Anarchia

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La "A cerchiata", uno dei simboli anarchici, molto diffuso dopo la metà del XX secolo
(FR)
« L'anarchie, c'est l'ordre sans le pouvoir »
(IT)
« L'anarchia, è l'ordine senza il potere »
(Pierre-Joseph Proudhon, Les Confessions d'un révolutionnaire pour servir à l'histoire de la Révolution de Février[1])

L'anarchia (dal greco antico: ἀν-ἀρχή, mancanza di governo[2]) è l'organizzazione societaria agognata dall'anarchismo basata sull'idea di un ordine fondato sull'autonomia e la libertà degli individui, contrapposto ad ogni forma di Stato e di potere costituito[3].

Nasce terminologicamente con gli scritti del filosofo Pierre-Joseph Proudhon nella prima metà del XIX secolo, affondando idealmente in concetti propri di Thomas More (Utopia), dell'illuminismo (Condillac, de Sade, in parte Rousseau) e di William Godwin. Contributori allo sviluppo del pensiero anarchico, quasi contemporanei a Proudhon, furono il rivoluzionario e filosofo Michail Bakunin, lo scrittore Lev Tolstoj e, per alcuni sviluppi nel secolo successivo, il filosofo individualista Max Stirner.

Sono varie e ramificate le interpretazioni che gli storici, i politici, e gli stessi anarchici danno dell'idea di anarchia, la quale, nel corso della sua storia, non è mai stata una dottrina uniforme e lineare.
Tutte le interpretazioni hanno tuttavia come nucleo centrale un elemento comune: la necessità dell'annullamento o dello Stato o in ogni caso delle più incombenti forme di potere costituito. Tutti gli anarchici sono cioè concordi nel considerare l'abolizione del potere condizione necessaria per il successo della dottrina anarchica o l'obiettivo finale dell'evoluzione sociale. L'annullamento del potere dello Stato non implica annullamento dell'organizzazione sociale ma l'evoluzione verso una società non gerarchica.

Queste interpretazioni implicano uno spettro di movimenti e linee di pensiero che quindi spaziano dall'Anarco-pacifismo e l'Anarchismo cristiano di Lev Tolstoj, fino all'Anarco-comunismo e ai movimenti anarco-insurrezionalisti d'ogni genere.

Il termine Anarchia era, ed è a volte impropriamente utilizzato per descrivere caos nel primigenio significato mitologico e situazioni di disordine sociale quindi di illegalità, spesso mutuando significati propri del caos inteso nel senso termodinamico di entropia. Per evitare questa confusione tra termine politico e gergale, venne utilizzato contemporaneamente, precisamente dal 1857, il termine libertario, coniato da Joseph Déjacque, scrittore anarchico, e subito utilizzato largamente in Francia per sfuggire alla censura statale. Acrazia infine è analogo termine, di uso francofono, meno diffuso in lingua italiana. Anarchia, libertarismo, acrazia diventano quindi sinonimi a partire dalla seconda metà del XIX secolo, con sfumature relative al contesto ed alle epoche. Mentre quindi con Anarchia si intende l'ideale politico ed il progetto sociale, con Anarchismo, in modo più stringente si intende la teoria politica in sé ed il movimento in senso concreto, il quale si divide in molti rami, e si ritiene in gran parte la continuazione ideale dell'opera della Rivoluzione Francese, senza i relativi errori, come descritti da Godwin.

Indice

[modifica] Storia

La prima menzione scritta della parola anarchia la vede pronunciata da parte di Antigone, nella parte finale de I sette contro Tebe, Ἑπτὰ ἐπὶ Θήβας di Eschilo, vicenda poi ripresa nella nota tragedia di Sofocle, e rappresentata per la prima volta ad Atene alle Grandi Dionisie del 467 a.C dove lei testualmente recita: "Non ho vergogna di mostrare alla città questo atto di disobbedienza" (οὐδ᾽ αἰσχύνομαι ἔχουσ᾽ ἄπιστον τήνδ᾽ ἀναρχίαν πόλει, versi 1035-1036; in questo caso, Antigone esprime un sentimento di disobbedienza e ribellione nei confronti dei governanti che le impediscono di seppellire il fratello, minacciandoli che se nessuno se ne assumerà l'incarico sarà lei stessa a compiere il rito funebre, anche a costo di dover seppellire gli stessi governanti e affrontando i pericoli che ne deriveranno).

Secondo alcuni l'idea di Anarchia nasce nell'antichità comunque in accezione puramente negativa come degenerazione dello stato e come mancanza di ordine (α(ν)-αρχή). Lo storico greco Polibio la include in un disegno "ricorsivo" (anaciclosi)[4] della storia dei popoli come derivazione dello stadio peggiore dell'evolvere umano causato dalla degenerazione della democrazia in oclocrazia (governo della massa). Dalla condizione di anarchia, descritta come "disordine e trionfo degli istinti brutali" la stessa natura umana avrebbe permesso che la storia continuasse il suo percorso ciclico con la nascita di una monarchia.

Sebbene nella storia dell'uomo siano esistite numerose e precoci realizzazioni di società e organizzazioni basate su principi anarchici, la Comune di Parigi del 1871 è stato un rappresentativo tentativo di società anarchica di risonanza globale; si ricorda il commento di Michail Bakunin, uno dei grandi pensatori storici dell'anarchia di radice socialista. Fu però molto importante anche l'esperienza della Machnovščina, cioè l'Ucraina insorta sotto la guida del generale contadino Nestor Ivanovič Machno e la resistenza della città russa di Kronštadt. Entrambe queste esperienze vennero cancellate dalla normalizzazione sovietica attraverso l'utilizzo dell'Armata Rossa comandata dal generale Lev Trotsky[5]

Altre realizzazioni concrete e vaste dei principi anarchici nella società si ritrovano durante la guerra civile in Spagna, durante la quale i lavoratori, attraverso le organizzazioni anarco-sindacaliste come la Confederación Nacional del Trabajo (CNT) in Catalogna e Aragona, hanno dato prova di autogestione dei trasporti pubblici e delle aziende produttive sia industriali che agricole; attraverso le assemblee di base furono realizzate collettivizzazioni delle terre confiscate ai latifondisti e, in alcuni casi, fu addirittura abolita la proprietà privata. Questo capitolo si chiuse a causa di una sconfitta militare, infatti oltre a combattere i nazionalisti di Francisco Franco (appoggiato dall'Italia fascista e dalla Germania nazista), gli anarchici dovettero guardarsi anche dagli stalinisti, con cui ebbero a Barcellona scontri a cui seguì la repressione congiunta di comunisti e liberali dello schieramento antifranchista contro l'esperienza catalana. Questi eventi sono descritti magistralmente dallo scrittore britannico George Orwell, testimone oculare in quanto combattente, nel suo "Omaggio alla Catalogna".

Negli Stati Uniti il movimento anarchico è stato spesso associato all'individualismo del filosofo e letterato Henry David Thoreau e al suo esperimento-libro Walden, ovvero La vita nei boschi. Anche Ralph Waldo Emerson è stato spesso associato agli anarchici "creatori".

Negli anni ottanta si è segnalata, specie in Kenia, la creazione di una corrente di pensiero africana nel solco dell'esperienza utopica-idealista. Tale corrente di pensiero ha trovato espressione nelle dichiarazioni di Chen Khran Mboto, un meticcio che ha unito in una sintesi di tipo animista e moderata l'ispirazione di tipo orientale con il realismo africano. Il suo movimento non ha avuto seguito dopo la sua scomparsa nel 1992.

Il paese europeo in cui l'influenza politica dell'anarchismo fra la popolazione e i giovani è più diffusa è la Grecia, in cui gli anarchici sono stati in prima fila nelle insurrezioni popolari scoppiate in tutto il paese nel dicembre 2008 e nel maggio 2010.

[modifica] Pensiero anarchico

Il principio fondamentale che sta alla base del pensiero anarchico si fonda su un ideale di libertà estrema che precluda qualsiasi forma di governo ("Tutti i partiti senza eccezione, nella misura in cui si propongono la conquista del potere, sono varietà dell'assolutismo"), "Il governo sull'uomo da parte dell'uomo è la schiavitù", "Chiunque mi metta le mani addosso per governarmi è un usurpatore ed un tiranno: io lo proclamo mio nemico" - Pierre-Joseph Proudhon[6]

Secondo gli anarchici, lo Stato, struttura centralizzata di oppressione e coercizione, così come ogni altra gerarchia e forma di autorità, è inutile e anche dannosa. Gli anarchici propongono l'abolizione di tutti i rapporti sociali autoritari e la creazione di una società libera, l'anarchia, fondata sull'assenza di gerarchie, sull'associazione alle organizzazioni popolari, sull'autorganizzazione dal basso del popolo (e quindi l'autogoverno decentralizzato) e sull'autogestione delle risorse e dell'economia (socialismo e anarcosindacalismo).

Un altro significato del termine anarchia è quello che lo identifica con caos, disordine e confusione, che però differisce completamente dal significato attribuitogli dal pensiero anarchico, (che gode di numerosi estimatori, come Noam Chomsky[7], noto accademico del MIT) nonché dalla sua etimologia.

[modifica] Etimologia

La parola anarchia deriva dal greco αναρχία (anarchia), che si può tradurre con "senza governante" (α-(a-) significa "senza" [alfa privativa], la radice αρχή- (archè) può essere tradotta con "governo", anche se il significato specifico sarebbe "comando", "ordine")[8].

In origine la parola veniva usata prevalentemente in senso dispregiativo, per indicare il disordine, il caos, l'assenza di armonia, in accordo col suo etimo. In tal senso la utilizzava in parte anche William Godwin, oggi ritenuto il primo pensatore anarchico[9], giungendo però ad una tale contrapposizione con l'ordine governativo costituito in grado di rivalutarne il significato. Gli anarchici attribuiscono a questo termine il significato di un nuovo ordine antigerarchico che si contrappone al caos selvaggio dell'autorità, un tipo di società basato sull'orizzontalità che crea armonia. Il primo a utilizzare la parola anarchia in tal senso fu Pierre-Joseph Proudhon[10].

[modifica] Un'idea dell'Anarchia

L'idea di Anarchia prevede, a livello sociale, che individui e collettività scelgano per relazionarsi fra loro un insieme di rapporti non-gerarchici e non-autoritari.

Anarchia è anche la ricerca e sperimentazione di una organizzazione sociale orizzontale.

Una società anarchica è una società che vuole basarsi sul libero accordo, sulla solidarietà, sulle libere associazioni, sulle unioni, sul rispetto per la singola individualità che non volesse farne parte, secondo il principio che le decisioni valgono solo per chi le accetta.

In una società anarchica si rifiutano quindi leggi, comandi, imposizioni, principi fondati sul volere della maggioranza, rappresentanze, discriminazioni, guerre come metodo per risolvere contrasti, realizzando la gestione ed il superamento dei conflitti attraverso chiarimenti ed accordi tra i diretti interessati.

È importante, in quanto contrario al pregiudizio diffuso, notare che nessuna teoria anarchica ha mai teorizzato l'assenza di regole e di interazioni sociali, in quanto l'anarchismo non lascia nulla al caso-caos, ma propone un nuovo modo di concepire la società, costruito intorno a norme e/o principi etici egualitari, condivisi e non imposti dall'alto.

Gli anarchici vogliono perciò l'abolizione dello Stato, che dev'essere sostituito dalle organizzazioni e dalle associazioni popolari; anche il potere economico è consegnato nelle mani del popolo, che controlla i mezzi di produzione (quasi tutte le correnti anarchiche, infatti, si dicono socialiste).

Secondo gli anarchici, i problemi sociali come il crimine e l'ignoranza e l'apatia delle masse sono un prodotto della stessa società autoritaria: secondo gli anarchici, mantenere gli individui perennemente sotto un'autorità superiore fa sì che questi non siano più capaci di comportarsi autonomamente, senza un capo che gli comandi cosa fare; inoltre qualsiasi capo cercherà sempre di mantenere il proprio potere, e quindi cercherà il più possibile di rendere i sottoposti non autonomi, e di creare bisogni negli stessi sottoposti (come la necessità di protezione dal crimine); secondo la prospettiva libertaria quindi lo Stato non ha alcun reale interesse a risolvere i problemi sociali, perché altrimenti verrebbe meno il bisogno del potere.

Mentre il liberalismo, ideologia alla base del pensiero democratico, propone la difesa del diritto individuale di parola, religione ecc, l'anarchismo sprona l'individuo anche a liberarsi di quelle particolari forme sociali che, secondo una visione anarchica, impediscono l'espressione libera della personalità dell'individuo, per esempio i rapporti sociali capitalistici e la religione; riguardo a quest'ultima, mentre la teoria ufficiale e la maggioranza degli anarchici si proclamano atei, vedendo la religione come "l'oppio dei popoli" marxiano, di fatto già con Camillo Berneri si introduce un antidogmatismo che permette all'individuo, che deve essere libero in tutti gli aspetti, di professare individualmente una religione, se di sua scelta e non imposta dall'infanzia; tutti gli anarchici, però sono per l'abolizione delle organizzazioni clericali di ogni tipo, basate non sulla libera predisposizione e scelta razionale ma sull'indottrinamento.

[modifica] Personaggi e fasi dell'Anarchia

Secondo Bakunin, il movimento Anarchico è caratterizzato da due tipi di esponenti:

  • Distruttori: sono coloro che, mediante la ribellione (sia di tipo politico sia di tipo rivoluzionario) distruggono l'autorità costituita e l'ordine vigente di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
  • Creatori: sono coloro che, sulle macerie del vecchio mondo si dimostrano in grado di apportare benefici al nuovo, diffondendo l'idea anarchica e favorendo la sua instaurazione

Sempre secondo Bakunin, l'instaurazione dell'anarchia avviene attraverso due fasi:

Verwirrung (confusione): fase distruttrice, caotica con cui minare le fondamenta del potere e dell'autorità costituita. Molti identificano l'anarchia con questa sola fase, ma questa non è ancora anarchia, questo è caos. Questa fase potrebbe manifestarsi per altre cause e per mano di altri gruppi politici, senza l'intervento di associazioni anarchiche, anche se, in questo caso, sarebbe molto più difficile passare alla seconda fase

Ordnung (ordine): fase in cui le persone si rendono conto della loro capacità di autogovernarsi e vivere in armonia, mediante aiuti reciproci, al di fuori di dinamiche autoritarie e gerarchiche.

Alcune persone credono oggi che sia possibile arrivare ad una società anarchica senza passare dalla fase caotica, ma mediante riforme sociali graduali, che puntino ad incrementare il potere individuale, annullando il controllo statale. Altri ancora creano gruppi anarchici che conducono vita comune fungendo da esempio sull'alternativa possibile e si potrebbe anche sviluppare mediante la semplice disobbedienza civile di un singolo individuo

[modifica] Economia, possesso e risorse

Sono varie le interpretazioni che gli anarchici danno al possesso e alla proprietà. Fin dalla nascita dei prodromi del movimento, e qui si intende William Godwin e successivi, prima quindi della formalizzazione di Proudhon di anarchia, si legge in Enquiry concerning political justice, del 1793 l'auspicio relativo alla dissoluzione del concetto di proprietà e quindi disuguaglianza. In seguito con la famosa affermazione la proprietà è furto in Che cos'è la proprietà del 1840, lo stesso Proudhon chiarirà l'approccio anarchico.
In realtà l'analisi va molto più articolata; come in tutte le dottrine di impronta egualitaria, patrimonio comune ideologico è la dissoluzione del concetto di proprietà dei mezzi di produzione, non necessariamente della proprietà privata stessa, intesa in senso individuale.Quando infatti disse "la proprietà è un furto", si riferiva ai possidenti terrieri e ai capitalisti i cui proventi considerava come furti nei confronti dei lavoratori. Per Proudhon il lavoratore di un capitalista è "subordinato, sfruttato: la sua condizione permanente è di obbedienza". Nell'affermare che "la proprietà è libertà", si riferiva invece non solo al prodotto del lavoro individuale, ma anche a quello di contadini e artigiani che ricavano beni dalla vendita dei propri servizi e del proprio surplus. Per Proudhon l'unica e legittima fonte di proprietà è il lavoro. Quello che chiunque può produrre è di sua proprietà: invocava l'indipendenza dei lavoratori e condannava la proprietà capitalistica dei mezzi di produzione.

In generale tutti gli anarchici, compresi quelli di impronta individualista americana, come quelli riferentesi a Benjamin Tucker che in un'accezione lievemente differente da quella all'epoca egemone si definiva socialista[11], si dicono in qualche modo socialisti, volendo cioè che i mezzi di produzione siano (collettivamente o no) di proprietà dei lavoratori. All'interno dell'anarchismo ci sono varie correnti di pensiero sull'economia: si va dall'anarco-comunismo di Petr Kropotkin e Errico Malatesta al mutualismo di Proudhon; a differenza del comunismo libertario, il mutualismo non prevede alcuna collettivizzazione, ed il mantenimento dell'importanza del mercato e della competizione (è chiamato anche "socialismo di mercato").

Tendenze che identificano l'anarchia con il libero mercato e difendono la proprietà privata, intesa di mezzi e risorse collettive, note come anarco-capitalismo, Libertarianismo, e tendenze ad esse affini, nonostante i prefissi anarco- si riferiscono a dottrine di tipo liberale, non libertarie e anarchiche, riferendosi quindi al termine anarchia inteso come l'accezione d'assenza di regole. Dei concetti propri dell'anarchia come concezione politica vengono in realtà presi a prestito concetti riconducibili all'egoismo inteso appunto in senso politico.

[modifica] Conflitto e accordo

Non vi saranno presumibilmente solo situazioni di pace e ci saranno ancora conflitti tra gli esseri umani, ma le contrapposizioni saranno qualitativamente differenti da quelle attuali. In una società anarchica la giustizia non può essere prerogativa di un'istituzione, ma è nel percorso di accordo, generale o singolare, collettivo o individuale, fra le persone. Il dissenso e il conflitto sono riconosciuti come normali ed umani; anarchico è il cercare di accordarsi.

Più recentemente, l'anarchia è stata vista da alcuni come caratterizzata (in virtù dell'assenza di un monopolio della forza) da rapporti di forza più equi tra gli individui, condizione che implicitamente scoraggerebbe il ricorso al conflitto, poiché quest'ultimo solitamente appare utile solo a coloro che sono abbastanza sicuri di un esito favorevole. Si pensa che, nella maggior parte dei casi, i conflitti verrebbero sostituiti da trattative con esiti piuttosto equilibrati tra le parti in causa. In generale, gli esiti di ogni contenzioso verrebbero influenzati soprattutto dall'intensità delle pretese delle parti in causa.

Ad ogni modo, specie secondo gli anarchici del ramo liberale, la gestione dei conflitti potrebbe essere delegata a veri e propri "professionisti" reperibili sul mercato con la funzione di rappresentare gli interessi dei propri clienti e cercare un accordo con la controparte. A tale funzione potrebbero ad esempio contribuire anche le "agenzie di protezione", ovvero, nella concezione anarco-liberista, organismi che in assenza di un monopolio statale della forza sarebbero reperibili sul mercato per garantire la protezione e la sicurezza dei propri clienti. Ogni agenzia di protezione dovrebbe accordarsi con le altre per designare degli organismi terzi (arbitrati) a cui ricorrere per decidere sulle controversie che potrebbero eventualmente verificarsi tra clienti di diverse agenzie.

[modifica] Persone concrete contro istituzioni assolute

L'idea di una società anarchica fa quindi ripensare la stessa socialità umana, ovvero il rapporto fra persone, e quindi mostra che è artificiosa la distinzione fra persona e società. Una società anarchica è fondata sulla persona concreta e sulla sua capacità di creare forme sociali; si evita quindi di stabilire con un processo di astrazione dei valori morali assoluti e di creare strutture funzionali ad essi anche a discapito delle persone.

Secondo il pensiero anarchico le necessità di pace, giustizia e benessere non possono quindi giustificare strutture di potere pubbliche quali Stato, Chiesa e esercito. Più nel privato, vanno ripensati anche famiglia, scuola, e lavoro come sono comunemente intesi.

L'idea di ciò che è buono e desiderabile è infatti soggettiva, multiforme, mutevole, e non si può rappresentare come sovrumana, né si deve adorare in quanto entità astratta, e tanto meno in forma coercitiva.

La società voluta dagli anarchici rifiuta che dei valori umani vengano mitizzati e considerati come superiori a uomini e donne concreti.

[modifica] Organizzazione e potere

In una società anarchica, si distingue nettamente l'organizzazione da potere, autorità e gerarchia. Partendo dal fatto che potere, autorità e gerarchia danno una libertà e una giustizia illusorie, perché sono fondati proprio sul contrario della libertà e proprio sul contrario della giustizia, in una società anarchica si segue il filo d'Arianna dell'antiautoritarismo verso ipotesi organizzative di vita in comune, che permettano una sempre maggiore realizzazione delle potenzialità individuali e collettive.

L'organizzazione antiautoritaria si ottiene con un radicale decentramento federalista privo di gerarchie, nell'autogestione della comunità in tutte le sue articolazioni politiche ed economiche. Le decisioni vengono quindi prese con modalità assembleari, normalmente con criteri maggioritari e meno spesso per ragioni dovute all'eterogeneità delle idee, all'unanimità. C'è una democrazia diretta integrata in articolazioni federali e confederali, intese in senso forte, proprie ad uno spazio politico estremamente decentrato, in cui i delegati delle strutture sociali di base hanno mandati revocabili e (seppur con margini di manovra relativamente elastici) definiti rispetto alle specifiche decisioni, e in cui il potere delegato alle istanze di coordinamento è sempre minore di quello che non viene delegato. Una democrazia in cui, per quanto concerne gli interessi di un comune o di diecimila abitanti, prevalgono le decisioni di quel comune e non quelle della provincia e ancor meno della regione, eccetera eccetera, federalmente andando. Una democrazia diretta in cui le istanze "periferiche" (i quartieri d'una città, i comuni, le regioni) non sono articolazioni decentrate, ma in cui, semmai, l'istanza "centrale" è articolazione federale del potere di base. Durante le assemblee esiste il meccanismo della delega, ma deve avere due caratteristiche fondamentali: il delegato deve fare ciò che viene deciso dall'assemblea, non decidere in prima persona cosa fare e per garantire ciò, il suo operato deve essere trasparente; in caso di malafede o incapacità la delega deve essere revocabile in qualsiasi momento (la carica del delegato è comunque temporanea e si eleggono delegati a rotazione). Con questo tipo di organizzazione pubblica non statuale, si ottiene, secondo gli anarchici, una democrazia libertaria (per usare un neologismo più o meno sinonimo di anarchia possibile, di anarchia praticabile) in cui nessun individuo o gruppo può esercitare potere su altri individui. Il potere non arriva dall'alto dando ordini unilaterali e restando isolato dalla base, ma deriva dal basso, dato che l'operato dei delegati è trasparente e la loro carica è revocabile in qualsiasi momento se agiscono contro la volontà della base.

Le piccole società e associazioni anarchiche si possono federare tra loro e queste federazioni possono a loro volta federarsi. I tre diritti sopra citati, quindi, sono applicabili ai gruppi oltre che agli individui. Gli anarchici, infatti, utilizzano senza esitare il termine federalismo (Camillo Berneri, Proudhon); dato che non esiste un organo di controllo centrale (come lo Stato), ogni organizzazione è decentralizzata (quindi locale); ciò vale per gli organismi economici come per quelli politici. L'organizzazione anarchica, però, tende a ridurre la complessità di una società al minimo necessario.

[modifica] Accordo e non solo consenso, e pensiero anarchico non-violento

Lev Tolstoj, anarco-pacifista considerato il capostipite dell'anarchismo cristiano

Una società anarchica non è una società del consenso (più o meno estorto, più o meno indotto), ma una società continuamente rigenerata dall'accordo. Quando bisogna prendere decisioni in maniera anarchica si cerca una sintesi tra le varie posizioni discordanti (che sempre ci saranno) in modo da prendere decisioni che non prevarichino nessuno; se non si riesce in alcun modo a trovare una sintesi, si può votare a maggioranza, ma chi non è d'accordo può semplicemente unirsi ad un'altra assemblea o associazione in cui si agisce secondo il suo parere; se non vuole o non può lasciare l'assemblea o l'associazione con cui è in disaccordo, gli anarchici manterebbero comunque il massimo rispetto per la minoranza. Secondo il pensiero anarchico solo la libertà può generare la libertà, solo la giustizia genera giustizia. Per ripristinare questi significati originari dell'etimo "senza principe", bisognerà modernamente distinguere Anarchia da anarchismo. Se Anarchia è il principio filosofico e il nome specifico della società voluta, anarchismo (oltre alla teoria politica) è la modalità storica in cui si è manifestato, includendo espressioni violente e di ricorso alla lotta armata. Se sono comprensibili le necessità storiche (e dunque la lotta armata risorgimentale) – oggi tuttavia non si può accettare l’uso della violenza. Un breve sillogismo renderà chiaro questo concetto: Un anarchico è una persona che non vuole padroni. Una persona che non vuole padroni non ha nessun interesse ad essere il padrone di qualcuno. Per un anarchico, essere il padrone di qualcuno è un’idea ripugnante. Quindi, l’anarchico non può avere nessun interesse a convincere qualcuno con la forza. Tanto meno mediante l’uso delle armi. Malgrado questa evidenza, spesso il potere ha attribuito agli anarchici atti di terrorismo, soprattutto attraverso la tecnica delle infiltrazioni. La dinamica è questa: si paga qualcuno perché si inserisca dentro un contesto di protesta. Questo qualcuno pagato svolgerà un’azione violenta, così da generare riprovazione della opinione pubblica verso quel movimento di protesta. Il potere paga qualcuno che si finge anarchico per svolgere un’azione terroristica che è funzionale all’inasprimento del potere. Si incastra l’anarchico, così il potere trova il capro espiatorio. Per contro, la nobilità dell’idea anarchica associata alla non-violenza è rintracciabile nell’idea di Gandhi che, di fronte al Congresso Indiano, chiaramente affermò: “Io stesso sono un anarchico, ma di altro tipo” (cfr. Yogesh Chanda, Gandhi, il rivoluzionario disarmato, cap. XXII – Milano 1998). Dicendo “di un altro tipo”, Gandhi si riferiva alla sua idea di ahimsa (non-violenza) e precisamente al ripudio dell’uso della forza e all’esclusiva consapevolezza della coscienza nell’affermare, individualmente e collettivamente, un sistema sociale fondato non sul caso ma sulle cause dell'agire, e cioè sulla responsabilità.

[modifica] Cospirazioni ed attentati

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Terrorismo anarchico.

Alcuni movimenti o individui anarchici, nel corso della storia, si sono resi protagonisti di manifestazioni violente nonché di attentati.

Altri anarchici, famosi o non famosi, condannarono tali atti senza mezzi termini, sia perché spesso coinvolgevano anche degli innocenti, sia perché erano considerati uno spreco di forze sottratte alla rivoluzione sociale. Il meno compreso da entrambe le fazioni fu forse Errico Malatesta. Egli sosteneva la necessità di azioni organizzate e giudicava sostanzialmente inutili gli attentati individuali; ma rifiutava la condanna di uomini guidati da una rabbia e un senso d'impotenza comprensibili arrivando a dire che forse, un giorno, sarebbero stati celebrati come già allora si celebravano come eroi personaggi della storia talvolta crudeli. E infatti molti anarchici, libertari, liberi pensatori, celebrano oggi atti come quello di Bresci.

[modifica] Tematiche anarchiche

Seguono alcune tematiche per natura anarchiche, oppure care agli anarchici per vari motivi.

[modifica] Antielettoralismo

Gli anarchici sono contrari alle elezioni. In una società anarchica le elezioni non possono esistere, perché non può esservi il concetto di rappresentatività. Gli anarchici non ammettono una delega che non sia revocabile in qualsiasi momento o che dia un mandato decisionale a chiunque. Anche i referendum si scontrano con l'anarchismo: gli anarchici non ammettono un governo della maggioranza, perché le decisioni devono essere condivise da tutti.

Ciò non toglie che alcuni anarchici, per varie riflessioni personali, a volte si rechino alle urne. Generalmente questo accade in casi ritenuti particolarmente importanti. Un esempio estremo è quello della CNT, che andò a votare nel 1936 per il Frente Popular, portandolo alla vittoria; lo fecero perché questo partito aveva promesso (e mantenne) la liberazione dei detenuti politici. Vi sono poi posizioni come quella di Camillo Berneri, che si opponeva alle elezioni nazionali ma non a quelle locali.

[modifica] Internazionalismo

L'individualista tedesco Max Stirner

Gli anarchici non riconoscono gli stati, perciò non possono riconoscere alcuna frontiera. Inoltre considerano tutti gli uomini (indipendentemente dal loro sesso, razza, lingua e cultura) non soltanto pari, ma anche fraterni. Sono per una solidarietà che non può essere delimitata da una linea geografica. Anche gli individualisti, che pensano talvolta che i rapporti umani debbano essere guidati dall'egoismo, pensano che l'individuo debba potersi muovere e rapportare liberamente e, sebbene sia separato da tutti gli altri da una linea naturale, non può fermarsi di fronte a una frontiera istituzionale.

Non essendoci forme di governo vi è l'abolizione della proprietà privata (intesa come mezzo di produzione) Di conseguenza, gli anarchici si oppongono allo stato di abbandono di interi stabili, nelle città e nelle campagne, dovuto al fatto che i proprietari se ne disinteressano e nessun altro ha il diritto legale di accedervi. L'occupazione di edifici in disuso mira a creare spazi sociali o abitativi partendo dal degrado creato dall'attuale organizzazione sociale. Per gli anarchici, a differenza di chi si riconosce in altre ideologie, serve in ogni caso a creare spazi autogestiti, che si collochino fuori dall'autorità statale. Essi hanno il valore di sperimentazione di società alternative, costruite dal basso, che si fondino sui valori di autogestione e solidarietà.

Talvolta, l'occupazione non è possibile per un gruppo e per questi motivi si ricorre ad accordi con l'ente a cui appartiene lo stabile; questa soluzione è però una sorta di "ultima spiaggia" e viene scelta solo dai gruppi più "moderati".

È importante ricordare la posizione dell'individualista Max Stirner. Egli, in realtà, esaltava la proprietà privata come parte del processo d'emancipazione dell'individuo da qualsiasi oppressione, sia essa di origine giuridica, religiosa o, come questo caso, derivante dai propri pari o dallo Stato che nella connotazione socialista si appropriava della proprietà degli individui, ridistribuendola in parti uguali e generando un'oppressione su colui alla quale era stata tolta.

[modifica] Antimilitarismo

Gli anarchici sono contrari a qualsiasi forma di autorità priva di legittimità e riconoscimento, tanto più se violenta e gerarchica: pertanto non possono che odiare gli eserciti, considerati il braccio armato degli Stati. Simone Weil scrisse che il soldato è il più sfruttato fra tutti i lavoratori, perché gli si chiede di sacrificare la propria vita. Quando il servizio militare di leva era obbligatorio, gli anarchici in linea di principio erano per l'obiezione totale, che in effetti in molti praticarono, scontando le pene nelle carceri militari.

[modifica] Autogestione

Gli anarchici prendono le decisioni comuni in maniera assembleare. Nelle assemblee anarchiche si mira a raggiungere l'unanimità su ogni decisione (sebbene in alcune circostanze delicate ed urgenti anche gli anarchici abbiano talvolta votato a maggioranza). Ogni individuo ha diritto di voto, ma le dinamiche che naturalmente ed inevitabilmente si creano in un gruppo libertario portano ognuno a utilizzare questo diritto solo quando è necessario. Unanimità non significa essere tutti completamente d'accordo su qualcosa, ma trovare una sintesi tra le varie posizioni che non prevarichi nessuno. La maggioranza non ha dunque alcun potere sulle minoranze. È inoltre fondamentale l'orizzontalità del gruppo, cioè l'assenza di gerarchie.

L'assemblea racchiude in sé tutto il potere decisionale e non dipende da alcuna entità esterna. Rifiuta dipendenze anche di tipo politico o economico da sovrastrutture come il comune, la regione o lo stato; ma nemmeno una federazione anarchica ha alcun potere sulle assemblee che ne fanno parte.

Ogni individuo che compone l'assemblea libertaria non può però considerarsi incatenato ad essa. Qualora, per qualsiasi ragione, un percorso comune non sia possibile o desiderabile, l'individuo ha il diritto di uscire dal gruppo e l'assemblea ha il diritto di espellerlo. Qualora un individuo esterno voglia unirsi al gruppo, deve poterlo fare, previo consenso di tutti i membri.

L'assemblea si dà le sue regole interne; si tratta naturalmente di regole condivise, non scritte, mutabili nel tempo a seconda delle volontà degli individui coinvolti.

[modifica] Contrarietà alle diverse forme di discriminazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Discriminazione.

[modifica] Antirazzismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Razza e Razzismo.

Gli anarchici, essendo contrari all'idea di uno Stato regolatore, sono contrari all'oppressione: alcune scuole di anarchia vedono nel razzismo una forma di discriminazione da ostacolare, specie se le idee discriminatorie sono generate da un organismo centrale, come nel caso del colonialismo.

[modifica] Antisessismo

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Anarco-femminismo.

Il sessismo è per gli anarchici una gravissima forma di discriminazione. Essendo il sessismo radicato profondamente nelle nostre culture, gli anarchici non si considerano immuni ad esso, ma ne analizzano le dinamiche e tentano di annullarle nel quotidiano.

Fu anarchica la militante antisessista "ante litteram" Emma Goldman, che è tutt'oggi la più citata in questo campo. Si distinse infatti per la profondità delle sue analisi, mai ipocrite e per lo più ancora attuali, e per le lotte di cui fu pioniera: ad esempio gli anticoncezionali, la difesa della prostituzione quando non è sfruttata, o la sua indifferenza alla questione del voto alle donne (sommare un errore a un altro errore, diceva, non produce qualcosa di giusto).

[modifica] Antispecismo

Pur non rientrando tra le tematiche anarchiche, l'argomento alle volte viene trattato in alcuni contesti. Lo specismo, in analogia al razzismo: se quest'ultimo è la supposta superiorità di una razza sulle altre, generalmente la razza bianca, lo specismo è la supposta superiorità della specie umana su tutte le specie animali. Alcuni anarchici lo combattono anche rifiutando di mangiare carne e pesce e ciò è ben noto come vegetarismo. Alcuni anarchici rinunciano anche a qualsiasi cibo o prodotto legato allo sfruttamento animale (pellami, latticini, uova, miele, spettacoli circensi e/o cittadini con animali, zoo terrestri o marini), si dichiarano vegani oltre che animalisti, battendosi contro pratiche considerate crudeli come caccia, vivisezione e allevamenti da pelliccia.

Il vegetarismo e l'antispecismo non sono patrimonio esclusivo degli anarchici, e neppure fanno parte della storia della dottrina politica, ma sono scelte piuttosto diffuse fra essi, forse rispetto a persone di qualsiasi altro orientamento politico, perché si basano su un desiderio di parità assoluta: non solo tra esseri umani, ma anche nei confronti degli altri esseri senzienti, senza discriminazioni fra le specie animali.

[modifica] Note

  1. ^ La citazione, attribuita al filosofo Pierre-Joseph Proudhon, è stata presumibilmente inserita nelle edizioni successive al 1849 delle Les Confessions d'un révolutionnaire, ampliate dallo stesso autore. Consultare al riguardo: (EN) Spiegazione della citazione e del pensiero proudhoniano del prof. Keith Taylor.. URL consultato il 03-11-2009.
  2. ^ Etimologia da etimo.it. URL consultato il 26-09-2009.
  3. ^ Definizione tratta da Nicola Zingarelli, Lo Zingarelli 2009. Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli, 2009.
  4. ^ Giorgio Galli, Storia delle dottrine politiche , Bruno Mondadori, 2000.
  5. ^ L'Ucraina e Nestor Machno, il «Cosacco dell'Anarchia», in Jean Préposiet, Storia dell'anarchismo, Edizioni Dedalo, 2006..
  6. ^ Vedi George Woodcock, L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari , Feltrinelli Editore, 1966.
  7. ^ Noam Chomsky, Anarchia e libertà. Scritti e interviste , Datanews, 2003. ISBN 887981222X, ISBN 9788879812221
  8. ^ Etimologia su etimo.it
  9. ^ John P. Clark, The Philosophical Anarchism of William Godwin, Princeton University Press, 1977. ISBN 0691072175, ISBN 9780691072173
  10. ^ Rivista di storia contemporanea , 1977., pag. 151
  11. ^ Peter Marshall, Demanding the Impossible: A History of Anarchism, PM Press, 2010 ISBN 1604860642

[modifica] Bibliografia

Sulla storia dell'anarchia
  • Jean Préposiet, Storia dell'anarchismo, Edizioni Dedalo, 2006. ISBN 8822005635
  • George Woodcock, L'anarchia: storia delle idee e dei movimenti libertari , Feltrinelli Editore, 1966.
  • Peter H. Marshall, Demanding the Impossible: A History of Anarchism, HarperCollins, 1992. ISBN 0002178559
  • Robert Graham, Anarchism: A Documentary History of Libertarian Ideas, Black Rose Books, 2005. ISBN 1551642506
  • Adriana Dadà, L'anarchismo in Italia, fra movimento e partito: storia e documenti dell'anarchismo italiano, Teti, 1984. ISBN 8870391973
  • Manlio Cancogni, Gli angeli neri Storia degli anarchici italiani da Pisacane ai circoli di Carrara , Mursia, 2011. ISBN 9788842544715

Sul pensiero anarchico:

  • Colin Ward, , Anarchia come organizzazione, 2006, Ed. Elèuthera.EAN: 9788889490204
  • Errico Malatesta, Bakunin e altri scritti sulla storia dell'anarchia, Datanews, 2004. ISBN 8879812432
  • Benedetto Croce; Giuseppe Sarno, L'anarchia: criticamente dedotta dal sistema hegeliano, Fiacolla, 1982.
  • Michail Bakunin, Stato e anarchia, Feltrinelli Editore, 1973. ISBN 8807806622

[modifica] Voci correlate

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