Anima

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Anima (disambigua).
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Psiche, personificazione dell'anima nella mitologia greca

L'anima (dal latino anima, connesso col greco ànemos, «soffio», «vento»), in molte religioni, tradizioni spirituali e filosofie, è la parte vitale e spirituale di un essere vivente, comunemente ritenuta distinta dal corpo fisico.[1] Tipicamente veniva assimilata al respiro (donde la sua etimologia).[2] Originariamente espressione dell'essenza di una personalità, intesa come sinonimo di «spirito», o «io», a partire dall'età moderna venne progressivamente identificata soltanto con la «mente» o la coscienza di un essere umano.[3]

Nell'anima è spesso implicita l'idea di una sostanziale unità e immutabilità di fondo che permane ai mutamenti del corpo e presiede alle sue funzioni.[4] Le religioni rivelate affermano che sia Dio a creare o generare le anime. In alcune culture si attribuisce l'anima ad esseri viventi non umani e, talvolta, anche ad oggetti (come i fiumi), una credenza nota come animismo.

I termini «anima» e «spirito» vengono spesso usati come sinonimi, anche se il primo è maggiormente legato al concetto di individualità di una persona.[5]

Anche le parole «anima» e «psiche» possono essere considerate come sinonimi, sebbene «psiche» abbia connotazioni relativamente più fisiche, mentre l'anima è collegata più strettamente alla metafisica e alla religione. Nella Grecia antica si faceva a volte riferimento all'anima con il termine psyche, da collegare con psychein, che analogamente ad anemos significa «respirare», «soffiare».[6]

Nell'Induismo in generale si fa riferimento all'Atman.[7]

Una differenza di estensione concettuale esiste poi tra i termini italiani "anima" e "animo" dalla stessa origine etimologica ma che viene usato con significati più limitati rispetto ad anima. Animo infatti viene riferito a mente (attenzione, inclinazione), pensiero, memoria, luogo degli affetti e dei sentimenti, come origine della volontà (proposito), disposizione di spirito, coraggio.[8]

Il concetto di anima nella filosofia occidentale[modifica | modifica sorgente]

Greci[modifica | modifica sorgente]

Il concetto di anima compare la prima volta con Socrate, il quale ne fece il centro degli interessi della filosofia. Prima di lui, i filosofi erano soliti occuparsi di questioni attinenti al mondo o la natura, e la nozione di anima possedeva connotati esclusivamente mitologici, ad esempio negli autori epici come Omero e Virgilio, dove era assimilata ad un "soffio" che abbandona il corpo nel momento della morte;[9] allora si riteneva che essa avesse soltanto la consistenza di un'ombra, capace di sopravvivere nell'Ade ma senza più poter esplicare la sua energia vivificatrice.

È solo con Socrate, e col suo discepolo Platone, che sarà utilizzato il termine psyché (anima) per designare il mondo interiore dell'uomo, a cui viene ora assegnata piena dignità.[10]

« Il concetto di psiche inventato da Socrate e codificato da Platone è centrale a questo proposito: Socrate diceva che il compito dell'uomo è la cura dell'anima: la psicoterapia, potremmo dire. Che poi oggi l'anima venga interpretata in un altro senso, questo è relativamente importante. Socrate per esempio non si pronunciava sull'immortalità dell'anima, perché non aveva ancora gli elementi per farlo, elementi che solo con Platone emergeranno. Ma, nonostante più di duemila anni, ancora oggi si pensa che l'essenza dell'uomo sia la psyche. Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell'anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l'apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L'Occidente viene da qui. »
(Giovanni Reale, Storia della filosofia antica, Vita e pensiero, Milano 1975)

Secondo Platone, l'anima è per sua natura simbolo di purezza e spiritualità, in quanto affine alle idee. Essa infatti non ha un inizio, essendo ingenerata; ed è immortale e incorporea. Ha la sua origine nel soffio divino (da cui il significato stesso della parola, ossia: vento, soffio), ed è ripartita, secondo il mito del carro e dell'auriga, in tre attività: quella razionale (loghistòn) che funge da guida, quella volitiva-irascibile (thumoeidès) animata dal coraggio, e quella concupiscibile (epithymetikòn) soggetta ai desideri.[11] L'anima presente in ogni uomo sarebbe inoltre un frammento dell'anima del mondo.[12] Secondo la contrapposizione gnostica tra Dio (pura perfezione, bene) e materia (imperfezione, male), ripresa dallo stesso Platone, l'anima sarebbe stata calata da Dio in un corpo materiale e perciò contaminata dall'intrinseca malvagità della materia stessa.[13]

Nel tentativo di superare il dualismo platonico, Aristotele intende l'anima come entelechia: essa non è distinta dal corpo, ma coincide con la sua forma. L'anima per lui rappresenta la capacità di realizzare le potenzialità vitali del corpo, e dunque non è da questo separabile; per conseguenza, sarebbe mortale, anche se si tratta di una conclusione su cui egli non dà un giudizio definitivo.[14] Un principio di eternità riposa in effetti nell'anima intellettiva, che però opera senza il supporto di un organo corporeo. Aristotele non chiarisce i rapporti tra quest'anima e le altre, né se l'eternità dell'anima intellettiva sia anche individuale; del problema discuterà la filosofia medievale.[15] Di tale principio Aristotele distingue invece le funzioni, personificandole in tre anime:

  • anima vegetativa, che governa le funzioni fisiologiche istintive (quelle che noi chiamiamo "animali", appunto: nutrizione, crescita, riproduzione);
  • anima sensitiva, che presiede al movimento e all'attività sensitiva;
  • anima intellettiva, che è la fonte del pensiero razionale e governa la conoscenza, la volontà e la scelta.

Per Plotino l'Anima è la terza ipostasi, la cui essenza è immortale, intellettiva e divina. Vi è un'anima universale, emanazione della sovra-realtà dell'Intelletto, che plasma e vitalizza l'intero universo (diventando Anima del mondo), e anime individuali, per tutti gli esseri viventi. Seguendo il Timeo di Platone, Plotino attribuisce anime anche agli astri e ai pianeti. La singolarità del pensiero di questo filosofo riguardo l'anima sta nel suo averla sdoppiata in "Anima superiore", originaria e legata al divino, e "Anima inferiore" (appunto Anima del mondo), preposta al governo del cosmo o, nel caso degli individui, al governo del corpo.

L'anima originaria per il filosofo non è mai oggetto di "caduta" e non discende mai nel mondo materiale. La discesa nel corpo consiste infatti in una propensione ("inclinazione") verso il sensibile e il particolare che si realizza in una sorta di emanazione.[16] L'anima originale (a. superiore) produce così una specie di riflesso, una seconda parte dell'anima (a. inferiore) la cui funzione consiste nel muovere e guidare il corpo. Ciò avviene sia a livello individuale (ogni essere vivente possiede infatti un'anima superiore rivolta all'Intelletto e in perenne contemplazione, e un'anima inferiore, visibile come governo dell'anima e identificata con l'Io terreno) che a livello universale (l'Anima ipostasi, che procede dall'intelletto, emana da sé l'anima del mondo - l'anima inferiore dell'universo - che plasma e muove armoniosamente il tutto). Per quanto riguarda l'etica, Plotino ritiene che l'anima superiore sia esente dal peccato e dalla corruzione,[17] questo perché i comportamenti e gli atteggiamenti scorretti sono esclusivamente da riferire all'anima inferiore e al suo commercio con la materia. Il percorso dell'anima e la sua conversione è un processo dell'anima inferiore, che può elevarsi verso le prime realtà attraverso l'unione e il riassorbimento con l'anima superiore. Le due anime possiedono ciascuna funzioni cognitive proprie:[18] entrambe sono dotate di capacità di pensiero, anche se si tratta di modalità di pensiero differenti e di immaginazione. Per Plotino - come per Platone e Aristotele - l'immaginazione è funzione della memoria, quindi il suo sdoppiamento dà luogo a due tipi diversi di ricordi[19] (per l'anima inferiore si tratta ricordi di oggetti sensibili e di esperienze terrene, mentre per l'anima superiore si tratta di reminiscenza). La comunicazione tra le due anime avviene continuamente in maniera spontanea proprio attraverso il continuo confronto dei ricordi sensibili provenienti dal basso con gli archetipi contemplati dalla parte superiore. Le passioni sono invece tipiche dell'anima inferiore, anche se in alcuni passi[20] si parla di passione in riferimento all'anima superiore, si tratta di un desiderio ancestrale che la tiene unita all'Intelletto.

A differenza delle concezioni fin qui prevalenti, Epicuro non credeva in un'anima immortale, pur ammettendone l'esistenza e ritenendola una sostanza corporea, composta di atomi, sparsi per l'organismo:[21] per lui la morte era qualcosa di definitivo che consisteva appunto nel dissolvimento dell'anima.[22]

Latini[modifica | modifica sorgente]

I latini, come è noto, non furono grandi speculatori di pensiero astratto, e utilizzarono serenamente per le proprie speculazioni filosofiche strutture provenienti da altre culture. Tanto che il grande filosofo-poeta epicureo Lucrezio, all'inizio del suo De rerum natura, afferma di non sapere in cosa consista la natura dell'anima, limitandosi ad accennare alle teorie correnti, compresa quella della reincarnazione, senza mostrare alcun interesse a privilegiarne una:

(LA)
« Ignoratur enim quae sit natura animai,
nata sit an contra nascentibus insinuetur
et simul intereat nobiscum morte dirempta
an tenebras Orci visat vastasque lacunas
an pecudes alias divinitus insinuet se
 »
(IT)
« S'ignora infatti quale sia la natura dell'anima,
se sia nata o al contrario s'insinui nei nascenti,
se perisca insieme con noi disgregata dalla morte
o vada a vedere le tenebre di Orco e gli immani abissi,
o per volere divino s'insinui in animali d'altra specie »
(Lucrezio, De rerum natura, I, 112-116)

Riecheggia questa indifferenza filosofica – accanto ad un sentimento personale di compassione – la piccola ode dell'imperatore Adriano, due secoli dopo (i cui primi versi sono noti ai moderni soprattutto per essere stati posti da Yourcenar in testa alle sue Memorie di Adriano):

(LA)
« Animula vagula, blandula,
Hospes comesque corporis,
Quæ nunc abibis in loca
Pallidula, rigida, nudula,
Nec, ut soles, dabis iocos.
 »
(IT)
« Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t'appresti a scendere in luoghi
incolori, ardui e spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti. »

Anima Mundi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Anima del mondo.

Concetto di origine orientale denominato Atman e, probabilmente attraverso gli orfici o i pitagorici, arrivato a Platone che nel Timeo la chiama megàle psyché ("grande anima").[23] Richiamandosi alla tradizione dell'ilozoismo arcaico, per il quale il mondo è una sorta di grande animale, Platone lo vede supportato dall'Anima del Mondo, infusagli dal Demiurgo, che impregna il cosmo e gli dà vitalità generale.

Alcuni autori cristiani lo identificarono con lo Spirito Santo,[24] anche se il termine risultò piuttosto sospetto a qualche teologo cristiano in quanto evocava princìpi panteistici come il Logos degli stoici o la terza ipostasi di Plotino, chiamata appunto anima.

Attraverso il neoplatonismo di Plotino e dei suoi epigoni il concetto, con varie denominazioni, arriva alla cultura rinascimentale e ha un importante rilancio a cominciare da Marsilio Ficino,[25] seguito più tardi da Giordano Bruno.[26] È una nozione particolarmente cara al pensiero magico e mistico, che viene elaborata in occidente non oltre il periodo romantico (Schelling), e tende a riemergere in fasi culturali di crisi del razionalismo materialista.[27]

Il concetto di anima nelle religioni monoteiste[modifica | modifica sorgente]

Un angelo prende l'anima di un morente (secolo XV)

Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Soprattutto negli insegnamenti della Torah, nell'Ebraismo, nella letteratura rabbinica classica, è possibile trovare diverse descrizioni dell'anima dell'uomo. In quanto entità celeste, l'anima è la parte della persona che mantiene la purezza e, dopo la morte, anche quando macchiata da gravi guasti o da peccati, comunque possibilmente da espiare anche in vita attraverso la Teshuvah intesa come pentimento nel ritorno del penitente a Dio, essa può sostare nel Ghehinnom per essere purificata completamente dalle conseguenze delle proprie trasgressioni e dall'istinto cattivo cui fu soggetta in vita: se non compiuta in vita, la purificazione dopo la morte nel Ghehinnom avviene nell'immersione nel fiume di fuoco Dinur e nella neve celeste, simboli metaforici dell'espiazione. Dopo la purificazione completa ogni anima può quindi ascendere al Gan Eden dove sono presenti molti livelli secondo i meriti e la natura dell'anima che vi giunge.

Le anime esistono ancor prima di essere poi unite al corpo e costituire gli individui del Mondo come vediamo; per aver preso parte al Mondo spirituale prima della nascita, come Adamo ed Eva nel Giardino dell'Eden, gli individui vi sono protesi ed ispirati istintivamente. Nel trattato del Talmud di Niddah è scritto che prima della nascita Dio obbliga l'anima a giurare di non trasgredire le Mizvot. Inoltre, prima della nascita, l'anima viene portata da Dio dinanzi al Gan Eden per vedere le anime degli Zaddiqim lì presenti e poi dinanzi al Ghehinnom dove sente chi lì viene punito riconoscere e richiamare la Misericordia divina.

Nell'era messianica l'uomo avrà un rapporto di maggiore profondità con l'anima, le sue potenzialità, i suoi poteri e con i suoi riferimenti spirituali che saranno maggiormente manifesti.

In una preghiera ebraica per Shachrit si ricorda con fervente devozione che Dio è Creatore di tutte le anime.

Le cinque tipologie fondamentali di anima ed i loro livelli[modifica | modifica sorgente]

Nella Bibbia ebraica vi sono più termini che, anche nelle elaborazioni successive delle varie religioni, sono stati collegati al concetto di anima.

Saadiah Gaon e Maimonide spiegano il classico insegnamento rabbinico sull'anima nel confronto e tramite la critica alla filosofia neo aristotelica. Il primo sostiene che l'anima è quella parte dell'uomo che è costituita di desideri fisici, emozioni e pensiero.[28] Nella Guida dei Perplessi il secondo intende l'intelletto sviluppato privo di "sostanza", natura intrinseca dell'anima; invero esiste un aspetto dell'anima, definito desiderio, che è oltre l'intelletto, lo trascende ed è rivolto a Dio così intensamente da essere paragonato al momento in cui, ai piedi del monte Sinai durante la proclamazione dei dieci comandamenti, l'anima dei figli di Israele li lasciò momentaneamente per l'effetto straordinario dell'esperienza divina estatica: è il desiderio estatico disinteressato rivolto a Dio al di là dei benefici ricevuti.

« L'anima si manifesta nella persona come Neshamah, il soffio vitale, la coscienza; Ruach, lo spirito, l'emozione; e Nefesh, l'integrazione del corpo, il nutrimento dell'anima. Le tre manifestazioni dell'anima accendono la persona come il fuoco illumina una lampada, Nefesh come lo stoppino, Ruach come l'olio e Neshamah come la fiamma, come sta scritto: Lo spirito dell'uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore (Prov20,27»
(Zohar)

Nella Qabbalah e nello Zohar (un trattato di mistica) l'anima è vista come composta da tre elementi basilari, Nefesh, Ruach e Neshamah, in rari casi con l'aggiunta dei più elevati Chayyah e Yechidah. Ruach e Neshamah sono parti dell'anima non presenti dalla nascita ma si creano lentamente col passare del tempo. Il loro sviluppo dipende dall'agire e dalle credenze dell'individuo mentre Chayyah e Yechidah si trovano solo negli Zaddiqim. Di esse si dice che esistano in forma completa negli individui spiritualmente avanzati. Essi sono solitamente spiegati in questi termini (la tabella vuole solo essere indicativa senza i canali che invece presenta il diagramma delle Sefirot):

Anima Livello-Uomo Dio Sefirot Pnimiyut[29] "Attitudini della Fede ebraica" Studio della Torah Qabbalah Mondi Partzufim Esegesi haShem Elementi[30] Volto "Shekel" Preghiera ebraica Ricorrenze ebraiche Middot esegetiche Festività ebraiche
Yechidah Mashiach Ein Sof Keter "Tiqqun" Cabala Pratica Pardes Torah celeste Adam Qadmon-'Olam haBa Arikh Anpin Yechidah Apice della Yod Chomer Hayiulì cranio Profezia Amidah e Qaddish Yom Kippur "innovazioni" Tisha b'Av
Chayyah Adam Maestà divina Chokhmah "Crescita" Meditazione ebraica Torah Qabbalah Atzilut Abba Sod Yod acqua e fuoco occhi Profezia Shemà Shabbat Letteratura rabbinica Tu BiShvat
Neshamah Ghever Shekhinah Binah "Maturità" Ascetismo nell'ebraismo Talmud Sefer haZohar Beriyah Imma Drash Hei fuoco ed acqua orecchie Profezia Hallel Pesach Haggadah e Midrash Purim
Ruach Enosh Luce celeste 6 da Chessed a Yessod "Allattamento" Esegesi mistica ebraica Tanakh/Chumash Sefer Yetzirah Yetzirah Zeir Anpin Remez Vav aria naso Ruach haQodesh e Daat[31] Salmi e Qedushah Rosh haShanah "Sefer Torah" Chanukkah
Nefesh Yish Gloria divina Malkhut "Gravidanza" Devequt e Kavanah Mishnah "Zaddiqim" Assiyah Nuqvah Pshat Hei terra bocca "Tov"[32] Berakhot Sukkot Halakhah Pesach shenì
Guf-corpo "Yessodot"-4 regni[33] Regno celeste[34] anche Qelipot crescita _ "Comprensione" Ghimatriah Firmamento[35] "Mazal"[36] _ _ polvere anche "Natura" "lode" Musaf Shavuot "Oggetti liturgici ebraici-Testi sacri ebraici" Digiuni ebraici e Simchat Torah
  • Nèfesh (נפש in lingua ebraica) indica l'uomo come essere vivente. Nel canone ebraico la parola nèfesh ricorre 754 volte, la prima delle quali in Genesi 1.20. La costituzione dell'uomo come "Nefesh" è descritta in Genesi 2,7:
« Dio il Signore [YHWH] formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici l'alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.[37] »
Riguarda la parte inferiore e le "funzioni animali" dell'anima ed è compito degli individui renderla divina, anche vincendo contro la cattiva inclinazione, lo yetzer arà, e non esserle più attaccato. Si riferisce agli istinti e funzioni vitali. Si trova in tutti gli uomini. Affine alla concezione della psiche è all'origine della natura fisica e riguarda soprattutto la vitalità del corpo, l'istinto, la psicologia più semplici e l'intelletto, la consapevolezza dell'esistenza e della Presenza divina nel Mondo e la facoltà di donare ed aiutare (cfr Ghemilut Chassadim): esse sono definite distintamente Nefesh Behamit, l'anima "animalesca", Nefesh Ha'sichlì, l'anima intellettuale, e Nefesh E-lokit, l'anima divina. V'è poi il livello di Nefesh haChayyah[38].
Il nefesh non si identifica con il soffio di vita che proviene da Dio, ma indica il respiro. In questo senso l'essere animato [Nèfesh], quando ne viene incluso dopo la morte, è compreso nel luogo identificato con il Gan eden o Paradiso e con lo Sheol o Inferi. Si dice che al momento della morte nefesh rimanga con il corpo sino al definitivo completamento di esso nella tomba anche nel legame con Ruach e Neshamah: Nefesh, principalmente legata al corpo rimasto senza vita, si riunisce poi con le altre anime della persona deceduta già giunte alla destinazione prestabilita anche se una sua parte resta assieme al corpo: questo non esclude l'unità di ciò che viene definito "anima" in quanto la percezione ultraterrena della persona deceduta riguarda il proprio coinvolgimento nell'Unità divina.
Presente ancora un'interpretazione secondo cui anche gli oggetti inanimati e quindi la Natura sono dotati di una sorta di nefesh non paragonabile però a quella degli animali o a quella degli esseri umani, essa è infatti minore e con modalità riconoscibili differenti: essa non è paragonabile al concetto di anima infatti Nachmanide spiega, per esempio, di un "desiderio" dell'albero delle palme, che non è certamente vitale come ad esempio negli individui, infatti il "potere germinativo" presente in Natura non concerne quanto si intende per anima e le sue facoltà, sia dei sensi sia interiori o spirituali.
Quanto alla benedizione impartita agli animali da Dio ciò avvenne perché gli uomini li cacciano e li mangiano inoltre, egli afferma, l'anima di questi è di egual natura, anche se con peculiarità differenti: presentano differenze, per esempio, quelle delle "fiere" e quelle dei così semplicemente definiti "animali".
  • Ruach (ebr. רוח): il termine Ruach, da cui Ruach haQodesh (Spirito Santo), è in greco pnéuma e in latino spiritus. Pnèuma deriva dal verbo pnèo, che significa "respirare" o "soffiare", e si ritiene che anche l'ebraico rùach derivi da una radice che ha lo stesso significato, ed indica l'alito vitale comunicato da Dio all'uomo. Per Ruach Chayim Nishmat si intende lo spirito "succhiato dalla Shekhinah". Abramo Abulafia fu a conoscenza del mistero del Ruach Ruchot.
L'anima mediana, o spirito. Essa consiste nelle virtù morali e nella capacità di distinguere il bene dal male. Nel linguaggio moderno è analoga alla psiche o all'ego. Riguarda principalmente le emozioni.
Ruach può essere raggiunta con lo studio della Torah e l'osservanza delle Mizvot.
Ruach assume la sembianza del corpo della persona quando era in vita, il Talmud infatti narra episodi in cui vennero viste persone decedute.
  • Neshamah (ebr. נשמה): è l'anima superiore, il più elevato; esiste infatti la definizione Neshamah e-lyionit. Essa distingue l'uomo da tutte le altre forme di vita. Riguarda aspetti più elevati dell'intelletto e permette all'uomo di godere e beneficiare dei livelli superni della vita dell'aldilà.[39]
Questa parte permette una consapevolezza maggiore dell'esistenza e presenza di Dio ed è stretta alla sapienza delle modalità divine.
La Torah insegna che durante il giorno santo del Sabato ogni Ebreo riceve un'anima aggiuntiva che lo fa entrare nella solennità di questo giorno, chiamato patto tra Me ed i figli d'Israele e giorno della fede: in ebraico il nome dell'anima supplementare dello Shabbat è Neshamah yeterà, aspetto eccelso della Neshamah che permette di legarsi alla comprensione ed alla percezione spirituali ed intellettuali più alte della fede, della Torah nei suoi segreti più nascosti, l'approccio delle quali si fa più sottile ed ampio anche nel godimento consapevole della delizia di questo giorno santo e buono. La concessione della Neshamah yeterà permette quindi all'Ebreo di legarsi a Dio ed alle Sue parti eccelse delle fonti spirituali e questo sia spiritualmente sia intellettualmente; Neshamah è anche collegata a Nefesh ed a Ruach ma nello Shabbat essa si eleva infatti vengono aperti tutti i cancelli superni della Torah.

Molti studiosi del Talmud ritengono che l'infusione dell'anima nell'embrione avvenga non prima del quarantesimo giorno.
Chi ne abbia il privilegio può raggiungere Ruach a partire dall'età di 13 anni e Neshamah dai 20 anni di età, come già detto Nefesh è già presente anche alla nascita.

Si ritiene che Nefesh risieda nel fegato, in ebraico kaved, Ruach nel cuore, lev, e Neshamah nel cervello, moach: le iniziali di queste tre parole formano la parola melekh che significa re e riguarda il livello raggiunto dalla persona in cui vi siano le tre anime suddette e che permette di essere considerata come un re per il grado di sapienza, conoscenza ed intelligenza, per la consapevolezza ed il controllo delle emozioni e degli istinti.
L'anima pervade comunque tutto il corpo.

Secondo i Mequbbalim di ogni epoca l'anima è prevalentemente spirituale ma, poiché pervade tutto il corpo, assume in esso e per esso prerogative sensoriali quali l'udito, la vista, l'olfatto e tutte le facoltà inerenti, come ancora il discorso, in corrispondenza al corpo in quanto espressioni del legame tra i due; anche il movimento del corpo, come ad esempio quello degli arti, avviene grazie alle funzioni intermediarie e sorto nel legame e dall'apporto dell'anima.
Anche il tatto e la percezione tattile sono resi possibili grazie al pervadere dell'anima tutto il corpo; oltre a ciò il riso e la vera gioia sono irradiazioni dell'anima.[40]

Chi capace e particolarmente elevato spiritualmente può elevare Nefesh oltre il livello semplice della vitalità delle funzioni vitali fisiche ed includerla in modo completo nella santità, la Qedushah.

Nello Zohar si dice che, dopo la morte, si dissolve l'apporto di Nefesh al corpo pur restando ad esso legato per un periodo, il Ruach si trasferisce in una sorta di stato intermedio dove è sottoposto ad un processo di purificazione ed entra in una specie di "paradiso transitorio", mentre Neshamah ritorna alla sua fonte divina. Si ritiene che dopo la resurrezione Ruach e Neshamah, anima e spirito, si riuniscano in una forma definitiva trasmutata.

Questi tre livelli sono necessari per giungere alla ricezione di quelli della profezia. La Sefirah principalmente correlata a Nefesh è Malkhut, le sei, da Chessed a Yessod, a Ruach mentre Binah a Neshamah; talvolta la correlazione avviene tra Binah e Nefesh, Tiferet e Ruach, Malkhut e Neshamah.

Con riferimento all'anima soffiata nelle narici del primo uomo, Adamo, lo Zohar insegna che la Neshamah derivò dalla Shekhinah Superiore, Ruach è legato a Zeir Anpin mentre Nefesh venne dalla Shekhinah Inferiore.

Anche secondo Chaim Luzzatto (Derech haShem) anche alcuni non-ebrei possono giungere sino al livello di Neshamah.

Shneur Zalman sul Tanya (Iggheret haQodesh, 5), come anche Chaim Vital ed il Raaya Meheimna, un trattato cabbalistico pubblicato assieme allo Zohar, aggiungono due parti ulteriori all'anima umana: Chayyah e Yechidah. Gershom Scholem scrive che essi sono considerati i livelli più sublimi della cognizione intuitiva e si trovano solo in pochi individui eletti:

  • Chayyah (ebr. חיה): chiamata anche Neshamah di Neshamah è la parte dell'anima che permette la consapevolezza della forza della vita divina stessa;
  • Yechidah (ebr. יחידה): il livello più elevato dell'anima, nella quale si raggiunge la più intima unione con Dio; anche secondo l'Arizal in Yechidah non è presente il male.
Secondo Chaim Luzzatto (138 Aperture di Saggezza) Nefesh, Ruach e Neshamah sono i livelli di luce celeste esterno, intermedio ed interno mentre Chayyah e Yechidah riguardano la luce circondante (cfr Chalal e Mondo futuro).

Quelli dell'anima sono livelli cui l'uomo può generalmente accedere nel corso della propria vita per gradi ed elevazioni nella coscienza, nella consapevolezza, nella spiritualità e nella santità. Dio dona Nefesh al principio della vita dell'individuo ed è compito di essa dirigere la propria interiorità, le proprie intenzioni, le proprie azioni ed i propri coinvolgimenti verso la spiritualità nell'atto di portare l'aspetto materiale verso la meta della spiritualità. Una volta raggiunto ciò e purificatosi in questa predisposizione Dio lo prepara per ricevere Ruach che domina Nefesh e gli permette di conseguire intenzioni più elevate con una coscienza più ampia; la persona così elevata attraverso Nefesh e Ruach, ormai raggiunte le dinamiche e le forme del servizio spirituale per Dio, se questo sarà buono e corretto, può raggiungere Neshamah che, un livello più alto, comunque secondo la natura della persona stessa, è ancora più santo e domina gli altri livelli. Il livello di Neshamah permette di raggiungere Binah ed in tale individuo sono predisposte le attitudini e le modalità delle Sefirot: solo così egli potrà essere definitivamente nominato adorato del Santo Benedetto Egli sia.
I progressi e le ascese spirituali vertono anche sul miglioramento nella buona inclinazione, lo yetzer tov, ed il dominio di quella cattiva per arrivare a non cedervi più.

In coincidenza con le Haqqafot un Siddur Sefardita con le Tefillot dei giorni di Sukkot contiene dei riferimenti a tutte le cinque anime.

I maestri ebrei spiegano che durante il sonno l'anima giunge a Dio divenendo così purificata nuovamente, ritemprata e "pulita" sino a quando ritorni con il risveglio dell'individuo; questo aspetto è diverso dalla morte ed effettivamente l'anima rimane comunque continuamente legata al corpo.

Nell'unione tra anima e corpo, nel bene, vi sono soprattutto Qedushah, purità, pace e sapienza, intelligenza e conoscenza e quindi la verità: queste vengono vissute quindi nel legame con le Sefirot ed infatti ve ne sono qui alcune citate.

Un aspetto ulteriore dell'anima: Tzel e Tzelalim[modifica | modifica sorgente]
  • Tzel e Tzelalim: sono tre livelli spirituali definiti metaforicamente ombra ed ombra nell'ombra; questi rivestono il corpo secondo la natura dell'individuo.
Possono essere macchiati spiritualmente dalle trasgressioni o da condotte etiche non consone e, quando a Sukkot viene sigillato il giudizio annuale, nel caso di un verdetto divino di morte entro l'anno, essi si ritraggono dal corpo prima che essa avvenga per essere visionati da Dio dinanzi all'angelo Metatron per un giudizio ulteriore; il fatto che essi scompaiano dall'ambito fisico prima della morte non riguarda l'effetto della morte stessa poiché essa avviene effettivamente solo nel caso dell'abbandono del corpo delle anime succittate Nefesh, Ruach, Neshamah, Chayyah e Yechidah e non dello Tzel o degli Tzelalim: ciò avviene infatti dall'inizio dei 30 giorni prima della morte (Sefer haZohar). L'Arizal spiega che alcuni individui sono in grado di distinguere ad occhio nudo questi ultimi tre livelli.

L'Anima Universale[modifica | modifica sorgente]

Questa espressione presenta due significati principali differenti e non connessi ed un terzo elaborato dall'Avicebron:

  • nei testi della Qabbalah si riepilogano molte delle tradizioni secondo le quali ogni anima, creata fin dai primi giorni della Creazione, è riunita nella propria interezza nella persona che seguirà e condurrà la propria vita secondo le peculiarità proprie; esiste quindi una sorta di unione di tutte le anime che dovranno nascere; ognuna mantiene il proprio livello e grado e le proprie qualità che dovranno essere migliorati nel corso della vita dopo la nascita. In questo senso viene confermato quanto insegnato da molti maestri ebrei come l'Arizal a proposito della natura di tutte le anime esistenti, natura determinata dall'appartenenza distinta di ognuna ad uno dei 4 Mondi di cui parla la Qabbalah: esistono quindi anime originarie del Mondo di Atziluth, altre di quello di Beri'ah, di Yetzirah o di Asiyah'.
  • Il secondo significato riguarda l'interpretazione del suo simbolismo unitamente al paragone con la profezia: con questo paragone, in questo caso, la si confronta con la possibilità che l'Intelletto Agente possa essere collegato alla persona favorita in questo.
  • Elaborazione del secondo che ne è naturale e conseguente riflessione, vi è poi un terzo significato, già individuato anche dall'Avicebron, secondo cui per Anima Universale si intende il fondamento spirituale e sottile della Creazione tutta.

Esegesi ebraica nelle fonti scritturali[modifica | modifica sorgente]

Benché con anime di differente natura e quindi come conferma dell'insegnamento dell'esegesi ebraica secondo cui tutte le creature sono di eguale importanza di fronte a Dio, anche ad indicare la priorità dell''Olam haBa e dell'era messianica in una prospettiva spirituale nel mondo, la cui consapevolezza prima di essa è retaggio di pochi, rispetto all'aspetto meramente materiale dello stesso, nei libri dell'Ecclesiaste, si trovano dei versi rilevanti per il confronto, seppur nella netta distinzione, fra uomo ed animale:

« [19]. Poiché la sorte de' figliuoli degli uomini è la sorte delle bestie; agli uni e alle altre tocca la stessa sorte; come muore l'uno, così muore l'altra; hanno tutti un medesimo soffio, la superiorità dell'uomo sulla bestia non ha alcuna consistenza; [20]. Tutti vanno in un medesimo luogo; tutti vengon dalla polvere, e tutti ritornano alla polvere. [21]. Chi sa se il soffio dell'uomo sale in alto, e se il soffio della bestia scende in basso nella terra? [22] Mi sono accorto che nulla c'è di meglio per l'uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui »
('Ecclesiaste, cap. 3, versi 19-22)

Sebbene non dotati di intelletto, talvolta alcuni animali possono "comprendere", quasi ragionando, quando da Dio concesso.

Yetzer haTov e Yetzer ha-ra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bereshit, Etica ebraica, Mitzvah e Zedaqah.
« ...io ho posto davanti a voi la Vita e la morte, la benedizione e la maledizione[41]: scegli la vita onde viviate tu e la tua discendenza amando il Signore Dio tuo, ascoltando la Sua voce/parola e rimanendo a Lui avvinti perché Egli è "la tua vita e la lunghezza dei tuoi giorni"... »
(Parashah Nitzavim)

Lo Yetzer haTov (ebr. יצר הטוב) o Yetzer tov e lo Yetzer ha-ra (ebr. יצר הרע) sono distintamente l'istiinto o l'inclinazione buoni o al bene e quelli cattivi, malvagi o al male (cfr comunque anche Lashon haQodesh e Lashon ha-ra). A parte il caso degli Zaddiqim completi, in cui il secondo non è presente (cfr comunque Peccato (ebraismo)), ed il caso di malvagi (malvagio in ebraico si traduce, traslitterata, con la parola rashà, plurale Rashaim) completi, essi sono presenti in tutti gli individui, spesso in misura differente secondo la natura o i meriti e la condotta degli stessi.
I ragazzi potrebbero iniziare ad essere soggetti allo Yetzer haTov ed allo Yetzer ha-ra dall'età di 13 anni, maggiorità quando infatti si celebra il Bar mitzvah, le ragazze dai 12 anni di età: da questo momento si possono distinguere il bene ed il male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Metaforicamente, quindi non con correlazioni esegetiche letterali, si insegna con una parabola:

« Inizialmente lo yetzer ha-ra presente nel cuore di un uomo è simile ad una ragnatela. L'uomo può facilmente distruggerla e liberarsi dal peccato ma, se non reagisce, esso si rafforza e diventa come la spessa corda che ancora una nave.
All'inizio lo yetzer ha-ra di una persona si comporta come se fosse un "invitato" ma, se (lo yetzer ha-ra) non viene scacciato al più presto, diventa il "padrone della casa" »
(Midrash Bereshit Rabbah 22, 11)

Chaim Vital (Shaarei Kedusha, Le Porte della Santità) ricorda che lo Yetzer ha-ra talvolta porta l'uomo ostinato al peccato; ciò risulta nella metafora seguente che ne indica metaforicamente la legge sulla punizione:

« ...come un uccello che si precipita in una trappola, finché una freccia non fora le sue viscere »   (Proverbi 7.23)

concludendo con l'affermazione che dice: "...egli non sa che gli costerà la sua vita..."

Spesso lo Yetzer ha-ra viene inteso come quasi "esterno" agli individui che ne sono coinvolti: ciò deriva dal legame metaforico con l'angelo Samae-l, invero però gli individui non Zaddiqim perfetti devono procedere lungo un percorso spirituale di Teshuvah e redenzione prima di poter esserne completamente svincolati (dallo Yetzer ha-ra) e poter godere in modo equilibrato e nel bene assoluto delle gioie di Dio, del Mondo e della "comunità umana" degli integri.

Nell'era messianica compiuta il male e l'istinto cattivo non saranno più presenti inoltre nel Ghehinnom vengono espiati proprio l'istinto cattivo e le sue conseguenze vissuti durante la vita nel mondo. La condizione migliore di redenzione viene vissuta nella Teshuvah.

Nella "Guida dei perplessi" di Maimonide lo Yetzer ha-ra viene paragonato ad un ricco re biasimevole mentre lo Yetzer haTov ad un vecchio povero che non viene ascoltato.

Molti maestri e commentatori ebrei, anche nel Chassidismo, insegnano che il bene si trova nella semplicità, con ciò non intendendo la rozzezza, mentre nel male e nella crudeltà si trovano "mille vie" pur di compierli.

Gli animali, anche quelli feroci, non possiedono lo Yetzer ha-ra infatti non si accorgono quando vi è la volontà di ucciderli.

Gli individui devono riuscire a prevalere contro il proprio istinto cattivo migliorando le proprie Middot etiche compiendo le Mitzvot e le buone azioni e limitandosi o evitando peccati, trasgressioni e comportamenti non consoni ai dettami ed alle vie della Torah.

Talvolta lo Yetzer ha-ra può essere neutralizzato o limitato attraverso uno sforzo interiore auto-disciplinato inoltre può essere sconfitto anche grazie allo studio della Torah.

Uno dei miglioramenti succitati consiste nell'affinare anche l'anima Nefesh rendendola "divina". È connaturato alla Neshamah tendere allo Yetzer haTov.

Lo Yetzer haTov riguarda principalmente la bontà, la giustizia ed altre middot etiche (cfr Sefirot) nonché le buone azioni, la Ghemilut Chassadim, e la concezione di Mitzvah.

Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

La presentazione dell'anima a Dio (Giacomo Zampa)

Nel Nuovo Testamento non esiste una definizione univoca di anima. Paolo di Tarso fa riferimento ad una tripartizione dell'uomo, nominando il corpo, l'anima e lo spirito,[42] già presente in Platone.[43] La parola psychè (ψυχή, in lingua greca) ricorre da sola 102 volte, la prima dei quali nel Vangelo di Matteo 2:20, ed è usata nelle citazioni di passi dell'Antico Testamento dove è presente il termine nefesh.[44] Talvolta le due parole psyche e pneuma finiscono per assumere il medesimo significato.

Il termine greco psychè, tra l'altro, poteva significare non solo l'“anima come personalità e carattere”, ma anche come "vita", o usato per indicare la persona stessa. Anche in opere greche non bibliche il termine includeva tutto il vivente e non solo la parte "pensante".[45] Naturalmente opere del genere si basano più che altro sugli scritti di autori greci classici, e includono tutti i significati attribuiti alla parola dai filosofi greci pagani, fra cui “anima” dei morti, “anima, come sussistente senza il corpo, o contrapposta ad esso”, ecc.
Dal momento che alcuni filosofi pagani pensavano che l'anima alla morte uscisse dal corpo, il termine psychè significava anche “farfalla”, creatura che subisce una metamorfosi, trasformandosi da crisalide in creatura alata.[46]

Ferma restando la terminologia adoperata nelle Scritture, che fa riferimento ad un'inconfutabile distinzione concettuale tra il corpo e lo spirito,[47] il Cristianesimo delle origini si concentrò, almeno nei primi tempi, sul concetto di resurrezione della carne più che su quello di «immortalità» dell'anima; quest'ultima sarebbe divenuta materia di riflessione soltanto dei teologi successivi.[48]

Teologia cattolica[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa cattolica non ha una definizione filosofica esplicita dell'anima, sebbene abbia respinto diverse dottrine come quelle gnostiche che sostenevano che l'anima individuale fosse increata perché della stessa sostanza divina, o la teoria della metempsicosi legata alla reincarnazione, o ancora altre ipotesi nelle quali l'anima (intesa come anima razionale e spirito) non fosse considerata individuale e immortale. Secondo la teologia cattolica, l'anima è personale, libera di scegliere il bene e il male, immortale, soggetta a una sola vita terrena senza possibiilità di reincarnazione dopo la morte, presente da sempre nella mente di Dio come idea-progetto di amore per il singolo e per il bene di ogni vivente, ma che non preesiste al corpo ed inizia a "vivere" col nascituro. Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, che si presenta quasi sempre connesso al tema della resurrezione, sono da annoverare Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino e Bonaventura da Bagnoregio. Mentre Agostino immagina l'anima come una specie di nocchiero del corpo, postulando un certo dualismo,[49] Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'uomo. L'anima è <<tota in toto corpore>>, vale a dire interamente contenuta in ogni singola parte del corpo umano, e dunque ubiquitaria e non collocabile in un singolo organo (cuore piuttosto che cervello, ecc.), né dal corpo separabile (se non con la morte). L'anima intellettuale è per lui la forma del corpo, e la sua separazione dopo la morte è vista come un esilio, poiché essa è naturalmente unita al corpo, a cui tende con la resurrezione finale.[50]

Di seguito alcuni passi del catechismo della Chiesa Cattolica:

« II. «Corpore et anima unus» - Unità di anima e di corpo
L'anima umana, di Luis Ricardo Falero

362 La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente » (Gn 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio.

363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana, oppure tutta la persona umana. Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo e di maggior valore, ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: « anima » significa il principio spirituale nell'uomo.

364 Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di « immagine di Dio »: è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello Spirito.

« Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé, per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno ».

365 L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo; ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo, composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura.

366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è « prodotta » dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale.

367 Talvolta si dà il caso che l'anima sia distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere tutto intero, « spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore » (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale distinzione non introduce una dualità nell'anima. « Spirito » significa che sin dalla sua creazione l'uomo è ordinato al suo fine soprannaturale, e che la sua anima è capace di essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio.

368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di « profondità dell'essere » (« in visceribus »: Ger 31,33), dove la persona si decide o non si decide per Dio. »

(Compendio catechismo della Chiesa Cattolica (2005)[51])

Teologia ortodossa[modifica | modifica sorgente]

Per gli ortodossi, corpo e anima compongono la persona, e alla fine, corpo e anima verranno riuniti; quindi, il corpo di un santo condivide la santità dell'anima del santo.

Teologia protestante[modifica | modifica sorgente]

Secondo il teologo protestante Oscar Cullmann, autore di Immortalità dell'anima o risurrezione?, pubblicato nel 1986,

« Lo stato intermedio fra la morte e la risurrezione del corpo è caratterizzato da un periodo di sonno, in cui gli addormentati (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,13) aspettano la resurrezione finale. »

Cullmann inoltre nel suo libro fa notare che la dottrina dell'immortalità dell'anima risale al II secolo e che deriva dalla analoga dottrina ellenica, presa a prestito dal cristianesimo.

In seguito, nella stessa opera, scrive:

« [Esiste] una differenza radicale fra l'attesa cristiana della risurrezione dei morti e la credenza greca nell'immortalità dell'anima... Se poi il cristianesimo successivo ha stabilito, più tardi, un legame fra le due credenze e se il cristiano medio oggi le confonde bellamente fra loro, ciò non ci è parsa sufficiente ragione per tacere su un punto che, con la maggioranza degli esegeti, consideriamo come la verità... Tutta la vita e tutto il pensiero del Nuovo Testamento [sono] dominati dalla fede nella risurrezione... L'uomo intero, che era davvero morto, è richiamato alla vita da un nuovo atto creatore di Dio. »

Islamismo[modifica | modifica sorgente]

Nell'Islam si ritiene che l'infusione dell'anima avvenga al termine del quarto mese di gestazione.[52]

Il concetto di anima nelle religioni induiste[modifica | modifica sorgente]

Nell'Induismo, e nelle religioni ad esso collegate, l'anima è l'aspetto più puro e sottile dell'esistenza umana, il principio che dà vita alla totalità, e che influenza e caratterizza l'evoluzione di un individuo nella sua completezza. Non ha "rivestimenti", viene infatti anche detta Anupadaka, cioè priva di aspetti che la separino dal resto della creazione. Il principio separativo, "ego", è soltanto un riflesso limitato di questa immensa energia.

Nelle diverse vite che l'uomo si trova a vivere attraverso la reincarnazione, le esperienze vissute entrano a far parte del bagaglio dell'anima, che ha così la possibilità di ricordarle tutte. Il fatto di non ricordare nulla delle vite passate può dare un'idea della distanza che si viene ogni volta a creare tra la percezione che l'uomo ha di sé stesso durante la vita (ego) e la sua vera natura (anima).
Soltanto gli iniziati e i maestri riescono a ricordare le vite precedenti, perché la loro identificazione non è più con l'ego inferiore ma con il vero principio unificatore, e la sintonia con la loro anima è pressoché perfetta.

Tutte le pratiche Yoga e le diverse filosofie e religioni orientali hanno sostanzialmente come obiettivo la liberazione dalla schiavitù dell'ego e la definitiva sintonizzazione con l'energia della propria anima.

Nella tradizione esoterica si parla di anima individuale (Jiva) e anima suprema (Ātman). Poiché lo Yoga si pone appunto come obiettivo la fusione del jiva nell'atman, del sé individuale con quello Supremo (Dio, Bhagwan), esso mira in tal modo alla vera realizzazione spirituale e alla fine della sofferenza. L'Ātman, propriamente «respiro», può quindi essere inteso in un doppia accezione, sia come "anima del mondo", sia come princìpio dell'anima individuale.

Il concetto di anima presso i popoli primitivi[modifica | modifica sorgente]

Secondo le credenze sciamaniche, sono gli spiriti a muovere il creato, ancora prima degli dei. Gli spiriti sono presenti in tutti gli esseri viventi, e il loro rango è proporzionale alla creatura che animano. Ne conseguiva che con la morte, l'essere umano entrava nella dimensione degli spiriti, superiore a quella terrena. Da questo si deduceva la necessità di onorare il defunto, non solo per l'affetto, ma soprattutto perché da quel piano elevato poteva benedire i vivi. Da questo nasce anche la paura dei morti: se una persona, in vita era stata oppressa e maltrattata; giunta nel reame superiore poteva, in qualche modo vendicarsi.

Lessico, modi di dire, uso figurato[modifica | modifica sorgente]

In generale, l'uso figurato di anima allude a qualcosa dotato di movimento e di vita (spesso più immaginaria che reale), oppure a qualcosa di segreto ma essenziale, che in qualche modo cambia la natura dell'oggetto in cui si installa.

  • Nei manufatti si definisce anima la componente dura, portante, interna, non visibile ma essenziale dell'oggetto, ad esempio:
    • bastone animato: è un bastone da passeggio che nasconde al proprio interno una lama affilata;
    • anima in polietilene o in poliuretano dentro pannelli in alluminio;
    • in liuteria si intende per anima il pezzetto di legno incastrato, non incollato, tra il fondo e la tavola degli strumenti ad arco.
  • I cartoni animati sono disegni che, proiettati in rapida successione, danno l'illusione del movimento (come se prendessero vita e fossero dunque dotati di anima)
  • Un proverbio popolare recita: "La pubblicità è l'anima del commercio".
  • Anima può essere una metonimia per "persona" in espressioni come "Un villaggio di poche anime".

C'è poi uno spettro semantico nel quale l'anima si riferisce ai morti:

  • la buonanima di..., espressione popolare per alludere a un defunto;
  • le anime sante, frequentemente stazionanti in purgatorio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Emilio Morselli, Dizionario filosofico, p. 11, Milano, Signorelli editore, 1961.
  2. ^ E. Morselli, ivi.
  3. ^ Cioè con la res cogitans di Cartesio (cfr. Enciclopedia Treccani alla voce omonima).
  4. ^ Enciclopedia Treccani alla voce omonima.
  5. ^ Vocabolario Treccani.
  6. ^ Dizionario etimologico.
  7. ^ Atman analogamente è collegato al significato di «respirare», «soffiare» (cfr. Monier Monier-Williams, Sanskrit-English Dictionary; Margaret Stutley e James Stutley, Dizionario dell'Induismo, Roma, Ubaldini, 1980, pag. 46.
  8. ^ Vocabolario Treccani alla voce corrispondente.
  9. ^ Si tratta di una concezione evanescente dell'anima, ritenuta simile a un "soffio" o in certi casi al suono di un singhiozzo, che come ha illustrato Manara Valgimigli permeava l'immaginario greco fino a tutta l'età pre-socratica: «Il termine greco che designa l'anima ("psyche") indica in origine più genericamente la vita. Quando l'anima se ne va, se ne va la vita; la morte è dunque un fuggire della vita o dell'anima. Si può parlare di una sopravvivenza dell'anima in qualche forma, proprio perché l'anima se ne va, ma si tratta comunque di una sopravvivenza in forma diminuita; l'anima del defunto è solo un'immagine ("èidolon") sbiadita, che ha perso il suo vigore vitale, cioè, in generale, le facoltà nelle quali consiste propriamente il vivere, dalla volontà alla coscienza» (cit. in Platone, Fedone, traduzione di Manara Valgimigli, a cura di Bruno Centrone, Biblioteca Filosofica Laterza, Bari 2005, pag. 8).
  10. ^ Francesco Sarri, Socrate e la genesi storica dell'idea occidentale di anima, Abete, 1975.
  11. ^ E. Morselli, op. cit., pag. 11. La stessa tripartizione viene riproposta da Platone nella concezione politica dello Stato organizzato secondo ragione, in analogia ad un organismo vivente.
  12. ^ Platone, Timeo, VIII, 34-37.
  13. ^ «Le anime, pertanto, si accalcano e si urtano tra loro e, riempitesi di malvagità, perdono le ali e precipitano sulla terra dove si incarnano, dando avvio a un ciclo di reincarnazioni» (Platone, Fedro, trad. in Luciano Zamperini, Platone. Un maestro del pensiero occidentale, p. 90, Firenze, Giunti, 2003).
  14. ^ Aristotele afferma in proposito: «Se rimanga qualcosa dopo l'individuo, è una questione ancora da esaminare. In alcuni casi, nulla impedisce che qualcosa rimanga: per esempio, l'anima può essere una cosa di questo genere, non tutta, ma solo la parte intellettuale; perché è forse impossibile che tutta l'anima sussista anche dopo» (Metafisica, Λ 3, 1070 a 24-26).
  15. ^ Paolo Rossi (a cura di), Dizionario di filosofia, La Nuova Italia, Firenze, 2000.
  16. ^ Plotino, Enneadi, I 1, 12.
  17. ^ Ibidem I, 1, 9.
  18. ^ Ibid. IV, 3, 31.
  19. ^ Ibid. IV, 3, 31.
  20. ^ Cfr. il trattato III, 5 Sull'Amore.
  21. ^ Lettera di Epicuro a Erodoto.
  22. ^ Si può notare come a differenza del suo maestro Democrito, da cui riprende la dottrina, Epicuro attribuiva all'anima una qualità diversa rispetto al corpo, come la capacità di sentire o di patire, senza le quali il corpo, anche restando integro, di fatto non "vivrebbe" (cfr. Epicuro, Epistème ed éthos in Epicuro, a cura di L. Giancola, Roma, Armando Editore, 1998, pagg. 89-90).
  23. ^ Platone, Timeo, 34 b.
  24. ^ Tullio Gregory, Anima mundi. La filosofia di Guglielmo di Conches e la scuola di Chartres, Sansoni, Firenze 1955.
  25. ^ Sulla nozione di Anima Mundi in Ficino, si veda l'intervista a Cesare Vasoli, dall'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.
  26. ^ E. Morselli, op. cit., pag. 12.
  27. ^ L'«Anima del Mondo» di cui parlava Schelling (Weltseele) si ricollegava a sua volta alla concezione immanente di Spinoza, che tuttavia postulava sempre la precedenza di Dio e dello Spirito sulla natura (cfr. V. Hösle, Introduzione a Spinoza, EMSF, 1994).
  28. ^ Cfr. il trattato Emunoth ve-Deoth 6:3.
  29. ^ "Interiorità"
  30. ^ Anch'essi talvolta definiti Yessodot
  31. ^ Come ricorda anche Chaim Luzzatto nel KLaCh Pischey Chokhmah, essa, anche pnimiyut di Zeir Anpin, riguarda comunque anche le altre Sefirot ed alcuni Partzufim
  32. ^ "Bene" in ebraico
  33. ^ Regni minerale, vegetale, animale e dell'uomo; quest'ultimo possiede anche una Nefesh parlante oltre gli altri tipi di "Nefesh" ed appunto anche il "parlare" e/o la "parola" è parte di quanto lo distingue dalle altre creature animate (cfr anche Shaarei Kedusha. Le Porte della Santità, Chaim Vital)
  34. ^ ...ed anche Mondo superiore e Mondo inferiore e Tzimtzum
  35. ^ Il Firmamento, come la Terra ed i pianeti, risulta comunque compreso direttamente in Assiyah
  36. ^ Non è un Partzuf benché possa essere categorizzato assieme in questo gruppo.
  37. ^ Ebr. Nèfesh haChayyah; latino animam viventem; greco psychè ton zòion.
  38. ^ Invero, ricorda anche Nachmanide, Nishmat Chaim è quella "soffiata nelle "narici" dell'uomo" da Dio, invece Nefesh Chayah è posseduta in Natura anche dagli animali. Nahmanide esegeta e Cabbalista, Firenze, La Giuntina, 1998 (pag 260)
  39. ^ «Tutta la Terra è piena della Sua Gloria» (Is6,3). Quello che tu vai cercando tanto lontano da dove ti trovi ti soffia sempre sul collo. «Tutto il luogo in cui ti trovi infatti è sacro» (Es3,5). Allo stesso modo la tua anima non vive in un punto sopra il tuo corpo ma in tutto il tuo essere. Infatti, come il Creatore ricolma il Mondo, l'anima ricolma il corpo (Talmud Bavlì).
  40. ^ Chaim Luzzatto, 138 Aperture di Saggezza.
  41. ^ In un versetto, precedente questa parte del Pentateuco, è scritto anche la vita ed il bene, la morte ed il male..., ordinando anche di scegliere la condotta di vita e bene della Torah e delle Mitzvot: Bibbia ebraica. Pentateuco e Haftaroth, La Giuntina, Firenze, 2006 ISBN 978-88-8057-140-7 (pag. 343)
  42. ^ «Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione, e tutto quello che è vostro, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (Paolo, Prima lettera ai Tessalonicesi, 5, 23).
  43. ^ Platone, come visto in precedenza, suddivideva la personalità umana in tre componenti: quella razionale-intellettiva (loghistòn), quella volitiva-irascibile (thumoeidès), e quella concupiscibile (epithymetikòn).
  44. ^ Umberto Galimberti, Idee: il catalogo è questo, p. 106, Milano, Feltrinelli, 2003.
  45. ^ Hans-Georg Gadamer, La responsabilità del pensare: saggi ermeneutici, p. 115, a cura di G. Reale, Vita e Pensiero, 2002.
  46. ^ L. Rocci, Vocabolario greco-italiano, pp. 2060, 2061.
  47. ^ Cfr. ad esempio Matteo 10, 28: «e non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima».
  48. ^ La Jewish Encyclopedia sostiene in proposito: «La credenza che l'anima continui ad esistere dopo la dissoluzione del corpo è argomento di speculazione filosofica e teologica e di conseguenza non è espressamente insegnata in alcun punto della Sacra Scrittura». Anche Papa Benedetto XVI, parlando della Chiesa antica, ha tenuto a precisare: «Per la Chiesa antica è significativo che non esisteva alcuna affermazione dottrinale circa l'immortalità dell'anima» (Joseph Ratzinger, Escatologia: morte e vita eterna, pagina 146, Cittadella Editrice, Assisi 1979).
  49. ^ Si tratta comunque di un dualismo tra due parti della stessa anima, una rivolta allo spirito, l'altra alla materia (cfr. Battista Mondin, Storia della metafisica, vol. II, p. 217, Bologna, ESD, 1998.
  50. ^ Giovanni Kostko, Beatitudine e vita cristiana nella Summa theologiae di S. Tommaso d'Aquino, p. 228, Bologna, ESD, 2005.
  51. ^ Compendio catechismo della Chiesa Cattolica.
  52. ^ Dariusch Atighetchi, Islam e bioetica, p. 99, Roma, Armando editore, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]