Battaglia di Austerlitz

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Coordinate: 49°07′40″N 16°45′49″E / 49.127778°N 16.763611°E49.127778; 16.763611

Battaglia di Austerlitz
Napoleone alla Battaglia di Austerlitzdipinto dell'artista francese François Gérard
Napoleone alla Battaglia di Austerlitz
dipinto dell'artista francese François Gérard
Data 2 dicembre 1805
Luogo Austerlitz
Esito Vittoria decisiva francese
Fine della Terza coalizione
Discioglimento del Sacro Romano Impero
Pace di Presburgo
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
73.000 uomini[1]
139 cannoni[2]
85.700 uomini[2]
278 cannoni[2]
Perdite
1.305 morti
6.940 feriti
573 prigionieri[3]
15.000 morti e feriti
12.000 prigionieri
180 cannoni persi[3]
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La battaglia di Austerlitz, detta anche battaglia dei tre imperatori[N 1], fu l'ultima e decisiva battaglia svoltasi durante la guerra della terza coalizione, parte delle guerre napoleoniche. Fu combattuta il 2 dicembre 1805 (11 frimaio, anno XIV del CRF) nei pressi della cittadina di Austerlitz (l'attuale comune di Slavkov u Brna nella Repubblica Ceca, nelle vicinanze di Brno) tra la Grande Armée francese composta da circa 73.000 uomini[N 2] comandati dall'imperatore francese Napoleone Bonaparte e un'armata congiunta, formata da russi e austriaci, composta da oltre 85.000 uomini[N 3] e comandata dal generale russo Michail Kutuzov, con la collaborazione del generale austriaco Franz von Weyrother che era stato l'ideatore del piano di battaglia austro-russo[8].

Dopo avere accerchiato e distrutto un intera armata austriaca durante la Campagna di Ulma, le forze francesi occuparono Vienna l'11 novembre 1805[9]. Gli austriaci riuscirono a evitare ulteriori combattimenti fino all'arrivo dei rinforzi russi. Napoleone necessitava di una vittoria decisiva e, per attirare gli avversari sul terreno di battaglia da lui scelto nei pressi di Austerlitz, finse di trovarsi in difficoltà, facendo ripiegare le sue avanguardie. L'imperatore fece anche evacuare la posizione dominante sul Pratzen, un altopiano formato da una serie di colline vicino la cittadina. Egli schierò l'esercito francese al riparo dietro queste colline e indebolì deliberatamente il suo fianco destro, sperando in questo modo di indurre gli Alleati a sferrare l'assalto principale proprio in quel punto.

Con una marcia forzata da Vienna, il maresciallo Louis Nicolas Davout e il suo III Corpo si inserirono nel vuoto lasciato da Napoleone appena in tempo. Nel frattempo, i generali austro-russi, raggruppando la maggior parte delle forze contro la destra francese, sguarnirono pericolosamente sul Pratzen il centro del loro fronte, che subì il violento attacco di sorpresa del IV Corpo del Maresciallo Nicolas Jean-de-Dieu Soult. Dopo il crollo del centro nemico, i francesi poterono sbaragliare entrambi i fianchi dello schieramento nemico e costrinsero gli alleati ad una fuga caotica, catturando migliaia di prigionieri.

Francia e Austria conclusero un armistizio immediato cui seguì poco dopo, il 26 dicembre, la pace di Presburgo. Il trattato poneva l'Austria fuori sia dalla guerra che dalla terza coalizione, rafforzando i precedenti trattati di Campoformio e di Lunéville tra le due potenze. Il trattato confermava la perdita austriaca dei territori in Italia e in Baviera a favore della Francia e in Germania a favore degli alleati tedeschi di Napoleone. Esso imponeva inoltre agli Asburgo sconfitti il pagamento alla Francia di un indennizzo di 40 milioni di franchi ma permetteva alle truppe russe in ritirata un libero passaggio attraverso i territori ostili verso la loro patria. La cruciale vittoria ad Austerlitz permise la creazione della Confederazione del Reno, un'unione di stati tedeschi pensata come una zona cuscinetto tra la Francia e l'Europa centrale. La Confederazione rese il Sacro Romano Impero praticamente obsoleto, quindi quest'ultimo crollò nel 1806, quando Francesco abdicò al trono imperiale, mantenendo Francesco I d'Austria come suo unico titolo ufficiale[10]. Questi risultati, tuttavia, non stabilirono una pace duratura nel continente. Le preoccupazioni dei prussiani circa la crescente influenza francese in Europa centrale scateneranno la guerra della quarta coalizione meno di un anno dopo, nell'estate del 1806.

La battaglia di Austerlitz rappresenta il più grande successo raggiunto da Napoleone nella sua carriera militare e ha assunto una statura quasi mitica nell'epopea napoleonica. Grazie alla precisa esecuzione dell'audace ma ingegnoso piano dell'imperatore, i francesi conseguirono una vittoria schiacciante. Essa è spesso celebrata come il capolavoro di Napoleone per l'abilità tattica e strategica di cui egli diede prova e, per i risultati raggiunti, equiparata per importanza alla battaglia di Canne, il famoso trionfo di Annibale avvenuto circa 2.000 anni prima[11].

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: terza coalizione.
Caricatura sulla Pace di Amiens, James Gillray

La campagna d'Italia del 1800 di Napoleone era culminata con la vittoria francese nella battaglia di Marengo che, sebbene non decisiva ai fini del conflitto della seconda coalizione, aveva obbligato gli austriaci ad abbandonare per la seconda volta l'Italia nell'arco di tre anni e a ritirarsi dietro il Mincio[12]. Il 3 dicembre 1800, il generale Moreau ottenne finalmente una vittoria decisiva sugli austriaci nella battaglia di Hohenlinden; ormai allo stremo, il 9 febbraio 1801 l'Austria si ritirò dal conflitto con la firma del trattato di Lunéville[13]. A questo punto solo la Gran Bretagna (diventata dal 1º gennaio 1801 "Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda") rimaneva in armi contro la Francia ma la situazione tra le due potenze, con la prima che dominava i mari precludendo alla seconda qualsiasi ipotesi di invasione delle isole britanniche senza però disporre di forze di terra sufficienti per insidiare il controllo francese sul continente, era di stallo. Alle due rivali non restò altro che la via dei negoziati; il 25 marzo 1802 venne quindi firmato il trattato di Amiens, che sanciva la conclusione delle ostilità mettendo ufficialmente fine alle guerre rivoluzionarie francesi. Per la prima volta dopo dieci anni tutta l'Europa era in pace.

La pace di compromesso sancita ad Amiens lasciava tuttavia scontenti entrambi i contendenti, che ben presto si rinfacciarono reciprocamente violazioni del trattato: da un lato, Napoleone influenzò pesantemente le elezioni tenutesi nella Repubblica Batava, oltre a farsi eleggere (con un vero e proprio diktat) presidente della Repubblica Italiana[14]; dall'altro lato, il Regno Unito era riluttante a cedere la strategica isola di Malta per restituirla ai suoi precedenti proprietari, i Cavalieri Ospitalieri, e a rinunciare alla maggior parte delle conquiste coloniali che aveva fatto fin dal 1793[15]. La situazione si fece progressivamente insostenibile, anche perché Bonaparte continuava la guerra economica contro la Gran Bretagna, che aveva invece sperato in una ripresa dei suoi commerci, e inoltre intraprese una aggressiva politica di espansione coloniale che non poteva che irritare e preoccupare ulteriormente i britannici[16]. Il 18 maggio 1803 il Regno Unito dichiarò formalmente guerra alla Francia, dando così inizio alle "guerre napoleoniche" vere e proprie[17].

Inizialmente la guerra riprese soprattutto a livello commerciale e navale, ma per la metà del 1804 Napoleone, nel frattempo autoproclamatosi imperatore[18], ammassò un'armata di oltre 150.000 uomini a Boulogne-sur-Mer, denominata Armée d'Angleterre, in vista di un'invasione delle isole britanniche[19][N 4].

Nonostante l'ingresso in guerra contro la Gran Bretagna della Spagna, che apportò un prezioso contributo navale, a causa di difficoltà pratiche, dell'inferiorità delle navi francesi e delle modeste qualità dei comandanti delle squadre, il complicato piano di invasione sarebbe finito in un totale fallimento. Dopo aver subito perdite alla battaglia di Capo Finisterre contro la squadra dell'ammiraglio Robert Calder, l'ammiraglio Charles Villeneuve, comandante della squadra francese di Tolone che avrebbe dovuto garantire il trasporto dell'armata di invasione, si ritirò prima a El Ferrol e quindi il 18 agosto a Cadice, dove venne bloccato dalle squadre degli ammiragli britannici Cornwallis e Calder. A questa data le operazioni navali erano ormai inutili dato che Napoleone decise il 24 agosto 1805 di abbandonare i suoi piani di sbarco in Inghilterra e, di fronte alla sempre più concreta minaccia di un attacco da parte delle potenze continentali, trasferire in massa l'Armée d'Angleterre, ridenominata Grande Armée, da Boulogne sul fronte del Reno e del Danubio[20]. Dopo lunghe negoziazioni e grazie alla mediazione del primo ministro britannico William Pitt infatti, tra la fine del 1804 e il giugno del 1805, Regno Unito, Austria, Russia e Regno di Napoli avevano dato vita alla terza coalizione antifrancese, e avevano iniziato ad ammassare le forze in vista dell'imminente conflitto[21].

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

La Grande Armée[modifica | modifica wikitesto]

Coat of arms of the First French Empire, round shield version.svg

L'esercito francese era stato profondamente riorganizzato durante il periodo di pace[22]: invece di essere divise in più armate indipendenti come ai tempi della rivoluzione, le truppe francesi erano ora riunite in un'unica armata sotto il diretto controllo di Napoleone; unità operative fondamentali erano i corpi d'armata, comandati da un Maresciallo o da un generale superiore, e comprendenti tutte le armi (fanteria, cavalleria ed artiglieria): ciascun corpo d'armata, la cui composizione non era mai fissa ma poteva mutare a seconda delle circostanze richieste, era quindi una sorta di esercito in miniatura, capace di agire autonomamente e di contenere da solo un avversario in attesa dell'arrivo di rinforzi[22]. Un unico corpo (correttamente posizionato in una forte posizione difensiva) avrebbe potuto sopravvivere ad almeno una giornata di combattimenti senza alcun supporto, permettendo alla futura Grande Armée innumerevoli opzioni strategiche e tattiche in ogni campagna. In capo a queste forze, Napoleone creò una riserva di cavalleria di 22.000 unità organizzata in due divisioni di corazzieri, quattro di dragoni a cavallo, una di dragoni appiedati e una di cavalleria leggera, il tutto supportato da 24 pezzi di artiglieria[23].

Inizialmente questa forza, chiamata Armée d'Angleterre, era stata concentrata da Napoleone in sei campi attorno a Boulogne nel nord della Francia. Il neo imperatore voleva utilizzare questa forza per invadere l'Inghilterra, ed era così sicuro del successo dell'impresa che fece coniare in anticipo delle medaglie commemorative per celebrarne la conquista[24]. Anche se alla fine non toccarono mai il suolo inglese, queste forze furono ben addestrate per ogni possibile operazione militare. Inizialmente restarono però a lungo inattive e la noia serpeggiava spesso tra le truppe: Napoleone previde quindi parecchie visite e condusse personalmente sontuose parate per tenere alto il morale dei soldati[25].

Gli uomini a Boulogne formavano il cuore di quella che verrà in seguito chiamata La Grande Armée. Al principio l'armata francese comprendeva circa 200.000 uomini divisi in 7 corpi d'armata con a disposizione ognuno dai 36 ai 40 cannoni[23]. Nel 1805 il numero degli uomini arrivò a 350.000, ben armati e addestrati e guidati da ufficiali capaci[26].

L'Armata Russa[modifica | modifica wikitesto]

Russian coa 1730.png

L'esercito imperiale russo nel 1805 si rifaceva ancora ai modelli dell'Ancien Regime: non esistevano unità permanenti al di sopra del livello regimentale, gli ufficiali erano tutti designati secondo le loro nobili origini senza badare alle loro reali capacità militari e il soldato russo era spesso maltrattato e picchiato per "inculcargli la disciplina", ciononostante la fanteria russa era considerata una delle più agguerrite d'Europa. Gli alti ufficiali erano in gran parte reclutati negli ambienti aristocratici e gli incarichi di comando erano generalmente venduti al miglior offerente, a prescindere dalla sua competenza. Il sistema di rifornimenti dell'armata imperiale russa durante le campagne napoleoniche fu sempre inadeguato anche perché dipendeva dalla popolazione locale e dagli alleati austriaci, che fornivano circa il 70% dei rifornimenti necessari. Questo sistema cagionò ai soldati problemi nel mantenere salute e prontezza al combattimento[27].

L'Armata Austriaca[modifica | modifica wikitesto]

Imperial Coat of Arms of the Empire of Austria (1815).svg

L'arciduca Carlo, fratello dell'imperatore austriaco, iniziò a riformare l'esercito nel 1801 togliendo potere all'Hofkriegsrat, il consiglio di guerra di corte preposto a prendere le decisioni riguardanti le forze armate austriache[28]. Carlo era certamente il miglior comandante austriaco ma non era molto popolare a corte e dopo la dichiarazione di guerra austriaca alla Francia, che egli non condivideva, perse ulteriormente influenza[29]. Karl Mack von Leiberich divenne il nuovo comandante in capo dell'esercito austriaco, istituendo alla vigilia della guerra delle riforme alla fanteria, che prevedevano che ogni reggimento fosse composto di quattro battaglioni formati da quattro compagnie, al posto dei precedenti tre battaglioni composti da sei[30][31]. Il cambiamento non fu però accompagnato da un'adeguata formazione degli ufficiali che si tramutò in seguito in una scarsa organizzazione sul campo di battaglia. La cavalleria, considerata a quel tempo la migliore in Europa, venne divisa in piccole unità assegnate ai vari reparti di fanteria riducendone inevitabilmente l'efficacia di fronte alla controparte francese[30].

L'inizio delle ostilità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Trafalgar e Campagna di Ulma.
La battaglia di Trafalgar

A ottobre l'ammiraglio Villeneuve, sollecitato da Napoleone a attaccare Napoli dove stava per sbarcare un corpo di spedizione anglo-russo, decise di uscire da Cadice con la sua flotta franco-spagnola al completo, ma venne intercettato il 21 ottobre 1805 e completamente sbaragliato al capo Trafalgar dall'ammiraglio Horatio Nelson che nel frattempo aveva assunto il comando delle squadre inglesi. La maggior parte delle navi vennero catturate o affondate e l'ammiraglio stesso fatto prigioniero. La battaglia segnava una svolta decisiva della guerra tra Francia e Gran Bretagna, suggellando il dominio britannico dei mari e annullando per molto tempo ogni velleità da parte di Napoleone di riprendere i piani di sbarco in Inghilterra[32].

Le ostilità di terra vennero aperte dall'Austria: l'8 settembre del 1805, un esercito austriaco sotto il generale Karl Mack von Leiberich passò l'Inn e l'11 invase la Baviera, alleata dei francesi, senza incontrare molta resistenza e attestandosi nei pressi di Ulma in attesa dell'arrivo dei russi del generale Kutuzov in lenta avanzata da est; l'esercito bavarese si ritirò a nord dietro il fiume Meno[33].

La resa del generale Mack a Ulma.

Napoleone reagì rapidamente a questa minaccia. I primi reparti francesi avevano infatti già lasciato Boulogne alla volta della Germania meridionale il 25 agosto. Marciando separatamente ma in maniera strettamente coordinata, sette corpi d'armata francesi piombarono inaspettatamente sulle forze di Mack da nord, aggirarono il loro fianco destro ed accerchiarono l'armata austriaca, obbligandola alla resa il 20 ottobre; in due settimane, senza mai doversi impegnare in battaglie di vaste proporzioni e perdendo solo 2.000 uomini, Napoleone aveva messo in rotta la principale armata austriaca, prendendo tra 49.000 e 60.000 prigionieri[34][35] e aprendo di lì a poco a Gioacchino Murat la strada verso la capitale austriaca Vienna gia dichiarata dagli austriaci "città aperta"[36], dove i francesi si impadronirono inoltre di 100.000 fucili, 500 cannoni, e di tutti i ponti sul Danubio rimasti intatti[37]. I soldati della Grande Armata avevano completato con successo le manovre e le marce forzate pianificate da Napoleone, ma le truppe, prive di sufficienti mezzi e di materiali ed esposte alle intemperie del clima, soffrirono molte privazioni durante questa campagna; anche se in apparenza questa si era svolta con regolarità e senza incertezze, i reparti, sottoposti a grande pressione fisica, in parte si disorganizzarono e il disordine si diffuse nell'esercito[35].

Il generale russo Michail Kutuzov.

Nel frattempo le truppe russe erano arrivate in un forte ritardo e senza avere la possibilità di soccorrere sul campo le armate austriache, per cui furono costrette a ritirarsi a nord-est in attesa di rinforzi e di potersi congiungere con le unità alleate superstiti. Lo zar Alessandro I nominò quindi il generale Mikhail Illarionovich Kutuzov comandante in capo delle truppe russe e austriache. Il 9 settembre 1805, Kutuzov arrivò sul campo di battaglia per raccogliere informazioni e contattò subito Francesco II d'Asburgo e i suoi consiglieri per discutere la pianificazione e le questioni logistiche delle successive operazioni militari. Sotto le pressioni di Kutuzov, gli austriaci acconsentirono a fornire ai russi munizioni e armi in modo tempestivo e sufficiente. Kutuzov evidenziò anche gravi carenze nel piano di difesa austriaca, che definì « molto dogmatico ». Inoltre contestò la pretesa annessione austriaca dei territori passati recentemente sotto il controllo di Napoleone, perché questa annessione avrebbe, secondo lui, reso diffidente verso le forze alleate la popolazione locale. Gli austriaci respinsero comunque molte delle proposte di Kutuzov[38].

Napoleone dal canto suo aveva ora bisogno di una battaglia decisiva: la situazione della Grande Armée rischiava infatti di diventare pericolosa in quanto le forze francesi si stavano progressivamente indebolendo a causa del logoramento della campagna ed inoltre erano ampiamente disperse per coprire tutte le direzioni, allungando eccessivamente le linee di comunicazione e dei rifornimenti. Il maresciallo Augereau, il maresciallo Ney e il generale Marmont erano impegnati ad occupare e controllare il Vorarlberg, il Tirolo e la valle della Drava. Temendo un congiungimento dell'arciduca Carlo e dell'arciduca Giovanni a sud di Vienna, l'imperatore francese, per proteggere la capitale vi aveva lasciato il corpi del maresciallo Davout e del generale Mortier. In Moravia, di fronte alle forze principali nemiche, Napoleone disponeva solo del IV corpo del maresciallo Soult, del V corpo del maresciallo Lannes, della cavalleria del maresciallo Murat e della Guardia imperiale, mentre il I corpo del maresciallo Bernadotte era stato distaccato a nord per sorvegliare la Boemia[39]. Ad aggravare la posizione francese contribuiva il fatto che le intenzioni dei prussiani erano ancora sconosciute e potenzialmente ostili, mentre gli eserciti russi e austriaci erano ormai in procinto di convergere e riunirsi. Bonaparte, infine, non poteva allontanarsi per troppo tempo dalla Francia essendo capo assoluto di tutta la macchina amministrativa dell'impero, quindi si rese conto che per capitalizzare il successo a Ulm senza vanificarlo, avrebbe dovuto costringere rapidamente gli alleati a combattere per sconfiggerli in maniera decisiva[40].

Ritratto del generale Pëtr Ivanovič Bagration
Gioacchino Murat nel 1805

Sul versante russo, anche il comandante in capo Kutuzov realizzò che Napoleone aveva urgenza di dare la battaglia; così invece di aggrapparsi al piano austriaco di difesa da lui definito « suicida », decise di ritirarsi. Ordinò al generale Pëtr Ivanovič Bagration di mettersi al comando di un contingente di 6.000 soldati per contenere e trattenere i francesi a Vienna, e lo incaricò di accettare la proposta di cessate il fuoco di Gioacchino Murat in modo che l'esercito alleato potesse avere più tempo per ritirarsi. In seguito si scoprì che la proposta era falsa ed era stata utilizzata per lanciare un attacco a sorpresa contro Vienna. Tuttavia, Bagration fu in grado con la sua piccola retroguardia di tenere a bada l'assalto francese a Hollabrunn per un tempo sufficiente a negoziare un armistizio con Murat. Questi infatti cessò le ostilità convinto di trovarsi di fronte tutta l'armata russa. Bagration riuscì quindi a fornire a Kutuzov più tempo per ritirarsi. Napoleone si rese presto conto degli errori di Murat e gli ordinò di proseguire rapidamente; in quel momento però l'esercito alleato si era già ritirato a Olmütz sulla riva sinistra del Danubio, facendo saltare dietro di sé i ponti[38][41]. Secondo i piani di Kutuzov, gli Alleati si sarebbero dovuti ritirare ulteriormente oltre la regione dei Carpazi[42], e fino in Galizia dove, affermò il comandante russo, « io seppellirò i francesi »[38].

La trappola di Napoleone[modifica | modifica wikitesto]

L'imperatore Napoleone, comandante in capo della Grande Armata.

L'imperatore, non essendo in grado, per mancanza di forze, di proseguire verso Olmütz, progettò di indurre gli avversari ad attaccarlo subito e utilizzò una trappola psicologica, simulando di essere in difficoltà e di temere una battaglia. Dopo alcuni scontri di avanguardia sfavorevoli ai francesi, Napoleone decise di indietreggiare e di passare sulla difensiva per dare l'impressione agli alleati che il suo esercito fosse in condizioni di estrema debolezza e desideroso di trattare un armistizio per negoziare una pace[43]; circa 53.000 soldati francesi — tra le quali le forze di Soult, Lannes e di Murat — furono incaricati di prendere possesso di Austerlitz e della strada per Olmütz, per attirare l'attenzione del nemico. Le forze Alleate, che contavano circa 89.000 uomini, sembravano essere in numero di gran lunga superiore e sarebbero quindi state tentate di attaccare una armata francese in chiara inferiorità numerica. Tuttavia gli Alleati non erano a conoscenza del fatto che i rinforzi di Bernadotte, Mortier e Davout si trovavano già a distanza utile, e avrebbero potuto essere richiamati a marce forzate, da Iglau e Vienna rispettivamente, portando il numero potenziale delle forze francesi a 75.000 truppe, e riducendo sensibilmente la loro apparente inferiorità numerica iniziale[44].

Ritratto di Alessandro I, (1801).

L'esca di Napoleone non si limitò a questo. Il 25 novembre, il generale Anne Jean Marie René Savary fu inviato al quartier generale alleato a Olmütz per esaminare segretamente la situazione delle forze alleate e consegnare un messaggio dell'imperatore che esprimeva il suo desiderio di evitare una battaglia. Come previsto, questo atteggiamento fu visto come un sicuro segno di debolezza. Quando Francesco I il 27 offrì un armistizio, Napoleone espresse grande entusiasmo nell'accettarlo. Lo stesso giorno, Bonaparte ordinò a Soult di abbandonare sia Austerlitz che l'altopiano del Pratzen e, nel farlo, di creare un'impressione di caos durante il ritiro al fine di indurre il nemico a occuparlo. Il giorno successivo (il 28 novembre), l'imperatore francese richiese un colloquio personale con Alessandro I e ricevette la visita dell'aiutante più impetuoso dello zar, il conte Dolgorukij. L'incontro fu un'altra parte della trappola di Napoleone, che espresse volutamente in questa occasione la sua presunta ansia e le sue esitazioni ai suoi avversari, dando mostra inoltre di incertezze e timori. Dolgorukij riferì queste impressioni allo zar, ribadendo ulteriormente al sovrano i segnali di debolezza che i francesi mostravano[44][45]. La macchinazione ebbe successo. Molti degli ufficiali alleati, tra cui gli aiutanti dello zar e il capo di stato maggiore austriaco Franz von Weirother, considerando con eccessivo ottimismo la situazione favorevole, sostennero fortemente l'idea di attaccare immediatamente i francesi senza attendere ulteriori rinforzi, facendo vacillare la più prudente opinione di Alessandro. Nonostante i perduranti dubbi e le resistenze del generale Kutuzov, il suo piano di ritirarsi fino alla regione dei Carpazi fu respinto, e le forze alleate caddero presto nella trappola di Napoleone[45][46].

Preparazione della battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'ordine di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone con le sue truppe alla vigilia della battaglia. Dipinto di Louis-François Lejeune

Napoleone poteva inizialmente schierare per l'imminente battaglia circa 72.000 uomini e tra 139 e 157 cannoni, anche se circa 7.000 soldati agli ordini di Davout erano ancora molto più a sud, provenienti a marce forzate da Vienna[47]. Il suo capo di stato maggiore era il maresciallo Louis Alexandre Berthier[48]. Il generale di divisione Nicolas-Marie Songis des Courbons comandava l'artiglieria[49]. Gli eserciti imperiali combinati di Russia e Austria erano rispettivamente sotto il comando nominale dello zar Alessandro I e dell'imperatore Francesco II. Tuttavia, il reale comando sul campo era affidato al generale russo Michail Illarionovič Kutuzov. Le forze austriache erano guidati dal tenente generale principe Giovanni I Giuseppe del Liechtenstein[50]. Gli eserciti alleati potevano contare su almeno 85.000 soldati, il settanta per cento dei quali russi, e tra 278 e 318 cannoni[47]. Quindi l'esercito francese rimaneva inferiore di numero[51].

L'esercito francese rimaneva quindi sensibilmente inferiore di numero[51] e questo non rendeva Napoleone del tutto sicuro della vittoria. In una lettera scritta al ministro degli Affari Esteri Charles Maurice de Talleyrand-Périgord, Napoleone gli chiese di non rivelare a nessuno della imminente battaglia, perché non voleva turbare l'imperatrice Giuseppina. Secondo Frederick C. Schneid, la preoccupazione principale dell'imperatore francese era come fare a spiegare a Giuseppina una eventuale sconfitta dell'esercito francese[52].

Il campo di battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Il campo di battaglia di Austerlitz è un grande rettangolo di 12 km per 8. È delimitato a nord dalla strada Olmütz-Brno (Brünn in tedesco) e a ovest dalla strada Vienna-Brno. A sud degli stagni ghiacciati chiudono il campo di battaglia. L'altopiano del Pratzen, al centro, domina tutto il territorio ed è stretto tra la Littawa e il Goldbach, due fiumi formanti una V. La neve ancora poco spessa rende scivolosi i dislivelli. Per due giorni Napoleone studia il campo di battaglia che ha scelto, ai suoi generali dichiara: «Giovanotti, studiate bene questo terreno perché qui combatteremo ed ognuno di voi avrà un ruolo da giocare.»

Il piano e lo schieramento francese[modifica | modifica wikitesto]

Vista la grande superiorità numerica degli Alleati, Napoleone decide di dar battaglia ma finge di ritirarsi abbandonando, il 28 novembre, il Pratzen, di alto valore tattico. Lo stesso giorno sacrifica ai Cosacchi nemici la cavalleria del Generale Treilhard. Dopo una marcia forzata di tre mesi verso est, questa sconfitta e la conseguente ritirata paiono agli occhi dei generali alleati come un'ammissione di debolezza e riconfortano lo zar, che non concede a Kutuzov di ritirarsi ancora verso la Russia. Napoleone inoltre invia presso il comando nemico il suo aiutante di campo Savary a fare proposte di pace. Lo zar rifiuta ma invia il 30 novembre il principe Dolgorukov, arrogante e impertinente, presso Napoleone. Il generale Andrault, un emigré francese messosi al servizio dell'armata imperiale russa scrive a proposito di quest'incontro nelle sue Mémoires: «Il principe, più abituato ai balli di San Pietroburgo che ai bivacchi, si sorprende quando vede uscire Napoleone da un fosso, sporco e malconcio». Dolgorukov detta le condizioni dello zar: abbandono da parte dei francesi della riva sinistra del Reno che Napoleone rifiuta, ma al suo ritorno al campo il principe dichiara: «Napoleone tremava dalla paura. Ho visto l'armata francese alla vigilia della propria sconfitta. La nostra sola avanguardia basterebbe a schiacciarli». Per persuadere tatticamente i suoi avversari Napoleone schiera poche truppe sul suo fianco destro. Così facendo pensa che gli Alleati vedendo quella parte sguarnita indeboliranno la loro posizione dominante, l'altopiano del Pratzen al centro, e cerchino così di tagliar loro la strada della ritirata per Vienna. Al centro, Soult, con i suoi 20.000 uomini, lancerà un contrattacco sul Pratzen cercando di spezzare in due l'armata alleata. Lannes (15.000 fanti) e Murat (8.000 cavalieri) al nord, difenderanno le proprie posizioni. Per rinforzare il proprio lato destro, Napoleone ordina a Davout di lasciare Vienna e di raggiungerlo a tappe forzate. Gli 8.000 soldati di Davout percorreranno i 110 km che li separano dal campo di battaglia in 48 ore (36 ore di marcia). Piazza presso il castello di Sokolnitz la divisione di Legrand e la cavalleria di Margeron, mentre al 3º reggimento di linea di Legrand ordina di tenere il villaggio di Telnitz, il punto più a sud del campo di battaglia, fino all'arrivo di Davout. Infine, la Guardia Imperiale (5.000 granatieri) e il 1º corpo di Bernadotte (12.000 uomini) restano di riserva. L'artiglieria francese era composta da 139 cannoni.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Situazione alle 09:00 del 5 dicembre 1805.

Furono i russi a rompere gli indugi attaccando il fianco destro che Napoleone aveva volontariamente lasciato leggermente sguarnito.

Gli alleati avevano concentrato la gran parte dei loro uomini a fronteggiare l'ala destra napoleonica, ma le loro truppe si ostacolavano a vicenda muovendosi su un terreno che non offriva il necessario spazio di manovra.

Gli alleati avevano attaccato proprio l'ala destra in quanto era sulla strada che portava a Vienna, capitale austriaca e probabile linea di ritirata di Napoleone. Concentrando le proprie truppe su tale posizione, gli alleati avevano tuttavia lasciato in minima parte guarnito il centro del loro schieramento, che Napoleone non esitò ad attaccare pesantemente, assegnando tale compito ad una riserva composta da 17.000 soldati, al comando del maresciallo Soult.

Assalto al Pratzen[modifica | modifica wikitesto]

Alle ore 08.45 Napoleone discusse personalmente con il maresciallo Soult, che aveva convocato al suo quartier generale, i dettagli tattici dell'assalto al Pratzen da cui si attendeva una svolta decisiva della battaglia; appreso dal maresciallo che le sue truppe avrebbero impiegato circa venti minuti per raggiungere la sommità della collina, l'imperatore decise di attendere ancora prima di sferrare l'attacco in modo da lasciare tempo alle colonne nemiche di continuare la loro incauta manovra verso la sua ala destra che sguarniva pericolosamente il loro schieramento centrale. Le truppe francesi del IV corpo d'armata, le divisioni comandate dal generale Vandamme e dal generale Saint Hilaire, erano ora raggruppate nella vallata del Goldbach, tra i villaggi di Puntowitz e Jirschikowotz, nascoste dalla nebbia. Il nemico sembrava ignorare la loro presenza sul fianco delle colonne austro-russe che anche Napoleone dallo Zurlan poteva vedere discendere dal Pratzen e marciare verso Sokolnitz e Teplitz[53].

Il maresciallo Nicolas Soult, comandante del IV corpo della Grande Armata, protagonista dell'assalto al Pratzen.

Alle ore 09.00 Napoleone ritenne giunto il momento di sferrare l'attacco e diede ordine al maresciallo Soult di muovere le sue truppe; mentre il comandante del IV corpo si dirigeva verso il fondo della vallata per prendere il comando, l'imperatore parlò con grande ottimismo ai suoi luogotenenti: il piano era riuscito e il nemico stava per subire una sconfitta decisiva; nello stesso momento la nebbia si dissolse e il sole illuminò le colline e le vallate del campo di battaglia[54]. I soldati francesi delle due divisioni di riserva del IV corpo del maresciallo Soult quindi iniziarono l'avanzata in massa del lieve pendio del Pratzen senza trovare alcuna opposizione; la divisione del generale Vandamme marciava sulla sinistra mentre la divisione del generale Saint Hilaire si fece avanti sulla destra. Le truppe francesi sbucarono in massa dalla foschia residua e colsero completamente di sorpresa il nemico. Il generale Kutuzov e il suo stato maggiore, posizionati vicino al borgo di Krzenowitz, videro comparire improvvisamente le dense colonne francesi, distanti solo poche centinaia di metri e, dopo un momento di panico e confusione, compresero il grave pericolo. Il centro dello schieramento austro-russo era completamente sguarnito e stava per essere occupato dalle truppe francesi del maresciallo Soult avanzate di sorpresa sul Pratzen[55].

Le colonne del IV corpo del maresciallo Nicolas Soult salgono sull'altopiano del Pratzen nel momento decisivo della battaglia.

Le colonne austro-russe del generale Michail Miloradovič e del generale Johann Kollowrat, che stavano discendendo dal Pratzen per raggiungere le altre truppe impegnate nella manovra aggirante, furono quindi subito fermate e venne loro ordinato di tornare indietro per affrontare la improvvisa minaccia; anche lo zar Alessandro era presente e venne informato della inattesa situazione, mentre le truppe russe cercavano di rioccupare il terreno da poco abbandonato. Ben presto la situazione evolse in modo rovinoso per i coalizzati; i soldati del generale Saint Hilaire attaccarono alla baionetta, sbaragliarono le deboli difese presenti e catturarono le batterie dell'artiglieria russa; anche le truppe della colonna del generale Miloradovič ritornate indietro vennero sconfitte e il villaggio di Pratzen venne facilmente conquistato dai reggimenti di linea francesi. Sulla sinistra anche il generale Vandamme avanzò con rapidità, respinse alcuni battaglioni russi e avanzò sul margine settentrionale dell'altipiano[56].

Il maresciallo Soult coordinò accuratamente la manovra delle sue truppe; fece portare avanti alcune batterie di artiglieria che inflissero gravi perdite ai reparti austriaci del generale Kolowrat schierati davanti alle posizioni del generale Saint-Hilaire, mentre i soldati francesi del generale Vandamme completarono il successo con la precisione del fuoco e con una serie di cariche alla baionetta che costrinsero alla fuga i reparti russi; altri cannoni nemici vennero catturati. Alle ore 11.00 la vittoria francese sul Pratzen era completa, il maresciallo Soult aveva eseguito la sua missione, le truppe del IV corpo d'armata occupavano saldamente l'altipiano, e, posizionati nel mezzo delle linee nemiche, avevano frazionato in due parti lo schieramento austro-russo[57].

Con il centro sbaragliato, le due ali della coalizione furono tagliate fuori e, poco dopo, incominciarono a ritirarsi fino a fuggire disordinatamente.

Non appena Napoleone ebbe modo di osservare la fanteria russa ripiegare sugli stagni di Monitz e sul lago palustre di Satschan, ordinò alla propria artiglieria di aprire il fuoco sulle lastre di ghiaccio di cui gli specchi d'acqua erano ricoperti. Numerosi soldati russi e austriaci sarebbero annegati nelle acque ghiacciate del lago.[58]

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Schieramento degli eserciti: in nero Austriaci e Russi, in bianco i Francesi.

Dopo la conta delle perdite il successo francese risultò devastante per il nemico: 9.000 tra morti, feriti e prigionieri francesi contro gli oltre 25.000 dell'armata austro-russa.

A seguito della disfatta i russi si ritirarono dall'Austria e gli austriaci furono costretti a firmare il 26 dicembre il Trattato di Presburgo concedendo molti territori ai francesi.

Tuttora la battaglia di Austerlitz, eretta a paradigma dell'arte tattica, è considerata il capolavoro del genio strategico di Napoleone Bonaparte, che con la sua capacità di manovra e il suo intuito militare, con poche perdite e con un esercito di consistenza numerica inferiore a quello nemico, ottenne notevoli risultati sul piano politico e territoriale.

Nel 1810, il bronzo dei cannoni austriaci e russi catturati fu utilizzato per forgiare la Colonna Vendôme, monumento celebrativo dei trionfi di Napoleone, che in seguito alla Restaurazione, con l'alternarsi dei diversi governi, subì diverse modifiche. Nel 1871, durante il breve periodo della Comune di Parigi, fu demolita come simbolo di militarismo e imperialismo, per poi essere ricostruita nel 1873 dopo la fine della Comune.

Il "sole di Austerlitz"[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione "il sole di Austerlitz", pronunciata varie volte in seguito da Napoleone a significare una svolta inattesa e clamorosa degli eventi a lui favorevole, fa riferimento al fatto che la battaglia si iniziò nella nebbia che parve intralciare la manovra dell'imperatore; nella mattinata tuttavia la nebbia subitaneamente si dissolse sotto i raggi del sole, in coincidenza con l'azione ovunque vittoriosa delle truppe francesi.

Quando il sole fu completamente uscito dalla nebbia, e con accecante splendore sprizzò fra campi e nebbia (come se questo, e non altro, fosse stato aspettato da lui per dare inizio alla battaglia), si sfilò il guanto dalla bella mano, bianco, con esso fece segno ai marescialli, e diede ordine di iniziare la battaglia.[59]

Nella letteratura e nel cinema[modifica | modifica wikitesto]

La battaglia di Austerlitz è un momento fondamentale nel romanzo Guerra e Pace di Lev Tolstoj. Inoltre la battaglia è il soggetto del film del 1960 di Abel Gance, intitolato appunto La battaglia di Austerlitz.

Inoltre è argomento della canzone Il sole di Austeriltz di Giuni Russo e del brano Il cielo di Austerlitz di Roberto Vecchioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Assunse anche questa denominazione in quanto furono presenti contemporaneamente sul campo Napoleone Bonaparte, imperatore dei francesi, lo zar Alessandro I di Russia e l'imperatore d'Austria nonché imperatore del Sacro Romano Impero Francesco II.
  2. ^ I numeri dei soldati francesi coinvolti nella battaglia variano a seconda dei conteggi delle diverse fonti; 65.000, 67.000 o 75.000 sono altre cifre spesso presenti nella letteratura storica. La discrepanza deriva dal fatto che circa 7.000 uomini del generale Davout (III Corpo della Grande Armée) non si trovano ancora in battaglia nel momento in cui questa cominciò. L'inclusione o esclusione di queste truppe è una questione di preferenza (in questa voce, saranno inclusi insieme agli altri 66/67.000 soldati francesi sul campo fin dal principio). David Chandler, ad esempio, non conteggia il III Corpo e indica 67.000 uomini[4].
  3. ^ Anche i mumeri delle truppe alleate presenti nella battaglia variano a seconda delle fonti; 73.000, 84.000 o 85.000 sono altre cifre spesso indicate. Andrew Uffindell fornisce una stima di 73.000[5]. David G. Chandler il numero di 85.000[6]. In Napoleon and Austerlitz, Bowden scrive che il numero di 85.000 soldati, tradizionalmente accettato per gli Alleati, riflette la loro forza teorica, e non i numeri reali effettivamente presenti sul campo di battaglia[7].
  4. ^ Napoleone valutava il tempo necessario alla traversata della Manica da parte di un'armata di 150.000 uomini in circa dieci ore. Antoine Henry de Jomini, Life of Napoleon (Kansas City - 1897) pag 311-312, citato da D. Chandler, Le campagne di Napoleone, vol. I, pag 416.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Russo, p. 109.
  2. ^ a b c Chandler Ita, p. 519.
  3. ^ a b Chandler Ita, p. 537.
  4. ^ Chandler Eng, p. 416
  5. ^ Uffindell, p. 25.
  6. ^ Chandler Eng, p. 417.
  7. ^ (EN) Scotty Bowden, Napoleon and Austerlitz: An Unprecedentedly Detailed Combat Study of Napoleon's Epic Ulm-Austerlitz Campaigns of 1805, Emperor's Press, 1997, pp. 479-481, ISBN 978-0-96266-557-8.
  8. ^ Chandler Eng, p. 416-417.
  9. ^ Giuseppe A. Barbazeni, La battaglia della Moscova, Giuseppe A. Barbazeni, 2012, p. 35, ISBN 978-8-86755-182-8.
  10. ^ (EN) Emil Reich, Abidcation of Francis the Second in Select Documents Illustrating Mediæval and Modern History, Londra, P.S. King & Son, 1905, OCLC 4426595.
  11. ^ (EN) Adrian Gilbert, The Encyclopedia of Warfare: From Earliest Time to the Present Day, Taylor & Francis, 2000, p. 133, ISBN 978-1-57958-216-6. URL consultato il 18 aprile 2015.
  12. ^ Lefebvre, pp. 104-106.
  13. ^ Philip Haythornthwaite, Le campagne di Napoleone in Italia, Osprey Publishing, 1998, ISBN 84-8372-012-4.
  14. ^ Indro Montanelli, Storia d'Italia, 4 1789 - 1831, RCS Libri S.p.A., 2006, pp. 106-111..
  15. ^ Chandler Eng, p. 304.
  16. ^ Lefebvre, pp. 170-175
  17. ^ Guido Gerosa, Napoleone, Mondadori, 1995, p. 292, ISBN 88-04-41829-X.
  18. ^ NapoleoneAAVV, p. 36.; Antonio Spoto, Napoleone Bonaparte - 1ª parte su pdsm.altervista.org. URL consultato il 25 ottobre 2010.
  19. ^ Antonio Spoto, Napoleone Bonaparte - 2ª parte su pdsm.altervista.org. URL consultato il 26 ottobre 2010.; Lefebvre, pp. 192-195.
  20. ^ Lefebvre, pp. 196-197.
  21. ^ Chandler1990, pp. 6-8.
  22. ^ a b Chandler1990, pp. 25-27.
  23. ^ a b Chandler Eng, p. 332.
  24. ^ Medal commemorating the planned invasion of England su http://collections.rmg.co.uk/collections/. URL consultato il 21 aprile 2015.; Medal commemorating the invasion of England, 1804 su http://collections.rmg.co.uk/collections/. URL consultato il 21 aprile 2015.; (EN) Craig M. White, The Great German Nation: Origins and Destiny, AuthorHouse, 2007, p. 146, ISBN 978-1-43432-549-5.
  25. ^ Chandler Eng, p. 323.
  26. ^ Chandler Eng, p. 333.
  27. ^ Fremont&Fisher, p. 33.; Umberto Cerroni, Le origini del socialismo in Russia, vol. 88, Riuniti, 1965, p. 29.; Lev Tolstòj, Guerra e Pace, a cura di Igor Sibaldi, Edizioni Mondadori, 2015, ISBN 978-8-85206-117-2.
  28. ^ Fremont&Fisher, p. 31.
  29. ^ Uffindell, p. 155.
  30. ^ a b Fremont&Fisher, p. 32.
  31. ^ (EN) Karl Stutterheim, A Detailed Account of The Battle of Austerlitz, a cura di John Pine-Coffin, Londra, Thomas Goddard, 1807, p. 46.
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  33. ^ Lefebvre, p. 242.; Cesare Balbo, Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, a cura di Fausto Nicolini, vol. 2, Bari, GIUS. LATERZA & FIGLI, 1914.
  34. ^ Chandler1990, pp. 15-16.
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  37. ^ Chandler Eng, p. 407.
  38. ^ a b c Quốc, pp. 154-160.
  39. ^ Lefebvre, pp. 243-244.
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  44. ^ a b Chandler Eng, p. 410.
  45. ^ a b Chandler Eng, p. 411.
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  47. ^ a b Uffindell, p. 19.
  48. ^ Berthier, Louis-Alexandre, 1753-1815 su http://findingaids.princeton.edu/, Princeton University. URL consultato il 26 aprile 2015.
  49. ^ (EN) Robert Goetz, 1805, Austerlitz: Napoleon and the Destruction of the Third Coalition, Greenhill Books, 2005, p. 336, ISBN 978-1-85367-644-4.
  50. ^ (EN) Stephen Millar, Russian-Austrian Order-of-Battle at Austerlitz: 2 December 1805 su http://www.napoleon-series.org/. URL consultato il 26 aprile 2015.
  51. ^ a b (EN) David Nicholls, Napoleon: a biographical companion, ABC-CLIO, 1999, pp. 9-10, ISBN 978-0-87436-957-1.
  52. ^ Frederick C. Schneid, Napoleon's conquest of Europe: the War of the Third Coalition, Greenwood Publishing Group, 2005, p. 137, ISBN 978-0-27598-096-2.
  53. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, pp. 56-57.
  54. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, pp. 57-58.
  55. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, p. 58.
  56. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, pp. 58-59.
  57. ^ D.Chandler, Austerlitz 1805, p. 59.
  58. ^ Questa tesi è contestata dagli storici moderni sulla base di due considerazioni:
    • la profondità di gran parte di questi stagni non raggiungeva l'altezza d'uomo;
    • i cadaveri ritrovati successivamente furono (relativamente) assai pochi (è stato accertato il ritrovamento di 38 cannoni e 130 carcasse di cavalli nel lago palustre di Satschan).
    L'interpretazione che viene data è che molti soldati fuggitivi siano riusciti ad uscire dall'acqua e si siano poi dispersi. Le cifre delle prime descrizioni della battaglia si basarono sui bollettini dell'armata francese, che su questi numeri non erano molto attendibili, e su alcune descrizioni di militari francesi che videro da lontano l'episodio e che riferirono gli aspetti emotivi piuttosto che quelli reali.
  59. ^ Guerra e Pace, Lev. N. Tolstoj, pag. 351 Ed. Bur

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]