Algeria

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Algeria
Algeria – Bandiera Algeria - Stemma
(dettagli) (dettagli)
"Dal popolo, per il popolo"
Algeria - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Democratica Popolare di Algeria
Nome ufficiale الجمهورية الجزائرية الديمقراطية الشعبية

Al-Jumhūriyya al-Jazāʾiriyya al-Dīmuqrāṭiyya al-Shaʿbiyya

Lingue ufficiali arabo, lingua berbera o tamazight (lingua nazionale); la lingua francese costituisce la seconda lingua di gran parte della popolazione
Capitale Algeri  (4.400.000 ab. / 2008)
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale
Capo di Stato Abdelaziz Bouteflika
Capo di Governo Ahmed Ouyahia
Indipendenza Dalla Francia il 5 luglio 1962
Ingresso nell'ONU 8 ottobre 1962
Superficie
Totale 2.381.741 km² (10º)
 % delle acque trascurabile
Popolazione
Totale 36.300.000 ab. (Cens. 2011) (35º)
Densità 16 ab./km²
Tasso di crescita 1,92% (2012)[1]
Nome degli abitanti Algerini
Geografia
Continente Africa
Confini Tunisia, Libia, Niger, Sahara Occidentale (territorio conteso), Mauritania, Mali, Marocco
Fuso orario UTC +1 (CET)
Economia
Valuta Dinaro algerino
PIL (nominale) 209 329[2] milioni di $ (2012) (49º)
PIL pro capite (nominale) 5 583 $ (2012) (94º)
PIL (PPA) 272 509 milioni di $ (2012) (47º)
PIL pro capite (PPA) 7 268 $ (2012) (106º)
ISU (2011) 0,698 (medio) (96º)
Fecondità 2,2 (2011)[3]
Consumo energetico 0,08 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 DZ, DZA, 012
TLD .dz, الجزائر.
Prefisso tel. +213
Sigla autom. DZ;
Inno nazionale Qassaman
Festa nazionale 1º novembre
Algeria - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of France.svg Algeria francese
 

Coordinate: 28°N 2°E / 28°N 2°E28; 2

L'Algerìa (in arabo: الجزائر, al-Jazāʾir), ufficialmente Repubblica Democratica Popolare di Algeria, in berbero Dzayer, è uno stato dell'Africa del nord, appartenente al Maghreb, parzialmente occupato dal deserto del Sahara. La sua capitale, Algeri, è eccentrica rispetto alla totalità del territorio e si situa all'estremo nord. Il suo nome identifica anche quello dell'intero paese.

In termini di superficie è il più grande stato del continente africano dal 9 luglio 2011, ossia quando il Sudan si è scisso in due stati, perdendo così il primato di stato più grande. Confina a nord con il mar Mediterraneo, mentre le frontiere terrestri si dividono con la Tunisia a nord est, la Libia a est, il Niger a sud est, il Sahara occidentale, la Mauritania e il Mali a sud ovest, per terminare con il Marocco ad ovest.

L'Algeria è membro dell'Unione Africana e della Lega araba praticamente dal momento della sua indipendenza dalla Francia nel 1962, fa parte dell'OPEC dal 1969 e ha contribuito fattivamente alla creazione, nel 1988, dell'Unione del Maghreb Arabo (UMA).

Costituzionalmente, l'Algeria è definita come un paese (nell'ordine) musulmano, arabo e amazigh (berbero).

Nome[modifica | modifica sorgente]

Come si comprende facilmente dall'assonanza, questa nazione nordafricana prende il nome dalla sua capitale Algeri, città fondata dai berberi sulle rovine di una città romana; questa città vede la presenza nelle sue acque antistanti di alcuni grossi scogli (in arabo definiti al-Jazāʾir, "le isole"), da cui il nome.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Algeria.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

I confini dell'Algeria, includono un'ampia regione, che in epoca ebbe un'amministrazione indipendente. La zona più vitale del paese è certamente il Maghreb, che costituisce un settimo del territorio nazionale. Nel Maghreb confluiscono due sistemi di rilievi e pieghe, formatisi in due fasi dell'orogenesi alpina: l'Atlante del Tell e l'Atlante sahariano.

L'Atlante Sahariano, più antico del Tell (Paleozoico), ha subito fenomeni erosivi più significativi e raggiunge quindi altitudini inferiori. Le brevi catene di Ksour ("palazzi" in arabo), Amour, Ouled Nayl non oltrepassano i 2000 m di altezza. Fanno eccezione i massicci dell'Aurès (2328 m) e dell'Ahaggar (3000 m). All'interno si trova una successione di altopiani che variano in altezza fra i 600 e i 1200 m; più estesi a ovest, a est si uniscono alle catene del Tell per proseguire verso la Tunisia. Geomorfologicamente, l'Atlante Sahariano è caratterizzato da uno zoccolo archeozoico di rocce cristalline (predominanti micascisti e gneiss). A più riprese il mare è penetrato nella zona, per cui le rocce più antiche sono coperte da strati sedimentari calcarei, arenarie e argille. Lo zoccolo cristallino emerge invece in corrispondenza dell'Ahaggar, che a tratti appare coperto da formazioni laviche basaltiche. L'importante degradazione meteorica subita dalla regione, e la conseguente frammentazione delle rocce superficiali, hanno portato a una morfologia desertica fra le più peculiari del mondo, con superfici rocciose erose dal vento (Hamad di Tademait) alternate ad aree sabbiose (Grande Erg Occidentale e Orientale) e ciottolose.

Le dune di Issaouane fotografate dagli astronauti di una missione spaziale

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

La rete idrografica algerina, come quella di gran parte dell'Africa mediterranea, è molto povera e limitata alla zona costiera. Gli unici fiumi a corso perenne sono quelli che da sud sfociano nel Mediterraneo (Tafna e Soummam). Essi raggiungono però solo modeste lunghezze. Dai rilievi dell'Atlante hanno origine corsi d'acqua a carattere torrentizio, che spesso non raggiungono il mare a causa della forte evaporazione, oppure vanno ad alimentare dei laghi salati chiamati shott[4] che, trascritti alla francese, diventano chott, e oasi.

La povertà d'acqua è alla base di uno dei gravi problemi che colpiscono la regione: la desertificazione, cioè la progressiva estensione verso nord delle terre desertiche. Però in Algeria è in corso un programma di difesa contro il deserto: si sta ergendo una barriera di cipressi e pini, lunga 1500 km e larga 20 km, per frenare questo fenomeno.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Pur appartenendo all'area climatica mediterranea, il Maghreb esibisce le caratteristiche tipiche di questo clima solo sulla costa. Ad Algeri, per esempio, la temperatura media annua si aggira sui 18 °C (media invernale 12 °C, estiva 24 °C) mentre presso l'alto Cheliff si registrano gelate invernali e temperature estive fino a 47 °C. Le precipitazioni sono in gran parte determinate dall'interazione fra le masse d'aria oceaniche, umide, e quelle secche continentali, di provenienza sahariana. Sul versante esterno del Tell, in alcune zone, cadono fino a 1000 mm di pioggia annua; negli altopiani interni i valori scendono a 300-400, per risalire solo sui pendii dell'Atlante sahariano. Nella zona sahariana il clima è estremamente arido, con escursioni termiche sia stagionali che giornaliere fortissime. Le precipitazioni sono inferiori ai 10 mm annui, con poche eccezioni (per esempio l'Ahaggar, con 200 mm).[5]

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Crescita demografica in Algeria dal 1961 al 2003

Gli abitanti di questo paese risultano essere 33.500.000 con una densità di 14 abitanti per km². Di questi il 99% è composto da arabi e berberi (in particolare kabili e tuareg)[6]

Etnie[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte della popolazione algerina è composta da una base etnica berbera, arricchita col passare dei secoli da elementi fenici, romani, bizantini, turchi e soprattutto arabi, infatti molti degli algerini si possono definire berberi arabizzati. Inoltre sono presenti i discendenti dei rifugiati musulmani cacciati dalla Spagna agli inizi del XVI secolo. Una discreta parte degli algerini discende invece dai turchi, la cui presenza risale al periodo ottomano.

Oltre alla popolazione berbera e araba l'Algeria presenta minoranze storicamente rilevanti. Si tratta della comunità europea e di quella ebraica. Gli europei erano di discendenza prevalentemente francese, còrsa e italiana, ma anche spagnola e maltese. Le comunità europee durante il colonialismo francese furono "unificate" sotto il termine Pieds-noirs, che includeva anche la comunità ebraica, ed andarono a comporre una numerosa ed influente minoranza. In seguito all'indipendenza dell'Algeria la stragrande maggioranza di europei ed ebrei lasciarono il Nordafrica per trasferirsi in Francia. Oggi europei ed ebrei raggiungono insieme solamente l'1% della popolazione algerina.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

La lingua ufficiale è l'arabo; dagli inizi degli anni novanta del XX secolo è in atto nel paese una politica di arabizzazione che tende a imporre l'uso della lingua araba in ogni settore della vita sociale del paese. Diffuso è anche l'uso di dialetti berberi (circa il 20% della popolazione), parlati soprattutto nella regione della Cabilia; il francese, residuo del periodo coloniale e largamente diffuso, è utilizzato prevalentemente nei centri urbani, dalle classi più agiate e in ambito economico.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Algeria e Storia degli ebrei in Algeria.

La maggior parte della popolazione (all'incirca il 99%) è di fede islamica. Il restante 1% si divide tra cattolici ed ebrei.[6]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Algeria.

Dalla preistoria alla conquista romana[modifica | modifica sorgente]

Abitata fin dai progenitori dell'uomo, nella preistoria, la regione dell'Algeria era una savana, abitata da popolazioni di cacciatori-raccoglitori, fino al passaggio all'economia di produzione (allevatori-agricoltori) tipica del Neolitico (VI millennio a.C.?), come attestano numerose pitture rupestri, ad esempio nel Tassili n'Ajjer (estremo sud-est dell'Algeria), oggi parco nazionale.

Successivamente si stanziarono nell'area antiche popolazioni berbere come i Numidi (a est), i Mauri (a ovest) e i Getuli, tutti antenati degli attuali berberi. Gli antichi algerini comprendevano gruppi sia stanziali che nomadi, erano organizzati in tribù patriarcali e seguivano la religione animista. Come in altre parti dell'Africa, anche in Mauritania e Numidia le tribù si unirono formando talvolta veri e propri regni.

Arco romano di Traiano

La maggior parte delle informazioni che abbiamo su di essi provengono da iscrizioni funerarie di età romana, ma sono sopravvissute anche molte costruzioni indigene, come le cosiddette tombe a ciuffo e alcuni siti archeologici, come Cirta (Costantina), Cuicul (Djémila) e il mausoleo dei re di Mauritania (vicino a Tipasa). Più recenti (età romano-cristiana o epoche successive) sono invece i dolmen, i cromlech e i menhir.

Dal VI secolo a.C., i popoli dell'antica Algeria entrarono in rapporti alternatamente conflittuali e collaborativi con la ex-colonia fenicia di Cartagine, che tendeva a espandere il proprio dominio lungo la costa mediterranea. Quando questa entrò in guerra con Roma, anche i Mauritani e soprattutto i Numidi si trovarono coinvolti: il re numida Massinissa fu il principale alleato di Roma in Africa. Vinta Cartagine, dalla metà del II secolo a.C. l'alternarsi di collaborazione e conflitto si replicò con Roma (specie sotto i re Giugurta di numidia e Bocco di Mauritania alla fine del II secolo); anche i Numidi, che opposero una strenua resistenza sotto il re Giuba I, caddero tra il 46 e il 44 a.C. sconfitti dall'esercito di Cesare in quanto alleati di Pompeo. Tuttavia, la Numidia e la Mauritania restarono autonome, almeno nominalmente, con Giuba II, fino al 40 d.C., quando vennero integrate amministrativamente nell'Impero Romano. Oggi in Algeria restano numerosi siti archeologici romani: Tipasa, Timgad, Calama, Tigzirt, Ippona, Tébessa, Tidisse, e altri ancora.

A partire dal II secolo d.C. e certamente dal 256 d.C., la regione venne cristianizzata, presumibilmente a partire da Cartagine e dalle città della costa, e diede martiri e santi, il più famoso dei quali fu Agostino, vescovo d'Ippona. All'inizio del IV secolo, l'adesione dei berberi al donatismo fu finalizzata alla ribellione politica contro l'imperatore romano, ormai cristiano, che si spense solo con la dichiarazione d'eresia nel 409. Agostino chiese per i donatisti un trattamento caritatevole, contribuendo a riportare la pace religiosa. Nel 428-430 la regione fu strappata al morituro Impero Romano d'Occidente dai Vandali, barbari europei provenienti dalla Spagna, cristianizzati ma aderenti all'eresia di Ario (nel 430 morì Agostino), finché nel 534 non fu ripresa dall'Impero Romano d'Oriente, ossia l'Impero Bizantino.

La conquista islamica[modifica | modifica sorgente]

Gli Arabi giunsero per la prima volta in Algeria nella seconda metà del VII secolo e non vi crearono insediamenti stabili fino all'VIII, anche per l'accanita resistenza dei berberi fino al 708. Ancora nel IX secolo e X secolo, i berberi aderiscono al Kharigismo come modo di opporsi politicamente agli arabi, e saranno sconfitti solo dagli Ziridi, dinastia anch'essa berbera. L'influenza araba trasformò completamente la cultura della regione; si diffusero l'Islam e la lingua araba, e in seguito l'Algeria conobbe (insieme alla Tunisia) il dominio di una sequenza di dinastie arabe: gli Aghlabidi sunniti (IX secolo) e i Fatimidi sciiti (X secolo-XII secolo).

Questi ultimi furono seguiti dalla dinastia berbera degli Hammudidi (1014-1152), ramo degli Ziridi di Tunisia (972-1152), e dai berberi Zenata nell'ovest e sud dell'Algeria (e nord del Marocco), a cui succedettero alla fine del XI secolo gli Almoravidi, una dinastia sanhaja (come gli Ziridi) originaria del sud del Marocco e più tardi imparentata con gli Zenata.

La ribellione degli Almohadi (d'origine Zenata) nacque in Marocco verso la metà del XII secolo e, conquistato il Marocco fra il 1143 e il 1147, occupa l'Algeria e la Tunisia nel 1152. Sia gli Almoravidi che gli Almohadi furono anche signori di al-Andalus, sviluppando perciò sia commercio che conflitti con la Spagna cristiana. Quando gli Almohadi caddero nel 1269 e il loro impero si frantumò, in Algeria si imposero e regnarono gli Abdelwadidi di Tlemcen, una dinastia anch'essa di origine Zenata (ma l'est algerino era soggetto agli Hafsidi d'Ifriqiya).

Tuttavia, le dinastie eredi degli Almohadi furono soggetti in misura crescente alla pressione dei regni cristiani della riva nord del Mediterraneo occidentale, e in particolare della Spagna, frantumandosi e lasciando autonomia sulla costa ai corsari, con ciò rafforzando la determinazione spagnola. Per questa ragione, già nel 1516-1518 con Khayr al-Din Algeri accettò di diventare uno Stato barbaresco (ossia berbero) soggetto all'impero ottomano. Lo stato barbaresco di Algeri perdurò fino al XIX secolo; a questo stato si può ricondurre la moderna identità nazionale algerina (precedentemente, l'Algeria non aveva mai avuto sorti indipendenti dai vicini Tunisia e Marocco). All'inizio del XIX secolo gli stati barbareschi furono oggetto di vittoriose azioni militari da parte dei vari paesi occidentali: gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l'Olanda, e soprattutto la Francia.

La colonizzazione francese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero coloniale francese.
Bombardamento di Algeri nel 1816

Nel 1794 il bey di Algeri aveva sostenuto la Francia repubblicana finanziando l'acquisto di grano, ma il prestito non era stato restituito. Inoltre, nel 1827 i francesi fortificarono un proprio deposito commerciale a la Calle in Algeria e il 30 aprile il bey ebbe un acceso diverbio con il console francese. Con il pretesto dell'offesa, Carlo X di Francia decise a fini di politica sia interna che estera la conquista dell'Algeria. 37.000 uomini s'imbarcarono sulla flotta nel maggio 1830, sbarcarono a Sidi Ferruch il 14 giugno e occuparono Algeri il 5 luglio.

Tuttavia, i francesi dovettero fronteggiare trent'anni di ostinata guerriglia per giungere a controllare tutto il paese. A ovest dal 21 novembre 1832 l'emiro Abd el-Kader oppose una strenua resistenza contro gli invasori europei, punteggiata da trattati (Desmichels, 24 febbraio 1834; della Tafna, 30 maggio 1837) e di riprese delle ostilità (15 ottobre 1839) fino alla resa (21 dicembre 1847). A sud, i francesi controllano i limiti del Sahara nel 1852, con la presa di Laghouat e di Touggourt, la capitolazione dei Beni-M’zab dello Mzab e quella del Souf. A est, in Cabilia, Lalla Fadhma n'Soumer guida la resistenza dei berberi, fino alla sconfitta nella battaglia di Zaatcha (autunno 1849) nell'Aurès, alla progressiva presa di Costantina, Piccola Cabilia e Grande Cabilia e infine alla cattura l'11 luglio 1857; un'ultima rivolta cabila fu spenta 14 anni dopo, e alla fine del 1871 l'Algeria francese era "pacificata". Tra il 1852 ed il 1871 le vittime ammontarono a circa 1.000.000 di persone, un terzo della popolazione; la colonizzazione di massa poteva cominciare.

Già il 14 luglio 1865 Napoleone III attribuì il diritto alla nazionalità francese (su domanda) a tutti gli indigeni algerini tra le proteste dei coloni. Alla caduta di Napoleone, Adolphe Crémieux con l'omonimo decreto del 24 ottobre 1870 attribuì automaticamente la cittadinanza ai soli 37.000 ebrei d'Algeria. In questo modo si faceva spazio all'immigrazione dei profughi da Alsazia e Lorena, spossessati dai tedeschi. Il 28 giugno 1881 il code de l'indigénat, valido per tutte le colonie e applicato dal 1887, completò la discriminazione contro i musulmani d'Algeria distinguendo tra cittadini (metropolitani) e sudditi (indigeni), questi ultimi privi di quasi tutti i diritti politici (in particolare, minoritari per legge nei consigli municipali), soggetti alla shari'a anziché al code civil e di fatto non tenuti, ad esempio, all'istruzione obbligatoria pubblica. Al contrario, già nel 1889 la cittadinanza francese fu concessa agli stranieri residenti, in gran parte coloni provenienti dalla Spagna o dall'Italia (come gli Italo-algerini), così da unificare tutti i coloni europei (pieds-noirs) nel consenso politico alla discriminazione. Fra il 1865 e il 1930 solo 3.600 musulmani algerini otterranno, rinunciando solennemente alla legge coranica, la cittadinanza. Non soddisfatte, le lobby colonialiste non cessarono di domandare l'abrogazione del decreto Cremieux, che ottennero solo nel 1940 dal regime di Vichy. Solo dopo la seconda guerra mondiale, il 25 aprile 1945, la legge Lamine Guèye estese la cittadinanza francese a tutti i sudditi dell'impero coloniale.

I francesi ebbero sull'Algeria un'influenza politica, culturale e demografica che ha pochissimi paralleli nella storia del colonialismo in Africa, tanto che nel 1947 l'Algeria sarebbe stata parificata al territorio metropolitano francese. Uno degli effetti più evidenti è la diffusione della lingua francese, che Kateb Yacine definì "bottino di guerra", ma che incontra oggi notevoli ostacoli per via di una rigida politica di arabizzazione da parte dei governi fin qui succedutisi al potere.

La decolonizzazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra d'Algeria.

I primi movimenti nazionalisti erano già sorti dopo la prima guerra mondiale. La Stella Nord-Africana (ENA) viene fondata nel 1925 fra il proletariato algerino residente in Francia. Il più noto e diffuso è il Partito del Popolo Algerino (PPA), fondato nel 1937 da Messali Hadj; messo fuorilegge dai francesi, fu rifondato nel 1946 con il nome di Movimento per il Trionfo della Libertà e della Democrazia (MTLD) dallo stesso Hadj, cui si accompagnava un'Organizzazione segreta (OS) dedita a sporadiche azioni armate. Nel periodo della seconda guerra mondiale, come altrove in Africa, ancor più in Algeria si consolidò il sentimento nazionalista e indipendentista. Nel 1945, i primi moti furono repressi duramente dai francesi in Cabilia.

Sei capi del FLN subito prima del 1º novembre 1954. In piedi da sinistra: Rabah Bitat, Mostefa Ben Boulaïd, Didouche Mourad e Mohamed Boudiaf; seduti: Krim Belkacem a sinistra e Larbi Ben M'Hidi a destra.

Nel 1954 in Algeria vivevano 8 milioni di algerini musulmani (arabi e berberi) e 1 milione di "francesi d'Algeria" (pieds-noirs e ebrei). Nel 1954 erano presenti diverse organizzazioni politiche indipendentiste, fra cui l'Union démocratique du manifeste algérien (UDMA) di Ferhat Abbas (che nel maggio 1955 si unirà al FLN), il Mouvement national algérien (MNA) socialdemocratico di Messali Hadj e l'Associazione degli ulema musulmani algerini. Tuttavia, il ruolo decisivo sarà giocato dalla più radicale, il Comitato Rivoluzionario d'Unione e d'Azione (CRUA), fondato nel marzo 1954 da Hocine Aït Ahmed, Ahmed Ben Bella, Krim Belkacem, Mostefa Ben Boulaïd, Larbi Ben M'Hidi, Rabah Bitat, Mohamed Boudiaf, Mourad Didouche e Mohamed Khider, molti dei quali provenivano dall'esperienza del PPA, del MTLD e soprattutto dell'OS. Mentre alcuni (Ben Boulaïd, Bitat, Belkacem, Didouche, Ben M'Hidi) erano a capo delle zone interne, altri (Ait Ahmed, Ben Bella e Khider) operavano dall'estero (per esempio dal Cairo) gestendo l'importazione clandestina di armi verso l'Algeria; Boudiaf coordinava le zone e presiedeva il CRUA.

Il 10 ottobre dello stesso 1954 il CRUA decise di passare alle armi e formò il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), avente per obiettivo l'indipendenza, il cui esercito prese il nome di (ALN). La guerra civile esplose il primo di novembre, simultaneamente ad un appello radiofonico al popolo algerino, allargandosi a macchia d'olio dalla Cabilia a tutto il paese. Essendo il FLN politicamente ancora minoritario, l'ALN basava la propria azione su azioni non solo di guerriglia ma anche di terrorismo, così come d'altra parte fecero anche i francesi in diverse occasioni.

Nel gennaio 1955 morì in combattimento Didouche e in marzo fu arrestato Bitat, capo del FLN ad Algeri; prese le sue veci Abane Ramdane, mandato dalla Cabilia; nel maggio l'UDMA aderì al FLN, isolando il pacifista MNA; il 22 marzo 1956 morì Ben Boulaid. Nel settembre del 1955, l'ONU iniziò a occuparsi della situazione algerina e nel 1956, appena ottenuta l'indipendenza, Marocco e Tunisia tentarono una mediazione. Il 10 agosto 1956 la Casbah di Algeri subì il primo attentato organizzato dai coloni (73 vittime); la risposta venne il 30 settembre con il primo attentato nella parte europea della città (4 morti e 52 feriti). Il 20 agosto 1956 il FLN tenne un congresso nella valle della Soummam, in Cabilia, per porre le basi politiche dell'Algeria indipendente. A questo proposito, Ramdane, che aveva organizzato il congresso assieme a Ben M'Hidi, espresse chiaramente la necessità di subordinare il potere militare a quello politico. Altri membri dell'FLN (Ben Bella, Belkacem e altri) avevano però progetti diversi; Ramdane sarebbe stato assassinato il 27 dicembre 1957 a Tetuan (Marocco). Il 22 ottobre 1956 furono arrestati diversi capi dell'FLN (tra cui Ben Bella, Ait Ahmed, Khider, e Boudiaf) in seguito a un dirottamento dell'aereo che li portava a un incontro con il presidente della Tunisia e il re del Marocco. Il 1º dicembre il generale Raoul Salan viene nominato a capo della regione militare d'Algeria. Il 4 gennaio 1957 il presidente del consiglio francese Guy Mollet decise di affidare i pieni poteri civili e militari nel dipartimento di Algeri al generale Jacques Massu, a far data dal 7. Quello stesso giorno, una nuova azione di polizia, passata alla storia come battaglia di Algeri, fu intrapresa dai francesi per riprendere il controllo della città e privare la ribellione dei suoi leader (fra gli altri, Ben M'Hidi fu catturato il 16 febbraio, torturato e impiccato il 5 marzo); conclusasi l'8 ottobre, fu tecnicamente un successo. La resistenza tuttavia rimase attiva sulle montagne e soprattutto vinse la battaglia dell'opinione pubblica internazionale.

Nel 1958, anno di costituzione del Governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA) di Ferhat Abbas da parte del FLN, la questione algerina giunse a una svolta: approfittando di un'interminabile crisi di governo il 13 maggio i vertici delle forze armate ad Algeri, Raoul Salan (esercito), Philippe Auboyneau (marina) e Edmond Jouhaud (aviazione), alleati ai coloni, presero il potere ad Algeri, seconda città di Francia, e il 1º giugno, di fronte al rischio di un colpo di stato a Parigi, il presidente della repubblica René Coty delegò i poteri al generale Charles de Gaulle, eroe della seconda guerra mondiale, che formò un governo di salute pubblica e annunciò una nuova costituzione, che verrà approvata con referendum popolare il 28 settembre: dal crollo della IV repubblica nasce la V repubblica. Il 21 dicembre de Gaulle sarà eletto presidente dai francesi.

Appena ricevuti i poteri dal Parlamento, il 4 giugno, de Gaulle aveva pronunciato un discorso ad Algeri, con l'affermazione Je vous ai compris e due giorni dopo a Mostaganem aveva gridato Vive l'Algérie française!. A sorpresa, già il 23 ottobre de Gaulle propose una "pace dei coraggiosi", rifiutata dal FLN e a dicembre rimosse Salan. Un anno dopo, il 16 settembre 1959 de Gaulle riconobbe pubblicamente il diritto all'autodeterminazione degli algerini, provocando tra l'altro gravissimi disordini e proteste da parte dei cittadini francesi in Algeria (le cosiddette "giornate delle barricate", del gennaio 1960); con il suo intervento diretto, De Gaulle ottenne la fedeltà dei militari e fece così fallire politicamente le proteste. Il 3 dicembre 1960 il generale Raoul Salan, il deputato Pierre Lagaillarde (guida dei coloni nel maggio 1958 e nel gennaio 1960), Jean-Jacques Susini e Joseph Ortiz fondarono l'Organizzazione dell'Armata Segreta (OAS). L'8 gennaio 1961, un referendum tra i francesi della madrepatria convocato da De Gaulle riconobbe il diritto all'autodeterminazione dell'Algeria. Di conseguenza si organizzarono e tennero gli incontri franco-algerini di Evian. In reazione a questi fatti, da un lato l'OAS firmò la sua prima azione pubblica l'11 marzo, dall'altro, dal 21 al 26 aprile fu tentato un colpo di stato ad Algeri, guidato da quattro generali in pensione (Salan, Jouhaud, Challe e Zeller), che fallì anche grazie a un discorso televisivo del presidente De Gaulle in divisa da generale il 23 aprile. In seguito a questo fallimento Salan entrò in clandestinità e prese forza l'OAS, che si oppose al GPRA, mettendo in atto diverse azioni terroristiche, soprattutto verso i francesi favorevoli all'autodeterminazione e verso civili musulmani, culminanti nella insurrezione di Bab el-Oued (13 marzo 1962) e nell'operazione Rock'n'Roll (15 marzo 1962).

Il conflitto si concluse il 19 marzo 1962 con un trattato firmato ancora a Evian, che prevedeva il cessate-il-fuoco e la legalizzazione del FLN. I piani insurrezionali dell'OAS fallirono, così come i tentativi di impedire il rimpatrio dei coloni e, infine la politica della terra bruciata. Il 25 marzo Jouhaud venne arrestato a Orano e il 20 aprile Salan venne arrestato ad Algeri. 100.000 coloni lasciarono l'Algeria in maggio. Il 17 giugno Susini a nome dell'OAS firmò un accordo di cessazione delle ostilità contro il GPRA. In seguito a un referendum per l'autodeterminazione, tenutosi il 1º luglio 1962 con esito positivo, il 3 luglio la Francia dichiarò l'Algeria indipendente. Alla fine dell'anno restavano solo 100.000 "francesi d'Algeria", un decimo rispetto a solo 8 anni prima.

L'Algeria indipendente[modifica | modifica sorgente]

Immediatamente dopo aver ottenuto l'indipendenza, l'Algeria fu scossa dai conflitti interni fra le diverse fazioni che aspiravano al potere, in particolare tra il GPRA (Governo Provvisorio della Repubblica Algerina, firmatario degli accordi di pace di Evian con la Francia), più pluralista diretto da Abbas e Belkacem (sostenuto da Ait Ahmed, Bitat, Mohamed Boudiaf), e l'esercito partigiano ANP (Armata Nazionale Popolare), più militarista e dittatoriale condotto da Houari Boumedienne (sostenuto da Ben Bella e Khider).

In un primo tempo, lo stesso Houari Boumedienne cercò l’appoggio del capo storico (dell’interno) Mohamed Boudiaf promettendogli il sostegno dell’Esercito qualora avesse accettato di guidare la nuova Algeria, soprattutto, per ricomporre la frattura tra politici e militari. Lo stesso Mohamed Boudiaf rifiutò qualsiasi investitura che provenisse dall’Esercito e si dichiarò disponibile solo attraverso un normale processo democratico con elezioni libere e pluraliste. Houari Boumedienne offrì, allora, il sostegno militare all’altro capo storico (dell’esterno), cioè, Ben Bella a condizione che egli avviasse la costruzione di un socialismo di tipo sovietico e con gli aiuti sovietici (ANP è stata equipaggiata dall’URSS e formata da istruttori sovietici fino ai tempi di Chadli).

Nonostante questa crisi, il 20 settembre 1962 si tennero le elezioni per l'Assemblea Costituente, da cui uscì vincitore lo stesso Ben Bella, designato primo capo di governo dell'Algeria indipendente. Tra il 1962 e il 1963 furono vietati il Partito Comunista Algerino (PCA), ma anche le formazioni politiche di vecchi militanti del FLN come il Partito delle Rivoluzione Socialista (PRS) di Boudiaf e il Fronte delle Forze Socialiste (FFS) di Ait Ahmed.

L'8 settembre 1963, l'Assemblea Costituente emise una nuova Costituzione in cui l'Algeria veniva dichiarata repubblica presidenziale, e Ben Bella divenne presidente. La manovra di Ben Bella fu vista da molte parti come il primo passo verso l'instaurazione di un regime militare e comunque a partito unico (il "nuovo" FLN). Un movimento armato ribelle, nato in Cabilia e guidato da Aït Ahmed, fu represso nel sangue. In seguito, Ben Bella mise in atto una serie di riforme di ispirazione socialista, perché in tutta l’Algeria si stava diffondendo l’autogestione spontanea, cioè, la sistematica appropriazione dei processi produttivi da parte dei lavoratori che conoscevano ancora i processi di lavorazione dopo essere rimasti senza i “padroni francesi”.

Le risoluzioni finali del 3º congresso del FLN (aprile 1964) esimevano il presidente da ogni responsabilità sia verso il FLN sia verso l'Assemblea Nazionale. Ben Bella ne approfittò per cercare di isolare l'ormai troppo potente Houari Boumedienne, primo vice-presidente e ministro della difesa e da sempre suo sostenitore, licenziando man mano i suoi seguaci fino al ministro degli esteri Abdelaziz Bouteflika.

Il 19 giugno 1965, il colonnello Boumedienne diede luogo al “raddrizzamento rivoluzionario” che nient'altro era se non un colpo di Stato, appoggiato fra gli altri da Bitat, a cui seguirono violenti disordini, arresti in massa di militanti di sinistra, condanne all'esilio e la nascita di nuove organizzazioni armate antigovernative. In realtà Houari Boumedienne rimproverava a Ben Bella la sua incapacità a trasformare l’autogestione, diffusa ma popolare, in gestione di Stato del socialismo su modello sovietico. Per questo, lo stesso Houari Boumedienne definì la propria operazione un “Raddrizzamento Rivoluzionario”.

Un primo tentativo di rovesciare Boumedienne ebbe luogo nel 1967, ma non ebbe successo. Boumedienne fece probabilmente uccidere dai servizi segreti Khider (in esilio in Spagna) nel 1967 e Belkacem (in esilio in Germania) nel 1970. Sempre nel 1967, l'Algeria dichiarò guerra ad Israele, prendendo così parte nella guerra arabo-israeliana, anche se truppe algerine non entrarono di fatto mai in azione.

Boumedienne proseguì la politica socialista statalista di Ben Bella, statalizzando l'industria petrolifera nel 1971, per poi sviluppare ulteriormente la riforma agraria e istituire un servizio di assistenza nazionale. Il tutto, mantenendo il FLN come partito unico ma continuando a sottoporlo alle forze armate. Nel 1976, la costituzione venne modificata dichiarando ufficialmente l'Algeria stato socialista.

Alla morte di Boumedienne (27 dicembre 1978) salì al potere Chadli Bendjedid, il più anziano in grado fra i militari, che instaurò un regime presidenziale con mandato quinquennale del presidente. Chadli (riconfermato nel 1984 e poi ancora nel 1988) mise in atto una politica più moderata dei suoi predecessori, indebolendo il potere repressivo e cercando anche la riconciliazione fra i diversi gruppi politici algerini. Emarginò Bouteflika, fece rilasciare Ben Bella, favorì il rientro di Ait Ahmed e portò avanti accordi con la Francia per favorire il ritorno in patria di 800.000 profughi che avevano lasciato il paese negli anni precedenti. Nella prima metà d'ottobre scoppiano dei moti popolari che accelerarono la democratizzazione. Nel 1989, la nuova costituzione introdusse numerose riforme in senso democratico; per la prima volta nella storia dell'Algeria indipendente, divenne possibile formare partiti politici (precedentemente, l'FLN era l'unico partito legale).

La guerra civile[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990, le elezioni amministrative furono vinte con il 54% dal Fronte Islamico di Salvezza (FIS) di Abassi Madani e Ali Belhadj, che, guidato da Abdelkader Hachani dopo l'arresto dei primi due, si aggiudicò anche il primo turno delle successive elezioni politiche (26 dicembre 1991) in tutto il paese fuorché Algeri, il sud e l'est. Su 430 seggi 231 furono assegnati in questo modo: FIS 47,3% e 188 seggi, FLN 23,4% e 15, FFS 7,4% e 25, MSP 5,3% e 0, indipendenti 4,5% e 3, altre liste (tutte <3%) 12,1% e 0. Il secondo turno sarebbe stato un ballottaggio fra i due candidati più votati e avrebbe reso molto probabile una maggioranza dei due terzi al FIS, che avrebbe messo quest'ultimo in grado di modificare la costituzione laica.

L'11 gennaio 1992 l'esercito prese il potere con un colpo di Stato, rendendo inevitabili le dimissioni del presidente, che Chadli annunciò alla televisione. Con questo brusco arresto al processo di democratizzazione messo in atto da Chadli, il controllo del paese passò nelle mani di una giunta militare ("Supremo Consiglio di Sicurezza") che affidò la gestione politico amministrativa ad un "Supremo Comitato di Stato" di cinque membri (un militare, due del FLN e due indipendenti) guidato, su richiesta dei militari, dal vecchio resistente Muhammad Boudiaf, richiamato dall'esilio ma assassinato poi il 29 giugno 1992 e succeduto da Ali Kafi, fino a 30 gennaio 1994. Nel 1993 la giunta interruppe le relazioni diplomatiche con Teheran.

Questi due anni furono un periodo di repressione, censura dell'informazione e arresti di natura politica: sospese molte garanzie costituzionali, migliaia di militanti del FIS furono incarcerati; il 4 marzo 1992 il FIS fu dissolto e nell'estate Madani e Belhadj furono condannati a 12 anni di carcere. L'immediata reazione islamista al colpo di stato fu la formazione del Movimento Islamico Armato (MIA) dedito alla guerriglia contro l'esercito e la polizia nelle montagne e del più radicale Gruppo Islamico Armato (GIA) nelle città (soprattutto ad Algeri e dintorni), formato in gran parte da ex-volontari anti-sovietici in Afghanistan e poi anti-serbi in Bosnia e dedito al terrorismo contro i funzionari civili, gli intellettuali laici e i giornalisti. Più tardi, il MIA e altri gruppi minori presero il nome di AIS, per sottolineare la loro fedeltà politica al FIS, mentre il GIA ne era ormai autonomo e a sua volta subiva la scissione del qaidista Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (GSPC).

Il 30 gennaio 1994 divenne Capo dello Stato il generale Liamine Zéroual, già ministro della difesa dal luglio 1993, che favorì la riconciliazione, ottenuta anche grazie alla mediazione della Comunità di Sant'Egidio, che il 14 gennaio 1995 fece approvare un accordo fra tutti i partiti di opposizione laici e islamici, a cui aderì anche il FIS e a cui il governo rispose con un atto politico: l'indizione delle prime elezioni presidenziali pluraliste. Zéroual vinse le elezioni presidenziali del 16 novembre 1995 con il 61,0% dei voti; Mahfoud Nahnah, il candidato islamista moderato (MSP, in arabo HaMaS) ottiene il 25,3%, il candidato laicista (RCD) Saïd Saadi il 9,6%, un secondo candidato islamista (PRA) il 3,8%. Votò il 75% degli elettori, nonostante i tre partiti principali del 1992 avessero diffuso appelli all'astensione e il GIA minacce di morte. Tuttavia, i colloqui di pacificazione avviati da Zéroual con il FIS portarono alla rottura del GIA con l'AIS; e quindi anche fra il 1994 e il 1998 il paese fu scosso da numerosi attentati terroristici, la maggior parte dei quali indirizzati dal GIA contro gli stessi algerini: furono sterminati interi villaggi, soprattutto intorno ad Algeri, e uccisi, tra l'altro, molti dei pochi preti e frati cattolici, ma anche svariati dirigenti dell'AIS. Le elezioni parlamentari del 5 giugno 1997 videro la vittoria di un nuovo partito pro-militari (RND) che ottenne 156 seggi su 380 (MSP e FLN più di 60 ciascuno): i massacri del GIA fallirono il loro obiettivo politico e anzi favorirono la scissione fra GIA e GSPC nel 1998 e il cessate il fuoco unilaterale proclamato dall'AIS il 24 settembre 1997. Un governo di coalizione fu formato dai tre partiti principali sotto la guida del capo del RND Ahmed Ouyahia.

A sorpresa, l'11 settembre 1998 Zéroual annunciò le dimissioni. Le elezioni presidenziali del 15 aprile 1999 videro la vittoria di Abdelaziz Bouteflika, erede politico di Boumedienne e tuttora presidente. I risultati ufficiali gli assegnarono il 74% dei voti, ma tutti gli altri candidati si erano ritirati prima delle votazioni citando il rischio di brogli. Il 5 giugno l'AIS concordò il principio del proprio scioglimento e il 16 settembre fu approvata con un referendum un'amnistia; l'AIS si sciolse il 1º gennaio 2000, in cambio di una seconda e più ampia amnistia proclamata da Bouteflika il 13 gennaio 2000. Il GIA venne distrutto militarmente all'inizio del 2002. Le elezioni parlamentari del 30 maggio 2002 videro una partecipazione del 46,2% e il FLN vincere con 190 seggi su 380, il RND scendere a 47 seggi e il MSP a 38 (43 all'islamista MRN e 21 al Partito dei lavoratori), ma il governo di coalizione continuare. Madani e Belhadj furono liberati nel 2003 senza conseguenze. L'elezione presidenziale dell'8 aprile 2004 ha visto la rielezione di Bouteflika con l'85% e il sostegno dei due partiti principali. Del tutto isolato, il GSPC ha ufficialmente aderito ad al-Qāʿida nel gennaio 2007. Le elezioni parlamentari del 17 maggio 2007 (partecipazione 35,6%) hanno assegnato 136 seggi al FLN, 61 al RND, 52 al MSP, 26 al PT, 19 al RCD e 13 al FNA. Le elezioni locali si sono tenute il 29 novembre.

Le richieste di democrazia[modifica | modifica sorgente]

La primavera del 2001 venne contrassegnata da grandi movimenti di piazza nella regione della Cabilia, che —nati per protestare contro l'uccisione di un giovane in una caserma di gendarmeria— si estesero fino a reclamare maggiore libertà e democrazia. Questo movimento venne represso con estrema durezza: i gendarmi spararono sulla folla e oltre 100 persone rimasero uccise (la cosiddetta "primavera nera"). Le istanze della popolazione vennero raccolte in una piattaforma in 15 punti (la "piattaforma di El-Kseur"), in cui si richiedeva una maggiore democrazia e la fine dell'impunità per i colpevoli. Il governo non accolse le richieste, che vennero portate ad Algeri il 14 giugno 2001 in quella che fu la più colossale manifestazione dopo l'indipendenza, con più di un milione di partecipanti. E in risposta a questo disinteresse la popolazione della Cabilia, auto-organizzata nelle originali strutture degli Aarch (confederazioni delle antiche tribù, basate sulla democrazia diretta) boicottò il voto in tutte le scadenze elettorali successive (le legislative del 30 maggio 2002, le amministrative del 10 ottobre 2002 e le presidenziali dell'8 aprile 2004), creando di fatto un fossato tra sé e il resto dello Stato algerino.

Anche se in seguito è ripresa, sia pure molto limitatamente, la partecipazione al voto anche in Cabilia, il problema della democratizzazione del paese rimane tuttora senza risposta .

Proteste in Algeria del 2010-2011[modifica | modifica sorgente]

Per le proteste in Algeria del 2010-2011 vedi proteste in Algeria del 2010-2011,

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Costituzione (del 1976, modificata nel 1979 ed emendata nel 1988, 1989 e 1996), l'Algeria è una repubblica presidenziale democratica, sebbene di fatto il ceto militare eserciti ancora una grande influenza. La costituzione consente libertà di organizzazione dei partiti politici, purché approvati dal Ministero dell'interno che verifica che non siano su base confessionale, linguistica, razziale o regionale e che non ammettano né la violenza né influenze straniere.

Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale, diretto e segreto per un mandato di 5 anni rinnovabile; è il capo

  • dello Stato: firma i decreti presidenziali, nomina le alte cariche della repubblica, ha diritto di grazia e di commutazione della pena, assegna decorazioni;
  • del Consiglio dei ministri: lo presiede, nomina e rimuove il primo ministro;
  • del Supremo consiglio di sicurezza: è responsabile della difesa nazionale, anche come capo delle forze armate;

Inoltre

  • guida la politica estera, conclude e ratifica i trattati internazionali;
  • ha il diritto di organizzare e indire referendum.

Il potere esecutivo è ripartito tra Presidente e Primo Ministro. Quest'ultimo gestisce i rapporti del governo con il Parlamento in base a un programma di governo (se sfiduciato deve dimettersi, ma la sfiducia successiva a due primi ministri comporta lo scioglimento del parlamento) e gestisce l'attuazione delle norme e l'amministrazione pubblica.

Il potere legislativo è bicamerale asimmetrico: l'Assemblea popolare nazionale (.) conta 389 eletti a suffragio universale diretto per un mandato di 5 anni, mentre il meno potente Consiglio nazionale (.) conta 144 membri, 2/3 eletti indirettamente dagli eletti nei consigli locali e ⅓ designati dal presidente, per un mandato di 6 anni (rinnovato per metà ogni tre anni). Il parlamento controlla l'azione del governo e approva le leggi; il diritto d'iniziativa legislativa spetta al capo del governo oltre che ai deputati (in numero minimo di 20).

Il potere giudiziario è costituito da magistrati di nomina presidenziale.

Suddivisioni storiche e amministrative[modifica | modifica sorgente]

L'Algeria è divisa in 48 wilāyāt (province).

La provincia prende il nome dalla città che ne è il capoluogo, così come le daʾira (circoscrizioni) e le baladiyyāt (comuni) prendono il nome dai loro capoluoghi. I governatori sono nominati dal Presidente e rispondono al ministro dell'Interno.

Province dell'Algeria numerate secondo l'ordine ufficiale


1: Adrar
2: Chlef
3: Laghouat
4: Oum el-Bouaghi
5: Batna
6: Béjaïa
7: Biskra
8: Béchar
9: Blida
10: Bouira
11: Tamanrasset
12: Tébessa
13: Tlemcen
14: Tiaret
15: Tizi Ouzou
16: Algeri
17: Djelfa
18: Jijel
19: Sétif
20: Saida
21: Skikda
22: Sidi Bel Abbes
23: Annaba
24: Guelma


25: Constantina
26: Médéa
27: Mostaganem
28: M'Sila
29: Mascara
30: Ouargla
31: Orano
32: El Bayadh
33: Illizi
34: Bordj Bou Arréridj
35: Boumerdès
36: El Tarf
37: Tindouf
38: Tissemsilt
39: El Oued
40: Khenchela
41: Souk Ahras
42: Tipasa
43: Mila
44: 'Ayn Defla
45: Naama
46: Aïn Témouchent
47: Ghardaïa
48: Relizane


Città principali[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Città dell'Algeria.

Le città più popolose dell'Algeria sono:

Algeria
n. Nome Abitanti Provincia
Traslitterazione in arabo Cens. 1977 Cens. 1987 Cens. 1998 Stima 2005
1. Algeri (al-Jazāʾir, berb. Ledzayer) الجزائر 1.523.000 1.507.241 1.519.570 1.518.083 Algeri
2. Orano (Wehrān) وهران 491.901 628.558 692.516 771.066 Orano
3. Costantina (Qusenṭīna) قسنطينة 345.566 443.727 462.187 507.224 Costantina
4. Annaba (ʿAnnāba) عنابة 255.938 305.526 348.554 383.504 Annaba
5. Batna (Bātna) باتنة 102.756 181.601 242.514 317.206 Batna
6. Blida (Blīda) البليدة 136.033 170.935 226.512 264.598 Blida
7. Sétif (Sṭīf) سطيف 129.754 170.182 211.859 246.379 Sétif
8. Chlef (Šlef) الشلف 75.864 129.976 179.768 235.062 Chlef
9. Djelfa (Eǧ-Ǧelfa) الجلفة 47.435 84.207 154.265 221.231 Djelfa
10. Sidi bel Abbès (Sīdī Bel ʿAbbās) سيدي بلعباس 112.998 152.778 180.260 208.498 Sidi bel Abbès
11. Biskra (Biskra) بسكرة 90.471 128.281 170.956 207.987 Biskra
12. Tébessa (Tebessa) تبسة 61.063 107.559 153.246 203.922 Tébessa
13. Tiaret (Tiyāret) تيارت 53.277 95.821 145.332 198.213 Tiaret
14. Ouargla (ar. Wargla, berb. Wargren) ورقلة 42.098 81.721 129.402 183.238 Ouargla
15. Béjaïa (ar. Beǧāya, berb. Bgayet) بجاية 73.960 114.534 147.076 182.131 Béjaïa
16. Skikda (Skīkda) سكيكدة 91.395 128.747 152.335 178.687 Skikda
17. Tlemcen (Tilimsān) تلمسان 109.408 126.882 155.162 172.540 Tlemcen
18. Bordj Bou Arreridj (Burǧ Bū ʿArīrīǧ) برج بو عريريج 54.505 84.264 128.535 167.230 Bordj Bou Arreridj
19. Béchar (Bešār) بشار 72.790 107.311 131.010 157.430 Béchar
20. Médéa (el-Mediya) المدية 57.828 84.792 123.535 155.852 Médéa
21. Touggourt (Tuggūrt) تقورت 42.519 70.645 113.625 153.624 Wargla
22. Jijel (Ǧīǧel) جيجل 35.065 62.793 106.003 148.901 Jijel
23. Souk Ahras (Sūq Ahrās) سوق أهراس 52.144 83.015 115.882 148.328 Souk Ahras
24. Mostaganem (Mustaġānem) مستغانم 85.059 114.037 124.399 140.252 Mostaganem
25. M'Sila (El-Msīla) المسيلة 33.642 65.805 99.855 140.048 M'Sila
26. El Eulma (El-ʿulma) العلمة 41.564 67.933 105.130 139.808 Sétif
27. Khenchela (Khenšla) خنشلة 44.223 69.743 106.082 138.754 Khenchela
28. Saida (Saʿīda)) سعيدة 55.855 80.825 110.865 136.856 Saida
29. Ain Oussera (ʿAyn Wessāra) عين وسارة 17.173 44.270 82.435 134.174 Djelfa
30. El Oued (El-Wād(ī)) الوادي 47.173 72.065 104.801 133.933 El Oued
31. Guelma (Galma) قالمة 56.106 77.821 108.734 133.127 Guelma
32. Ghardaia (ar. Ġardāya, berb. Taġerdayt) غرداية 70.508 89.415 110.724 127.172 Ghardaia
33. Relizane (Ġelīzān) غليزان 55.450 80.091 104.285 126.794 Relizane
34. Laghouat (Laġwāṭ) الأغواط 40.156 67.214 96.342 126.291 Laghouat
35. Bordj el Kiffan (Burǧ el-Kīfān) برج الكيفان 46.590 61.035 98.135 122.875 Algeri
36. Bou Saâda (Bū Saʿada) بو سعدة 46.760 66.688 97.031 121.301 M'Sila
37. Bab Ezzouar (Bāb Ez-Zwār) باب الزوار 7.100 55.211 92.200 115.444 Algeri
38. Messaad (Mesʿad) مسعد 19.885 47.460 75.533 114.625 Djelfa
39. Barika (Barīka) بريكة 26.315 56.488 80.618 114.547 Batna
40. Ain el Beida (ʿAyn el-Bīḍa) عين البيضاء 42.578 61.997 90.560 114.107 Oum el Bouaghi
41. El Chroub (El-Khrūb) الخروب 14.962 42.261 65.344 103.995 Costantina

Politica[modifica | modifica sorgente]

L'Algeria (ufficialmente Repubblica Democratica Araba di Algeria) è retta dal 1999 dal presidente Abdelaziz Bouteflika. Uno studio del 2010 della Freedom House di Washington ha sancito che l'Algeria non è un paese libero, che non vi è libertà di stampa e che non è una democrazia elettorale.

Abdelaziz Bouteflika, attuale Presidente dell'Algeria

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Elezioni presidenziali del 16 novembre 1995[modifica | modifica sorgente]

votanti 75%

  • Liamine Zéroual (FLN) 61,0%
  • Mahfoud Nahnah MSP-HaMaS 25,3%
  • Saïd Saadi RCD 9,6%
  • ... PRA 3,8%

Elezioni parlamentari del 5 giugno 1997[modifica | modifica sorgente]

  • RND 156
  • MSP 60+
  • FLN 60+
  • altri 100-
  • totale 380

Elezioni presidenziali del 15 aprile 1999[modifica | modifica sorgente]

  • Abdelaziz Bouteflika 74%

Elezioni parlamentari del 30 maggio 2002[modifica | modifica sorgente]

votanti 46,2%

  • FLN 190
  • RND 47
  • MRN 43
  • MSP 38
  • PT 21
  • altri 41
  • totale 380

Elezioni presidenziali dell'8 aprile 2004[modifica | modifica sorgente]

  • Abdelaziz Bouteflika 85%

Elezioni parlamentari del 17 maggio 2007[modifica | modifica sorgente]

votanti 35,6%

  • FLN 136
  • RND 61
  • MSP 52
  • PT 26
  • RCD 19
  • FNA 13
  • altri 73
  • totale 380

Elezioni parlamentari del 10 maggio 2012

  • FLN 221
  • RND 70
  • Alliance Verte 47
  • FFS 21
  • PT 17
  • altri 19
  • totale 395

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Organismi internazionali[modifica | modifica sorgente]

Fa parte della Lega Araba (1962), dell'Unione del Maghreb Arabo (1989), dell'Organizzazione della Conferenza Islamica (1969), del Movimento dei Non-Allineati e dell'OPEC (1969)

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il settore energetico, in particolare l'estrazione dei combustibili fossili, costituisce l'ossatura dell'economia algerina, generando circa il 30% del prodotto interno lordo ed oltre il 95% del valore delle esportazioni. Le riserve petrolifere sono stimate in 12,2 miliardi di barili e fanno dell'Algeria il 17º paese al mondo in termini di dotazioni di questa risorsa naturale. Altresì abbondanti le riserve di gas: con oltre 4500 miliardi di metri cubi l'Algeria è al decimo posto al mondo[7].

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

L'agricoltura, condizionata dalla bassa produttività, non ha un ruolo importante nell'economia algerina: più della metà del fabbisogno alimentare viene importato. Le principali coltivazioni forniscono grano, orzo, avena, patate, olive, uva, arance e datteri. Alla base dell'allevamento stanno ovini e caprini, ma anche bovini, cammelli e volatili. La silvicoltura fornisce legna, cortecce per la concia delle pelli e sughero. Importante la pesca: la flotta algerina cattura tonno, pesce spada, sardine, acciughe e crostacei.

Commercio estero[modifica | modifica sorgente]

Politica economica[modifica | modifica sorgente]

L'Algeria ha avuto a lungo un'economia ispirata al socialismo di stato. A partire dagli anni 90 il governo ha abbandonato questa impostazione pilotando la transizione verso l'economia di mercato.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Flora[modifica | modifica sorgente]

La vegetazione naturale è rappresentata nel Tell dalla tipica macchia mediterranea, dagli agrumi e dagli ulivi; nelle parti più elevate e climaticamente favorite si estendono foreste la cui superficie è stata ridotta dall'opera dell'uomo in cerca di legname per i vari usi e di nuove terre da coltivare. Prevalgono le specie arboree a fogliame persistente, più capaci di conservare l'umidità acquisita nella stagione piovosa; dove invece le precipitazioni sono insufficienti a mantenere specie arboree, prevalgono arbusti e cespugli, in una formazione vegetale detta «boscaglia di giuggioli».

La steppa è caratterizzata da piante, erbacee e legnose, raccolte a macchie più o meno fitte; secondo la natura del suolo prevale l'alfa (Stipa tenacissima), l'artemisia (Artemisia herba alba), o il drinn (Aristida pungens) nelle zone sabbiose.

Caratteristica del deserto, che occupa l'85% del territorio algerino,[5] è l'assenza totale di vegetazione in vaste estensioni. Nessuna pianta permanente, infatti, per quanto possa ingegnarsi a difendersi contro l'aridità, può sopravvivere nei lunghi intervalli fra una precipitazione e l'altra; l'erba cresciuta subito dopo la pioggia resiste in vita soltanto pochi giorni. La vegetazione permanente è condizionata dalla presenza di acque sotterranee e si sviluppa unicamente nelle oasi o nel letto dei fiumi donde le piante spingono in profondità lunghissime radici.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

Il Tell, che presenta clima e flora di tipo mediterraneo, non ospita specie animali diverse da quelle, selvagge o domestiche, presenti nei Paesi dell'Europa meridionale; nella regione steppica vivono gazzelle, mufloni, otarde e, almeno sino a tempi recenti, gli struzzi. Alcune specie animali, come gli elefanti, presenti in tempi storici nel territorio dell'attuale Algeria, sono scomparse del tutto. L'elemento animale tipico del Sahara, il dromedario, non è affatto autoctono, come si potrebbe pensare, ma è stato importato nei primi secoli dell'era cristiana e fatto oggetto di allevamento in considerazione delle sue caratteristiche particolarmente idonee alla vita del deserto nel quale è compagno indispensabile per l'uomo.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

L’architettura dell’Algeria è influenzata da numerosi stili: quello moresco, bizantino, spagnolo, islamico, francese ed ottomano. Questa contaminazione è presente, in particolar modo, nel nord del paese mentre, nella zona sahariana, sono presenti le tipiche costruzioni in color ocra e bianche.

Pittura e scultura[modifica | modifica sorgente]

Pur non essendo algerini, è importante sottolineare come artisti del calibro di Delacroix, Renoir, Matisse e Fromentin, a seguito della loro visita al paese a cavallo del XIX secolo e del XX sec, crearono un nuovo approccio all’uso della luce. Nel periodo coloniale nacque Mohammed Racim che, divenuto famoso in patria, fu molto apprezzato anche in Francia. Un noto pittore astratto fu Mohammed Khadda, allievo di Picasso a Parigi, divenne famoso con il suo ritorno in patria. Della stessa scuola furono M’Hammed Issiakhem e Choukri Mesli che si formarono anch’essi a Parigi. I più noti attuali pittori algerini, laureati del premio Abd-el-Tif d'Algeri, tra i quali Maurice Boitel, hanno contribuito al prestigio artistico dell'Algeria.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Tra gli scrittori più rilevanti, nel panorama algerino, troviamo Mohammed Dib: romanziere molto prolifico con all’attivo più di una trentina di romanzi. Oltre a tale forma narrativa ha scritto anche delle favole per bambini, poesie e racconti brevi. Tale scrittore, così come molti altri suoi contemporanei, scrivevano in francese. Vinse il Grand Prix de la Francophonie de l’Academie Francaise nel 1994 e tra le opere di maggior pregio si ricorda la Nuit sauvage. Questa è una raccolta di tredici racconti che spiega la propria visione del mondo. Tra gli scrittori di lingua araba tradotti in italiano ricordiamo la poetessa e scrittrice Ahlam Mosteghanemi (La memoria del corpo, trad. it. di Francesco Leggio), Ahmad Rida Huhu, Gilali Khellas (La tempesta dell'isola degli uccelli, trad. it. di Jolanda Guardi), at-Tahar Wattar (Il terremoto, trad. it. di Jolanda Guardi), Ahmad al-Hamid Benhaduga (Domani è un altro giorno, trad. it. di Jolanda Guardi). Tra gli altri scrittori si indica Salim Bachi

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Il cinema algerino ha ricevuto significativi apprezzamenti nelle più importanti mostre internazionali. Tra questi il film vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, Cronaca degli anni di brace, del 1975, diretto da Mohammed Lakhda-Hamina. Altro film algerino degno di nota è Indigènes, del 2006, di Rachid Bouchared[8] che è riuscito ad ottenere una nomination all’Oscar nel 2007.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Sono conosciuti, anche a livello internazionale, i cantanti Khaled e Cheb Mami.

Sport[modifica | modifica sorgente]

L'Algeria ha partecipato alla Coppa d'Africa nel 2006 venendo eliminata al primo turno. Nel 2010 si classifica 4º alla Coppa d'Africa e si qualifica ai mondiali 2010 in Sudafrica e ai mondiali 2014 in Brasile. Alcuni giocatori algerini sono Abdelkader Ghezzal, Rafik Djebbour e Hassan Yebda.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28-2-2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ in arabo: , che significa "riva, sponda".
  5. ^ a b Algeria - Guida di viaggio: Ambiente - Lonely Planet Italia
  6. ^ a b Algeria: la guida e le notizie utili per il viaggio - Lonely Planet Italia
  7. ^ BP
  8. ^ Days of Glory (2006) - IMDb

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anthony Ham et al., Algeria, Torino, EDT/Lonely Planet, 2008. ISBN 978-88-6040-187-8.
  • Giampaolo Calchi Novati, Storia dell'Algeria indipendente. Dalla guerra di liberazione al fondamentalismo islamico, Milano, Bompiani, 1998. ISBN 978-88-452-3909-0.
  • Ferhat Mehenni, Algérie: la question kabyle, Paris, Michalon, 2004. ISBN 2-84186-226-7.
  • Francesco Tamburini, L'Algeria di Abdelaziz Bouteflika: un regime e la sua crisi, in "Africana", 2008, pp. 131–140.
  • Francesco Tamburini, Algeria: il lungo cammino verso la consacrazione del regime ibrido, in "Africa", LXV, 2010, pp. 82–103.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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