Alfredo Di Dio
Alfredo Di Dio nome di battaglia "Marco" (Palermo, 4 luglio 1920 – Gola di Finero, 12 ottobre 1944) è stato un partigiano e militare italiano. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
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[modifica] Biografia
Tenente del 1º Reggimento fanteria corazzata, dopo l'8 settembre si presenta al suo comandante per chiedere di organizzare la resistenza contro i tedeschi, riceve un rifiuto e così si dà alla macchia e si dirige in val d'Ossola, assieme a un gruppo di altri soldati e si aggrega ai partigiani del gruppo di Filippo Maria Beltrami. Viene raggiunto pochi giorni dopo dal fratello Antonio. In gennaio del 1944 viene catturato dai fascisti e rinchiuso nel carcere di Novara, riesce a fuggire dopo un mese, nel frattempo ha avuto modo di sapere quanto successo a Megolo (il fratello, il capitano Beltrami ed altri compagni sono rimasti vittime di un rastrellamento dei tedeschi).
Ritorna tra i suoi uomini, li riorganizza, riesce ad aggregare altri partigiani fino a riuscire a costruire la Brigata Alpina "Beltrami" trasformata successivamente in Divisione Valtoce, della quale diventa comandante. La "Val Toce" è una formazione inquadrata tra le Brigate Fiamme Verdi di orientamento cattolico e nel 1945 conterà circa 20000 partigiani fu molto attiva nella liberazione della val d'Ossola.
Il 12 ottobre 1944 viene sorpreso durante una ispezione delle posizioni dei partigiani sotto il suo comando dai tedeschi e cade sotto il fuoco nemico assieme al colonnello Attilio Moneta, assieme a loro c'è un maggiore canadese il quale si salva perché indossa la divisa dell'esercito canadese e verrà liberato dal carcere di Milano il 25 aprile 1945.
[modifica] Onorificenze
| Medaglia d'oro al valor militare | |
| «Ufficiale dell’Esercito in s.p.e., fin dal primo giorno della resistenza fu alla testa del proprio reparto nell’accanita battaglia contro l’oppressore. Organizzò i primi nuclei partigiani e con magnifico ardimento li condusse nell’impari lotta attraverso una serie di audaci imprese. Catturato dal nemico, con sdegnosa fierezza subì i duri interrogatori e, riuscito a farsi liberare, temerariamente riprese il suo posto di combattimento partecipando alle operazioni che, attraverso lunghi mesi di sanguinosa lotta, portarono alla conquista della Vai d’Ossola. In questo primo lembo d’Italia valorosamente conquistato resistette per quaranta giorni con i suoi uomini stremati, affamati e male armati contro forze nemiche di schiacciante superiorità, finché con le armi in pugno incontrò eroica morte alla testa dei suoi partigiani.[1].» — Valle Strona, settembre 1943; Valle d’Ossola, Val Vigezzo, Finero, settembre - ottobre 1944. |
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Roberto Roggero, Oneri e onori, Greco&Greco, 2006, ISBN 88-7980-417-0, 714pag
[modifica] Voci correlate
- Luigi Zoppetti
- Rino Pachetti
- Repubblica dell'Ossola
- Bruno Rutto
- Dionigi Superti
- Luigi Pellanda
- Ezio Vigorelli
- Aristide Marchetti
- Eugenio Cefis
- Filippo Beltrami
- Gianni Citterio
- Giovanni Marcora
- Antonio Manzi (ANPI - Antonio Manzi - visto 15 febbraio 2009)
[modifica] Collegamenti esterni
- Anpi - biografia - visto 23 dicembre 2008
- ISRN - repubblica partigiana - visto 23 dicembre 2008
- Mymilitaria - visto 23 dicembre 2008
- Roma civica - La Repubblica dell'Ossola - visto 23 dicembre 2008