Aliminusa
| Aliminusa comune |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
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| Provincia | |||||
| Sindaco | Ignazio Dolce (Insieme per Aliminusa) dal 16/05/2005 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 37°51′52″N 13°46′53″E / 37.86444°N 13.78139°ECoordinate: 37°51′52″N 13°46′53″E / 37.86444°N 13.78139°E | ||||
| Altitudine | 450 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 13 km² | ||||
| Abitanti | 1 334[1] (31-12-2010) | ||||
| Densità | 102,62 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Caccamo, Cerda, Montemaggiore Belsito, Sciara, Sclafani Bagni | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 90020 | ||||
| Prefisso | 091 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 082003 | ||||
| Cod. catastale | A203 | ||||
| Targa | PA | ||||
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) | ||||
| Cl. climatica | zona C, 1 326 GG[2] | ||||
| Nome abitanti | aliminusensi o aliminusani (arminusari in siciliano) | ||||
| Patrono | S.Anna, san Calogero | ||||
| Giorno festivo | 26 luglio, 24 agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Aliminusa nella provincia di Palermo |
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| Sito istituzionale | |||||
Aliminusa (Larminusa o Arminusa in siciliano) è un comune italiano di 1.328 abitanti della provincia di Palermo in Sicilia.
Indice |
[modifica] Geografia fisica
[modifica] Territorio
Aliminusa si trova a 450 m s.l.m. , sul versante nord del monte Roccelito (1127 m s.l.m.), dagli aliminusensi chiamato "a Suprana".
Di fronte al comune si erge il monte San Calogero, già Euracus[3][4], con uno spicchio di mar Tirreno, mentre a ovest lo sguardo arriva fino a Rocca Busambra.
Dal punto di vista idrografico tutta l’area comunale ha una bassa permeabilità ed è dominata da molti impluvi a carattere torrentizio e a regime prettamente pluviale; tutte le linee di regimazione superficiale defluiscono naturalmente e per gravità nel fosso Tre Valloni e nel Vallone di Trabiata, che confluisce nel Torto.
[modifica] Storia
| Cronotassi dei signori di Aliminusa |
Arminusa
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[modifica] Trecento
Il primo riferimento al toponimo è documentato nel testamento di Matteo Sclafani del 1333 in cui questi dice di aver comprato il feudo e il casale di Rachalminusa (il prefisso rachal in arabo significa casale o villaggio) dal figlio di Gualtiero Fisaula, Giovanni, che vendette per 550 onze, con atto in Giovanni di Siracusia[5].
Dalla prima metà del XIV secolo Rachalminusa segue le vicende della Contea di Sclafani.
Il feudo è in possesso di Matteo Sclafani, conte di Adernò, il costruttore di palazzo Sclafani a Palermo, che detiene uno dei domini economicamente e strategicamente più importanti di tutta la Sicilia. Ma Matteo Sclafani morì senza lasciare eredi maschi. Le figlie Luisa e Margherita erano andate in sposa rispettivamente a Guglielmo Peralta e a Guglielmo Raimondo Moncada, che si contesero a lungo l'eredità. La contea di Sclafani, comprendente il feudo e il casale di Rachalminusa, passò quindi alla figlia Aloisia, sposa di Guglielmo Peralta.
Per un breve periodo la perdono in favore dei Moncada, per volere di Re Martino. Successivamente, i Peralta, ritornati fedeli al re Martino, rientrano nella signoria di Sclafani.
Addirittura, nel 1396 Nicolò Peralta ottiene dalla Corona di poter esercitare su tutta la contea di Sclafani il mero e misto imperio (alta e bassa giustizia)[6]. Si tratta della competenza, molto ambita e spesso comprata, di poter esercitare il potere giudicante non solo nelle cause civili, ma anche in quelle penali.
| Per approfondire, vedi la voce Contea di Sclafani. |
[modifica] Quattrocento
Del XV secolo è una carta, ora conservata nell'archivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae, in cui si parla di Rachalminusa con il toponimo storpiato in harminusa, termine tuttora usato dai locali.
Dopo la morte di Nicolò, la tutrice delle figlie nonché sua vedova Elisabetta Chiaramonte permuta, per volere della corte reale, la contea di Sclafani con il centro di Giuliana. Sclafani, per questa via, perviene a Sancho Ruiz de Lihori de Lihori, che ne prende possesso il 16 giugno 1400. Per parecchio tempo, Sancho Ruiz de Lihori, che è figlio del governatore di Aragona, visconte di Gagliano, signore di Capizzi, Motta, Mistretta, Reitano e conte di Sclafani, ricopre le più alte cariche del regno di Sicilia.[7][8][9].
Ma il dominio di Sancho Ruiz fu breve: già nei primi anni del 1400 il De Lihori cedette la sua Contea, per atto di permuta con quella di Sciortino, a Don Giacomo de Prades. A sua volta Giacomo de Prades, con atto del 16 aprile 1406 approvato dal Re Martino con diploma dell'11 agosto 1408, la vendette al prezzo di 1400 onze d'oro all'ambizioso barone di Caltavuturo Enrico Rubbes, poi trasformato in Russo.
Enrico Russo sposò Beatrice Arezzo, figlia del protonotaro del regno, ma la coppia non ebbe figli, ed Enrico ebbe soltanto un figlio adulterino che, secondo le prescrizioni legislative, non può subentrargli né nel titolo né nei beni. Per questo, il conte Enrico designa un altro erede quando detta il proprio testamento il 5 agosto 1421 presso il notaio palermitano Manfredi Muta. la cui sorella Beatrice, sposa di Tommaso Spatafora conte di Capizzi, ha con lui avuto un figlio, Antonio Spatafora. È quest'ultimo l'erede designato per volontà testamentaria dal conte di Sclafani nonché suo zio materno Enrico. Alla morte di Enrico Russo (1442), per disposizione testamentaria, la Contea pervenne al nipote ex sorore Antonio Spatafora Russo. Il testamento disponeva anche che Antonio Spatafora avrebbe dovuto assumere il cognome Rosso e le armi gentilizie della famiglia materna.[10]
Nel 1457 la Contea passa a Tommaso, figlio di Antonio, che ottiene il mero e misto imperio dalla corona[11]. Probabilmente Tommaso muore poco dopo. Ritornando ad Antonio, notiamo che lo stesso fa redigere il proprio testamento, in data 20 ottobre 1459 dal notaio polizzano Francesco Notarbartolo, con esso il conte Antonio designa erede nella contea di Sclafani e nella baronia di Caltavuturo la nipote Beatrice, figlia del defunto Tommaso e di Giovannella Branciforte, di minore età, assegnandole come tutori la moglie Pina ed il magnifico Giovanni Branciforte, signore di Mazzarino. Il 24 aprile 1483, il viceré Gaspare de Spes, quale marito di Beatrice Russo Spatafora, prende investitura della contea di Sclafani “maritali nomine” in virtù del testamento del nonno della moglie, conte Antonio Rosso.
[modifica] Cinquecento
| Per approfondire, vedi le voci De Luna d'Aragona e Caso di sciacca. |
Morto Gaspare de Spes, Beatrice Russo passa a seconde nozze sposando il Conte di Caltabellotta, Sigismondo de Luna.[12] Nel Cinquecento, Il re Giovanni II, esiliò i Luna dal regno e confiscò tutti i loro beni per evitare altri scontri con i Perollo avuti nelle vicende del primo Caso di Sciacca.
Il 4 febbraio 1519 della Contea di Sclafani si investe Gian Vincenzo de Luna, figlio di Sigismondo e di Beatrice Spatafora Contessa di Sclafani. È in questo periodo che il casale, probabilmente sito sul cozzo de luna[13] e la cubba[14] , (dall'arabo qubba, "cupola"), venne distrutto nella contesa con i Perollo, durante le vicende del secondo Caso di sciacca.
Pietro de Luna, (figlio di Sigismondo e Luisa Salviati e nipote di Lucrezia de' Medici), si investe della contea il 6 febbraio 1549 e per la successione di Filippo II a Carlo V, se ne reinveste il 12 settembre 1557. Pietro de Luna ebbe due mogli: la prima era Isabel, figlia del Viceré Juan de Vega, dalla quale ebbe Bianca, Eleonora e Aloisia. La seconda era Ángela de La Cerda, figlia del Viceré Juan de la Cerda, da questa ebbe un solo figlio, Giovanni de Luna, che venne nominato suo erede universale.
Giovanni de Luna si investe della Contea il 26 settembre 1576, ma questi non ebbe alcun figlio. Il 13 novembre 1584 cedette le sue proprietà alla sorellastra Aloisia de Luna, sposa di Cesare Moncada.
Aloisia de Luna prende possesso, tramite il proprio procuratore Francesco de Ansaldo, di Scillato e del feudo di Regaleali e quella di altri feudi quali lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre di Caltavuturo e Sclafani[15] prestando giuramento di fedeltà il 30 settembre 1592. Da notare che Granza e Santa Maria sono ricorrenti nella toponomastica dei Cavalieri templari[16][17] e Larminusa è assai simile a Larménius.
[modifica] Seicento
| Per approfondire, vedi la voce licentia populandi. |
Nel 1620 l'intera Contea, data la prematura scomparsa del figlio di Aloisia de Luna, Francesco Moncada, passò al nipote Antonio Moncada.
In questo periodo la Contea di Sclafani viene smembrata nei vari feudi e darà origine ai comuni di Aliminusa, Scillato, Sclafani, Valledolmo.
In Sicilia nel 1610 il governo concesse ai baroni la facoltà di fondare nuovi centri abitati non già nelle terre demaniali, bensì nei feudi in loro possesso. Nei Parlamenti ordinari del 12 luglio 1618 e del 21 luglio 1621, va segnalata la scelta di favorire l’attività di colonizzazione interna mediante la concessione di licentiae populandi a quei vecchi e recenti signori che intendevano edificare nei loro feudi rurali nuovi centri abitati per la messa a coltura granaria di terreni incolti o a pascolo per favorire il riequilibrio tra produzione ed esportazione cerealicola.[18]
La programmazione urbanistica del territorio agricolo siciliano trasse origine dall'esplosione demografica, in Sicilia da 550.000 anime del censimento del 1505 si era passati 1.020.792 del censimento del 1583. Per continuare ad essere il granaio di sempre, non potendo o volendo introdurre nuovi sistemi produttivi come l'irrigazione o la trasformazioni delle rotazioni agrarie tradizionali, bisognava mettere a coltura quanta più terra incolta possibile, per raddoppiare la produzione di grano.
Il barone che ne chiedeva l'autorizzazione otteneva il privilegio di esercitare la signoria feudale sul nuovo centro fondato e di governare la popolazione vassalla con il "potere del mero e misto imperio (alta e bassa giustizia)". In più gli veniva concesso il "privilegio di entrare nel parlamento" con relativa acquisizione di un seggio nel Braccio baronale, anche se già ne faceva parte. Alla licenza di fondare nuovi comuni faceva seguito una qualifica più elevata della gerarchia nobiliare.
Nel 1625, il feudo di Larminusa venne acquistato da Don Gregorio Bruno, regio secreto di Termini. Don Gregorio Bruno, il 30 giugno 1634, dietro il pagamento di 200 once alla tesoreria Regia generale di Sicilia, ottenne la licentia populandi per edificare e popolare un nuovo centro abitato che chiamò "Sant'Anna" in un territorio segnato da una buona rete trazzerale da masserie abbeveratoi e mulini, e l’anno successivo il borgo contava 343 abitanti.[19].[20]
In questo periodo fu costruito in una nuova zona, nascosto dai colli circostanti, un Baglio (dall’arabo: "edificio con cortile") per meglio difendersi da eventuali incursioni.
In data 23 aprile 1652, per atto del notaro Pietro Cardona di Palermo, il figlio di Gregorio Bruno, Giuseppe, vendette sia il feudo di Alminusa che il borgo già creato che il baglio feudale al giureconsulto Mario Cutelli, Conte di Villa Rosata.
Mario Cutelli nel suo testamento redatto il 28 agosto 1654 innanzi al notaio Giovanni Antonio Chiarella di Palermo, riferendosi ad Aliminusa così disponeva:
| « Lascio un legato di onze dieci l'anno per maritaggio di una figlia delli mei vassalli di detta terra d' Alminusa, cioè essendoci femina nubile per consequtione di detto legato, preferendo li schetti et poi li vidui, con che habbiano habitato di continuo anni sei in detta terra et stiano attualmente, incominciando dal vassallo più antiquo et andando cossì di anno in anno, et non ci essendo in alcuno anno soggetto nessuno per casarsi con detti requisiti si habbia di spendere nella fabrica et adorno della chiesa di Santa Anna, alla quale li legho onze dieci semel tantum per farsi un baldacchino et altri addrizzi a voluntà di mia moglie.[21] » |
Cutelli disponeva anche che ove ed in qualunque tempo fosse mancata la linea maschile alla sua discendenza, una parte del suo patrimonio dovesse passare alla fondazione di un "collegio d'huomini nobili" in Catania.
Giuseppe Cutelli e Cicala, barone di Valle d'ulmo, nacque a Catania il 23 ottobre 1625, e ottenne nel 1650 la licentia populandi per Valle dell’Ulmo. Sposò la Duchessa Anna Summaniata, e in seconde nozze Donna Maria Abatellis. Morì a Palermo il 24 novembre 1673 e venne tumulato nella chiesa di San Francesco di Paola fuori Porta Carini, a Palermo.
Antonino Mario Cutelli e Abbatellis nacque il 10 aprile 1661, prese l’investitura della Baronia di Castelnormanno, di Aliminusa, di Cifiliana e di Villarosata nell’ottobre del 1674.[22] e sposò una nobildonna di casa Marchese. Rigido nell'esercizio della giurisdizione feudale e nella riscossione dei tributi, aveva fama di barone dispotico nei vassallaggi feudali di quei contorni[23]. Il 15 febbraio del 1692 fu costretto a fare donazione della baronia alla propria madre, Maria Abatellis contessa di Villarosata.[24]. In seguito conobbe la nobile Maria Ventimiglia dei conti di Prades, della quale si invaghì e con la quale convisse ed ebbe un figlio: Giuseppe Giovanni Cutelli.
[modifica] Settecento
Antonino Mario Cutelli morì assassinato, a Valledolmo, da un suo vassallo di nome Pietro Corvo, il 5 agosto 1711 durante il tentativo di abuso di un jus primae noctis. Alla morte di Maria Abatellis, le succede, la figlia e sorella di Antonino, Cristina Cutelli e Abbatellis: con atto del 20 luglio 1712, veniva escluso dall'eredità il figlio naturale dell'Antonino, l'avvocato Giovanni, ma la lotta tra i due si accese a suon di scontri violenti culminati in tribunale. Alla fine ebbe partita vinta il figlio naturale Giovanni che « in virtù della sentenza del Tribunale della Gran Corte di Palermo, in data 2 agosto 1726, confermata il 3 luglio 1734 dal Tribunale del Concistoro, s'investì dei feudi di Cifiliana e Mezzamandranuova».[25].
Nel 1747 con la morte dell’ultimo Cutelli, Giovanni, ricordato come uomo colto, di senno e generoso, la dinastia si estinse. Il ramo femminile pose molte difficoltà alla cessione dei beni di famiglia, ma alla fine risolse il problema il Vescovo Mons. Galletti, in quanto fido commissario della volontà del Cutelli, che il 24 gennaio 1750 diede in enfiteusi il Feudo di Aliminusa al principe Ignazio Vincenzo Paternò, Principe di Biscari, e reperì così le risorse da destinare alla costruzione del Collegio Cutelli di Catania.
Il 5 novembre 1766 Ignazio Paternò cedette Aliminusa, a Gerolamo Recupero e Bonaccorsi, naturalista professore di storia naturale all'università di Catania, poi ad Alessandro Recupero, numismatico archeologo, barone di Alminusa.[26][27]
Quindi, Giuseppe Recupero e Zappalà, dottore in leggi, ebbe il 15 settembre 1774 investitura di detta baronia, e cedette in data 9 agosto 1796 il feudo ad Emmanuele Milone.[28][29]
[modifica] Simboli
Il Comune si fregia dello stemma e del gonfalone concesso con D.P.R. 25 settembre 1989.
[modifica] Stemma
Nel primo, interzato in fascia:
A) d’oro, a cinque gigli d’azzurro, due, due, uno;
B) di rosso, allo scudo d’argento, caricato di cinque scudetti d’azzurro, uno, tre, uno, e accompagnato sui fianchi da quattro torri d’oro, due e due, poste in palo;
C) d’oro, a tre gigli d’azzurro, due, uno.
Nel secondo, interzato in fascia:
A) partito, nel primo, d’argento, al leone di rosso, rivoltato; nel secondo, inquartato in decusse, nel I e nel IV, d’oro, a quattro pali di rosso, nel II e nel III, d’argento, all’aquila coronata di nero;
B) fasciato di quattro pezzi, di rosso e d’argento, caricato dallo scudo d’azzurro, ai tre gigli d’oro, due, uno;
C) d’azzurro, ai sei gigli d’oro, tre, e tre, ordinati in fascia.
Nel terzo, d’oro, a sei palle, poste in orlatura, una, due, due, una, la prima, più grande, di azzurro, le altre di rosso.
Ornamenti esteriori da Comune.
[modifica] Gonfalone
Drappo partito di azzurro e di bianco, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune.
Le parti di metallo ed i cordoni saranno argentati.
L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo con bullette argentate poste a spirale.
Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome.
Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.
[modifica] Toponimo
- Rahal minusa
il prefisso Rahal in arabo significa casale o villaggio.[30]
- Rachalminusa
Il riferimento al toponimo è documentato nel testamento di Matteo Sclafani del 1333 in cui dice di aver comprato il feudo e il casale di Rachalminusa dal figlio di Gualtiero Fisaula, Giovanni.
- Terrae Harminusae
Del XV secolo è una carta, ora conservata nell'archivio degli Uffizi Fiorentini con il titolo di Terrae harminusae
- Larminusa
Aloisia de Luna prende possesso, tramite il proprio procuratore Francesco de Ansaldo, di Scillato e del feudo di Regaleali e quella di altri feudi quali lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre, di Caltavuturo e Sclafani[15]
- Alminusa
Mario Cutelli nel suo testamento redatto il 28 agosto 1654 innanzi al notaio Giovanni Antonio Chiarella di Palermo, così disponeva:
| « Lascio un legato di onze dieci l'anno per maritaggio di una figlia delli mei vassalli di detta terra d' Alminusa, cioè essendoci femina nubile per consequtione di detto legato, preferendo li schetti et poi li vidui, con che habbiano habitato di continuo anni sei in detta terra et stiano attualmente, incominciando dal vassallo più antiquo et andando cossì di anno in anno, et non ci essendo in alcuno anno soggetto nessuno per casarsi con detti requisiti si habbia di spendere nella fabrica et adorno della chiesa di Santa Anna, alla quale li legho onze dieci semel tantum per farsi un baldacchino et altri addrizzi a voluntà di mia moglie.[21] » |
- Arminusa
questo termine viene riportato nell'Ottocento in molti scritti.[31]
- Aliminusa
il termine arminusa viene poi italianizzato in Aliminusa, facendo nascere molte speculazioni sul significato del nome soprattutto per l'iniziale Alì.
[modifica] Toponomastica dei luoghi
- Cozzo de Luna, è un colle a nord di aliminusa,[32] che prende il nome dalla famiglia de luna i cui componenti furono Conti di Sclafani e signori di Larminusa.
- Cubba, (dall'arabo qubba, "cupola")[14] è il nome di una antica costruzione oggi in rovina, e da questa prende il nome la contrada in cui sorge.
- Ramusa, è una contrada che richiama all'antico nome rahalminusa.
- Passu di Gulisanu, è una contrada che indica l'antico passo per la Contea di Golisano, fino al 1430 l'attuale territorio comunale di cerda faceva parte della contea di Golisano.
- Rocca del Corvo, è un colle che probabilmente prende il nome da Pietro Corvo.
- Cardulinu,[33] è un bosco il cui nome oggi viene erroneamente italianizzato in cardellino, ma in siciliano cardellino si dice cardiddu, il suo significato è da ricercare probabilmente nel nome dialettale del fungo Pleurotus eryngii var. Ferulae, volgarmente conosciuto come fungo di ferla.
- Granza e Santa Maria[33] sono ricorrenti nella toponomastica dei Cavalieri templari[16][17] e Larminusa è assai simile a Larménius.
- Soprana, Granza soprana anticamente indicava la parte superiore del feudo di Granza.
[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse
- Il Baglio, (dall'arabo edificio con cortile) è orientato verso nord-est, ha pianta rettangolare con corte interna a U divisa dal palazzo signorile culminante in due torrette e terrazza. Le parti laterali servivano per l'abitazione della servitù, per i granai e le scuderie. Nella parte posteriore vi è la foresteria e un giardino con un pozzo di acqua potabile.
- Adiacente al baglio sorge la chiesa dedicata a Sant'Anna, originariamente cappella del baglio, aperta al culto nel 1809.
- Nel territorio comunale ricade la Riserva naturale orientata Bosco di Favara e Bosco Granza.
[modifica] Società
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Tradizione e folclore
[modifica] I Virginieddi
Il 19 marzo è la celebrazione di san Giuseppe; in tale giorno alcune famiglie, come ex voto, prepararano una tavola bandita di cibi (non di carne), che vengono poi offerti durante il pranzo di san Giuseppe ai cosiddetti Virgineddi, fanciulli che tradizione vuole siano in numero dispari e originariamente anche poveri, che durante il pranzo ringraziano il santo. Per il pranzo, aperto a tutti, viene preparata la "ghiuotta", una pietanza a base di verdure in agrodolce; la pasta con i finocchietti selvatici, la pasta con le sarde e la mollica, le tagliatelle con lenticchie, il baccalà fritto, fritture di cavolfiori e cardi in pastella. Per quanto riguarda i dolci, le sfinci d'uova e la pignolata al miele.
[modifica] I Fiesti e la fiera di san Calogero
Alla conclusione della raccolta delle messi, da sempre il 24 agosto si festeggia San Calogero e si svolge la fiera agricola.
San Calogero è raffigurato con abito da eremita e da abate basiliano, con in mano la bibbia e a lato la cerva che, diventato anziano, secondo la tradizione il Signore gli inviò per nutrirlo col suo latte.
Negli anni settanta, al fine di ritrovare i tanti compaesani emigrati che ritornavano in estate, si decise di anticipare i festeggiamenti di santa Rosalia e della Madonna del Rosario, che fino ad allora si celebravano rispettivamente il 4 settembre e la prima domenica di ottobre, e celebrare tre giorni di festa consecutivi, il 22 (s. Rosalia), 23 (Madonna del Rosario) e 24 agosto (San Calogero).
Dal 2011, la diocesi ha deciso di invertire i festeggiamenti di santa Rosalia e della Madonna del Rosario, dato che, secondo la commemorazione liturgica, la chiesa cattolica festeggia il 22 agosto la Beata Vergine Maria Regina e il 23 agosto Santa Rosa da Lima.
[modifica] "A Vicchiariedda"
Tradizione simile al "dolcetto o scherzetto" del capodanno celtico. La sera di San Silvestro gruppi di bambini, muniti di campanacci, travestiti e con un cesto, andavano bussando a tutte le porte chiedendo i dolcetti e recitando queste filastrocche:
| « Capudannu e capu di misi
li cucciddata unni su misi sunnu misi ni la cartedda datini unu a la vicchiariedda la vicchiaredda un cia datini unu a mia. Si nun mi dati un cucciddatu vostru maritu cadi malatu si nun mi dati un turtigghiuni vostra figghia v'arresta a la gnuni. » |
[modifica] Cultura
[modifica] Personalità legate ad Aliminusa
- Giuseppe Giovanni Battaglia (1951-1995), poeta
- Lillo Gullo (n. 1952). giornalista RAI, poeta e scrittore
- Pasquale Scimeca (n. 1956), regista
[modifica] Geografia antropica
[modifica] Urbanistica
L'impianto urbano si struttura su assi ortagonali, dei quali la principale è via Roma, articolata su due livelli. Le lunghe schiere di abitazioni, orientate in direzione NO-SE, perpendicolarmente alle curve di livello (per agevolare il deflusso delle acque), sono intersecate da tre assi trasversali, il primo asse è Corso generale Michele Grisanti[34], che segue il percorso della strada provinciale 7, il secondo via Roma e il terzo Corso generale Cascino; gli isolati si sviluppano secondo uno schema modulare basato sulla dimensione minima dell'abitazione contadina. Unica eccezione alla semplicità del disegno urbano è il seicentesco Baglio baronale[35].
[modifica] Economia
L'economia del paese, è prevalentemente agricola.
[modifica] Agricoltura
Le aziende agricole nel 2000 risultavano essere 84. Per quanto attiene alle principali colture, la superficie dedita alla coltivazione del frumento ammonta a 133,66 ettari, ad altri cereali 168.82, al foraggere 117,38, all'olivo 57,09, alla vite 6.58, varia coltivazioni ortive 2.39.
La superficie di suolo adibita a uso seminativo ammonta a 304.30 ettari, a coltivazioni legnose agrarie 63,67, a prati permanenti e pascoli 125,20 e a boschi 53.1.
Le aziende bovine erano 12, per 126 capi, quelle ovicaprine 9 per 495 capi[36].
Parte del territorio del comune di Aliminusa rientra nella zona di produzione della Doc Contea di Sclafani.
La Doc Contea di Sclafani è stata riconosciuta con DM 21.08.1996 pubblicato sulla GU n. 202 del 29.08.1996
Tipologie: Bianco, Rosso, Rosato, Ansonica, Catarratto, Chardonnay, Grecanico, Grillo, Pinot Bianco, Nerello Mascalese, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nero d'Avola, Perricone, Pinot nero, Sangiovese, Syrah, Dolce, Dolce Vendemmia Tardiva, Novello.
Nel 1827, Giuseppe E. Ortolani, scriveva di Aliminusa: esporta lino e manna[37].
[modifica] Artigianato
Tra le attività artigianali ricordiamo
- l'arte del merletto tra cui:
Tombolo, Filet, Macramè, Chiacchierino, Uncinetto, Punto Rinascimento.
- e l'arte del ricamo:
Contato: Lo sfilato siciliano nelle varianti 'sfilato 400, 'sfilato 500, 'sfilato 700, 'sfilato 900, Norvegese, Punto antico, Reticello Antico, Croce, Mezza croce, Assisi, Punto scritto, Piatto.
Su disegno: Punto ad intaglio, Punto cordoncino a mano e macchina, Erba, Pieno, Catenella, Cappa, Broccatello, Nodini, Corallo, Filza, Margherita, Ombra, Palestrina, Raso, Vapore, Smerlo, Madera, Richelieu, Rinascimento, e altri.
[modifica] Industria
Molti lavoratori trovano impiego nella FIAT di Termini Imerese e nel suo indotto.
[modifica] Servizi
Ad Aliminusa ha sede la casa di produzione cinematografica indipendente Arbash.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
[modifica] Strade
Ad Aliminusa si arriva solo dalla strada provinciale n°7 che collega la Strada statale 120 dell'Etna e delle Madonie con la Strada statale 121 Catanese. Le uscite dell'Autostrada A19 più vicine sono quelle di Buonfornello e dell'agglomerato industriale di Termini Imerese.
[modifica] Ferrovie
Il comune è servito dalla Ferrovia Palermo-Catania, tramite la stazione Sciara-Aliminusa, non collegata con il centro abitato, e la stazione di Cerda.
[modifica] Autobus
Gli autobus garantiscono i collegamenti con Montemaggiore Belsito, Cerda, Termini Imerese, Palermo, e Cefalù.
[modifica] Amministrazione
Sindaco: Ignazio Dolce (Insieme per Aliminusa) dal 16/05/2005 rieletto il 31/05/2010
[modifica] Galleria fotografica
[modifica] Note
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
- ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, pp. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato il 25 aprile 2012.
- ^ Francesco Ferrara, Guida dei viaggiatori agli oggetti più interessanti a vedersi in Sicilia, 1822.
- ^ Giovanni A. Massa, La Sicilia in prospettiva, parte prima, Cichè 1709.
- ^ Maria Antonietta Russo (dicembre 2005). I testamenti di Matteo Sclafani (1333-1354). Storia Mediterranea (5): pagg. 521-556. URL consultato il 13-5-2011.
- ^ Bresc, op. cit., pag. 895
- ^ Francesco Maria Emanuele e Gaetani, Della Sicilia nobile, Palermo 1759, pag. 114
- ^ Corrao, op. cit., pagg. 554-5
- ^ Bresc, op. cit., pag. 834
- ^ L. Ajosa Pepi Statella, Il testamento di Antonio Rosso-Spatafora conte di Sclafani etc. Presidente del regno di Sicilia, dattiloscritto in fotocopia presso il Comune di Sclafani Bagni.
- ^ Bresc, op. cit., pag. 896
- ^ F. San Martino de Spucches, La storia dei feudi, cit. p. 350.
- ^ Latitude : 37.878173 ( 37° 52' 41.423" N ) Longitude : 13.784537 ( 13° 47' 4.333" E )
- ^ a b Latitude : 37.884609 ( 37° 53' 4.592" N ) Longitude : 13.787338 ( 13° 47' 14.417" E )
- ^ a b Archivio di Stato di Termini Imerese notaio Gaspare Errante, volume 1469, cc. 203 e seguenti, atto del 20 agosto 1592.
- ^ a b Loredana Imperio- Metodologia di ricerca attraverso la toponomastica templare, Ed. Penne & Papiri, Latina, 1992
- ^ a b I Templari a Varese di Fernando Cova
- ^ Domenico Ligresti,Sicilia aperta (secoli XVI-XVII). Mobilità di uomini e idee, Palermo, 2006
- ^ P. Misuraca, Aliminusa in Città nuove di Sicilia, cit. pp. 129-134
- ^ Infatti, va segnalata nella Sicilia dell'epoca la scelta di favorire l’attività di colonizzazione interna mediante la concessione di licentiae populandi a quei vecchi e recenti signori che intendevano edificare nei loro feudi rurali nuovi centri abitati per la messa a coltura granaria di terreni incolti o a pascolo per favorire il riequilibrio tra produzione ed esportazione cerealicola. Se ne tratta nei Parlamenti ordinari del 12 luglio 1618 e del 21 luglio 1621. Cfr. Domenico Ligresti, Sicilia aperta (secoli XVI-XVII). Mobilità di uomini e idee, Palermo, 2006.
- ^ a b Archivio di Stato di Palermo, notaio Giovanni Antonio Chiarella senior, Stanza V num. II reg. 73, ff,12v - 54v, atto del 28 agosto 1654.
- ^ Francesco San Martino de Spuches, Storia dei Feudi e dei Titoli nobiliari di Sicilia, vol. II, Boccone del Povero, Palermo, 1924.
- ^ L. Tirrito, cit., cap. XVII.
- ^ Archivio di Stato di Palermo, Processi Investiture, buste 1631 e 1939, fascicoli 6759-7167
- ^ A tal proposito bisogna ricordare che motivo di vittoria legale fu “uno strettissimo fedecommesso agnatizio,(Disposizione testamentaria, già in uso nel diritto romano, per cui un erede è tenuto a trasmettere, in tutto o in parte, i beni ereditati ad un soggetto indicato dal testatore), ammettendo alla successione figli illegittimi a preferenza delle femine”fatta inserire da Don Mario Cutelli nel suo testamento . Cfr. Nobiliario di Sicilia.
- ^ Giornale di scienze, letteratura ed arti per la Sicilia, 1834
- ^ Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vittorio Spreti, Forni, 1981
- ^ Enciclopedia storico-nobiliare italiana, Vittorio Spreti, Forni, 1968
- ^ Atto del 17 giugno 1796 in notaio Abbate e La mantia di Palermo-Archivio di Stato-Gancia-Inventario 131
- ^ Ragalna, Racalmuto, Rahal-Met (Riesi),Rahl-butah (Regalbuto),Rahal-Afdal(Raffadali),Rahal jaffal (Regalgioffoli),Rachal El-melum (Valdina)
- ^ Pippino da Montemaggiore: storia siciliana del secolo XVIII sotto il regno di Vittorio Amedeo II.Giornale di scienze, letteratura ed arti per la Sicilia.Della Sicilia nobile.
- ^ Latitude : 37.878173 ( 37° 52' 41.423" N ) Longitude : 13.784537 ( 13° 47' 4.333" E ).
- ^ a b lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre Archivio di Stato di Termini Imerese notaio Gaspare Errante, volume 1469, cc. 203 e seguenti, atto del 20 agosto 1592.
- ^ (Aliminusa + 17 febbraio 1956). Fu un generale di divisione che assunse la direzione generale del personale ufficiale del ministero della difesa.Tratto da: Le strade di Palermo: storia, curiosità e personaggi di una città attraverso la guida alfabetica completa delle sue vie, di Antonio Muccioli, Newton & Compton, 1998
- ^ Sicilia di Touring club italiano
- ^ ISTAT, - IV - V Censimento Generale dell'Agricoltura, Roma;
- ^ Nuovo dizionario geografico, statistico, e biografico della Sicilia antica e moderna, Giuseppe E. Ortolani, Abbate, 1827
[modifica] Bibliografia
- Henri Bresc, Un monde méditerranéen: économie et société en Sicile (1300-1450) (in francese), Roma, École Francaise de Rome, 1986.
- Pietro Corrao, Governare un regno. Potere, società e istituzioni in Sicilia fra Trecento e Quattrocento, Napoli, Liguori, 1991. ISBN 8820719851
- Francesco Savasta, Il famoso caso di Sciacca, Palermo, Tipografia Pensante, 1843.
- Touring Club Italiano, Guida d'Italia : Sicilia, 6ª edizione, Milano, Touring Editore [1989], 2001. ISBN 88-365-0350-0
- Rosario Termotto, Sclafani Bagni Profilo storico e attività artistica.
- O. Granata, Valledolmo dall'origine ai giorni nostri;
- Peppino da Montemaggiore, Storia siciliana del sec.XVIII sotto il regno di Vittorio Amedeo II, Palermo;
- S. Giurato, La Sicilia di Ferdinando il Cattolico;
- C. Rapisarda, Paternò medievale;
- Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390);
- A. Mango di Casalgerardo,Nobiliario di Sicilia;
- S. Ammirato, Delle famiglie nobili
- Kōkalos Università di Palermo Istituto di storia antica, 1993
- Himera, I. Campagne di scavo 1963-1965 Achille Adriani, L'Erma di Bretschneider, 1970
- Atti del Convegno di studi sulla Magna Grecia, L'Arte Tipografica, 2001
- Sicilia, Filippo Coarelli, Mario Torelli, Laterza, 1984
- Studi siciliani ed italioti, Luigi Pareti, F. Le Monnier, 1914
- La Cronaca siculo-saracena di Cambridge Di Giuseppe Cozzo-Luzi D. Lao & S. De Luca, 1890
- Compendio della storia di Sicilia, Pietro Sanfilippo,Fratelli Pedone Lauriel, 1859 [1]
- A. Costa, Vicende di un cavaliere aragonese di Sicilia: Sancio Ruiz de Lihori, visconte di Gagliano, «Medioevo. Saggi e Rassegne».
- ISTAT, - IV - V Censimento Generale dell'Agricoltura, Roma;
- P. Misuraca, Aliminusa in Città nuove di Sicilia.
- Archivio di Stato di Termini Imerese notaio Gaspare Errante
- F. San Martino de Spucches, La storia dei feudi
- Dizionario topografico della Sicilia, Vito Maria Amico e Statella, 1855.
- Nuovo dizionario geografico, statistico, e biografico della Sicilia antica e moderna
Giuseppe E. Ortolani, Abbate, 1827 [2]
[modifica] Voci correlate
- De Luna d'Aragona
- Caso di Sciacca
- Ducato di Bivona
- Storia di Bivona
- Moncada
- Contea di Sclafani
- Sciacca