Arconovaldo Bonacorsi

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Arconovaldo Bonacorsi

Arconovaldo Bonacorsi spesso riportato come Bonaccorsi (Bologna, 1898Roma, 2 luglio 1962) è stato un militare, avvocato e politico italiano, interventista, noto durante la guerra civile spagnola per aver sottratto l'isola di Maiorca al controllo repubblicano e per il duro regime instauratovi, sotto al quale furono attuate fucilazioni di massa che costarono la vita a centinaia di persone.[1][2][3] Nel 1949 fondò l'"Associazione Nazionale Combattenti Italiani di Spagna" (ANCIS), di cui divenne presidente.

Indice

[modifica] I primi anni

Quindicenne si iscrisse al Partito Repubblicano Italiano[4], divenendo acceso interventista, per poi aderire ai Fasci di Azione Rivoluzionaria. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò come alpino volontario nel battaglione Valle Stura.

Fu in seguito preso prigioniero a Monte Cavallo sulle Dolomiti e internato in Germania il 28 ottobre 1917[5].

[modifica] Gli anni dello squadrismo

Nel dicembre del 1918 fu rimpatriato in Italia e riprese il servizio militare a Milano, in un reparto dell'esercito utilizzato per la gestione dell'ordine pubblico, con il quale partecipò agli scontri di piazza contro i socialisti durante il biennio rosso e, soprattutto, nell'aprile del 1919.

Nello stesso anno, sebbene ancora nell'esercito (e quindi soggetto a divieto di attivismo politico), aderì ai nascenti Fasci Italiani di Combattimento. Entrò nel servizio d'ordine del movimento, presso la sede del Popolo d'Italia, poi tornato a Bologna creò una propria squadra d'azione denominata "Me ne frego" con la quale partecipò a numerosi scontri.

Il 13 novembre 1919 fu arrestato per la partecipazione agli incidenti di Monza e di Lodi, trascorse quindi un periodo in carcere insieme a fascisti ed Arditi[6]; durante la detenzione compose numerosi stornelli per passare il tempo con i compagni[7].

Dopo il rilascio nell'agosto 1920 fu congedato dall'esercito e, nei mesi successivi, arrestato altre due volte a seguito di scontri con i socialisti: la prima per episodi avvenuti a Forlì, l'altra per fatti avvenuti a Santa Giustina di Rimini il 21 maggio 1921, in occasione dei funerali del fascista Giuseppe Platania ucciso da un anarchico[8]. Fu condotto altre volte in questura per simili motivi. Durante questi numerosi scontri riportò diverse ferite, la più grave delle quali una lesione permanente alla bocca.

In questo periodo fu nominato segretario del Fascio di Bologna, carica che ricoprì dal 1921 all'inizio dell'anno successivo.

Nell'agosto 1922 partecipò all'occupazione di Ravenna, nel corso della quale fu ferito gravamente in azione[9], e di Ancona, nonché ai Fatti di Parma.

Partecipò alla Marcia su Roma a capo delle squadre d'azione bolognesi, che giunsero fino a Monterotondo[10].

[modifica] Gli anni del regime

Il 9 novembre 1925, dopo l'attentato Zaniboni al Duce, inviò a Mussolini un telegramma:

« Criminalità avversari fascismo et traditori patria impone esemplare punizione colpevoli. Offromi come boia per decapitare arrestati »
(Arconovaldo Bonacorsi[10])

Il 31 ottobre 1926 era di scorta a Mussolini nella sua visita a Bologna, quando questi subì l'attentato ad opera di Anteo Zamboni, poi linciato dalla folla. Secondo alcuni Bonacorsi prese parte al linciaggio ma fu in seguito prosciolto da ogni accusa da un tribunale formato nel dopoguerra.

Laureatosi in giurisprudenza il 9 luglio 1928, aprì uno studio legale a Bologna. Il 10 aprile 1929, pur avendo ottenuto appuntamento per un incontro col Duce, non fu da questi ricevuto. Da quel momento si dedicò esclusivamente all'attività forense limitando l'attività politica alla assidua frequentazione della locale sede del PNF. Ogni tanto, da solo, frequentò il bar "Cucciolo" dove erano soliti riunirsi gli oppositori al regime provocando gli avventori agitando il suo frustino da cavallerizzo[11]. In seguito, entrato in rotta di collisione con il PNF per la sua amicizia con Leandro Arpinati, il 26 luglio 1932 fu arrestato insieme ad altri, ed espulso sia dal partito sia dal sindacato forense[5].

[modifica] La guerra di Spagna

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Battaglia di Maiorca.

[modifica] Gli scontri tra nazionalisti e repubblicani

All'inizio della guerra civile spagnola i militari nazionalisti di stanza sulle isole Baleari e i falangisti, assunsero facilmente il comando tranne che nell'isola di Minorca che rimase saldamente nelle mani repubblicane. Il 20 luglio, Palma di Maiorca iniziò a subire numerosi bombardamenti aerei.[12]. Il 2 agosto una delegazione nazionalista, a bordo di una nave tedesca, partì da Maiorca per Roma al fine di ottenere un appoggio concreto dal governo italiano e l'11 agosto il capo della delegazione, il capitano Miguel Thomas Riutort e i falangisti Martin Pou Rosselló e Santiago Marquès Chiaramonti riferì dei rapidi progressi della sua missione.[12]

Nel frattempo, l'8 agosto un corpo di spedizione repubblicano composto da circa diecimila miliziani[13] al comando di Alberto Bayo partì alla volta di Formentera occupandola, il 9 fu la volta di Ibiza e il 16 i repubblicani sbarcarono a Porto Cristo sull'isola di Maiorca. I nazionalisti furono sconfitti e costretti a ritirarsi verso l'interno[13]. Il 19 agosto intervennero tre idrovolanti italiani che facevano parte degli aiuti promessi che furono determinanti per bloccare l'avanzata repubblicana e nell'allontanare la piccola flotta che stazionava al largo di Porto Cristo[14]. Le forze repubblicane, nel frattempo sbarcate sull'isola di Maiorca, erano in quel momento forti di 8-9000 uomini[15] Nonostante che il comandante delle truppe nazionaliste Aurelio Dìaz de Freijó fosse convinto della prossima sconfitta, il capo della locale Falange Zayas, sperando di non dover cedere l'isola ai repubblicani il 23 agosto richiese all'Italia l'invio di un consigliere militare[15]. Il comandante dell'incrociatore italiano Fiume, Carlo Margottini, ne appoggiò la richiesta.

« Confermo opinione situazione, pure presentando possibilità crollo, può ancora essere facilmente dominata da energico pronto intervento consiglieri et aviazione. Trattandosi soprattutto timidezza morale Capi. »
(Carlo Margottini al Ministero della Marina il 24 agosto 1936[15])

[modifica] Bonacorsi a Maiorca

Arconovaldo Bonacorsi a Manacor (Piazza de Sa Bassa), durante la guerra civile spagnola.

Vista la situazione, Bonacorsi, assunto il grado di Console generale della MVSN,[16] fu inviato da Mussolini col compito di ribaltare la situazione[17]. Bonaccorsi giunto a bordo dell'idrovolante Santa Maria, sbarcò nelle isole Baleari il 26 agosto 1936. Assunto il nome di copertura di "conde Aldo Rossi" (derivante dalla sua barba rossa), ispanizzato in "Conde Rossi", prese il comando di una formazione composta da circa una cinquantina di elementi della Legión de Mallorca integrate da volontari spagnoli della falange spagnola[18], che costituirono il reparto dei Los Dragones de la Muerte[19], un corpo speciale da lui stesso creato. A questi si aggiunse una unità del Tercio des Extranjeros giunta appositamente dall'Africa[20]. Dall'Italia giunsero con lui due nuovi caccia Fiat C.R.32 e tre bombardieri d'assalto. Complessivamente Bonacorsi riuscì ad arruolare 2.500 volontari in poche settimane[21][22].

Arconovaldo Bonacorsi sfila a cavallo il 6 settembre 1936 fronte a l'Istituto Palma di Maiorca

Il pater maiorquino Julián Adrover Llaneras (1900-1965) era considerato il cappellano e tradutore di Rossi durante la sua avventura a Maiorca.

Al comando delle forze nazionaliste delle Baleari, nell'ultima settimana di agosto, sconfisse ripetutamente le milizie repubblicane riuscendo ad assumere il controllo della maggior parte dell'isola di Maiorca e fortificandola. Il 1° settembre Galeazzo Ciano inviò a Margottini un telegramma con l'ordine di sospendere le attività belliche e di dedicarsi esclusivamente alla riorganizzazione della Falange, ma Margottini sostenendo che era più utile che Bonaccorsi terminasse le operazioni militari, ottenne di rinviarlo.[23] Il 3 settembre scattò la controffensiva nazionalista e sotto la spinta degli avvenimenti[24] i repubblicani ripiegarono sulla spiaggia finché Bayo ricevette l'ordine di abbandonare l'isola, operazione che concluse il giorno successivo. Il 6 settembre 1936 a Palma di Maiorca, nel corso di una parata militare, Bonacorsi in sella ad un cavallo bianco sfilò per la città celebrando la vittoria sugli avversari[19]. L'intervento di Bonaccorsi aveva fermato l'avanzata repubblicana nell'arcipelago impedendo la caduta dell'ultima isola rimasta nazionalista e così il Governo repubblicano, scarsamente interessato alla sorte delle Baleari,[25] aveva preferito ritirare le truppe per poter destinare la flotta di sostegno al ben più importante settore dello stretto di Gibilterra.[26]

Oltre all'aspetto militare, Bonacorsi procedette anche con le «Brigate dell'alba» (squadre d'azione denominate così perché appunto arrivavano all'alba presso le case degli oppositori) ad effettuare repressioni ed azioni di sterminio politico a Maiorca e secondo uno storico spagnolo, Josep Massot, contribuì ad istituzionalizzare la pena di morte[27]; le azioni descritte dallo scrittore Georges Bernanos nel libro I grandi cimiteri sotto la luna, sotto il motto «Fucilate tutti i rossi», portarono a fucilazioni effettuate principalmente presso il cimitero di Porreras, località vicino Maiorca, con bilanci dell'ordine di varie centinaia di persone che Bernanos, nel periodo tra settembre e marzo 1937, fa complessivamente ammontare a circa tremila[28][29]. Secondo il console italiano a Palma di Maiorca le vittime tra agosto e settembre 1936 ammontarono a 1750.[30]

« Nelle isole Baleari, e da parte rossa e da parte nazionale, si è perduto ogni concetto del valore della vita umana (...) a favore dei nazionali la circostanza che le esecuzioni da loro compiute in agosto e settembre rappresentavano la reazione ai massacri iniziati da parte avversa ed erano dettate dalla necessità d'impedire che gli elementi sovversivi si accordassero con i miliziani rossi sbarcati a Porto Cristo. »
(Il console italiano a Palma di Maiorca[31])

Il desiderio delle autorità italiane di favorire la Falange, affinché fosse riconosciuta ufficialmente dal colonnello Dìaz de Freijó, e la minaccia di indire una imponente manifestazione falangista indispetti i militari nazionalisti e gli altri gruppi di insorti[32] che protestarono per bocca del figlio di Juan March[33] finché non dovette intervenire Ciano stesso inviando ordini più precisi[34]. Nel frattempo il colonnello Freijo fu sostituito.

Successivamente, con un'azione coperta, si recò ad Ibiza, carpendo informazioni sugli avversari. Grazie a questi dati, il 20 settembre invase l'isola con 500 falangisti, conquistandola facilmente[21][22][35].


L'attivismo italiano alle Baleari preoccupò inoltre la Gran bretagna che temeva che la propria posizione di dominio nel Mediterraneo potesse essere messa in discussione:

« E' difficile evitare il sospetto che l'Italia considererà le agitazioni in Spagna non solo come una lotta tra il fascismo e comunismo, ma anche e soprattutto come un campo in ccui (...) essa potrebbe trovarsi in grado di rafforzare la propria presenza nel Mediterraneo occidentale, indebolendovi contemporaneamente la potenza marittima britannica. »
(Anthony Eden rivolto ai colleghi di governo il 19 agosto[36][37])

Il 14 dicembre Eden presentò un memorandum al Governo in cui paventò il rischio che l'Italia volesse creare a Maiorca un "protettorato", ma non fu preso in grande considerazione dagli altri membri di Governo.[38]. Maggiori pressioni fecero invece i rappresentanti britannici a Roma e il conte Ciano, all'epoca ministro degli esteri, come gesto di buona volontà,[39] richiamò Bonacorsi a Roma[27].

Pochi mesi dopo Bonaccorsi ritornò in Spagna inquadrato nel Corpo Truppe Volontarie italiano prendendo parte alla conquista di Málaga e alla conquista della Catalogna. Ottiene due encomi solenni, uno dal generale Passeroni e uno dal generale Ugo Cavallero.[40].

[modifica] In Africa Orientale e la seconda guerra mondiale

Terminata l'esperienza spagnola, nel 1938 sempre con il grado di Console Generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) e vicecomandante superiore MVSN fu inviato nei territori dell'Impero (AOI). Assunto il ruolo di Ispettore generale delle camicie nere scrisse un opuscolo in cui denunciò a Mussolini inefficienze e corruzioni politiche riscontrate nella colonia italiana[22][27].

Durante la Seconda guerra mondiale, prese parte alla conquista della Somalia britannica alla guida del Reparto Speciale Autonomo della Milizia[41]. Questo reparto era costituito da circa trecento arditi con compiti di sabotaggio dietro le linee nemiche[42].

Alla caduta dell'Africa Orientale Italiana fu preso prigioniero dagli inglesi e trasferito in un campo di prigionia dell'India britannica[43].

[modifica] Il secondo dopoguerra

Nel 1946 fu liberato ma, appena giunto in Italia, fu arrestato con l'accusa di aver partecipato all'omicidio di Anteo Zamboni; nel novembre dello stesso anno fu prosciolto per insufficienza di prove[43].

Nel 1949 fondò l'Associazione Nazionale Combattenti Italiani di Spagna (ANCIS), di cui divenne presidente, e che secondo le sue stesse parole aveva l'obiettivo di riunire "in una sola famiglia tutti i legionari italiani che combatterono in terra di Spagna per la civiltà latina e per il bene dell'umanità"[44]. Nello stesso anno aderì al Movimento Sociale Italiano.

Riprese l'attività di legale nel 1950, difendendo il generale tedesco Otto Wagener, in tale occasione condannato a 15 anni per i crimini di guerra commessi a Rodi[45].

Nel 1957 fu ricevuto dal generale Franco a Madrid, che lo ringraziò per la sua attività di combattente nella guerra civile spagnola al fianco dei nazionalisti[27][46].

Si candidò alla Camera nel 1958, nelle liste del Movimento Sociale Italiano, nella Circoscrizione di Roma, ottenendo 9.489 voti di preferenza e risultando, quindi, quinto fra i non eletti del suo partito[47].

Morì improvvisamente il 2 luglio 1962 a causa di complicazioni post operatorie dovute ad un intervento d'urgenza allo stomaco svoltosi presso la clinica "Valle Giulia"[48]. Il Secolo d'Italia, quotidiano vicino al MSI riportò la notizia scrivendo: "Solo un fulmine può stroncare una quercia"[49].

[modifica] Onorificenze

Onorificenze ottenute nel corso della guerra di Spagna[50]

Valor militare silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor militare
Cavaliere BAR.svg Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
Планка железного креста 1 класс.png Croce di Ferro di I classe

[modifica] Note

  1. ^ Pier Giuseppe Murgia. Il vento del nord. URL consultato il 17 luglio 2011.
  2. ^ Biblioteca Sala Borsa. Cronologia di Bologna dall'Unità d'Italia ad oggi. URL consultato il 17 luglio 2011.
  3. ^ I fatti i Maiorca furono oggetto del libro Les grands cimetières sous la lune del monarchico Georges Bernanos già vicino all'Action Francaise e simpatizzante franchista.
  4. ^ Franzinelli 2009, p. 27.
  5. ^ a b Franzinelli 2009, p. 191.
  6. ^ Franzinelli 2009, p. 283.
  7. ^ "... potente voce di Bonacorsi, lo stornellatore, che si alzava a far udire le sue ultime composizioni". Cfr. Asvero Gravelli I canti della Rivoluzione, Roma, Nuova Europa, 1934.
  8. ^ Per l'Italia i caduti per la causa nazionale (1919-1932), a cura del Circolo Filippo Corridoni, Edizioni Campo di Marte, Parma, 2002, pag 128
  9. ^ Stanislao G. Pugliese Italian fascism and antifascism. A critical anthology.
  10. ^ a b Franzinelli 2009.
  11. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 48:"Frequenta la federazione fascista, parla molto, spesso entra nel cittadino bar Cucciolo, noto ritrovo di oppositori del regime, agitando nervosamente un frustino da cavallerizzo, e cercando di provocare gli avventori. Ma non supera mai queste epidermiche manifestazioni di militanza politica
  12. ^ a b John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 124
  13. ^ a b Petacco 2006, p. 76.
  14. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 126: "I promessi idrovolanti italiani giunsero a Palma solo il 19 agosto; essi attaccarono, mettendole in fuga, le unità della flotta repubblicana a largo di Porto Cristo, e bombardarono la zona dove erano concentrate le forze di Bayo"
  15. ^ a b c John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 127
  16. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 47
  17. ^ Petacco 2006, p. 76: "... Mussolini, il quale, non potendo ancora intervenire in forma ufficiale, aveva affidato personalmente a Bonacorsi, allora console della Milizia, il compito di organizzare segretamente un colpo di mano personale."
  18. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 44
  19. ^ a b Petacco 2006, p. 77.
  20. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 270
  21. ^ a b Arconovaldo Bonaccorsi. Novopress.info, 27 ottobre 2009. URL consultato il 16 luglio 2011.
  22. ^ a b c Petacco et al. 1981.
  23. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 129
  24. ^ Hugh Thomas, Storia della guerra civile spagnola, Giulio Einaudi Editore, 1963, pag 270
  25. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 130:"L'attacco contro Maiorca non aveva mai suscitato un grande entusiasmo nella capitale"
  26. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 130:"l'insuccesso dell'avanzata di Bayo aveva convinto le autorità che era inutile continuare a sostenerlo con unità della flotta, tanto necessarie nello Stretto di Gibilterra per tagliare le comunicazioni dei nazionalisti con il Marocco"
  27. ^ a b c d Antoni Nadal. (CA) Arconovaldo Bonaccorsi "comte Rossi". fideus.com. URL consultato il 16 luglio 2011.
  28. ^ El conde Rossi, terrore italiano a Maiorca. Dust, 1 agosto 2006. URL consultato il 16 luglio 2011.
  29. ^ ARCONOVALDO BONACCORSI .. è tutta un'altra storia. vivamafarka.com, 20 aprile 2008. URL consultato il 16 luglio 2011. L'articolo citato, inquadrato in un forum, serve a dare una idea relativa alle valutazioni sull'operato di Bonaccorsi da parte della sua stessa parte politica, riguardo anche a cifre e ordini di grandezza dei morti civili durante la guerra di Spagna.
  30. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 131
  31. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 141
  32. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 133
  33. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 132
  34. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 133:"Bisogna evitare ogni contrasto con personalità locali et sua azione deve essere adesso diretta a ricondurre nell'isola ordine, disciplina, et senso solidarietà nazionale"
  35. ^ Cancogni 1980.
  36. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 138
  37. ^ Cabinet Papers FP (36) 10
  38. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 183-193:"Il 16 dicembre 1936, rispondendo a una domanda dell'ambasciatore tedesco, Mussolini disse che gli inglesi non avevano sollevato la questione spagnola durante i negoziati in corso. Gli archivi del ministero degli Esteri britannico confermano la sostanziale verità dell'affermazione"
  39. ^ John F. Coverdale, I fascisti alla guerra di Spagna, Editori Laterza, Roma-Bari, 1977, traduzione di Livia De Felice, pag 184: "Per concessione agli inglesi, gli italiani richiamarono Bonaccorsi da Maiorca, prima di Natale, ..."
  40. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 46-47
  41. ^ Del Boca 2000, pp. 363-364.
  42. ^ Del Boca 2000, p. 360.
  43. ^ a b Franzinelli 2009, p. 192.
  44. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 49
  45. ^ Filippo Focardi. Crimini e criminali nel Dodecaneso. dodecaneso.org. URL consultato il 16 luglio 2011.
  46. ^ Giannantoni 2005.
  47. ^ Archivio storico delle elezioni - Camera del 25 maggio 1958. Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 luglio 2011.
  48. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 50
  49. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 50
  50. ^ Mario Lombardo, Il crociato in camicia nera, su Storia illustrata n°249, agosto 1978, pag 46:"La sua attività gli ottiene riconoscimenti importanti: una medaglia d'argento, la croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, e infine una croce di Ferro di1 classe attribuitagli dai "camerati" tedeschi al fianco dei quali si è trovato a combattere."

[modifica] Bibliografia

  • Rosaria Quartararo, Politica fascista nelle Baleari: 1936-1939, Quaderni della FIAP, n. 23, 1977.
  • L. L. Rimbotti Fascismo di sinistra, Roma, 1989.
  • Bruno Gatta Gli uomini del Duce, Rusconi, Milano, 1986.
  • Georges Bernanos I grandi cimiteri sotto la luna, Mondadori, Milano, 1953.
  • Mimmo Franzinelli, Squadristi: protagonisti e tecniche della violenza fascista, 1918-1922, Cles (Tn), Oscar Mondadori, 2009.
  • Arrigo Petacco, Viva la Muerte, Milano, Edizioni Mondadori Le scie, 2006.
  • Josep Massot y Muntaner, Vida y miracles del Conde Rossi, Serrad'or, Barcellona, 1988.
  • Manlio Cancogni, Gli squadristi, Longanesi, 1980.
  • La fine dell'Africa Italiana nel Libelle di Arconovaldo Bonaccorsi, Studi Piacentini, 1992.
  • Arrigo Petacco; Franco Bandini; Dennis MackSmith, Storia del fascismo, Curcio, 1981.
  • Franco Giannantoni; Ibio Paolucci, Giovanni Pesce "Visone". Un comunista che ha fatto l'Italia, Arterigere-EsseZeta, 2005.
  • Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale III, Mondadori, 2000.

[modifica] Voci correlate

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