Alfa Romeo

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Alfa Romeo Automobiles
Logo
Stato Italia Italia
Tipo Società per azioni
Fondazione 1910 a Milano
Sede principale Torino[1]
Gruppo Fiat S.p.A.

(tramite Fiat Group Automobiles)

Persone chiave Harald Wester, amministratore delegato[2]
Settore Metalmeccanica
Prodotti Autovetture
Slogan Senza cuore saremmo solo macchine[3]
Note Compasso d'Oro Premio Compasso d'oro nel 2004
Sito web www.alfaromeo.it

L'Alfa Romeo è un'azienda automobilistica italiana nota per la produzione di autovetture di carattere sportivo[4][5].

Fondata il 24 giugno 1910 a Milano come ALFA (acronimo di "Anonima Lombarda Fabbrica Automobili")[6][7], nel 1918 ha cambiato nome in "Alfa Romeo" in seguito all'acquisizione del controllo della società da parte di Nicola Romeo[8]. L'Alfa Romeo è appartenuta allo Stato italiano dal 1933 al 1986, quando è stata venduta al gruppo Fiat[9][10].

Durante la sua storia la casa, detta "del Biscione" per il suo stemma, ha realizzato molte vetture da strada e concept car che hanno segnato la storia del design dell'industria automobilistica italiana[11]. Da un punto di vista tecnologico, l'Alfa Romeo è considerata tra le case più all'avanguardia del panorama automobilistico mondiale grazie alle molte innovazioni che hanno esordito sulle sue vetture[12].

Oltre alle autovetture, l'Alfa Romeo ha anche prodotto veicoli commerciali, materiale rotabile, mezzi pubblici, motori marini e aeronautici. All'inizio degli anni settanta, al culmine della capacità manifatturiera, la forza lavoro toccava quasi i 29.000 dipendenti distribuiti nei tre stabilimenti produttivi dell'epoca (Portello, Arese e Pomigliano d'Arco)[13].

La casa del Biscione ha partecipato con successo a differenti categorie di competizioni automobilistiche. Nel 1925 ha vinto il primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia[14], mentre nel 1950 e nel 1951 ha conquistato le prime due edizioni del Campionato mondiale di Formula 1[15]. Nel 1975 e nel 1977 si è invece aggiudicata il Campionato del mondo sportprototipi[16]. Con delle vetture Alfa Romeo la Scuderia Ferrari ha esordito nelle competizioni[17].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Alfa Romeo.

L'ALFA e la nascita del marchio Alfa Romeo[modifica | modifica sorgente]

Un'ALFA 24 HP del 1910 carrozzata da Castagna.

La genesi del marchio è collegata alla fondazione della Società Italiana Automobili Darracq, che fu aperta a Napoli il 6 aprile 1906[18][19]. Questa azienda, che produceva su licenza alcuni modelli della casa madre francese[20], alla fine del 1906 fu trasferita a Milano con la costruzione di uno stabilimento in zona Portello[21]. Le vendite si dimostrarono insufficienti a garantire la sopravvivenza dell'attività produttiva[21]; alla fine del 1909 la società fu posta in liquidazione e venne rilevata da alcuni imprenditori lombardi il 24 giugno 1910, quando l'azienda mutò il nome in ALFA (acronimo di "Anonima Lombarda Fabbrica Automobili")[6][21]. Già nel 1910 fu lanciato il primo modello di autovettura, l'ALFA 24 HP[6][22]. Progettata da Giuseppe Merosi, la 24 HP ebbe successo sui mercati e quindi fu seguita da altri modelli[23][24].

Prima dell'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, le vendite dell'ALFA aumentarono gradualmente, passando dagli 80 esemplari del 1911 ai 272 del 1914, per poi calare ai 207 del 1915[25]. Con lo scoppio del conflitto (1914) e l'entrata in guerra dell'Italia (1915), la casa automobilistica entrò in crisi[12] poiché priva delle risorse finanziarie necessarie per convertirsi alla produzione bellica[12][26][27].

Nicola Romeo.

La proprietà decise pertanto di vendere l'ALFA alla Banca Italiana di Sconto[27], che individuò l'acquirente in Nicola Romeo, un ingegnere meccanico di Sant'Antimo[27][28]. Il 4 agosto 1915 Nicola Romeo fu nominato direttore dello stabilimento del Portello[29] e nel giro di due anni il suo gruppo industriale riuscì ad acquisire il controllo della società, che si concentrò nella fabbricazione di munizioni, motori aeronautici e attrezzature da miniera, interrompendo temporaneamente la produzione di autovetture[12]. Terminata la guerra Romeo riconvertì le attività dell'azienda nella produzione di autovetture[8][30] e ne cambiò il nome in "Alfa Romeo"[8]. L'atto ufficiale della nascita dell'Alfa Romeo è datato 3 febbraio 1918[28]. La commercializzazione della prebellica ALFA 15-20 HP ricominciò nel 1919[8][31]. Nel 1920 venne lanciata l'Alfa Romeo 20-30 HP, il primo modello da strada a essere commercializzato con la nuova denominazione della società[28], ma gli affari peggiorarono a causa delle basse vendite[32] dovute all'assenza quasi totale di una rete di concessionari e nella disorganizzazione della società[32], che iniziò a indebitarsi con le banche[32].

Gli anni venti e trenta[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 6C 1500 del 1929.

La situazione finanziaria peggiorò con il fallimento nel 1921 della Banca Italiana di Sconto[33], che fu rilevata dalla Banca d'Italia attraverso la Banca Nazionale di Credito[33]. Di conseguenza, l'Alfa Romeo divenne di fatto controllata dallo Stato anche dal punto di vista amministrativo[34]. Nel 1925 la Banca Nazionale di Credito estromise Romeo[33]. L'appannamento del marchio fu mitigato dai successi nelle competizioni, e in particolare dal trionfo dell'Alfa Romeo P2 nel primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia (1925)[14][32]. Con Vittorio Jano, che aveva sostituito Merosi alla guida tecnica della società[35]l'Alfa Romeo iniziò un periodo di grandi di successi sportivi e di avanzamenti tecnologici che avrebbero portato al rilancio dell'azienda[28] e alla fama internazionale[36]. La situazione finanziaria continuò però a peggiorare e venne ventilata l'ipotesi di chiusura[33]. Intervenne però Benito Mussolini: poiché riteneva che le vittorie dell'Alfa Romeo davano prestigio all'Italia decise di evitarne la chiusura[33].

Nonostante i successi sportivi, la situazione finanziaria dell'Alfa Romeo continuò a essere critica, anche per la grande crisi economica iniziata nel 1929[9]. Nel 1933 il governo italiano decise di rilevare le quote dell'Alfa Romeo che erano di proprietà delle banche acquisendo ufficialmente il controllo dell'azienda, che diventò pertanto statale[9][15]. Mussolini decise, attraverso l'IRI, di andare contro l'opinione del suo ministero, che propendeva per la chiusura, e diede a Ugo Gobbato l'incarico di riorganizzare l'Alfa Romeo da un punto di vista sia finanziario sia produttivo[37].

Un'Alfa Romeo 8C 2300 del 1933.

Il salvataggio dell'Alfa Romeo fu ottenuto grazie al lavoro in sinergia compiuto da Jano e Gobbato[38] e gli anni precedenti la seconda guerra mondiale furono caratterizzati da modelli potenti e raffinati, contraddistinti da una linea elegante[39]. In particolare, i tre modelli che negli anni trenta fecero poi dell'Alfa Romeo un marchio famoso in tutto il mondo anche per le auto da strada furono la 6C 1500, l'8C 2300 e la già citata 8C 2900[40]. Questa fama mondiale si consolidò grazie anche alle corse e ai piloti che ottennero successi rilevanti[41]. Nel 1933 Gobbato ritirò l'Alfa Romeo dalla partecipazione diretta alle competizioni, cedendo le sue vetture alla Scuderia Ferrari[38][42].

Gli anni quaranta e cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Con l'avvicinarsi della seconda guerra mondiale, la produzione dell'Alfa Romeo fu orientata verso la l'assemblaggio di motori aeronautici e autocarri, che sarebbero stati più utili all'Italia in caso di conflitto armato[15]. La produzione aeronautica negli anni precedenti alla guerra arrivò a generare quasi l'80% del fatturato dell'Alfa Romeo[15]. Durante il conflitto gli stabilimenti dell'Alfa Romeo furono bombardati più volte fino a causarne la chiusura: nel 1943 Pomigliano d'Arco (aperto nel 1938), nel 1944 il Portello[43][44].

Un'Alfa Romeo 1900.

Nel 1945 l'Alfa Romeo ritornò alla tradizionale attività di produzione di automobili con l'assemblaggio della prebellica 6C 2500[45][46][47]. Nel 1946 fu nominato responsabile tecnico Orazio Satta Puliga, il cui contributo (in sinergia con Giuseppe Luraghi presidente di Finmeccanica, la finanziaria dell'IRI era proprietaria dell'Alfa Romeo[48]) si sarebbe rivelato decisivo per la trasformazione dell'Alfa Romeo in una casa automobilistica produttrice di autovetture di ampia diffusione[46].

La nuova 1900 debuttò nel 1950 e fu decisiva per risollevare le sorti dell'azienda[15][49]. I costi di produzione vennero abbattuti grazie all'introduzione anche al Portello, nel 1952, della catena di montaggio[49]. Con la 1900, l'Alfa Romeo passò quindi da casa automobilistica che assemblava modelli di lusso, a livello quasi artigianale, a marchio che produceva industrialmente i propri prodotti, con l'abbattimento dei costi di produzione[50]. Dallo stabilimento del Portello uscirono migliaia di veicoli l'anno mentre in precedenza la produzione si attestava al massimo a mille vetture annue[49][51].

La nuova vettura destinata alla media borghesia, in un mercato automobilistico italiano che nella seconda parte degli anni cinquanta si era pienamente ripreso dalla crisi postbellica[50][52] fu la Giulietta, cioè un modello più piccolo, meno costoso e costruttivamente più semplice della 1900[52][53]. La vettura ebbe un successo senza precedenti e si guadagnò il soprannome di "fidanzata d'Italia"[54]. Grazie al lancio della 1900 e della Giulietta, le vendite dell'Alfa Romeo ebbero un cospicuo incremento, e ciò garantì la salvezza del marchio[55].

Gli anni sessanta e settanta[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo Giulia.

Nel 1960 Luraghi diventò presidente e tornò così a occuparsi della casa automobilistica del Biscione dopo un'esperienza alla Lanerossi[48][56]. Il modello che sostituì la Giulietta, la Giulia, venne introdotta sui mercati nel giugno del 1962[57] e negli anni seguenti furono lanciate sul mercato molte varianti, che completarono la gamma del modello anche con versioni spiccatamente sportive come la Giulia GT[58][59][60].

Per completare la gamma, l'Alfa Romeo decise poi di lanciare sui mercati anche un modello spyder: il Duetto, che debuttò nel marzo del 1966[60]. La vettura ebbe un grandissimo successo che travalicò i confini nazionali arrivando fino agli Stati Uniti[61]. In questi anni l'Alfa Romeo, all'apogeo della fama[61], introdusse un'altra vettura che passò alla storia e che fu prodotta in un numero molto ristretto di esemplari, la 33 Stradale[61][62]. Di questi anni fu anche l'inaugurazione del Centro Sperimentale, una pista di collaudo a Balocco[15][63].

Nel 1972 fece il suo esordio l'Alfasud, cioè un modello medio-piccolo che segnò l'ingresso della casa del Biscione in questo segmento[64]; fu la prima Alfa Romeo a trazione anteriore e fu il primo modello della casa del Biscione a installare il motore boxer Alfa Romeo[65][66].

Un'Alfa Romeo Alfetta.

All'Alfasud, che ebbe un buon successo commerciale, sempre nel 1972 fu affiancata l'Alfetta, una berlina di fascia medio-alta[65][67] con una meccanica completamente nuova. Tuttavia gli anni settanta non continuarono a essere fortunati riguardo alla produzione di serie, soprattutto a causa della crisi petrolifera del 1973 che colpì pesantemente il comparto dell'auto[68]. Le vendite di autovetture registrarono infatti un vistoso calo a causa del rapido e vertiginoso aumento del prezzo dei carburanti[68]. Per quanto riguarda i nuovi modelli, la Giulia fu sostituita nel 1977 dalla nuova Giulietta[69] e, poco più tardi, venne introdotta la nuova ammiraglia, l'Alfa 6 (1979)[70], che si rivelò un flop commerciale[70][71].

Gli anni ottanta e novanta[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo Arna.

Il periodo compreso tra la fine degli anni settanta e l'inizio degli anni ottanta fu caratterizzato dalla presenza, nella gamma Alfa Romeo, di modelli obsoleti e superati che non vennero sostituiti da vetture nuove all'altezza del prestigio del marchio[72]. Era lacunosa anche la fattura dei modelli, che difettavano per l'assemblaggio poco curato e per la scarsa qualità dei materiali[72]. Migliorò temporaneamente la situazione il lancio, nel 1983, del modello che sostituiva l'Alfasud, la 33[73], che ebbe un ottimo riscontro commerciale[65][73]. Al contrario l'Arna, sempre del 1983 e frutto di una di joint venture con la Nissan, fu un clamoroso flop commerciale[74]. Con questo modello, il prestigio dell'Alfa Romeo raggiunse probabilmente il punto più basso della sua storia[75].

A questo punto l'Alfa Romeo, priva della liquidità necessaria per rinnovare la gamma, lanciò sui una nuova ammiraglia basata sui modelli precedenti, la 90 (1984)[76]. Anche la 75 (1985) fu l'ennesimo frutto della strategia di derivare i nuovi modelli da vetture precedenti[77]; ebbe un buon successo e fu il primo modello a montare il nuovo motore Twin Spark[77][78]. I conti tuttavia rimasero in rosso[77] per gli alti costi di produzione; ad esempio, all'inizio degli anni ottanta, l'Alfa Romeo per assemblare un'Alfetta spendeva una cifra tripla rispetto al prezzo a cui il modello era poi venduto al pubblico[65]. Così il presidente dell'IRI, Romano Prodi, decise di vendere la casa automobilistica a un gruppo privato[10]. Nel 1986, dopo un'accesa battaglia con la Ford, il gruppo Fiat acquisì l'Alfa Romeo grazie all'intercessione dello stesso Prodi[10][79]. Nel 1987 venne introdotta la 164, un'ammiraglia che rappresentò una pietra miliare nella storia della casa, dato che fu il primo modello Alfa Romeo di questo segmento a trazione anteriore[80]. La coupé in serie limitata SZ e la roadster RZ furono i primi modelli interamente concepiti sotto la guida del gruppo Fiat, pur mantenendo architetture meccaniche derivanti dalla base Alfetta[81].

Un'Alfa Romeo 156.

Con la 155 (1992)[82] la nuova proprietà iniziò a far derivare la meccanica dei modelli Alfa Romeo da quella delle vetture Fiat con l'obiettivo di contenere i costi[83]. Poco dopo furono lanciati i due modelli che sostituirono la 33, la 145 e la 146, che debuttarono, rispettivamente, nel 1994 e nel 1995[84][85]. L'anno della svolta fu il 1997, grazie al lancio della 156[86] che segnò, con la sua linea sportiva e innovativa, una rottura con le vetture del passato ed ebbe subito un successo notevole[84][87][88]. Nel 1998 terminò la produzione della 164, che cedette il posto alla nuova ammiraglia 166[88].

Gli anni duemila e duemiladieci[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 147.

Il nuovo millennio iniziò per la casa del Biscione sotto ottimi auspici commerciali. Il nuovo modello che venne introdotto nel 2000, la compatta 147, ebbe infatti un grande successo tra il pubblico e riuscì ad aggiudicarsi il premio Volante d'Oro nel 2000 e il titolo di Auto dell'anno nel 2001[89][90][91]. Nel 2003 avvenne la presentazione del modello GT, che l'anno successivo vinse il premio di "Automobile più bella del mondo"[92][93].

Nel 2005 debuttò la 159, ovvero il modello di gamma medio-alta che sostituì la 156[94]. La vettura venne realizzata in collaborazione con il gruppo General Motors; il pianale, infatti, era frutto di una cooperazione con il marchio Opel che però non ebbe seguito[94]. Il 2007 fu la volta del debutto della supersportiva 8C Competizione, le cui forme vennero suggerite dalla 33 Stradale[95]. Venne commercializzata in serie limitata e i 500 esemplari previsti furono tutti venduti appena introdotti sul mercato a facoltosi clienti[95]. Era dotata di un motore V8 Maserati Squadra Corse da 4,7 l e 450 CV, che era assemblato dalla Ferrari e che derivava dal propulsore montato sulla Maserati 4200 GT[95]. L'8C Competizione segnò il ritorno della casa del Biscione alla trazione posteriore[96]. La vettura ebbe un ottimo successo e per tale motivo il gruppo Fiat decise di realizzarne anche una versione spyder, che entrò in produzione nel 2009[97].

Nel giugno 2008 è avvenuto invece il lancio commerciale della compatta MiTo, concepita per tentare di incrementare le vendite estendendo la gamma verso il basso[97]. Nel 2010, in occasione del centenario di fondazione della casa, l'Alfa Romeo ha presentato il modello che ha sostituito la 147, la Giulietta[98]. Nel 2013 è entrata invece in produzione la 4C[99].

La storia del marchio di fabbrica[modifica | modifica sorgente]

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La casa automobilistica del Biscione non hai mai modificato radicalmente il proprio marchio. Sin dalla nascita l'Alfa Romeo ha scelto come emblema un logo circolare suddiviso verticalmente in due parti[6]. Sul settore sinistro è presente lo stemma di Milano, la croce rossa in campo bianco (simbolo medievale del comune), mentre sul lato destro è raffigurato il serpente visconteo (il "Biscione")[6]. Le uniche modifiche hanno riguardato il settore circolare esterno:

  • Nel primo logo dell'azienda, che fu abbozzato da Giuseppe Merosi nel 1910[6], erano presenti le scritte "ALFA" e "MILANO" divise da due nodi sabaudi in onore alla Casa regnante italiana[100].
  • Nel 1919, dopo l'acquisizione del controllo dell'azienda da parte di Nicola Romeo, è stata inserita la dicitura "ROMEO"[100].
  • Nel 1925 è stata aggiunta una corona d'alloro in ricordo della vittoria dell'Alfa Romeo P2 al primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia[100].
  • Nel 1946, dopo la vittoria della Repubblica al referendum del 2 giugno, sono state inserite due linee ondulate in sostituzione dei nodi sabaudi[100].
  • Nel 1972, con la conversione dello stabilimento Alfasud di Pomigliano d'Arco alla produzione automobilistica, sono state tolte dal marchio la scritta "MILANO", le linee ondulate, la corona d'alloro e il trattino che separava "ALFA" e "ROMEO" (restyling di Pino Tovaglia[101])[100].

La produzione[modifica | modifica sorgente]

Gli stabilimenti in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stabilimento Alfa Romeo del Portello, Stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco e Stabilimento Alfa Romeo di Arese.
Lo stabilimento Alfa Romeo del Portello in una foto degli anni trenta del XX secolo[102].

In Italia i siti produttivi strettamente legati al marchio Alfa Romeo sono stati quattro. Il primo, che venne aperto a Milano nel quartiere del Portello, nacque agli albori della storia della casa del Biscione. Tale fabbrica fu impiantata nel 1906 nel capoluogo meneghino in occasione del trasferimento della Darracq da Napoli a Milano e fu chiusa nel 1986, quando l'ultimo dipendente venne trasferito ad Arese[21][103]. Le strutture dello stabilimento sono state poi demolite nel 2004[103].

Il secondo sito produttivo Alfa Romeo che venne attivato fu quello di Pomigliano d'Arco. I lavori di costruzione iniziarono nel 1938 con l'obiettivo di destinare il nuovo sito produttivo alla progettazione e all'assemblaggio di motori aeronautici[38]. Con la finalità di favorire l'occupazione delle regioni del Sud Italia, negli anni sessanta Giuseppe Luraghi decise di convertire lo stabilimento in un sito produttivo di automobili[67]. La prima vettura Alfa Romeo prodotta a Pomigliano d'Arco fu l'Alfasud, il cui assemblaggio iniziò nel 1972[64]. L'ultima è stata invece la 159, che è stata prodotta fino al 2011[104]. A partire dal dicembre dello stesso anno nello stabilimento è iniziato l'assemblaggio della Fiat Panda[105]. Nel 2008 tale stabilimento è stato intitolato a Giambattista Vico[106].

Il terzo sito produttivo costruito in ordine di tempo dall'Alfa Romeo fu invece quello di Arese, che venne inaugurato nel 1963[107][108]. La fabbrica di Arese toccò poi l'apice della capacità produttiva negli anni settanta e ottanta, dopo di cui venne progressivamente ridimensionata per poi essere chiusa nel 2005[109][110].

L'ultimo stabilimento aperto dall'Alfa Romeo in Italia è stato quello di Pratola Serra. È stato inaugurato nel 1981 per l'assemblaggio dell'Arna e dal 1996 produce motori per il gruppo Fiat[111][112].

I modelli Alfa Romeo commercializzati in seguito non sono stati più assemblati in fabbriche collegate specificamente al marchio del Biscione. Infatti la 8C Competizione è stata prodotta a Modena negli stabilimenti della Maserati[113], ovvero nello stesso sito produttivo dov'è assemblata la 4C[114], mentre la MiTo e Giulietta sono fabbricate, rispettivamente, negli stabilimenti Fiat di Mirafiori (Torino)[97] e di Cassino[115].

L'occupazione in Italia[modifica | modifica sorgente]

Lo stabilimento Alfa Romeo di Arese.

Nei primi anni di attività l'ALFA poteva contare su circa 300 dipendenti[25], che crebbero a 2.200 durante la fase di ricostruzione che seguì il primo conflitto mondiale (1919)[25]. I lavoratori si ridussero a 1.200 all'inizio degli anni venti a causa della crisi economica del primo dopoguerra[116]. Con l'ampliamento delle capacità produttive e la diversificazione dell'attività, il numero dei dipendenti continuò poi a crescere fino a superare i 6.000 dipendenti nel 1937 ed a toccare le 14.000 unità all'inizio della seconda guerra mondiale (1940)[117].

A conflitto terminato, poco prima dell'inaugurazione delle prime catene di montaggio, la forza lavoro totale impiegata tra il Portello e Pomigliano d'Arco corrispondeva a circa 8.500 persone (1949)[118]. Da questo momento in poi il numero dei lavoratori continuò a crescere. All'inizio degli anni settanta, al culmine della capacità produttiva, la forza lavoro impiegata all'Alfa Romeo sfiorava i 29.000 dipendenti[13]. La profonda crisi iniziata alla fine degli anni settanta e la strategia perseguita dal gruppo Fiat portarono, a partire dalla metà degli anni ottanta, a un costante ridimensionamento del numero degli impiegati[119]. Lo stabilimento di Arese, ad esempio, è passato dai 22.400 dipendenti del 1974[120], ai 19.000 del 1982[121], ai 16.000 del 1986[121] e ai 9.500 lavoratori nel 1993[122], per poi arrivare all'azzeramento delle maestranze con la chiusura della fabbrica. A febbraio 2013, nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, lavoravano circa 2.400 persone[123].

In seguito alla chiusura dei siti produttivi del Portello e di Arese e dopo la messa in produzione di modelli non appartenenti al marchio del Biscione a Pomigliano d'Arco, i lavoratori impiegati per la realizzazione di vetture Alfa Romeo fanno parte delle maestranze dei vari stabilimenti del gruppo Fiat[113][114][115].

La produzione fuori dall'Italia[modifica | modifica sorgente]

Una FNM 2150 del 1971.

Nel 1952 la casa del Biscione siglò un accordo con l'azienda automobilistica brasiliana FNM per la costruzione in loco di autocarri pesanti[124]. Nel 1961 iniziò la produzione automobilistica con il modello FNM JK (in seguito ribattezzato "FNM 2000") che era, in sostanza, la versione brasiliana dell'Alfa Romeo 2000[124]. Nel 1968 l'Alfa Romeo acquisì il controllo della FNM e l'anno seguente la 2000 fu sostituita dalla 2150[124]. Nel 1974 la 2150 venne rimpiazzata dall'Alfa Romeo 2300, che fu pertanto il primo modello prodotto dalla FNM a portare il marchio della casa automobilistica del Biscione[124]. Nell'estetica la 2300 ricalcava l'Alfetta anche se erano presenti delle sostanziali differenze nelle dimensioni[124]. Nel 1978, alla 2300 "base", venne affiancata la versione Ti[124]. La 2300 restò in produzione fino al 1988[124].

L'Alfa Romeo esordì sul mercato sudafricano nel 1958[125]. Grazie al successo riscosso dalle proprie vetture, la casa del Biscione decise di costituire nel 1962 l'Alfa Romeo South Africa ltd (A.R.S.A.), ovvero una struttura finalizzata alla vendita e all'assistenza di autovetture Alfa Romeo in Sudafrica[125]. Dal 1973 al 1984 l'Alfa Romeo produsse la Giulia, l'Alfetta, l'Alfasud (berlina e Sprint), la Giulietta, la GTV6 e l'Alfa 6 in uno stabilimento costruito a Brits[125][126], dove vennero assemblate poi anche la Fiat 132, la Fiat 128 Pick up e la Daihatsu Charade grazie a un accordo stipulato tra l'Alfa Romeo e le due case automobilistiche concorrenti[125][127]. Lo stabilimento di Britts fu chiuso nel 1984 a causa di una cospicua e duratura contrazione dei volumi di vendita delle vetture Alfa Romeo su questo mercato[125].

Dal 2002 al 2004 le 156 destinate ai mercati asiatici furono assemblate in Thailandia nello stabilimento General Motors di Rayong[128]. Tale produzione fu il risultato di una joint venture tra la Fiat e il gruppo automobilistico statunitense citato[129].

La tecnologia[modifica | modifica sorgente]

Un iniettore common rail.

Nel corso della sua storia la casa del Biscione ha introdotto parecchie innovazioni tecnologiche. In altri casi l'Alfa Romeo è stata tra le prime case automobilistiche ad averle impiegate sulle proprie vetture. Tutto ciò ha portato alla nascita di una tradizione che si è rinnovata fino al XXI secolo e che colloca l'Alfa Romeo tra le case più all'avanguardia nel panorama automobilistico mondiale[12].

Una delle prime applicazioni della distribuzione bialbero fu quella del 1914 sulla Grand Prix, che segnò l'esordio di questa tecnologia su un modello Alfa Romeo[130][131]. Lo stesso sistema di distribuzione, questa volta applicato a un modello stradale, venne utilizzato per la prima volta dalla casa del Biscione nel 1928 sulla 6C 1500 Sport[132]. Nel 1940 l'Alfa Romeo provò uno dei primi sistemi a iniezione su una 6C 2500[133]. Tale modello, che era caratterizzato da un corpo vettura denominato "Ala spessa", esordì su un circuito che si snodava tra le strade del bresciano[133]. Questo sistema d'alimentazione venne realizzato dalla Caproni e prevedeva degli iniettori azionati elettricamente[133].

La 1900 fu uno tra i primi esempi di autovettura con struttura a monoscocca[49]. Un altro modello tecnologicamente avanzato fu la Giulia, in grado di erogare prestazioni di alto livello grazie alla presenza di freni a disco sulle quattro ruote, di sospensioni indipendenti e di una nuova versione del motore bialbero Alfa Romeo[134][135][136]. La tradizione dell'uso di una meccanica avanzata continuò con l'Alfetta, che aveva una perfetta distribuzione dei pesi grazie alla presenza di una trasmissione transaxle[137]. Questo sistema prevedeva il cambio e la frizione montati in blocco nel retrotreno e ciò equilibrava il peso del motore, che era anteriore[137].

Il variatore di fase è stato montato per la prima volta nella storia nel 1980 sulla Spider "Duetto"[138][139]. In seguito questa tecnologia ideata dall'Alfa Romeo è stata applicata da quasi tutti i costruttori automobilistici[139]. Un'innovazione più recente è stato il cambio robotizzato Selespeed. Tale componente, utilizzato per la prima volta sulla 156, ha rappresentato il primo cambio manuale automatizzato mai montato su una vettura di serie[139][140]. La 156 è stata anche la prima autovettura al mondo a montare un motore turbo Diesel common rail[88][141]. Anche questa tecnologia si è poi diffusa sui modelli Diesel di quasi tutte le altre case automobilistiche mondiali[142]. Sulla MiTo hanno esordito il sistema di monitoraggio Alfa Romeo DNA[143] e il nuovo tipo di cambio a doppia frizione "TCT" ideato dal gruppo Fiat[139][144].

Il design[modifica | modifica sorgente]

Il logo del Centro Stile Alfa Romeo.

La prima divisione aziendale dell'Alfa Romeo che si è occupata di design è stato l'"Ufficio Progettazione Carrozzeria", che è stato costituito negli anni quaranta[145]. Il Centro Stile Alfa Romeo è stato invece fondato nel 1990 e aveva originariamente sede all'interno dell'area dove sorgeva lo stabilimento di Arese[146]. Nel 2011 questo dipartimento è stato spostato a Torino[147].

Oltre che dalla divisione interna all'azienda, la linea dei modelli Alfa Romeo è stata anche disegnata da professionisti esterni. I più importanti designer che hanno accettato commissioni per la casa automobilistica del Biscione sono stati Nuccio Bertone, Battista Pininfarina, Ugo Zagato, Giorgetto Giugiaro e Marcello Gandini[148][149][150].

Due stilemi che caratterizzano il frontale dei modelli Alfa Romeo da decenni e che distinguono i modelli della casa del Biscione dalle altre vetture sono lo scudetto e il trilobo[151][152].

Le vetture di serie[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo ha prodotto alcune vetture da strada che hanno segnato la storia del design dell'industria automobilistica italiana. I primi modelli Alfa Romeo che si distinsero per la loro estetica furono quelli commercializzati negli anni trenta. La loro linea elegante e raffinata contribuì a far diventare famoso in tutto il mondo il marchio Alfa Romeo[39][153]. Per quanto riguarda le vetture successive, la 1900 ebbe un design all'avanguardia che derivava da quello delle vetture prebelliche[154][155]. Questa linea fu poi confermata sul modello successore della 1900, la Giulietta[156].

Un'Alfa Romeo 33 Stradale.

Negli anni sessanta fu commercializzata la Giulia, che era caratterizzata da una forma particolarmente aerodinamica frutto dell'uso della galleria del vento[157]. Grazie al suo bassissimo Cx venne coniato lo slogan "la Giulia, l'auto disegnata dal vento"[57]. Nello stesso periodo fu anche lanciato sui mercati l'ultimo lavoro di Pininfarina prima di morire, la spyder Duetto[60]. La sua linea ebbe un grande successo e segnò una pietra miliare nella storia del design delle vetture Alfa Romeo[158][159]. In questi anni l'Alfa Romeo introdusse un altro modello che passò alla storia, la 33 Stradale[61]. Derivata dal modello da competizione Tipo 33, la 33 Stradale venne dotata di una carrozzeria che da molti addetti ai lavori è considerata tra le più belle della sua epoca[62].

Nel 1970 venne introdotta la Montreal[160]. Secondo i piani iniziali lo sviluppo del modello doveva fermarsi allo stadio di concept car ma in seguito, grazie al grande successo che registrò anche per sua linea così innovativa e differente da quella delle Alfa Romeo precedenti, fu deciso di produrla in serie[160][161]. Nel 1972 venne introdotta l'Alfetta, ovvero un modello che in seguito diventò uno degli emblemi dell'industria automobilistica italiana di questo decennio e che era caratterizzato da una linea a cuneo all'avanguardia per i tempi[162], .

Un'Alfa Romeo Montreal.

Il modello che segnò uno spartiacque con le vetture del passato fu la 33[163], con la quale l'Alfa Romeo ruppe una tradizione consolidata da qualche decennio passando da modelli caratterizzati da un design decisamente sportivo a vetture aventi linee più ricercate ed eleganti[163]. Anche l'equipaggiamento fu reso più ricco, tant'è che venne introdotto, proprio sulla 33, l'allestimento "Quadrifoglio Oro"[163].

Negli anni novanta la linea innovativa della 156 marcò l'inizio di un nuovo concetto di stile che fu poi applicato anche sui modelli seguenti, pur con gli aggiornamenti del caso[86], e che coniugava le linee caratteristiche di famosi modelli Alfa Romeo del passato con nuovi stilemi[87].

Nel 2000 è stata lanciata sui mercati la 147. Dotata di un frontale dalle linee più decise e definite che ricordava quello della 1900, la 147 possedeva uno stilema che ha poi contraddistinto le parti anteriori dei modelli successivi e i facelift delle vetture in listino[164]. Un altro modello prodotto nel primo decennio del nuovo millennio, la MiTo, presenta un Cx decisamente basso (0,29) che è la conseguenza di un approfondito studio sull'aerodinamica[165].

Le concept car[modifica | modifica sorgente]

Anche la produzione di concept car Alfa Romeo è stata importante per la storia del design dell'industria automobilistica italiana[11]. Molte concept car del marchio del Biscione sono state dei semplici esercizi di stile ma altre, nelle intenzioni della casa, dovevano essere seguite da modelli prodotti in serie[11].

Un'Alfa Romeo Disco Volante.

La prima concept car prodotta dall'Alfa Romeo è stata la 40-60 HP Aerodinamica (1914)[11]. Questo modello venne dotato di una linea che ricordava quella di un dirigibile ed è considerata - da parte degli addetti ai lavori - la prima monovolume della storia[11]. Negli anni cinquanta la casa automobilistica del Biscione ha realizzato una serie di modelli che sono diventati in seguito pietre miliari per il design automobilistico mondiale[166][167]. Le BAT (BAT), questo il loro nome, derivavano dalla 1900 Sprint e furono progettate da Franco Scaglione per conto di Bertone come esercizio stilistico atto a rendere massimo l'effetto aerodinamico[166]. Dalla 1900 è derivata anche la Disco Volante[168]. Grazie alla linea molto particolare e alla popolarità scaturita dalla sua partecipazione alla Mille Miglia, la Disco Volante diventò famosa in breve tempo facendo piovere all'Alfa Romeo decine di prenotazioni "sulla fiducia"[168]. Tuttavia la casa del Biscione decise di non produrla in serie nonostante le pressioni di personaggi famosi come l'astronauta Charles Conrad e l'attore Tyrone Power[168].

Il modello da competizione Tipo 33 e la sua derivata 33 Stradale sono diventate la base di molte concept car prodotte negli anni sessanta e settanta[11]. Tra esse ci sono state la Carabo e la Cuneo[11]. La Carabo, che è stata realizzata nel 1968, era dotata di soluzioni stilistiche che in seguito sono state utilizzate sulla Lamborghini Countach[169]. La Cuneo, che è stata invece presentata nel 1971, ha stupito il pubblico per le sue linee molto squadrate in un periodo in cui le forme arrotondate andavano per la maggiore[11].

Negli anni novanta è stata realizzata la Proteo (1991), che era caratterizzata da quattro ruote sterzanti e da una carrozzeria coupé-cabriolet[11]. Da questa concept car, che era basata sulla 164, è poi derivata la "GTV"[11][170]. La Proteo è stata la prima vettura a essere dotata di un particolare sistema automatico di ripiegamento del tettuccio che è stato poi utilizzato da molte altre case automobilistiche[171]. Nel 2004 è stata realizzata la Visconti. Questo modello, se fosse entrato in produzione, avrebbe sostituito la 166[11]. La Visconti era una berlina di grandi dimensioni che era caratterizzata da un tettuccio piuttosto spiovente simile a quello di una coupé[11]. Questo tipo di linea è stato poi ripreso dalla Mercedes-Benz Classe CLS[11]. In occasione del centenario di fondazione dell'Alfa Romeo (2010) la Pininfarina e la Bertone hanno onorato la storia del marchio del Biscione presentando i prototipi Pininfarina Duettottanta[172] e Bertone Pandion[173].

Altri prodotti[modifica | modifica sorgente]

Materiale rotabile[modifica | modifica sorgente]

Una Locomotiva FS E.333. Venne costruita anche a Saronno dalla "Società Anonima Italiana Ing. Nicola Romeo".

Le origini della produzione di materiale rotabile sono collegate all'acquisizione dell'ALFA da parte di Nicola Romeo[174]. Durante la prima guerra mondiale la "Società Anonima Italiana Ing. Nicola Romeo" riuscì ad accumulare una liquidità tale da essere in grado di assorbire, nel 1918, tre società che si occupavano di commesse ferroviarie: le Costruzioni Meccaniche di Saronno, le Officine Ferroviarie Meridionali di Napoli e le Officine Ferroviarie Romane[30][174]. Grazie agli stabilimenti appena acquisiti la società capitanata da Nicola Romeo, che nel frattempo aveva cambiato nome in Alfa Romeo, iniziò la produzione di questo tipo di manufatti[174]. L'Alfa Romeo fabbricò carrozze ferroviarie a Napoli e locomotive (sia elettriche che a vapore) a Saronno[174]. A Roma venivano invece riparati i vagoni ferroviari[174]. Le locomotive elettriche prodotte dall'Alfa Romeo erano conosciute per l'elevato avanzamento tecnologico e vennero largamente impiegate nei convogli delle Ferrovie dello Stato italiane[174].

All'inizio degli anni venti la divisione aziendale dell'Alfa Romeo che si occupava di materiale rotabile realizzava un cospicuo utile a fronte della perdita del comparto automobilistico[174]. Con l'avvento del fascismo in Italia il governo decise nel 1922 di ridurre gli investimenti destinati alle ferrovie[174]. Le commesse ferroviarie diminuirono quindi sensibilmente e ciò contribuì a far peggiorare la già precaria situazione finanziaria della casa del Biscione[174]. Nel 1925, con l'uscita di scena di Nicola Romeo, i tre stabilimenti che si occupavano di materiale rotabile furono venduti, ponendo fine a questo tipo di produzione[174].

Veicoli commerciali[modifica | modifica sorgente]

Un Alfa Romeo 800.

L'Alfa Romeo ha prodotto veicoli commerciali dal 1914 al 1988 ed è stata, dopo la Fiat, l'azienda italiana che ha costruito questa tipologia di mezzi di trasporto per più tempo[175].

Il primo autocarro realizzato dall'Alfa Romeo, che venne prodotto nel 1914, fu ottenuto modificando una 24 HP[176]. Il primo camion non derivante da un'autovettura fu il Tipo 50, che venne lanciato sui mercati nel 1931[177]. L'ultimo modello di camion Alfa Romeo fu invece prodotto nel 1967[175]. Grazie alla loro diffusione nelle colonie italiane durante gli anni trenta in Etiopia, ancora nel XXI secolo, il termine romeo indica genericamente l'"autocarro"[177]. I camion Alfa Romeo più celebri, che vennero prodotti dagli anni quaranta agli anni sessanta, furono il 430, l'800 ed il Mille[175]. Alcuni di essi erano dotati di dimensioni così ampie da avere una capacità di carico corrispondente a quella massima concessa dal codice della strada[175]. I camion della casa del Biscione sono stati anche prodotti su licenza in Spagna e Brasile[175].

Il primo furgone costruito dall'Alfa Romeo fu il Romeo, che venne prodotto dal 1954 al 1967[178]. Successivamente furono commercializzati l'F11/A11, che fu realizzato dal 1967 al 1971, e l'F12/A12, che venne invece prodotto dal 1967 al 1983[178]. Gli ultimi veicoli commerciali leggeri realizzati dall'Alfa Romeo furono l'AR6 e l'AR8. Traevano origine da un accordo con l'Iveco ed erano, rispettivamente, dei Fiat Ducato e Iveco Daily rimarchiati[179]. L'ultimo esemplare di furgone Alfa Romeo - un AR6 - uscì dalle catene di montaggio nel 1988[180].

Mezzi pubblici[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo è stata tra i maggiori produttori italiani di mezzi pubblici[181]. Realizzò autobus e filobus dagli anni trenta agli anni sessanta, mentre continuò a costruire mezzi più leggeri come scuolabus e minibus fino agli anni ottanta[181].

Fino agli anni cinquanta gli autobus ed i filobus Alfa Romeo erano ottenuti dagli autocarri grazie al prolungamento e all'abbassamento del telaio[181]. In seguito i mezzi pubblici Alfa Romeo iniziarono a essere dotati di caratteristiche tecniche peculiari che li differenziarono dai veicoli commerciali[181]. In particolare, il primo modello di autobus Alfa Romeo totalmente svincolato dagli autocarri fu il 902 A, che venne assemblato dal 1957 al 1959[181][182].

La denominazione dei autobus si differenziava da quella dei filobus per la dicitura che completava la sigla numerica[181]. A quest'ultima era aggiunta generalmente la sigla "A" o "AU" nel caso si trattasse di autobus e la sigla "AF" in caso di filobus[181]. Furono utilizzati in molte città italiane e i filobus - in particolare - vennero prodotti anche per i mercati esteri[183]. L'ultimo modello di autobus prodotto dall'Alfa Romeo fu il Mille, che venne assemblato fino al 1964[182]. Analogamente, la produzione di filobus terminò nel medesimo anno con l'omonimo Mille[184].

Motori aeronautici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfa Romeo Avio.
Un Alfa Romeo D2.

Il primo motore Alfa Romeo utilizzato su un aeroplano fu installato nel 1910 su un biplano Santoni-Franchini[185][186]. Dopo questo propulsore seguì la produzione di altri motori aeronautici realizzati su licenza[187][188].

Nel 1932 venne fabbricato il primo motore aeronautico totalmente progettato dalla casa del Biscione, il D2, che fu poi montato sul Caproni Ca.101[189]. I propulsori aeronautici dell'Alfa Romeo prodotti in questo decennio, grazie soprattutto all'uso su un numero ragguardevole di aeroplani della Regia Aeronautica, contribuirono a scrivere pagine importanti della storia dell'aviazione italiana[190][191]. La casa del Biscione aveva inoltre una propria linea di sviluppo e di produzione di eliche, sia a passo fisso sia a passo variabile, che erano realizzate in duralluminio[190]. Per quanto concerne i materiali, l'Alfa Romeo brevettò diverse leghe metalliche che vennero in seguito abbondantemente utilizzate anche sulle autovetture[192]. Una delle più famose leghe metalliche ideate e realizzate dall'Alfa Romeo che derivavano dall'ambito aerodinamico fu la "Duralfa"[192].

Durante la seconda guerra mondiale l'Alfa Romeo continuò a costruire motori aeronautici. Tra i più famosi ci fu l'RA 1000 RC.41, che venne prodotto su licenza della Daimler-Benz[193]. Questo propulsore rese possibile la costruzione del Macchi M.C.202, ovvero il miglior aereo da caccia della Regia Aeronautica utilizzato durante il secondo conflitto mondiale[194]. Dopo lo scoppio del conflitto Ugo Gobbato decise di dotare la casa automobilistica del Biscione di una divisione aziendale specifica che si sarebbe occupata esclusivamente della produzione aeronautica. Nacque così, nel 1941, l'Alfa Romeo Avio[195].

Dopo la guerra l'Alfa Romeo continuò la sua attività nel campo aeronautico collaborando con varie aziende[187]. Nel 1979 l'Alfa Romeo stabilì un primato: fu la prima azienda italiana a progettare, sviluppare e costruire autonomamente un motore aeronautico a turbina, l'AR318, che venne poi installato su un Beechcraft King Air[187][196]. Nel 1981 Alfa Romeo Avio partecipò insieme alla Oto Melara e alla Fiat Avio alla realizzazione del vettore supersonico "Otomach 2"[187]. Nel 1986 l'Alfa Romeo Avio è stata venduta alla Aeritalia[196], mentre nel 1996 è passata alla Fiat Avio[197]. Nel 2005, all'interno della nuova società, l'Alfa Romeo Avio è stata coinvolta nello sviluppo del motore T700-T6E1. Tale propulsore è stato poi montato sull'elicottero NHI NH90[198].

Motori marini[modifica | modifica sorgente]

Il motore Alfa Romeo 158. Fu utilizzato anche in campo nautico.

L'Alfa Romeo è stata attiva anche nella produzione di motori marini. A volte vennero montati dei propulsori automobilistici veri e propri, mentre in altre occasioni su questi ultimi vennero effettuate delle modifiche per renderli adatti allo scopo[199].

La prima affermazione dell'Alfa Romeo nel campo delle competizioni nautiche è datata 1929 e venne ottenuta all'edizione inaugurale del raid Pavia-Venezia[199]. Nel 1938 un monoscafo tipo Passarin motorizzato da un propulsore Alfa Romeo da 12 cilindri e 4,5 L si aggiudicò i concorsi internazionali di Ginevra, di Venezia, di Monaco di Baviera e dell'idroscalo di Milano[199]. Nel 1939 un idroscivolante dotato di motore Alfa Romeo da 850 CV riuscì a infrangere, sul lago di Bracciano, il record di velocità per questo tipo di imbarcazioni raggiungendo i 121,710 km/h[199].

Gli anni successivi alla seconda guerra mondiale videro la conquista di tre titoli mondiali di motonautica. Mario Verga (nel 1953) ed Ezio Selva (1956 e 1957) si laurearono difatti campioni del mondo nelle proprie categorie su imbarcazioni mosse dal motore Alfa Romeo 158[199][200]. Negli anni cinquanta vennero anche conquistati molti allori nazionali ed europei di durata, di fondo e di velocità grazie soprattutto a Giulio De Angelis, Franco e Guido Caimi, Leopoldo Casanova, Giuseppe Castaldi e Giancarlo Capecchio[199]. Queste vittorie vennero conquistate da imbarcazioni che avevano installato dei motori di derivazione automobilistica. Tali propulsori marini erano legati a quelli montati sulla Giulietta, sulla Giulia GTA, sulla Giulia TZ e sulla 2600[199].

Nel 1970 Eugenio Molinari stabilì due record mondiali grazie ad un'imbarcazione che aveva installato un motore già utilizzato sulla 1750, mentre nel 1972 Franco Giliberti infranse due record di velocità a bordo di imbarcazioni che avevano montato dei propulsori legati a quelli installati sulla Montreal e sulla Giulia[199]. Nel 1972 Leopoldo Casanova, grazie ad un motore già montato sull'Alfetta GTV, infranse i due più importanti record mondiali di velocità sul chilometro di fondo[199].

Le competizioni automobilistiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfa Romeo (automobilismo) e Alfa Romeo (Formula 1).

La prima divisione aziendale dell'Alfa Romeo destinata esclusivamente alle competizioni automobilistiche fu l'Alfa Corse, che venne fondata nel 1938[201]. Questo reparto si occupava della progettazione, della realizzazione e della manutenzione delle vetture da competizione, e fu inizialmente gestito da Enzo Ferrari[201]. Nel 1963, per volere di Giuseppe Luraghi e grazie all'impegno di Carlo Chiti, nacque invece l'Autodelta, che l'anno successivo si tramutò nella sezione corse della casa del Biscione[63][202]. Questo reparto esterno fu realizzato per dotare l'Alfa Romeo di una struttura snella e indipendente che sollevasse la casa madre dal cospicuo lavoro connesso alle competizioni[203]. Nel 1966 l'Alfa Romeo acquistò l'Autodelta, che divenne quindi il nuovo reparto corse ufficiale della casa sostituendo quello interno all'azienda[204]. Nel 1985 l'Autodelta fu liquidata e dall'anno successivo le gare tornarono a essere gestite dalla storica sezione corse della casa del Biscione[204][205].

Dall'esordio agli anni quaranta[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo RL vittoriosa alla Targa Florio del 1923.

L'Alfa Romeo debuttò nelle competizioni automobilistiche nel 1911 con la 24 HP[23]. Alcuni esemplari del modello furono iscritti alla Targa Florio senza fortuna e i risultati deludenti furono ripetuti anche l'anno seguente[206]. Il successo nelle gare arrivò però nel 1913 grazie a una versione da competizione della 40-60 HP. Il modello vinse la Parma-Poggio Berceto classificandosi primo nella propria classe e secondo nella graduatoria assoluta[206]. Questa vittoria diede all'ALFA l'impulso a continuare la partecipazione alle competizioni[131].

Negli anni venti l'Alfa Romeo ampliò l'attività sportiva grazie a piloti del calibro di Antonio Ascari, Giuseppe Campari, Enzo Ferrari e Ugo Sivocci[207]. Nel 1923 la casa del Biscione conquistò il primo grande successo imponendosi alla Targa Florio con una doppietta. Ugo Sivocci e Antonio Ascari tagliarono infatti il traguardo al primo e al secondo posto a bordo di due RL[208]. In questa occasione apparve per la prima volta il simbolo del quadrifoglio Alfa Romeo che, da allora, sarebbe comparso in tutte le attività competitive della casa del Biscione e sulle versioni più sportive delle sue vetture[209]. Nel 1925 l'Alfa Romeo vinse il primo campionato del mondo di automobilismo organizzato nella storia imponendosi nel Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps e nel Gran Premio d'Italia a Monza grazie alle vittorie ottenute, rispettivamente, da Antonio Ascari e da Gastone Brilli-Peri su delle P2[14][32][210].

Un'Alfa Romeo P2.

Gli anni trenta furono caratterizzati da un'assidua frequentazione delle gare destinate agli sport prototipi. I modelli di vetture più famosi e vincenti di questo furono la P3, la 6C 1750, la 8C 2300 e la 8C 2900. Con queste vetture l'Alfa Romeo vinse sei edizioni consecutive della Targa Florio dal 1930 al 1935[209] e conquistò tutte le edizioni della Mille Miglia dal 1928 al 1938 a eccezione di quella del 1931, che fu appannaggio della Mercedes-Benz[211]. Partecipò anche alla 24 Ore di Le Mans, vinta quattro volte consecutive dal 1931 al 1934 con la 8C 2300[212]. La casa del Biscione vinse le prime due edizioni del campionato europeo con Ferdinando Minoia e Tazio Nuvolari (1931 e 1932)[213][214] e due campionati europei della montagna (1932 e 1933) con Rudolf Caracciola, Carlo Felice Trossi e Mario Tadini[215]. Nel complesso la vettura Alfa Romeo da competizione più vittoriosa di questo periodo fu la P3 (anche conosciuta come "Tipo B")[216]. Progettata da Vittorio Jano, è considerata una delle migliori auto da competizione mai costruite grazie ai numerosi allori conquistati soprattutto da Tazio Nuvolari[216][217]. Dopo queste vittorie l'Alfa Romeo si ritirò momentaneamente dalle competizioni a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale[218].

Gli anni cinquanta e sessanta[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo 159 che vinse il campionato del mondo di Formula 1 del 1951.

L'inizio degli anni cinquanta fu caratterizzato dalle due vittorie al Mondiale di Formula 1. L'Alfa Romeo conquistò infatti le prime due edizioni di questo campionato aggiudicandosi il titolo nelle stagioni 1950 e 1951 grazie, rispettivamente, a Nino Farina a bordo di una 158 (soprannominata "Alfetta" per le dimensioni contenute[15]) ed a Juan Manuel Fangio, che invece pilotava una 159[15]. Dopo questi due allori l'Alfa Romeo si ritirò momentaneamente da questo campionato[15]. Tale decennio è stato anche caratterizzato dell'esordio nelle competizioni rallistiche, anche se la maggior parte delle vetture Alfa Romeo impiegate in queste gare erano iscritte da scuderie private. Le prime vittorie rallistiche importanti furono ottenute al Tour de Corse del 1957 ed al Rally dei mille laghi del 1958 grazie a due esemplari di Giulietta[219].

L'Alfa Romeo tornò in Formula 1 negli anni sessanta fornendo ad alcune squadre il propulsore senza però partecipare come costruttore[220]. I motori destinati a questo campionato vennero installati su vetture LDS, Cooper e De Tomaso[220]. Gli anni sessanta furono costellati dai primi successi nei campionati turismo. Le vittorie in questa categoria iniziarono con la Giulia GTA e proseguirono con le sue versioni successive[221]. Con queste vetture l'Alfa Romeo vinse autorevolmente sei campionati europei turismo (1966, 1967, 1969, 1970, 1971 e 1972)[221]. Nel 1964 l'Alfa Romeo iniziò a partecipare ufficialmente alle corse rallistiche esordendo la Giulia TZ[16][222]. Fu fatta tale scelta per contrastare la quasi contemporanea adesione della Fiat e della Lancia che decisero di partecipare alle gare con la Fiat 124 Spider e la Lancia Fulvia Coupé HF[222]. Negli anni seguenti la casa del Biscione prese parte ai rally anche con la Giulia TI e la Giulia GTA conquistando la Coupe des Alpes nel 1964 e nel 1965[16].

Gli anni settanta[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo 33 SC 12 campione del mondo sport prototipi nel 1977.

Negli anni settanta l'Alfa Romeo continuò e fornire motori a scuderie minori di Formula 1[223]. Con l'obbiettivo di far esperienza nei Gran Premi preparandosi a una partecipazione diretta come costruttore, la casa del Biscione fornì dei motori V8 alla McLaren e alla March dal 1970 al 1971[220][223]. In seguito l'Alfa Romeo costruì dei propulsori V12 per la Brabham, che li utilizzò dal 1975 al 1979[220][223]. La casa del Biscione tornò ufficialmente in Formula 1 nel 1979 con la 177 senza registrare nessun risultato di rilievo[220].

Questo decennio fu soprattutto caratterizzato dalle vittorie della Tipo 33 e delle sue derivate nel campionato del mondo sportprototipi[224]. Nell'edizione del 1975 l'Alfa Romeo si impose nella graduatoria assoluta, mentre in quella del 1977 vinse tutte le gare della propria categoria[224]. I piloti artefici di questi successi furono Arturo Merzario, Jacques Laffite, Jochen Mass, Derek Bell, Nino Vaccarella, Jean-Pierre Jarier, Vittorio Brambilla e Henri Pescarolo[224].

Dal 1979 l'Alfa Romeo è stata fornitrice di propulsori per monoposto March di Formula 3[225]. Tali motori derivavano da quelli montati sui modelli prodotti in serie[225]. Negli anni settanta continuò la partecipazione ai rally con la l'Alfetta GT, l'Alfetta GTV6 e l'Alfasud[222]. Al campionato del mondo rally la casa automobilistica del Biscione si piazzò decima nel 1975, dodicesima nel 1976 e quattordicesima nel 1978[222].

Gli anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 33 versione rally.

Negli anni ottanta l'Alfa Romeo continuò a partecipare al campionato di Formula 1 con le monoposto 182, 183T, 184T e 185T[220]. Furono schierate dal 1982 al 1985 con scarse soddisfazioni e senza vincere neppure un Gran Premio[220]. Il miglior risultato della casa del Biscione ottenuto nel suo ritorno in Formula 1 fu il sesto posto nel campionato costruttori del 1983[220]. Per la stagione 1987 l'Alfa Romeo firmò un contratto con la Ligier per la fornitura di propulsori. Questo accordo fu però annullato dopo l'acquisizione della casa del Biscione da parte del gruppo Fiat[220]. L'Alfa Romeo costruì anche propulsori per l'Osella dal 1983 al 1988, e questa fu la sua ultima apparizione in Formula 1[220].

Negli anni ottanta arrivarono i successi in Formula 3. In questo campionato l'Alfa Romeo ha vinto complessivamente (come fornitrice di motori) dieci campionati europei, cinque Coppe Europa e una ventina di campionati nazionali organizzati in Italia, Francia, Germania, Svizzera e Scandinavia[225].

In questo decennio l'Alfa Romeo continuò la partecipazione ai rally con la 75 e la 33[222]. Nel campionato del mondo di rally le vetture della casa automobilistica del Biscione si piazzarono al decimo posto nel 1984 ed al quattordicesimo nel 1985[222].

Tra il 1982 e il 1985, con la GTV6, l'Alfa Romeo conquistò altri quattro campionati europei turismo, questa volta consecutivi[226]. Negli anni ottanta la casa del Biscione si aggiudicò anche diversi campionati nazionali turismo grazie alle vittorie conquistate dalla 75[225].

Gli anni novanta e duemila[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 155 V6 TI DTM.

Gli anni novanta sono stati il periodo di maggior successo della 155 nei campionati nazionali turismo[227]. Nel 1993 fece il suo esordio la 155 V6 TI DTM, ovvero una versione che disponeva della trazione integrale e di un motore V6 da 2500 cm³ capace di erogare 420 CV di potenza[228]. Nell'anno del debutto, la vettura vinse con Nicola Larini il Deutsche Tourenwagen Masters (DTM) interrompendo il dominio delle vetture tedesche[227][229].

Gli anni duemila furono invece il decennio delle vittorie della 156. Con essa la casa del Biscione si è aggiudicata, oltre alcuni campionati minori, quattro titoli europei turismo piloti dal 2000 al 2003 e tre campionati europei turismo marche dal 2000 al 2002[84][230].

Gli "alfisti"[modifica | modifica sorgente]

Il termine "alfista", che nacque con la Giulietta negli anni cinquanta, definisce un pilota di una vettura Alfa Romeo oppure un appassionato del marchio del Biscione[54][231]. Nel corso degli anni gli alfisti hanno costituito, sia in Italia che in altri Paesi[232], numerosi club. Ad Arese ha sede il RIAR (acronimo di "Registro Italiano Alfa Romeo"), che è il club ufficiale dell'Alfa Romeo[233].

Le Alfa Romeo in dotazione alle forze dell'ordine[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 159 in dotazione all'Arma dei Carabinieri.

La tradizione dell'Alfa Romeo di fornire autovetture alle forze dell'ordine italiane iniziò negli anni cinquanta con l'acquisto di alcune vetture da parte della Polizia di Stato[52][234]. Il primo modello utilizzato come auto di servizio fu la 1900, che venne soprannominata "Pantera" per via del colore nero prescelto, delle forme aggressive e delle prestazioni scattanti[52]. Le Alfa Romeo utilizzate da tale corpo di polizia cambiarono però livrea già alla fine degli anni cinquanta diventando di colore verde chiaro[235]. Nel 1975 mutarono nuovamente colorazione divenendo azzurre e bianche[235].

Un'Alfa Romeo Giulia del 1971 versione volante della Polizia di Stato.

La prima vettura acquistata dall'Arma dei Carabinieri fu invece la Matta[236], che fu acquistata anche dalla Polizia di Stato[234]. Poi fu la volta della Giulietta, che venne utilizzata anch'essa da entrambi i corpi di polizia[234]. I modelli in dotazione negli anni sessanta furono invece la Giulia e la 2600: la prima era fornita ad entrambi i corpi, mentre la seconda alla sola Polizia[234]. Nel decennio citato si cominciò ad utilizzare il soprannome "Gazzella" per designare le vetture Alfa Romeo in dotazione all'Arma dei Carabinieri[234]. Fu scelto il soprannome "Gazzella" per sottolineare, anche in questo caso, le prestazioni scattanti delle vetture impiegate[237]. Per quanto riguarda la loro livrea, le auto in servizio all'Arma dei Carabinieri passarono, nel 1969, dall'originale colore caki a una livrea blu scuro[236]. I modelli Alfa Romeo che furono in dotazione ai due corpi di polizia nei decenni successivi furono l'Alfasud, l'Alfetta, la Nuova Giulietta, la 33, la 75, la 90, la 155, la 156 e la 159[234].

Autovetture Alfa Romeo sono fornite anche ad altri corpi di polizia e sicurezza italiani quali la Guardia di Finanza[238], la Polizia penitenziaria[239], il Corpo forestale dello Stato[240], la Polizia provinciale[241][242], la Polizia municipale[243] e i vigili del fuoco[244][245].

Vetture della casa del Biscione sono state anche utilizzate da molte forze di polizia non italiane[246]. In ambito europeo, modelli Alfa Romeo sono stati adoperati come auto di servizio da varie forze dell'ordine tra cui quelle tedesche, svizzere, maltesi, belghe, olandesi, ucraine e sanmarinesi[246][247]. La casa del Biscione ha venduto per decenni i suoi modelli alle polizie europee a partire dalla Giulia fino ad arrivare alla 156[247]. Vetture Alfa Romeo sono state utilizzate anche in Oceania ed in Asia. La 156, la GT e la MiTo sono state ad esempio vendute alla polizia australiana, mentre la 164 a quella di Taiwan[247]. Modelli Alfa Romeo sono stati utilizzati anche in Nordafrica. La 147, ad esempio, è stata auto di servizio della polizia tunisina[246].

Il museo storico Alfa Romeo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo storico Alfa Romeo.
Una Darracq 8/10 HP esposta al museo storico Alfa Romeo.

Il museo storico dell'Alfa Romeo, fortemente voluto da Giuseppe Luraghi[248], è stato aperto il 18 dicembre 1976 ed è situato all'interno dell'area dell'ex stabilimento di Arese nei pressi del "Centro Direzionale"[249][250]. Si sviluppa su sei livelli e copre una superficie di 4.800 m³[249][250]. Non è accessibile al pubblico dal febbraio del 2011 per lavori di manutenzione[251] L'Alfa Romeo è proprietaria di 250 vetture e 150 motori storici[250]. Di questi, 110 modelli, 25 motori automobilistici e 15 propulsori aeronautici sono esposti al museo[249], che possiede almeno un esemplare di ogni vettura assemblata dalla casa del Biscione[250]. Il parco auto del museo comprende auto prodotte in serie, modelli da competizione, prototipi e concept car, e il 60% di essi è ancora funzionante[249]. Molte di queste vetture sono pezzi unici[249]. Il museo ospita anche foto d'epoca e manifesti promozionali che sono stati raccolti dal "Centro Documentazione Storica"[249][250].

Le Alfa Romeo nei media[modifica | modifica sorgente]

Numerosi modelli Alfa Romeo appaiono in varie produzioni cinematografiche e televisive o sono citati in opere letterarie in relazione al loro utilizzo come veicoli in dotazione alle forze dell'ordine italiane. In altri casi, invece, tali presenze sono frutto di precise scelte degli autori.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo Spider "Duetto".

L'apparizione più famosa di una vettura Alfa Romeo nel cinema è quella ne Il laureato (titolo originale, The Graduate), film del 1967 con Dustin Hoffman, Katharine Ross e Anne Bancroft[252]. La pellicola diede notorietà a livello mondiale al modello impiegato, una 1600 Spider "Duetto", che negli Stati Uniti, da quel momento, sarà indicata come "Graduate"[61][252]. Nel film era l'auto del protagonista, interpretato da Hoffman[61].

Vetture Alfa Romeo sono state utilizzate anche in alcuni film incentrati sul personaggio di James Bond. In alcune scene di Octopussy - Operazione piovra l'agente segreto, interpretato da Roger Moore, guida un'Alfetta GTV[253]. Alcune 159 appaiono invece nel film Quantum of Solace come inseguitrici di James Bond (Daniel Craig), che è alla guida di una Aston Martin DBS V12[254].

Una 2000 spider compare nel film La voglia matta dov'è guidata dal protagonista Ugo Tognazzi. In questa pellicola il modello Alfa Romeo riveste il ruolo di status symbol[255]. Una Giulietta Spider appare in Giulietta degli spiriti di Federico Fellini. La protagonista Giulietta Masina è corteggiata da un uomo che guida questo modello[256]. Vetture Alfa Romeo sono anche presenti nei film poliziotteschi prodotti in Italia negli anni settanta e ottanta dove vengono utilizzate nei lunghi inseguimenti sia dalle forze dell'ordine che dai delinquenti[257].

Una Giulietta Spider appare anche nella pellicola Il giorno dello sciacallo dov'è guidata dal protagonista, Edward Fox[258]. Ne Il padrino, Michael Corleone, impersonato da Al Pacino, guida una 6C mentre è in esilio in Sicilia con sua moglie Apollonia, che muore proprio sul modello Alfa Romeo per un attentato dinamitardo[259]. Ne Il gioco di Ripley l'attore protagonista del film, John Malkovich, guida una 156 Sportwagon[260]. Nel film Fast & Furious 6, tra le tante vetture proposte, c'è anche una Giulietta[261].

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Un'Alfa Romeo 166.

Nella serie televisiva Un caso per due l'attore Claus Theo Gärtner, che impersona il detective privato Josef Matula, ha sempre guidato vetture Alfa Romeo[262]. Il primo modello utilizzato è stata la Giulia, mentre l'ultima vettura guidata dal protagonista della serie è stata la 156[262]. Vetture Alfa Romeo sono comparse anche nella serie Il commissario Rex. Sono state guidate dai primi due attori che si sono avvicendati nel ruolo del protagonista della serie, Tobias Moretti e Gedeon Burkhard. Il primo ha avuto come auto di servizio una 155[257], mentre il secondo, dopo aver utilizzato una Rover 400, ha guidato una 166[263]. Quest'ultimo modello è anche l'auto di servizio del commissario che lo ha sostituito e che è stato interpretato da Marc Hoffmann[263]. Nella serie televisiva L'ispettore Coliandro il protagonista, che è impersonato da Giampaolo Morelli, guida delle Alfa Romeo. Nella prima stagione (tranne nella prima puntata) utilizza una 145, mentre nelle serie seguenti una 156[264].

Arsenio Lupin III, protagonista dell'omonima serie manga e anime, ne Le nuove avventure di Lupin III guida alternativamente una 6C 1700 e una 8C 2300[265].

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Nel romanzo Angeli e demoni di Dan Brown i membri delle Guardie Svizzere guidano delle Alfa Romeo[266]. Nel romanzo Moonraker: il grande slam della morte di Ian Fleming, James Bond è coinvolto inaspettatamente in un inseguimento dove Hugo Drax è tallonato da un giovane uomo alla guida di un'Alfa Romeo. La corsa si conclude con la morte di quest'ultimo e la distruzione dell'Alfa Romeo oltre che della vettura di Bond, una Bentley[267].

Musica[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo ed i suoi modelli sono menzionati anche in molti brani musicali. Tra i più famosi vi sono Nuvolari di Lucio Dalla, Lemondade dei Planet Funk, Spendi spandi spandi spendi effendi di Rino Gaetano e Gino e l'Alfetta di Daniele Silvestri[257][268][269][270].

Le sponsorizzazioni[modifica | modifica sorgente]

L'Alfa Romeo II.

Come politica di mercato, l'Alfa Romeo ha sponsorizzato, e continua a patrocinare, molti eventi sportivi. Nel 2010, per il centenario di fondazione, la casa del Biscione ha sponsorizzato la rievocazione storica della Mille Miglia con l'iscrizione di cinque modelli provenienti dal museo storico Alfa Romeo[271]. Nell'ambito della stessa ricorrenza ha anche patrocinato il Goodwood Festival of Speed, evento che aveva già sostenuto in precedenza[272][273].

Un'Alfa Romeo MiTo equipaggiata come safety car del campionato mondiale Superbike.

Dal 2007 l'Alfa Romeo sponsorizza e fornisce le safety car al campionato mondiale Superbike. I modelli che si sono avvicendati in questo ruolo sono la 159 Sportwagon[274], la MiTo[275], la Giulietta[276] e la 4C[277]. Sempre nel mondo delle due ruote, per lunga parte degli anni duemila, l'Alfa Romeo si è legata come sponsor e fornitore alla Ducati (sia nelle derivate di serie che in MotoGP)[278].

La casa del Biscione si è impegnata anche nella nautica sponsorizzando e supportando barche a vela. Nel 2002 è stata varata l'omonima imbarcazione che ha conquistato 74 regate, inclusa la Sydney-Hobart del 2002[279]. L'evoluzione del natante, battezzata Alfa Romeo II, è stata commissionata nel 2005 e misurava 30 m di lunghezza: questa barca a vela nel 2009 ha infranto il record di traversata per monoscafi relativo alla regata Transpacific Yacht Race, compiendo l'attraversamento in 5 giorni, 14 ore, 36 minuti e 20 secondi[280]. A metà del 2008 è stata varata l'Alfa Romeo III. Tale imbarcazione misurava 21,4 m di lunghezza totale e i suoi interni si ispiravano all'8C Competizione[281].

Dal 2013-2014 il marchio Alfa Romeo è presente anche nel mondo del calcio. Ha debuttato infatti come sponsor di maglia sulle divise dell'Eintracht Francoforte, club tedesco della Bundesliga[282].

Note[modifica | modifica sorgente]

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