Balon

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Via vai al Balon
« Le strade sono piene di coperte dai colori sbiaditi, riposte a terra quasi con affetto, per ospitare ogni sorta di cianfrusaglie: scarpe spaiate, un orologio senza lancette, la copertina di un libro senza pagine, gambe di tavolo marcite dalla pioggia, una padella senza manico. Gli oggetti sono ordinati con cura, la disposizione è pensata, ragionata nei particolari. La varietà e la stranezza degli oggetti è meravigliosa. »
(Fiorenzo Oliva, da Il mondo in una piazza. Diario di un anno tra 55 etnie (Stampa Alternativa, 2009))
« È una confusione di cose e d’avanzi di cose da far impazzire il disgraziato che ne dovesse far l’inventario. »
(Edmondo De Amicis, da Speranze e glorie. Le tre capitali (1911))

Il Balon (piemontese; pronuncia [ba'lʊŋ]) è il mercato delle pulci di Torino, nato verso la fine del '700 anche se posizionato in altra zona. L'attuale sistemazione risale al 1856 quando una delibera dell'allora consiglio comunale spostò il mercato dei ferrivecchi dalla sua precedente collocazione nei pressi delle Porte Palatine.

Si svolge ogni sabato nella storica Borgata del Pallone, sita in zona di Porta Palazzo, tra lo storico mercato alimentare di Porta Palazzo, uno dei più grandi mercati all'aperto d'Europa, e il fiume Dora Riparia.

La Borgata del Pallone prende il nome da un'abitudine particolare degli operai che nelle ore di pausa andavano a scommettere i loro pochi guadagni nello sferisterio di cui oggi resta come traccia un solo muro superstite con sopra scritto "Giuoco Bocce".
Il nome nasce proprio dal detto degli operai "Andoma a giughé al balon", (cioè: "andiamo a scommettere sulla partita di pallone elastico"), dal quale deriva il nome di Borgata del Pallone, e in piemontese è rimasto il nome di Balon.

C'è da ricordare la zona che era il polo produttivo all'esterno della cinta muraria di Torino. Vi passava il Canale dei Mulini (Canale dei Molass), canale artificiale che dava, con la forza dell'acqua, l'energia alle varie industrie; tra queste si ricordano quelle di pelletteria e conceria site lungo il canale.

A quell'epoca la vita era regolata dal trasporto a mezzo di cavalli, perciò anche lo sviluppo del Balon con le sue strade si è sviluppata in funzione di questo tipo di trasporto, nel mezzo troviamo strade larghe per il trasporto delle merci su grossi carri ed è funzionale il sorgere nella vicinanza della stazione ferroviaria Torino-Ceres. Lungo le vie del Borgo, oggi denominato Borgo Dora, dal nome della strada larga nel centro (Via Borgo Dora) vi erano gli stallaggi per i cavalli, ancora oggi si vedono tracce di questi che si sono trasformati però in taverne e piole.

Nelle ultime ristrutturazioni cittadine il vecchio Canale dei Mulini e stato portato a nuovi splendori: da atti comunali la via viene dedicata agli Operatori dell'Ingegno Manuale e Creativo, e tutti i sabato mattina e pomeriggio si possono trovare i banchetti di prodotti creativi realizzati anche sul posto. Dato che ufficialmente la via non è ancora inserita nel piano stradale della città, non ha ancora ufficialmente un nome (non è ancora apposta la targa con il nome reale della via), gli operatori dell'Ingegno Manuale e Creativo che vi operano hanno realizzato un bando popolare per attribuirgli un nome dal quale è nato l'uso di Via Vai, nome però non ufficializzato con atti comunali.

Il Balon, affollando tutto il Borgo Dora e fondendosi al mercato alimentare di Porta Palazzo, dà vita ogni sabato alla più estesa aree mercatale all'aperto di tutta l'Europa.

Dagli anni '80 nasce, nella seconda domenica di ogni mese il Gran Balon, mercato dell'antiquariato. Da allora l'avvenimento si ripete puntualmente, sospendendo le attività solamente nel mese di agosto.

Da ricordare la Festa dël Balon che si teneva il 5 agosto ed è legata alla festività della Madonna della Neve. Si sta cercando di ridare vita a questa festa tradizionale che appartiene a Borgo Dora e ne potrà diventare una buona rappresentazione.

Indice

[modifica] Ortografia

Secondo le norme del piemontese moderno la grafia corretta è balon, pronunciato come indicato nell'intestazione. Un tempo, prima della normalizzazione ortografica della Companìa dij Brandé (ora comunemente accettata da pressoché tutti gli autori), si usava la grafia balôn. Tale vecchia grafia conteneva la ô, che indicava un suono di O molto chiusa e tendente verso U, suono che oggi viene reso con la semplice O senza accenti.[1]

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Camillo Brero, "Grammatica della lingua piemontese", Torino, 1967.

[modifica] Collegamenti esterni

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