Aviazione Legionaria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Aviazione Legionaria
Descrizione generale
Attiva 1936 - 1939
Nazione bandiera Regno d'Italia (non ufficiale)
Servizio Aeronautico
Battaglie/guerre guerra civile spagnola
Simboli
Coccarda Nationalist air force black roundel.svg
secondo tipo di coccarda Spanish Civil War nationalist roundel.svg

[senza fonte]

Voci di unità militari presenti su Wikipedia

L'Aviazione Legionaria, citata anche come Aviación Legionaria nella letteratura in lingua spagnola, era un corpo di spedizione della Regia Aeronautica che venne creato nel 1936 per fornire supporto logistico e tattico alle truppe franchiste durante la guerra civile spagnola.

Indice

[modifica] La nascita

Allo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio 1936, il generale Francisco Franco aveva sotto il suo comando circa 30 000 soldati marocchini e nazionali ed alcune unità di artiglieria, delle quali la maggioranza si trovava nel territorio africano e nelle isole Baleari.

Il grande problema di Franco era il trasbordo delle truppe dal territorio marocchino al territorio nazionale. Così, il 24 luglio, Franco si rivolse al console italiano a Tangeri e poi direttamente all'addetto militare presso il consolato, il maggiore Luccardi, affinché convincessero Mussolini ad inviare dodici aerei da trasporto, dodici ricognitori, dieci caccia, 3000 bombe per aerei, quaranta mitragliatrici antiaeree ed almeno cinque navi da trasporto.

In un primo momento Mussolini, pur simpatizzando per Franco, rifiutò, ma il 25 luglio, sotto le spinte del genero Galeazzo Ciano (che aveva parlato con due rappresentanti monarchici spagnoli circa l'invio di circa trenta caccia ed equipaggiamenti da parte del governo francese, che sarebbero arrivati il 2 agosto) cambiò idea, e il 27 luglio diede l'ordine al sottosegretario della Regia Aeronautica, generale Giuseppe Valle, di inviare dodici bombardieri trimotori Savoia-Marchetti S.M.81 con relativi equipaggi e specialisti. Questa sarà la prima unità della futura Aviazione Legionaria.

[modifica] Gli inizi

La prima unità della futura Aviazione Legionaria partì da Cagliari-Elmas all'alba del 30 luglio 1936. All'aeroporto sardo erano giunti tre ufficiali della Scuola di Navigazione di Altura di Orbetello, il gerarca Ettore Muti e il tenente-colonnello Ruggero Bonomi.

Gli equipaggi e gli specialisti provenivano dal , dal 10° e dal 13º Stormo, tutti volontari, ed erano forniti di abiti civili e documenti falsi. Agli apparecchi erano state cancellate tutte le insegne nazionali ed i distintivi di reparto per non creare incidenti diplomatici con i governi europei filo-repubblicani. Gli stessi aerei erano stati venduti con un finto atto al giornalista spagnolo Luis Bolin.

Il viaggio, molto duro, durò circa sei ore e mezzo. Non tutti gli aerei, però, toccarono terra in Marocco: il velivolo al comando del tenente Angelini cadde nel Mediterraneo, quello del tenente Mattalia si schiantò al suolo preso Saida (località marocchina sotto controllo francese) mentre un terzo aereo, ai comandi del tenente Lo Forte, compiuto un atterraggio di emergenza presso Berkane (altra località marocchina sotto controllo francese), fu sequestrato dalle autorità locali.

I nove aerei superstiti, atterrati in terra marocchina, furono poi dotati di insegne nazionaliste e trasferiti all'aeroporto di Tetuan, da dove, nei giorni seguenti, contribuirono al trasporto (con missioni di scorta ai piroscafi Araujo, Ciudad de Alicante e Ciudad de Ceuta) di 4000 soldati, 4 batterie d'artiglieria, 2 milioni di cartucce e 12 tonnellate di altre munizioni. Mussolini, incoraggiato dal successo di questa prima operazione, iniziò ad inviare sempre più costantemente mezzi, personale e munizioni.

[modifica] Uomini e mezzi impiegati

Il 14 agosto giunsero a Melilla (Marocco), nelle stive di navi da trasporto, 12 dei 405 biplani da caccia Fiat C.R.32. Alla fine di agosto, con l'invio di altri aerei dello stesso tipo, venne formata a Caceres la famosa squadriglia "Cucaracha".

Dopo questi primi invii ne seguirono altri sempre più numerosi: nel marzo del 1939 vennero inviati undici dei nuovi caccia monoplani Fiat G.50 (dislocati presso la base di Ascalona), che però non presero parte ai combattimenti.

Furono inviati anche diversi bombardieri: 55 trimotori S.M.81 "Pipistrello", 99 dei famosi e ottimi trimotori Savoia-Marchetti S.M.79 "Sparviero" e 16 Fiat B.R.20 "Cicogna". Le unità furono inquadrate nei ranghi nel 21º Stormo da Bombardamento Pesante e nella 251a e 252a Squadriglia Pipistrelli delle Baleari. Le "Cicogne" andarono a co la 230a Squadriglia da bombardamento veloce nell'estate del 1937, che poi diverrà la 231a nel 1938.

25 biplani monomotori IMAM Ro.41, qualche Breda Ba.28 e qualche Fiat C.R.20B furono inviati e utilizzati come addestratori.

Nell'aprile del 1937 furono inoltre inviati per assistere le unità navali nove idrovolanti monomotori CANT Z.501, a cui si aggiunsero, nel luglio 1938, quattro idrovolanti trimotori pesanti CANT Z.506.

Alla fine del conflitto le unità inviate furono 721 così suddivise:

Un Savoia-Marchetti S.M.81 scortato da caccia Fiat C.R.32 durante la guerra civile spagnola
Caccia
Fiat G.50 12
Fiat C.R.32 405
IMAM Ro.41 25
Bombardieri
Savoia-Marchetti S.M.81 65
Savoia-Marchetti S.M.79 99
Fiat B.R.20 16
Breda Ba.65 (aereo da assalto) 18
Addestratori/Ricognitori
IMAM Ro.37bis 36
Caproni Ca.310 16
Caproni A.P.1 10
Breda Ba.28 6
Idrovolanti
CANT Z.501 9
CANT Z.506 4
Totale 721

Di questi, alla fine della guerra ne rimasero 276, che poi furono ceduti tutti alla neonata aviazione spagnola.

L'Italia, oltre agli aerei, fornì numerosi uomini ben addestrati con oltre 6000 effettivi (5699 militari e 312 civili). Questi uomini andarono a sostituire gli effettivi spagnoli che caddero in combattimento e, oltre che appoggiare le forze terrestri, le unità legionarie colpirono più volte città e porti spagnoli, quali Barcellona, Madrid, Alicante, Valencia, Almeria e molte altre. Queste operazioni ostacolarono notevolmente i rifornimenti delle unità repubblicane.

[modifica] Risultati

Alla fine del conflitto, le unità legionarie totalizzarono 135.265 ore di volo, con all'attivo 5.318 operazioni e 11.524 tonnellate di bombe, distruggendo 943 unità aeree nemiche e 224 unità navali. Nelle operazioni morirono 171 italiani, ci furono 192 feriti e vennero persi 74 caccia, 8 bombardieri, due assaltatori e due ricognitori abbattuti o distrutti. Gli equipaggi italiani parteciparono anche a numerose missioni di bombardamento strategico (soprattutto contro Barcellona, la Catalogna e la zona di Valencia), incluse alcune di carattere terroristico secondo la dottrina dhouettiana del tempo, che non ottennero però alcun risultato eccetto qualche perdita tra i civili e un aumento degli sfollati.

Il 12 maggio del 1939 gli ultimi equipaggi si imbarcavano per tornare in Italia sulla motonave Duilio a Cadice.

Il rapporto tra risultati ottenuti e uomini e mezzi persi è senz'altro positivo, ma questo indusse i vertici della Regia Aeronautica a pensare che i mezzi impiegati fossero validi, quando in realtà l'epoca dei biplani e dei trimotori era al tramonto, divenne evidente la necessità di montare la radio su tutti e velivoli e il puntamento per lo sgancio delle bombe non poteva più essere fatto a vista ma con strumenti appositi[1]. Questi errori di valutazione si rivelarono decisivi quando l'Italia entrò in guerra nel 1940.

[modifica] Distintivi ottici di riconoscimento

Il simbolismo di riconoscimento applicato alla flotta aerea era basato sulle coccarde posizionate sulle superfici superiore ed inferiore delle ali e da un distintivo di coda posizionato sul timone. Il primo era costituito da un cerchio completamente nero, personalizzato in seguito con simboli bianchi che andavano da una semplice croce a disegni che facevano riferimento ai comandanti delle squadriglie della Legione Condor e dell'Aviación Nacional. Il distintivo di coda riproduceva una semplice croce nera in campo bianco, rimasta anche nell'adozione dei definitivi colori del successivo Ejército del Aire.

[modifica] Assi dell'Aviazione Legionaria Italiana

Nome Centri
Mario Bonzano 15
Adriano Mantelli 12
Corrado Ricci 10
Guido Nobili 10
Carlo Romagnoli 9
Giuseppe Cenni 6
Granco Lucchini 5
Enrico degli Incenti 5

[modifica] Note

  1. ^ Da "I Disperati - La tragedia dell'Aeronautica Italiana nella seconda guerra mondiale" di Gianni Rocca ISBN 88-04-44940-3

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Altre lingue