ulteriormente oltre la regione dei Carpazi[38], e fino in Galizia dove, affermò il comandante russo, « io seppellirò i francesi »[34].

La trappola di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

La situazione generale al 25 novembre

L'imperatore, non essendo in grado, per mancanza di forze, di proseguire verso Olmütz, progettò di indurre gli avversari ad attaccarlo subito e utilizzò una trappola psicologica, simulando di essere in difficoltà e di temere una battaglia. Dopo alcuni scontri di avanguardia sfavorevoli ai francesi, Napoleone decise di indietreggiare e di passare sulla difensiva per dare l'impressione agli alleati che il suo esercito fosse in condizioni di estrema debolezza e desideroso di trattare un armistizio per negoziare una pace[39]; circa 53.000 soldati francesi — tra le quali le forze di Soult, Lannes e di Murat — furono incaricati di prendere possesso di Austerlitz e della strada per Olmütz, per attirare l'attenzione del nemico. Le forze Alleate, che contavano circa 89.000 uomini, sembravano essere in numero di gran lunga superiore e sarebbero quindi state tentate di attaccare una armata francese in chiara inferiorità numerica. Tuttavia gli Alleati non erano a conoscenza del fatto che i rinforzi di Bernadotte, Mortier e Davout si trovavano già a distanza utile, e avrebbero potuto essere richiamati a marce forzate, da Iglau e Vienna rispettivamente, portando il numero potenziale delle forze francesi a 75.000 truppe, e riducendo sensibilmente la loro apparente inferiorità numerica iniziale[40].

Ritratto di Alessandro I, (1801).

L'esca di Napoleone non si limitò a questo. Il 25 novembre, il generale Anne Jean Marie René Savary fu inviato al quartier generale alleato a Olmütz per esaminare segretamente la situazione delle forze alleate e consegnare un messaggio dell'imperatore che esprimeva il suo desiderio di evitare una battaglia. Come previsto, questo atteggiamento fu visto come un chiaro segno di debolezza. Quando Francesco I il 27 offrì un armistizio, Napoleone espresse grande entusiasmo nell'accettarlo. Lo stesso giorno, Bonaparte ordinò a Soult di abbandonare sia Austerlitz che l'altopiano del Pratzen e, nel farlo, di creare un'impressione di caos durante il ritiro al fine di far credere al nemico che le armate francesi fossero allo sbando e indurlo a occuparlo senza ulteriore indugio. Il giorno successivo (il 28 novembre), l'imperatore francese richiese un colloquio personale con Alessandro I e ricevette la visita dell'aiutante più impetuoso dello zar, il conte Dolgorukij. Il generale Langéron, un emigré francese messosi al servizio dell'armata imperiale russa, scrisse a proposito di quest'incontro nelle sue Mémoires che: « Il principe, più abituato ai balli di San Pietroburgo che ai bivacchi, si sorprese quando vide uscire da un fosso, una piccola figura molto sporca e mal vestita, e gli dissero che era Napoleone, che lui ancora non conosceva »[41]. L'incontro fu un'altra parte della trappola di Napoleone, che espresse volutamente in questa occasione la sua presunta ansia e le sue esitazioni ai suoi avversari, dando mostra inoltre di incertezze e timori. Dolgorukij dettò le condizioni dello zar, in primo luogo l'abbandono da parte dei francesi della riva sinistra del Reno, e fece altre proposte inaccettabili. Napoleone infatti rifiutò, ma al suo ritorno al campo il principe dichiarò: « Napoleone tremava tutto dalla paura. Ho visto l'armata francese alla vigilia della propria sconfitta. La nostra sola avanguardia basterebbe a schiacciarli »[41]. Dolgorukij riferì quindi queste impressioni allo zar, ribadendo ulteriormente al sovrano i segnali di debolezza che i francesi mostravano[40][42]. La macchinazione ebbe successo. Molti degli ufficiali alleati, tra cui gli aiutanti dello zar e il capo di stato maggiore austriaco Franz von Weirother, considerando con eccessivo ottimismo la situazione favorevole, sostennero fortemente l'idea di attaccare immediatamente i francesi senza attendere ulteriori rinforzi, facendo vacillare la più prudente opinione di Alessandro. Nonostante i perduranti dubbi e le resistenze del generale Kutuzov, il suo piano di ritirarsi fino alla regione dei Carpazi fu respinto, e le forze alleate caddero presto nella trappola di Napoleone[42][43].

Preparazione della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone con le sue truppe alla vigilia della battaglia. Dipinto di Louis-François Lejeune

Napoleone poteva inizialmente schierare per l'imminente battaglia circa 72.000 uomini e tra 139 e 157 cannoni, anche se circa 7.000 soldati agli ordini di Davout erano ancora molto più a sud, provenienti a marce forzate da Vienna[44]. Il suo capo di stato maggiore era il maresciallo Louis Alexandre Berthier[45]. Il generale di divisione Nicolas-Marie Songis des Courbons comandava l'artiglieria[46]. Gli eserciti imperiali combinati di Russia e Austria erano rispettivamente sotto il comando nominale dello zar Alessandro I e dell'imperatore Francesco II. Tuttavia, il reale comando sul campo era affidato al generale russo Michail Illarionovič Kutuzov. Le forze austriache erano guidate dal tenente generale principe Giovanni I Giuseppe del Liechtenstein[47]. Gli eserciti alleati potevano contare su almeno 85.000 soldati, il settanta per cento dei quali russi, e tra 278 e 318 cannoni[44].

L'esercito francese rimaneva quindi sensibilmente inferiore di numero[48] e questo non rendeva Napoleone del tutto sicuro della vittoria. In una lettera scritta al ministro degli Affari Esteri Charles Maurice de Talleyrand-Périgord, Napoleone gli chiese di non rivelare a nessuno della imminente battaglia, perché non voleva turbare l'imperatrice Giuseppina. Secondo Frederick C. Schneid, la preoccupazione principale dell'imperatore francese era come fare a spiegare a Giuseppina una eventuale sconfitta dell'esercito francese[49].

Il campo di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il campo di battaglia col Pratzen al centro

La battaglia ebbe luogo a circa dieci chilometri a sud est di Brno, tra questa città e Austerlitz (l'odierna Slavkov u Brna) in quella che oggi è la Repubblica Ceca. La parte settentrionale del campo di battaglia è dominata dalla collina di Santon[N 5], alta 210 metri, e dai 270 metri di altezza della collina di Žuráň che sarà per la maggior parte della durata della battaglia sede del quartier generale di Napoleone[50]; entrambe le alture si affacciano sulla strada di importanza strategica vitale tra Olomouc (Olmütz in tedesco e nella maggioranza delle fonti) e Brno (o Brünn), che correva su un asse est-ovest. A ovest di queste due colline sorge oggi come allora il villaggio di Bedřichovice, e tra le colline scorre verso sud il torrente Bosenitz (Roketnice) per incontrarsi quindi con il torrente Goldbach (Říčka); quest'ultimo scorre tra i villaggi di Kobylnice, Sokolnice e Telnice[51].

Il campo di battaglia di Austerlitz è un grande rettangolo di circa 120km²[52]. Le strade da Olmütz e da Vienna per Brno, lo delimitano a nord e a ovest rispettivamente. A sud degli stagni, probabilmente ghiacciati quel giorno, e dei campi paludosi chiudevano il campo di battaglia. L'altopiano di Pratzen, al centro, domina tutto il territorio elevandosi per 10-12 metri, ed è stretto tra i torrenti Littawa e Goldbach, che formano tra loro una "V". Austerlitz si trova circa 5 km a est del Pratzen sulle rive della Littawa. La neve ancora poco spessa rendeva scivolosi i dislivelli[53]. Napoleone studiò a lungo il campo di battaglia che aveva scelto e, durante uno dei suoi sopralluoghi, si rivolse ai suoi generali dichiarando:

« Signori, esaminate con attenzione questo terreno, sta per diventare un campo di battaglia; ognuno di voi avrà un ruolo da svolgere su di esso. »
(Napoleone ai suoi generali[54].)

Il piano e lo schieramento alleato[modifica | modifica wikitesto]

Le posizioni francesi (in bianco) e austro-russe (in nero) alla vigilia della battaglia.

Il 1º dicembre si riunì un consiglio alleato per discutere i piani in vista dell'imminente battaglia. La maggior parte degli strateghi alleati aveva due obiettivi fondamentali in mente: prendere contatto immediatamente col nemico e assicurarsi il controllo del fianco meridionale che garantiva la tenuta delle comunicazione con Vienna. Sebbene lo zar e il suo entourage facessero dure pressioni per un immediato ingresso in battaglia, l'imperatore Francesco d'Austria si manteneva più cauto e, come accennato, era sostenuto anche da Kutuzov, il comandante in capo dei russi e delle truppe alleate, che avrebbe voluto attendere l'arrivo dell'arciduca Carlo. Questi, appena partito dall'Italia, era l'unico che secondo il russo poteva misurarsi con Napoleone, avendolo già incontrato molte volte in passato[55]. Le insistenze a combattere da parte dei nobili russi e dei comandanti austriaci, furono però troppo forti: lo zar russo spogliò con rudezza Kutuzov del suo ruolo di comando, affidandolo al capo di stato maggiore austriaco Franz von Weirother[N 6] e gli Alleati adottarono il suo piano[55]. Questo prevedeva una azione principale contro il fianco destro francese, che gli alleati avevano constatato, grazie alle manovre di Napoleone, essere poco difeso, e attacchi diversivi contro la sinistra francese. Weirother schierò il grosso delle truppe alleate in quattro colonne sotto il comando formale di Friedrich Wilhelm von Buxhoeveden (o Buxhowden). Queste avrebbero dovuto scendere dalla loro posizione sul Pratzen, attaccare la destra francese respingendola oltre il torrente Goldbach e spostarsi fino alle retrovie dell'esercito nemico nei pressi di Tures, quindi assaltare la posizione nemica sullo Žuráň-Santon in direzione di Brno. La Guardia imperiale russa sarebbe stata mantenuta alla riserva mentre le truppe russe sotto Bagration furono incaricate di tenere la posizione a nord di Austerlitz per proteggere la destra alleata fino a che le truppe alleate non avessero impegnato la retroguardia francese. A questo punto avrebbero dovuto tutte unirsi all'attacco generale assieme alla cavalleria del principe del Liechtenstein[56].

Il piano e lo schieramento francese[modifica | modifica wikitesto]

Corazzieri francesi che prendono posizione

Come già accennato, Napoleone sperava che le forze alleate lo avrebbero attaccato e indebolì deliberatamente il suo fianco destro per incoraggiarli a farlo prima possibile[57]. Il 28 novembre Napoleone ebbe un incontro presso il quartier generale imperiale con i suoi marescialli, che lo informarono dei loro timori circa l'imminente battaglia. L'imperatore ignorò il suggerimento di Soult e Murat di una ritirata[58].

Il piano di Napoleone prevedeva che gli Alleati avrebbero impiegato la maggior parte delle truppe per aggirare il suo fianco destro, al fine di tagliare le linee di comunicazione francesi con Vienna[34]. Come risultato, il centro degli Alleati e il loro fianco sinistro sarebbero rimasti esposti diventando vulnerabili[59]. Per incoraggiare gli austro-russi a muoversi secondo i suoi piani, Napoleone ordinò che venisse abbandonata la posizione strategica sul Pratzen, mettendo da parte la prudenza pur di fingere meglio debolezza nelle sue forze[58][59]. Nel frattempo, la forza principale di Napoleone sarebbe rimasta nascosta nella pianura di fronte all'altopiano che garantiva una posizione coperta dagli osservatori nemici[51]. Sempre secondo il piano, le truppe francesi avrebbero contrattaccato investendo il fronte nemico tagliandone in due lo schieramento e riconquistando l'altopiano del Pratzen, poi dalle colline avrebbero lanciato un assalto decisivo al fronte centrale dell'esercito alleato, sbaragliandolo, e quindi aggirando le forze nemiche dalle retrovie[34][59].

(FR)

« Si je voulais empêcher l’ennemi de passer, c’est par ici que je me placerais, sur ces hauteurs (de Pratzen). Mais alors je n’aurais qu’une bataille ordinaire... Si, au contraire, je refuse ma droite en la retirant vers Brünn et que les Russes abandonnent ces hauteurs pour m’envelopper, fussent-ils 300000 hommes, ils seront pris en flagrant délit et perdus sans ressources. »

(IT)

« Se volessi impedire al nemico di passare, è qui che mi piazzerei, sui rilievi (del Pratzen). Ma allora non otterrei che una normale battaglia... Se, invece, io sacrifico la mia destra ritirandola verso Brno e i Russi abbandonano queste alture per aggirarmi, fossero anche 300.000 uomini, essi verranno colti in flagranza di reato e perduti senza speranze... »

(Napoleone ai suoi marescialli[34][60])
Louis Nicolas Davout

L'enorme spinta sul Pratzen contro il centro alleato sarebbe stata condotta da 17.000 soldati del IV Corpo di Soult[61][62]. La posizione IV Corpo era ammantata da una fitta nebbia durante la fase iniziale della battaglia; il tempo durante il quale sarebbe durata la nebbia era di vitale importanza per il piano di Napoleone: le truppe di Soult, infatti, sarebbero state scoperte prematuramente se la nebbia si fosse dissipata troppo presto, ma se fosse perdurata troppo a lungo, Napoleone non sarebbe stato in grado di determinare quando le truppe alleate avrebbero lasciato il Pratzen, impedendogli di sincronizzare correttamente il suo attacco[63].

Nel frattempo, per sostenere il suo debole fianco destro, Napoleone il 30 novembre ordinò al III Corpo di Davout di sostenere a marce forzate tutta la strada da Vienna[64][58] e di unirsi agli uomini del generale Legrand, che dovevano tenere l'estremo fianco meridionale dell'armata e che avrebbero dovuto sopportare la parte più pesante dell'attacco alleato[65]. I soldati di Davout avevano 48 ore per coprire oltre 110 km. Il loro arrivo era fondamentale nel determinare il successo del piano francese. Infatti, la disposizione di Napoleone sul fianco destro era molto rischiosa in quanto i francesi avevano solo un numero minimo di truppe a presidiarlo. Tuttavia, secondo Napoleone il rischio era calcolato perché Davout, comandante del III Corpo, era uno dei suoi migliori marescialli, la posizione del fianco destro era protetta da un complicato sistema di corsi d'acqua e stagni[34] e i francesi avevano già disposto una linea secondaria di ritirata attraverso Brno[54]. Il I Corpo di Jean-Baptiste Jules Bernadotte fu posizionato dietro il Santon, mentre i granatieri di Nicolas Charles Oudinot e la Guardia Imperiale sarebbero stati tenuti alla riserva, pronti a sostenere il fianco meridionale in caso di necessità, e partecipare alla presa del Pratzen aggirando il nemico. Il V Corpo sotto Lannes, contrapposto alle truppe russe di Bagration, avrebbe presidiato il settore settentrionale del campo di battaglia, dove si trovava il Santon e la nuova linea di comunicazione verso Brno; la cavalleria di Murat, alla sua destra, avrebbe mantenuto il collegamento tra il V Corpo e Soult[34][66][62].


Map showing French troops concentrated to the west of the battlefield and the Allies to the east.
Situazione alle ore 18:00 del 1º dicembre. Alleati in rosso e francesi in blu.

Entro la mattina del 1º dicembre 1805, le truppe alleate, imitate da quelle francesi, si erano spostate verso sud, esattamente come previsto da Napoleone[59]: durante il pomeriggio della stessa giornata, mentre i due eserciti si riposavano presso i loro bivacchi, Napoleone, con alcuni ufficiali e 20 combattenti della Guardia, fece un rapido giro di perlustrazione tra le due linee, quindi salì sul Santon per ritornare al suo bivacco dietro la Žuráň. Era quasi buio, ma fu in grado di distinguere le linee del nemico che dal Pratzen si allungavano a sud, verso i laghi di Aujezt, indicandogli chiaramente che intendevano aggirare i francesi sulla loro destra[67]. Da quel momento l'imperatore fu sicuro che il nemico si stesse comportando secondo i suoi piani e pare che, esultante, esclamò:

(FR)

« C'est un mouvement honteux! Ils donnent dans le piège! Ils se livrent! Avant demain au soir, cette armée sera à moi! »

(IT)

« È una mossa vergognosa! Cadono nella trappola! Abbandonano! Prima di domani sera, questa armata sarà mia! »

(Napoleone[68][62])

L'unica residua ansietà era rappresentata dalla perdurante assenza di Davout, ma Napoleone si manteneva fiducioso nel suo prossimo arrivo a protezione del suo fianco destro, anche perché lo aveva raggiunto la notizia che la prima avanguardia del suo maresciallo si trovava già a poche miglia dal Goldbach[62].

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Situazione alle 09:00 del 5 dicembre 1805.

La battaglia di Austerlitz fu combattuta su tre fronti principali, separati ma strettamente correlati. Sul fronte meridionale l'ala sinistra russa affrontò quella destra francese in un combattimento per l'attraversamento del Goldbach. Al centro due divisioni del Corpo di Soult investirono sul Pratzen la 4ª colonna alleata agli ordini del generale Michail Andreevič Miloradovič e del feldmaresciallo Johann Kollowrat. A nord, l'avanguardia russa di Bagration, il reggimento di ulani del granduca Costantino e la cavalleria del principe del Liechtenstein si scontrarono con le forze di Lannes, Bernadotte e con la Guardia imperiale[69].

Lo scontro sul Goldbach[modifica | modifica wikitesto]

Il piano di Weyrother prevedeva che fossero i russi a rompere gli indugi attaccando il fianco destro che Napoleone aveva, a loro insaputa, artatamente lasciato in condizioni di inferiorità. Alle 7:00, poco dopo l'alba, la 1ª colonna, costituita da un'avanguardia agli ordini del generale Michael von Kienmayer e da una forza principale sotto il generale Dmitrij Sergeevič Dochturov, si mosse dal Pratzen con l'intento di assediare il villaggio di Telnice e quindi marciare verso il bosco di Turas in vista dell'assalto finale[69].

Gli alleati avevano concentrato la gran parte dei loro uomini per fronteggiare l'ala destra napoleonica, ma la tabella di marcia prevista da Weyrother si dimostrò presto eccessiva per le reali capacità di movimento dell'esercito alleato, mentre molte colonne era previsto che seguissero lo stesso percorso col risultato di ostacolarsi a vicenda muovendosi su un terreno che non offriva il necessario spazio di manovra. In più i dislocamenti dei reparti alleati si rivelarono a volte errati e mal sincronizzati: il reparto di cavalleria del principe del Liechtenstein, ad esempio, che si trovava inizialmente sul fianco sinistro alleato, doveva essere collocato sul fianco destro e nella fase di ridispiegamento incontrò e rallentò parte della seconda colonna di fanteria di Langéron che avanzava verso la destra francese, mentre le colonne del generale russo Ignacy Przybyszewski e quelle dell'austriaco Kollowrat si tamponavano a vicenda[70]. Per ironia della sorte questi ritardi rischiarono in più di un'occasione di compromettere i piani di Napoleone[58][71].

La battaglia ebbe inizio attorno alle 08:00 quando la 1ª colonna alleata attaccò il villaggio di Telnice, che era difeso dal 3° Reggimento di linea del Corpo di Soult[72]. Questo settore del campo di battaglia testimoniò subito una pesante azione già nelle prime fasi con feroci attacchi alleati che alla fine costrinsero i francesi fuori dalla cittadina e li respinse fin sull'altro lato del Goldbach. Le avanguardie del corpo di Davout arrivarono a questo punto e riuscirono a sfrattare gli Alleati fuori dal villaggio di Telnice prima di essere a loro volta attaccate dagli ussari e costrette a riabbandonarlo. Ulteriori attacchi alleati fuori da Telnice furono invece facilmente rintuzzati dall'artiglieria francese. A poco a poco, comunque, le colonne alleate cominciarono a investire tutta la destra francese, anche se la scarsa velocità di manovra aveva dato ai francesi un iniziale successo nel frenare gli attacchi[73].

Andamento simile si ebbe attorno a Sokolnice, difeso dal 26º reggimento leggero dei Cacciatori Corsi e di quelli del Po, forse la zona più contesa sul campo di battaglia e che sarebbe passata di mano più volte nel corso della giornata. Gli assalti iniziali alleati si dimostrarono infruttuosi e il generale Langéron ordinò il bombardamento del villaggio. Il micidiale cannoneggiamento costrinse i francesi ad abbandonarlo, e più o meno nello stesso momento, la terza colonna attaccò il castello di Sokolnice. I francesi, quindi, contrattaccarono e riconquistarono il paese, solo per esserne nuovamente ricacciati fuori poco dopo. Gli scontri in quest'area cessarono quando Sokolnice fu ripresa dalla divisione del generale Louis Friant, parte del III corpo, che riuscì a cacciare i russi. Tutto andava secondo i piani di Napoleone: più incerta fosse rimasta la lotta sul Goldbach, più riserve i comandanti alleati avrebbero dovuto impegnarvi e meno avrebbero potuto utilizzarne altrove[74][75].

A questo punto la battaglia in questo settore del campo raggiunse una situazione di stallo. Le forze austro-russe pur in superiorità numerica non furono in grado di respingere i francesi per aprirsi la strada attraverso il Goldbach, con la conseguenza che l'attacco principale alleato si arrestò[76].

Mentre le truppe alleate attaccavano il fianco destro francese, la 4ª colonna di Kutuzov manteneva la sua posizione sul Pratzen, rimanendo immobile. Proprio come Napoleone, Kutuzov aveva capito l'importanza dell'altopiano e aveva deciso di proteggere la posizione. Ma il giovane zar non era dello stesso avviso, così ordinò che la colonna si muovesse. A questo punto Kutuzov aveva definitivamente abbandonato ogni residua velleità di comando generale dell'armata alleata e questo atto avrebbe rapidamente spinto l'esercito alleato nella sua tomba[77][34][78].

L'assalto al Pratzen[modifica | modifica wikitesto]

I decisivi attacchi sul centro alleato da parte di St. Hilaire e Vandamme spezzano in due l'esercito alleato e lasciano i francesi in una posizione strategica ideale per vincere la battaglia.

Negli stessi istanti in cui era cominciato l'attacco a Telnice la nebbia si diradò. Le ultime due settimane prima della battaglia erano state caratterizzate da un cielo costantemente coperto e spesso da nebbia fitta. La mattina del 2 dicembre il sole sbucò finalmente dalle nubi spazzando via la foschia che celava il campo di battaglia e rivelando a Napoleone un grande numero di truppe alleate che sciamavano giù dal Pratzen[74][63]. Pare che a questo punto Napoleone, rivolgendosi ai suoi aiutanti sullo Žuráň, li invitò ad ammirare le soleil d'Austerlitz ("il sole di Austerlitz") quindi arringò le sue truppe[79][80]:

(FR)

« Soldats, il faut finir cette campagne par un coup de tonnerre qui écrase nos ennemis. Ne vous attachez pas à tirer beaucoup de coups de fusils, mais plutôt de tirer juste. Ce soir nous aurons vaincu ces peuplades du nord qui osent se mesurer avec nous. »

(IT)

« Soldati, dobbiamo concludere questa campagna con un colpo di tuono che schiacci i nostri nemici. Non concentratevi a tirare un mucchio di colpi di fucile, ma piuttosto a sparare senza sbagliare. Stasera sbaraglieremo queste tribù del nord che hanno il coraggio di competere con noi. »

(Napoleone, arringa ai reggimenti di Bernadotte la mattina del 2 dicembre[81][70])
Le colonne del IV corpo del maresciallo Nicolas Soult salgono sull'altopiano del Pratzen nel momento decisivo della battaglia.

Alle ore 08:45 Napoleone discusse personalmente con il maresciallo Soult, che aveva convocato al suo quartier generale, i dettagli tattici dell'assalto al Pratzen da cui si attendeva una svolta decisiva della battaglia; appreso dal maresciallo che le sue truppe avrebbero impiegato circa venti minuti per raggiungere la sommità della collina, l'imperatore decise di attendere ancora 15 minuti prima di sferrare l'attacco in modo da lasciare tempo alle colonne nemiche di continuare la loro incauta manovra verso la sua ala destra che sguarniva pericolosamente il loro schieramento centrale[74]. Le truppe francesi del IV corpo d'armata, le divisioni comandate dal generale Vandamme e dal generale Saint Hilaire, erano raggruppate nella vallata del Goldbach, tra i villaggi di Puntowitz e Jirschikowotz, nascoste dalla nebbia. Il nemico sembrava ignorare la loro presenza sul fianco delle colonne austro-russe che anche Napoleone dallo Žuráň poteva vedere discendere dal Pratzen e marciare verso Sokolnice e Telnice[82]. Alle 9:00, assicuratosi che i reparti di Kollowrat e Miloradovič avevano evacuato il Pratzen, l'imperatore diede ordine al maresciallo Soult di muovere le sue truppe, aggiungendo: « Un colpo secco e la guerra è finita! »[83].

Il maresciallo Nicolas Soult, comandante del IV corpo della Grande Armata, protagonista dell'assalto al Pratzen.

Mentre Soult si dirigeva verso il fondo della vallata per prendere il comando del IV Corpo, l'imperatore parlò ancora con grande ottimismo ai suoi luogotenenti: il piano era riuscito e il nemico stava per subire una sconfitta decisiva[84]. Nel frattempo i soldati francesi delle due divisioni di riserva del IV corpo del maresciallo Soult iniziarono l'avanzata in massa del lieve pendio del Pratzen senza trovare alcuna opposizione; la divisione del generale Vandamme marciava sulla sinistra mentre la divisione del generale Saint Hilaire si fece avanti sulla destra. Le truppe francesi sbucarono tutte insieme dalla foschia residua e colsero completamente di sorpresa l'attonito zar e tutto il suo entourage del quartier generale russo. Il generale Kutuzov e il suo stato maggiore, posizionati vicino al borgo di Krzenowitz, videro comparire improvvisamente le dense colonne francesi, distanti solo poche centinaia di metri e, dopo un momento di panico e confusione, compresero il grave pericolo. Il centro dello schieramento austro-russo era completamente sguarnito e stava per essere occupato dalle truppe francesi del maresciallo Soult avanzate di sorpresa sul Pratzen[85][86][87].

Le colonne austro-russe del generale Michail Miloradovič e del generale Johann Kollowrat, che stavano discendendo dal Pratzen per raggiungere le altre truppe impegnate nella manovra aggirante, furono quindi subito fermate e venne loro ordinato di tornare indietro per affrontare la improvvisa minaccia[87]. Mentre la colonna delle truppe russe cercava di rioccupare il terreno da poco abbandonato, ben presto la situazione evolse in modo rovinoso per i coalizzati. I soldati del generale Saint Hilaire attaccarono alla baionetta, sbaragliarono le deboli difese presenti e catturarono le batterie dell'artiglieria russa. Anche le truppe della colonna del generale Miloradovič ritornate indietro vennero sconfitte in poco più di un'ora di lotta e i francesi distrussero gran parte di questa unità. Nel frattempo però gli uomini della seconda colonna, per lo più soldati austriaci inesperti, si unirono alla lotta scontrandosi anch'essi contro quella che era considerata una delle migliori forze combattenti dell'esercito francese, costringendola con la forza del numero a ritirarsi lungo i fianchi dell'altopiano. Tuttavia, con la forza della disperazione, gli uomini di St. Hilaire, pur a corto di munizioni, contrattaccarono duramente ancora una volta alla baionetta scacciando gli Alleati dal Pratzen, conquistando facilmente il villaggio eponimo. Più a nord, sulla sinistra, la divisione del generale Vandamme avanzò con rapidità in una zona chiamata Staré Vinohrady (Antiche Vigne), respinse abilmente con una serie di piccole scaramucce alcuni battaglioni russi e avanzò sul margine settentrionale dell'altipiano mettendo in fuga i reparti alleati presenti[88][89].

Il maresciallo Soult coordinò accuratamente la manovra delle sue truppe; fece portare avanti alcune batterie di artiglieria che inflissero gravi perdite ai reparti austriaci del generale Kolowrat schierati davanti alle posizioni del generale Saint-Hilaire, mentre i soldati francesi del generale Vandamme completarono il successo con la precisione del fuoco e con una serie di cariche alla baionetta che costrinsero alla fuga i reparti russi; altri cannoni nemici vennero catturati.

Cattura dell'aquila di un reggimento di cavalleria francese da parte della cavalleria della Guardia russa, di Bogdan Willewalde (1884).

La battaglia stava evolvendo ormai in modo nettamente favorevole ai francesi, ma non era ancora finita. Napoleone ordinò al I Corpo di Bernadotte di sostenere la sinistra di Vandamme e trasferì il suo centro di comando dalla collina dello Žuráň alla Cappella di S. Antonio sul Pratzen, spostandosi con la sua Guardia[90]. La disperata situazione degli Alleati fu confermata dalla decisione di impiegare la Guardia imperiale russa; il granduca Costantino, fratello dello zar Alessandro e al comando della Guardia, contrattaccò nella sezione del campo tenuta da Vandamme, costringendo questi e Bernadotte a una difesa sanguinosa e infliggendo ai francesi l'unica perdita di un vessillo di tutta la battaglia (in questa occasione fu sconfitto un battaglione del 4° reggimento di linea). Percepita la difficoltà, Napoleone ordinò alla cavalleria pesante della sua Guardia di farsi avanti. Questi uomini, agli ordini di Jean Rapp, polverizzarono i loro omologhi russi, ma con entrambe le parti che riversavano nella mischia grandi masse di cavalleria, la vittoria non fu chiara.

Nonostante i russi conservassero ancora un relativo vantaggio numerico, ben presto i rapporti di forza si invertirono non appena la 2ª divisione del I corpo di Bernadotte, agli ordini di Jean-Baptiste Drouet d'Erlon, irruppe sul fianco dell'azione permettendo alla cavalleria leggera francese di rifugiarsi dietro le proprie linee. L'artiglieria a cavallo della Guardia inflisse quindi pesanti perdite alla cavalleria e ai fucilieri russi. Priva della protezione della cavalleria, la fanteria russa ruppe le linee e cominciò a ritirarsi in disordine verso Křenovice e Austerlitz[34] e molti morirono, incalzati dalla rinvigorita cavalleria francese per circa un quarto di miglio[91]. Le colonne di Langéron e di Ignacy Przybyszewski cercarono di ritirarsi lungo la parte settentrionale del Goldbach. La cavalleria francese partì all'inseguimento dei fuggitivi, catturandone la maggior parte, tra cui il generale Pribyschewski stesso[92].

Alle ore 13.00 la vittoria francese sul Pratzen era completa, il maresciallo Soult aveva eseguito la sua missione, le truppe del IV corpo d'armata occupavano saldamente l'altipiano e, posizionate nel mezzo delle linee nemiche, avevano frazionato in due parti lo schieramento austro-russo, distruggendo di fatto il comando supremo alleato: lo zar era stato separato dal suo staff e per il resto della battaglia sarebbe rimasto una figura isolata, mentre a Kutuzov andò inizialmente un po' meglio, ma poi venne coinvolto in una serie di singole scaramucce senza più riuscire ad avere alcun impatto sulla direzione generale della battaglia. Con il centro sbaragliato, le due ali della coalizione furono tagliate fuori e, poco dopo, incominciarono a ritirarsi fino a fuggire disordinatamente[93][76].

I feriti e morenti furono accatastati nelle stalle e nelle chiese. Kutuzov fece affiggere presso gli ingressi un cartello scritto in francese: « Je recommande ces malheureux à la générosité de l'Empereur Napoléon et à l'humanité de ses braves soldats. » ("Raccomando questi infelici alla generosità dell'Imperatore Napoleone e all'umanità dei suoi coraggiosi soldati")[94]. Nel frattempo lo zar era ormai già fuggito verso est, mentre lo stesso Kutuzov, gravemente ferito, fu costretto a ritirarsi mettendosi in salvo presso un'unità austriaca, non prima di aver visto morire davanti ai suoi occhi uno dei suoi generi, Ferdinand von Tiesenhausen[76][34].

Gli scontri al nord[modifica | modifica wikitesto]

Litografia russa rappresentante i cavalieri della Guardia russa al comando di Repnin durante uno scontro nella battaglia di Austerlitz.

I piani precisi di Napoleone riguardo il settore settentrionale del campo di battaglia non sono ancora del tutto chiari agli storici moderni: questi furono comunicati oralmente ai suoi marescialli la mattina stessa della battaglia e non ne esistono dettagliate versioni scritte. Certo che Soult non avrebbe incontrato grande resistenza sul Pratzen, l'imperatore si limitò a posizionare Lannes di fronte alle truppe di Bagration sulla strada per Olmütz, Murat più a sud a mantenere il collegamento con Soult e Bernadotte e la Guardia imperiale alla riserva. Se è chiaro che il compito di Lannes fosse quello di tenere Bagration lontano dal Pratzen, non è chiaro invece se successivamente Bonaparte intendesse affrontarlo direttamente servendosi del supporto delle truppe di Bernadotte o il suo intento fosse semplicemente quello di limitarsi a contenerlo. A tale nebulosità nella strategia in questo settore da parte di Napoleone, corrisponde invece una precisa specificità in quella degli Alleati: secondo i piani di Weyrother, Bagration avrebbe dovuto prendere posizione a ovest della collina del Santon, mentre Liechtenstein gli avrebbe protetto il fianco provvedendo poi a occupare lo Žuráň con l'artiglieria a cavallo. L'ala destra alleata avrebbe quindi dovuto attendere il successo delle quattro colonne in movimento dal Pratzen e solo quando queste avessero completato la manovra di aggiramento, risalendo verso Šlapanice, si sarebbe dovuta muovere per sbaragliare definitivamente le truppe francesi[95].

Il fronte settentrionale della battaglia rimase tranquillo fin verso le 10:00 quando, durante una breve tregua al centro, la Guardia russa avanzò su Blasowitz e quindi Lannes spostò due divisioni gli ordini del generale Marie-François Auguste de Caffarelli du Falga per respingere Bagration verso nord e permettere alla cavalleria di Murat di incunearsi nel varco così creato nella linea nemica. A questo punto la cavalleria di Liechtenstein, finalmente in arrivo dal fianco meridionale, e parte di quella della Guardia entrarono in azione contro la fanteria francese disposta a quadrato e a sua volta assistita dalla cavalleria di François Étienne Kellermann. Questi, con astuta manovra di finta ritirata, attirò gli ulani del 3º reggimento di ulani del granduca Costantino, agli ordini del generale Müller-Zakomelsky, sotto il tiro dei fucilieri francesi, che annientarono il reparto nemico con le loro scariche di fucileria facendone prigioniero il comandante[96]. Visto l'infausto esito di queste cariche, Bagration portò avanti circa 40 cannoni e cominciò un duro cannoneggiamento da ambo le parti che si concluse attorno alle 10:30[86].

A questo punto cominciarono ad arrivare le notizie dell'andamento dello scontro sul Pratzen e, nonostante gli ordini fossero di attendere il successo degli alleati a sud prima di muoversi, Bagration prese l'iniziativa di attaccare. Anche se non è chiaro quanto conoscesse della drammatica situazione degli alleati in quei momenti, aggredendo i corpi di Lannes e di Murat, il generale russo sperava probabilmente di costringere i francesi a spostare forze dalla loro destra e dal centro per respingere il suo attacco, alleggerendo la pressione sull'altopiano. Bagration, continuando a mantenere il possesso di Holubice per non farsi aggirare sul fianco destro, lanciò quindi incursioni a nord sulla strada per Brno e attorno al Santon[97].

Jean Lannes

I primi a gettarsi nella mischia furono i cavalieri cosacchi e gli ussari della Guardia che caricarono a nord del Santon creando un iniziale scompiglio prima di essere falcidiati dalle batterie francesi posizionate sulla collina e poi dispersi dal contrattacco della fanteria di Lannes e della cavalleria a supporto, che causarono loro ulteriori gravi perdite[86]. L'avanzata delle colonne francesi costrinse quindi Bagration a ritirarsi in buon ordine su Rousínov dove stabilì la sua nuova posizione[97]. Nel frattempo Liechtenstein, determinato a fermare l'avanzata della fanteria di Caffarelli, caricò la cavalleria leggera di Kellermann con un pesante attacco di corazzieri, ussari e dragoni, forte di circa 6000 uomini[86]. La cavalleria francese resistette inizialmente agli attacchi ma, una volta chiaro che il numero di nemici era troppo grande, fu costretta a trovare rifugio dietro la propria fanteria. Gli uomini di Caffarelli respinsero tre attacchi in successione, dando il tempo a Murat di inviare nella mischia due divisioni di corazzieri (una comandata da d'Hautpoul e l'altra da de Nansouty) che, pur in inferiorità numerica in un rapporto di quasi due a uno, sbaragliarono le linee della cavalleria russa[98][86]. La mischia conseguente fu lunga e accanita, ma alla fine i francesi prevalsero. Lannes guidò quindi il suo V Corpo contro gli uomini di Bagration e dopo duri combattimenti riuscì a metter il pur abile comandante russo fuori combattimento. Egli avrebbe voluto continuare a inseguirlo perché Bagration conservava ancora una forza ragguardevole e potenzialmente pericolosa, ma Murat, che aveva il comando di questo settore del campo di battaglia, fu di diverso avviso[98]. In seguito giustificò così la propria decisione:

« La mia intenzione era di continuare a respingere il nemico e di impadronirmi delle colline di Raussnitz (Rousínov) e Austerlitz dalle quali [il nemico] si era ritirato; ma sulla destra stavano ancora combattendo con grande determinazione; il principe non aveva alcuna notizia da quel versante »
(Rapporto del principe Murat, in Relations and rapports, p. 14[99].)

La preoccupazione di Murat era di conservare il controllo delle vie di comunicazione da Ölmutz attraverso Austerlitz per Brno e di non allontanarsi troppo dal teatro della battaglia per garantire a Napoleone rinforzi immediati in caso di bisogno[100].

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La situazione alle 14:00: l'esercito alleato era ormai pericolosamente tagliato in due. Napoleone aveva quindi la possibilità di colpire una delle ali alleate, e scelse quella sinistra poiché negli altri settori le forze nemiche erano già state liquidate o costrette a ritirarsi dal combattimento.

Assicuratosi il controllo del Pratzen e realizzato che sul fronte settentrionale Bagration si era ormai allontanato troppo verso est per essere agilmente intercettato e distrutto, Napoleone si rese conto che il suo piano originale, che prevedeva un grande accerchiamento di tutta l'armata alleata, non era più realizzabile: la sua attenzione si rivolse quindi verso l'estremità meridionale del campo di battaglia in cui i francesi e gli Alleati erano ancora in lotta per il possesso di Sokolnice e Telnice. Al I corpo di Bernadotte, che fino a quel momento non aveva contributo molto attivamente alla battaglia, fu ordinato di tenere l'altopiano del Pratzen, mentre il compito di sferrare un nuovo attacco fu affidato a Saint-Hilaire e Vandamme, sostenuti dalla 3ª divisione di Legrand. L'assalto fu compiuto su due fronti: la divisione di St. Hilaire, con parte del III Corpo di Davout e con il generale Legrand alla loro destra, sfondarono le difese nemiche a Sokolnice, fecero almeno 4.000 prigionieri, e costrinsero i comandanti delle prime due colonne alleate, i generali Kienmayer e Langéron, a fuggire il più velocemente possibile verso sud dopo una iniziale resistenza; nel frattempo Vandamme con le due brigate rimastegli si spostò verso il bordo meridionale del Pratzen, da dove incalzò la linea di Buxhowden, comandante della sinistra alleata e l'uomo che aveva avuto il comando generale dell'attacco iniziale. Questi, pare in quel momento completamente ubriaco, fuggì anch'egli precipitosamente in ritirata[98][76].

A questo punto l'esercito alleato fu colto dal panico generale e abbandonò il campo di battaglia fuggendo in tutte le direzioni possibili. A proposito di questa rotta fu documentato un famoso episodio: le forze russe che erano state sconfitte dall'ala destra francese si ritirarono verso sud, in direzione di Vienna, attraverso gli stagni di Monitz e il lago palustre di Satschan, ricoperti da lastre gelate. Poiché l'artiglieria francese, su ordine di Napoleone, martellava gli uomini in fuga, il ghiaccio si ruppe a causa del bombardamento. Secondo fonti coeve, numerosi soldati annegarono nelle acque ghiacciate e decine di pezzi di artiglieria affondarono con loro. Tuttavia negli anni successivi alla battaglia e anche recentemente, questa ricostruzione che criminalizzava l'imperatore francese è stata spesso messa in dubbio[101][N 7].

(FR)

« Il n’y a plus d’ennemis après la victoire, mais seulement des hommes »

(IT)

« Non ci sono più nemici dopo una vittoria, ma solo uomini »

(Napoleone alla sua scorta la sera del 2 dicembre[102])

Dopo il tramonto, a Napoleone non rimase che ritornare verso nord in direzione della strada di Olmütz, attraversando il campo di battaglia. Probabilmente lo fece per misurare la portata della sua clamorosa vittoria, ma le fonti più vicine all'imperatore riferiscono che gli premeva anche, come avrebbe anche fatto nelle campagne seguenti, prendersi cura dei feriti, non solo quelli francesi ma anche quelli del nemico. Fece distribuire del brandy, usò parole di conforto e fece accendere dei fuochi per riscaldarli in attesa dei soccorsi[102].

Napoleone e Francesco II dopo la battaglia di Austerlitz

Intorno alla mezzanotte giunse presso la Stará pošta, una vecchia stazione di posta passata di mano un paio di volte durante la giornata e riconquistata poche ore prima da Murat e Lannes. Qui riposò su un letto di paglia e ricevette la mattina successiva presto la visita dell'arciduca Giovanni, giunto a presentare la resa dell'esercito austriaco[94]. La richiesta era urgente per l'Austria in quanto Napoleone aveva dato ordine ai suoi generali di incalzare le armate nemiche in rotta che ora rischiavano la distruzione totale. Il 4 dicembre, Napoleone accolse Francesco II in un'atmosfera inaspettatamente cordiale per l'imperatore austriaco, scusandosi anche per l'accoglienza spartana all'aperto davanti a due semplici fuochi da campo. Entrambi stigmatizzarono il vile comportamento degli Inglesi, considerati da entrambi i veri responsabili del conflitto che si erano limitati a finanziare economicamente senza prendere parte ai combattimenti. L'imperatore austriaco li definì « marchands de chair humain, ils payent les autres pour se battre à leur place  » ("mercanti di carne umana, pagano gli altri per combattere al loro posto"). Bonaparte infine concesse la tregua all'imperatore austriaco e si impegnò a far ritirare indenni le truppe russe verso la madrepatria[103][104]. Secondo alcune fonti, d'altrocanto, pare che lo zar Alessandro grazie a uno stratagemma utilizzato con Davout, inviato da Napoleone per controllare l'armata russa e formalizzare la tregua precedentemente offerta tramite Savary, fosse già disonorevolmente "in fuga" prima dell'assenso ufficiale dell'imperatore francese[105].

La ricompensa di Napoleone ai suoi soldati[modifica | modifica wikitesto]

Gli atti di coraggio compiuti dai soldati francesi durante la battaglia furono così numerosi che, non appena ne cominciò a ricevere i rapporti, l'Imperatore sentenziò: « Il faut toute ma puissance pour récompenser dignement tous ces braves gens! » ("Farò tutto ciò che è in mio potere per ricompensare adeguatamente tutti questi uomini coraggiosi!")[106].

Le parole di Napoleone ai suoi soldati dopo la battaglia furono pieni di lodi, a volte infarcite di esagerazioni, e le ritroviamo riportate nel 30º bollettino della Grand Armée:

(FR)

« Soldats, Je suis content de vous; vous avez, à la journée d’Austerlitz, justifié tout ce que j’attendais de votre intrépidité. Vous avez décoré vos aigles d’une immortelle gloire. Une armée de cent mille hommes, commandée par les empereurs de Russie et d’Autriche, a été en moins de quatre heures ou coupée ou dispersée ; ce qui a échappé à votre fer s’est noyé dans les lacs (...). »

(IT)

« Soldati, Sono contento di voi; voi avete, nella giornata di Austerlitz, soddisfatto tutto ciò che mi aspettavo dal vostro coraggio. Voi avete decorato le vostre aquile di una gloria immortale. Un esercito di centomila uomini, comandato dagli imperatori di Russia e Austria, è stato in meno di quattro ore o battuto o disperso; chi è sfuggito al vostro ferro è annegato nei laghi (...). »

(Napoleone alla Grand Armée all'indomani della battaglia[106])

Ma la riconoscenza dell'imperatore francese non si limitò alle parole. Napoleone premiò generosamente lo zelo e il coraggio di chi lo aveva seguito in battaglia: già sul campo egli distribuì ai più arditi le croci della Légion d'honneur; a tutti i feriti furono date delle gratificazioni in denaro, con somme fino a 3 napoleoni; i generali ricevettero 3.000 franchi ciascuno mentre gli ufficiali inferiori, somme variabili tra i 500 e i 2.000 franchi secondo il grado; ai soldati semplici un napoleone ciascuno. Con un ordine del giorno emanato a Austerlitz il 16 frimaio, anno XIV (cioè il 7 dicembre 1805), Napoleone decretò che le vedove dei generali, dei colonnelli e dei maggiori caduti nella battaglia avrebbero ricevuto un vitalizio annuale compreso tra i 6.000 e 2.400 franchi rispettivamente, le vedove dei capitani 1.200 franchi, quelle dei tenenti e dei sottotenenti una pensione di 800 franchi, infine quelle dei soldati semplici un vitalizio di 200 franchi[107][108]. La generosità dell'imperatore non si fermò qui. Egli decise di adottare tutti i figli dei membri della Legione d'onore caduti in guerra. Infine, sempre con l'obiettivo di garantire il futuro di questi orfani, essi sarebbero stati cresciuti a spese dello stato francese che avrebbe anche garantito un impiego ai maschi e una dote per il matrimonio alle femmine; Napoleone stesso creerà le maisons d’éducation (case di formazione) per le figlie dei deceduti decorati[109][110][111].

Risultati militari e conseguenze politiche[modifica | modifica wikitesto]

« Ero... sotto un feroce e continuo fuoco di mitraglia... subendo parecchi morti e feriti, mentre le restanti [forze] erano in totale confusione... Nonostante i dispacci inviati, non ricevetti alcun ordine. Molti soldati, ormai incessantemente impegnati in battaglia dalle 07:00 del mattino alle 04:00 del pomeriggio, non avevano più munizioni. Non ho potuto fare altro che ritirarmi... »
(Generale Przhebishevsky (o Przybyszewski), rapporto al Sua Maestà imperiale delle azioni della 3ª colonna, luglio 1806[112].)

Tuttora la battaglia di Austerlitz, eretta a paradigma dell'arte tattica, è considerata il capolavoro del genio strategico di Napoleone Bonaparte, che con la sua capacità di manovra e il suo intuito militare, con poche perdite e con un esercito di consistenza numerica inferiore a quello nemico, ottenne notevoli risultati sul piano politico e territoriale.

la colonna Vendôme a Parigi.

Dopo la conta delle perdite il successo francese risultò devastante per il nemico: ai 9.000 tra morti, feriti e prigionieri francesi, circa il 12% dei loro soldati, corrisposero tra i 25.000 e i 27.000 morti e feriti e oltre 12.000 prigionieri (tra cui otto generali), dell'armata austro-russa, circa il 40% della loro forza iniziale. I francesi si impadronirono inoltre di 180 cannoni, 50 stendardi e 150 cassoni portamunizioni[76][113][106]. Forse la sintesi più indovinata della batosta subita dagli alleati si ritrova in una affermazione fatta dallo zar poco dopo la sconfitta e poco prima di allontanarsi dall'Austria per non essere costretto a trattare la resa: « Siamo come bambini nelle mani di un gigante »[114].

Kutuzov, benché sofferente, organizzò instancabilmente il ritiro dell'esercito russo: la notte stessa della disfatta raccolse le sue forze residue e partì per Göding attraversando la Morava (March in tedesco), il grande fiume che fa da frontiera tra la Moravia e l'Ungheria, quindi raggiunse la Russia attraverso la Galizia. Lo zar Alessandro costrinse Langéron a congedarsi, Przhebishevsky fu degradato a soldato semplice, mentre Alexander Kutuzov fu allontanato dall'esercito ma nominato governatore di Kiev[103].

Dopo la tregua del 4 dicembre, Francia e Austria, rappresentate la prima da Charles-Maurice de Talleyrand e la seconda dal principe Giovanni di Liechtenstein e dal conte Ignatz von Gyulai, firmarono 22 giorni più tardi il trattato di Presburgo, che pose di fatto la potenza asburgica fuori dalla guerra. L'Austria accettò di riconoscere i territori francesi già ceduti con i precedenti trattati di Campoformio e di Lunéville, in Germania cedette terra agli alleati tedeschi di Napoleone, tra cui il Tirolo, riconoscendo i regni di Baviera, Wurttemberg e Baden, mentre in Italia Venezia, con Istria e la Dalmazia, fu ceduta al Regno d'Italia. Infine pagò 40 milioni di franchi come indennità di guerra (1/7 del reddito nazionale). Le armate francesi, inoltre, si stanziarono nel sud della Germania. Fu una conclusione dura per l'Austria, ma non certo una pace catastrofica. Il Sacro Romano Impero cessò di esistere l'anno dopo. Al suo posto Napoleone creò nel luglio 1806 la Confederazione del Reno, una serie di stati tedeschi destinati a fungere da cuscinetto tra Francia e Prussia[115][103].

La grande vittoria fu accolta dapprima con puro stupore e quindi con delirio a Parigi, dove solo pochi giorni prima si discuteva di una nazione sull'orlo del collasso finanziario e ora, dopo la durissima indennità imposta all'economia austriaca, ci si trovava per gli anni a venire con le casse ben fornite[116].

Austerlitz e la campagna precedente alterarono profondamente la natura della politica europea. In tre mesi i francesi avevano occupato Vienna, distrutto due eserciti e umiliato l'impero austriaco. Questi eventi si posero in netto contrasto con i rigidi equilibri di potere tipici del XVIII secolo stravolgendo la politica europea. Famosa la reazione alle notizie provenienti da Austerlitz di William Pitt: pare che da quel momento assunse una espressione permanentemente tirata e un colorito bluastro (da qualcuno ironicamente definito "look di Austerlitz") e poco prima di morire, meno di due mesi dopo, si rivolse alla nipote e indicandole una carta dell'Europa le disse:

(EN)

« Roll up that map; it will not be wanted these ten years. »

(IT)

« Arrotolate quella mappa, (così com'è adesso) non servirà più per i prossimi dieci anni. »

(William Pitt[117][118])

L'esito della battaglia preparò il terreno per quasi un decennio di dominazione francese del continente europeo ma, nonostante i tentativi di ingraziarsi la Prussia, cedendole anche la ambita città di Hannover, questa vide nelle manovre di Napoleone un chiaro affronto al suo status di potenza principale dell'Europa centrale e poco dopo avrebbe dichiarato guerra alla Francia, nel 1806[76][119].

Nel 1810, il bronzo dei cannoni austriaci e russi catturati fu utilizzato per forgiare la colonna Vendôme, monumento celebrativo dei trionfi di Napoleone, che in seguito alla Restaurazione, con l'alternarsi dei diversi governi, subì diverse modifiche. Nel 1871, durante il breve periodo della Comune di Parigi, fu demolita come simbolo di militarismo e imperialismo, per poi essere ricostruita nel 1873 dopo la fine della Comune[120]. La colonna non fu il solo importante momumento dedicato in Francia alla battaglia: nel 1806 il ponte Jardin des plantes che attraversa la Senna a Parigi, fu rinominato Pont d'Austerlitz[121].

La battaglia di Austerlitz nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Il "sole di Austerlitz"[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "il sole di Austerlitz", pronunciata varie volte in seguito da Napoleone a significare una svolta inattesa e clamorosa degli eventi a lui favorevole, fa riferimento al fatto che la battaglia si iniziò nella nebbia che parve intralciare la manovra dell'imperatore; nella mattinata tuttavia la nebbia subitaneamente si dissolse sotto i raggi del sole, in coincidenza con l'azione ovunque vittoriosa delle truppe francesi.

Quando il sole fu completamente uscito dalla nebbia, e con accecante splendore sprizzò fra campi e nebbia (come se questo, e non altro, fosse stato aspettato da lui per dare inizio alla battaglia), si sfilò il guanto dalla bella mano, bianco, con esso fece segno ai marescialli, e diede ordine di iniziare la battaglia[122].

Nella letteratura e nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Austerlitz è un momento fondamentale nel romanzo Guerra e Pace di Lev Tolstoj. Inoltre la battaglia è il soggetto del film del 1960 di Abel Gance, intitolato appunto La battaglia di Austerlitz.

Inoltre è argomento della canzone "Il sole di Austerlitz" di Giuni Russo e del brano "Il cielo di Austerlitz" di Roberto Vecchioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Assunse anche questa denominazione in quanto furono presenti contemporaneamente sul campo Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi, lo zar Alessandro I di Russia e l'imperatore d'Austria nonché imperatore del Sacro Romano Impero Francesco II (in realtà non attivamente presente sul campo di battaglia)[123].
  2. ^ I numeri dei soldati francesi coinvolti nella battaglia variano a seconda dei conteggi delle diverse fonti; 65.000, 67.000 o 75.000 sono altre cifre spesso presenti nella letteratura storica. La discrepanza deriva dal fatto che circa 7.000 uomini del generale Davout (III Corpo della Grande Armée) non si trovano ancora in battaglia nel momento in cui questa cominciò. L'inclusione o esclusione di queste truppe è una questione di preferenza (in questa voce, saranno inclusi insieme agli altri 66/67.000 soldati francesi sul campo fin dal principio). David Chandler, ad esempio, non conteggia il III Corpo e indica 67.000 uomini[124].
  3. ^ Anche i numeri delle truppe alleate presenti nella battaglia variano a seconda delle fonti; 73.000, 84.000 o 85.000 sono altre cifre spesso indicate. Andrew Uffindell fornisce una stima di 73.000[125]. David G. Chandler il numero di 85.000[126]. In Napoleon and Austerlitz, Bowden scrive che il numero di 85.000 soldati, tradizionalmente accettato per gli Alleati, riflette la loro forza teorica, e non i numeri reali effettivamente presenti sul campo di battaglia[127].
  4. ^ Napoleone valutava il tempo necessario alla traversata della Manica da parte di un'armata di 150.000 uomini in circa dieci ore. Antoine Henry de Jomini, Life of Napoleon (Kansas City - 1897) pag 311-312, citato da D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. I, pag 416.
  5. ^ Il cui vero nome in realtà era Bosenitz-berg. Il nome Santon (Santone) le fu affibbiato dai veterani della campagna di Egitto per la somiglianza della sagoma del monticello, sovrastato dal campanile di una piccola cappella, con quella dei minareti visti in Palestina[128].
  6. ^ A questo punto, in battaglia Kutuzov avrebbe dovuto comandare solo il IV Corpo dell'esercito alleato, anche se in realtà il comando rimase de facto nelle sue mani, perché lo zar aveva paura di farsene carico direttamente nel caso il piano da lui scelto fosse fallito[34].
  7. ^ Questa tesi è contestata dagli storici moderni sulla base di due considerazioni:
    • la profondità di gran parte di questi stagni non raggiungeva l'altezza d'uomo;
    • i cadaveri ritrovati successivamente furono (relativamente) assai pochi (è stato accertato il ritrovamento di 38 cannoni e 130 carcasse di cavalli nel lago palustre di Satschan), anche se alcune fonti riportano un numero oscillante tra le 200 e le 2000 vittime.
    L'interpretazione che viene data è che il ghiaccio, probabilmente già colpito da palle di cannone nelle fasi precedenti della battaglia, si ruppe sotto il peso stesso degli uomini e dei cannoni e molti soldati fuggitivi riuscirono comunque a uscire dall'acqua e poi si dispersero o entrarono nella conta dei prigionieri. Le cifre delle prime descrizioni della battaglia si basarono sui bollettini dell'armata francese, che su questi numeri non erano molto attendibili, e su alcune descrizioni di militari francesi che videro da lontano l'episodio e che riferirono gli aspetti emotivi piuttosto che quelli reali. In seguito venne sfruttato dalla propaganda antinapoleonica, dimenticando che molti russi furono salvati dagli stessi francesi[129][130][131].

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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  131. ^ (FR) Le « bobard » sordide des étangs de Satschan su http://www.napoleonicsociety.com, International Napoleonic Society. URL consultato il 16 maggio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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