Auditorium di Mecenate

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

Coordinate: 41°53′38.28″N 12°30′4.92″E / 41.8939667°N 12.5013667°E / 41.8939667; 12.5013667

Auditorium di Mecenate
Sala delle nicchie nell'Auditorium di Mecenate
Sala delle nicchie nell'Auditorium di Mecenate
Geografia politica
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Lazio
Provincia stemma Roma
Comune Roma
Dimensioni
Larghezza 10,60 m
Pericolo non in pericolo
Amministrazione
Ente Sovraintendenza ai Beni culturali di Roma
Responsabile Umberto Broccoli
sito web
Particolare dell'abside con tracce di pitture di giardino
Disegno ricostruttivo dell'Auditorium di Mecenate
Disegno ottocentesco degli affreschi perduti
Resti delle Mura serviane inglobati all'interno dell'Auditorium in Largo Leopardi

Il cosiddetto Auditorium di Mecenate (in realtà un ninfeo, più che un auditorium) è un'architettura antica di Roma situato in largo Leopardi nel rione Esquilino. Oggi è un sito gestito dal Comune di Roma e visitabile su prenotazione.

Indice

[modifica] Storia

L'edificio, che faceva parte degli horti Maecenatis, fu scavato nel 1874. Si tratta di una grande aula rettangolare seminterrata (24,10 x 10,60 m), con abside su uno dei lati minori e risale alla creazione della villa, verso il 30 a.C.

Tramite un passo di Orazio si è identificato il luogo con la villa di Mecenate sull'Esquilino, che sorse sul colmo della zona di una necropoli e sul livellamento dell'antichissimo agger. Sul lato di via Leopardi l'edificio si sovrappose alle Mura serviane, facendone distruggere un tratto.

Dopo la morte di Mecenate (8 a.C.) la villa fu annessa alle proprietà imperiali e poi concessa a Tiberio dopo il rientro dal suo esilio di Rodi. Egli intraprese alcune ristrutturazioni; a questa fase risalgono le pitture di giardino del ninfeo di terzo stile, da mettere in relazione con gli affreschi del ninfeo sotterraneo della villa di Livia (fine del I secolo a.C.).

[modifica] Descrizione

La parte anteriore della sala è più ampia della posteriore in cui, infatti, sono state ricavate sei nicchie per lato, più altre cinque nicchie che si trovano sull'abside, al di sopra dell'alta gradinata di sette gradini circolari, originariamente coperti di marmo cipollino, come a formare una sorta di piccola cavea teatrale. Vi si accede (in antico come oggi) attraverso una gradinata in discesa. Dal più alto gradino della cavea uscivano i flussi di alcuni tubi (poi otturati), che riversavano abbondante acqua nella sala: da questo particolare si è identificato l'edificio come un ninfeo, con i gradini forse decorati da vasi di fiori attorno ai quali scorreva scenograficamente dell'acqua. L'insieme era poi abbellito da pitture di giardino nelle nicchie, che dava l'idea di un magnifico parco sotterraneo.

L'ambiente non era isolato, anzi era collegato a un sistema di stanze e corridoi, sui quali il ninfeo emergeva in parte. La datazione rispetto alla tecnica muraria (opus reticolatum di modulo piuttosto piccolo) conferma un periodo tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'Impero. Coevo alla prima fase originaria è anche un mosaico pavimentale qui rinvenuto, con tessere bianche finissime dipinte a fasce rosse con encausto. Sopra di esso venne poi steso un pavimento marmoreo e una terza fase è forse il muro di mattoni appoggiato alla parte bassa della cavea.

[modifica] Le pitture

Le pitture, oggi conservate solo in maniera molto frammentaria, sono purtroppo deducibili soltanto grazie a disegni ricostruttivi pubblicati dopo lo scavo del 1874 dato che non esiste documentazione fotografica dell'epoca del ritrovamento. La decorazione è tipica del terzo stile. Ciascuna nicchia era decorata secondo uno schema con un albero al centro, posto oltre una balaustra marmorea con una rientranza centrale dove si trova una fontana o un vaso. Gli alberi di contorno, mossi dal vento, sono popolati da un vasto numero di uccelli in volo e posati. La presenza delle nicchie reali obbligò gli artisti a inventare un modo di occupare gli spessori superiori, che furono decorati con un'artificiosa pioggia di fiori. Le nicchie si configurarono quindi come elementi indipendenti rispetto all'architettura della stanza, quali "bow window" a vetri affacciate su un giardino, in corrispondenza delle quali si disponevano, come d'incanto, vedute studiate di verzure ed elementi decorativi. Anche qui, come negli esempi precedenti, mancano notazioni atmosferiche e allusioni a uno spazio "infinito" oltre gli elementi percettibili.

[modifica] Bibliografia

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.
  • Salvatore Settis, Le pareti ingannevoli. La villa di Livia e la pittura di giardino, Verona, Electa, 2006.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Altre lingue